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H&M e Stella McCartney: un ritorno ventennale che riscrive la moda sostenibile

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È bastato un evento, i British Fashion Awards 2025 a Londra, per mandare un segnale forte all’industria globale: H&M e Stella McCartney sono di nuovo insieme. Vent’anni dopo la loro prima partnership nel 2005, che segnò una delle prime “designer collaborations” nel mondo del fast fashion, la stilista britannica e la multinazionale svedese hanno annunciato una nuova collezione in arrivo nella primavera 2026. Se all’epoca la capsule fu un esperimento di democratizzazione del lusso — permettere ai consumatori di acquistare pezzi firmati da una designer di primo piano a prezzi accessibili — oggi la collaborazione assume una dimensione più ampia: non soltanto moda, ma sostenibilità e responsabilità etica come cuore pulsante del progetto. Nel dicembre scorso, durante la cerimonia londinese organizzata dal British Fashion Council, alcuni look chiave della collezione sono stati indossati sul red carpet da figure influenti della moda e dell’intrattenimento — da Emily Ratajkowski ad Amelia Gray, da Yasmin Wijnaldum ad Anitta — offrendo il primo assaggio visivo di una visione che miscela estetica, artigianalità e messaggio culturale. Secondo le note di H&M, la collezione sarà disponibile nei negozi e online nella primavera 2026, con una selezione di capi che reinterpretano il DNA stilistico di Stella McCartney attraverso silhouette iconiche, codici riconoscibili e dettagli tratti dagli archivi della maison della designer. Il punto di forza di questa seconda collaborazione non è solo estetico, ma concettuale. La collezione è realizzata con materiali certificati e responsabili, molti dei quali riciclati, come esempi di alternative concrete ai tessuti convenzionali. Ma H&M e McCartney vogliono andare oltre la semplice produzione di capi: è stato infatti annunciato un nuovo “Insights Board”, una piattaforma di discussione che riunisce voci diverse dell’industria della moda con l’obiettivo di stimolare dialogo, innovazione e pratiche sostenibili, affrontando temi come il benessere animale e la trasparenza nei processi produttivi. In una fase in cui le grandi catene stanno sempre più sotto esame per l’impatto ambientale e sociale delle loro attività, questa iniziativa segna un tentativo concreto di trasformare la collaborazione in una forza positiva per il settore e non solo uno stratagemma di marketing. Stella McCartney è da tempo considerata una delle voci più autorevoli nel campo della moda sostenibile. Figlia di Linda e Paul McCartney, ha costruito un marchio iconico facendo della filosofia “cruelty-free” e dell’uso di materiali alternativi un caposaldo della propria estetica. Questa collaborazione con H&M non è quindi un semplice ritorno: è un punto di svolta narrativo, che riflette quanto è cambiato il discorso sulla moda responsabile negli ultimi due decenni. Secondo la designer stessa, “reworking pieces from my archive brought back so much energy and joy”, e questa nuova partnership è l’occasione per guardare a quanto è stato fatto in termini di sostenibilità e per essere onesti su quanto ancora resta da fare. Dall’altra parte, H&M continua la sua strategia di designer collaborations che, nel tempo, ha coinvolto nomi come Karl Lagerfeld, Versace, Balmain, Giambattista Valli e tanti altri, contribuendo a creare un terreno di incontro tra moda d’avanguardia e pubblico di massa. Mentre i fan della moda accolgono con entusiasmo l’annuncio, gli analisti restano cautamente critici. C’è chi vede in questa collaborazione una mossa di brand positioning, utile a rafforzare l’immagine sostenibile di H&M in un mercato sempre più attento all’etica; e chi, invece, punta l’accento sull’importanza di iniziative come l’Insights Board come veri strumenti di cambiamento strutturale. Il dialogo che Stella McCartney vuole promuovere con H&M, tra brand, consumatori e stakeholder, potrebbe segnare una nuova era per le collaborazioni tra grandi gruppi e designer indipendenti: non più vetrine di stile, ma piattaforme di influenza culturale e responsabilità collettiva. La partnership tra H&M e Stella McCartney è più di una collezione moda: è una dichiarazione d’intenti. Nel cuore delle nuove proposte ci sono materiali innovativi, una visione sostenibile e un dialogo aperto con il sistema moda. Un ritorno che guarda al futuro, e che potrebbe riscrivere le regole del gioco quando il fashion non è solo stile, ma impegno e responsabilità.

