Cine Mood
Top Gun: Maverick: Tom Cruise vi toglierà il respiro
“It’s time to let go”. “È ora di lasciar andare il passato”. È un dialogo che arriva in un momento chiave di Top Gun: Maverick, il film di Joseph Kosinski con Tom Cruise che riprende la storia del classico degli anni Ottanta, e che arriva finalmente nelle nostre sale il 25 maggio, dopo un passaggio, fuori concorso, al Festival di Cannes. È un momento molto commovente, che non vogliamo svelarvi, tra due personaggi fondamentali in quella che è stata la costruzione del mito di Top Gun. Quel lasciar andare il passato ha senso per la storia del film, lo capirete. Ma Top Gun: Maverick, che è dedicato alla memoria di Tony Scott, il regista del film del 1986, scomparso nel 2012, il passato non ha voglia di lasciarlo andare affatto. Sin dalle prime scene capiamo che ogni cosa in Top Gun: Maverick ci riporterà indietro nel tempo, a quel primo film. Anche questo ha un senso, nell’ottica delle scelte di Hollywood degli ultimi anni. Ma, quando a farlo è Tom Cruise, tutto è incredibilmente emozionante. “Takes our breath away”, ci toglie il fiato, hanno scritto i giornali americani, riferendosi alla famosa canzone del primo film.
Il Tenente Pete “Maverick” Mitchell (Tom Cruise) è ancora quel cane sciolto che passava in volo radente alla torre di controllo, anche se ora non lo fa più. È tra i migliori aviatori della Marina, dopo più di trent’anni di servizio è ancora nell’unico posto in cui vorrebbe essere. Evita la promozione che non gli permetterebbe più di volare, e si spinge ancora una volta oltre i limiti, collaudando coraggiosamente nuovi aerei. Anche se c’è chi gli dice che il futuro è alle porte, e che lui non ne fa più parte: i nuovi aerei volano senza piloti. Maverick viene chiamato ad addestrare una squadra speciale di allievi dell’accademia Top Gun per una missione segreta, e così incontra il Tenente Bradley Bradshaw (Miles Teller), nome di battaglia “Rooster”, figlio del suo vecchio compagno di volo Nick Bradshaw, che tutti conosciamo come “Goose”.
Top Gun: Maverick ce lo fa capire subito, dai titoli di testa. La scritta che precede il film, i rintocchi che aprono il famoso tema di Harold Faltermeyer, la musica solenne che sfuma nel rock di Danger Zone di Kenny Loggins. E quelle immagini di aerei che decollano su una portaerei, in controluce. Top Gun: Maverick inizia esattamente come il film del 1986, ed è perfetto così. Vuole farci una promessa, vuole dirci che siamo in quel mondo. Il nuovo film con Tom Cruise mantiene le attese, e ci fa vedere esattamente tutto quello che vogliamo vedere. L’accesa competizione tra i piloti, le evoluzioni degli aerei, guidati da uomini che li stanno spingendo, e si stanno spingendo, oltre i propri limiti, le riprese mozzafiato in cui sembra davvero di essere dentro un caccia e di lanciarsi a perdifiato in picchiata. Cieli sterminati, mari infiniti, orizzonti al tramonto. Tutto in Top: Gun Maverick è spettacolare. Ed è da vedere al cinema.
Tutto è spettacolare e tutto è studiato per riprendere i canoni del film originale. Come quei sorrisi killer di Tom Cruise. E anche quelli di Jennifer Connelly, una delle new entry del cast: è Penny, una ragazza che ha ereditato il pub che frequentano i piloti e che lo gestisce. Nella storia capiamo che tra loro c’è stato qualcosa in passato e che potrebbe tornare. Guardatela attentamente: dai capelli illuminati di biondo, ai suoi sorrisi, a un certo contegno ammiccante e sicuro di sé, a quel modo sfidare Maverick, ma in maniera suadente, tutto riprende il personaggio di Kelly McGillis del film originale. Da quel film arriva, atteso a lungo, anche Val Kilmer, nel ruolo di Tom Kazansky, noto a tutti come Iceman. Il suo ruolo nel film è molto particolare. E il suo rapporto con Maverick è di quelli intensi, densi, commoventi.
