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Tra arte e moda. Alla scoperta del progetto Ferragamo
La dicotomia che per tanti anni ha caratterizzato arte e moda è da considerarsi ormai superata. A dimostrazione di quanto detto, nel “Museo del tessuto di Prato” si tiene una mostra dal nome: “Tra arte e moda. Nostalgia del futuro nei tessuti d’artista del dopoguerra”, con data d’inizio prevista per il 21 maggio e prosegue fino al 19 febbraio 2017. Essa fa riferimento al progetto denominato “tra arte e moda” ideato e promosso dal Museo Salvatore Ferragamo di Firenze in collaborazione con la Fondazione Salvatore Ferragamo. Il progetto espositivo è proposto su più sedi da un’idea di Stefania Ricci, che coinvolge sedi dislocate in: Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze; Galleria degli Uffizi; Galleria d’arte moderna e Galleria del Costume di Palazzo Pitti Firenze; Museo del Tessuto di Prato e Museo Marino Marini Firenze.
Il contesto da cui è partita l’idea di effettuare una mostra tra arte e moda è quello novecentesco, che vede protagonista l’Italia del Dopoguerra: parliamo degli anni ’50, dove la nazione investe le proprie risorse nel rilancio di un’industria che valuta la qualità non solo attraverso i canoni classici economici ma anche in base alla componente creativa posta al fine di migliorare il livello di vita spirituale e pratico del cittadino all’interno della società. Periodo di grandi cambiamenti, quello del Novecento, che mettono a confronto arte e moda con numerose innovazioni: da qui nasce una collaborazione e contaminazione tra le due.
SEZIONE 1
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- Lucio Venna, “Sparta”. Disegno pubblicitario per Salvatore Ferragamo, 1930, pochoir su carta. Firenze, Museo Salvatore Ferragamo.
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- Salvatore Ferragamo, Prototipo di décolleté, 1930-1935, capretto dipinto ricamato a punto catenella. Firenze, Museo Salvatore Ferragamo. Foto Arrigo Coppitz.
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- Salvatore Ferragamo, Prototipo di décolleté, 1930-1935, capretto dipinto ricamato a punto catenella. Firenze, Museo Salvatore Ferragamo. Foto Arrigo Coppitz.
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- Salvatore Ferragamo, Prototipo di pianella, 1938, feltro decorato con strisce di cotone. Firenze, Museo Salvatore Ferragamo. Foto Arrigo Coppitz
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- Salvatore Ferragamo, Prototipo di pianella, 1938, feltro decorato con strisce di cotone. Firenze, Museo Salvatore Ferragamo. Foto Arrigo Coppitz
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- Salvatore Ferragamo, Prototipo di scarpa in due pezzi, 1935-1938, feltro lavorato a patchwork e tacco ricoperto di capretto. Firenze, Museo Salvatore Ferragamo. Foto Arrigo Coppitz
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- Salvatore Ferragamo, Prototipo di scarpa in due pezzi, 1935-1938, feltro lavorato a patchwork e tacco ricoperto di capretto. Firenze, Museo Salvatore Ferragamo. Foto Arrigo Coppitz
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- Salvatore Ferragamo, Prototipo di pianella, 1935-1938, camoscio stampato. Firenze, Museo Salvatore Ferragamo. Foto Arrigo Coppitz
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- Salvatore Ferragamo, Prototipo di pianella, 1935-1938, camoscio stampato. Firenze, Museo Salvatore Ferragamo. Foto Arrigo Coppitz
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- Max Ernst, Histoire naturelle, Paris 1926, tav. XXVIII. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale. Foto Arrigo Coppitz
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- Salvatore Ferragamo, “Gala”, 1938, décolleté in camoscio con punta a corno di rinoceronte ideato da Salvatore Ferragamo nel 1938 e brevettato l’anno seguente. Firenze, Museo Salvatore Ferragamo. Foto Arrigo Coppiz
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- Berenice Abbott, Peggy Guggenheim in posa tra i dipinti surrealisti nella sua galleria Art of This Century di New York, 22 ottobre 1942. La collezionista calza scarpe firmate da Salvatore Ferragamo. AP/ ANSA
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- Salvatore Ferragamo, “Ghillie”, 1937, camoscio e capretto, tacco a zeppa di sughero. Firenze, Museo Salvatore Ferragamo. Foto Arrigo Coppiz. La scarpa è uno dei modelli realizzati per Peggy Guggenheim.
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- Salvatore Ferragamo, “Invisibile”, 1947, filo di nylon e camoscio, tacco a zeppa di legno a forma di F ricoperto di camoscio. Firenze, Museo Salvatore Ferragamo. Foto Arrigo Coppiz.
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- Salvatore Ferragamo, “Tirassegno” décolleté,1958, camoscio con applicazioni in capretto a motivo di tirassegno. Firenze, Museo Salvatore Ferragamo. Foto Arrigo Coppitz.
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- Kenneth Noland, Untitled, 1958, acrilico su tela. Bergamo, Collezione privata (courtesy Galleria Fumagalli, Milano)

Rosa Genoni, Manto da corte “Pisanello”, 1906, velluto di seta con ricamo ad applicazione di merletto, filati metallici, canutiglia, cannucce e perle. Firenze, Gallerie degli Uffizi, Galleria del Costume di Palazzo Pitti. Il manto, ispirato a un acquerello di Pisanello (Un homme et une femme en habits de cour, 1450 circa, Chantilly, Musée Condé) fu presentato all’Esposizione Internazionale di Milano del 1906 insieme all’abito della Primavera.
