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Castel Guelfo The Style Outlets ritorna ai mitici anni ’50!

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FABULOUS ‘50s
29 SETTEMBRE 2018, CASTEL GUELFO THE STYLE OUTLETS

Castel Guelfo The Style Outlets ritorna ai mitici anni ’50!

Special guest: Giuliano Palma live

Gonne a ruota, pois, giubbotti di pelle e brillantina. Non è un musical americano, ma… Castel Guelfo The Style Outlets! Che si prepara a salire sulla macchina del tempo per tornare ai mitici anni ’50 – gli anni del jukebox, del ciuffo a banana e del drive-in.

Sabato 29 settembre, dalle 17:00 alle 23:00, il centro ospiterà Fabulous ‘50s, una festa fatta di rock’n’roll, divertimento e buon cibo. Special guest: Giuliano Palma, interprete di successi intramontabili della musica italiana come Tutta mia la città, Messico e nuvole, o Che cosa c’è, che si esibirà live a partire dalle 21:00.

Fabulous ‘50s sarà un vero e proprio ritorno indietro nel tempo: mostra di auto d’epoca, marchin’ band in stile Dixieland, un ricco programma musicale a base di swing e rockabilly fino a vintage dj set, e poi ballerini che si scateneranno al ritmo di boogie woogie e lindy hop. A presentare la serata, Alice Balossi, food blogger e pasticcera appassionata del mondo retrò. Per entrare davvero nello spirito dei mitici fifties basterà rivolgersi a Ketty Vintage Style e Alessia Bee, hair & make up stylist, che saranno a disposizione dei visitatori per dare un tocco anni ’50 al loro trucco e parrucco.

A regalare al pubblico un ricordo indelebile della serata, ci penserà Mirko Baldini – in arte KoroDesign – che personalizzerà accessori e capi di abbigliamento con il suo aerografo, trasformandoli in vere e proprie opere d’arte.

Per l’occasione gli shop di Castel Guelfo The Style Outlets rimarranno aperti fino alle 23.
Sconti speciali attendono tutti coloro che visiteranno l’outlet.

L’ingresso è gratuito. Il programma dettagliato dell’evento è disponibile a questo link e tutti gli aggiornamenti saranno resi disponibili sui canali social di Castel Guelfo The Style Outlets.

FACEBOOK: https://www.facebook.com/CastelGuelfoTheStyleOutlets/
TWITTER: https://twitter.com/_thestyleoutlet
INSTAGRAM: https://www.instagram.com/thestyleoutlets_it/
WEB: http://castel-guelfo.thestyleoutlets.it/it

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Vedo nudo. Arte tra seduzione e censura

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Il Comune di San Benedetto del Tronto, in collaborazione con l’Associazione Culturale Verticale D’Arte e Stefano Papetti, presenta la mostra Vedo nudo. Arte tra seduzione e censura presso la Palazzina Azzurra a San Benedetto del Tronto.
L’evento espositivo nella Palazzina Azzurra che caratterizzerà l’estate sambenedettese 2019 a partire dal 7 luglio fino al 6 di ottobre, andrà a concludere la trilogia promossa dal Comune di San Benedetto del Tronto. Dopo i successi degli scorsi anni con “Uomo in mare. De Chirico, Licini, De Pisis, Warhol e i grandi maestri dell’Arte” e “Abbronzatissima. Glamour e arte all’ombra delle palme” quest’anno il tema che verrà sviluppato in mostra sarà incentrato sul nudo e sull’arte della seduzione in epoca moderna e contemporanea.
A cura di Stefano Papetti e dell’Associazione culturale Verticale d’Arte (Elisa Mori e Giorgia Berardinelli) l’esposizione, con il patrocinio del Ministero dei Beni Culturali, dell’ENIT – Ente Nazionale del Turismo, della Regione Marche, della Fondazione Marche Cultura e del Comune di San Benedetto del Tronto, Vedo Nudo. Arte tra seduzione e censura si pone come obiettivo lo sviluppo di un percorso storico artistico – ma anche concettuale – che accompagni lo spettatore a scoprire le molteplici espressioni e trasformazioni dei contenuti legati al nudo e alla sua percezione, dai primi del Novecento ai giorni nostri, ponendo al centro forme d’arte quali pittura, scultura, video installazioni, grafica e fotografia, al fine di coinvolgere il visitatore in un gioco di seduzione sottile che cresce in stretta connessione con le opere; il tutto senza mai dimenticare l’aspetto ironico, e in alcuni casi la componente di sensibilizzazione verso un tema che può anche essere identificato come controverso ma che da sempre ha stuzzicato la mente e la fantasia umana.
Le opere, che si collocano nei due piani espositivi della Palazzina Azzurra, provengono da prestigiose collezioni pubbliche e private, e da artisti affermati nell’ambito dell’arte contemporanea a livello nazionale e internazionale.

