Connect with us

Glamour

MOSCHINO BARBIE!

Mariani Emma

Published

on

Moschino e Barbie hanno il piacere di annunciare la loro ultima collaborazione: due bambole da collezione Moschino Barbie e una capsule collection di 8 pezzi ready-to-wear, entrambi disponibili in esclusiva sul sito Moschino.com e NET-A-PORTER.COM a partire dal 9 Novembre 2015.

Jeremy Scott, Direttore Creativo di Moschino, ha pensato di vestire le bambole con i capi più iconici del brand: t-shirt slogan, top e pantaloni in rete, bomber di pelle, gonna a matita e ovviamente immancabili gli accessori come il cappellino di pelle logato e la shopping bag. Completano il look un paio di orecchini, collane, occhiali da sole, una biker bag, uno zaino trapuntato e la classica cintura a catena dorata con lettering Moschino.

Una selezione di questi pezzi (la tshirt, il top, i pantaloni, la biker bag, gli orecchini e la cintura) sarà disponibile in taglia da adulto, con l’aggiunta di due t-shirt con riprodotta l’immagine delle due bambole.

Jeremy Scott dichiara: “Ho voluto trasferire a Barbie tutti gli elementi rappresentativi di Moschino. Barbie è per me una musa, la ragazza più iconica della California: ha un look per tutto, non c’è compito che lei non riesca a portare a termine e nessun posto dove lei non possa andare.
Non c’è stato nessun dubbio su chi scegliere come partner commerciale per questa collaborazione, dato il rapporto storico e di successo che lega Moschino con Net-A-Porter.

Sarah Rutson, Vice President of Global Buying di Net-A-Porter, afferma: “Siamo fan delle gioiose collezioni di Moschino e riteniamo che questa sia un collaborazione ideale. Le due bambole, insieme ai capi ready-to-wear della capsule collection, danno vita alla visione di creativa di Jeremy Scott e sono certa che i nostri consumatori ne saranno entusiasti

Kim Culmone, Vice President Global Barbie Design, dichiara: “Jeremy Scott è lo stilista ideale per realizzare una Barbie che incarni sia ironia sia alta moda. Barbie sulla passerella di Moschino oppure Moschino nel guardaroba di Barbie, in entrambi i casi si tratta di puro divertimento e di una partnership perfetta!

Le bambole da collezione Moschino Barbie sono disponibili al prezzo di 140 euro.

da Comunicato Stampa

 

0 Users (0 voti)
Criterion 10
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading
Advertisement
Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

12 + 2 =

Eventi

Luca Vitone. Il Canone

DailyMood.it

Published

on

Dal 6 settembre al 18 ottobre 2020, lo CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma presenta il secondo appuntamento del programma di residenze d’artista Through time: integrità e trasformazione dell’opera, realizzato in occasione di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21, che vede la partecipazione di Massimo Bartolini, Luca Vitone ed Eva Marisaldi.

L’Archivio-Museo CSAC conserva a partire dal 1968 oltre 12 milioni di pezzi suddivisi in cinque sezioni: Arte, Fotografia, Media, Progetto e Spettacolo. Dopo Massimo Bartolini, che il 16 febbraio scorso ha inaugurato l’installazione On Identikit (chiusa con due settimane di anticipo, causa emergenza sanitaria, lo scorso 8 marzo 2020), a confrontarsi con questo patrimonio preziosissimo sarà Luca Vitone, già protagonista di una residenza presso lo CSAC nel 2017 nell’ambito del progetto #GrandTourists. In quell’occasione, Luca Vitone aveva potuto letteralmente immergersi negli archivi e nelle collezioni CSAC, confrontandosi al tempo stesso con la città di Parma e una rete di altri archivi e musei.

Vitone, artista che da sempre lavora sull’idea di luogo, produzione culturale e memoria, propone nell’ambito di Through time l’esito espositivo di quella residenza: Il Canone, un omaggio al concetto stesso di archivio a partire dal furgone utilizzato fino all’inizio degli anni 2000 dallo CSAC per il trasporto e l’acquisizione delle opere e degli archivi. Il mezzo di trasporto – metafora dell’azione del prelevare e dell’agire per la raccolta e la costruzione dell’archivio – sarà allestito nell’imponente navata centrale della Chiesa abbaziale, seguito da una lunga “parata” di lavori e progetti che rappresentano

un ampio spettro della ricerca artistico-culturale italiana del Novecento, selezionati dall’artista con un criterio del tutto personale, quasi a ricostruire immaginari legami tra le opere conservate allo CSAC e le proprie vicende biografiche.

Per l’artista, “entrare nell’archivio del CSAC è come immergersi in un mare tropicale, di quelli noti per lo snorkeling. Impossibile non rimanerne affascinati, anche se non si riconoscono i pesci si è frastornati dai colori, dalle forme e soprattutto dalla quantità di animali da osservare. […] Ma c’era una cosa che mi tornava sempre alla mente: un furgone bianco, parcheggiato nell’angolo più lontano del piazzale, come fosse abbandonato, stava lì con la sua scritta sulla portiera ‘Università di Parma’ a testimoniare il suo ruolo passato”.