La moda può essere arte? Domanda lecita considerando che essa è normalmente volta alla funzionalità e tende a riferirsi concretamente alla vita reale, sembra essere lontana dall’Art por l’art, concetto non sempre rappresentativo nemmeno per l’arte stessa. La prima a promuovere negli anni ’50 il concetto di moda come arte è stata l’istituzione Triennale di Milano che, con varie edizioni, ha reso possibile la sperimentazione da parte degli artisti all’interno di questo campo.
È ancora possibile parlare di arte e moda come organi opposti? Il progetto è volto ad analizzare le contaminazioni, sovrapposizioni e collaborazioni instaurate tra le due. Da esperienze preraffaelliti a quelle del Futurismo, Surrealismo, fino ad arrivare al Radical Fashion, si vuole concentrare l’attenzione anche sull’importante figura di Salvatore Ferragamo, che affascinato e ispirato dalle Avanguardie artistiche, cerca di porre in dialogo arte e moda. A lui e alle sue calzature viene dedicata la prima sezione della mostra, che vennero giudicate già dagli anni ’30 “manufatti di valore artistico”, facendo riferimento all’arte come punto di incontro tra tecnica e creatività concettuale. Le videoinstallazioni chiariscono come le calzature si confrontino con la loro fonte d’ispirazione, il mondo classico, l’oriente, le Avanguardie e via dicendo. Nella sala sono esposti anche i bozzetti pubblicitari originali.
SEZIONE 3
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- Dante Gabriel Rossetti, John Robert Parsons (fotografo), Jane Morris, 7 giugno 1865. Londra, National Portrait Gallery.
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- Dante Gabriel Rossetti, John Robert Parsons (fotografo), Jane Morris, 7 giugno 1865. Londra, National Portrait Gallery.
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- Liberty and Co. Ltd., Artistic and Historic Costume Studio, Abito, 1895 circa, seta pongé con decorazioni in merletto meccanico e ricami a punto smock. Londra, Victoria and Albert Museum.
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- Manifattura inglese, Abito estetico in tre pezzi, 1879-1880, seta operata a motivi geometrici, passamaneria in seta, sopraveste drappeggiata in stile medievale. Manchester, Gallery of Costume.
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- Mariano Fortuny, Tunica “Delphos”, 1911, seta, bottoncini in vetro di Murano, cordoncino di seta. Firenze, Gallerie degli Uffizi, Galleria del Costume di Palazzo Pitti.
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- Mariano Fortuny, Tunica “Peplos”, 1934, ermesino di seta plissettato con applicazione di perle in vetro di Murano. Firenze, Gallerie degli Uffizi, Galleria del costume di Palazzo Pitti.
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- Moriz Nahr, Gustav Klimt e Emilie Flöge nel giardino del suo studio nell’ottavo distretto di Vienna, Josefstädter Straße 21, 1905-1906 circa. Imagno/Getty Images
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- Wiener Werkstätte, Vestaglia a kimono, 1928 circa, tessuto “Hoby”, seta stampata con metodo habutae a motivi di pavoni, disegnato da Mathilde Flögl. Kyoto, Collezione The Kyoto Costume Institute.
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- Fortunato Depero, Gilet Futurista, 1923, panno di lana, ricami ad intarsio a motivi geometrici. Cavalese (Trento), Collezione privata.
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- Fortunato Depero, Basco futurista, 1929, panno di lana, ricamo ad intarsio a motivi geometrici. Cavalese (Trento), Collezione privata.
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- Fortunato Depero, Basco futurista, 1929, panno di lana, ricamo ad intarsio a motivi geometrici. Cavalese (Trento), Collezione privata.
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- Bice Lazzari, Borsa, 1928, panno Lenci a intarsio. Roma, Archivio Bice Lazzari. Foto Arrigo Coppitz.
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- Thayaht (Ernesto Michahelles), Taglio della bituta, 1920, inchiostro su carta. Roma, Collezione CLM/ Seeber.
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- Thayaht ritratto mentre indossa la tuta di sua invenzione. Prato, Museo del Tessuto. Foto P. Salvini Firenze
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- Maison Vionnet, Modello “L’Orage”, 1922, abito in taffetas, lavorato a intarsio a motivo di rettangoli in progressione geometrica. Parigi, Musée des Arts décoratifs, collezione dell’Union française des arts du costume.
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- Thayaht, “L’Orage”, «Gazette du Bon Ton” XII, 1923, 2, tav.10, pochoir. Firenze, Archivio THAYAHT & RAM.
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- Sonia Delaunay, Sonia Delaunay: ses peintures, ses objects, ses tissus simultanées, ses modes, in Librairie des Arts décoratifs, poichoir su carta, Parigi 1925, tav. I. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale.
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- Elsa Schiaparelli, Tailleur, collezione autunno/inverno 1938- 1939, tessuto di lana bouclé, bottoni di bronzo dorato di François Hugo da un modello di Alberto Giacometti. Berlino, Deutsche Kinemathek-Marlene Dietrich Collection.
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- Alberto Giacometti per Elsa Schiaparelli, Bottone con femmina con le braccia alzate, 1938, bronzo. Parigi, Musée des Arts décoratifs, département Mode et Textile.
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- Elsa Schiaparelli con Salvador Dalí, Abito da sera, collezione febbraio 1937, organza di seta stampata con motivo di aragosta e prezzemolo. Filadelfia, Philadelphia Museum of Art, dono di Elsa Schiaparelli (1969).
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- Yves Saint-Laurent, Abito da cocktail. Omaggio a Piet Mondrian, collezione autunno/inverno 1965- 1966, jersey di lana lavorato a intarsio. Parigi, Fondation Pierre Bergé-Yves Saint Laurent.