In Top Gun: Maverick c’è tutto quello che vogliamo trovare perché il film è a tutti gli effetti un requel, o un legacy sequel, un tipo di prodotto molto in voga nella Hollywood degli ultimi anni. Gli ultimi Star Wars, Ghostbusters: Legacy, Matrix Resurrections, il quinto Scream sono tutti film di questo tipo. Il legacy sequel vede in scena una storia nota, accaduta molti anni prima, che in qualche modo si ripete. Ci sono dei nuovi protagonisti, più giovani, a cui viene passata l’eredità, e accanto a loro ci sono ovviamente i vecchi protagonisti, o almeno alcuni. Il legacy sequel, in una storia nuova, legata all’originale, deve portare in scena, dosandoli sapientemente, tutti gli elementi iconici e i marchi di fabbrica del film originale. Top Gun: Maverick fa tutto questo in maniera perfetta. Dopo la sequenza iniziale, Tom Cruise entra in scena, svelando uno ad uno gli elementi iconici di Top Gun, il giubbotto di pelle da aviatore, gli occhiali Ray-Ban, in una sorta di vestizione del guerriero. Che poi sale a cavallo. E allora ecco quella moto con cui, arrivato all’accademia, sfrecciava accanto alla pista mentre gli aerei decollavano. C’è ancora Great Balls Of Fire, la canzone che Maverick e Goose cantavano al piano. E c’è anche quella partita tra i piloti: non è pallavolo, ma football americano. Ma il senso di raccontare il cameratismo, e di mostrare corpi fotogenici, in stile anni Ottanta, è quello.
Ma Top Gun: Maverick è anche più intenso del suo predecessore. La sceneggiatura di Ehren Kruger, Eric Warren Singer e Christopher McQuarrie riesce a creare tensione e a valorizzare i rapporti tra i personaggi molto più di quello che faceva il film originale, dando vita a una storia credibile proprio per quello che riguarda le relazioni. Il fulcro di tutto è l’incontro/scontro tra Maverick e Rooster, il figlio del suo grande amico scomparso a cui vorrebbe fare da padre, ma a cui rischia di tarpare le ali. Mandarlo in missione, e fargli rischiare la vita? Non mandarlo, e provare a proteggerlo? Il rischio è che Rooster finisca per odiarlo comunque.
Ma che cos’è che rende il mondo di Top Gun così affascinante? È qualcosa di molto particolare. Pur essendo ambientato in un mondo militare non sembra, e probabilmente non è, un film di guerra: non ci sono le scene di combattimenti a terra, i morti, la devastazione. In alto, su nel cielo, sembra tutto staccato dal mondo, un gioco. Una simulazione o un videogame. Per questo vedere Top Gun; Maverick mentre è in atto una guerra non è qualcosa che turba. I film di Top Gun hanno piuttosto qualcosa di catartico, un senso di libertà e di fuga dal mondo. In fondo questa storia parla di un sogno dell’uomo dalla notte dei tempi, dal mito di Icaro: quello di volare. E, in questo senso, il film riesce a creare delle sequenze d’azione spettacolari. L’ultima mezzora vi farà aggrappare letteralmente alle poltrone del cinema per la tensione. Due sequenze, una di fila all’altra, che sono le migliori battaglie aeree mai viste al cinema. Sì, Top Gun: Maverick vi toglierà il respiro.
di Maurizio Ermisino per DailyMood.it
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- CHRISTOPHER MCQUARRIE, TOMMY HARPER, JERRY BRUCKHEIMER AND JOSEPH KOSINSKI ON THE SET OF TOP GUN: MAVERICK FROM PARAMOUNT PICTURES, SKYDANCE AND JERRY BRUCKHEIMER FILMS.
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- DANNY RAMIREZ, GLEN POWELL, MONICA BARBARO, DIRECTOR JOSEPH KOSINKI AND LEWIS PULLMAN ON THE SET OF TOP GUN: MAVERICK FROM PARAMOUNT PICTURES, SKYDANCE AND JERRY BRUCKHEIMER FILMS.
