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Tra arte e moda. Alla scoperta del progetto Ferragamo

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La dicotomia che per tanti anni ha caratterizzato arte e moda è da considerarsi ormai superata. A dimostrazione di quanto detto, nel “Museo del tessuto di Prato” si tiene una mostra dal nome: “Tra arte e moda. Nostalgia del futuro nei tessuti d’artista del dopoguerra”, con data d’inizio prevista per il 21 maggio e prosegue fino al 19 febbraio 2017. Essa fa riferimento al progetto denominato “tra arte e moda” ideato e promosso dal Museo Salvatore Ferragamo di Firenze in collaborazione con la Fondazione Salvatore Ferragamo. Il progetto espositivo è proposto su più sedi da un’idea di Stefania Ricci, che coinvolge sedi dislocate in: Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze; Galleria degli Uffizi; Galleria d’arte moderna e Galleria del Costume di Palazzo Pitti Firenze; Museo del Tessuto di Prato e Museo Marino Marini Firenze.

Il contesto da cui è partita l’idea di effettuare una mostra tra arte e moda è quello novecentesco, che vede protagonista l’Italia del Dopoguerra: parliamo degli anni ’50, dove la nazione investe le proprie risorse nel rilancio di un’industria che valuta la qualità non solo attraverso i canoni classici economici ma anche in base alla componente creativa posta al fine di migliorare il livello di vita spirituale e pratico del cittadino all’interno della società. Periodo di grandi cambiamenti, quello del Novecento, che mettono a confronto arte e moda con numerose innovazioni: da qui nasce una collaborazione e contaminazione tra le due.

SEZIONE 1

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Rosa Genoni, Manto da corte “Pisanello”, 1906, velluto di seta con ricamo ad applicazione di merletto, filati metallici, canutiglia, cannucce e perle. Firenze, Gallerie degli Uffizi, Galleria del Costume di Palazzo Pitti. Il manto, ispirato a un acquerello di Pisanello (Un homme et une femme en habits de cour, 1450 circa, Chantilly, Musée Condé) fu presentato all’Esposizione Internazionale di Milano del 1906 insieme all’abito della Primavera.

La moda può essere arte? Domanda lecita considerando che essa è normalmente volta alla funzionalità e tende a riferirsi concretamente alla vita reale, sembra essere lontana dall’Art por l’art, concetto non sempre rappresentativo nemmeno per l’arte stessa. La prima a promuovere negli anni ’50 il concetto di moda come arte è stata l’istituzione Triennale di Milano che, con varie edizioni, ha reso possibile la sperimentazione da parte degli artisti all’interno di questo campo.

È ancora possibile parlare di arte e moda come organi opposti? Il progetto è volto ad analizzare le contaminazioni, sovrapposizioni e collaborazioni instaurate tra le due. Da esperienze preraffaelliti a quelle del Futurismo, Surrealismo, fino ad arrivare al Radical Fashion, si vuole concentrare l’attenzione anche sull’importante figura di Salvatore Ferragamo, che affascinato e ispirato dalle Avanguardie artistiche, cerca di porre in dialogo arte e moda. A lui e alle sue calzature viene dedicata la prima sezione della mostra, che vennero giudicate già dagli anni ’30 “manufatti di valore artistico”, facendo riferimento all’arte come punto di incontro tra tecnica e creatività concettuale. Le videoinstallazioni chiariscono come le calzature si confrontino con la loro fonte d’ispirazione, il mondo classico, l’oriente, le Avanguardie e via dicendo. Nella sala sono esposti anche i bozzetti pubblicitari originali.

SEZIONE 3

La moda s’ispirò all’arte già nei primissimi anni del Novecento. In primo luogo furono gli artisti a dedicare molto spazio agli abiti e ai loro dettagli all’interno dei quadri, tramandando così gli usi e costumi delle varie epoche; successivamente a partire dall’Ottocento la moda dilagò nelle città grazie al contributo svolto dalle imprese tessili che si lanciarono nella grande distribuzione. Questo mise in atto una rivoluzione mai vista prima d’ora e permise il dialogo tra moda e arte.

