Cine Mood
Frozen 2 – il segreto di Arendelle. La fiaba Disney diventa epica
Se avete una bambina saprete già quello di cui stiamo parlando. Se ne avete due, lo saprete all’ennesima potenza. Il problema si pone se avete un maschietto e una femminuccia: perché il primo, da anni, sarà stato “costretto” a vedere decine di volte Frozen, e ad assimilare – quasi per osmosi o qualcosa di simile – Let It Go e le altre canzoni. Ora, che siate papà e mamme di maschietti o femminucce, è arrivato finalmente l’atteso momento di Frozen 2 – Il segreto di Arendelle, il sequel di uno dei più riusciti e fortunati casi nel mondo dell’animazione. Ed è un film che, provare per credere, piacerà da morire anche ai maschietti.
Frozen 2 – Il segreto di Arendelle, nelle nostre sale dal 27 novembre, ha il difficile compito di dare un seguito a una storia perfetta come quella di Frozen. Una storia che, a prima vista, sembrava anche autoconclusiva, cioè compiuta nell’arco narrativo del primo film. Per farlo Jennifer Lee e Chris Buck ci riportano per un attimo indietro nel tempo, quando Elsa e Anna sono ancora bambine. La mamma e il papà raccontano loro di un bosco incantato, nell’estremo nord, dove il padre e il nonno delle due principesse si erano recati per incontrare il popolo locale e per costruire una diga. Ne era uscita una battaglia: i rappresentanti di Arendelle erano stati attaccati e il papà di Elsa e Anna aveva rischiato la vita, ma era stato salvato da qualcuno. Tornati al presente, vediamo Elsa, regina di Arendelle, alle prese con un richiamo, una voce che arriva da lontano. E decide che è là, in quel bosco, che deve andare per scoprire il suo passato, la sua natura e anche il segreto del suo dono.
Lo chiamiamo così: un dono. Perché il potere magico di Elsa, quello di trasformare in ghiaccio qualsiasi cosa a ogni suo tocco, in Frozen 2 – Il segreto di Arendelle, più che come una maledizione o una condanna, com’era visto nel primo film, è inteso come una dote, un superpotere. Elsa, consapevole di sé e del suo dono, è in grado di controllarlo, di giocarci come di spingerlo al massimo della potenza per affrontare le imprese più ardite, le nuove sfide che la vita le chiederà. “Abbiamo sempre pensato che i suoi poteri fossero troppo per questo mondo. Ora dobbiamo sperare che bastino”. È una frase che sintetizza il cambio di prospettiva del nuovo film. Un’Elsa sempre più supereroe, invece che principessa soggetta a un incantesimo: è questa la nuova veste (con delle novità anche a livello grafico) di uno dei personaggi più amati dell’universo Disney, l’unica in grado di competere con le protagoniste del passato. Ma in Frozen 2 c’è spazio anche per Anna, la principessa senza poteri ma con un grande cuore, un grande coraggio e, cosa che ce la fa amare sempre di più, ironia e sense of humour. Il sequel di Frozen è anche il suo film, e la vede diventare un personaggio sempre più sfaccettato e a tutto tondo.
E poi c’è anche Olaf, il pupazzo di neve vivente che è diventato un personaggio amatissimo da tutti, bambini e bambine. Nel nuovo film ha sempre il ruolo di “clown”, di personaggio comico che riesce ad alleggerire una storia che assume tratti anche drammatici. In più, a metà film (ma aspettate ad uscire dalla sala e guardate tutto fino alla fine dei titoli di coda) è il protagonista assoluto di un assolo inedito, in cui riassume la trama del film precedente, riuscendo anche a far passare un’autoironico messaggio sul modo di costruire le storie della Disney. Frozen 2 è più film in uno: comicità slapstick quando c’è in scena Olaf, commedia romantica quando i riflettori sono su Anna e Kristoff. E, ovviamente, epica e fantasy quando al centro c’è l’eroina Elsa. Frozen 2, che per questo può piacere a un pubblico molto vasto, rispetto al primo film è ancora più epico, e certi momenti, a livello visivo, sono degni dei migliori capitoli del cinema fantasy più adulto, quello girato in live action. La colonna sonora ce la mette tutta, a volte anche esagerando, per tenere il passo di quella del primo film, ma in questo senso il film fatica un po’.