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- JOSEPH KOSINSKI AND JERRY BRUCKHEIMER ON THE SET OF TOP GUN: MAVERICK FROM PARAMOUNT PICTURES, SKYDANCE AND JERRY BRUCKHEIMER FILMS.
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- Tom Cruise plays Capt. Pete “Maverick” Mitchell in Top Gun: Maverick from Paramount Pictures, Skydance and Jerry Bruckheimer Films.
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- Jon Hamm plays Adm. Beau “Cyclone” Simpson in Top Gun: Maverick from Paramount Pictures, Skydance and Jerry Bruckheimer Films.
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- Christopher McQuarrie, Tom Cruise, Joseph Kosinski and Jerry Bruckheimer on the set of Top Gun: Maverick from Paramount Pictures, Skydance and Jerry Bruckheimer Films.
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- Tom Cruise on the set of Top Gun: Maverick from Paramount Pictures, Skydance and Jerry Bruckheimer Films.
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- MILES TELLER PLAYS LT. BRADLEY “ROOSTER” BRADSHAW IN TOP GUN: MAVERICK FROM PARAMOUNT PICTURES, SKYDANCE AND JERRY BRUCKHEIMER FILMS.
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- Tom Cruise plays Capt. Pete “Maverick” Mitchell in Top Gun: Maverick from Paramount Pictures, Skydance and Jerry Bruckheimer Films.
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- Greg Tarzan Davis plays “Coyote” and Danny Ramirez plays “Fanboy” in Top Gun: Maverick from Paramount Pictures, Skydance and Jerry Bruckheimer Films.
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- MILES TELLER PLAYS LT. BRADLEY “ROOSTER” BRADSHAW IN TOP GUN: MAVERICK FROM PARAMOUNT PICTURES, SKYDANCE AND JERRY BRUCKHEIMER FILMS.
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- Monica Barbaro and Tom Cruise on the set of Top Gun: Maverick from Paramount Pictures, Skydance and Jerry Bruckheimer Films.
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- TOM CRUISE, GLEN POWELL, JAY ELLIS AND DIRECTOR JOSEPH KOSINSKI ON THE SET OF TOP GUN: MAVERICK FROM PARAMOUNT PICTURES, SKYDANCE AND JERRY BRUCKHEIMER FILMS.
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- TOM CRUISE PLAYS CAPT. PETE “MAVERICK” MITCHELL, MILES TELLER PLAYS LT. BRADLEY “ROOSTER” BRADSHAW, MONICA BARBARO PLAYS “PHOENIX” AND GLEN POWELL PLAYS “HANGMAN” IN TOP GUN: MAVERICK FROM PARAMOUNT PICTURES, SKYDANCE AND JERRY BRUCKHEIMER FILMS.
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- Tom Cruise plays Capt. Pete “Maverick” Mitchell and Miles Teller plays Lt. Bradley “Rooster” Bradshaw in Top Gun: Maverick from Paramount Pictures, Skydance and Jerry Bruckheimer Films.
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- MILES TELLER PLAYS LT. BRADLEY “ROOSTER” BRADSHAW IN TOP GUN: MAVERICK FROM PARAMOUNT PICTURES, SKYDANCE AND JERRY BRUCKHEIMER FILMS.
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- MONICA BARBARO PLAYS “PHOENIX,” JAY ELLIS PLAYS “PAYBACK,” AND DANNY RAMIREZ PLAYS “FANBOY” IN TOP GUN: MAVERICK FROM PARAMOUNT PICTURES, SKYDANCE AND JERRY BRUCKHEIMER FILMS.
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- Tom Cruise plays Capt. Pete “Maverick” Mitchell in Top Gun: Maverick from Paramount Pictures, Skydance and Jerry Bruckheimer Films.
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- Tom Cruise plays Capt. Pete “Maverick” Mitchell in Top Gun: Maverick from Paramount Pictures, Skydance and Jerry Bruckheimer Films.
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- Glen Powell plays “Hangman” in Top Gun: Maverick from Paramount Pictures, Skydance and Jerry Bruckheimer Films
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- Lewis Pullman plays “BOB” in Top Gun: Maverick from Paramount Pictures, Skydance and Jerry Bruckheimer Films.
