Eventi
Artigianato e Palazzo annuncia i vincitori di Blogs&Crafts
Grande soddisfazione per le richieste di partecipazione alla X edizione di Blogs&Craf Europe – oltre 180 candidature giunte da tutta Europa – la cui Giuria ha selezionato i tredici artigiani under 35 ai quali sarà data l’opportunità di esporre gratuitamente ad Artigianato e Palazzo XXIX edizione (Firenze – Giardino Corsini 15/17 settembre 2023).
“Siamo orgogliosi di avere creduto nelle nuove generazioni già dieci anni fa, linfa vitale per l’innovazione in tutti i mestieri artigiani”, sottolineano gli organizzatori Sabina Corsini e Neri Torrigiani.
“Il successo riscosso dalla nostra iniziativa è la conferma del crescente interesse da parte dei giovani per i lavori che richiedono talento manuale, consapevoli di trovare in questo settore una risposta ai principii di autenticità, rispetto per l’ambiente, legame con il territorio e sperimentazione.”.
Storie di passioni e di vite personali diverse tra loro quelle che i giovani “crafts” ci racconteranno quest’anno con la loro presenza nell’area dedicata delle rinascimentali Scuderie di Palazzo Corsini, al lavoro nelle loro botteghe ricreate per l’occasione.
“Blogs & Crafts Europe 2023” è rivolto a tutti i giovani artigiani dei paesi europei, grazie alla collaborazione con il World Crafts Council Europe.
Per promuovere e valorizzare l’artigianato e il Made in Italy si rinnova anche quest’anno la collaborazione con la Fondazione Ferragamo che aprirà ai vincitori l’Archivio della Salvatore Ferragamo, custode della tradizione dell’azienda e di quella artigianalità tanto cara al fondatore della maison nota in tutto il mondo.
Rientra in questa grande attenzione verso i giovani l’accordo di Artigianato e Palazzo con Métiers d’Excellence LVMH, che prevede per tutti i giovani under 25 l’accesso gratuito al Giardino Corsini nei giorni della Mostra e potranno scoprire tutti gli aspetti del creare artigiano partecipando ai workshop e ai piccoli laboratori proposti dalle tante maison che fanno capo al Gruppo LVMH negli spazi dedicati ai lati del viale centrale del Giardino Corsini.
Restano ancora aperte fino al 14 luglio le candidature per gli influencer e i talent da presentare direttamente dal sito www.artigianatoepalazzo.it.
BLOGS & CRAFTS Europe 2023
I VINCITORI
Francia, Georgia, Irlanda, Slovacchia, Svezia e naturalmente Italia sono i paesi presenti a questa edizione di Blogs & Crafts Europe che porta in Mostra una nuova selezione di “crafts” under 35.
Anche i giovani “crafts”, come tutti gli espositori, saranno sottoposti al giudizio del pubblico tramite apposite schede distribuite insieme al Catalogo che decreteranno il vincitore del “Premio Perseo” destinato al migliore artigiano di ARTIGIANATO E PALAZZO 2023.
ESTERO
MARIE LEVOYET – FRANCIA, Eliografica
www.marielevoyet.com – IG: marielevoyet
Marie Levoyet ha fondato lo studio nel 2018, ponendo al centro della sua pratica il legame tra il fotografo e la sua immagine. È uno dei pochi studi specializzati nella fotoincisione su rame a colori, un processo fotomeccanico del XIX secolo al confine tra fotografia e incisione dove le fotografie vengono incise su lastre di rame e stampate con inchiostri, sviluppando tinte di una profondità quasi palpabile e di lunga durata. Collabora con fotografi, designer e artisti contemporanei e nei suoi progetti più personali la nozione di insularità guida la sua ricerca: insularità geografica, ma anche emotiva e sensoriale.
NINO MISRIASHVILI – GEORGIA, Tornitore
IG: woodincrustation
Nino Misriashvili, nato e cresciuto a Dusheti in Georgia, è un artigiano che lavora il legno e ne sviluppa la decorazione tramite la tecnica della incrostazione. Nino si è laureato in economia, ma dopo gli studi ha iniziato a collaborare attivamente con suo padre, artigiano autodidatta.
Per le incrostazioni utilizza diversi metalli (rame e melchior), pietre semipreziose (malachite, lazuli, turchese), coralli, madreperla e diversi tipi e colori di legno.