Il team che ha lavorato a Frozen 2 – Il segreto di Arendelle è insomma riuscito non solo nel dare un degno seguito a uno dei successi più clamorosi del cinema di animazione degli ultimi anni, ma anche a creare un film incredibilmente maturo. Un film che è anche ben piantato nei tempi che stiamo vivendo e anche nella storia americana. Le nuove avventure di Elsa e Anna sono infatti un grande racconto di empowerment femminile (quasi un must nella Hollywood di oggi) e una storia che raccoglie le istanze legate all’ambiente, per come fa muovere i personaggi in una terra in cui ognuno dei quattro elementi è qualcosa di vivente e in grado di comunicare con noi, e dirci che forse stiamo sbagliando qualcosa. Ma in quel rapporto tra Arendelle e il popolo con cui si trova a fare i conti può anche essere letto come un mea culpa degli Stati Uniti verso i nativi americani, un tentativo di chiedere in qualche modo scusa. Sono tutti sottotesti che in un film meno banale di quello che sembra vanno tenuti in conto. Ma quello che importa davvero, alla fine, è che le vostre bambine lo adoreranno. E sì, potete portarci anche i maschietti.
di Maurizio Ermisino per DailyMood.it
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- In Walt Disney Animation Studios’ “Frozen 2, Anna (voice of Kristen Bell) and Olaf (voice of Josh Gad) venture far from Arendelle in a dangerous but remarkable journey to help Elsa find answers about the past. From the Academy Award®-winning team—directors Jennifer Lee and Chris Buck, producer Peter Del Vecho and songwriters Kristen Anderson-Lopez and Robert Lopez, Walt Disney Animation Studios’ “Frozen 2” opens in U.S. theaters on Nov. 22, 2019. ©2019 Disney. All Rights Reserved.
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- In Walt Disney Animation Studios’ “Frozen 2, Elsa, Anna, Kristoff, Olaf and Sven journey far beyond the gates of Arendelle in search of answers. Featuring the voices of Idina Menzel, Kristen Bell, Jonathan Groff and Josh Gad, “Frozen 2” opens in U.S. theaters November 22.©2019 Disney. All Rights Reserved.
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- In Walt Disney Animation Studios’ “Frozen 2, Elsa encounters a Nokk—a mythical water spirit that takes the form of a horse—who uses the power of the ocean to guard the secrets of the forest. Featuring the voice of Idina Menzel as Elsa, “Frozen 2” opens in U.S. theaters November 22. ©2019 Disney. All Rights Reserved.
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- INTO THE UNKNOWN — Magical and larger than life, Elsa is the perfect mythic character—but she can’t help but wonder why she was born with powers. Meanwhile, Anna is the perfect fairytale character—unflappable and forever the optimist. What truths about the past await Elsa and Anna as they venture into the unknown to an enchanted forest far from Arendelle? Featuring Idina Menzel as the voice of Elsa, and Kristen Bell as the voice of Anna, Walt Disney Animation Studios’ “Frozen 2” opens on Nov. 22, 2019. © 2019 Disney. All Rights Reserved.
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- KING AGNARR – The son of King Runeard, King Agnarr is married to Queen Iduna, and is Anna and Elsa’s father. King Agnarr loves his family, and would do anything to ensure his daughters’ wellbeing and safety. Alfred Molina lends his voice to King Agnarr. From the Academy Award®-winning team—directors Jennifer Lee and Chris Buck, producer Peter Del Vecho and songwriters Kristen Anderson-Lopez and Robert Lopez—Walt Disney Animation Studios’ “Frozen 2” opens in U.S. theaters on Nov. 22, 2019. © 2019 Disney. All Rights Reserved.
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- BRUNI – Curious and cute, this salamander inhabits the Enchanted Forest. Though shy at first, Bruni can’t help but be drawn to Elsa’s icy magic and enjoys the cool snowflake treats she creates. From the Academy Award®-winning team—directors Jennifer Lee and Chris Buck, producer Peter Del Vecho and songwriters Kristen Anderson-Lopez and Robert Lopez—Walt Disney Animation Studios’ “Frozen 2” opens in U.S. theaters on Nov. 22, 2019. © 2019 Disney. All Rights Reserved.