CAGNACCIO_allo_specchio

A partire dall’Estasi di Giuseppe Renda, un busto di donna in bronzo realizzato dallo scultore nel 1890, il percorso espositivo prosegue in un susseguirsi di dipinti e disegni dove figure di nudi maschili e femminili dominano la scena: dall’olio su tela Nudo femminile di Osvaldo Licini, al disegno su carta Ritratto femminile di Amedeo Modigliani, all’olio su tavola di Cagnaccio San Pietro che ritrae una donna allo specchio, passando per una Maddalena di Renato Guttuso e le ancestrali sculture della serie ‘tagli’ di Lucio Fontana per arrivare ai giorni nostri con il nudo inquietante di Oliviero Toscani per la campagna contro l’anoressia e il grande acrilico su tela di Giuseppe Veneziano, dal titolo Novecento 2009 che riprende la tradizione iconografica dell’allegoria restituendoci, in una immagine grottesca, i tratti dei protagonisti della storia del secolo scorso.
Tra gli altri artisti in mostra grande spazio è dato alla fotografia con Gian Paolo Barbieri, Piero Gemelli, Giuseppe Mastromatteo e un’opera che ritrae il noto critico Vittorio Sgarbi, e ancora il video Peep Show di Rino Stefano Tagliafierro, le ceramiche di Andrea Salvatori, le due sculture del quartetto The Bounty Killart tra le quali campeggia un inedito creato ad hoc per la mostra, Claudio Cintoli, Scipione (Gino Bonichi). Questo nel segno della continuità, pur con delle significative variazioni, in relazione ad un approccio iniziato lo scorso anno con “Abbronzatissima. Glamour e arte all’ombra delle palme” che fa leva sulle evocazioni e sull’immaginario del singolo visitatore, e sulla capacità di percezione dell’opera d’arte e dell’oggetto d’arte che vanno a modificare il significato in base all’occhio di chi li osserva e ne fruisce.

VADEMECUM
VEDO NUDO ARTE TRA SEDUZIONE E CENSURA
a cura di Stefano Papetti, Elisa Mori e Giorgia Berardinelli
7 luglio – 6 ottobre 2019
Palazzina Azzurra
San Benedetto del Tronto (AP) Via Buozzi, 14
INAUGURAZIONE sabato 6 luglio 2019 ore 18.00
Orari mostra:
7 luglio – 15 settembre 2019: tutti i giorni 18.00 – 24.00
16 settembre – 6 ottobre 2019: lunedì chiuso, mar – dom 10.00 – 13.00 e 17.00 – 20.00§

Per informazioni:
Comune di San Benedetto del Tronto, Ufficio Cultura 0735 794229
www.verticaledarte.it
www.facebook.com/VerticaleDarte
www.instagram.com/verticaledarte/
www.comunesbt.it

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David Bowie ispira l’arte della mostra Far Above The Moon. A Roma

