Connect with us

Eventi

Design! Oggetti, processi, esperienze

Published

on

Apre al pubblico sabato 7 novembre a Parma, contemporaneamente in due sedi, l’Abbazia di Valserena e Palazzo Pigorini, la mostra Design! Oggetti, processi, esperienze a cura di Francesca Zanella, prodotta da CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma con il sostegno del Comune di Parma in occasione di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21, e in collaborazione con GIA – Gruppo Imprese Artigiane Parma.

Gli archivi dello CSAC dell’Università di Parma custodiscono un immenso patrimonio di conoscenze sviluppate dalle generazioni di designer che hanno definito la cultura del progetto italiano nel Novecento. Tali conoscenze consentono di raccontare, attraverso una selezione di progetti emblematici, i temi centrali del design. La mostra, articolata in due sezioni, traccia un percorso in cui il designer ­– nelle sue tante vesti di bricoleur, artigiano, antropologo, filosofo, scienziato, tecnologo – riflette sui temi del progetto e della produzione, delle politiche di intervento sul territorio e sul patrimonio culturale, e sui differenti linguaggi e pratiche all’interno di una società multiculturale.

La prima sezione mette in mostra, all’interno dell’Abbazia di Valserena, sede dell’Archivio-Museo CSAC, i progetti di designer italiani quali Archizoom Associati, Mario Bellini, Cini Boeri, Achille e Piergiacomo Castiglioni, Enzo Mari, Alessandro Mendini, Roberto Menghi, Bruno Munari, Alberto Rosselli, Roberto Sambonet, Ettore Sottsass jr.. L’esposizione si articola attraverso tre parole chiave: oggetto, dimensione funzionale e simbolica del progetto ma allo stesso tempo strumento di rappresentazione delle culture; processo, inteso come momento autoriflessivo di analisi e definizione del progetto negli ambiti dell’innovazione, dell’impegno sociale, delle emergenze e della prefigurazione del futuro, ma anche come interpretazione da parte del designer dei processi dell’industria o della produzione; esperienza, ovvero il design come disciplina orientata allo studio delle interazioni tra le persone e tra queste e gli oggetti o gli ambienti.

La seconda sezione a Palazzo Pigorini, intitolata Corpi e processi, co-curata da Valentina Rossi, presenta, attraverso le stesse tre parole chiave, gli esiti della prima fase del progetto Storie di fili, condotto dallo CSAC in partenariato con il Sistema Museale dell’Università di Parma, Cooperativa Eidè, Fondazione Museo Glauco Lombardi e con il contributo della Fondazione Cariparma. Tre nuovi abiti scultura dell’artista Sissi, ideati attraverso un processo di confronto con il patrimonio dello CSAC (in particolare con i figurini di Cinzia Ruggeri, Krizia e Brunetta, presenti in mostra) e realizzati con le aziende del territorio Equipage Srl, Maglificio Nuova Ester e Parmamoda Srl, dialogheranno con i costumi della Sartoria Farani, anch’essi conservati allo CSAC, dando origine a una riflessione sul corpo, sull’abito e sul suo processo creativo e sartoriale.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Design! Oggetti, processi, esperienze
7 novembre 2020 – 14 febbraio 2021

Abbazia di Valserena
Strada Viazza di Paradigna 1, Parma
7 novembre 2020 – 17 gennaio 2021
Palazzo Pigorini
Strada della Repubblica 29/a, Parma

Mostra a cura di Francesca Zanella
Prodotta da CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma
Con il sostegno di Comune di Parma

In collaborazione con
GIA – Gruppo Imprese Artigiane Parma
Equipage Srl
Maglificio Nuova Ester
Parmamoda Srl
Centro Studi Poltronova per il Design
Archivio Alessandro Mendini Milano
Muse Factory of Projects

In occasione di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21

Il progetto Storie di fili è realizzato con il contributo di
Fondazione Cariparma

In collaborazione con
Sistema Museale dell’Università di Parma
Equipage Srl
Maglificio Nuova Ester
Parmamoda Srl
Cooperativa Eidè
Fondazione Museo Glauco Lombardi

Orari
Mercoledì, giovedì e venerdì 15.00-19.00
Sabato e domenica 10.00-19.00

Ingresso
Abbazia di Valserena: 10 euro intero | 8 euro ridotto
Palazzo Pigorini: ingresso libero
Per tutte le riduzioni e informazioni aggiornate: csacparma.it/visita