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- Enrico Coveri, Outfit composto da overall, scarpe e cappellino, collezione primavera/estate 1985, tessuto di cotone stampato a motivi di Keith Haring. Firenze, Collezione Enrico Coveri
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- Mila Schön, Abito, collezione primavera/estate 1990, caban a manica lunga in tessuto di lana con ricamo ad applicazione. Milano, Collezione Valentina Cortese. Foto Arrigo Coppitz
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- Yohji Yamamoto, Giacca maschile. Omaggio a Joan Miró, collezione autunno/inverno 1991- 1992. Panno di lana. Il ricamo con fili di lana e ad applicazione riproduce L’oro dell’azzurro di Joan Miró del 1967. Massa Lombarda, Archivi di ricerca Mazzini. Foto Arrigo Coppitz.
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- Yasumasa Morimura, Portrait (La Source 1,2,3), 1986-1990, tre pannelli stampati a colori. Takamatsu, Takamatsu Art Museum
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- Yasumasa Morimura, Portrait (La Source 1,2,3), 1986-1990, tre pannelli stampati a colori. Takamatsu, Takamatsu Art Museum
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- Yasumasa Morimura, Portrait (La Source 1,2,3), 1986-1990, tre pannelli stampati a colori. Takamatsu, Takamatsu Art Museum
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- Issey Miyake, Pleats Please, Issey Miyake Guest Artist, Series No.1: Yasumasa Morimura on Pleats Please, collezione autunno-inverno 1996- 1997, abito in poliestere plissettato e stampato. New York, The Museum at Fashion Institute of Technology, dono di Issey Miyake, Guest Artist Series #1.
La moda s’ispirò all’arte già nei primissimi anni del Novecento. In primo luogo furono gli artisti a dedicare molto spazio agli abiti e ai loro dettagli all’interno dei quadri, tramandando così gli usi e costumi delle varie epoche; successivamente a partire dall’Ottocento la moda dilagò nelle città grazie al contributo svolto dalle imprese tessili che si lanciarono nella grande distribuzione. Questo mise in atto una rivoluzione mai vista prima d’ora e permise il dialogo tra moda e arte.
Molti artisti hanno iniziato a lavorare per il mondo della moda. Uno dei più celebri e ricordati è Andy Warhol, che nacque come artista dal mondo della moda degli anni ’50, poiché fu uno dei celebri disegnatori di “Glamour”, “Vogue” e “Harper’s Bazaar”. Celebre il vestito di carta dal nome “The Souper Dress”, presentato in mostra come un concentrato tra moda, arte e logica industriale. Originalità del vestito, oltre al materiale di cui è composto ovvero cellulosa, è il motivo stampato su di esso: la celebre Campbell Soup, immagine ripetuta in sequenza stampata in serigrafia dalla lattina della zuppa.
SEZIONE 4
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- Campbell Soup Company, The Souper Dress, 1968, tessuto non tessuto in carta, cellulosa e cotone stampato con l’immagine della lattina di Campbell Soup. Kyoto, Collezione The Kyoto Costume Institute.
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- Salvatore Ferragamo, “Salvatore”, 1959, vitello con macchie di pittura. Firenze, Museo Salvatore Ferragamo. Le scarpe appartenevano ad Andy Warhol, che era molto attento alla propria eleganza.
Una sezione è dedicata a Germana Marucelli: porta all’interno della mostra un luogo di incontro tra operatori della moda, artisti e intellettuali uniti nella ricerca di nuove forme espressive in grado di interpretare il proprio tempo. La sezione comprende le opere di Pietro Zuffi, getulio Alviani, Paolo Scheggi, esposte alle pareti e, in più, gli abiti che furono sodalizio tra questi artisti.
Si passa dall’atelier al mood board, dove l’immaginario dei fashion designer è improntato sullo storytelling per immagini dal flusso di informazioni, basato su due qualità: attirare attenzione e innescare la memoria.
Nella mostra viene reso evidente il modo in cui Yinka Shonibare usa la moda per plasmare il linguaggio critico dell’arte. Con le sue installazioni propone una riflessione sulla multiculturalità, analizzando principalmente la questione coloniale. Le figure che animano le sue opere sono composte da manichini in pose teatrali e drammatiche vestite con abiti di stoffe batik richiamando le fogge tratte da dipinti del XVIII e XIX secolo.
SEZIONE 5
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- Autori vari, Giovedì di Germana Marucelli, 1947-1952. Collezione privata (courtesy Archivio Germana Marucelli, Milano). Foto Arrigo Coppitz.
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- Germana Marucelli, Abito da sera, “Linea Impero”, 1950, collezione Alta Moda, paillettes su chiffon di seta, motivo decorativo ideato in collaborazione con Pietro Zuffi. Collezione privata (courtesy Archivio Germana Marucelli, Milano). Foto Arrigo Coppitz.
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- Pietro Zuffi in collaborazione con Germana Marucelli, Senza Titolo, 1950, quadro in paillettes su chiffon. Milano, Archivio Germana Marucelli. Foto Arrigo Coppitz
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- Germana Marucelli, Abito da giorno,” Linea Assira”, 1961, collezione Alta Moda primavera/ estate 1962, abito in shantung di seta con motivi decorativi ideati e dipinti a mano da Paolo Scheggi. Collezione privata (courtesy Archivio Germana Marucelli, Milano). Foto Arrigo Coppitz.
