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Sfilate

Tutto il meglio della London Fashion Week

Polici Francesca

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Si è appena conclusa una delle Fashion Week più attese dell’anno, cioè quella di Londra naturalmente, che da sempre tra le “Big 4” è quella più attenta alla sperimentazione artistica e ai giovani designer.

E, nonostante la pandemia in corso, non ha certo deluso le nostre aspettative.

Sicuramente, l’emergenza sanitaria ha costretto tutto il mondo della moda (e non solo) a ripensare il concetto stesso del fashion e a trovare nuove forme espressive, tanto da un punto di vista formale, quanto per ciò che concerne le classiche e amatissime catwalk.

Ma le maison hanno accolto con grande entusiasmo la sfida e sono riuscite comunque a dar vita a spettacoli stupefacenti. C’è chi ha deciso di farlo all’aperto, chi solo in forma digitale, ma poco importa. Ciò che conta è che la moda, ancora una volta, è riuscita a farsi portavoce di un momento storico-culturale senza precedenti, rispondendo alla crisi con la sperimentazione artistica – che, lo sappiamo, è sempre la scelta più giusta.

E allora vediamo subito quale è stato il meglio della London Fashion Week. Partiamo da Burberry che ha voluto celebrare con uno show l’estate british, all’insegna della natura e del rinnovamento.

A collaborare con il brillante Riccardo Tisci (direttore creativo del brand) è stato Anne Imhof, tra i più apprezzarti e sofisticati artisti contemporanei, dall’estro audace e irriverente, capace di creare sempre performance e installazioni strabilianti.

Ed è proprio sotto forma di performance che è stata allestita la sfilata targata Burberry. Con la rappresentazione di un cerchio carico di significati e significanti, volto a simboleggiare la rinascita e il rinnovamento. Non a caso, la collezione PE2021 si chiama “In Bloom” (letteralmente: “in fiore”).

E poi c’è l’acqua, che si mischia alla sabbia, nell’iconico trench che è il marchio di fabbrica della maison. Quasi a voler suggerire che si cresce, si evolve (da qui, l’acqua appunto) ma non si perde di vista l’origine del tutto, le proprie radici (il trench).

E allora ecco un trench lucido total orange, che richiama con una certa verosimiglianza una vecchia collezione che allora aveva il capospalla bordeaux in lattex, che mantiene la stessa silhouette ma ne muta i contorni. E ancora blu (in un elegantissimo completo maglia e pantalone) e verde (in un dress maculato) che richiamano i colori della natura. Come a voler dire che è giusto andare avanti ma non dobbiamo dimenticarci del nostro pianeta, e neanche delle nostre origini.

E poi lei, la più irriverente, rivoluzionaria e fortemente politica, Vivienne Weswood e il suo slogan “Buy less, dress up, swap clothes”. L’obiettivo “è mostrare una sola collezione all’anno”. In fondo, come i più grandi designer della storia ci insegnano, non serve cambiare continuamente abiti, l’importante è saper mischiare e abbinare nel modo giusto. E allora largo spazio a collezioni unisex e al mix and match, tasche, bottoni e cravatte. Lo stile, in fondo, è qualcosa che non si può acquistare (Iris Apfel docet, ma anche Vivienne Weswood docet!).

E ancora Gareth Pugh, che ha deciso di tornare alla LFW e di farlo con due grandi artisti: il fotografo Nick Knight e l’artista digitale Jon Emmony. I tre hanno dato vita ad una collezione, che è un’opera d’arte a tutti gli effetti, che celebra con grande efficacia l’interazione tra moda, cinema e musica. Perché l’arte è arte, in ogni sua forma, ed è proprio dalla contaminazione di più linguaggi che si ottiene l’apice dell’espressione artistica.

Pugh cita anche Naomi Klein, facendo sue le lezioni del grande intellettuale, perché dalle crisi si può rinascere, si deve fare. Solo così saremo in gradi di cogliere l’enorme opportunità che abbiamo a disposizione per costruire un nuovo futuro. E allora ecco un’ammaliante capsule collection, impossibile da descrivere ma solo da ammirare, catturata in tredici scatti e tredici cortometraggi.

Nessuno di questi look però è in vendita, solo una collezione di jersey con le stampe di Pugh è destinata alla storica organizzazione di beneficienza inglese Refuge che si occupa di violenza domestica.

La risposta per una nuova moda di 16 Arlington (il brand che alla scorsa LFW ha fatto sfilare un’icona femminista come Lena Dunham, autrice e protagonista della serie tv di culto Girls) è stata quella che potremmo definire come “la maturità artistica”. Un brand che nel tempo si è fatto apprezzare per i suoi eccessi, oggi guarda al futuro mantenendo lo stesso spirito ma dosando con grande maestria il satinato e il volume.