Per informazioni e prenotazioni
info@csacparma.it | www.csacparma.it

0 Users (0 voti)
Criterion 10
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading
Advertisement
Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

due × 2 =

Eventi

Torna il mood del giappone ovvero il giapponismo della moda nel nuovo libro presentato a Milano

Published

on

Martedì scorso alle 18,30 è stato presentato nell’ atelier-museo di Flavio Lucchini Art presso lo spazio di Superstudiopiù (dalla forte personalità ed identità come spazio museale e tutto incentrato come Fashion Art Museum nella società attuale, ma che da anni si distingue con attività no profit e in questo periodo con un progetto di accoglienza al femminile come antidoto alla guerra in ucraina), un libro che è una sorta di vaso di pandora per chi si occupa di moda: il nuovo libro di Laura Dimitrio edito dalla casa editrice Skira.

Docente e studiosa di storia della moda, come recita il comunicato stampa “Laura Dimitrio ha compiuto studi specifici sul giapponismo e sulla moda italiana del Novecento. Tra le sue pubblicazioni vi sono saggi sul giapponismo italiano, sui costumi per la prima rappresentazione di Madama Butterfly e sulla condizione di lavoro delle sarte nel XX secolo“. Torna insomma quello che negli anni si è definito il “mood del Giappone” in questo bellissimo libro dal titolo evocativo “Non solo Kimono. Come il Giappone ha rivoluzionato la moda italiana” e che getta nuova luce non solo sulla moda italiana  da una prospettiva totalmente inedita (tra influenze e suggestioni orientali) ma anche innescando una sorta di racconto e flusso di evocazioni tra arte abbigliamento e stoffe, colori e tagli che rendono la moda di cui si occupa non solo oggetto di studio riguardo alla in
fluenza sul costume del Giappone nella moda italiana che ha generato, ma percorrendo ben  oltre quattro secoli di storia tra emozioni, episodi e retroscena da “dietro le quinte”  dagli anni 60 ad oggi. 50 anni di mood del Giappone come una sorta di cartina geografica che racconta curiosità ed aneddoti di stilisti di ieri e di oggi. Non a caso si è scelto Gisella Borioli, signora della editoria di moda in Italia (tra i tanti Vogue e Donna), per raccontare, declinando , questo viaggio; rendendo la coppia Borioli-Lucchini testimoni in modo diretto (come la realtà di Stuperstudiopiu dimostra da anni) , dei cambiamenti del mondo della fashion-art e dei suoi protagonisti in un mondo contemporaneo sempre più multi sfaccettato. Inoltre il volume vanta la prefazione di Akiko Fukai, direttrice e Curator Emeritus del Kyoto Costume Institute, insomma, massima esperta del giapponismo nella moda.

Andare insomma oltre la moda, nel mood del Giappone, perchè, come recita il comunicato stampa che rende questo libro di Skira un piccolo capolavoro : “quando si considera l’abbigliamento giapponese, il pensiero corre subito al kimono, che ha riscosso uno straordinario successo in Europa e in Italia fin dal tardo Ottocento. Da allora il suo taglio e i suoi motivi decorativi sono diventati fonte di ispirazione per gli stilisti desiderosi di proporre abiti con forme e decorazioni sconosciute alla tradizione sartoriale occidentale. Ma il kimono non è stato l’unico aspetto della moda nipponica a rivoluzionare lo stile italiano. A partire dagli anni Settanta, i fashion designer giapponesi d’avanguardia (Kenzo Takada, Issey Miyake, Yohji Yamamoto e Rei Kawakubo) con i loro abiti informi e asimmetrici hanno sovvertito i tradizionali canoni estetici e sono diventati un punto di riferimento anche in Italia per i creatori di moda anticonformisti. Tra la fine del Novecento e l’inizio del nuovo millennio si sono poi diffuse in Italia le subculture giapponesi, dalla moda kawaii ai cosplayers, alle Lolita“. 

Un libro, quello edito da Skira Editore davvero molto ben fatto. A partire della ricchezza dell’apparato iconografico corredato da immagini di riviste di moda, ma anche di bozzetti e da bellissime fotografie. Il tutto proveniente da archivi di case di moda e da musei del settore.  
Torna il mood del Giappone ovvero il giapponismo della moda? Forse. Ed il nuovo libro presentato a Milano ne è il più valido esempio.di Cristina T. Chiochia per DailyMood.it

Questo slideshow richiede JavaScript.

