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La collezione Dior haute couture autunno-inverno 2018-2019 immaginata da Maria Grazia Chiuri

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Curiosamente, forse, è il disordine del desiderio e della soggettività a rendere sia la psicoanalisi lacaniana sia l’arte d’avanguardia notevolmente radicali, ideali per una negoziazione delle bizzarre creazioni dell’haute couture.

Alison Bancroft, “Inspiring Desire: Lacan, Couture, and the Avant-garde”, Fashion Theory, 15:1, p. 71

È possibile celebrare l’haute couture e allo stesso tempo darne una lettura critica? È possibile essere fedeli alle regole ferree dettate dalla Chambre Syndicale de la Haute Couture“i modelli originali devono essere disegnati dal couturier o dai suoi più stretti collaboratori a tempo pieno; gli abiti sono creati esclusivamente negli atelier…” “that his originals models are exclusively designed by the head of the firm or his permanently employed stylists; that they are executed solely in his own ateliers…“; Didier Grumbach, Dictionnaire de la mode au XXe siècle, Parigi, Regard, 1994 – e allo stesso tempo disintegrarle per dare un nuovo ordine?

Questi sono alcuni degli interrogativi che Maria Grazia Chiuri si è posta, dopo che la grande mostra dedicata a Dior al Musée des Arts Décoratifs ha esaltato le creazioni della couture, rendendo monumento quel luogo sacro e senza tempo che è ancora oggi l’atelier.

Gli atelier sono luoghi che conservano i pensieri. È in questa memoria della couture, in questa sequenza visiva di forme, colori e atteggiamenti che irrompe l’azione della Chiuri. La couture è un’istanza dell’avanguardia, una forma d’arte che si sviluppa dall’immaginazione. Una riflessione che si attiva coltivando l’audacia di ripetere gesti codificati e insieme contraddirli. Perché la couture oggi è prima di tutto un gesto concettuale. Un ready-made duchampiano.

Gli elementi sono collegati gli uni agli altri dal potere prensile di una idea fissa, un arcipelago speculativo che corrisponde a un’immagine centrale. Quella classica, tramandata nei libri di moda. Un gruppo stilizzato, una sequenza di oggetti perfetti, in rapporto solitario l’uno con l’altro. Oggetti assoluti che non hanno bisogno di descrizione. In una sequenza astratta e precisa allo stesso tempo.

A volte a guidare il progetto sono i tessuti, lavorati in manifatture antiche che possono sopportare una produzione di pochi metri alla volta e a cui viene chiesto di introdurre un elemento estraneo, una procedura nuova che si insinua nel tracciato delle regole. Nulla è come sembra, e ogni materiale subisce mutazioni che ne accrescono le prestazioni in maniera smisurata, amplificando ogni apparizione.

Altre volte è il desiderio di ricostruire la ritualità vestimentaria nel susseguirsi delle occasioni che scandiscono la giornata. L’haute couture è la possibilità di indossare capi di una qualità unica, di adattare un’opera perfetta al proprio corpo, mai stabile e perciò imperfetto. Ecco perché Maria Grazia Chiuri torna alle origini e disegna cappotti che diventano simboli del loro significato, ali di pipistrello a mo’ di maniche per la giacca Bar dei tailleur, abiti che sono purissimi incastri di forme diverse. La vera trasgressione è il ritorno alla grammatica sovvertendo la sintassi.

La teoria delle tonalità polverose nel mattone, verde, rosa e arancio dialogano con il nude, il colore della pelle (non solo degli abiti ma anche degli accessori, della preziosissima Costume Jewelry, delle velette e dei cappelli), a ribadire la complementarietà del corpo, quello di cui la couture si prende cura. In una sequenza, gli abiti da sera si esprimono attraverso variazioni virtuosistiche su diverse tipologie di pieghe, oppure sulle sovrapposizioni, a contrastare bustier asciutti che formano un’inaspettata contrapposizione nella nuova interpretazione della forma della canottiera. Ma è nella scultorea silhouette di un abito di seta double rossa cucito in un unico pezzo, apripista di una serie di creazioni maestose e intime, trattenute ed esplose insieme, che la couture diventa luogo psicologico di resistenza femminile: nella sua capacità di porre in relazione il corpo singolo e mutevole alla creazione con dignità di opera.

Alison Bancroft assimila in senso lacaniano la couture alla modalità espressiva delle avanguardie: negazione del positivismo maschile, riappropriazione di pratiche secolari rigettate dalla smania per il nuovo e considerate perdute, riattivazione della tradizione con significato e valenza pienamente contemporanei. Nell’incontro fra sistemi di regole e invenzione sbrigliata, la couture per Chiuri diventa ribellione, una sorta di guerriglia ideologica che esplode sui confini di una tradizione consolidata, senza mai valicarli del tutto.