Ad andare totalmente nella direzione opposta, invece, è stata Molly Goddard. La stilista britannica ha voluto fortemente opporre un messaggio di bellezza, gioia e spensieratezza al periodo buio che ci ha accompagnato. E allora ecco che la primavera estate 2021 si presenta come un tripudio di colori, con punte fluo, e volumi, con l’iconico tulle che l’ha resa tanto celebre e amata da tutti i fashion addicted del mondo.

E a guardare questa collezione non si può fare a meno di avere un sussulto di felicità che ci regala anche la forza per guardare al futuro con una leggerezza dentro che non siamo più abituati ad avere.

di Francesca Polici per DailyMood.it

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Sfilate

Tutto il meglio della Parigi Fashion Week

DailyMood.it

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Cala il sipario sulla stagione delle “Big 4”. L’ultima a sfilare, come di consueto, è stata la settimana della moda parigina.

Nonostante l’edizione “particolare”, anche questa Parigi Fashion Week non ha certo deluso le aspettative, anticipandoci alcuni dei migliori trend della prossima stagione calda.

E allora partiamo subito da Dior e la sua donna intraprendente e determinata, dai tratti fortemente femministi. Maria Grazia Chiurri, infatti, prosegue sulla scia lanciata già a partire dal 2016 – anno in cui ha presentato la sua prima collezione come direttrice creativa della maison, con la memorabile linea “We Should All Be Feminists” – e che ha segnato indelebilmente la storia della griffe.

I suoi look sono sempre coraggiosi, pensati per una donna forte e combattiva, capace di incontrarsi e scontrarsi con la modernità, in un continuo equilibrio in cui la femminilità e l’eleganza non vengono mai meno.

Trasparenze che si fondono in un tutt’uno con abiti a tratti etnici, a tratti retrò, alternandosi a top aderentissimi e spolverini xl. Gli outfit di Dior riescono sempre a rinnovarsi, e ciascuno di loro è ogni volta diverso, ricercato e in grado di lanciare anche forti messaggi dall’enorme valenza socio-culturale. Perché la Chiurri non perde mai di vista l’impegno e la riflessione, due elementi fondamentali che troppo spesso vengono sottovalutati nella moda. Oggi più che mai l’industria del fashion deve essere in grado di aprire dibattiti e lanciare provocazioni. Una sfida che, senza dubbio, la Chiurri vince sempre a mani basse.

E ovviamente, parlando di impegno, non possiamo non citare la mitica e iconica Vivienne Westwood che, assieme al marito Andreas Kronthaler, ha sfilato in prima persona per l’ultima collezione di AK for VW (Andreas Kronthaler for Vivienne Westwood). I due hanno deciso di presentare la nuova linea di abiti attraverso uno short movie in cui, all’interno di un’ambientazione asettica, i protagonisti recitano delle poesie. La collezione, pensata in realtà già prima dell’arrivo del Covid, è un inno alla salvaguardia del nostro pianeta. Non solo per l’impiego di materiali rigorosamente riciclabili, ma anche per

Vivienne Westwood

il motto di cui si fa portavoce, invitando ad una moda più consapevole e con meno sprechi, in cui a contare è la sola qualità a discapito della quantità.

Come sempre, le suggestioni punk e rock sono l’elemento distintivo della cifra stilistica del brand, in cui corsetti e calze a rete si alternano a maglie da rugby oversize e a spalline imbottite. Naturalmente, gli accessori sono solo XXL.

Una collezione della quale sarà impossibile non innamorarsi (come tutte quelle della regina del punk e dell’irriverenza). Applausi, applausi, applausi.

Il terzo posto del nostro podio, invece, se lo aggiudica Balmain che tra l’omaggio al celebre fondatore del brand e il lancio della nuova collaborazione con Apple ha lasciato tutti a bocca aperta.

Atmosfera futurista, con maxi schermi che riprendevano gli “invitati digitali”, musica a effetto e discorsi provenienti direttamente da Pierre Balmain. Una scelta simbolica che vuole segnare un nuovo inizio. Il fondatore della maison, infatti, rispecchia perfettamente i canoni di una ripartenza tanto culturale quanto economica, avendo lanciato il suo brand durante il tragico dopoguerra e avendo condotto in pochissimo tempo Parigi a nuova capitale della moda europea.