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- Danny Ramirez plays “Fanboy” in Top Gun: Maverick from Paramount Pictures, Skydance and Jerry Bruckheimer Films.
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- DANNY RAMIREZ PLAYS “FANBOY” IN TOP GUN: MAVERICK FROM PARAMOUNT PICTURES, SKYDANCE AND JERRY BRUCKHEIMER FILMS.
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- JAY ELLIS PLAYS “PAYBACK” IN TOP GUN: MAVERICK FROM PARAMOUNT PICTURES, SKYDANCE AND JERRY BRUCKHEIMER FILMS.
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- LEWIS PULLMAN PLAYS “BOB” IN TOP GUN: MAVERICK FROM PARAMOUNT PICTURES, SKYDANCE AND JERRY BRUCKHEIMER FILMS.
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- Jay Ellis plays “Payback” in Top Gun: Maverick from Paramount Pictures, Skydance and Jerry Bruckheimer Films.
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- Glen Powell plays “Hangman” in Top Gun: Maverick from Paramount Pictures, Skydance and Jerry Bruckheimer Films.
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- Miles Teller plays Lt. Bradley “Rooster” Bradshaw in Top Gun: Maverick from Paramount Pictures, Skydance and Jerry Bruckheimer Films.
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- Tom Cruise plays Capt. Pete “Maverick” Mitchell in Top Gun: Maverick from Paramount Pictures, Skydance and Jerry Bruckheimer Films.
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- JENNIFER CONNELLY PLAYS PENNY BENJAMIN AND TOM CRUISE PLAYS CAPT. PETE “MAVERICK” MITCHELL IN TOP GUN: MAVERICK FROM PARAMOUNT PICTURES, SKYDANCE AND JERRY BRUCKHEIMER FILMS.
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- JENNIFER CONNELLY PLAYS PENNY BENJAMIN IN TOP GUN: MAVERICK FROM PARAMOUNT PICTURES, SKYDANCE AND JERRY BRUCKHEIMER FILMS.
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- BASHIR SALAHUDDIN plays “Hondo” in Top Gun: Maverick from Paramount Pictures, Skydance and Jerry Bruckheimer Films.
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- Tom Cruise plays Capt. Pete “Maverick” Mitchell in Top Gun: Maverick from Paramount Pictures, Skydance and Jerry Bruckheimer Films.
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- MILES TELLER PLAYS “ROOSTER” IN TOP GUN: MAVERICK FROM PARAMOUNT PICTURES, SKYDANCE AND JERRY BRUCKHEIMER FILMS.
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- Monica Barbaro plays “Phoenix” in Top Gun: Maverick from Paramount Pictures, Skydance and Jerry Bruckheimer Films.
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- MONICA BARBARO PLAYS “PHOENIX” IN TOP GUN: MAVERICK FROM PARAMOUNT PICTURES, SKYDANCE AND JERRY BRUCKHEIMER FILMS.
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- DIRECTOR JOSEPH KOSINSKI ON THE SET OF TOP GUN: MAVERICK FROM PARAMOUNT PICTURES, SKYDANCE AND JERRY BRUCKHEIMER FILMS.
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- Tom Cruise plays Capt. Pete “Maverick” Mitchell in Top Gun: Maverick from Paramount Pictures, Skydance and Jerry Bruckheimer Films.
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- DANNY RAMIREZ PLAYS “FANBOY” IN TOP GUN: MAVERICK FROM PARAMOUNT PICTURES, SKYDANCE AND JERRY BRUCKHEIMER FILMS.
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- JAY ELLIS PLAYS “PAYBACK” IN TOP GUN: MAVERICK FROM PARAMOUNT PICTURES, SKYDANCE AND JERRY BRUCKHEIMER FILMS.
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- Tom Cruise plays Capt. Pete “Maverick” Mitchell in Top Gun: Maverick from Paramount Pictures, Skydance and Jerry Bruckheimer Films.
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- Ed Harris plays “Cain” in Top Gun: Maverick from Paramount Pictures, Skydance and Jerry Bruckheimer Films.
