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Le “pitture divertenti” delle stampe di Kuniyoshi: la nuova mostra di MondoMostre Skira

T. Chiochia Cristina

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Kuniyoshi

KuniyoshiIl mood delle suggestioni, evocato da Kuniyoshi con le pitture di facce che creano volti in modo divertente, chiudono idealmente i festeggiamenti per quest’anno dedicato ai rapporti tra Italia e Giappone.
Forse anche grazie a questo non stupisce l’enorme successo della mostra proposta a La Permanente di Milano.
Le magnifiche stampe-capolavoro del maestro dell’ukiyioe Utagawa Kuniyoshi (1797-1861), ospitate al piano nobile del palazzo dal 4 ottobre 2017 al 28 gennaio 2018, richiamano infatti non solo amanti di questo mood delle suggestioni, di cui si è già parlato per la mostra su Hokusai, Hiroshige e Utamaro a Palazzo Reale, sempre a Milano, ma anche quelli che per la prima volta in Italia, potranno vedere la prima mostra personale del genio di Kuniyoshi.
Stampe artistiche giapponesi su carta che evocano l’Oriente amato dall’Occidente, in modo disinteressato sia in quel dato periodo (pare addirittura che Monet ne avesse alcune in cucina) che attualmente. Non si dimentichi infatti che questo artista, come ben evidenzia la mostra, ha influenzato gli amanti dei manga e dei film di animazione giapponesi oltre che la cultura pop contemporanea in generale ed anche il mondo dei tatuaggi.
Non solo quindi una mostra per evidenziare lo scambio culturale tra Italia e Giappone, ma anche quella sottile linea rossa che procede da queste due pitture, quasi ad intersecarsi, come ben evidenza la sezione delle pitture divertenti di facce che generano volti, che evocano (e possono benissimo accostarsi) alle opere arcimboldeschi. Un surrealismo ricco di visioni che crea mondi fluttuanti e che verrà esemplificato nella sua interezza, volutamente, per meglio comprenderlo e, chissà, amarlo.
Non a caso infatti la mostra si intitola: “Kunyioshi. Il visionario del mondo fluttuante”. La mostra è prodotta da MondoMostre Skira e molto ben curata da Rossella Menegazzo, che con una grande passione raccoglie in più sezioni esplosioni di colori e di concetti “chiave” che danno spazio a paesaggi e a eroi che possono passare da veri e propri guerrieri a semplici gattini.
Ed ogni sezione però, si esprime la bellezza o forza, l’ironia o l’eccentricità dell’artista, mai banale e sempre volutamente misterioso, come solo un Orientale di quel tempo era in grado di fare. Ed è infatti grazie alla sezione più teatrale che questo mistero volutamente fluttuante ed affascinante si scopre, non svelandosi. Una sezione che evoca fantasmi, rappresentazioni, donne, bambini ed attori kabuki, ma che nelle opere a trittico entrano in un dialogo continuo con lo spettatore quasi come in una narrazione. Giochi quasi illusionistici o mood delle suggestioni? Chissà. Sicuramente luci ed ombre fatte di scheletri e sogni onirici, parodie ed emozioni occulte che permettono ai colori di impadronirsi delle stampe ed affascinare il pubblico.
Kunyioshi, sezione dopo sezione, appare barocco e curioso, come solo in Italia un Giuseppe Arcimboldo è riuscito mai ad essere.

di Cristina T.Chiochia DailyMood.it

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OUT OF THE BOX Maria Elena Savini Jewels

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PITTI IMMAGINE UOMO
95° edizione
Salon of Excellence

Scatoloni, immagini, sguardi sulla natura, il fil rouge della 95 esima edizione di Pitti Immagine con dieci enormi immagini fotografiche posizionate in dieci punti prospettici della Fortezza da Basso.
Dieci sguardi sulla natura, la ricerca all’urban culture, racconti di anni in cui l’abbigliamento ha fatto da connettore tra singoli e comunità animati dalla stesso interesse per arte, musica e moda, scatole chiuse, pronte ad aprirsi per mostrare ognuna delle immagini per portare l’attenzione sul legame profondo con la natura che l’uomo e la società devono preservare come uno dei doveri irrimandabili.