Photo Credits: H&M

di Elena Parmegiani per DailyMood.it

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Petra Stellam – F/W26 What Makes Everyone Tailored

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La sartoria è una ricerca di equilibrio tra struttura e fluidità, tradizione e innovazione. Ogni capo diventa un dialogo tra designer e chi lo indossa, in cui la precisione tecnica si armonizza con l’espressione personale.
La sua essenza risiede nel rapporto tra tessuto e corpo. Ogni taglio e ogni dettaglio costruttivo sono frutto di una scelta precisa, mentre livelli di maestria artigianale, spesso invisibili, concorrono a garantire integrità, libertà di movimento e carattere. Quando viene destrutturato, un capo sartoriale rivela un’ingegneria progettuale attenta e sofisticata, in cui ogni elemento contribuisce al suo equilibrio complessivo e alla sua identità.
Questa collezione reinterpreta la sartoria come una forma d’arte senza tempo. Portandone alla luce e reinterpretandone gli elementi essenziali, esplora il suo significato tanto personale quanto universale, trasformando la maestria artigianale in una manifestazione dell’individualità.
Cosa rende tutti sartoriali?

 

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Jimmy Choo | Pearls of Wisdom, a Capsule Celebrating 30 Years of Jimmy Choo

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Per trent’anni, la perla è stata intessuta nel tessuto di Jimmy Choo: dalle pareti in travertino alabastrino delle prime boutique alla tonalità iridescente del packaging color ostrica distintivo della maison. Le perle hanno fatto la loro comparsa su scarpe e accessori in ogni forma, dalla più delicata alla più audace. La perla non è un semplice motivo decorativo, è un codice della maison.
Per celebrare i tre decenni di Jimmy Choo, la Direttrice Creativa Sandra Choi riflette su questo simbolo intramontabile con Pearls of Wisdom: una capsule collection e una campagna che rendono omaggio alla perla in tutte le sue forme. Preziosa ma resistente, formatasi lentamente e affinata nel tempo, è emblematica di un trentesimo anniversario e una metafora appropriata di tutto ciò che la maison ha costruito.
«“Pearls of Wisdom” mi è sembrato il punto di partenza perfetto per celebrare i tre decenni di Jimmy Choo. Il traguardo dei 30 anni si allinea in modo naturale a questo motivo che amiamo da tempo. Per me, la perla racchiude una forza discreta e duratura: aggraziata, mai ostentata e sempre caratterizzata da un tocco di giocosa purezza. Per questa collezione, volevo che la perla apparisse naturale e istintiva, un’espressione sottile del nostro passato che continua a plasmare il nostro futuro». Sandra Choi
La campagna è immortalata attraverso uno sguardo di silenziosa reverenza. Dalle immagini still life agli scatti con le modelle e alle vignette, queste immagini dialogano tra loro; ogni inquadratura è studiata, lenta e precisa, con ritagli che guidano lo sguardo verso i dettagli finemente realizzati che definiscono questa collezione. Lo styling riflette la versatilità intrinseca della perla stessa: sicura di sé, senza età e libera da vincoli legati alle occasioni; può essere indossata nei momenti più festosi della vita oppure come elemento capace di elevare la quotidianità, sempre con un senso di freschezza e modernità. Realizzate sia a colori sia in bianco e nero, le immagini richiamano l’eterna attualità e il fascino della perla, insieme alla forza del femminile.
Nelle immagini in movimento della campagna, una grafica con il numero ’96, l’anno di fondazione di Jimmy Choo, viene reinterpretata come simbolo di un’eredità: le forme curve diventano una coppia di apostrofi, uno diritto e uno rovesciato. Sovrapposti in primo piano, incorniciano e scandiscono le immagini. Un’eco visiva delle citazioni, delle storie e dei momenti iconici accumulati nel corso di trent’anni fondamentali. Come la perla stessa, rappresentano un richiamo all’anno di fondazione della maison, il 1996.
Tra scarpe, borse e gioielli, ogni pezzo della capsule offre una propria interpretazione della perla.
La zeppa scultorea dorata ITHACA, che prende il nome da un’isola greca il cui paesaggio romantico è impreziosito dalla madreperla, presenta sul lato inferiore un trio di perle in resina. Il sandalo IRINA avvolge il piede con perle in resina e cristalli, come collane sovrapposte, mentre la INGRID FLAT reinventa una robusta scarpa Oxford con una fibbia in perla di resina trompe-l’œil. Corsage barocchi sbocciano sulle tre silhouette della famiglia INES, proposta nelle versioni décolleté, mule e ballerina.
La BON BON, che richiama i corsage di perle barocche della famiglia INES, si affianca alla TUBE MINI BAG e alla minaudière RAINDROPS, entrambe rifinite con una frangia di perle in resina ricadenti. La clutch CLOUD evoca conchiglie di ostrica e onde dorate, mentre la OYSTER è una clutch scultorea in plexiglas, un oggetto d’arte ispirato alla forma naturale di una perla barocca. Ogni pezzo è concepito come un futuro cimelio, pensando ai prossimi trent’anni.