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- (From Left to Right) HONEYMAREN – A member of the Northuldra, Honeymaren is a true free spirit and wants nothing more than to bring peace to the enchanted forest. She is bold and brave, with a reverence for the magic of nature. Rachel Matthews provides the voice of Honeymaren. RYDER – Eager and fun, Honeymaren’s brother Ryder embraces life with optimism. Ryder’s love of reindeer might just rival Kristoff’s – but unlike Kristoff, Ryder has never roamed the great plains outside of the Enchanted Forest. He longs to embrace the world and venture beyond the magical mist. Jason Ritter lends his voice to Ryder. YELANA – The unspoken leader of the nomadic Northuldra. She is fiercely protective of her family and community but is known to soften when people show an understanding of nature and their environment. Martha Plimpton was called on to bring Yelana to life. Walt Disney Animation Studios’ “Frozen 2” opens in U.S. theaters on Nov. 22, 2019. © 2019 Disney. All Rights Reserved.
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- EPIC STORY – In Walt Disney Animation Studios’ “Frozen 2,” Queen Iduna (voice of Evan Rachel Wood) and King Agnarr (voice of Alfred Molina) share an epic story with Young Anna (voice of Hadley Gannaway) and Young Elsa (voice Mattea Conforti) about an enchanted forest and the potential danger that lingers. “Frozen 2” opens in U.S. theaters on Nov. 22, 2019. © 2019 Disney. All Rights Reserved.
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- ENCHANTED FOREST — In Walt Disney Animation Studios’ “Frozen 2,” Elsa (voice of Idina Menzel) finds herself in an enchanted forest that is surrounded by a mysterious and magical mist. “Frozen 2” opens in U.S. theaters on Nov. 22, 2019. © 2019 Disney. All Rights Reserved..
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- FROZEN 2 – In Walt Disney Animation Studios’ “Frozen 2, Elsa, Anna, Kristoff, Olaf and Sven journey far beyond the gates of Arendelle in search of answers. Featuring the voices of Idina Menzel, Kristen Bell, Jonathan Groff and Josh Gad, “Frozen 2” opens in U.S. theaters November 22. © 2019 Disney. All Rights Reserved.
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- In “Frozen 2,” Elsa is grateful her kingdom accepts her and she works hard to be a good queen. Deep down, she wonders why she was born with magical powers. The answers are calling her, but she’ll have to venture far from Arendelle to find them. Featuring the voices of Idina Menzel, Kristen Bell, Jonathan Groff and Josh Gad, Walt Disney Animation Studios’ “Frozen 2” opens on Nov. 22, 2019. © 2019 Disney. All Rights Reserved.
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- Trusted reindeer Sven and curious snowman Olaf (voice of Josh Gad) are up for an adventure in “Frozen 2.” They join Kristoff, Anna and Elsa on a journey into the unknown in search of answers about the past. From the Academy Award®-winning team—directors Jennifer Lee and Chris Buck, producer Peter Del Vecho and songwriters Kristen Anderson-Lopez and Robert Lopez—Walt Disney Animation Studios’ “Frozen 2” opens in U.S. theaters on Nov. 22, 2019. © 2019 Disney. All Rights Reserved.
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- Magical and larger than life, Elsa is the perfect mythic character—but she can’t help but wonder why she was born with powers. What truths about the past await Elsa as she ventures into the unknown to the enchanted forests and dark seas beyond Arendelle? Featuring Idina Menzel as the voice of Elsa, Walt Disney Animation Studios’ “Frozen 2” opens on Nov. 22, 2019. © 2019 Disney. All Rights Reserved.
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- FAMILIAR FACE — In Walt Disney Animation Studios’ “Frozen 2,” Anna (voice of Kristen Bell) and Elsa (voice of Idina Menzel) meet Lieutenant Destin Mattias in the enchanted forest. They recognize him from portraits in their castle as one of their father’s protectors from long ago. “Frozen 2” opens in U.S. theaters on Nov. 22, 2019. © 2019 Disney. All Rights Reserved.
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- QUEEN IDUNA loves her daughters Anna and Elsa and wants to protect them at all costs – especially from the secrets of her past. But as young Elsa’s powers and questions grow, she begins to wonder if her own past may hold the answers for her family. Featuring Evan Rachel Wood as the voice of Iduna, Walt Disney Animation Studios’ “Frozen 2” opens on Nov. 22, 2019. © 2019 Disney. All Rights Reserved.