L’8 gennaio, durante la 94a edizione di Pitti Immagine Uomo, si è tenuta la 10a edizione di Salon of Excellence, nell’elegantissimo Hotel Excelsior. Quest’anno la DeGorsi Luxury Consulting, ente organizzatore di Alex Djordjevic e Cris Egger, propone un Salon of excellence in versione innovativa in cui l’importanza ed il loro ruolo di «scouting» di nuovi talenti avviene anche grazie ad aziende accuratamente scelte dove il primo attore è il Made in Italy. Per cui, nell’edizione 95, come in Alice nel Paese delle Meraviglie, dai box che rappresentano il tema di Pitti Immagine, come un giocoliere, sono usciti una selezione di oggetti e capi di abbigliamento con le immagini di un’artista che per la prima volta collabora con la Maison, il Caleidoscopio di colori della Puglia che ispirano i gioielli di Maria Elena Savini Jewels, un legame indissolubile tra l’artista e le sue radici.

Maria Elena ha coltivato il suo amore per l’arte studiando scenografia all’Accademia di Belle Arti e ha scoperto la sua vera vocazione, la ceramica, quasi per gioco, e ne ha fatto oggi il suo successo: una originalissima linea di gioielli dal carattere deciso e femminile.

I suoi sono pezzi unici, artigianali, dove il primo attore è l’uso della ceramica, dove la materia inizia a danzare, lieve, allegra, affascinante, rappresentando tendenze ed espressioni nei gioielli che hanno un anima, la narrativa della storia di Maria Elena, che vuole essere espressa, di volta in volta, in oggetti nuovi, prima in un nuovo gioiello, e poi in un altro, senza fine, creatività e fantasia abbinate in storie nuove e diverse, dove il colore e la forma danno emozioni, in una gara senza tempo, la stilista sa cogliere l’essenza stessa della natura del suo mare, il Mediterraneo, la Puglia, i suoi sottili e quasi impercettibili movimenti per tradurli in un design davvero unico e delicato, leoni, fenicotteri e sinuose bestie marine, ciliegie e olive glassate di oro e di bianco, deliziosi ricci di mare puntellati d’oro, incantevoli mezzelune che riflettono i tramonti mediterranei.

Collane, orecchini, bracciali, anelli, tutte sculture originali, proponendo l’oro e la ceramica nei colori più ricercati ed insoliti, esaltando nei singolari giochi di luce ed ombra la raffinata originalità delle forme. l’armonia soffusa tra luci e colori e la cura certosina per i dettagli che rende ogni gioiello assolutamente unico ed inconfondibile. Ogni gioiello è un racconto, contaminato da pietre preziose, per contemporanee testimonianze di donne senza tempo all’insegna della seduzione, è estrapolata dalla fantastica collezione di immagini che uniscono la pittura alla vita vera, la fantasia alla realtà, oltre ad grande ironia e capacità in ogni lavoro, una delicatezza che è imposta dall’arte di chi è “dietro” la macchina fotografica, capace di dare un’anima, capace di trasformare le donne meravigliose che li indossano a strumenti per parlare di noi, delle nostre sensazioni, dei ricordi, dei nostri sguardi, le nostre suggestioni fantastiche, in una location sognante come l’Excelsior Hotel con Firenze ai piedi, la design Maria Elena Savini Jewels si trova, come Alice nel “Paese delle Meraviglie” ad essere circondata da friends…..persone che le fanno sorridere il cuore, come dice il Cappellaio Matto, dirigendo con perizia un concerto fatto di suoni, tocchi leggeri e delicatezza di immagini, dunque arte vera, capace di superare i confini tra lavoro e design, creatività, sogno e ispirazione creativa ……altrimenti che cosa è un gioiello?

