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VANCOUVER FASHION WEEK – Sulla piattaforma digitale di Fashion Vibes RoadWay show 16/18 aprile 2021

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Fashion Vibes Road Way ha proposto a tutto il mondo la moda della 36° edizione della Vancouver Fashion Week sulla sua piattaforma digitale……e  si adegua alla natura che detta il mood di stagione, dai toni caldi dell’ambra, dell’anice, del rosso mattone e del deep green ai ricordi della magia delle foglie d’autunno, i tessuti si arricchiscono di colori e fibre preziose per le collezioni FW 2021/22 per vestire preziose lane e fantasie intramontabili.

La keyword del guardaroba della prossima stagione fredda 2022 secondo i messaggi che sono arrivati dai designer della Vancouver Fashion Week, attraverso i brand, esorta ad intuire  i nuovi codici: il formale non si formalizza più di tanto, il loungewear diventa sofisticato come un abito sartoriale, la fluidità è sempre più presente, la libertà di espressione senza confini e la natura è il nuovo orizzonte di riferimento. Parola d’ordine dei designer arrivati da tutto il mondo, distanti dagli eccessi del trendy a tutti i costi ma alla ricerca di un nuovo formale codificato per scoprire l’eleganza, consapevole e votata al quotidiano, con misura e buon gusto, nuove declinazioni dei must-have del classico, un manipolo di brand giovani che si stanno conquistando un importante ruolo nel panorama della moda smart casual femminile, maschile e kidwear.

E poi le sfilate nella parte rivolta ai piccoli, Kidwear senza tempo e adatti ad ogni occasione, dalla cerimonia al tempo libero, fondamentali per valorizzare ogni look, dal classico allo sportivo. Anche per i piccoli tessuti ricercati che danno tepore e morbidezza per esaltare capi caldi e avvolgenti, focus su personalizzazione e cura dei dettagli per le produzioni che si rivolgono ad un target giovane e al tempo stesso attento alla qualità del prodotto.

Realtà produttive fortemente legate alle tradizioni storiche capaci di rinnovarsi mantenendo inalterato quel gusto riconoscibile del “fatto ad arte”, un mix fra alta moda e artigianato, brand che si rivolgono a target diversi, attenti alla qualità del prodotto, come in un viaggio, le contaminazioni con culture e mondi lontani sono disparate, dando grande risalto ai dettagli della natura.

Tre giorni di sfilate per la più incredibile e coinvolgente esperienza online dove sono state presentate le nuove collezioni della stagione FW 2021 dei designer partecipanti che provengono da ogni angolo del mondo, come ALÇA (Giappone), BlueTamburin (Corea), Danny Reinke (Germania), Guerline Kamp (Paesi Bassi), ISXNOT (Giappone), MTTC (Australia), Tanja Salem (Germania), e dal Nord America, nella nostra città natale, La Femme Roje (Vancouver), Ay Laylum (Vancouver) VCC (Vancouver), Dasha Beauty Wear (Nizhny Tagil, Russia), Sovana (Krasnodar).

Con le presentazioni della moda in digitale si registra un aumento delle vendite e-commerce del 200% alla fine del 2020 e, ad aver contribuito al bilancio finale, è stato in primis il mondo del fashion

Infatti l’incredibile crescita dell’e-commerce nell’anno della pandemia di Covid-19 che ha visto il prolungarsi dei lockdown e delle restrizioni e che ci ha portati a modificare i nostri stili di vita, comprese le modalità e i canali di acquisto. Dall’inglese Christie’s a Sotheby’s, passando per Finarte e Artcurial, le grandi auction houses worldwide hanno deciso di puntare sulla rimodernazione, si sono aperte ai giovani talenti e alle nuove esigenze digitali, e in particolare ai luxury brand fino al  luxury streetwear.

La Vancouver Fashion Week si conferma dunque come la settimana della moda in rapidissima ascesa nel mondo del fashion ed è l’unico evento del settore che cerca attivamente di mettere in  luce designer pluripremiati internazionali provenienti da oltre 25 capitali mondiali della moda, celebrando il multiculturalismo e gli stilisti emergenti sulle sue passerelle sia in presenza che in digitale.