Nella tecnica utilizzata dalla sua famiglia tutti i dettagli inseriti nel legno sono di colore naturale e si stendono 2-3 strati di lacca e successivamente il lavoro viene rifinito con materiali organici.
MARK NEWMAN – IRLANDA, Scultura
www.marknewmanjewellery.com IG: marknewmanjewellery
Mark Newman è un orafo ed educatore irlandese pluripremiato. Il suo lavoro abbraccia un fenomeno neurologico di recente scoperta, l’afantasia. Di cui lui stesso è affetto. L’afantasia rende l’occhio della mente cieco, completamente incapace di visualizzare. Mark esamina modelli guidati dalla logica, creando “algoritmi” pratici informati da nozioni di design prestabilite, come quelle di gerarchia visiva ed estetica. L’ispirazione visiva proviene da sistemi utilitaristici come l’ingegneria civile e il brutalismo. Il suo obiettivo è creare sculture indossabili di grande impatto visivo e completamente uniche. Mark lavora direttamente con i suoi clienti per definire i parametri di progettazione che determineranno il lavoro finito.
ATELIER OBJECTORA – SLOVACCHIA, Oreficeria
www.objectora.sk – IG: atelierobjectora
Come artista multidisciplinare, Mária combina spesso la lavorazione del legno e dei metalli per creare pezzi unici che riflettono la sua visione artistica. Il suo background – fatto di marionette, costumi e scenografie – la ispira a sperimentare costantemente e a spingersi oltre i confini. Come fondatrice del piccolo marchio “Atelier Objectora”, Mária produce collezioni di gioielli e oggetti per interni che mettono in mostra il suo amore per l’imperfezione, i temi femministi e le storie umane. E’ orgogliosa di esplorare il potenziale di entrambi i mestieri e di cercare un dialogo armonioso tra di essi per portare qualcosa di nuovo ed emozionante nel mondo dell’arte e dell’artigianato.
MARGHERITA POZZALI – SVEZIA, Ceramica
www.margheritapozzali.com – IG: margheritapozzali
Oggetti in bilico tra fragilità e umorismo.
Margherita Pozzali si ispira alla vita quotidiana e alle cose inanimate che la circondano cercando analogie tra l’uomo e gli oggetti per tradurne i comportamenti nelle caratteristiche degli oggetti stessi; ogni pezzo ha la sua ”personalità”. A lei piace anche cimentarsi con materiali e combinazioni inaspettate e il suo “luogo” di sperimentazione preferito è la maniglia, dove l’oggetto si incontra con il suo utilizzatore.
ITALIA
LE BOMBOLINE – ABRUZZO, Cartapesta
www.lebomboline.com – IG: lebomboline
“Le Bomboline” sono sculture in cartapesta realizzate e dipinte interamente a mano da Amalia Di Tecco.
Figure femminili dal corpo tondo e flessuoso, in continuo movimento, che adorano lo sport e praticano lo yoga o almeno ci provano… e uno dei loro ultimi successi è stato toccarsi la punta dei piedi!. Sono fanatiche e nei loro allenamenti adorano sfoggiare costumi da bagno, sempre diversi e colorati.
ELISA MONFASANI – EMILIA ROMAGNA, Restauro
www.festinalentestudio.it – IG: festinalente_studio
Festina Lente Studio è un laboratorio di restauro di opere d’arte tessili nato dalla collaborazione tra Elisa Monfasani, restauratrice di beni culturali, ed Emanuela Fistos, tecnico del restauro. Lo Studio è accreditato per la realizzazione di interventi nei settori 4 e 6 – PFP3 (manufatti scolpiti in legno, arredi e strutture lignee e materiali e manufatti tessili, organici e in pelle). Elisa e Manuela operano seguendo le normative più aggiornate nel campo del restauro e della conservazione, lavorando per Soprintendenze, Comuni, Musei e Fondazioni, Enti Pubblici e collezioni private.
Oltre al restauro e alla conservazione, le restauratrici si occupano di attività di divulgazione culturale (attraverso canali Instagram, Facebook ed eventi) e docenza (disciplina “laboratorio di restauro” e “laboratorio di tessitura a mano”).