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- LIEUTENANT DESTIN MATTIAS loyally protected his homeland of Arendelle for years. But, in doing so, he became trapped in an enchanted forest where he’s been for more than 30 years. He’s never forgotten his sworn duty to Arendelle, but the arrival of Queen Elsa and discovery that she has magical powers is just the first of many challenges to his long-held beliefs. Featuring Sterling K. Brown as the voice of Mattias, Walt Disney Animation Studios’ “Frozen 2” opens on Nov. 22, 2019. © 2019 Disney. All Rights Reserved.
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- From the Academy Award®-winning team—directors Jennifer Lee and Chris Buck, and producer Peter Del Vecho—and featuring the voices of Idina Menzel, Kristen Bell, Jonathan Groff and Josh Gad, and the music of Oscar®-winning songwriters Kristen Anderson-Lopez and Robert Lopez, Walt Disney Animation Studios’ “Frozen 2” opens in U.S. theaters on Nov. 22, 2019. ..©2019 Disney. All Rights Reserved.
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- From the Academy Award®-winning team—directors Jennifer Lee and Chris Buck, and producer Peter Del Vecho—and featuring the voices of Idina Menzel, Kristen Bell, Jonathan Groff and Josh Gad, and the music of Oscar®-winning songwriters Kristen Anderson-Lopez and Robert Lopez, Walt Disney Animation Studios’ “Frozen 2” opens in U.S. theaters on Nov. 22, 2019. ..©2019 Disney. All Rights Reserved.
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- FROZEN 2 – In Walt Disney Animation Studios’ “Frozen 2, Elsa, Anna, Kristoff, Olaf and Sven journey far beyond the gates of Arendelle in search of answers. Featuring the voices of Idina Menzel, Kristen Bell, Jonathan Groff and Josh Gad, “Frozen 2” opens in U.S. theaters November 22. © 2019 Disney. All Rights Reserved.
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Spider-Man: Brand New Day: l’Uomo Ragno entra nell’età adulta. E crescere non è facile
Published
4 settimane agoon
29 Luglio 2026
Da grandi poteri derivano grandi responsabilità. Da poteri sempre più grandi derivano responsabilità sempre più grandi. E così Spider-Man, che da 4 anni di fatto ha vissuto da solo, isolato, dedicandosi ai piccoli criminali della città, nel momento in cui si accorge che sta cambiando, dovrà capire che non potrà fare tutto da solo. E dedicarsi, come direbbe qualcuno, alle patate più grandi. Ed è solo l’inizio. È questo il senso di Spider-Man: Brand New Day, il nuovo capitolo della saga con Tom Holland protagonista nel ruolo di Peter Parker / Spider-Man, diretto da Destin Daniel Cretton (Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli), nelle sale italiane da mercoledì 29 luglio, prodotto da Sony Pictures e distribuito da Eagle Pictures. Nel cast ci sono Zendaya, Sadie Sink, Jacob Batalon, Jon Bernthal, Tramell Tillman, Michael Mando e Mark Ruffalo.
Spider-Man: Brand New Day, recita il titolo del quarto capitolo della saga con Tom Holland (nessun Uomo Ragno finora è durato di più, senza contare i film collettivi). Ed è davvero un “nuovo giorno” per Peter Parker. Combattere il crimine a tempo pieno nei panni di Spider-Man in un mondo che non si ricorda di lui — e la pressione di vedere i suoi vecchi amici andare avanti senza di lui — innesca in Peter un cambiamento che potrebbe non riuscire a controllare. Ma questa trasformazione potrebbe essere l’unica cosa in grado di fermare una nuova e sconvolgente minaccia per la città e per le persone che ama: un potente nemico impossibile da vedere. Il mondo può aver dimenticato Peter Parker, ma lui non ha dimenticato nessuno.
Spider-Man: Brand New Day è un film per nulla banale e scontato. Lo si può vedere come una storia di supereroi, certo, e questo è. Ma anche, dimenticando quello che è il “lavoro” di Peter Parker, come una storia su tutti noi. Quando vede le vite degli altri da lontano, sullo schermo di uno smartphone, senza partecipare alle loro esistenze, in fondo fa quello che facciamo in tanti, restare in qualche modo connessi solo tramite uno schermo e non dal vivo. Per alcuni è una scelta, per altri una necessità, per altri ancora l’unico modo. Per Spidey, che per proteggere MJ e i suoi amici ha chiesto a Dr. Strange di cancellare il suo ricordo, è davvero una scelta obbligata. Anche se, di tanto in tanto, prova ad avvicinarsi
Ancora, Spider-Man: Brand New Day è una riflessione sull’amore. Peter ama MJ perché lui non ha dimenticato niente, ricorda ogni momento, ogni bacio e ogni parola. Lei non sa che esiste. Ma, anche se dovesse incontrarlo, capire chi è, non potrebbe esserne innamorata perché non ricorda niente e, in fondo, non lo conosce. Questo elemento mèlo, l’impossibilità di un amore, già lanciato alla fine del terzo film, è uno dei motori della storia ed è gestito molto bene, con dei momenti struggenti. Ancora una volta parliamo di supereroi, ma con i problemi di ognuno di noi.