Molti artisti hanno iniziato a lavorare per il mondo della moda. Uno dei più celebri e ricordati è Andy Warhol, che nacque come artista dal mondo della moda degli anni ’50, poiché fu uno dei celebri disegnatori di “Glamour”, “Vogue” e “Harper’s Bazaar”. Celebre il vestito di carta dal nome “The Souper Dress”, presentato in mostra come un concentrato tra moda, arte e logica industriale. Originalità del vestito, oltre al materiale di cui è composto ovvero cellulosa, è il motivo stampato su di esso: la celebre Campbell Soup, immagine ripetuta in sequenza stampata in serigrafia dalla lattina della zuppa.

SEZIONE 4

Una sezione è dedicata a Germana Marucelli: porta all’interno della mostra un luogo di incontro tra operatori della moda, artisti e intellettuali uniti nella ricerca di nuove forme espressive in grado di interpretare il proprio tempo. La sezione comprende le opere di Pietro Zuffi, getulio Alviani, Paolo Scheggi, esposte alle pareti e, in più, gli abiti che furono sodalizio tra questi artisti.

Si passa dall’atelier al mood board, dove l’immaginario dei fashion designer è improntato sullo storytelling per immagini dal flusso di informazioni, basato su due qualità: attirare attenzione e innescare la memoria.

Nella mostra viene reso evidente il modo in cui Yinka Shonibare usa la moda per plasmare il linguaggio critico dell’arte. Con le sue installazioni propone una riflessione sulla multiculturalità, analizzando principalmente la questione coloniale. Le figure che animano le sue opere sono composte da manichini in pose teatrali e drammatiche vestite con abiti di stoffe batik richiamando le fogge tratte da dipinti del XVIII e XIX secolo.

SEZIONE 5

La mostra è impostata interamente sui giochi di ruolo che intercorrono, a partire dal Novecento, tra moda e arte e volti a dimostrare come la distanza sia del tutto svanita col passare del tempo. Durante il periodo novecentesco è emerso il settore del tessuto stampato per arredamento da cui, successivamente, è nato un altro nucleo di tessuti stampati considerati vera e propria “arte da indossare”: foulard di seta stampata su disegno d’autore, idea ben lontana da quella della triennale di Milano ma rivoluzionaria che crea ancor di più legame tra arte e moda. Da citare, come presenti all’interno della mostra, alcuni dei più importanti foulard disegnati da Edmondo Bacci, Franco Gentilini, Roberto Crippa, Giuseppe Capogrossi.

Non finisce qui, presente in esposizione opere del gruppo MAC (Movimento Arte Concreta) che trovano nell’arazzo, considerato il linguaggio maggiormente vicino alla pittura, una materia d’ispirazione su cui lavorare. All’interno della Scuola degli Arazzi di Esino Lario, manifattura lombarda fondata nel 1936, gli artisti lavoravano su disegni preparatori per lo più di stampo astratto, mentre l’organo della manifattura si dedica alla creazione di un nuovo tessuto per rendere maggiormente fedele il risultato ottenuto sull’arazzo rispetto agli originali proposti dagli artisti.

SEZIONE 7

In mostra si trovano esposti arazzi importanti tra cui quello di: Atanasio Soldati, entrato in contatto con il movimento “abstraction –creation” a Parigi nel 1933 e considerato uno dei primi esponenti italiani ad aderire all’arte astratta; Alfredo Chighine, promotore di un’arte astratta fatta di linee e colori rappresentanti l’essenza vitale della natura.

Oltre ad arazzi e foulard sono presenti materiali di manifattura pratese, proveniente dall’esperienza di Guido Pugi, che presenta tappeti realizzati con disegni e tecniche di tradizione centro asiatica, europea e moderna. Nel 1956 il tappeto denominato “jungla”, realizzato dalla ditta Figli di Guido Pugi seguendo il disegno di Giuseppe Ajmone, ha vinto il prestigioso premio del compasso d’oro, e venne presentato l’anno successivo presso la Fiera mondiale di New York.

SEZIONE 8

Esposte inoltre importanti esclusive mondiali come: inedite collezioni per tessuti stampati, manufatti tessili, opere d’arte create da artisti italiani importanti del periodo, prestate per l’occasione al museo. Tra queste si ricordano le opere di: Gio Ponti, Bruno Manari, Gio Pomodoro e tanti altri.

La mostra vanta diversi collaboratori al suo interno, tra cui: curatori, in cui si trovano nomi di Maria Luisa Frisa, Enrica Morini, Stefania Ricci e Alberto Salvadori; per la parte delle installazioni artistiche e videoinstallazioni si trovano rispettivamente: Riccardo Benassi e Karmachina; nel progetto di allestimento si nominano Silvia Cilembrini e Fabio Leoncini.