Crediti Editoriali: ©Dior.com
Crediti Copertina: ©Emma Summerton for Dior

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MFW SS 2019

MFW Philosophy di Lorenzo Serafini SS2019 – Bohemian Oasis  

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Uno spirito libero, una sensualità nomade fieramente femminile e un’anima romantica ma determinata è quella che contraddistingue la donna Primavera Esate 2019 di Philosophy di Lorenzo Serafini. Lorenzo Serafini intraprende un viaggio attraverso il deserto caldo e arido e trasforma le sue donna in un’oasi di assolata sensualità.

Gli elementi chiave della collezione comprendono:
Trench ultralight con stampa pitone all-over, pantaloncini, camicie con pettorine da smoking, pantaloni over e piccoli top arricchiti con volant. Giacche e pantaloni in popeline da indossare con cinture in corda con dettagli in legno che enfatizzano gli ampi volumi. Abiti in lino stampati djellaba seguono una gonna voluminosa con balze plissettate. Mini caftani con cappuccio in macramé e crepe.
Jumpsuit in ciniglia abbinate a maxi borsoni in spugna. Abiti ricamati in tulle e lino naturale con maxi polsini nei toni del cielo del deserto.
Piccoli gilet in paillettes da abbinare a pantaloncini dal fit over.

Il finale della sfilata vede una serie di pantaloni in denim chiaro costellati da paillettes argento abbinati a delle t-shirt bianche personalizzate.
Gli accessori: desert scarf, fasce a treccia, corde annodate da usare come cintura.
Le calzature: stivali bassi in pelle scamosciata e stampa pitone, da indossare con la cerniera aperta per un effetto decontracté e sandali alti in corda.

Non è un miraggio: la donna Philosophy è passionale e libera.

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MFW SS 2019

MFW Fay Collezione Primavera-Estate 2019 – Landscape

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Spiagge infinite, dune selvagge, panorami mozzafiato.
Autentico paradiso dall’atmosfera sognante, l’Isola di Sylt, la località più chic del Mare del Nord, diventa il punto di partenza nella creazione della nuova Collezione Fay Primavera-Estate 2019, realizzata da Arthur Arbesser.

Pensando proprio al suo mare energico e ventoso o ad una passeggiata in riva fino al più vicino faro, Arthur dà vita ad una collezione fresca ed innovativa in cui si fondono sapientemente codici urbani ed elementi “activewear”: capi tradizionali e moderni al tempo stesso, frutto di un perfetto equilibrio tra l’eleganza informale del brand e l’impronta personale del direttore creativo.

Fil rouge della stagione è la riga orizzontale, in una rivisitazione contemporanea dello stile marinière: bleached sul denim, stampata o laminata sul canvas, multicolor o trasparente sul nylon, diventa un dettaglio caratterizzante nelle più diverse proporzioni e variazioni stilistiche, per un look grafico, attuale e sempre sofisticato.

Il capospalla viene qui proposto in una dichiarata ispirazione workwear unita ad un’attitudine contemporanea e disinvolta. Volumi generosi, silhouette morbide e pesi ricercati identificano sia le linee uomo che donna, che si richiamano, equilibrano e sintetizzano vicendevolmente.
L’iconico 4 Ganci si riconferma protagonista con lunghezze e materiali innovativi: Denim, PVC e nylon effetto “stropicciato” sono declinati in nuove vestibilità e colorazioni, per le più svariate occasioni d’uso. Interessanti le versioni in canvas metallizzato o quelle in tinto capo lucido color caramello, quasi a ricordare gli elementi di una barca ossidati dal sale.

Nella maglieria ritroviamo attraenti giochi di chiaroscuro, lucido su opaco ma anche trasparenze appena percettibili. Incessante la ricerca di materiali originali ed esclusivi, talvolta estremi, ma sempre sublimati da lavorazioni sartoriali e dettagli impunturati.

I colori di questa magica isola caratterizzano la palette colore dell’intera collezione: nuance morbide, quasi attenuate dal sole, toni sabbiati quali il beige, verde salvia o grigio ma anche tutte le sfumature di celeste e azzurro, tipiche del cielo del nord.

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MFW SS 2019

MFW – GCDS SS19

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The Futuro Beach Collection is a mixture of iconic pieces that might last till the end of time or maybe not.
Many are the technical fabrics, where the Made in Italy takes its start. Embroideries of 50’s products, now extincted, iconic action figures from what it was japan are mixed with orange and black organza bedazzle by precious crystal Hotfix and excessive jewellery.
Cause in this era, nothing has value anymore.

A telephone handset and fruits are now hanging like precious jewellery; who needs gold when there’s nothing to buy anymore?

This future is not about aliens and plastic materiai, it’s about quality and the time last value it gives to Made in ltaly and its craftsmanship.

What if in this future, that doesn’t seem so far away, what we all need is just to go back in time and to the things we forgot?

In this collection there are two different collaborations: Onitsuka Tiger, one of the oldest shoe companies in japan founded in 1949. The second one is with Pokémon, one of the most popular children’s entertainment properties in the world.

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