ATELIER TERRE – TOSCANA, Intarsio di Pietre Dure
www.atelierterre.it – IG: atelierterre.marquetry
Atelier Terre è un laboratorio specializzato nella creazione di mosaici in pietre dure che realizza oggetti unici accostando tra loro sottili lastre di pietre colorate le cui sfumature naturali vengono scomposte e ricomposte per formare nuove immagini. La loro ispirazione proviene dalle suggestioni figurative intrinseche dei minerali stessi; la loro tecnica dall’antica arte del commesso in pietre dure. Reinterpretando le regole tradizionali di questa arte, i loro lavori esaltano le forme preziose e i colori della natura in una costante ricerca di perfezione tecnica.
Tutte le opere di Atelier Terre sono realizzate individualmente e interamente a mano.
DANIELE GIANNETTI – TOSCANA, Terracotta
www.daniele-giannetti.com – IG: giannetti.daniele
Daniele Giannetti è un designer e artista italiano di Firenze. Ha svolto i suoi studi a Londra, dove si è laureato in Product Design alla Central Saint Martins, prima di ottenere un Master in Information Experience Design al Royal College of Art. Attualmente vive e lavora a Firenze, dove realizza sculture in terracotta, installazioni sonore, dipinti e performance. Dal 2021, Daniele ha iniziato a partecipare al Fuorisalone di Milano, dove ha esposto prima ad Alcova, poi a Isola Design District nel 2022, e ancora ad Alcova nel 2023, dove ha mostrato la sua ultima serie di lavori chiamati “Terra Anima”. La collezione presenta una gamma di sculture in terracotta uniche, ognuna creata interamente a mano, senza l’uso di strumenti o schizzi. Guidato esclusivamente dall’argilla, Daniele ha creato oggetti che esprimono la sua connessione primaria con la materia. Ogni scultura è strutturata e formata nel suo modo unico, mettendo in mostra la versatilità e bellezza naturale della terracotta smaltata.
BIANCA HODSELLE SANNOLO – TOSCANA, Ricamo
IG: biancahodselle
Il lavoro di Bianca Hodselle si ispira da una parte a valori legati alla scelta di rivalorizzare tecniche artistiche tradizionali – come il ricamo, la pittura a olio e la tessitura – dall’altra all’individuazione di temi ispirati al mondo magico della natura che richiamino le sue idee di sostenibilità.
Il processo di creazione assume per lei un enorme significato simbolico, in quanto la collega alle idee rivoluzionarie degli anni ’80 – che affermavano il ritorno a un’arte cosiddetta “calda” e il recupero dei valori sensibili – che comportarono un allontanamento drastico dalle teorie degli anni ‘70 che sostenevano un’arte “ultra concettuale” e di estrema dematerializzazione.
SANDRA LARA SCHAFFNER – TOSCANA, Ceramica
www.schaffneratelier.it – IG: schaffner.atelierceramica
Tutti i lavori di Sandra nascono sulle colline di Firenze, nel suo atelier immerso nella campagna, dove in pace e armonia realizza oggetti di utilità e d’arte utilizzando gres e porcellana, sperimentando combinazioni con altri materiali come legno e ferro. La natura nelle sue molteplici forme è il filo conduttore delle sue decorazioni, dei suoi smalti e delle sue geometrie. Ogni sua creazione è una nuova sfida in cui mette tutta se stessa, la immagina, la modella e ne cura ogni dettaglio fino alla sua completa realizzazione. I suoi oggetti unici portano con sé un po’ della sua personalità e la rappresentano.
FILIPPO ZANINI – TOSCANA, Profumi ed Essenze
via Benvenuto Cellini, 34 – 51037 Montale (PT)
telefono 345 1277205
filippozanini.zanini@gmail.com
Emozionarsi con il naso consente di scoprire infiniti universi.
Filippo Zanini, giovane Pistoiese profumiere naturale certificato (IPF) e nominato al “New Luxury Award 2023”. La passione per l’etno botanica e la raccolta di vegetali spontanei e quella per l’olfatto e la sua neurofisiologia assecondano il suo impulso creativo nel comporre fragranze 100% naturali con distillazioni, macerazioni, enfleurage e assolute quasi interamente autoprodotte con grande cura e lavoro. Sempre alla ricerca di materiali interessanti e sostenibili, Filippo cerca di fissare attimi vissuti o sognati in piccoli flaconi che raccontano storie. Filippo ama il bello e il non convenzionale come atto di resistenza.