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Il Mood del narrativo: la ricerca e l’innovazione nel nuovo libro sui gioielli presentato a Milano

T. Chiochia Cristina

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Milano e la sua vocazione per il lusso e per la moda attraverso l’arte dei gioielli. Ecco come si apre questo autunno milanese declinato questa volta nella sua essenza più bella: i volumi e le forme dello straordinario repertorio dei gioielli d’autore tra maestri orafi e grandi maison nazionali ed internazionali da quando cominciarono ad essere pensati ed ideati come prodotti “industriali” e la loro naturale innovazione. Per il libro, edito da Skira editoreGioielli: dall’art nouveau al 3d printing” si sono dati appuntamento nella Sala della Passione della Pinacoteca di Brera tutti i più grandi appassionati del mood del gioiello oltre che studiosi,studenti e semplici appassionati forse incuriositi proprio dalla scelta dell’arco temporale che il libro descrive.

Una panoramica unica ed inusuale, nel solco dell’ormai consolidato mood del narrativo nel gioiello, che già in precedenti articoli chi scrive ha definito una vera e propria officina di ricerca di innovazione del gioiello dal gusto narrativo. E cosi, proprio partendo storicamente dalla fine del secolo scorso, che cominciò a trattare i gioielli come prodotti industriali quando la tecnologia li cominciò a rendere anche più accessibili alla classe media, il libro dimostra e mostra che questo non fu un limite o sinonimo di un uso dei materiali preziosi e non, meno attento o curato ( o da uno style dei disegni sempre uguali ripetitivi o fatti male) ma anzi, offrì un ponte per una piccola rivoluzione culturale: far amare i gioielli in quanto tali, non solo nella “essenza” più bella di pietre rare o oro purissimo, ma anche come accessori “di moda” e spesso, creati proprio per la moda stessa a completamento di abiti e di quello che ora si direbbe “outfit”.

Attraverso la presentazione di Alba Cappellieri, professore ordinario di Design del Gioiello e dell’Accessorio Moda al Politecnico di Milano, nella sala messa a disposizione dalla Pinacoteca di Brera, quella della Passione -gremita per l’occasione di giornalisti, protagonisti del settore e appassionati di gioielli e bijoux -appaiono nomi noti e grandi studiosi della oreficeria e del bijoux italiano, sia sul palco che in sala con una storia ed una tradizione da condividere. Più di una presentazione del libro,ecco quindi quasi in una sorta di lectio magistralis, una carrellata di gioielli dell’art nouveau fino a quelli in 3d printing, una sorta di “museo del gioiello virtuale“, sull’arte orafa declinata per tecniche e materiali, colori, luci e forme con semplicità (e rigore) che rispecchia molto anche la struttura del libro appena uscito.

Un approfondito saggio storico-critico che introduce l’argomento in modo approfondito ma semplice e con una scelta di immagini ritenute quelle “significative”.
Repertorio di gioielli, quindi ma anche fantastico viaggio emozionale, dove gli orafi e le grandi maison internazionali , come recita il comunicato stampa “che, a partire dagli inizi del Novecento a oggi, hanno interpretato le evoluzioni del gusto in forme preziose […] dalla Francia all’Asia, dagli Stati Uniti all’Italia, dall’Inghilterra alla Germania, dall’Olanda ai paesi del Nord: dai capolavori dell’Art Nouveau di Lalique, Vever e Fouquet all’eleganza dell’Art Déco con le meraviglie di Cartier, Boucheron, Tiffany, Mario Buccellati e Fabergé; dalle invenzioni di Van Cleef & Arpels e di Bulgari negli anni cinquanta alle avanguardie olandesi e al gioiello d’artista degli anni sessanta, fino alle proposte dei designer e degli stilisti della contemporaneità“.

