Eventi TV
Blitzed: Quando a Londra nacque il New Romantic (su Netflix)
Gli Spandau Ballet, Boy George, Steve Strange, Mide Ure e Rusty Egan dei Visage, Adam Ant, Marilyn, che sarebbero diventati tutti, chi più chi meno, delle popstar. Princess Julia, dj e promoter. Le stiliste Fiona Dealey, Darla-Jane Gilroy e Michele Clapton. C’era un mondo che, negli anni Ottanta, stava nascendo a Londra. Si chiamava New Romantic e il posto dove è nata quella moda è il Blitz. Un locale che durò solo 18 mesi. Ma che tutti ricordano. La sua storia, e quella di una moda, di un genere musicale, è raccontata da un documentario, Blitzed, che trovate su Netflix.
Il big bang: David Bowie a Top Of The Pops
Prima che tutto cambiasse, con il punk e poi con il New Romantic, Londra era una città totalmente diversa. Un posto desolato, una città razzista, omofoba e sessista. La Gran Bretagna, sentiamo dire nel documentario, era come un vecchio paio di calzini sporchi e maleodoranti. Ma Londra, e la Gran Bretagna, erano destinati a cambiare. Tutto, in realtà, partì molto prima di quegli anni. Il big bang che tutti raccontano fu l’esibizione di David Bowie a Top Of The Pops. Era il 1972, e la canzone era Starman. I capelli arancioni, scalati e alzati davanti, una tuta androgina dai mille colori. Fu una deflagrazione, l’inizio dell’ispirazione per tanti. Fu visto da un quarto della popolazione britannica: qualcosa come 12 o 15 milioni di persone. Al concerto alla Wembley Arena di David Bowie del 1976 c’erano molti proto-punk e molte delle persone che sarebbero poi state al Blitz.
Il punk e il negozio Sex di Vivienne Westwood
Poi arrivò il punk. Che all’inizio era incentrato soprattutto sui vestiti, era una questione di moda. Era il negozio Sex di Vivienne Westwood a King’s Road. Lì dentro c’erano i Sex Pistols, Boy George, Adam Ant, “il cast di una soap opera britannica che stava per svolgersi”. Ma c’era anche un altro negozio, PX, a Covent Garden, che aveva i vestiti più strani dopo quelli di Sex. Lì dentro si potevano comprare maglie da “cosacco spaziale”, come le definiva Steve Strange: spalle imbottite e una specie di fascia diagonale di diamanti sul davanti.
Tre accordi e sei un musicista
Poi arrivò la musica: i Sex Pistols, i Buzzcocks e i Clash. Gary Kemp, nell’agosto del 1976, andò a un concerto in cui suonavano questi gruppi. Il giorno dopo lasciò la sua band. E a settembre, tornato a scuola, insieme a Steve Norman fondò gli Spandau Ballet (si chiamavano The Genrty, poi decisero di cambiare il nome: quello nuovo veniva da una scritta su un muro di una discoteca in Germania). Il punk durò poco, ma lasciò un messaggio: ce la puoi fare, non devi essere un musicista incredibile, uno scrittore famoso o un noto stilista di moda. Puoi farcela: tre accordi e sei un musicista. E, benché chi arrivò dopo sapeva suonare eccome, questo fu il messaggio che sostenne la cultura giovanile britannica da quel momento in poi.
Tutto ha inizio al Billy’s
Il via a tutto lo diede una festa organizzata da Steve Strange e Rusty Egan, che era il batterista dei Rich Kids, la band di Midge Ure, e che insieme a loro fondò i Visage. Egan diede una festa a casa sua e arrivarono 200 persone. E andò avanti fino alle 4 del mattino. Così si chiese: perché non portiamo tutte quelle persone in un locale? Perché non mettere per loro la musica che volevano? Era quella di Bowie, di Siouxsie And The Banshees, dei Roxy Music, dei Kraftwerk. Si trattava allora di trovare il locale, un posto dove portare 200 persone, che però erano tutti al verde. E fare l’happy hour tutta la notte, al martedì. Così, in una notte di novembre del 1979, in piena depressione, tutto ebbe inizio. Quel locale era il Billy’s, e si pagavano 50 pence per entrare. Lì dentro c’era un dj set con la musica che quelle persone amavano. Ma tutti sentivano che in quella musica c’era un messaggio artistico, e che gli abiti erano un tutt’uno con la musica. Ogni canzone aveva un messaggio per qualcuno.