YAYOLAB – TOSCANA, Tappeti e Cuscini
www.yayolab.net- IG: yayolab
Tatiana Mannelli è un’artigiana italo-messicana e con il suo marchio YayoLab crea tappeti e oggetti unici di alta qualità realizzati a mano con la tecnica del tufting. Tatiana utilizza materiali pregiati provenienti da aziende locali e scarti di fabbrica recuperati per dare vita a prodotti che racchiudano la sua storia e la passione per il Messico, portando nelle case i suoi colori e il suo folclore, promuovendo un consumo più consapevole e rallentando i ritmi di produzione. Il lavoro di Tatiana è fatto al 100% a mano ed è apprezzato per l’originalità e la qualità artigianale che lei mette in ogni singolo pezzo
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Eventi
FRANCESCO Mostra itinerante di Luciano Schifano in Casentino
Published
3 settimane agoon
4 Agosto 2026By
DailyMood.it
Francesco, la Sua esistenza, donata interamente all’amore, alla riconciliazione e alla fraternità, continua a parlare al cuore dell’umanità anche a ottocento anni dalla sua morte. Scoprire Francesco oggi significa lasciarsi coinvolgere da una storia che continua, silenziosa e forte, l’esortazione a vivere con la gente che, mostrando il mondo amato da Francesco, quello della campagna, gli animali, il silenzio, diventa un invito concreto ad accogliere il Vangelo nella vita quotidiana, a costruire ponti di dialogo con il creato.
Nel 2026 si concluderanno le celebrazioni del grande centenario francescano con gli ottocento anni dalla pasqua di Francesco (1226-2026) e l’artista Luciano Schifano fa suo il messaggio di Francesco, Il Cantico delle Creature, esprimendo il suo pensiero con discrezione, naturalezza, garbo, dedicando a Francesco tutta una serie di opere, che oggi compongono tre mostre telematiche, riunite in una mostra itinerante, organizzata a cura della scrittrice Lorena Fiorini, con il supporto dei Sindaci Luca Santini Pratovecchio Stia, Antonio Fani Castel San Niccolò, e con la direzione artistica della storica d’arte Alberta Piroci.
Il viaggio itinerante, che comprende 130 opere tra locandine, dipinti, retouchées e prove d’autore, creati negli anni che vanno dal 1965 al 2012, inizia dal Museo dell’Arte della lana, successivamente dal Casale di Pratovecchio Stia, prosegue al Castel San Niccolò, Strada in Casentino, Sala dell’Archivio storico Comunale, e ci auguriamo possa concludersi al Santuario della Verna.
Lo scritto più importante di San Francesco è universalmente riconosciuto nel Cantico delle Creature (o Cantico di Frate Sole). Composto nel 1224, è considerato il testo poetico più antico della letteratura italiana di cui si conosca l’autore. È un inno alla vita, a Dio e alla natura, fondamentale sia dal punto di vista più spirituale che linguistico perché scritto in volgare umbro (invece che in latino) per essere compreso da tutti. Una presenza forte che ci accompagna… come un seme che germoglia nella terra, la presenza di Francesco è luce e promessa per chiunque desideri camminare nella fraternità e nella speranza.
IL PERCORSO TRA SPIRITUALITA’ E ARTE
Direzione artistica della Storica d’Arte Alberta Piroci
E tutte le creature che sono sotto il cielo,
ciascuna secondo la sua natura,
servono e conoscono e obbediscono
al loro Creatore meglio di te, o uomo
(Fonti Francescane, Ammonimento V)
Ore 10,00 Stia-Museo dell’Arte della lana L’uomo e l’artista Luciano
Ore 12,00 Stia – Il Casale – Sala Conferenze Luciano Schifano
Le creature di Dio prive di ragione
Ore 18,00 Castel San Niccolò, Strada in Casentino
Sala dell’Archivio storico Comunale
I francescani costruttori di Chiese
Santuario della Verna
San Francesco e Sorella morte
ORGANIZZAZIONE: Lorena Fiorini
Già Presidente 2025/2026 Rotary Club Casentino
Presidente Associazione Culturale Scrivi la tua storia e Premio Letterario Donne tra Ricordi e Futuro
Sede operativa: Via Roma, 37-39 – 52017 – Pratovecchio Stia – (AR)
cell. 3473506000 – mail: info@scrivilatuastoria.com – info@lorenafiorini.it – www.lucianoschifano.it
COMUNICAZIONE WEB: Valentina Fiorini
TIPOGRAFIA: Marica Petti
UFFICIO STAMPA: Cristina Vannuzzi – mail:cristina.vannuzzi@gmail.com – cell 371 4640013
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Eventi
Steve MᶜQueen – Guggenheim Museum Bilbao
Published
4 settimane agoon
28 Luglio 2026By
DailyMood.it
9 ottobre 2026 – 21 febbraio 2027
Nel corso della storia dell’arte e nei diversi ambiti della creatività umana, alcune opere sono diventate un punto di riferimento e una fonte d’ispirazione per la nascita di nuove creazioni. In 66–76–26, il toccante tema musicale Wild Is the Wind costituisce il punto di partenza e l’elemento centrale dell’installazione che l’artista e regista britannico Steve McQueen presenta al Guggenheim Museum Bilbao.
