Connect with us

Eventi

Fragiacomo è sponsor del documentario e della mostra dedicata a Jim Marshall

DailyMood.it

Published

on

L’eleganza timeless della maison si fà simbolo degli scatti senza tempo del grande fotografo del rock

Fragiacomo porta in Italia il documentario e la mostra dedicata al fotografo Jim Marshall. In occasione dei 10 anni dalla scomparsa dell’artista statunitense, il Gruppo ha scelto di divenire sponsor dei due eventi volti a celebrare la sua vita e l’opera indimenticata attraverso una retrospettiva che raccoglie alcuni dei suoi scatti più famosi, e indaga il rapporto contraddittorio con la sua stessa vita, spesso emulativa di quella delle grandi star del rock che ha ritratto. Contraddittorio come potrebbe sembrare il legame tra l’animo ribelle di Jim Marshall e lo stile formale di Fragiacomo, legati invece a doppio filo da un concetto comune: l’essenza timeless.

Senza tempo. Come le leggende della musica mondiale che Jim Marshall ha ritratto nelle sue fotografie tra gli anni ’60 e ’70, come Neil Young, Janis Joplin, Bob Dylan, Jim Morrison, Led Zeppelin, The Beatles, passando per i backstage di eventi musicali impressi nella storia come quello di Woodstock. Senza Tempo. Come l’eleganza Made in Italy che distingue Fragiacomo dal 1956, nella creazione di calzature fatte a mano per uomo e donna realizzate con i tessuti più pregiati dai maestri artigiani in Veneto e Lombardia

Il documentario Show Me The Picture: The story of Jim Marshall arriverà nelle sale italiane per un evento cinematografico il 2, 3 e 4 marzo in collaborazione con Zenit Distribution, mentre la mostra, attualmente in scena al Royal Albert Hall di Londra, sarà allestita all’interno dello spazio FC – Facciamo cose in zona città Studi a Milano dal 4 al 29 marzo, per poi volare a New York per un’altra tappa della retrospettiva.

In occasione dell’inaugurazione della mostra in Italia, Fragiacomo ha scelto di celebrare l’evento con un vernissage, alla presenza dei rappresentanti dell’azienda coinvolti nel progetto. All’interno dello spazio, a ogni opera sarà affiancato un modello dell’archivio o delle ultime collezioni Fragiacomo più rappresentativo del concetto di timeless.

0 Users (0 voti)
Criterion 10
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading
Advertisement
Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

15 + dodici =

Eventi

Faces of Frida: una mostra virtuale per conoscere a fondo l’artista messicana

Published

on

Un’esperienza totalmente immersiva tra le opere e nei luoghi di vita di una donna e artista tra le più conosciute e affascinanti del Novecento, la messicana Frida Kahlo. Di lei si sa praticamente tutto, vita, opere, amori, pensiero… ma chissà perché sfugge sempre qualcosa. Forse è arrivato il momento di conoscerla a fondo, grazie a Faces of Frida (https://artsandculture.google.com/project/frida-kahlo), una retrospettiva digitale messa in piedi da Google Arts & Culture, la piattaforma-museo virtuale che riunisce milioni di opere d’arte e contenuti multimediali visibili in alta risoluzione. E la mostra dedicata all’artista messicana è una di queste, con 800 opere più fotografie di oggetti personali, lettere, abiti… Un progetto di ampio respiro che ha coinvolto ben 33 musei di sette nazioni. E tra le funzioni più interessanti, il tour virtuale della sua casa realizzabile grazi a Google Street View, che permette di entrare ed esplorare proprio il luogo più “sacro” e iconico, quella Casa Azul (casa blu) che il marito, il pittore Diego Rivera, regalò a Frida nel centro di Coyoacán, a Città del Messico, dove l’artista nacque e trascorse praticamente tutta la vita. Casa che Rivera regalò alla municipalità quattro anni dopo la morte della Khalo, avvenuta nel 1954, all’età di 47 anni, trasformata nel Museo Frida Khalo e che oggi raccoglie non solo le sue opere, ma anche quelle dello stesso Rivera e di molti artisti loro amici, tra i quali Paul Klee, Yves Tanguy, Marcel Duchamp. Ecco allora la cucina, il bagno con la vasca piastrellata e con i famosi corsetti che Frida era costretta a indossare a causa dei suoi problemi invalidanti alla schiena, appesi a ganci e attaccapanni. Il giardino pieno di piante e colori, la sua camera e i tanti oggetti a lei appartenuti.