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Alexander McQueen sostiene Tate Britain The 90s: Art and Fashion

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Alexander McQueen è onorato di sostenere The 90s: Art and Fashion, una mostra di rilievo alla Tate Britain, curata da Edward Enninful OBE, la cui prospettiva unica esamina un’epoca che ha trasformato l’arte, la moda e la cultura contemporanea.

Alexander McQueen, fondato da Lee Alexander McQueen a Londra nel 1992, emerse durante questo decennio determinante per la moda e la cultura britanniche. Dopo essersi formato nella londinese Savile Row e alla Central Saint Martins, McQueen unì la precisione della sartoria e dell’artigianato britannici a una visione creativa sovversiva e senza compromessi. Il suo lavoro sfidò le convenzioni e ebbe una risonanza ben oltre la moda, riflettendo il ricco dialogo tra arte, cultura ed espressione creativa che caratterizzò gli anni Novanta.

Nell’ambito del suo sostegno alla mostra, Alexander McQueen ha concesso in prestito una selezione di look d’archivio provenienti dalle sue fondamentali sfilate degli anni Novanta. Presentati in dialogo con opere d’arte e voci culturali influenti, questi pezzi offrono una rara opportunità di vivere il lavoro degli esordi della maison all’interno del più ampio panorama creativo di un decennio che ha plasmato la storia della moda.

The 90s: Art and Fashion
8 ottobre 2026 – 14 febbraio 2027
Tate Britain, Londra

LOOK IN MOSTRA

Alexander McQueen Autunno Inverno 1998 ‘Joan’
Abito con cappuccio con base in tulle e perline tubolari in vetro rosso distribuite su tutta la superficie.

Alexander McQueen Autunno Inverno 1998 ‘Joan’
Armatura in metallo di alluminio, realizzata da Sarah Harmarnee per Alexander McQueen.

Alexander McQueen Autunno Inverno 1997 ‘It’s a Jungle Out There’
Giacca sartoriale in pelle di vitello con corna di impala.

Alexander McQueen Autunno Inverno 1999 ‘The Overlook’
Corsetto a spirale in metallo di alluminio, realizzato da Shaun Leane per Alexander McQueen.

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