Scritta originariamente da Dimitri Tiomkin e Ned Washington per l’omonimo film del 1957, la canzone fu interpretata nella pellicola da Johnny Mathis e ottenne una candidatura all’Oscar. Da allora è stata riproposta in numerose versioni, tra cui spiccano quelle di Nina Simone, del 1966, e di David Bowie, del 1976. Lo stesso McQueen inserì il brano in una sequenza del suo film Widows del 2018.
Questa volta McQueen torna sulle due interpretazioni che lo affascinano da decenni, eliminando ogni accompagnamento strumentale e collocandole in uno spazio privo di altri suoni, immagini o stimoli che possano interferire con la percezione delle voci di Simone e Bowie. Nasce così una nuova opera, carica di emozione e sottigliezza. In linea con il costante interesse di McQueen per la creazione di condizioni capaci di favorire uno sguardo e un ascolto concentrati, il lavoro offre uno spazio in cui queste voci possono essere incontrate con un’intimità e un’attenzione fuori dal comune.
Per Occident è motivo di grande soddisfazione sostenere questo progetto sofisticato e capace di stimolare la riflessione. Mi auguro che possiate apprezzare una mostra che richiede un livello di attenzione e contemplazione al quale non siamo più abituati e nella quale la musica diventa l’essenza di un’esperienza intensa e profonda.
Hugo Serra Calderón
CEO di Occident
Steve McQueen: 66–76–26
Date: 9 ottobre 2026 – 21 febbraio 2027
Curatrice: Lekha Hileman
Sponsor: Occident
- Creata appositamente per il Guggenheim Museum Bilbao, 66–76–26 riunisce due iconiche registrazioni di Wild Is the Wind, presentate a cappella: l’interpretazione di Nina Simone del 1966 e la cover di David Bowie del 1976.
- In parte canzone d’amore, in parte lamento e in parte dichiarazione di desiderio, Wild Is the Wind accompagna Steve McQueen da oltre trent’anni, richiamandolo continuamente a sé grazie alla sua complessità emotiva.
- 66–76–26 è un’opera inedita in cui due voci artistiche distinte risuonano attraverso il tempo e lo spazio, entrando in dialogo con l’architettura mentre i visitatori attraversano la galleria.
Il Guggenheim Museum Bilbao è lieto di presentare 66–76–26, una nuova, importante installazione di Steve McQueen. Concepita appositamente per il Museo, l’opera riunisce due registrazioni iconiche di Wild Is the Wind: l’interpretazione del 1966 di Nina Simone della canzone composta da Dimitri Tiomkin e Ned Washington e la cover realizzata da David Bowie nel 1976.
Private dell’accompagnamento strumentale, le due versioni vengono presentate a cappella, con le voci separate nello spazio all’interno di una galleria immersa nella penombra. Due interpretazioni distanti dieci anni, ascoltate in una forma completamente nuova. La mostra è sponsorizzata dalla compagnia assicurativa Occident.
Da oltre trent’anni Wild Is the Wind occupa un posto importante nel lavoro di McQueen. Dopo avere ascoltato per la prima volta la registrazione di Bowie a metà degli anni Novanta e avere successivamente scoperto la versione di Simone, l’artista ha continuato a tornare alla canzone, attratto dalla sua complessità emotiva e dalla capacità di rivelare nuovi significati con il trascorrere del tempo.
Come ha osservato lo stesso McQueen, il brano non si lascia racchiudere in un’unica interpretazione. È allo stesso tempo una canzone d’amore, un lamento e una dichiarazione di desiderio, capace di continuare a provocare e interrogare chi l’ascolta.