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- Germana Marucelli, Abito femminile in due pezzi, 1963, camicia con collo ad anello e gonna in crêpe de chine stampato a fondo bianco con disegni di Paolo Scheggi. Roma, Collezione Enrico Quinto e Paolo Tinarelli. Foto Arrigo Coppitz
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- Paolo Scheggi, Per una situazione, 1963, acrilico arancione su tre tele sovrapposte. Milano, Collezione Franca e Cosima Scheggi. Foto Francesca Sancassani.© Paolo Scheggi/SIAE
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- Germana Marucelli, Abito da cocktail, “Linea Optical”, 1964, collezione Alta Moda, primavera/ estate 1965, twill di seta con motivi ideati con la collaborazione di Getulio Alviani. Collezione privata (courtesy Archivio Germana Marucelli, Milano). Foto Arrigo Coppitz.
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- Germana Marucelli, Soprabito femminile, 1965, tessuto in diagonale di lana sfumata, quadrettatura ideata da Getulio Alviani. Roma, Collezione Enrico Quinto e Paolo Tinarelli. Foto Arrigo Coppitz
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- Getulio Alviani, Tensioni, 1966- 1967, sei serigrafie su carta. Brescia, Collezione privata. Foto Arrigo Coppitz
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- Getulio Alviani, Tensioni, 1966- 1967, sei serigrafie su carta. Brescia, Collezione privata. Foto Arrigo Coppitz
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- Getulio Alviani, Tensioni, 1966- 1967, sei serigrafie su carta. Brescia, Collezione privata. Foto Arrigo Coppitz
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- Getulio Alviani, Tensioni, 1966- 1967, sei serigrafie su carta. Brescia, Collezione privata. Foto Arrigo Coppitz
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- Getulio Alviani, Tensioni, 1966- 1967, sei serigrafie su carta. Brescia, Collezione privata. Foto Arrigo Coppitz
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- Paolo Scheggi, Intersuperficie curva verde, 1966, acrilico verde su tre tele sovrapposte. Firenze, Galleria Tornabuoni Arte. Photo IF Industrial Foto. © Paolo Scheggi/SIAE
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- Germana Marucelli, Abito corto da sera, “Linea Alluminio”, 1968, collezione Alta Moda, autunno/ inverno 1968-1969, paillettes su organza di seta con motivi a “scudo” ideati in collaborazione con Paolo Scheggi. Milano, Archivio Germana Marucelli. Foto Arrigo Coppitz
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- Paolo Scheggi, Intersuperficie curva, 1967, acrilico blu su tre tele sovrapposte. Milano, Collezione Franca e Cosima Scheggi. Fotografia di Francesca Sancassani. © Paolo Scheggi/SIAE
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- Germana Marucelli, Completo da sera, “Linea Alluminio”, 1968, collezione Alta Moda, autunno/ inverno 1968-1969,completo composto da corpetto in pelle lucida e pantaloncini in lana con placche in alluminio anodizzato ideate in collaborazione con Getulio Alviani, gilet in piume di struzzo su chiffon, stivali in camoscio di Salvatore Ferragamo. Collezione privata (courtesy Archivio Germana Marucelli, Milano). Foto Arrigo Coppitz
La mostra è impostata interamente sui giochi di ruolo che intercorrono, a partire dal Novecento, tra moda e arte e volti a dimostrare come la distanza sia del tutto svanita col passare del tempo. Durante il periodo novecentesco è emerso il settore del tessuto stampato per arredamento da cui, successivamente, è nato un altro nucleo di tessuti stampati considerati vera e propria “arte da indossare”: foulard di seta stampata su disegno d’autore, idea ben lontana da quella della triennale di Milano ma rivoluzionaria che crea ancor di più legame tra arte e moda. Da citare, come presenti all’interno della mostra, alcuni dei più importanti foulard disegnati da Edmondo Bacci, Franco Gentilini, Roberto Crippa, Giuseppe Capogrossi.
Non finisce qui, presente in esposizione opere del gruppo MAC (Movimento Arte Concreta) che trovano nell’arazzo, considerato il linguaggio maggiormente vicino alla pittura, una materia d’ispirazione su cui lavorare. All’interno della Scuola degli Arazzi di Esino Lario, manifattura lombarda fondata nel 1936, gli artisti lavoravano su disegni preparatori per lo più di stampo astratto, mentre l’organo della manifattura si dedica alla creazione di un nuovo tessuto per rendere maggiormente fedele il risultato ottenuto sull’arazzo rispetto agli originali proposti dagli artisti.
SEZIONE 7
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- Yinka Shonibare, MBE, Food Faerie, 2011, manichino in fibra di vetro, cotone olandese stampato, pelle , piume d’oca, basamento in acciaio. Londra, courtesy Yinka Shonibare e Blain|Southern Gallery
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- Yinka Shonibare, MBE, Impaled Aristocrat, 2013, manichino in fibra di vetro, cotone olandese stampato, pelle, spada, orologio da tasca, basamento in acciaio. Londra, courtesy Yinka Shonibare e Blain|Southern Gallery
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- Yinka Shonibare, MBE, Revolution Ballerina, 2014, manichino in fibra di vetro, cotone olandese stampato, pistole, basamento in acciaio. Berlino, courtesy Yinka Shonibare e Blain|Southern Gallery.
In mostra si trovano esposti arazzi importanti tra cui quello di: Atanasio Soldati, entrato in contatto con il movimento “abstraction –creation” a Parigi nel 1933 e considerato uno dei primi esponenti italiani ad aderire all’arte astratta; Alfredo Chighine, promotore di un’arte astratta fatta di linee e colori rappresentanti l’essenza vitale della natura.