Questa è la prossima ondata di cultura: nascono gli Spandau Ballet
Steve Strange, che sarebbe diventato il leader dei Visage, era all’ingresso del Billy’s, con un cappello a tamburello e una giacca a collo alto e molto corta in vita: una via di mezzo tra un portiere e un astronauta. In quelle serate c’era Gary Kemp degli Spandau Ballet. “Entrai e sentii una musica mai sentita in un club” racconta. “Non era rock, non era disco. Era un suon lento, palpitante, germanico”. Le influenze ritmiche della musica tedesca, del krautrock e dell’elettronica avrebbero dato un nuovo ritmo alla musica che stava nascendo dal punk. Gary Kemp ricorda che Steve Dagger, il manager degli Spandau Ballet, disse. “È quello che stavamo aspettando. È il nostro mondo”. “Questa è la prossima ondata di cultura” disse Dagger alla band. Non c’è ancora nessun gruppo, è troppo presto. Dovreste essere voi il gruppo. È l’opportunità di una vita”. Il giorno dopo Gary Kemp comprò un sintetizzatore. E il resto della storia è nota.
Il Blitz: decadente come un locale anni Trenta a Berlino
Ma il Billy’s voleva raddoppiare il prezzo dei drink. E allora la community New Romantic lo abbandonò. E Steve Strange trova il Blitz. È un locale decadente come quelli degli anni Trenta a Barlino. Era un bistrot con tavoli e tovaglie a quadretti rossi, candele sciolte e manifesti del periodo della guerra. Ma era completamente in contrasto con le persone che ci venivano, vestite in maniera estrosa e futuristica. Lì dentro tutti ballavano sulla musica sintetica dei Kraftwerk come dei manichini. Coppie dello stesso sesso danzavano insieme su questo ritmo lento come se fosse una riproduzione della Germania di Weimar. Era tutto molto decadente. Tutti giocavano con la propria sessualità, con il proprio abbigliamento, la propria identità.
Un posto per proteggere chi vuole essere se stesso
Lì dentro, la gente vestiva con abiti futuristi e rétro allo stesso tempo. Quando si entrava là dentro si voleva essere favolosi, creativi. “È il senso della discoteca: moda e immagine” ricorda Steve Strange. “Gli uomini vestono in stile edoardiano, dickensiano o qualunque sia il loro stile”. I ragazzi che vanno al Blitz si impegnano per vestirsi. “Ma non ci mettono mezz’ora, ci mettono tre o quattro ore” racconta Strange. “E quando entrano da quella porta, vogliono sentirsi al sicuro”. Il Blitz è questo: è un posto che vuole proteggere chi vuole essere se stesso.
Essere favolosi senza soldi significa essere creativi
Spesso i vestiti venivano da mercatini dell’usato, dove venivano presi e completamente reinventati. “Uscivo e indossavo abiti e cravatte degli Anni Quaranta” ricorda Rusty Egan. “Foulard e blazer, un po’ come il cinema noir”. “Essere sempre favolosi senza avere soldi significa essere creativi” ricorda Fiona Dealey, costumista. “Mia nonna aveva dei bellissimi cappotti lunghi e neri, e li indossavo al contrario. Trasformavamo una cosa in qualcos’altro”.
David Bowie e Ashes To Ashes: un cerchio che si chiude
Lì dentro erano tutti fan di David Bowie. Erano nati da quel big bang che erano stati la sua apparizione a Top Of The Pops e il suo concerto del 1976. Così il cerchio si chiuse quando venne al Blitz. E tutti persero la testa. Stava per girare il video di Ashes To Ashes e cercava delle comparse. Arrivando prima di tutti, come al solito, aveva capito che in quella scena c’era qualcosa, c’era un’immagine, c’era un mondo. Volti pallidi, coperti di cerone, gli occhi truccati, i capelli vaporosi e dal taglio asimmetrico. Strani cappelli con il velo o cilindrici, vestiti scuri. O tutù di tulle. Il mondo del New Romantic entrò nel video di Bowie ed ebbe la prima consacrazione. “Il punk era come un’uniforme, è diventato vecchio e noioso” racconta un ragazzo del Blitz. “Invece qui l’idea è di un cambiamento totale, continuo, nella musica, nei vestiti e negli stili”. Bisognava far parte di quel mondo per entrare al Blitz. Mick Jagger, che una sera venne al club, evidentemente non era abbastanza cool. Così Steve Strange lo lasciò fuori. “No, non sei vestito abbastanza bene”.