0 Users (0 voti)
Criterion 10
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading

Eventi

Mattia Pajè. Fuori Terra

Published

on

Giovedì 12 maggio 2022 apre al pubblico Fuori Terra, mostra personale di Mattia Pajè a cura di Giovanni Rendina, ospitata nelle suggestive sale di Palazzo Vizzani, sede dell’associazione Alchemilla di Bologna. Promossa da Istituzione Bologna Musei | MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna e da Alchemilla, in collaborazione con Associazione BOCA e Gelateria Sogni di Ghiaccio, l’esposizione è parte del main program della decima edizione di ART CITY Bologna, il programma istituzionale di mostre, eventi e iniziative speciali promosso dal Comune di Bologna in collaborazione con BolognaFiere in concomitanza di Arte Fiera.

Fuori Terra è un gruppo scultoreo composto da figure umanoidi immerse in un ambiente installativo. Le sculture, modellate in resina bicomponente, sono organizzate in modo da formare diversi elementi aneddotici, leggibili come una cosmogonia creata dall’artista a partire da due alfabeti visivi: l’estetica new age e quella della televisione commerciale. Lo spazio nel quale sono installate è punteggiato da objet-trouvé, selezionati e dislocati dall’artista a seguito delle sue sperimentazioni su prodotti coinvolti nelle pratiche spirituali e pseudoscientifiche (con fini curativi, di crescita personale e di sviluppo di abilità paranormali), e di una serie di visite agli archivi televisivi che conservano allestimenti e scenografie. L’ambiente in cui gli oggetti sono inseriti è raccordato tramite l’utilizzo di argilla cruda che, applicata come isola di sostegno, permette ai nuclei scultorei di emergere da uno stesso indistinto strato grigio.

L’esposizione si sviluppa a partire dall’interesse dell’artista verso il concetto di verità. Il progetto volge uno sguardo particolare all’emersione di nuovi regimi di verità, rintracciabili a partire dai contenuti che popolano i social network, legati alla ripresa di tematiche “magiche” e teorie del complotto. Lo sgretolamento del fronte mainstream di informazione, che un tempo era animato principalmente da giornali e televisione, ha infatti lasciato posto sulle piattaforme online ad una molteplicità di teorie e forme di sapere esoteriche, spesso in antitesi rispetto al pensiero scientifico. Questo tipo di attenzione si incrocia con la pratica del disegno, che l’artista ha portato avanti durante i mesi di isolamento. La congiunzione che ne deriva, prende forma con l’opera installativa Fuori Terra, all’interno della quale l’artista presenta episodi mitici, riproducendo la pratica museale del diorama. Questa scelta espositiva è determinata dalla volontà di creare tensione tra l’aspetto educativo-scientifico e quello maggiormente legato all’intrattenimento. Il diorama, infatti, riproduce simbolicamente porzioni del mondo naturale sintetizzandone gli elementi e, pur ricalcando una prassi classificatoria e scientifica, presenta aspetti fortemente ludici e scenografici.

In occasione della mostra, sarà pubblicato un libro d’artista edito da Viaindustriae e realizzato grazie al supporto di Fondazione Del Monte

Giovedì 12 maggio alle ore 10.30, Mattia Pajè sarà uno dei quattro artisti protagonisti del ciclo ARTALK CITY. Incontri in Accademia con gli artisti del Main Program, promosso dall’Accademia di Belle Arti di Bologna in occasione di ART CITY Bologna 2022. L’artista dialogherà con Giovanni Rendina e Guido Molinari, in un incontro aperto al pubblico che si terrà in Aula Magna ad ingresso libero fino a esaurimento posti.

Alchemilla è un’associazione culturale che sostiene la ricerca, la sperimentazione e la produzione in ambito artistico, mettendo in relazione le figure professionali coinvolte, con particolare riguardo e cura verso i giovani talenti. Il suo spazio è pensato per ospitare artisti, curatori, performer e intellettuali, attraverso residenze e progetti espositivi. Ha sede a Palazzo Vizzani, tra gli edifici più significativi del Cinquecento bolognese, edificato fra il 1559 e il 1566 su iniziativa di Elisabetta Bianchini, vedova di Camillo Vizzani, poi ampliato nel 1732 dal Cardinale Lambertini, arcivescovo di Bologna e futuro Papa Benedetto XIV.