Oltre ad arazzi e foulard sono presenti materiali di manifattura pratese, proveniente dall’esperienza di Guido Pugi, che presenta tappeti realizzati con disegni e tecniche di tradizione centro asiatica, europea e moderna. Nel 1956 il tappeto denominato “jungla”, realizzato dalla ditta Figli di Guido Pugi seguendo il disegno di Giuseppe Ajmone, ha vinto il prestigioso premio del compasso d’oro, e venne presentato l’anno successivo presso la Fiera mondiale di New York.
SEZIONE 8
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- Comme des Garçons, Abito, collezione “Body Meets Dress, Dress Meets Body”, primavera/estate 1997, poliestere con applicazioni in tessuto di nylon e imbottiture in piumino e piume. Como, Collezione privata. Foto Arrigo Coppitz.
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- W.&L.T. (Wild & Lethal Trash), T-shirt, collezione autunno/inverno 1997-1998, cotone e jersey stampato. Anversa, MoMu – Fashion Museum of the Province of Antwerp. Foto Arrigo Coppitz
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- Hussein Chalayan, Corpetto, collezione autunno/inverno 1995- 1996, quattro pezzi di legno uniti da bulloni metallici. Kyoto, Collezione The Kyoto Costume Institute
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- Nick Cave, Soundsuit, 2010, struttura decorata a scacchi sul davanti e paillettes blu sul retro, perline e paillettes vintage, leggings in maglia. Verona, Galleria Studio la Città
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- Nick Cave, Soundsuit, 2010, telaio di centrini squadrati sul retro, centrini disposti a spirale nella parte anteriore, tessuti di maglia, paillettes, presine da cucina, centrini vintage e leggings in maglia. Parma, Collezione Emanuela Barilla
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- Nick Cave, Soundsuit, 2010, telaio di centrini squadrati sul retro, centrini disposti a spirale nella parte anteriore, tessuti di maglia, paillettes, presine da cucina, centrini vintage e leggings in maglia. Parma, Collezione Emanuela Barilla
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- Boudicca, The “Aketon” dress, collezione autunno/inverno 2001- 2002, tela di cotone con collo alto, ampie maniche a punta, corsetto e grembiule in pelle con lacci di nastro e applicazioni in ottone. New York, The Museum at Fashion Institute of Technology
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- Roberto Capucci, “Ematite”, 1995, gonna in taffetas di seta plissettata con elementi architettonici a nido d’ape, corpetto in taffetas di seta. Roma, Archivio Fondazione Roberto Capucci.
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- Gareth Pugh, Abito e cappotto, collezione primavera/estate 2011, cappotto in metallo e abito senza maniche in vinile. New York, The Museum at Fashion Institute of Technology
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- Issey Miyake, Plastic Body, 1980, corpetto in fibra di plastica rinforzata. Tokyo, The Miyake Issey Foundation
Esposte inoltre importanti esclusive mondiali come: inedite collezioni per tessuti stampati, manufatti tessili, opere d’arte create da artisti italiani importanti del periodo, prestate per l’occasione al museo. Tra queste si ricordano le opere di: Gio Ponti, Bruno Manari, Gio Pomodoro e tanti altri.
La mostra vanta diversi collaboratori al suo interno, tra cui: curatori, in cui si trovano nomi di Maria Luisa Frisa, Enrica Morini, Stefania Ricci e Alberto Salvadori; per la parte delle installazioni artistiche e videoinstallazioni si trovano rispettivamente: Riccardo Benassi e Karmachina; nel progetto di allestimento si nominano Silvia Cilembrini e Fabio Leoncini.
Photo Credit: Museo del Tessuto di Prato
NOSTALGIA DEL FUTURO NEI TESSUTI D’ARTISTA DEL DOPOGUERRA
PRATO, MUSEO DEL TESSUTO, 21 MAGGIO 2016 – 19 FEBBRAIO 2017
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- Franco Gentilini Ragazza col limone, 1957 Foulard in seta prodotto da Edizioni del Cavallino Venezia, Collezione Cardazzo
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- Gio Ponti Progetto grafico per tessuto per la XI Triennale di Milano, 1957 tecnica mista su carta Bologna, Fondazione Massimo e Sonia Cirulli Crediti Fotografici: Archivio Massimo e Sonia Cirulli
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- Sergio Bersani-Giornalfoto XI Triennale di Milano. Sezione dei tessuti nella Mostra delle Produzioni d’arte nel padiglione del Parco Sempione, progetto dell’allestimento dell’architetto Edoardo Sernesi, 1957 riproduzione fotografica. I tessuti che si vedono nell’immagine furono stampati dalla Manifattura Jsa di Busto Arsizio (Varese). Milano, Fondazione La Triennale di Milano
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- Piero Dorazio Progetto grafico per tessuto per la X Triennale di Milano, 1954 tempera su carta Bologna, Fondazione Massimo e Sonia Cirulli Crediti Fotografici: Archivio Massimo e Sonia Cirulli
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- Bruno Munari Progetto grafico per tessuto, 1950 tempera su cartoncino Bologna, Fondazione Massimo e Sonia Cirulli Crediti Fotografici: Archivio Massimo e Sonia Cirulli