di Maurizio Ermisino per DailyMood.it
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- Steve Strange, Boy George and friend Wilf Rogers.( behind George) End of the evening, counting out money. Blitz Kids New Romantics at The Blitz Club Covent Garden, London, England 1980. George is wearing a Malcolm McLaren cowboys t-shirt from Seditionaries based on a Jim French drawing. In reality George O’Dowd,had not assumed the name “Boy George”, at this time. He told me he was known as just George.
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Eventi TV
Jane Austen, 250 anni di modernità: un’icona senza tempo su Arte.tv
Published
8 mesi agoon
16 Dicembre 2025By
DailyMood.it
A duecentocinquant’anni dalla nascita, Jane Austen non è solo una grande autrice dell’Ottocento: è una presenza viva, una voce che continua a dialogare con il presente e con il nostro modo di leggere l’amore, l’identità e l’indipendenza femminile. In occasione di questo anniversario simbolico, Arte.tv le dedica il documentario Jane Austen: Letteratura, appassionatamente!, diretto da André Schäfer, un ritratto che restituisce tutta la sorprendente attualità della sua scrittura.
In poco più di cinquanta minuti, il film attraversa la vita e l’eredità letteraria di una donna che ha cambiato per sempre il modo di raccontare le relazioni. Austen osservava il mondo con ironia affilata e intelligenza emotiva, trasformando salotti, convenzioni sociali e piccoli drammi quotidiani in un laboratorio narrativo modernissimo. Le sue protagoniste non sono mai figure decorative: sono donne che pensano, scelgono, sbagliano, resistono. Un gesto radicale, per l’epoca, e ancora oggi sorprendentemente attuale.
Il documentario mette in luce come Jane Austen sia stata, di fatto, una pioniera del romanzo “al femminile”, capace di raccontare l’esperienza delle donne senza idealizzazioni e senza moralismi. Pubblicando inizialmente in forma anonima, firmandosi semplicemente “By a Lady”, Austen ha costruito una narrativa in cui l’amore non è mai separato dalla dignità personale, e il lieto fine non coincide con la rinuncia a sé.
Da Orgoglio e pregiudizio a Ragione e sentimento, i suoi romanzi continuano ad accompagnare i primi incontri con la letteratura e a insegnare una lettura lucida delle dinamiche affettive. Personaggi come Elizabeth Bennet restano icone di un’idea di amore fondata sul confronto, sull’equilibrio e sulla libertà individuale, lontana tanto dal cinismo quanto dal romanticismo ingenuo.
Schäfer racconta anche l’eredità culturale di Austen: una scrittrice capace di attraversare i secoli, di ispirare cinema, televisione e pop culture, senza mai perdere la propria identità. Non è un caso che i suoi testi continuino a essere riletti, adattati e reinventati: perché parlano di desideri, contraddizioni e autodeterminazione con una sensibilità che sentiamo ancora nostra.
Jane Austen: Letteratura, appassionatamente! non è quindi solo un documentario celebrativo, ma un invito a riscoprire Austen come icona culturale e lifestyle, una scrittrice che ha saputo trasformare l’ordinario in eterno, e l’intimità in rivoluzione silenziosa.
Disponibile su Arte.tv fino al 13 marzo 2026, è una visione preziosa per chi ama la letteratura, ma anche per chi continua a cercare, nelle storie, uno specchio intelligente del presente.