Per info:
www.fashion-vibes.com – www.vanfashionweek.com

press.fashionvibes@gmail.com

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Fashion News

Jimmy Choo | Pearls of Wisdom, a Capsule Celebrating 30 Years of Jimmy Choo

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Per trent’anni, la perla è stata intessuta nel tessuto di Jimmy Choo: dalle pareti in travertino alabastrino delle prime boutique alla tonalità iridescente del packaging color ostrica distintivo della maison. Le perle hanno fatto la loro comparsa su scarpe e accessori in ogni forma, dalla più delicata alla più audace. La perla non è un semplice motivo decorativo, è un codice della maison.
Per celebrare i tre decenni di Jimmy Choo, la Direttrice Creativa Sandra Choi riflette su questo simbolo intramontabile con Pearls of Wisdom: una capsule collection e una campagna che rendono omaggio alla perla in tutte le sue forme. Preziosa ma resistente, formatasi lentamente e affinata nel tempo, è emblematica di un trentesimo anniversario e una metafora appropriata di tutto ciò che la maison ha costruito.
«“Pearls of Wisdom” mi è sembrato il punto di partenza perfetto per celebrare i tre decenni di Jimmy Choo. Il traguardo dei 30 anni si allinea in modo naturale a questo motivo che amiamo da tempo. Per me, la perla racchiude una forza discreta e duratura: aggraziata, mai ostentata e sempre caratterizzata da un tocco di giocosa purezza. Per questa collezione, volevo che la perla apparisse naturale e istintiva, un’espressione sottile del nostro passato che continua a plasmare il nostro futuro». Sandra Choi
La campagna è immortalata attraverso uno sguardo di silenziosa reverenza. Dalle immagini still life agli scatti con le modelle e alle vignette, queste immagini dialogano tra loro; ogni inquadratura è studiata, lenta e precisa, con ritagli che guidano lo sguardo verso i dettagli finemente realizzati che definiscono questa collezione. Lo styling riflette la versatilità intrinseca della perla stessa: sicura di sé, senza età e libera da vincoli legati alle occasioni; può essere indossata nei momenti più festosi della vita oppure come elemento capace di elevare la quotidianità, sempre con un senso di freschezza e modernità. Realizzate sia a colori sia in bianco e nero, le immagini richiamano l’eterna attualità e il fascino della perla, insieme alla forza del femminile.
Nelle immagini in movimento della campagna, una grafica con il numero ’96, l’anno di fondazione di Jimmy Choo, viene reinterpretata come simbolo di un’eredità: le forme curve diventano una coppia di apostrofi, uno diritto e uno rovesciato. Sovrapposti in primo piano, incorniciano e scandiscono le immagini. Un’eco visiva delle citazioni, delle storie e dei momenti iconici accumulati nel corso di trent’anni fondamentali. Come la perla stessa, rappresentano un richiamo all’anno di fondazione della maison, il 1996.
Tra scarpe, borse e gioielli, ogni pezzo della capsule offre una propria interpretazione della perla.
La zeppa scultorea dorata ITHACA, che prende il nome da un’isola greca il cui paesaggio romantico è impreziosito dalla madreperla, presenta sul lato inferiore un trio di perle in resina. Il sandalo IRINA avvolge il piede con perle in resina e cristalli, come collane sovrapposte, mentre la INGRID FLAT reinventa una robusta scarpa Oxford con una fibbia in perla di resina trompe-l’œil. Corsage barocchi sbocciano sulle tre silhouette della famiglia INES, proposta nelle versioni décolleté, mule e ballerina.
La BON BON, che richiama i corsage di perle barocche della famiglia INES, si affianca alla TUBE MINI BAG e alla minaudière RAINDROPS, entrambe rifinite con una frangia di perle in resina ricadenti. La clutch CLOUD evoca conchiglie di ostrica e onde dorate, mentre la OYSTER è una clutch scultorea in plexiglas, un oggetto d’arte ispirato alla forma naturale di una perla barocca. Ogni pezzo è concepito come un futuro cimelio, pensando ai prossimi trent’anni.

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Alexander McQueen sostiene Tate Britain The 90s: Art and Fashion

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Alexander McQueen è onorato di sostenere The 90s: Art and Fashion, una mostra di rilievo alla Tate Britain, curata da Edward Enninful OBE, la cui prospettiva unica esamina un’epoca che ha trasformato l’arte, la moda e la cultura contemporanea.