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- Gianni Dova e Roberto Crippa L’occhio, anni cinquanta del Novecento piatto ottagonale in ceramica Prato, Collezione Paolo e Serena Gori
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- Franco Gentilini Paesaggio marino, 1963 olio su tela sabbiata Roma, Collezione Luciana Giuntoli Gentilini
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- Piero Dorazio Progetto grafico per tessuto per la X Triennale di Milano, 1954 tempera su carta Bologna, Fondazione Massimo e Sonia Cirulli Crediti Fotografici: Archivio Massimo e Sonia Cirulli
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- Gianni Dova Progetto grafico per tessuto per l’XI Triennale di Milano, 1957 china su carta Bologna, Fondazione Massimo e Sonia Cirulli Crediti Fotografici: Archivio Massimo e Sonia Cirulli
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- Roberto Crippa Progetto grafico per tessuto per la X Triennale di Milano, 1954 circa tempera su carta Bologna, Fondazione Massimo e Sonia Cirulli Crediti Fotografici: Archivio Massimo e Sonia Cirulli
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- Bruno Munari Progetto grafico per tessuto, 1950 circa tempera su cartoncino Bologna, Fondazione Massimo e Sonia Cirulli Crediti Fotografici: Archivio Massimo e Sonia Cirulli
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- Ettore Sottsass jr. Rubini e Smeraldi. Progetto grafico per tessuto per la X Triennale di Milano, 1954 tempera su carta Bologna, Fondazione Massimo e Sonia Cirulli Crediti Fotografici: Archivio Massimo e Sonia Cirulli
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- Fausto Melotti Progetto grafico per tessuto per la X Triennale di Milano, 1954 circa tempera su carta Bologna, Fondazione Massimo e Sonia Cirulli Crediti Fotografici: Archivio Massimo e Sonia Cirulli
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- Franco Gentilini Ragazza di fronte su fondo rosso, 1959 Foulard in seta prodotto da Edizioni del Cavallino Venezia, Collezione Cardazzo
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- Lucio Fontana Concetto spaziale rosso, 1960 Foulard in seta prodotto da Edizioni del Cavallino Venezia, Collezione Cardazzo
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- Roberto Crippa Groviglio su fondo bianco, 1952 Foulard in seta prodotto da Edizioni del Cavallino Venezia, Collezione Cardazzo
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- Giuseppe Capogrossi Superficie, 1958 Foulard in seta prodotto da Edizioni del Cavallino Venezia, Collezione Cardazzo
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- Giuseppe Capogrossi Superficie tondo azzurro, 1958 Foulard in seta prodotto da Edizioni del Cavallino Venezia, Collezione Cardazzo
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- Edmondo Bacci Avvenimento fondo giallo, 1961 Foulard in seta prodotto da Edizioni del Cavallino Venezia, Collezione Cardazzo
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- Gianni Dova Senza titolo, 1954 Progetto grafico per tessuto stampato – Manifattura Jsa tempera su carta intelata Busto Arsizio (Varese), Collezione Branchini-Grampa
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- Gianni Dova Senza titolo, 1955 Progetto grafico per tessuto stampato – Manifattura Jsa tempera su carta Busto Arsizio (Varese) Collezione Branchini-Grampa
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- Lucio Fontana Galassia, 1955 Velluto verde di cotone stampato a mano prodotto dalla Manifattura Jsa Busto Arsizio (Varese), Collezione Branchini-Grampa
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- Lucio Fontana Progetto grafico del tessuto per lo schienale della poltrona P40. Concetto spaziale, 1957 pastello a olio con motivi decorativi di colore rosso su carta Busto Arsizio (Varese), Collezione Branchini-Grampa
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- Lucio Fontana Progetto grafico del tessuto per lo schienale della poltrona P40. Concetto spaziale, 1957 pastello a olio nei toni del verde e del nero su carta Busto Arsizio (Varese), Collezione Branchini-Grampa
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- Piero Dorazio Roma notturna, 1957 Progetto grafico per tessuto stampato – Manifattura Jsa tempera su carta Busto Arsizio (Varese), Collezione Branchini-Grampa L’opera vinse il Secondo Premio del Concorso Jsa all’XI Triennale di Milano.
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- Bruno Munari Solfeggio con variazioni, 1955 Progetto grafico per tessuto stampato – Manifattura Jsa tempera su carta Busto Arsizio (Varese), Collezione Branchini-Grampa
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- Antonio Ascari Sinfonia spaziale, 1957 Progetto grafico per tessuto stampato – Manifattura Jsa tempera su cartoncino Busto Arsizio (Varese), Collezione Branchini-Grampa
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- Aldo Bergoli, Tramonto, prima metà degli anni cinquanta del Novecento, poltrona foderata in raso di cotone stampato a mano. Busto Arsizio (Varese), Collezione Branchini-Grampa. Aldo Bergoli, Progetto grafico di tessuto per poltrona, prima metà degli anni cinquanta del Novecento, carta intelata. Busto Arsizio (Varese), Collezione Branchini-Grampa.