E la collezione che ha presentato Olivier Rousteig è un mix fra classico e moderno, fra tonalità fluo all’avanguardia e spalline dal sapore retrò degli anni Ottanta. Quasi come a voler suggerire di saper guardare al futuro con coraggio, senza mai dimenticarsi dei maestri del passato.

Il futuro a cui ammicca il direttore creativo diviene emblematico anche nella collaborazione con il colosso del tech, con cui ha lanciato Signature, l’innovativa piattaforma streaming di contenuti musicali.

Curata dallo stesso Rousteig, assieme agli editori di Apple Music, la piattaforma si basa proprio sui temi dell’identità e dell’appartenenza – nella playlist troviamo nomi come Depeche Mode e The Weeknd –, che oggi tornano ad occupare un ruolo cruciale nel dibattito contemporaneo.

Insomma una Fashion Week che ci ha dimostrato ancora una volta come la moda può farsi portavoce del momento storico che viviamo e, allo stesso tempo, gettare le basi per una nuova ripartenza.

di Francesca Polici per DailyMood.it

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MFW SS21

Tutto il meglio della Milano Fashion Week

Polici Francesca

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Proprio come era successo (almeno in parte) a febbraio, anche quest’ultima edizione della Milano Fashion Week si è svolta all’insegna del digitale. Ma non per questo è stata meno entusiasmante. Al contrario, i designers si sono superati nell’immaginare un nuovo futuro per la moda e sono riusciti a presentare delle collezioni per la primavera estate 2021 davvero sublimi.

Tra le prime masion ad aprire la settimana della moda milanese, c’è stata Fendi che ha portato in passerella una collezione estremamente sofisticata. Capi destrutturati che si reggono in bilico su dei contrasti capaci di donare quel tocco di eleganza, tipico del brand, che non ha pari. Non solo. Gli abiti e i completi proposti giocano sull’unisex e in passerella abbiamo visto uomini e donne di tutte le età. Quasi come se la moda volesse farsi monito di un messaggio di uguaglianza.

Dolce & Gabbana, invece, era uno di quelli più attesi, nonché una delle punte di diamante di questa ricchissima Fashion Week. Emozionante il ricordo del maestro Ennio Morricone, sulle cui note si è aperta la passerella del geniale duo della moda.

Naturalmente, anche in questa collezione ritroviamo l’amore per la Sicilia, dalle ceramiche di Caltagirone ai tipici carretti siciliani. Capi fatti di eccessi, in cui il patchwork è il segno distintivo e si mischia con dettagli in plastica che si sposano perfettamente con inserti di pizzo e seta. È un continuo giocare con la texture degli abiti. Un gioco abile a cui siamo stati a lungo abituati dagli stilisti. Non c’è nessun elemento innovativo in questa collezione, i codici e le forme sono sempre gli stessi, ma non perdono mai l’enorme carica espressiva di sempre.

E se diventa necessario ripensare e riscrivere il futuro, ovviamente il rapporto uomo-macchina diventa una tematica centrale. Ed è proprio su questo che si incentra la nuova collezione di Prada. L’idea nasce durante il lockdown, in cui Miuccia Prada ha iniziato a guardare con sempre maggior interesse alla tecnologia, intesa come strumento essenziale per unire le persone e permettere loro di condividere quel difficile momento.

E allora eccoci in una dimensione futuristica, in cui uno studio televisivo minimalista sovrasta la scena. Una cornice ideale per esaltare l’asimmetria dei capi, ponendo l’accento su un design estremamente ardito.

Se Prada ha scelto il minimal futurista, Etro al contrario ha deciso di puntare tutto sull’oversize, specie per quanto riguarda gli accessori, e sui colori. La nuova collezione è un chiaro omaggio alla cultura e alla bellezza mediterranea, con completi che strizzano anche un po’ l’occhio alla moda dei “formidabili anni” Sessanta e Settanta.

Stupefacente la collezione di Versace. Sarà che la location era ricca di suggestioni (con un’accuratissima ricostruzione di rovine greco-romane”) e sarà che il contrasto, specie cromatico, era ancora più lampante. Fatto sta, che Versace si è davvero superato. Balze xxl, optical e code inedite, sono solo alcuni dei dettagli che rendono questa collezione assolutamente irresistibile.

E poi abbiamo assistito allo show del grande genio… Noi possiamo pure avere il debole per Jeremy Scott (anche se, d’altronde, chi non ce l’ha?), ma questa volta ha raggiunto davvero l’apice. Sì, perché l’irriverente e coraggiosissimo direttore creativo della maison ha deciso di presentare la sua collezione attraverso un video in cui a sfilare erano delle marionette (indimenticabile la fedelissima riproduzione di Anna Wintour). Esattamente come lo show che ha messo in piedi, tutta la nuova collezione pensata per la prossima PE2021 è un mix tra vintage e modernità, con alcune delle migliori suggestioni della moda degli anni Cinquanta (che riecheggiano anche nell’ambientazione).