Un modo di viaggiare nell’arte orafa scoprendone tecnologie e manifatture artigianali fino ai processi di stampa 3d con le sue tecnologie “open source” che rendono il gioiello inedito e qualcosa di nuovo, rispetto a prima con scoperte e collaborazioni tra industria, design e artigianato ancora da esplorare.
Concludendo, forse è proprio l’accostamento alle tecniche del moderno 3d che cerca di far emergere questa rivalutazione storica a livello di storia di gioiello nell’era industriale dal periodo del Liberty in poi: non un cliente o appassionato “resistente” a questa rivoluzione ma felice di potersi permettere preziosi che raccontano qualcosa, sia per i costi ridotti ma anche per l’ innovazione e le inedite sinergie che lo creano. Impresa e design per rendere sostenibile l’intero processo produttivo artigianale di un gioiello, con strumenti di altissima tecnologia a cui gli artigiani stessi, in teoria non potrebbero accedere altrimenti a causa dei costi elevati.

Non a caso la curatrice del libro è proprio quella Alba Cappellieri che dirige, come recita il comunicato stampa “i corsi di laurea triennale e magistrale in Design della Moda, direttore del corso di alto perfezionamento in Design del Gioiello, del Master internazionale in Accessory Design e del Master in Fashion Direction: Brand & Product Management presso il Milano Fashion Institute. Dal 2013 al 2016 ha insegnato Design for Innovation alla Stanford University. È membro del Comitato Scientifico dell’École Van Cleef & Arpels a Parigi e della Fondazione Cologni a Milano. Nel 2017 è stata nominata ambassador del Design Italiano per l’Italian Design Day a Osaka. Dal 2014 è direttore del Museo del Gioiello in Basilica Palladiana a Vicenza, il primo museo italiano dedicato al gioiello”.

Un nuovo modo di pensare e di creare il gioiello partendo dalla fine del secolo scorso? Forse. Sicuramente un nuovo modo di raccontarlo e forse chissà, assumendosi anche il rischio di raccontarlo nel suo innovare.

di Cristina T. Chiochia per DailyMood.it

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La poetica del frammento nelle opere di Paride Ranieri come mood dell’arte

T. Chiochia Cristina

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L’arte è sempre più “mood in the mood” ovvero quasi “in-attesa” e spezzettata in tanti singoli frammenti.
Ne sono un valido esempio manifestazioni alcune internazionali come la Wopart- work on paper art fair di Lugano che da tre anni oramai, esplora il contemporaneo anche attraverso materiali, in questo caso della carta.
Ma anche in Italia le gallerie d’arte e location prestigiose sono sempre più interessate all’utilizzo di supporti e nuovi materiali come gesto artistico dell’ io che si esprime liberamente.
Ne sarà un esempio l’inagurazione l’8 novembre 2018 alle 18.30 della personale del pittore Paride Ranieri a Milano, artista celebre per la performance contro la guerra a Milano lo scorso anno, dove un piccolo carro armato è stato realizzato con bossoli usati di fucile.
Dunque a settembre, al Centro Esposizioni di Lugano , La “fiera internazionale” organizzata dal Lobo Swiss e diretta da Luigi Belluzzi, ha permesso a più di 100 espositori di cui ben 85 gallerie, provenienti da 16 paesi di offrire un confronto schietto su di un panorama dell’arte e del collezionismo sempre più ampio di opere realizzate con materiali differenti, come la carta ma esiste davvero un “mood dell’arte” come poetica del frammento al fine di poter padroneggiare la volontà attraverso le nostre emozioni?

Per rispondere a questo, incontriamo proprio Paride Ranieri nel suo studio, con quella voglia di capire se rendere la comprensione artistica più umana sia davvero un lusso e per chi.
Classe 1966, il pittore comincia il suo racconto tra la citazione del corso di Storia Contemporanea a Milano ed a Roma oltre che ai suoi studi artistici presso l’accademia di Brera dove ha avuto modo anche di seguire gli insegnamenti del maestro L. Fabro.

DailyMood.it:  Grazie per averci concesso questo tempo insieme. Ci racconti di Lei, da dove comincia il suo lavoro artistico in particolare la sua arte del finger painting?
Paride Ranieri: Grazie a voi per l’interessamento. Direi da molto lontano. Sicuramente dal mio lavoro. Perchè ho lavorato in uno studio di architettura, alla scenografia teatrale e cinematografica [con Dino de Laurentis Group Usa/Italy n.d.r], ho svolto una pluriennale collaborazione con la Pirelli Pneumatici per cui ho girato il mondo, allestendo eventi promozionali, nazionali ed internazionali dal 1999 al 2007, questo il mio prima.