Nella visione di Luca Vitone il furgone rimanda concettualmente all’opera Das Rudel di Joseph Beuys del 1969, in cui 24 slitte in legno fuoriescono da un vecchio furgoncino Volkswagen. Come per Beuys, anche in questo caso, le 24 opere e oggetti che il furgone dell’Università di Parma lascia dietro di sè sono collegate a episodi autobiografici dell’artista oppure ad autori che hanno profondamente segnato la sua crescita artistica, riscoperti all’interno degli archivi CSAC. Tra questi figurano Ugo Mulas, Alighiero Boetti, Gianni Colombo, Lucio Fontana, Mario Schifano, Mario Nigro, Pietro Consagra, Alberto Rosselli, Afro Basaldella, Luigi Ghirri, Erberto Carboni, Archizoom Associati/Lucia Bartolini, Walter Albini, Giosetta Fioroni, Michelangelo Pistoletto, Maddalena Dimt, Franco Albini, Danilo Donati/Sartoria Farani, Ettore Sottsass jr./Sottsass Associati, Andrea Branzi, la rivista satirica “Il Male” e persino un anonimo, autore di un’imitazione di una lampada di Vico Magistretti.

Nell’abside della Chiesa sarà infine allestito il monocromo intitolato Stanze (CSAC, Parma) eseguito dallo stesso Vitone con le polveri dello CSAC nel 2017, in occasione della sua residenza, e successivamente donato al centro.

Luca Vitone nasce a Genova nel 1964. A partire dagli anni Novanta, partecipa a importanti collettive nazionali e internazionali e dal 1994 collabora continuativamente con la Galleria Nagel Draxler, a Colonia, Berlino e Monaco. Nel 2000 espone al P.S.1 di New York e presenta al Palazzo delle Esposizioni di Roma Stundàiu, mostra-omaggio alla sua città natale Genova. Al 2006 risale la sua prima retrospettiva itinerante Luca Vitone. Ovunque a casa propria. Überall zu Hause presentata al Casino Luxenbourg, poi nel 2007 all’O.K. Centrum di Linz e infine nel 2008 alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo. Il 2010 è l’anno d’inizio della collaborazione con la Galleria Pinksummer di Genova e la Galleria Michel Rein di Parigi e Bruxelles. Nel 2012 tiene due importanti personali: Monocromo Variationen al Museion di Bolzano e Natura morta con paesaggi e strumenti musicali alla Fondazione Brodbeck di Catania. Nel 2013 ritorna alla Biennale di Venezia, dopo una prima partecipazione nel 2003 e il rifiuto del 2011, esponendo per l’eternità al Padiglione Italia nella mostra Vice Versa curata da Bartolomeo Pietromarchi. Nel 2017 il Pac di Milano gli dedica un’ampia retrospettiva. Attualmente è in corso fino al 15 marzo 2020 al Centro Pecci di Prato il suo progetto Romanistan, tra i vincitori della quarta edizione di Italian Council. Dal 2006 è docente presso la Nuova Accademia di Belle Arti a Milano.

VADEMECUM
COSA: Luca Vitone – Il Canone
DOVE: CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione Università di Parma
QUANDO:
6 settembre – 18 ottobre 2020

 

 

0 Users (0 voti)
Criterion 10
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading

Eventi

La mostra su Inge Morath al Museo Diocesano di Milano: la fotografia come necessità di un racconto

T. Chiochia Cristina

Published

on

Treviso, Genova, Roma ed ora, Milano.
L’arte di Inge Morath approda nel bell’allestimento presso il Museo Diocesano di Milano alla presenza dell’ Assessore alla Cultura di Milano Filippo del Corno e che sarà visitabile dal 19 giugno al 1° novembre 2020, essendo parte integrante del palinsesto culturale Aria di Cultura I talenti delle donne, promossi e coordinati dal Comune di Milano. Una location unica, che si preannuncia anche in tempi difficili come questi, meta  milanese con “Il Chiostro in Estate“, tra  i tavolini del bistrot, le conferenze – aperitivo su Raffaello e il programma teatrale del progetto “Moto Teatro Oscar“; oltre che il proseguimento della mostra temporanea “Gaugin Matisse Chagall: la passione nell’arte francese dei musei Vaticani” e dal 19 Giugno 2020, appunto, anche questa nuova mostra fotografica dal

titolo:”Inge Morath.La vita. La fotografia“. Ovvero 150 immagini e documenti originali disposti a cura di Brigitte Bluml -Kaindl, Kaindl Kurt e Marco Minuz prodotta da Fotohof, Magnum Photos, Suazes e con il supporto del Forum Austriaco della cultura e partner tra cui Rinascente e IGP Decaux. La mostra si apre con una Inge Morath  profondamente europea essendo nata a a Graz nel 1923. La si descrive poi come interprete di informazioni, con ambientazioni surreali e quasi grafiche, sino ad arrivare a fotografie intime, quasi un diario di vita.Impostazione che la accompagno’ sino alla sua “ultima fotografia”, a cui la mostra dedica una intera parete.