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Here am I floating round my tin can, far above the moon”. “Eccomi fluttuare intorno al mio barattolo di latta, molto al di sopra della Luna”. Sono le celebri parole di Space Oddity, il primo successo di David Bowie, uscita nel luglio del 1969, 50 anni quasi compiuti e portati benissimo. Far Above The Moon è il titolo di una mostra d’arte dedicata al rapporto tra David Bowie e lo spazio, da un’idea di Pietro Galluzzi, organizzata alla Galleria SpazioCima, in via Ombrone 9, Roma, a un passo da Piazza Buenos Aires, ai limiti del già suggestivo quartiere Coppedè. La mostra, aperta fino a venerdì 21 giugno, è a ingresso libero, da lunedì a venerdì dalle 15 alle 19. Sono circa trenta le opere e le installazioni in esposizione in questa collettiva: ognuna particolarissima e molto personale.

Uno, nessuno, centomila Bowie

La prima cosa che balza agli occhi guardando le opere esposte, lo diciamo non da esperti d’arte, ma da appassionati del mondo del Duca Bianco, è che Bowie ha incarnato così tanti immaginari artistici e visivi, è stato così tanti personaggi e ha vissuto in così tanti mondi che ha ispirato gli artisti presenti in mostra con suggestioni estremamente diverse, portandoli in decine di direzioni. E questo, ovviamente, al di là delle tecniche e dello stile dei singoli artisti. D’altra parte, la relazione di David Bowie con lo spazio non è solo il Major Tom di Space Oddity e di Ashes To Ashes, ma anche Ziggy Stardust, l’alieno venuto dallo spazio per suonare la chitarra con i suoi Spiders From Mars, e L’uomo che cadde sulla Terra, l’extraterrestre Thomas Jerome Newton del film di Nicolas Roeg. Le stelle, nella sua poetica, sono quello dello Starman waiting in the sky, ma anche la stella nera, la Blackstar del suo ultimo lavoro. Ogni artista presente in mostra ha scelto così il “suo” David Bowie tra le decine di incarnazioni di Mr. David Jones.

Da Space Oddity a Ziggy Stardust

Se le opere più vicine al tema di Space Oddity sono Space Oddity, di Asije Shahinas (vernice spray su plexiglass), raffigurante un astronauta, Can You Hear Me Major Tom, di Cristina Taverna (pastello su canson mi teinte), in cui i vari Bowie fluttuano nello spazio in delle capsule, e Bowie – Space Oddity – My Earth, di Adriana Farina (inchiostro su carta 300 grammi), in cui il cantante, a testa in giù, osserva il mondo, Can You Hear Me?, di Barbara Lo Faro (acrilico, pastello a olio, carboncino, pigmenti argento, sua anche The Sound Of Silence) riprende alcune delle parole chiave della canzone, ma le trasporta in un altro universo, visto che il Bowie dai capelli rossi che vediamo si avvicina al look di Ziggy Stardust. Non poteva mancare lui, forse il personaggio più famoso tra quelli di Bowie, tra le opere della mostra. Lo troviamo raffigurato in Planet Earth Is Blue (acrilico e gesso acrilico su cartoncino), in cui il suo sguardo è rivolto verso il nostro, e in Alpha e Omega (acrilico, gesso acrilico, pasta in oro e pennarello su cartoncino), dove la patina dorata ci fa venire in mente l’arte bizantina: entrambi sono di Daniela Durisotto. Ziggy Stardust viene ripreso anche Gabriella Martinelli in Spaceboy (carboncino e grafite su carta) e in Bowie, di Tuono Pettinato (inchiostro su carta), in cui il Bowie con i capelli rosso carota di Ziggy è stilizzato in una sorta di fumetto. Mentre in I’m Here, di Eugenio Rattà (acrilico, collage e glitter su tela), è al centro di un collage di stelle glitterate. Viene dall’album The Rise And Fall Of Ziggy Stardust And The Spiders From Mars anche il titolo dell’opera di Cristiano Sagramola, Five Years, ed è lo spunto per ritrarre l’artista in cinque fasi della sua carriera.