In 66–76–26, McQueen riduce le registrazioni al loro elemento più essenziale: la voce umana. La voce di Simone emerge da un lato dello spazio, mentre quella di Bowie le risponde dal lato opposto. Muovendosi nella galleria, i visitatori sentono le due voci svilupparsi in un dialogo che attraversa l’architettura.
Ciò che nasce non è né un confronto né una riconciliazione, bensì un’opera nuova, nella quale due voci artistiche distinte risuonano attraverso il tempo e lo spazio.
Il titolo richiama gli anni in cui Simone e Bowie registrarono le rispettive versioni della canzone, oltre all’anno della mostra. Riunendo due interpretazioni separate da un decennio e presentandole cinquant’anni e sessant’anni dopo, McQueen crea un incontro capace di annullare la distanza storica.
L’opera invita a riflettere non soltanto sulla forza duratura della canzone, ma anche sui contesti sociali e politici che hanno accompagnato il percorso delle due registrazioni. Nate in periodi segnati da sconvolgimenti, incertezza e trasformazioni – il movimento per i diritti civili, la guerra del Vietnam e lo scandalo Watergate – queste interpretazioni parlano con particolare intensità anche al nostro presente.
In opere recenti come Bass (2024), Untitled (2025) e Atlas (2026), McQueen si è orientato sempre più verso il suono, la luce e la percezione, utilizzandoli come materiali primari. Invece di costruire narrazioni attraverso le immagini in movimento, questi lavori esplorano il modo in cui fenomeni immateriali possano influenzare l’esperienza corporea e l’attenzione collettiva.
66–76–26 prosegue questo percorso, ampliando la ricerca di McQueen sulle possibilità dell’opera d’arte di agire oltre i confini della cornice.
L’installazione trasforma la galleria in un ambiente essenziale e immerso nella penombra, studiato per amplificare la consapevolezza acustica. Privati delle distrazioni visive, fatta eccezione per la sorgente sonora, i visitatori diventano intensamente consapevoli del suono, del silenzio, del respiro e della durata.
Come ha spiegato McQueen, l’opera nasce da una concezione del silenzio come materiale attivo, un’idea che l’artista associa all’interesse di Miles Davis per gli spazi tra le note, nei quali il significato emerge non soltanto da ciò che è presente, ma anche da ciò che viene trattenuto.
Questo principio determina la struttura di 66–76–26, dove le pause, i respiri, l’attesa e gli intervalli assumono la stessa importanza delle voci.
Questa riduzione non è un semplice esercizio di minimalismo, ma un tentativo di raggiungere l’essenziale. McQueen ha raccontato di voler eliminare il rumore e concentrarsi sugli elementi fondamentali, per chiedersi che cosa rimanga quando tutto ciò che è superfluo viene rimosso e se quello che resta sia abbastanza forte da sostenere l’opera.
Al centro di questa domanda si trovano due voci che si intrecciano e l’intensità che entrambe racchiudono.
«L’amore è l’unica cosa per cui valga la pena vivere e morire», ha dichiarato McQueen parlando del desiderio che percepisce in entrambe le interpretazioni. «Nonostante tutto ciò che accadeva nel mondo, alla fine tutto si riduce a questo. È l’unica cosa.»
La mostra è accompagnata da un catalogo completamente illustrato, progettato dall’acclamata graphic designer olandese Irma Boom. Concepita come un’estensione dell’installazione e non come una sua semplice documentazione, la pubblicazione riunisce materiali d’archivio e fotografici dedicati a Nina Simone e David Bowie, insieme a testi commissionati appositamente.
Tra questi figurano una conversazione tra McQueen e la curatrice Lekha Hileman, dedicata alla realizzazione dell’opera, al fascino duraturo della canzone e al percorso di una ricerca artistica che ha sempre messo alla prova i confini di ciò che l’arte può chiedere allo spettatore, oltre a un nuovo saggio della storica dell’arte e artista Cora Gilroy-Ware, che esplora l’eredità culturale e artistica di Simone e Bowie.
Il catalogo propone un dialogo tra immagine e suono, presenza e assenza, intimità e performance, interrogandosi sul modo in cui due artisti così unici continuino a risuonare attraverso le generazioni.