Ma tutto questo confluisce in quello che è il vero cuore del film. Peter Parker comincia a sentire dei nuovi poteri, delle nuove sensazioni. Ha i sensi più sviluppati, i riflessi più pronti, una nuova forza. E le famose ragnatele biologiche che spuntano dalle braccia. Ma questo lo porta anche ad avere degli istinti pericolosi, a fare delle scelte sbagliate. A volte l’ira e la violenza rischiano di sopraffarlo. E tutto questo è una metafora molto semplice. È il passaggio all’età adulta. Crescere, diventare grandi, comporta anche dei disagi, dei momenti di passaggio, un adattamento. Diventa spesso una sfida con se stessi. Ed è questo che è il racconto del nuovo film dell’Uomo Ragno. C’è una tesi che vuole che tutti e tre i film dello Spider-Man di Tom Holland siano una lunga, lunghissima origin story. E che la vera storia del supereroe cominci adesso. Probabilmente è proprio così.
Tutto questo è il cuore di una storia raccontata in modo molto originale. A partire da un cattivo che, per gran parte del film, è senza volto. O meglio, ha mille volti. È infatti in grado di trasferire la sua mente in qualsiasi corpo riesce a raggiungere. Il pericolo, così, assume continuamente sembianze diverse e per l’eroe, e anche per noi che guardiamo, è impossibile capire da dove arrivi. Con tutt’altro tono e atmosfera, questo espediente ci ha ricordato quello di un thriller degli anni Novanta, Il tocco del male, in cui, con un semplice tocco di mano o di qualsiasi parte del corpo, sulle note di Time Is On My Side dei Rolling Stone, qualcuno che era probabilmente il Diavolo passava di corpo in corpo.
Qui la risposta arriverà. E avremo anche un volto. E segnerà l’entrata in scena di un personaggio di cui non vogliamo parlarvi, perché rovinerebbe la visione del film. Quello che possiamo dirvi, perché già reso noto, è che in scena ci sono personaggi storici come Mark Ruffalo nei panni del “mite” professore Bruce Banner (che, però, come sapete, è anche Hulk…), personaggi più recenti di cui ci siamo già innamorati, come la Vedova Nera di Florence Pugh (che riceve i suoi ospiti nel suo “ufficio”, nuda in una piscina, in uno dei momenti più sexy e divertenti del film) e nuovi ingressi come Frank Castle, alias The Punisher, eroe scorretto e complementare a Spider-Man.
La costruzione di Spider-Man: Brand New Day è molto interessante, perché permette di aprire molte porte. Trame e sottotrame, ma anche i personaggi entrati in scena, fanno sì che la storia possa continuare con il quinto film di Spider-Man, che arriverà, nei film collettivi degli Avengers (il primo Avengers: Doomsday, è in uscita a dicembre, e anche in nuovi film dedicati ai vari personaggi che vediamo in scena. Il nuovo Spider-Man è un continuo crossover tra storie e mondi. Che la storia andrà avanti ce lo dice la scena post-credit, che stavolta è una sola e poco significativa. Ma quello che conta è che continuerà nei prossimi film. Grandi poteri, grandi responsabilità. Grandissimi poteri, grandissime responsabilità. E, a quanto pare, grandi film.
di Maurizio Ermisino per DailyMood.it
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Cine Mood
Couture: Angelina Jolie ci fa entrare nella maison Chanel, dove moda e vita reale si incrociano
Published
4 settimane agoon
28 Luglio 2026
Come si sfila per le varie maison di moda? Per Chanel si sfila in modo più rilassato, professionale. Per Louis Vuitton si sfila in modo più aggressivo, veloce, muovendo con forza i fianchi. È un dialogo tra alcune modelle che vediamo in scena in Couture, il nuovo film di Alice Winocour con Angelina Jolie, Louis Garrel, Vincent Lindon, Ella Rumpf e la rivelazione Anyier Anei, modella e attivista qui al suo debutto cinematografico. Vedremo il film al cinema dal 26 agosto, distribuito da Plaion Pictures.