Mattia Pajè. Fuori Terra
A cura di: Giovanni Rendina
Periodo: 12 maggio | 12 giugno 2022
Sede: Alchemilla | Palazzo Vizzani, via Santo Stefano 43, Bologna
Promossa da: Istituzione Bologna Musei | MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna e Alchemilla
In collaborazione con: Associazione BOCA e Gelateria Sogni di Ghiaccio
Con il contributo di: Zunarelli – Studio Legale Associato e Z&C International s.r.l.
Ingresso: libero, contingentato durante ART CITY Bologna
Orari: sabato e domenica, h 16-20. Su appuntamento da lunedì a venerdì
Orari speciali per ART CITY Bologna (20-21-22-23 gennaio 2022):
Giovedì 12 (Inaugurazione), h 18 – 22
Venerdì 13, h 10-13 e 15-20
Sabato 14 , h 10-13 e 15-22
Domenica 15, h 10-13 e 15-20
Progetto grafico: Marco Casella

Questo slideshow richiede JavaScript.

0 Users (0 voti)
Criterion 10
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading

Eventi

Il mood dell’arte contemporanea come arte di prossimità al MiArt

Published

on

Il diritto alla bellezza è realtà anche in Italia da molti anni oramai, a maggior ragione ora con l’entrata in vigore della legge n.22 del 2022 dello scorso Marzo. Ed è del fine dello scorso anno, al fine di incrementare il patrimonio pubblico di arte contemporanea, che il Ministero ha stanziato il PAC 2021 al fine di ampliare le collezioni di arte contemporanea in Italia. Forse per questo si fa sempre piu’ arte di “prossimità”, coinvolgendo sempre di più artisti, espositori del settore e collezionisti oltre che semplici appassionati o curiosi. Non è quindi un caso se il mood dell’arte contemporanea partecipa al bello della settimana milanese dell’ Art Week con un palinsesto di tutto rispetto e parallelo, rispetto alla fiera. Un vero e proprio “fuorisalone del bello nell’arte” che coinvolge  musei e luoghi della cultura e galleria,pubbliche e private, al fine di educare al bello i turisti ritornati a frequentare i palinsensti delle week milanesi e di creare progetti sempre più ampi, tra collettivi, collezioni e percorsi dedicati alla creatività contemporanea dal 28 Marzo al 3 Aprile 2022 presso Fieramilanocity e in tutta la città declinata totalmente in presenza, per la prima volta, dopo la pandemia accogliendo 21 paesie ben 150 espositori da tutto il mondo tra emergenti e grandi artisti e gallerie famose oltre che al grande evento di Gucci  C2CMLN shared by Gucci, dal 31 Marzo al 1 Aprile 2022. 
Un esempio sono stati tre appuntamenti nella zona sud di Milano presso Fondazione Prada di Milano, Fondazione ICA e Ordet che, durante l’art week milanese, inaugurando tre delle loro piu’ importanti mostre in seno al movimento di MAC ovvero la Milano Art Community che è uno dei collettivi piu’ interessanti di gallerie di arte contemporanea, fondazioni e spazi no profit di Milano aderendo alla Milano Art Week.  Prima tra tutte, la bella mostrache si concluderà il 22 Agosto dal titolo “USELESS BODIES?”  del duo di artisti Elmgreen & Dragset, che da molto segna anche “una delle indagini tematiche più estese mai realizzate da Fondazione Prada“. Come recita il comunicato stampa infatti: “Concepita per quattro spazi espositivi e il cortile della sede milanese, per un totale di oltre 3.000 m2, la mostra esplora la condizione del corpo nell’era post-industriale, in cui la nostra presenza fisica sembra avere perso la sua centralità tanto da risultare ormai superflua. Questo mutamento ha un impatto su ogni aspetto della nostra vita: dalle condizioni di lavoro alla salute fino alle relazioni interpersonali e al modo in cui registriamo le informazioni. Il progetto affronta anche le modalità con cui gli individui si adattano fisicamente a un mondo sempre più dominato da un immaginario bidimensionale, in particolare in riferimento dell’attuale pandemia“. Alla presenza dei due artisti, durante l’inaugurazione si è sottolineata appunto questa esigenza a detta degli stessi Elmgreen & Dragset:I nostri corpi non sono più i soggetti attivi delle nostre esistenze. Diversamente da quanto accadeva nell’era industriale, oggi