Parallelamente alla mostra, il Museo presenterà una rassegna dedicata all’opera cinematografica di McQueen, offrendo al pubblico l’opportunità di riflettere sul rapporto tra il suo lavoro per il cinema e quello destinato agli spazi espositivi.
Sebbene i film di McQueen abbiano ottenuto riconoscimenti internazionali – tra questi 12 Years a Slave, vincitore dell’Oscar – 66–76–26 porta in primo piano i temi che da sempre animano la sua pratica artistica: la percezione, la dimensione corporea, la memoria, la durata e la capacità dell’arte di creare spazi di riflessione e incontro.
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Eventi
After –Un percorso di lavoro. Fendi Karl Lagerfeld, la mostra alla Galleria d’Arte moderna
Published
1 mese agoon
22 Luglio 2026
Nel 1985 la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea a Roma ospitò la mostra che celebrava i vent’anni di lavoro di Karl Lagerfeld per Fendi. Oggi, dopo più di trent’anni, Maria Grazia Chiuri, attuale direttrice creativa di Fendi, rievoca questa esposizione, ma soprattutto la figura di Lagerfeld, guida della Maison romana. In esposizione ci sono schizzi, tele, carte, tavolette che riproducono prove di lavorazione ideate da Fendi nell’arco di venti anni di attività. Fino al 25 ottobre 2026, infatti, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea sarà possibile ammirare After Un percorso di lavoro. Fendi / Karl Lagerfeld 1985, che ripropone la mostra inaugurata nel 1985. La rassegna, curata da Maria Luisa Frisa, è stata inaugurata in occasione della sfilata di Fendi Couture, che è stata ospitata nelle sale dedicate alle opere del Novecento della GNAMC. L’esposizione odierna segue il più fedelmente possibile le orme dell’esposizione del 1985, nello stesso museo, ma in spazi diversi. Concepita per illustrare i diversi passaggi che conducono dall’ideazione alla progettazione e alla produzione del capo, si articola nelle sezioni: Tavolette, Caleidoscopio, Matrici Progettuali, Teatro, Pettine, Video, Schizzi e Computer, attraverso una sequenza narrativa basata su quella studiata dallo stesso Lagerfeld quarant’anni fa. La retrospettiva si configura come un percorso illustrato delle tappe di lavoro che si affrontano dall’idea iniziale prima di una collezione alla realizzazione finale dei capi che la costituiscono. Nel percorso c’è la rappresentazione della creatività di Lagerfeld , ma anche quella di chi inventa nuovi modelli e differenti tecniche di lavorazione, di un’equipe che realizza i capi secondo criteri antichi, ma anche sperimentali. “Ieri è trascorso-Oggi va passando- Non resta che domani- Solo l’avvenire mi interessa e mi intriga-La curiosità dell’ignoto è la più stimolante tra quelle della mia vita professionale che è la mia vita tout court”, dichiara Lagerfeld a proposito della sua mostra nel 1985 all’epoca una delle prime dedicate a un brand di moda ospitate in un museo. L’idea di Maria Grazia Chiuri di replicarla permette di andare oltre il racconto della sua concezione. Renderla fruibile oggi significa ricreare la presenza fisica dell’esposizione e generare una nuova iterazione con il pubblico. Al titolo originale della retrospettiva è stata anteposta la parola After, che comunica la ricontestualizzazione di oggetti e immagini finalizzata ad ottenere qualcosa di nuovo dopo la mostra originaria. Ricreare un’esposizione del passato è sempre un’operazione critica. Il tentativo di riproporre le sezioni, l’impianto allestivo e gli oggetti originari, nello stesso museo, ma in spazi diversi, ha posto diverse questioni, sia per quanto riguarda l’allestimento sia per i pezzi esposti, essendo recuperabili solo una parte di quelli del 1985. Tele e pellicce sono state sostituite da heritage reproductions. Tra le novità l’allestimento di una vastissima rassegna stampa che, attraverso illustri critici, documenta la discussione, allora generata dalla retrospettiva, sull’opportunità di portare la moda dentro un museo d’arte. Un gesto che ancora oggi fa riflettere sui problemi irrisolti della museologia della moda in Italia.
“Fendi / Karl Lagerfeld 1985. After Steps Through Work”, courtesy photo of Fendi Giorgio Benni
di Elena Parmegiani per DailyMood.it
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A WEEKEND IN IRELAND – La campagna pubblicitaria di Weekend Max Mara per l’Autunno/Inverno 2026

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