Photo Credit: Museo del Tessuto di Prato

NOSTALGIA DEL FUTURO NEI TESSUTI D’ARTISTA DEL DOPOGUERRA

PRATO, MUSEO DEL TESSUTO, 21 MAGGIO 2016 – 19 FEBBRAIO 2017

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Milano si riempie di immagini per il Photofestival 2018 oltre il “Mood delle Week”

T. Chiochia Cristina

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Un festival che stupisce. Stupisce non solo per i numeri , ben 165 le mostre fotografiche tra autori emergenti ed affermati, ma anche un palinsesto fitto e ricco di eventi collaterali: incontri performance e workshop.
Costruire il filo della storia” attraverso l’arte, la moda, il fashion ed ora la fotografia in una condivisione tra appassionati e semplici curiosi, unica, ecco in sintesi il senso della creazione del “mood delle week milanesi“: arch-week, design week, fashion week ed ora photoweek. Ma Milano, si sa, spesso va oltre e così, per un lasso di tempo molto più lungo di una solo settimana, precisamente dal 24 Aprile, giorno della inagurazione, al 30 Giugno 2018 la città -è diventata la capitale di un festival inedito, il Photofestival appunto.
Una rassegna annuale che, come recita il comunicato stampa è “[…] dedicata alla fotografia d’autore”. Promossa da AIF – Associazione Italiana Foto & Digital Imaging – si è palesata come un vero e proprio appuntamento , anche di richiamo culturale in senso generale e turistico perchè dislocato territorialmente anche in periferia e alcune zone limitrofe. “Un festival sempre più importante. Arricchito e diversificato il palinsesto del circuito espositivo che vede, accanto all’intensa programmazione di mostre, un calendario di eventi speciali ideati per coinvolgere il più ampio pubblico“.

Milano e non solo,si diceva. Questa forse la chiave vincente, dal momento che è l’intera città metropolitana ad aderire al progetto (ed anche alcune città limitrofe come Pavia e Legnano), Milano dunque di nuovo capitale della fotografia contemporanea dopo il MIA Photo Festival al The Mall conclusosi solo due mesi fa.
Con le sue 100 espositive (tra gallerie d’arte fotografiche e non, luoghi istituzionali, musei, biblioteche, addirittura librerie e nuovi spazi urbani) il mondo della fotografia si è aperto alla città che, sentitamente, ha risposto con una partecipazione articolata anche se non di massa come nella settimana della photo week, settimana dedicata e voluta dal Comune di Milano e che si è espressa proprio nel nuovo mood delle “week” .

Si sono aperti alla fotografia cosi posti inediti della città, palazzi storici come Palazzo Castiglioni di Confcommercio Milano e Palazzo Giureconsulti di Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi ma in particolare, Palazzo Reale in piazza Duomo.
Milano icona e location di quei macro elementi che fanno di inquadrature, prospettive ed assi, innovazione storia e conoscenza come crocevia di culture e mondi che si sfiorano, a volte senza neppure appartenersi, riempiendosi di immagini.

Se con il “mood delle week”, ed in particolare del recente Milan Photo Week , l’intento è stato avvicinare i visitatori in location prestigiose con mostre inedite, il Photofestival riempie Milano di immagini e va oltre: segna l’idea stessa di nuovo modo di concepire la fotografia, come si è già visto al MIA di quest’anno.
Ma in che modo? Sicuramente diffondendo una idea culturale dell’ uso dell’immagine , come ben si evince dalla dichiarazione di Carlo Sangalli presidente Camera di Commercio e Confcommercio Milano durante l’apertura dell’evento: “un evento diffuso e consolidato come Photofestival è un grande valore per Milano sia a livello culturale che economico e sociale. Rilancia il significato e la bellezza della fotografia nel tempo delle immagini in diretta sugli smartphone e contribuisce a sostenere le imprese di un settore ancora in difficoltà. Il numero degli eventi di Photofestival, quest’anno ancora in sensibile crescita, dimostra il successo di una manifestazione che rende Milano “Città mondo” sempre più attrattiva.” La fotografia come arte da vivere e scoprire con inediti passaggi tra luce ed ombra , come solo questa arte riesce a fare.