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- MONICA BARBARO PLAYS “PHOENIX” IN TOP GUN: MAVERICK FROM PARAMOUNT PICTURES, SKYDANCE AND JERRY BRUCKHEIMER FILMS.
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- MILES TELLER PLAYS LT. BRADLEY “ROOSTER” BRADSHAW IN TOP GUN: MAVERICK FROM PARAMOUNT PICTURES, SKYDANCE AND JERRY BRUCKHEIMER FILMS.
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- GREG TARZAN DAVIS PLAYS “COYOTE” IN TOP GUN: MAVERICK FROM PARAMOUNT PICTURES, SKYDANCE AND JERRY BRUCKHEIMER FILMS.
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- GLEN POWELL PLAYS “HANGMAN” IN TOP GUN: MAVERICK FROM PARAMOUNT PICTURES, SKYDANCE AND JERRY BRUCKHEIMER FILMS.
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- Tom Cruise plays Capt. Pete “Maverick” Mitchell in Top Gun: Maverick from Paramount Pictures, Skydance and Jerry Bruckheimer Films.
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- BASHIR SALAHUDDIN PLAYS HONDO, MILES TELLER PLAYS ROOSTER, MONICA BARBARO PLAYS PHOENIX AND LEWIS PULLMAN PLAYS BOB IN TOP GUN: MAVERICK FROM PARAMOUNT PICTURES, SKYDANCE AND JERRY BRUCKHEIMER FILMS.
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- Jon Hamm plays Adm. Beau “Cyclone” Simpson in Top Gun: Maverick from Paramount Pictures, Skydance and Jerry Bruckheimer Films.
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- Charles Parnell plays “Warlock” in Top Gun: Maverick from Paramount Pictures, Skydance and Jerry Bruckheimer Films.
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- Tom Cruise plays Capt. Pete “Maverick” Mitchell in Top Gun: Maverick from Paramount Pictures, Skydance and Jerry Bruckheimer Films.
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- Tom Cruise plays Capt. Pete “Maverick” Mitchell in Top Gun: Maverick from Paramount Pictures, Skydance and Jerry Bruckheimer Films.
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Cine Mood
Digger: Tom Cruise irriconoscibile e da Oscar in un film che non vi toglierete dalla testa
Published
1 settimana agoon
2 Ottobre 2026
È come se Tom Cruise, una sorta di moderno Dorian Gray dall’eterna giovinezza, per girare Digger, il nuovo film di Alejandro González Iñárritu, abbia tirato fuori il suo ritratto, nel frattempo invecchiato. È una di quelle interpretazioni che potrebbero portarlo all’Oscar. Ma ogni aspetto di Digger, e il film stesso, sono da premio. Tom Cruise, trasformato come poche altre volte ha fatto in carriera (ricordiamo Nato il 4 di luglio e Tropic Thunder), è irriconoscibile, o quasi, per dare vita al ritratto caricaturale di un uomo d’affari americano, un petroliere, che non è semplicemente un personaggio, ma un simbolo. È la crasi tra il mondo degli affari senza scrupoli e gli uomini politici incuranti del resto del mondo come i George W. Bush e Donald Trump. Ma a colpire è il ritratto fisico che ne fa Cruise. È un uomo flaccido, con la pancia, con una carnagione pallida, biancastra. I capelli sono bianchi, lunghi e radi, pettinati da un lato in una sorta di riporto, ma in realtà incapaci di stare fermi, incontrollabili come chi li porta. Digger è un film che non vi resterà dentro solo per l’interpretazione di Cruise. Non vi lascerà mai più, dopo la visione, perché è un’accusa, a tutti quanti, anche a noi che guardiamo, per tutto quello che riguarda l’ambiente e il cambiamento climatico.
Digger Rockwell (Tom Cruise) è un miliardario americano a capo di un impero petrolifero. Un mattino gli arriva una terribile notizia. Un’esplosione in uno dei pozzi petroliferi in Groenlandia sta per causare un disastro ecologico. Un enorme iceberg si sta staccando e potrebbe raggiungere il nord dell’Europa, creare uno tsunami e inondare la Gran Bretagna e la Norvegia. Digger, così, convoca un vertice con il Presidente degli Stati Uniti (John Goodman) per risolvere la situazione.