E poi le sue opere, così note, così conosciute che mostrano la sua visione artistica, catartica, un varco per entrare nella sua psiciologia e nell’enorme sofferenza fisica che le numerose operazioni chirurgiche le inflissero. I quadri si possono esplorare attraverso percorsi tematici, tutti contestualizzati e tutti ampiamente commentati e descritti, dalle tecniche pittoriche utilizzate alla descrizione dei dettagli, anche i più piccoli. E ovviamente, grazie alla funzione zoom si può quasi “entrare” in ciascuno, osservando la singola pennellata o il particolare che sicuramente una visione classica ha lasciato sfuggire. Insomma, dopo la visione di Faces of Frida probabilmente potrete dire di conoscere a fondo l’artista, la sua vita, il suo amore per Rivera, la sua casa, il suo pensiero e la sua concezione dell’arte.

di Maria Maccari per DailyMood.it

 

 

0 Users (0 voti)
Criterion 10
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading

Eventi

“My name is Francesca”- La socialita’ artistica alternativa ai tempi del lockdown

DailyMood.it

Published

on

“My name is Francesca” è il titolo della mostra curata da Francesca Interlenghi che porta in scena fino al 16 aprile “on line” la time-base art di Francesca Fini, Francesca Leoni e Francesca Lolli.

La mostra sarà affiancata da un programma di interviste in streaming rilanciate dal canadese The Social Distancing Festival, diretto da Nick Green, un festival nato come aggregatore di eventi di “socialità alternativa” ai tempi del lockdown.

My name is Francesca” è la mostra che fino al 16 aprile raccoglie nello spazio di una galleria virtuale  mynameisfrancesca.com  – i lavori di tre artiste contemporanee: Francesca Fini, Francesca Leoni e Francesca Lolli. Una mostra inedita curata da Francesca Interlenghi, autrice, curatrice indipendente e docente di Storia del Costume e della Moda da sempre interessata alla contaminazione dei linguaggi espressivi che intende affermare anche una “socialità artistica alternativa”: il programma di interviste streaming (sempre alle ore 17) sarà rilanciato dal festival canadese The Social Distancing Festival.

Per tutto il tempo della durata della mostra, lo spettatore avrà libero accesso alla galleria e potrà immergersi in un percorso variegato e articolato che si presenta come un dialogo serratissimo tra le diverse tematiche care alle artiste: il delicato equilibrio tra pubblico e privato, tra uomo e donna, tra eterno ed effimero (Francesca Leoni), il conflitto di genere e la questione politica dell’arte (Francesca Lolli), la tecnologia come arma femminile, la distorsione della bellezza e il cyborg (Francesca Fini).

Tre donne. Tre storie di resilienza. Tre approcci vitalistici all’arte che però si muovono nel comune campo delle arti cosiddette time-based, ovvero la performance art e la video arte, forme espressive che utilizzano e manipolano il tempo, a differenza di quelle “senza tempo” come scultura e pittura. Un’espressione artistica questa, nella quale la presenza di protagoniste al femminile è sempre più fitta: là dove le attività si fanno più estrose e mobili, legate all’agilità della mente, il lavoro femminile infatti aumenta in presenza.

Il titolo della mostra “My name is Francesca – afferma Francesca Interlenghi – vuole giocare ironicamente  proprio sul tentativo surrealistico di suggerire un legame fatale tra il nome e la damnatio artistica delle tre protagoniste. Si può trovare una connessione ideale tra una generazione, quella ampia che negli anni 70 e 80 ha chiamato le figlie Francesca, e la diffusione capillare, soprattutto tra le donne artiste, delle arti time-based? Possiamo distillare tutto questo in una saporita metafora generazionale del nostro Paese?”

La risposta sta in una galleria virtuale suddivisa in 5 stanze tematiche (Femmineo – Identità – Archetipi – Grande Madre – Inediti) popolate e animate da video-installazioni, testi, suoni ed azioni performative in live streaming espressioni della natura ibrida dei lavori delle tre artiste.

Se si considera nel suo complesso il Novecento, ben raro è l’apporto delle donne nell’arte, non assenti ma comunque in netta minoranza. Ad andare in scena nella stanza del “Femmineo” così, è un nuovo femminismo che mira a scardinare il potere di genere. Quale il senso dell’Identità al tempo di una società liquida ? E’ la domanda cui  invece danno risposta le tre artiste nella seconda stanza.

Amore, altruismo, coraggio, valore trovano una audace stilizzazione visiva nella stanza dell’ “Archetipo”. La tensione creativa delle tre performer si sposta infine alla rappresentazione della Grande Madre (la grande forza generatrice che ricostruisce l’apparente molteplicità in Harmonia) e ad un serie di Inediti. L’ultima stanza.

Alla mostra sono affiancati cinque appuntamenti streaming su FB @mynameisfrancesca

Giovedì 26 marzo, ore 17 – La touch art al tempo del non contatto. Francesca Interlenghi intervista  le artiste Francesca Fini e Paola Michela Mineo.

Venerdì 27 marzo, ore 17 – Francesca Interlenghi intervista Francesca Lolli che presenta il suo film “Nostra Signora del Silenzio”. ll film liberato da password lo stesso giorno sarà fruibile in rete il 27-28-29 marzo.