Come recita il comunicato stampa “studiò lingue all’università di Berlino e Bucarest e lavorò come interprete per il servizio americano d’informazione. Nel 1953 si unì alla celebre agenzia Magnum Photos Agency, diventando membro ufficiale nel 1954. In quegli anni lavora, come assistente, per i fotografi Ernst Haas e Henri Cartier-Bresson. Nel 1955 pubblicò la sua prima collezione di fotografie, alla fine della carriera si contarono 30 monografie“.
SI, perche’ come lei stessa diceva: “fare foto era diventata una necessità ed io non volevo rinunciare a nulla“. Come nelle altre tappe italiane di questo percorso emozionale, la mostra ripercorre gli scatti piu’ intensi della carriera della celebre fotografa,  diventata molto americana: moglie in seconde nozze di uno scrittore, Arthur Miller, madre di una regista cinematografica, Rebecca Miller, suocera dell’attore Daniel DayLewis; è evidente quanto si sentisse a proprio agio ovunque dietro una macchina fotografica con una rara capacità, come ha sottolineato Marco Minuz “di non semplificare mai cio’ che è complesso e mai complicare quello che è semplice“. Dono raro. Che si trattasse di un ritratto di Marilyn Monroe sul celebre set del suo ultimo film, la classe di Audry Hepbourn,un pacioso emù in taxi a New York,o dei tanti volti anonimi reali o presunti del suo fotografare luoghi offrendone l’anima e la vita nella sua versione diretta ed originale, sia che si trattasse di Venezia, la Cina, la Spagna o la Russia, quello che incanta della fotografia di questa autrice è il racconto, l’ordito nella sua tessitura piu’ intima. Nel solco del mood scrittori (non si dimentichi che iniziò come scrittrice e traduttrice), dunque, ecco che la mostra proposta al pubblico milanese diventa un insieme di trame che ne formano il tessuto. Come fili dell’ordito infatti, stesi sul telaio, le foto della Morath in questo percorso vengono fatte passare attraverso le maglie dei licci della storia e alle fessure del pettine del talento della prima donna fotoreporter dell’agenzia fotografica Magnum.
Da segnalare inoltre, l’idea alla base del catalogo realizzato grazie anche a Fotohof e della Fondazione Morath : non una monografia ma un lavoro per dare “respiro” dando appieno la dimensione del lavoro di questa fotografa. E vi riesce appieno.
Edito da Silvana Editoriale, molto ben curato, è lo stesso Marco Minuz, curatore della mostra, a mettere in risalto la componente della vicinanza, non soltanto fisica ma anche emotiva dei soggetti fotografati dalla celebre fotografa, parlando dell’approccio sistemico della mostra e che si ispira al lavoro della Morath che trova riscontro nelle parole riportate proprio in una delle pagine del catalogo in cui la fotografa diceva: “devo prima vedere e trovare quello che posso fare. Quando facevo un viaggio, naturalmente sapevo che cos’è un reportage e lo tenevo sempre presente. In altre parole, non ho mai viaggiato in un paese per tornare riportando solo primi piani di strutture murarie. Però avevo bisogno della mia libertà. Una o due volte è capitato, semplicemente, di non fare il reportage. Sono andata, e ho detto “Non lo vedo”. Quello che mi riusciva particolarmente difficile era quando i clienti dicevano di volere solo il colore quando non c’era nessun vero colore“. Concludendo, tutte le foto in mostra sono in bianco e nero. Quasi che il nero con la luce, fosse il suo “inchiostro” fotografico. Ed ecco la fotografia, la vita. Come necessità di un racconto”fatto” e scritto a mano del tutto personale.

0 Users (0 voti)
Criterion 10
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading

Celebrity

Elizabeth Gillies sceglie un total look Genny nella serie tv Dynasty

DailyMood.it

Published

on

Amore, potere, vendetta: 3 parole per  riassumere la trama della serie TV del momento , Dynasty, trasmessa ora da Netflix e basata sulla serie omonima degli anni ’80 andata in onda dal 1981 al 1989.

L’attrice, cantante e ballerina statunitense, Elizabeth Gillies sin dalla prima stagione è conosciuta da tutti nel ruolo della protagonista Fallon Carrington. Non a caso la maison Genny sceglie di vestire proprio il suo personaggio dalla personalità non indifferente.

https://www.instagram.com/p/B1HU30ko-Va/

https://www.instagram.com/p/B1G5Y5FBNL9/

Così nella puntata n.3 della terza stagione, vediamo l’attrice indossare una giacca monopetto e degli shorts  in denim rosso, caratterizzati da una lavorazione a impunture a contrasto.

Il look fa parte della selezione di capi inediti Genny che uniscono lusso, sartorialità e freschezza estiva acquistabile sullo shop online www.genny.com.

link ecommerce :

Red shorts

Red jacket

0 Users (0 voti)
Criterion 10
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading

Trending