È una storia che si svolge in America, che ritrae gli USA di oggi in modo caustico e spietato come solo chi non è americano forse oggi potrebbe fare. Da messicano, visto il probabile dente avvelenato con l’amministrazione USA per la questione dei muri e dell’immigrazione, Iñárritu mette in scena l’America dove “prima si bombarda poi si chiede” e che viene a dire a noi “l’America è stata al fianco dell’Europa nella sua ora più buia ed è pronta a farlo di nuovo”. È una frase che oggi suona ironica. Così come è ironico, e per nulla casuale, che al centro di tutto ci sia la Groenlandia, terra oggetto dei desideri di Trump.
Ma, attenzione, il j’accuse di Iñárritu non è rivolto solo all’America ma a tutti noi. Quando Digger parla davanti ai politici europei in realtà sta parlando a ogni singolo abitante del mondo. E ci mette davanti a una realtà inconfutabile e disarmante. “Perché non smetto di trivellare? Perché non volete che io smetta. Volete roba che non vi serve consegnata in due giorni. Volete la libertà di godervi il confort della vostra vita insostenibile”. Sta parlando a noi che ci siamo abituati agli acquisti su Amazon e facciamo sì che merci viaggino per tutto il mondo con un grande consumo di anidride carbonica. Noi che usiamo di continuo l’Intelligenza Artificiale consumando una quantità enorme di energia per alimentarne i server.
Come Don’t Look Up, la commedia con Leonardo Di Caprio in cui l’asteroide che colpiva la Terra e nessuno voleva vedere era una chiara metafora della crisi climatica, anche in Digger il tema dell’ambiente viene raccontato con toni non seri, ma solo apparentemente. Digger è satirico, grottesco, farsesco, ma durissimo. Continuiamo così, facciamoci del male, come diceva un famoso film. La crisi climatica e già qui. Quando ce ne accorgeremo sarà troppo tardi.
di Maurizio Ermisino per DailyMood.it
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Cine Mood
Heart Of The Beast: Brad Pitt into the wild con un cane dal cuore grande
Published
3 settimane agoon
22 Settembre 2026
Ormai lo diciamo ogni volta che vediamo un suo film. Brad Pitt porta con sé un’aura tale che è in grado di tenere in piedi un film da solo, grande o piccolo che sia. Stavolta, però, accade qualcosa di molto particolare. Che a tenere in piedi il film Heart Of The Beast, diretto da David Ayer, al cinema dal 24 settembre, siano in due. Brad Pitt e Odino, un magnifico cane lupo – in realtà sono in 4, in scena, a interpretarlo – di un’espressività e una sensibilità unica. I due, in scena, fanno grandi cose, interagiscono, si abbracciano, lottano insieme. Ma c’è una minuscola sequenza che ci fa capire la sintonia. Nel momento in cui, uscito dall’acqua, Odino fa quel tipico movimento per scrollare il corpo e la testa per asciugarsi, Brad Pitt lo segue con il suo capo, muovendolo come fanno i cani. È un gesto istintivo, probabilmente frutto dell’improvvisazione. Ma è da queste cose che si capisce la sintonia che si può sviluppare su un set tra due attori. Anche se sono un uomo e un cane. Se amate Brad Pitt – e come non amarlo? – Heart Of The Beast è il film che dovete vedere. Se amate i cani – e come non amarli? – questo è il film che dovete assolutamente vedere. Con un’avvertenza. Vi commuoverete fino alle lacrime.
Dopo un drammatico incidente aereo, l’ufficiale delle Forze Speciali James Belmont (Brad Pitt) si ritrova disperso nelle terre più remote e inospitali dell’Alaska. Al suo fianco c’è solo Odino, il fedele cane militare con cui ha condiviso missioni estreme e situazioni al limite. Circondati da una natura selvaggia e spietata, tra freddo estremo, predatori e ostacoli imprevedibili, James e Odin dovranno affidarsi l’uno all’altro per sopravvivere. Mentre ogni passo verso la salvezza si trasforma in una sfida, il loro legame verrà messo alla prova come mai prima d’ora.