E così ancora per tutto questo mese fino ai primi di Luglio, si “fonde “mood delle week” del Photo Week Milan, nel Photofestival con degli eventi “happening” a stupire. Come per esempio la visita guidata con le curatrici Micol Forti curatrice della Collezione d’Arte Contemporanea dei Musei Vaticani ed Alessandra Mauro direttrice Editoriale di Contrasto (che si terrà il 30 di GIugno 2018 alle 12), della bella mostra fotografica dal titolo “In piena Luce: nove fotografi interpretano i musei Vaticani“, forse vera sintesi di questo mood della week fotografica milanese, con le foto di Mimmo Jodice e la sua luce sulle sculture romane, Alain Fleischer e la luce sugli gli immensi spazi dei musei, Massimo Siragusa quasi labirintico, Francesco Jodice ed i suoi visitatori “in scala naturale“, Antonio Biasiucci e le opere dei depositi su cui getta nuova luce, Peter Bialobrzeski ed i palazzi dei Musei, Bill Armstrong che si perde in immagini pop della Cappella Sistina, fino ad arrivare alla contemplazione estetica pura con Rinko Kawauchi.

In questo ultimo percorso guidato con le curatrici si farà sperimentare quindi, al visitatore il valore del progetto di costruire il primo fondo fotografico in una collezione d’arte, come quella contemporanea, dei Musei Vaticani, partendo dal suo interno, attraverso ciò che offre alla vista, ogni giorno. Un progetto ambizioso che verrà narrato dalle curatrici stesse al fine di far sperimentare nella riflessione, anche il pubblico che troverà nuova sintesi in quello che i nove fotografi coinvolti, hanno sviluppato nel suo prospetto di riflessione simbolica, di un museo che diventa oggetto-soggetto fotografico.
Ancora una nuova edizione dedicata a un pubblico variegato e internazionale da record, per numeri e grazie a una ulteriore espansione sul tessuto metropolitano: Photo Festival continua a crescere costantemente, intercettando nuovo interesse e condivisione, parlando con un linguaggio sempre più universale e contemporaneo. Proponiamo un programma molto articolato e di ottimo valore, nuovi contenuti – il tutto voluto e sostenuto anche dall’impegno incrementato delle Aziende Associate di AIF e reso possibile ancora una volta dal sostegno di convinti Sponsor Istituzionali. […] Più attività legate all’imaging di nuova concezione, dalla food photography all’impegno verso la responsabilità sociale – parliamo con la passione per la fotografia di valori importanti e innovativi auspicando di raccogliere l’entusiasmo degli appassionati e delle nuove generazioni. Siamo testimoni di un fenomeno sociale che non si ferma a spazi espositivi convenzionali ma entra nella nostra quotidianità.” la dichiarazione di Giovanni Augusti, Presidente AIF.

Concludendo, si segnala anche un’altra bella svoltasi a Palazzo Reale, della galleria Expowall La Primavera di Praga 1968 –’69.
45 Fotografie, in una location affascinante e suggestiva di quello che è stato un avvenimento tragico della sotria europea con ben 22 fotografi esposti e testimonianze fotografiche da ben 4 archivi. Protagonisti della storia fotografica di reportage, è vero, ma in continuo scambio e dialogo con la cultura ed il dialogo, la vita e la morte.Per la prima volta in Italia.
Gustav Aulehla, Jan Bartůšek, Jaromír Čejka, Pavel Dias, Bohumil Dobrovolsky, Přemysl Hněvkovský, Josef Hník, Dagmar Hochová, Miroslav Hucek, Jaroslav Kučera, Miroslav Khol, Libuše Kyndrová, Vladimír Lammer, Miroslav Martinovský, Miloň Novotný, Jan Reich, Jiří Stivín, Daniela Sýkorová, Pavel Vácha, Jiří Všetečka, Václav Toužimský, Miroslav Zajíc. Un archivio come quello ČTK (Czech News Agency), l’Archivio della Società per la cultura e il dialogo, il Museo della Boemia settentrionale a Liberec.