La saetta di Aladdin Sane

Ma se parliamo del Bowie più iconico, non possiamo non pensare al famoso look di Aladdin Sane, il disco che seguì Ziggy Stardust, e a quella saetta disegnata sul volto ormai diventata un simbolo, un brand, qualcosa che vive da solo e in questi anni stiamo trovando ovunque. Il volto di Aladdin Sane campeggia imponente tra i colori di Colours, di Antonella Torquati (digital painting su pvc), che gioca con i segni sul volto di Bowie anche in Blackstar, con la stessa tecnica. La saetta appare anche in Moonlight, di Mauro De Luca (acrilico su tela), ma è solo un segno su una maschera bianca, che cela il volto di un Bowie più maturo e riflessivo, ed è presente anche in Blue Eyes, di Rossella Sciommari (vetro opalescente, rame, stagno saldato con tecnica Tiffany), che, in piccolo, regala l’effetto della vetrata di una chiesa, per quello che oggi è a tutti gli effetti un culto. Coraggiosa, personale e di grande impatto è anche l’opera di Elvira Carrasco che, in David Bowie (body art, autoritratto, fotografia stampata su plexiglass) ha portato l’iconica saetta sul suo volto con un autoritratto. L’idea è originale e l’opera è una delle più potenti della mostra.

I geniali stickers di Francesco Elelino & Rakele Tombini

Ma il nostro colpo di fulmine è stato Liftoff – Prova d’artista, di Francesco Elelino & Rakele Tombini (foto e computer grafica) che, per celebrare Bowie, la luna e Major Tom hanno pensato di creare un set di stickers, in due versioni, da attaccare su uno sfondo stellare, con tanto di confezione tipica degli adesivi, con cellophane e cartoncino, proprio come li avremmo trovati in un negozio negli anni Sessanta. È vicina alla Pop Art e sarebbe piaciuta a quell’Andy Warhol che proprio Bowie aveva celebrato con la canzone omonima nell’album Hunky Dory. Un’idea geniale, realizzata alla perfezione. Bowie stesso avrebbe apprezzato l’ironia dell’opera d’arte.

Il Re dei Goblin di Labyrinth

Se quell’opera ci è piaciuta così tanto, è anche perché non ce l’aspettavamo. Così come non ci aspettavamo, in una mostra su Bowie e lo spazio, di vedere il suo personaggio di Labyrinth, Jared il Re dei Goblin, con la sua inconfondibile criniera bionda. Un personaggio che è evidentemente entrato nell’immaginario collettivo più del previsto. Labyrinth, di Cristina Taverna, vede Jared accanto a una delle capsule che vediamo anche nel suo Can You Hear Me Major Tom. Labyrinth Escher, di Simona Mammoliti (olio su tela, sua anche Bluebird Space Oddity), invece accosta il protagonista di Labyrinth a uno dei labirinti più celebri, quello dell’artista M.C. Escher. Sentimi e Guardami, di Marjan Fahimi (tecnica mista con resina su legno), sono due opere gemelle: a prima vista due pianeti visti da lontano, ma il riferimento è all’iride dei famosi occhi di Bowie, uno verde e uno blu. Se From The Moon To Heaven, di Marco Giacobbe (tempera su carta intelata) è pop art che gioca con l’arte sacra del passato), e Societé Angélique, di Giovanni Sechi (Enoch Entronauta) è una composizione digitale che si ispira a una foto in cui, ai tempi di Station To Station, Bowie sta dipingendo L’Albero della vita della Kabbalah, Bowie And Blackstar di Massimo Perna (che è anche l’immagine scelta come locandina della mostra) prende la stella nera, simbolo dell’ultimo album, per riproporla in un motivo che, su un ritratto dell’artista, va a creare un’opera pop. Ma vanno citati anche i lavori di Cetti Tumminia, Cristina Davoli, Giulia Sargenti, Paola Lomuscio, Chiara Montegreno, Luca Maresci, Dante Gurrieri, Giusy Lauriola, Valerio Prugnola, Nino Attinà, e Yasmine Eigama. Tantissimi, tutti affascinanti. Come i volti di David Bowie.

di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

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An Inquiring Mind: Manolo Blahnik alla Wallace Collection.