Sabato 28 marzo, ore 17 – Francesca Interlenghi intervista in diretta streaming sulla pagina FB @mynameisfrancesca Francesca Lolli e Alice Spito, la sua attrice d’elezione.

Sabato 4 aprile, ore 17 – Performance corale delle 3 artiste in diretta streaming su FB rilanciata anche dal canadese The Social Distancing Festival, diretto da Nick Green, un festival nato come aggregatore degli eventi di “socialità alternativa” organizzati in seguito alla pandemia Coronavirus. https://www.socialdistancingfestival.com/live-streams/art-my-name-is-francesca-500pm-gmt-1

Lunedì 6 aprile, ore 17 – La morte nera, il contagio, la metafora della pestilenza. Francesca Interlenghi intervista lo psicoterapeuta Enrico Pozzi

Giovedì 16 aprile, ore 17 – Finissage e prosecco streaming

 

0 Users (0 voti)
Criterion 10
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading

Eventi

Il mood degli scrittori: K come Kafka alla Fondazione Prada

T. Chiochia Cristina

Published

on

Dal 21 febbraio al 27 luglio 2020 ha luogo, presso la Fondazione Prada di Milano, la mostra “K”: un percorso emozionale tra arte, musica e cinema che va oltre il mood degli scrittori, celebrando Franz Kafka e la sua letteratura a 360 gradi.
Il curatore l’ha definita “trilogia della solitudine“, facendo riferimento ai suoi romanzi incompiuti.

Si tratta di una mostra che si apre con l’opera di Martin Kippenberger, dal titolo suggestivo The Happy End of Franz Kafka’s “Amerika”: un quadrilatero nello spazio del Podium allestito come se ci si trovasse dentro il libro “America, ovvero il Disperso“, romanzo giovanile dello scrittore, proprio durante il colloquio di lavoro presso il Teatro di Oklahoma, che offre lavoro a tutti. Una serie colorata e vivace di sedute, circondate da un’atmosfera surreale da capo sportivo americano, alla ricerca del colloquio di lavoro perfetto.

In sala Cinema invece, entra in gioco il libro “Il processo” attraverso il celebre film di Orson Welles The Trial con Anthony Perkins ed Elsa Martinelli. In questo concept cinematografico ritroviamo il vero senso del mood degli scrittori, ovvero far propria l’esperienza espositiva ed artistica attraverso un’opera cinematografica che ripropone la suggestione letteraria raccontando la storia mediante la pellicola.

Chiude il percorso, l’ascolto dell’album di musica elettronica The Castle dei Tangerine Dream presso la sala Cisterna. Una sorta di locus amoenus fatto di sedute colorate gonfiabili, sostanzialmente neutre rispetto all’esperienza artistica proposta a chi entra, in cui la musica diventa evento “luminoso” dal grado sostanzialmente dispersivo, grazie alle stanze illuminate solo da finestroni e feritoie. Qui l’infinitamente piccolo di chi entra viene comparato all’infinitamente grande del luogo che lo ospita, esattamente come nel libro “Il Castello” di Kafka perché, come diceva l’autore, “tra i contadini e il castello non c’è nessuna differenza “.

Udo Kittelmann compie un piccolo miracolo: attraverso la scelta di questa trilogia, il curatore indaga la natura della narrativa di Kafka, contemporanea e da sempre nemica di se stessa: “Velenosa” al suo stesso autore e nociva, ma viva e nuda più che mai, come la realtà che si racconta. Esplorare, attraverso l’arte, la musica e il cinema, questo nuovo “mood”, che chi scrive definisce “degli scrittori”, offre un innovativo punto di vista anche in questo contesto. Rende visibili e palpabili le sensazioni dei libri che racconta, non con allusioni fini a se stesse, ma attraverso interpretazioni che da soggettive, diventano universali, note, partecipate.

In particolare, l’installazione di Martin Kippenberger, artista tedesco morto nel 1997, The Happy End of Franz Kafka’s “Amerika” del 1994, riesce a mettere a nudo il mood stesso degli scrittori, tanto utilizzato in questo periodo, rendendolo davvero attuale e partecipato. Proponendo la suggestione del posto fisso nel “grande teatro del mondo”, attraverso una serie immaginaria di scrivanie e sedute per intervistato ed intervistatore del colloquio. È come se l’arte di Kippenberger entrasse nell’arte del mondo contemporaneo e la dilatasse grazie allo spazio del Podium presso Fondazione Prada. Tavoli e sedie diventano “umani”, significante e significato un tutt’uno e gli arredi una sorta di testimonianza diretta della precarietà del mondo di oggi.

di Cristina T. Chiochia per DailyMood.it

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

 

0 Users (0 voti)
Criterion 10
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading

Trending