La fotografia come asse della storia e del tempo. Come quella fotografia, fornita dall’ex direttore della rivista La Fotografia cecoslovacca Alena Šourková a cui l’autore, ignoto, ha gettato nell’agosto 1968 alcuni scatti nella buca delle lettere. Storie nella storia.
Invasione fotografica di immagini, incursioni emozionanti di ciò che ora appare incredibile, eppure è successo davvero.
Da segnalare che tutte le stampe provengono dalle scansioni dei negativi originali.

di Cristina T. Chiochia per DailyMood.it
Copertina: © Vladimir Lammer | 21Vladimir Lammer, 21 Agosto 1968, Praga, Piazza Venceslao

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MINI sponsor della mostra “Epoca Fiorucci”

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MINI e Fiorucci hanno molto in comune. Cresciuti negli irreverenti anni Sessanta, condividono lo stesso spirito libero, entrambi aperti alla contaminazione e fusione di mondi diversi come design, #fashion, #arte e cultura.

Da qui la volontà di sostenere, attraverso il contributo alla pubblicazione del catalogo, la mostra “Epoca Fiorucci”, in scena dal 23 giugno al 6 gennaio 2019 presso Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Venezia, che racconterà attraverso un originale percorso e un intrigante dialogo tra moda e cultura, la pirotecnica creatività e lo spirito non convenzionale di Elio #fiorucci.

MINI #sponsor della mostra “Epoca Fiorucci”.

MINI e #fiorucci: due icone degli anni Sessanta che condividono la stessa anima libera, entrambe aperte alla contaminazione di mondi diversi come design, #fashion, #arte e cultura. È da qui che nasce la volontà di essere parte di un progetto così creativo e coerente con il mondo #mini, contribuendo alla pubblicazione del catalogo della mostra.

La mostra “Epoca Fiorucci” racconterà, attraverso un percorso originale e un intrigante dialogo tra moda e cultura, la creatività e lo spirito non convenzionale di Elio Fiorucci.

Il celebre stilista milanese scomparso nel 2015, da molti definito il “paladino della moda democratica”, fu una personalità unica in questo campo, capace di rivoluzionare la moda e il mercato – quando alla fine degli anni Sessanta portò a Milano lo spirito libero e trasgressivo della Swinging London – e di formare il gusto di almeno due generazioni di giovani. Le sue idee innovative, le proposte sempre all’avanguardia rispetto agli input del pronto-moda, l’apertura ad altri mondi e culture, da cui traeva ispirazione, lo rendevano un fuoriclasse. Poi c’era la passione per l’arte e l’architettura contemporanea, che portò Fiorucci a circondarsi di architetti come Sottsass, Mendini, Branzi, De Lucchi – grandi innovatori al pari suo – o di artisti del calibro di Keith Haring, Jean-Michel Basquiat, Andy Warhol, ai quali non chiedeva “opere” ma contributi creativi per realizzare luoghi, narrazioni, eventi dove protagonisti erano la persona e i suoi desideri.

Fiorucci è stato così il primo “stilista” a livello internazionale ad affidare ai più grandi architetti, grafici e designer la rappresentazione e la comunicazione dei suoi capi e accessori d’abbigliamento, intesi come estensione delle persone e della loro identità.

Dal 23 giugno al 6 gennaio 2019, “Epoca Fiorucci”, nelle sale del palazzo veneziano affacciato sul Canal Grande, ripercorrerà tutta la storia dello stilista, con un’antologia unica di prodotti, oggetti, manifesti, documentazione di eventi.

MINI: iconicità, creatività e propensione a spingersi oltre.

Quando la prima Mini Classica andò sul mercato nel 1959, nessuno avrebbe mai immaginato che il concetto di una piccola auto rivoluzionaria si sarebbe trasformato in una delle più impressionanti storie di successo del settore automobilistico.

Mini è nata semplice, dalla geniale e fortunata intuizione di Sir Alec Issigonis. Dall’esordio ad oggi è cresciuta. Si è evoluta. Pur rimanendo al passo con i tempi è profondamente cambiata. Ha continuato a trasportare intere generazioni, facendosi carico di sogni, emozioni, desideri, realtà, cambiando il mondo delle auto, del design e il senso stesso della mobilità urbana rendendola contemporanea.

MINI è da sempre un esempio di urban brand, e come tale è interessato a ciò che circonda la quotidianità urbana delle persone, impegnandosi a trovare soluzioni creative per rendere la loro vita sempre più brillante. Questa capacità di trovare idee e soluzioni creative è insita nel DNA di Mini. C’è da sempre, fin dai suoi albori.