I capelli rasati, come ne L’esercito delle 12 scimmie e Fight Club, la barba lunga ma non troppo, ben curata. Una serie di tatuaggi sul collo e le braccia per farlo entrare nel personaggio. Brad Pitt in Heart Of The Beast è in scena così, in maniera naturale, con pochissimi orpelli. Si porta con sé quelle rughe naturali, poche, che gli ha regalato il tempo, rendendolo ancora più interessante di quando era giovane. Come vi avevamo raccontato a proposito di F1 – Il film, oggi Brad Pitt ha bisogno di fare pochissimo per comunicare ogni suo personaggio, non ha bisogno di una recitazione plateale, di scene madri. E anche qui, in quello che è un film d’azione, che prevede un grande lavoro, una prova fisica, non è mai sopra le righe, è sempre credibile, sempre misurato. Oggi Brad Pitt è l’essenziale del cinema. Oltre ad essere, con Tom Cruise, forse l’ultima della star storiche di Hollywood ad essere ancora saldamente sul suo trono.
Brad Pitt è in grado di reggere da solo un film. Ma qui ha un co-protagonista eccezionale, Odino. Come abbiamo scritto, è interpretato da 4 cani diversi. Il suo personaggio è senza una zampa, ha i denti in titanio perché, in servizio, li ha persi. Come il suo padrone, anche Odino è un reduce di guerra, soffre di stress post traumatico, di notte ha gli incubi. La storia di Odino è quella di tanti cani impiegati nell’esercito, cani che salvano le vite, ma che pagano un prezzo altissimo. E che, a volte, riescono a iniziare una seconda vita. I cani che interpretano Odino sono espressivi, hanno uno sguardo fiero, intenso, un’empatia con l’attore in scena che è un vero punto di forza del film. C’è una cosa che Odino riesce a trasmettere più di ogni altra cosa. La preoccupazione di un cane per il suo padrone. E in questo è impagabile.
Sono 3mila i cani che sono stati impiegato dall’esercito americano negli ultimi 20 anni. Il film ci racconta questo. Ci racconta il rapporto tra l’uomo e il suo migliore amico. Ci racconta l’istinto di sopravvivenza che contraddistingue l’uomo e l’animale. È un film ad alto tasso di adrenalina, di tensione, e di commozione. È uno di quei film che non si fanno più, con gli animali addestrati (riguarda i cani, mentre altri animali sono realizzati in computer grafica per evidenti motivi), con pochi attori, poche parole, e girati in location reali, impervie. Perché solo così si può dare un senso di realismo a tutta la storia. È una sorta di Into The Wild che incontra The Revenant e Alpha – Un’amicizia forte come la vita, quel film che raccontava come è nata l’amicizia tra l’uomo e il lupo, dando vita al cane. Andate a vedere Heart Of The Beast. Ma preparate i fazzoletti.
di Maurizio Ermisino per DailyMood.it
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Amori & incantesimi 2: Sandra Bullock e Nicole Kidman, stile da strega
Published
4 settimane agoon
15 Settembre 2026
“Che c’è? È il XXI secolo. Un uomo può fare un lavoro da donne”. È una delle battute che sentiamo in Amori & incantesimi 2, il sequel del film del 1998 con Sandra Bullock e Nicole Kidman, che tornano nei loro ruoli di Sally e Gillian Owens 28 anni dopo. A pronunciarla è il professor Ian Wright, improvviso alleato, di fatto uno stregone, uno che fa magia, che è sempre sembrata appannaggio delle streghe. Lo scambio dei ruoli tra maschile e femminile avrebbe potuto essere un punto interessante, nella nostra era, da cui partire per riportare questa storia sullo schermo. Ma è uno spunto che rimane sullo sfondo, un gancio non sfruttato. I temi del film, piuttosto, sono altri. Amori & incantesimi 2 si chiede che cosa sia giusto rivelare ai nostri figli se sia giusto nascondere delle cose per proteggerli o se sia meglio far sapere loro tutto. E anche se sia giusto dimenticare chi si è davvero e nascondere la propria natura e i propri talenti in un cassetto, o se sia meglio provare ad essere se stessi.