DM: Ed il suo dopo? Quale e quando è stato il punto di svolta, se c’è stato per la sua poetica del frammento, dove appunto il luogo privilegiato è appunto la metropoli moderna che addirittura l’hanno portata a lavorare con la tecnica del finger painting con gli ossidi di ferro, ovvero lo smog, materiali inediti insomma e tanto cari al mondo dell’arte e delle gallerie?

P.R.: Gli anni 2000 sono stati molto importanti. Perchè nel 2000 ho aderito per esempio al gruppo di artisti chiamato “Arte inattesa” e da lì ho partecipato a molte performance e personali, mostre colletive in Spagna, Italia, America. E nel 2006 arrivano anche le collaboriazioni con le gallerie Fabrica Eos di Milano e Glauco Cavaciuti a Milano e nel 2010 sono assistente del maestro R.Nonas per una nota installazione. Nel 2014 ho partecipato addirittura ad una mostra collettiva chiamata “il ritratto di un gallerista”. La mia poetica del frammento ha in sè una sorta di contemplazione quasi necessitasse di un linguaggio immediato, creando per questo meraviglia. Un atto creativo che diventa realtà artistica in frammenti di volta in volta quasi “riscattati”, quasi fossero un “potenziale da emancipare” come i miei lavori di china colore e aria compressa o la china su carta, fino alle tecniche miste ed appunto alle mie tele di grandi dimensioni, interamente create con la tecnica del finger painting con ossidi di ferro e disinfettanti.

DM: Ed ora? E’ possibile essere liberi creatori di un’opera d’arte attraverso materiali anche inediti per l’arte è possibile? E’ possibile descrivere una dimensione progressiva della modernità così evocativa nel mood dell’arte?

P.R. : Si. Il mondo dei frammeti e della contemplazione diventano qualcosa di importante proprio grazie all’uso di materiali e tecniche molto differenti tra di loro come le polveri, le ossidazioni, i disinfettanti. Dico spesso che l’immagine deve poter dire qualcosa ma in un rapporto di identità o di differenziazione molto forte. E in questi tempi l’arte rinvia spesso alla propria immagine , a ciò che è o il suo esatto contrario. L’interesse c’è. Tanto che un Museo come il Mu.Sa di Salò per esempio, ha acquistato due mie opere per la loro collezione permamente, direi quindi che c’è molta attenzione a questo desiderio dell’arte del frammento.
I miei lavori con le polveri e con la china ad aria compressa, per esempio, sono sviluppati come ricomposti, nell’atto di emergere, in quel senso evidente di dover sacrificare un ordine prestabilito per una unità sintetica tra frammentarietà e precarietà che però permette in questo modo la creazione (e ri-produzione n.d.r.) di un pensiero infinito sempre nuovo.

DM. : Concludendo quindi Lei trova nei lavori di poetica del frammento ha senso parlare di una continuità con la tradizione come vero mood dell’arte?

P.R.: Cito spesso il ritrovamento della statua del Laocoonte nel 1506. La poetica del frammento diventa quel “succederà” possibile. L’opera ritrovata diventa valore superiore alla copia romana o alla copia in sè. Noi siamo e saremo sempre neoclassici. Posso solo dire questo.

Frammento essenziale dove la pittura viene usata sia per quadri di grandi dimensioni che per fogli di carta o per la scultura; così come i materiali: polveri di ferro, disinfettanti, proiettili, plastiche e molto altro. Non resta che aspettare l’inaugurazione della mostra dell’8 novembre p.v., nel celebre esercizio storico del Giamaica nella zona di Brera a Milano, che fu ritrovo indiscusso di intellettuali ed artisti che ben esprimevano questo mood dell’arte come “mood in the mood”.

di Cristina T. Chiochia per DailyMood.it

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