Negli ultimi anni, Mini ha deciso di unirsi ai creativi per portare qualcosa di innovativo e sfidante nel mondo contemporaneo, trascendendo il perimetro automobilistico e andando a esplorare nuovi mondi. E lo ha fatto grazie a quella eredità culturale e a quella propensione a spingersi oltre i confini che l’ha portata oggi ad essere definita una vera e propria icona. Dalla volontà di andare Beyond the Car nascono MINI FASHION e MINI LIVING.

MINI FASHION prende vita da principi come la passione per l’innovazione, l’attenzione al dettaglio e la qualità, oltre alla capacità condivisa di anticipare le nuove tendenze e per continuare a sfidare le convenzioni con idee sorprendenti e mosse da curiosità, creatività e spirito d’innovazione. A partire da gennaio 2015, Mini è partner di Pitti Immagine ed è presente a Pitti Uomo, l’evento che si concentra esclusivamente sulla moda maschile e ha luogo a Firenze dal 1972 due volte l’anno. Durante questi appuntamenti, Mini presenta i suoi progetti con la volontà di promuovere il talento dei giovani designer emergenti, che condividono con il Brand valori e visioni.

MINI LIVING affronta una sfida costante delle grandi città, la scarsità di spazio abitativo attraente ed economicamente accessibile, proponendo al tempo stesso una possibile soluzione: un moderno concept di live sharing. Si tratta un’iniziativa lanciata nel 2016 con l’obiettivo di concepire soluzioni architettoniche creative per il lifestyle urbano del futuro. BUILT BY ALL è la terza installazione presentata all’ultimo Salone del Mobile di Milano, dopo #mini LIVING – BREATHE nel 2017 e #mini LIVING – DO DISTURB nel 2016. Il primo vero e proprio progetto abitabile aprirà le sue porte a Shanghai nel 2019. Si tratta di edifici industriali convertiti su un’area di poco meno di 8.000 metri quadrati.

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Simone Monsi “New Blabs on Clouds and Planes”

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UNA presenta al pubblico la mostra personale di Simone Monsi: New Blabs on Clouds and Planes, secondo appuntamento del programma espositivo annuale in collaborazione con Spazio Leonardo, il nuovo contenitore di Leonardo Assicurazioni – Generali Milano Liberazione.
Il progetto site-specific sviluppato da Monsi per la Gallery di Spazio Leonardo parte dall’osservazione di fenomeni atmosferici anomali, causati dall’eccessivo inquinamento derivante dall’intervento umano sull’ambiente, e dalla loro percezione mediata da internet.

La mostra comprende un nuovo ciclo di Transparent Word Banner, lievi strutture in plexiglass colorato che riportano frasi tratte dal dibattito mediatico sulla modificazione climatica, e alcune sculture della serie Capitolo Finale, soffici totem-mano di stoffa tappezzate da immagini collezionate seguendo l’hashtag #sunsetporn, in cui compaiono tramonti tanto belli, quanto innaturali.
In occasione della mostra, verrà prodotto un catalogo con un testo critico di Rossella Farinotti e le installation view del progetto site-specific.

L’azione visiva di Simone Monsi rielabora messaggi diffusi e scovati su Internet. L’artista si riappropria di immagini di diverse tipologie, che raccoglie ossessivamente per una catalogazione personale, con un metodo quasi induttivo: dal generale al particolare. Monsi è attratto dal pensiero collettivo, che rende intimo, portandolo a sé e re-indicizzandolo come una pacata, quasi piacevole, denuncia critica. Questo avviene attraverso la messa in gioco di rielaborazioni visive puramente estetiche. Come rendere appetibile, chiaro e sintetico un pensiero buttato in rete e confuso tra gli altri, che, in realtà rappresenta qualcosa di tragico, denso e, di fatto, comune?

Simone Monsi, New Blabs on Clouds and Planes
opening su invito mercoledì 20 giugno 18:00 – 21:00

Quando: mostra 21 giugno – 14 settembre
orari: dal lunedì al venerdì, 10:00 – 18:00
dal 6 al 24 agosto la mostra osserverà i seguenti orari:
lunedì – giovedì 10:00-12:30 // 14:30-17:30 | 15 e 16 agosto chiuso

Dove: Spazio Leonardo
via della Liberazione 16/a, 20124 Milano
www.leonardoassicurazioni.it

Per informazioni: info@unagalleria.com | + 39 339 17 14 400 | + 39 349 35 66 535

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