Alexander McQueen, fondato da Lee Alexander McQueen a Londra nel 1992, emerse durante questo decennio determinante per la moda e la cultura britanniche. Dopo essersi formato nella londinese Savile Row e alla Central Saint Martins, McQueen unì la precisione della sartoria e dell’artigianato britannici a una visione creativa sovversiva e senza compromessi. Il suo lavoro sfidò le convenzioni e ebbe una risonanza ben oltre la moda, riflettendo il ricco dialogo tra arte, cultura ed espressione creativa che caratterizzò gli anni Novanta.

Nell’ambito del suo sostegno alla mostra, Alexander McQueen ha concesso in prestito una selezione di look d’archivio provenienti dalle sue fondamentali sfilate degli anni Novanta. Presentati in dialogo con opere d’arte e voci culturali influenti, questi pezzi offrono una rara opportunità di vivere il lavoro degli esordi della maison all’interno del più ampio panorama creativo di un decennio che ha plasmato la storia della moda.

The 90s: Art and Fashion
8 ottobre 2026 – 14 febbraio 2027
Tate Britain, Londra

LOOK IN MOSTRA

Alexander McQueen Autunno Inverno 1998 ‘Joan’
Abito con cappuccio con base in tulle e perline tubolari in vetro rosso distribuite su tutta la superficie.

Alexander McQueen Autunno Inverno 1998 ‘Joan’
Armatura in metallo di alluminio, realizzata da Sarah Harmarnee per Alexander McQueen.

Alexander McQueen Autunno Inverno 1997 ‘It’s a Jungle Out There’
Giacca sartoriale in pelle di vitello con corna di impala.

Alexander McQueen Autunno Inverno 1999 ‘The Overlook’
Corsetto a spirale in metallo di alluminio, realizzato da Shaun Leane per Alexander McQueen.

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Genny, Too Chic to S-pook: il dark glamour dell’autunno-inverno 2026/27

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C’è un modo molto sofisticato di essere dark. Non ha bisogno di Halloween, di eccessi gotici o di atmosfere dichiaratamente cupe: basta un abito nero, una silhouette costruita alla perfezione e quel tocco di mistero che trasforma la seduzione in qualcosa di irresistibilmente contemporaneo.

È questa la direzione di Genny per l’Autunno-Inverno 2026/27, racchiusa già nel titolo della collezione, “Too Chic to Spook”. Un gioco di parole che racconta perfettamente l’attitudine della maison: prendere l’immaginario dark e renderlo glamour, sofisticato, femminile.

Il nero domina la collezione e diventa una materia da scolpire. Abiti aderenti, corpetti, gonne a sirena, volumi drappeggiati e dettagli costruiti sul corpo disegnano una femminilità intensa, mai urlata. La sensualità passa attraverso la silhouette: spalle importanti, vita segnata, scolli profondi e lunghezze che sfiorano il pavimento.

Ma il nero di Genny non è mai semplicemente nero. Cambia consistenza, riflette la luce, si arricchisce di trasparenze, piume, ricami e lavorazioni tridimensionali. È velluto, pizzo, tessuto tecnico, superficie lucida e materia quasi scultorea.

Accanto agli abiti più spettacolari compaiono capi dalla vocazione più quotidiana, ma sempre con una precisa impronta couture: giacche strutturate, top preziosi, pantaloni morbidi e silhouette minimali vengono attraversati da dettagli teatrali che impediscono al look di diventare prevedibile.

E poi ci sono gli accessori, fondamentali per completare questo universo: décolleté dal gusto rétro, pochette compatte, stampe animalier e gioielli che seguono il corpo come una seconda pelle. Anche qui il lusso non ha bisogno di esagerare. Un dettaglio basta.
La palette si apre occasionalmente a tonalità profonde e sofisticate, con incursioni di verde e superfici preziose, ma è il nero a rimanere il vero protagonista. Un nero sensuale, aristocratico, contemporaneo.

“Too Chic to Spook” gioca dunque con l’estetica gotica senza lasciarsene ingabbiare. Genny prende l’idea della donna misteriosa, della femme fatale, della notte e la porta in una dimensione più elegante e sofisticata.

Perché essere dark, questa stagione, non significa necessariamente fare paura.

Significa farsi ricordare.

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