Angelina Joline è Maxine, regista, arrivata al success con un film di vampiri. Anzi, un film su una donna vampiro che si vendica in questo modo di tutte le donne che sono state vittime nei film horror. Arriva a Parigi, chiamata dalla maison Chanel per girare il film che aprirà la sua sfilata. La moda è inutile e necessaria per lei, che si presenta vestita di nero, poco curata. Ma accetta di girare quel film. Ne ha bisogno e lo trova stimolante. Nel frattempo, però, scopre di essere malata. E la sua vita cambia. Anche la sua esperienza a Parigi acquista un altro senso. La sua storia si intreccia con quella di Ada, una modella esordiente sudanese (Anyier Anei). La maison vuole farne suo volto, ma lei non è convinta di voler fare questo nella vita. Ad aiutarla c’è una giovane truccatrice (Ella Rumpf), con il sogno di fare la scrittrice.
Couture è stato girato durante la Settimana della Moda a Parigi, nella maison Chanel, nelle sartorie dai ritmi febbrili, sui set fotografici, negli appartamenti delle modelle. I marchi e nomi sono presenti con parsimonia, ma la frenesia di quel mondo ci arriva tutta. Ci sono gli abiti e le sfilate, gli stilisti e i fotografi, le sarte e le truccatrici. Ma quello che esce è un ritratto in fondo poco glamour. Alice Winocour punta piuttosto a farci vedere il duro lavoro, i retroscena, i dubbi e le contraddizioni. Vediamo soprattutto il mondo che c’è dietro le passerelle, il ritmo di tutti i giorni. È un film che intreccia pubblico e privato. Perché mentre vediamo la grande macchina andare avanti, assistiamo a tre storie private, a loro modo drammatiche. Ci sono le paure, ci sono i dubbi, ci sono i sogni. C’è la stanchezza psicologica. E c’è quella fisica, con i pedi delle modelle che a fine giornata vanno messi nel ghiaccio.
Couture è dominato dai toni del bianco. Sono quelli degli abiti scelti per la collezione, sono quelli delle luci chiare delle sartorie, ma anche degli ambulatori dei medici e degli scarni appartamenti in cui vivono le modelle. Quello che ci arriva da Couture è un mondo della moda che non è più distante e distaccato, ma più vicino a noi. È un mondo che è allo stesso tempo incantato, ma anche molto concreto. È una delle rare volte che si ha la possibilità di viaggiare dietro le quinte, di andare oltre la passerella e le foto. Per questo Couture è una visione da non perdere. Con un finale e un sottofinale catartici e carichi di simbolismi.
In quella che è una messa in scena naturalista, in qualche modo, ma non completamente, vicina al documentario, a colpire sono le interpretazioni femminili. Angelina Jolie (qui anche produttrice) nel ruolo di Maxine è empatica, emotiva, luminosa, magnetica come non la vedevamo da tempo. Quello dell’attrice americana è un gradito ritorno. Ma brillano anche la bellezza dell’attrice africana Anyier Anei e l’intensità e l’umanità di quello di Ella Rumpf, la sognatrice del gruppo. Couture è un film da vedere. Per guardare poi la moda con altri occhi.
di Maurizio Ermisino per DailyMood.it
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Cine Mood
Sheep In The Box: Hirokazu Kore’eda ci parla di Intelligenza Artificiale e sentimenti
Published
4 settimane agoon
28 Luglio 2026
“Non siete il passato degli esseri umani, ma il futuro”. È una frase che viene detta a proposito degli automi al centro di Sheep in the Box, il nuovo film di Hirokazu Kore’eda, maestro del cinema giapponese e Palma d’Oro per Un affare di famiglia. Dopo la presentazione in Concorso al Festival di Cannes 2026, il film arriva nelle sale italiane dal 27 agosto, distribuito da Lucky Red e Bim Distribuzione. Quella del futuro degli umani, ormai evoluti in esseri di Intelligenza Artificiale era il finale di A.I. – Intelligenza Artificiale, il film di Steven Spielberg del 2001. E, come vedrete, questo film riprende proprio lo spunto del capolavoro di Spielberg, ma prendendo una strada completamente diversa.