Che si ami o no, Moschino è senza dubbio il brand che più di chiunque altro riesce sempre a cogliere gli umori del tempo e trasformarli in carica espressiva, a farne sperimentazione artistica. Scott, con enorme maestria e acume, lancia continuamente spunti di riflessione, provocazioni, e lo fa lasciando tutti a bocca aperta. Chapeau!

E chiudiamo il meglio di questa Milano Fashion Week con due giganti: Armani e Valentino.

Il primo, come sempre, portavoce di un’eleganza senza tempo, in cui il classico si arricchisce di piccoli e preziosissimi dettagli. D’altronde, re Giorgio è sempre re Giorgio.

Il secondo, invece, con l’immediatezza che lo contraddistingue ha presentato degli abiti pensati su misura per una donna determinata, pragmatica e dall’estro sofisticato ma irriverente. Tra le migliori collezioni di sempre.

Insomma, un’edizione che ha certamente superato ogni aspettativa.

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MFW SS21

L’attitudine tribale della moda targata Bartolotta&Martorana

T. Chiochia Cristina

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Una vera e propria attitudine tribale, quella proposta da Bartolotta&Martorana per la spring/summer 2021.

Un digital fashion show che è anche un traguardo per i due designer: un po’ gipsy un po’ tribale, si perde in bellissimi tessuti e colori con naturalezza e decori sontuosi, ricchi e colorati come una vera e propria attitudine “fusion”, vero e proprio mood in passerella per questa Milan Fashion Week.

Un dialogo con l’artigianalità, come qualcosa di prezioso che vale la pena di esprimere, proposto dalla moda di Bartolotta&Martorana, come un’opera d’arte. Sostanzialmente infatti, realizza un dialogo che parte dal taglio alla logica delle cuciture che quasi irrompono pero’ nei colori, dove si riesce quasi a cogliere il “sentimento della bellezza”, in sintonia con la personalità di chi la indossa.

Una collezione che si fa scegliere per i materiali che utilizza, insomma, come una vera attitudine tribale che va oltre la houtecoutre e il made in italy, attraverso in particolare, un materiale come il tulle.

Un tulle che viene lavorato quasi ad impreziosire la donna che lo indossa. Creato filo a filo come un accumulo di luce, intrecciato in modo molto aperto e creando in questo modo, quasi una rete che diventa trasparente lucida o opaca secondo l’abito realizzato. Un materiale reso cosi dinamico, che il corpo di chi lo indossa “scorre”, quasi scivola in abiti complessi, posandosi come una nuvola anche se complesso e geomatrico. Si usa quindi un linguaggio nuovo , dove i designer scelgono il materiale in modo dinamico, non trascurando anche altro: oggetti quali cinture o cuciture a vista e drappeggi ed inserti; indagando sempre’ pero’ il tema del colore nel capo ma anche nella luminosita’ della pelle di chi lo indossa, come trasparenza riflessa della luce.

Plasticita’ ed elesticita’ tribale dei capi che estrapolano, interpretano ma mai stravolgono il tessuto di cui sono fatti gli abiti dai colori decisi: come desiderio di tornare a qualcosa di puro. L’operazione è particolarmente interessante per vari aspetti: quasi una sorta di “rappresentazione” dell’abito che viene indossato, che crea quasi uno spazio scennico attorno a chi lo indossa.

La donna “circondata” dal suo abito,insomma, che diventa una seconda pelle sia della sua personalita’ che del suo movimento nello spazio.

Una donna giocosa, proiettata al futuro che indossa , non veste. Restituendo un po’ il tema del viaggio dell’essere femminile al giorno d’oggi, la collezione presentata a Milano, è ricca comunque di volant, applicazioni su abiti dal taglio impeccabile, veli, abiti quasi bomboniere: una donna esploratrice delle varie materie e consistenze dell’abito che indossa tra luce e colore.

Il taglio rimane comunque elemento di confezione imprescindibile, che costruisce la caratteristica primaria della struttura dell’abito , scompaginando tutto pero’ quando viene indossato.

Concludendo quindi ecco che l’abito diventa specchio, forma e geometria del corpo femminile, con un intervento creativo e materico evocativo. per una vera attitudine tribale.

di Cristina T. Chiochia per DailyMood.it

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