Negli anni che sono passati tra le due storie, infatti Sally (Sandra Bullock), dopo la morte del primo e del secondo marito, ha deciso di rinunciare alla magia, di non raccontare mai niente della maledizione alle due figlie, e di non legarsi più a nessuno. Gillian (Nicole Kidman), da sempre è stata restia ai legami. Non ha rinunciato alla magia. Ed è tornata nella casa delle zie, nel Massachusetts. Una delle figlie di Sally ha conosciuto qualcuno e forse è innamorata. La maledizione, lo sapete, fa sì che ogni volta che qualcuno della famiglia si innamora di una persona, questa muore.
Come il primo film, Anche Amori & incantesimi 2 gioca sul contrasto tra le due attrici e i due personaggi. Sorelle diverse, sia fisicamente che nell’indole. Sandra Bullock è la donna con la testa a posto, riflessiva, quella che si innamorava e si sposava, e ora è madre. Nicole Kidman è la scapestrata, la libertina, l’irrequieta e l’emancipata. Quella che sceglieva storie travolgenti, a volte con gli uomini sbagliati, ma che non si innamorava. E che, ancora, non si innamora. Il contrasto, come detto, è anche fisico. Una donna ha i capelli corvini, dai profondi occhi neri come il carbone, dai tratti decisi del volto, e un corpo tonico e giovanile. Un’altra ha i capelli rossi e ricci, un’aura da bellezza preraffaellita, la carnagione bianco latte, il fisico esile e longilineo. Due elementi opposti che, come in chimica, si attraggono e danno vita a un composto potente.
Nicole Kidman è in scena con un perfetto look da strega, una sorta di witch-grunge-chic che riprende un abbigliamento vintage, lo mescola con un po’ di grunge e detta la linea di quella che potrebbe essere una nuova moda. Lunghe gonne scozzesi, a quadri, portate con t-shirt bianche. Abiti leggeri e setosi abbinati a quelle camicie di pizzo a collo alto che si usavano un tempo, con giacche di tessuto broccato o maglioni. O ancora, come usa la giovane strega, figlia di Sally (interpretata da Joey King), sottovesti abbinate a camice di flanella, giacche di pelle, con gli anfibi ai piedi. Sandra Bullock è la strega che ha deciso di rinunciare ai poteri, di diventare una donna normale. E questo si riflette anche nel suo look, fatto di jeans e camicie bianche, golfini e magliette nere, leggins neri portati con le ballerine.
Amori & incantesimi 2 ha in parte gli stessi difetti del primo film, in parte altri, qualcuno lo risolve e qualcuno no. Il primo film aveva un tono davvero troppo leggero e una trama esile ed incerta, con un finale che lasciava la storia in sospeso. Il secondo film prosegue per gran parte sulla falsariga del primo, leggero e impalpabile, per poi lanciarsi, nella seconda parte, in una trama più articolata, ma anche forzata. E a un finale tra il fantasy, l’action e l’horror che, se giustifica la presenza di due streghe nella storia, cambia anche bruscamente il tono del film. Le scene d’azione non sono all’altezza di questo genere di film. Di meglio, rispetto al primo film, ha alcune battute che suscitano qualche sorriso in più.
Alla regia c’è Susanne Bier, la regista danese di Dopo il matrimonio e Noi due sconosciuti (Things We Lost In The Fire), nata con il Dogma e Lars Von Trier. La Bier oggi lavora soprattutto negli Stati Uniti dove è diventata una regista di film d’azione e di serie ad alta tensione. Aveva già lavorato con Sandra Bullock in Bird Box e con Nicole Kidman nella serie The Undoing. In quello che è chiaramente un film su commissione, Susanne Bier prova a portare il suo senso per i rapporti familiari, per i segreti e le cose non dette, per i rapporti tra genitori e figli. Che non sono facili quando si parla di streghe. Ma che, in fondo, non sono facili in ogni caso.
di Maurizio Ermisino per DailyMood.it
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