non generano più valore all’interno degli avanzati meccanismi produttivi tipici della società contemporanea. Si potrebbe addirittura affermare che le nostre identità fisiche siano diventate più un ostacolo che un vantaggio. Nel 19° secolo il corpo produceva i beni di consumo, mentre nel secolo successivo ha assunto prevalentemente il ruolo di consumatore. Nel primo ventennio del 21° secolo il corpo detiene lo status di prodotto i cui dati vengono raccolti e venduti dalle Big Tech. In un’epoca in cui la mercificazione dei dati personali da parte delle aziende tecnologiche è di dominio pubblico – seppur inutilmente – e l’influenza di queste organizzazioni su ogni aspetto della nostra vita è sempre più dilagante, ci fa un po’ paura pensare al ruolo futuro dei nostri corpi.” Corpi che cercano aiuto. Che chiedono riscatto in un bilancio spesso impietoso seguendo proprio l’itinerario esterno del percorso espositivo. Basta guadare l’installazione di una semplice panchina o di una sala di attesa vuota aspettando un turno (ed unnumero…) che non arrivera’ mai che il pubblico incontra la propria solitudine.Lontano da tutto. Senza alba o colore. Dove il marmo si fa calco,al contrario dei capolavori di un tempo. Una pluralità di nulla, intenso come il tutto proprio perche’ piena di significati condivisi con chi guarda. Impietosamente,come nella realizzazione della piscina e del meteorite, o del volo (obliquo?), cercato senza pietà, in una caduta. Indagando , verificando. Esattaente come presso Fondazione ICA che, con la sua sede espositiva a pochi passi da Prada, incolpa il pubblico di guardare il dramma dei profughi come deportati alla morte. Con GEzeichnet, in mostra sino al 28 Maggio, l’artista svizzera Cahn Miriam porta il nucleo della vita nella morte inattesa che questi tempi hanno testimoniato con i morti del mediterraneo. Con una rappresentazione(anche qui del corpo) che tace e che parla, urla in particolari. Opere esposte con i colori della terra edel cielo, con la propria particolare versione del corpo umano e degli atti che lo caratterizza.Una mappa anche la mostra di Ordet. Lo spazio porta in scena il talento , per la prima volta in Italia di Afasta Nefasta sino al 28 Maggio , “la prima mostra personale in Italia dell’artista brasiliana Yuli Yamagata, incentrata su un gruppo di opere inedite all’interno di un allestimento che altera la configurazione dello spazio espositivo” recita il comunicato stampa che aggiunge: “traendo ispirazione dalla cultura di massa, le opere dell’artista si muovono al confine tra il reale e il visionario, invitando lo spettatore ad abbandonarsi alle possibilità del suo immaginario onirico. Un polpo, una lumaca, un paguro e un serpente – esseri tentacolari e morbidi che tuttavia portano dei segni della loro mutazione umana – popolano lo scheletro contorto delle stanze“. Quasi un combustibile in versione “anaerobica”, dove le creature di YAmagata  vengono tenute a bada dall’ambiente e dove la vera improvvisazione di impatto visivo per il pubblico, viene data dall’allestimento con una sorta di “gabbie” metalliche che abbattono il senso e la frustrazione del gia’ conosciuto tra scultura e pittura.
Un’ occasione quindi quella dei collettivi contemporanei che nella città milanese, hanno dato il via libera a un vero e proprio fuorisalone nel periodo in cui, il fuorisalone del mobile, sino a due anni fa, davvero c’era per un pubblico sempre piu’ eterogeneo e che getta uno sguardo tra le distanze dell’arte contemporanea che, inevitabilmente, in questo modo, vengono accorciate rendendola piu’ comprensibile, attettabile, prossima. Un’arte della prossimita’? Forse.

Sicuramente un bel modo di visitare e vivere in presenza, il mood dell’arte contemporanea, tra MiArt , MAC e collettivi sparsi in città, al fine di godere di una straordinaria Milano ArtWeek22 internazionale finalmente,in presenza.

di Cristina T. Chiochia per DailyMood.it

0 Users (0 voti)
Criterion 10
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading

Trending