Regia: André Schäfer
Anno: 2025
Produzione: Germania | Regno Unito
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Eventi TV
Festa del Cinema di Roma, Il Falsario: Pietro Castellitto è un artista del falso nel nuovo “romanzo criminale” Netflix
Published
10 mesi agoon
20 Ottobre 2025
“Dicono che quando muori la tua vita ti scorre tutta davanti. Io non ho visto un…” Inizia così, con la voce narrante di Pietro Castellitto, alias Toni della Duchessa, Il Falsario, il film di Stefano Lodovichi che è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma, nella sezione Grand Public, e che vedremo su Netflix dal 23 gennaio. Toni racconta la storia da morto, come William Holden in Viale del tramonto. “Un prete, un operaio e un artista partono per Roma. Sembra una barzelletta. E invece stavamo per fare la storia”. È questo che ci racconta, entrando immediatamente in empatia con noi, Toni. E parte la musica: Iggy Pop, The Passenger. E capiamo immediatamente che siamo negli anni Settanta.
“Sei un ladro o un artista?” “Che differenza fa?” è il dialogo tra Donata (Giulia Michelini) e Toni (Pietro Castellitto), la gallerista e l’artista, che dà un po’ il senso a tutto il film. Quando Toni arriva in città nel suo bagaglio ha soltanto il talento per la pittura e il sogno di diventare un grande artista. Ma la sua fame di vita, il destino e forse anche la Storia lo porteranno a diventare il più grande di tutti i falsari, nonché una figura centrale nei misteri più fitti del nostro Paese.
Quella de Il Falsario è la Roma degli anni Settanta, delle barbe e dei capelli lunghi, dei giubbotti di pelle. È la ricostruzione storica, perfetta e molto accattivante, di Romanzo criminale. Non a caso alla produzione c’è Cattleya, che aveva dato vita al film e alla serie. È una formula conosciuta è sicura. È qualcosa che sa di già visto. Ma non si tratta di un difetto: non è un già visto che annoia e che troviamo ripetitivo, ma piuttosto il già visto rassicurante, che incanala un film in una categoria precisa e immediatamente riconoscibile. Ed è giusto così. Un committente come Netflix deve andare sul sicuro, deve poter dare al pubblico, italiano ma anche internazionale, un prodotto che possa facilmente capire e adottare. Il falsario è crime ed è period drama, è un gangster movie senza esserlo, è avventuroso e romantico. È un film che, fino a qualche anno fa, sarebbe andato in sala e avrebbe avuto un buon successo. Se Netflix ha deciso di produrlo e destinarlo alla piattaforma avrà sicuramente fatto i suoi calcoli. E, probabilmente, saranno esatti.
La differenza tra il nostro Toni e gli (anti)eroi di tanti crime all’italiana è che lui è un criminale per caso, un uomo che si trova a delinquere e a passare attraverso i lati più oscuri della Storia dell’illegalità italiana suo malgrado, quasi senza rendersene conto. Un po’ un Forrest Gump della malavita. Sembra quasi che non possa farne a meno. Ha un grande talento nelle mani, capaci di dipingere, scrivere e riprodurre qualsiasi cosa, ma non ha la visione e il genio di un artista, non ne ha le idee. È bravissimo solo quando riesce a copiare. E finisce per fare quello. E così, alla fine, finisce per copiare le vite degli altri, quelle dei banditi che si trova intorno.
Proprio come faceva Romanzo criminale, la storia di Toni finisce per incrociarsi con la Storia d’Italia: gli anni di piombo, le Brigate Rosse, le stragi nere, il sequestro Moro, l’assassinio di Impastato. E così, continuando a guardare il film, si rimane affascinati, perché oltre a conoscere la vita particolare di Toni, si ripercorre quella italiana.
Il Falsario è un film di attori. Pietro Castellitto ha il physique du rôle di un artista prestato al crimine che criminale non lo è mai fino in fondo. Come bandito, Toni va avanti fino a un certo punto, ma è inadeguato, improbabile, non credibile. E Castellitto rappresenta bene questo suo essere “alieno” in un ambiente di cui prova a fare parte. Ma sono interessanti molti altri personaggi. Don Vittorio svela un Andrea Arcangeli inedito, pacioso e pulito (ma fino a un certo punto, vedrete…) e in continuo imbarazzo verso tutto quello che fa. Pierluigi Gigante si dimostra ancora una volta versatile, passando agli antipodi dell’arco costituzionale, diventando un terrorista delle BR dopo essere stato un celerino in ACAB: per farlo bisogna essere degli ottimi attori. E in questo eccelle Claudio Santamaria, nei panni del “Sarto”, misterioso uomo onnisciente e onnipotente, probabilmente parte dei servizi segreti, che manipola tutti senza rischiare mai in prima persona. E poi ci sono le donne: una Giulia Michelini mai così luminosa e sexy, una vera sorpresa, e una Aurora Giovinazzo che, seppur in poche sequenze, riesca a illuminare ulteriormente il film.