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Published
5 giorni agoon
5 Ottobre 2026
A distanza di venticinque anni dall’ultima grande monografica romana, la Capitale torna a celebrare l’uomo che ha scardinato la figurazione per dare una forma visibile all’invisibile. Presso Palazzo Bonaparte, la mostra prodotta da Arthemisia in collaborazione con il Centre Pompidou di Parigi mette in scena oltre settanta capolavori di Vassily Kandinsky. Curata da Angela Lampe, l’esposizione, visitabile fino al 14 febbraio 2027, attraversa l’intera parabola umana e intellettuale del maestro russo. Si spazia dagli esordi figurativi impregnati di folklore rurale fino alle vette geometriche del periodo Bauhaus, passando per l’intensità lirica del movimento Der Blaue Reiter. Ma per chi osserva il mondo attraverso la lente della moda, le sale del palazzo romano non raccontano solo una rivoluzione pittorica, ma svelano la matrice di un alfabeto estetico che i designer continuano a saccheggiare per dare ritmo, movimento e urgenza emotiva agli abiti. Il nucleo profondo dell’arte di Kandinsky risiede nella sinestesia: la capacità, o meglio la necessità, di fondere i sensi. Per il pittore, un punto geometrico sulla tela era un accordo di pianoforte, una linea diagonale il graffio di un violino, e i colori possedevano precise risonanze spirituali. Il giallo era inteso come squillo di tromba, (il colore caldo, eccentrico e carico di aggressività visiva per eccellenza), mentre il blu rappresentava la profondità di un violoncello, la forza fredda e centripeta capace di calmarlo. Quando la moda incontra Kandinsky compie l’operazione inversa, ma complementare: prende quella partitura visiva e la trasforma in materia tridimensionale capace di muoversi nello spazio sul corpo. Non si tratta mai di una mera riproduzione bidimensionale – un errore grossolano per qualsiasi couturier – ma di un dialogo strutturale. Un parallelismo magistrale è rintracciabile nell’approccio di Karl Lagerfeld. Il kaiser della moda ne aveva tradotto la poetica nella celebre collezione Chanel Haute Couture. Lagerfeld destrutturò il rigore della maison ricreando abiti la cui silhouette fluttuante richiamava la celebre tela “Quadri con cerchi concentrici”. I cerchi, privati del loro peso geometrico, diventavano oblò di tessuto, stratificazioni di organza e ricami capaci di vibrare a ogni passo, incarnando quel dinamismo teorizzato dal pittore. Camminando tra le sale di Palazzo Bonaparte, l’attenzione viene catturata da capolavori iconici come Gelb-Rot-Blau (Giallo, rosso, blu) del 1925. È il periodo d’oro del Bauhaus, la scuola in cui Kandinsky ridefinì i confini tra arte visiva, artigianato e design. Nelle tele di quegli anni, le linee rette, i triangoli e i vettori creano tensioni dinamiche instabili. Per l’artista, ogni forma geometrica è carica di un preciso significato emotivo: il triangolo incarna l’energia e l’azione, mentre il cerchio rappresenta la calma suprema e la perfezione spirituale.
Questa specifica tensione geometrica è la stessa che muove lo stilista giapponese Junya Watanabe. Per la sua acclamata sfilata Spring/Summer 2015, il designer (pupillo di Rei Kawakubo) ha attinto direttamente alla teoria dei colori e delle forme di Kandinsky. Watanabe ha portato in passerella copricapi e abiti scultura tridimensionali composti da pannelli di PVC rigido, cerchi intrecciati e triangoli accostati secondo i pesi cromatici del maestro russo. I modelli fluttuavano intorno al corpo come se le geometrie si fossero improvvisamente liberate dalla prigione della tela per abitare lo spazio reale. Mentre le interpretazioni tradizionali della moda si dividono spesso tra il rigore geometrico del Bauhaus e il lirismo espressionista degli esordi, l’occhio colto del custom luxury contemporaneo riesce a rintracciare strade più complesse. È il caso del brand italiano Luluredgrove, fondato dalla designer Giuliana Civello, che nel suo mini abito della collezione autunno/inverno 2027 compie un’operazione interpretativa profonda, quasi da architetto dello spazio sartoriale. Il brand si ispira esplicitamente a una delle fasi più affascinanti e stratificate del maestro: quella di opere come “Yellow Painting”. Questo periodo tardo è celebre per la sua capacità di fondere i tre grandi vocabolari della vita dell’artista: la griglia geometrica rigida del periodo Bauhaus (la scacchiera), la totale libertà cromatica degli anni di Monaco e le nuove forme organiche o biomorfiche scoperte durante l’esilio a Parigi. L’abito di Luluredgrove – realizzato in crepe stretch di seta tripla A stampata ad alta risoluzione a Como, con maniche in georgette di seta – traduce questa complessa evoluzione storica in un pezzo d’alta sartoria. La composizione ruota attorno a un giallo ocra/senape dominante, che per Kandinsky rappresenta il picco dell’energia vitale, bilanciato e placato da tocchi di blu profondo, rosso/ruggine e crema. È la stessa identica combinazione calda-fredda che dà energia visiva sia al quadro che al tessuto. Se Kandinsky costruiva l’opera per piani geometrici giustapposti, quasi come un collage di forme che si incastrano, l’abito ne assimila la logica strutturale attraverso la stampa: bande verticali spezzano la superficie tessile in pannelli alternati (dove si avvicendano motivi floreali pieni, trasparenze e righe), creando un ritmo segmentato e musicale. Ed è proprio qui che emerge la variazione più interessante rispetto al rigore nudo del Bauhaus: la creazione mette in scena un dialogo serrato tra organico e geometrico. Esattamente come in “Yellow Painting”, dove gocce, forme biomorfiche e archi sinuosi si sovrappongono a una scacchiera di fondo, nell’abito i motivi floreali fluttuanti sono incorniciati ed enfatizzati da rigide righe verticali. Questa transizione si riflette persino nell’architettura