Interpretato da Haruka Ayase, Daigo e dal giovane Rimu Kuwaki, il film è ambientato in un futuro non troppo lontano e racconta la storia di Otone e Kensuke, una coppia che, dopo aver perso il figlio, accoglie nella propria casa un robot umanoide identico al bambino scomparso. La compagnia che se ne occupa si chiama Re-Birth, rinascita, e il suo simbolo è la falena luna, una farfalla che la leggenda vuole essere portatrice delle anime dei defunti. Ma chi sono questi della Re-Birth? Avvoltoi che credono di fare fortuna sui dispiaceri altrui? O benefattori in grado di alleviarli?
A.I. – Intelligenza Artificiale, tratto da un racconto da Brian W. Aldiss, nelle mani di Spielberg era diventata la storia di Pinocchio di Collodi, con tanto di personaggi e snodi simili. Qui, per tutta la prima parte, ci sono pochi personaggi di contorno e il focus è sui genitori e il bambino. E, anche nella seconda parte, quando entrano in scena altri personaggi, sono sempre funzionali ai tre personaggi centrali. Kore’eda, qui, lascia fuori tanti dei discorsi di Spielberg, come la paura e la contestazione nei confronti degli automi, tiene a freno svolte narrative ed emotività, in modo che il pubblico possa concentrarsi sulla riflessione e sulla questione etica e morale. Non si pensa quasi mai a Spielberg durante tutta la visione del film. E questo è sicuramente un punto a favore del regista giapponese. Punti di partenza simili, svolgimenti diversi portano al risultato di due grandi film, ognuno a suo modo. C’è anche qualcosa di Blade Runner, in Sheep In The Box. È così quando si parla di ricordi. Quelli del piccolo automa sono quelli impiantati artificialmente, presi dalle foto, come per i replicanti del film di Ridley Scott.
Sheep In The Box vive su una continua dialettica – o uno scontro – tra due piani. Da un lato quello emotivo, quello che prova a immaginare il dolore di due genitori per l’aver perso un figlio e l’elaborazione del lutto. Un piano che Kore’eda mette in scena con un tono rispettoso, tenue e crepuscolare. L’altro piano è quello intellettuale, più freddo, la riflessione etica e filosofica su una tecnologia che ogni giorno diventa più avanzata, un misto di robotica e Intelligenza Artificiale. Una tecnologia che oggi può fare quasi tutto. Ma che, forse, non può colmare gli affetti, lenire i rimpianti, riparare i sentimenti.
Su due diversi piani, almeno all’inizio, vivono anche i genitori. La madre sembra essere entusiasta di avere a casa di nuovo il proprio figlio, ben consapevole di mettere in scena una finzione. Il padre è decisamente scettico: chiama il bambino automa un ‘roomba’, un evidente riferimento a un noto robot domestico, e gli dice di non chiamarlo papà – in fondo non lo è – ma ‘signore’. Credere o non credere, questo in fondo è il dilemma. Lasciarsi andare o meno. È una questione di fede. Come in tutte le cose della vita. E anche noi che vediamo il film siamo combattuti tra questi due punti di vista. Ma il dubbio è anche un altro. Come va trattato quel ‘bambino’? Come un vero figlio o come un succedaneo? Conviene stare al gioco o no? E ancora: le preoccupazioni di un genitore, nel caso di un figlio automa, devono essere le stesse di un bambino in carne ed ossa? Ma il film è un continuo porsi domande. Che siano di natura etica e filosofica o che siano proprio sullo sviluppo del racconto, il film si segue sempre con l’attenzione alta. Perché non sappiamo mai dove potrà portarci questa storia. E questo è sicuramente un pregio del film, in cui ogni svolta narrativa non è mai scontata.
“Preferisco le decisioni sofferte. Se non soffro non sono contenta”. È quello che dice, a un certo punto, la madre. Ed è chiaro che Sheep In The Box è anche un film sulla sofferenza umana. Il finale del film è inaspettato, ma, in fondo, è nella logica delle cose, e quindi perfettamente coerente con la storia. I due protagonisti si sentono spiazzati. Ma poi ci pensano, per arrivare alla conclusione che “prima o poi succede a tutti i genitori. Forse”.
di Maurizio Ermisino per DailyMood.it
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