Il Falsario, allora, è un film furbo, molto furbo, perché prende una bella storia e la veicola attraverso codici narrativi noti ervizi segreti, che manipola tutti dall’ collaudati presso il pubblico. Ma il know-how di chi ha già fatto operazioni di questo tipo la rende un’opera riuscita ed estremamente piacevole. Il fatto che si muova dentro binari già codificati non vuol dire che non possa avere momenti imprevedibili, su tutti il finale a sorpresa. Ma anche alcuni momenti musicali, come Senza fine di Gino Paoli montata su una partita di calcio che sembra presa dal cinema di Salvatores o Il mondo di Jimmy Fontana sull’ultima scena o, ancora, una rapina girata sulle note di Let’s Stick Together di Bryan Ferry. E ancora, l’evoluzione di Don Vittorio, la sua vanità, tenuta nascosta per gran parte del film e giocata a sorpresa come carta vincente e risolutiva. Per arrivare al messaggio del film, che è uno degli interrogativi chiave dei nostri tempi. “Per arrivare dove vuoi arrivare, cosa sei disposto a fare?”
di Maurizio Ermisino per DailyMood.it
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- Il Falsario. (L to R) Edoardo Pesce as Balbo, Andrea Arcangeli as Vittorio, Pietro Castellitto as Toni in Il Falsario. Cr. Lucia Iuorio/Netflix © 2025
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- Il Falsario. (L to R) Andrea Arcangeli as Vittorio, Pietro Castellitto as Toni, Pierluigi Gigante as Fabione in Il Falsario. Cr. Lucia Iuorio/Netflix © 2025
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Eventi TV
La storia di Gucci in streaming su Arte.tv
Published
12 mesi agoon
9 Settembre 2025By
DailyMood.it
In occasione della Milano Fashion Week 2025, la piattaforma propone un documentario che ripercorre l’ascesa, le rivoluzioni e i segreti del brand italiano
Arte.tv, la principale piattaforma europea gratuita di streaming dedicata alla cultura, propone in vista della settimana della moda milanese “Lusso, passione e dramma”, un documentario che ripercorre la saga della maison Gucci, il marchio che ha costruito un impero del lusso fondato su pelletteria, identità solida e creatività senza freni.
Per la regia di Olivier Nicklaus, questo lungometraggio racconta l’evoluzione del marchio e come ha saputo resistere a ogni tempesta, partendo dalla fondazione a Firenze nel 1921 come piccola bottega di valigie, fino a raggiungere una clientela internazionale e raffinata, conquistando città come Hollywood, ribattezzando una borsa in onore di Jackie Kennedy e lanciando il suo prêt-à-porter.
L’evoluzione arriva grazie a Domenico De Sole e Tom Ford, rispettivamente CEO del Gruppo Gucci e Direttore Creativo. I due decidono di puntare su una nuova fascia di pubblico, si lasciano alle spalle l’immagine di una borghesia austera per abbracciare una sensualità glamour: il cosiddetto porno chic. Una mossa audace, che porterà il brand a entrare nell’era della finanza dominante, fatta di direttori creativi geniali ma sacrificabili, a partire dallo stesso Ford, licenziato nel 2004.
Con il passare degli anni il marchio si evolve, e con esso i direttori creativi che si alternano in un susseguirsi di visioni e stili differenti, come Alessandro Michele che nel 2015 con le sue silhouette gender fluid, riesce a riportare il marchio al vertice, fino a essere allontanato nel 2022. Nel 2025, Sabato De Sarno lascia il posto a Demna Gvasalia, ex Balenciaga, chiamato ora a reinventare il mito Gucci. Con il contributo di icone della moda come Carine Roitfeld, Salomé Dudemaine o Sara Gay Forden (House of Gucci), Olivier Nicklaus (già noto per il documentario Fashion!) ripercorre con ritmo e precisione la storia della maison, dagli esordi fiorentini al più recente valzer di creativi.