tridimensionale del capo, che stempera la severità del pattern grafico attraverso la morbidezza delle maniche e il movimento fluttuante della gonna a pieghe. Una dimostrazione di come le forme, pur geometriche, possano farsi fluide, organiche e squisitamente sartoriali. Si ispira a Kandinsky anche il couturier Vittorio Camaiani per l’abito grigio della collezione triangolo del 2009 che fa parte di una serie di pezzi dedicati proprio al celebre maestro russo. La creazione si trasforma avvicinandosi alla silhouette femminile senza perdere la forma geometrica e crea volumi diversi a seconda di come si indossa. Se la moda franco-giapponese ha celebrato il Kandinsky più grafico, il prêt-à-porter italiano ne ha sposato da tempo la componente più intima e materica. Consuelo Castiglioni, durante la sua storica direzione creativa per Marni, ha più volte utilizzato l’astrattismo organico come firma stilistica del brand. Nella collezione Fall/Winter 2016, le sovrapposizioni asimmetriche, i cappotti oversize dai tagli netti e le bluse dalle stampe dissonanti richiamavano le famose “Improvvisazioni” kandinskiane. Marni ha assimilato la lezione più importante del pittore: il rifiuto della simmetria rassicurante a favore di un’armonia nuova, cerebrale, basata su accostamenti cromatici apparentemente azzardati. I feltri pesanti e le sete stampate convivevano nello stesso outfit proprio come i tratti densi di pigmento e le linee a matita sulle tele del maestro. La mostra romana di Palazzo Bonaparte ci ricorda che l’astrattismo non è una fuga dalla realtà, ma un viaggio verso la sua essenza emotiva. Curiosamente la moda fa esattamente lo stesso: usa il tessuto non solo per coprire il corpo, ma per proiettare all’esterno un’identità, uno stato d’animo, una vibrazione interiore. Oggi, mentre osserviamo i settanta capolavori esposti a Roma, comprendiamo perché i grandi designer e realtà couture come Luluredgrove e Vittorio Camaiani continuino a guardare a Kandinsky. Le sue opere non sono passate di moda perché non sono mai state ancorate al tempo oggettivo. Finché la moda cercherà il movimento, il ritmo e la capacità di emozionare attraverso un solo accostamento di colore, la passerella rimarrà, intrinsecamente, la tela preferita di Vassily Kandinsky.
Courtesy Photo of Press Office
Di Elena Parmegiani per DailyMood.it
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Eventi
KIKO MILANO fa rivivere il PLASTIC per una notte indimenticabile
Published
2 settimane agoon
25 Settembre 2026By
DailyMood.it
In occasione della Milano Fashion Week, KIKO MILANO ha presentato Club K by KIKO MILANO, la nuova collezione make-up dedicata al colore e alla libera espressione di sé, con una serata speciale in collaborazione con Vogue Italia.
Ispirandosi alla creatività che anima Club K by KIKO MILANO, Via Sammartini 76 si è trasformata per una notte in un omaggio al leggendario Plastic, accogliendo oltre 1.000 ospiti protagonisti delle community fashion e beauty.
La performance di SKIN e LADYFAG, accompagnata da makeup look vibranti e da un’espressione di sé libera da convenzioni, ha dato vita all’essenza di Club K by KIKO MILANO: uno spazio dedicato alla sperimentazione, al colore e all’espressione della propria individualità.
Tra gli ospiti che hanno partecipato alla serata:
Skin
Ladyfag
Mariacarla Boscono
Benedetta Porcaroli
Tina Kunakey
Alton Mason
Bella Thorne
Tessa Brooks
Arisa
Ana Mena
Gala Gonzalez
Natalia Paragoni
Bianca Atzei
Club K by KIKO MILANO
COLOUR. CREATE. REPEAT.
Il colore non chiede il permesso. Tu nemmeno.
Club K by KIKO MILANO è la linea pensata per chi cambia look con la stessa naturalezza con cui cambia playlist.
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Eventi
Pleats Please Issey Miyake “Azure Colors” Pop-up da 10 Corso Como
Published
4 settimane agoon
14 Settembre 2026By
DailyMood.it
10·Corso·Como Pop-Up
10 settembre – 11 ottobre 2026
PLEATS PLEASE ISSEY MIYAKE ha inaugurato il primo pop-up store a Milano da 10.Corso.Como. In occasione del lancio della nuova serie “Azure Colors”, il brand avrà un suo spazio dedicato in 10.Corso.Como, dal 10 settembre all’11 ottobre 2026.
Presentando un’installazione immersiva ispirata ai colori in continuo mutamento del cielo, lo spazio offre al pubblico una nuova opportunità per entrare in contatto con l’universo distintivo di PLEATS PLEASE ISSEY MIYAKE, dove tecniche innovative di plissettatura, libertà di movimento e un vivace approccio al colore si incontrano in capi pensati per la quotidianità contemporanea.
Concepito come un ambiente immersivo, il pop-up trae ispirazione dal cielo e dalle sue continue trasformazioni. Sfumature di blu, una sensazione di leggerezza e il delicato movimento delle nuvole si traducono in un allestimento tridimensionale, dando vita a uno spazio che sembra fluttuare tra colore, luce e aria.
AZURE COLORS
È una serie speciale sviluppata in sei tonalità di blu. Ispirata ai delicati mutamenti del cielo e delle nuvole, la serie spazia dalle sfumature più tenui dell’azzurro chiarissimo fino all’intensità del celeste, del blu profondo e del blu navy.
La gradazione cromatica si sviluppa attraverso una selezione di top, abiti, gonne, pantaloni e stole. Quando le pieghe si riempiono d’aria e assecondano i movimenti del corpo, i capi evocano la serenità e mutevole di un cielo in continua trasformazione. Caratterizzati da silhouette essenziali e da una leggerezza quasi impalpabile, possono essere indossati singolarmente oppure abbinati nelle diverse tonalità, dando vita a composizioni cromatiche personali e giocose.
Attraverso il dialogo tra la collezione e l’installazione spaziale, il pop-up milanese invita i visitatori a scoprire il colore, il movimento e la leggerezza che costituiscono l’essenza di PLEATS PLEASE ISSEY MIYAKE.
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