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Dal 10 giugno al 1 settembre 2019, la Wallace Collection e Manolo Blahnik presentano An Inquiring Mind: Manolo Blahnik alla Wallace Collection. Questa entusiasmante mostra londinese giustappone Manolo, artista vivente e icona del mondo del design di scarpe, con l’eccezionale collezione Wallace, che è stata fonte d’ispirazione per gli artisti da quando è stata aperta al pubblico nel 1900.

Co-curata dal direttore della Wallace Collection, Dr Xavier Bray e dallo stesso Manolo, la partnership celebra il fascino di lunga data del famoso designer con la Wallace Collection, fornendo un’esplorazione senza precedenti del suo processo creativo. L’avventura colloca una curata montatura di scarpe dagli archivi di Manolo nell’intimo contesto della Wallace Collection accanto a dipinti, sculture e arredi che hanno ispirato la sua mente indagatrice – portando a un dialogo tra il vecchio e il nuovo, l’arte e l’artigianato, il reale e la fantasia.

La Wallace Collection è stata per me un punto di riferimento sin dai miei primi giorni a Londra: è stato – e rimane – uno dei miei musei preferiti con la più raffinata selezione d’arte, sono incredibilmente grato e onorato di far parte del progetto e ho esposto il mio lavoro al museo “. Manolo Blahnik

La Wallace Collection è stata a lungo fonte di stimoli creativi per Manolo, che si è affermato come uno dei principali designer di calzature grazie alla sua costante ricerca intellettuale per il nuovo e il bello dell’arte e della vita, della letteratura e del cinema, e in passato e presente. Con l’occhio di un artista per i dettagli visivi, negli anni ha tratto ispirazione dai dipinti, dai mobili, dalle porcellane e dalle sculture della Wallace Collection. Le sue scarpe evocano un mondo di lusso e bellezza, e riecheggiano le qualità di abilità e creatività trovate nell’arte.

Manolo ha collaborato con il museo per selezionare i capolavori del suo archivio che aiutano a guidare il visitatore in un viaggio stimolante di ricerca attraverso alcune delle grandi opere della Collezione Wallace. Le 10 gallerie utilizzate per la mostra sono spazi in cui Manolo ha sperimentato l’ispirazione, la passione e l’emozione di una grande arte che ha alimentato la propria creatività. Qui apprendiamo l’ascesa dello spettacolo pubblico nella Francia del XVIII secolo, nella Commedia dell’Arte e nelle arti dello spettacolo; ammiriamo le passioni collezionistiche degli intenditori neoclassici e le mode revival dell’antichità; scopriamo il dramma del barocco accanto all’opulenza dell’abbellimento e sperimentiamo il potere erotico di Boucher e Fragonard.

Qualità ed eccellenza sono la chiave dell’ethos di Manolo. Proprio come i fondatori della Collezione Wallace hanno cercato di acquisire il più bello, il più accattivante e il più prezioso, Manolo cerca anche di produrre scarpe di qualità ed eleganza squisite. I principi dell’artigianato e dell’artigianato dietro ciò che fa, riecheggiano anche con i mobili, le porcellane, gli orologi e le scatole d’oro con cui sono circondate le scarpe.

Durante la mostra ci sarà una serie di talk che celebreranno la partnership tra Manolo e la Wallace Collection. Tra i relatori ospiti eminenti studiosi, stilisti e professionisti di tutto il mondo dell’arte.

Per info: https://www.manoloblahnik.com/eu/wallace-collection/

Photography by Cassandra Parsons, © The Wallace Collection

 

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