Il documentario è disponibile fino al 27/09/2025 sulla piattaforma arte.tv/it.
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- Zur ARTE-Sendung Gucci Luxus, Lust & Drama Lederhandwerk erhoben zum Luxuserzeugnis: historische Aufnahme aus einer Gucci-Boutique © Atelier des Archives Foto: ARTE Honorarfreie Verwendung nur im Zusammenhang mit genannter Sendung und bei folgender Nennung “Bild: Sendeanstalt/Copyright”. Andere Verwendungen nur nach vorheriger Absprache: ARTE-Bildredaktion, Silke Wölk Tel.: +33 3 90 14 22 25, E-Mail: bildredaktion@arte.tv
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- Zur ARTE-Sendung Gucci Luxus, Lust & Drama Die Hochzeit von Maurizio Gucci und Patrizia Reggiani im Jahr 1972 © BEST IMAGE Foto: ARTE Honorarfreie Verwendung nur im Zusammenhang mit genannter Sendung und bei folgender Nennung “Bild: Sendeanstalt/Copyright”. Andere Verwendungen nur nach vorheriger Absprache: ARTE-Bildredaktion, Silke Wölk Tel.: +33 3 90 14 22 25, E-Mail: bildredaktion@arte.tv
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- Zur ARTE-Sendung Gucci Luxus, Lust & Drama Gucci-Kreativdirektor Alessandro Michele (li.), Sängerin Lana Del Rey (Mi.) und Schauspieler Jared Leto (re.) in Gucci-Roben bei der New Yorker Met-Gala 2018 zur Eröffnung der Ausstellung Heavenly Bodies: Fashion and the Catholic Imagination © Getty Images Foto: ARTE Honorarfreie Verwendung nur im Zusammenhang mit genannter Sendung und bei folgender Nennung “Bild: Sendeanstalt/Copyright”. Andere Verwendungen nur nach vorheriger Absprache: ARTE-Bildredaktion, Silke Wölk Tel.: +33 3 90 14 22 25, E-Mail: bildredaktion@arte.tv
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- Zur ARTE-Sendung Gucci Luxus, Lust & Drama Die Marke Gucci, Inbegriff des italienischen Dolce Vita der 50er Jahre, eroberte zunächst die USA und dann die ganze Welt. © Incognita Doc Foto: ARTE Honorarfreie Verwendung nur im Zusammenhang mit genannter Sendung und bei folgender Nennung “Bild: Sendeanstalt/Copyright”. Andere Verwendungen nur nach vorheriger Absprache: ARTE-Bildredaktion, Silke Wölk Tel.: +33 3 90 14 22 25, E-Mail: bildredaktion@arte.tv
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- Zur ARTE-Sendung Gucci Luxus, Lust & Drama Maurizio Gucci (li.) und Patrizia Reggiani (re.) bei der Erstkommunion ihrer Töchter Allegra (2.v.l.) und Alessandra (2.v.r.) © BEST IMAGE Foto: ARTE Honorarfreie Verwendung nur im Zusammenhang mit genannter Sendung und bei folgender Nennung “Bild: Sendeanstalt/Copyright”. Andere Verwendungen nur nach vorheriger Absprache: ARTE-Bildredaktion, Silke Wölk Tel.: +33 3 90 14 22 25, E-Mail: bildredaktion@arte.tv
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- Zur ARTE-Sendung Gucci Luxus, Lust & Drama Mit ihren einzigartigen Merkmalen wie dem handgekrümmten Bambusgriff und -verschluss verkörpert die Gucci Bamboo 1947 den charakteristischen Stil und die handwerkliche Exzellenz des Hauses. © Incognita Doc Foto: ARTE Honorarfreie Verwendung nur im Zusammenhang mit genannter Sendung und bei folgender Nennung “Bild: Sendeanstalt/Copyright”. Andere Verwendungen nur nach vorheriger Absprache: ARTE-Bildredaktion, Silke Wölk Tel.: +33 3 90 14 22 25, E-Mail: bildredaktion@arte.tv
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