Cine Mood
I beauty look al Festival di Venezia 2016: “The winner is…”

Chi ha vinto i premi ufficiali della 73esima edizione del Festival di Venezia sappiamo tutto. Ma chi si è aggiudicata il premio in ambito beauty? Chi ha sfoggiato il raccolto più bello, la chioma sciolta più accattivante, il rossetto più sensuale e il trucco occhi più seducente?
Ecco le vincitrici, secondo il nostro modesto parere.

Gemma Arterton
Raccolto messy: Gemma Arterton e il suo raccolto effetto faux bob. Tanta morbidezza e volume sulla parte bassa, ciocche strutturate in onde ordinatissime e poi raccolte sulla nuca a formare una sorta di bob. Sul davanti, riga laterale con leggero volume alle radici e frangia pettinata a ciuffo.
Raccolto boho chic: Carolina Crescentini ha abbinato a un abito Gucci dal mood

Carolina Crescentini
etno chic un’acconciatura raccolta, con ciocche leggermente texturizzate effetto beach wave e quasi intrecciate sulla nuca.

Ilaria Spada
Chignon a cipolla: lo ha sfoggiato Ilaria Spada durante il red carpet di chiusura del Festival, basso sulla nuca, morbido, tirato sul davanti e con due ciocche ad accarezzare il volto.
Semi-raccolto: Barbara Palvin all’apertura del Festival, durante il photocall sulla

Barbara Palvin
spiaggia portava capelli tirati indietro con delle mini fish braid. Dietro, la chioma ricadeva morbidamente sulle spalle.

Sonia Bergamasco
Chignon minimal: quello sfoggiato dalla madrina del Festival, Sonia Bergamasco, durante l’ultimo red carpet. Volume azzerato, chignon basso e piatto sulla nuca e, sul davanti, una leggera ondulazione a movimentare il ciuffo lungo.
Chignon ladylike: non poteva essere che quello di Natalie Portman, una sorta di
raccolto a banana anni ’50 sfoggiato durante la première di “Planetarium”.

Amy Adams
Liscio: quello di Amy Adams portato con un abito nero che lasciava le spalle nude.
Corto: quello di Carmen Chaplin, pettinato con ciocche

Carmen Chaplin
separate, in stile Marilyn.
Long bob: vince quello della top influencer

Eleonora Carisi
Eleonora Carisi, con volume ampio sulle punte, più leggero alle radici e ciuffo lungo. Liscio, ma non extra-straight.
Coda di cavallo bassa: Matilda Lutz, giovane attrice dell’ultimo film di Gabriele

Matilda Lutz
Muccino, “L’Estate addosso”, ha incantato tutti con un look fresco e perfetto per la sua giovane età sul red carpet di ‘Franca: Chaos And Creation’. La lunga coda di cavallo con styling a onde era in realtà realizzata con due code separate da una riga al centro della testa.

Alice Bellagamba
Coda di cavallo alta: la ponytail iper-costruita di Alice Bellagamba, che partiva sul davanti con un raccolto cotonato alle radici, effetto rockabilly e terminava dietro con una coda effetto-treccia.
Treccia: la treccia very young portata su una spalla da Matilde Gioli durante la

Matilde Gioli
consegna del premio L’Oréal.

Amy Adams
Onde effetto Hollywood: Amy Adams ha sfoggiato un’acconciatura one shoulder vaporosa e con onde morbide e definite per il red carpet del film “Nocturnal Animals” di Tom Ford. Perfettamente portata con un abito elegantissimo monospalla.
Onde effetto naturale: le ha sfoggiate la splendida Monica Bellucci per il

Monica Bellucci
photocall del film “On The Milky Road”. La chioma voluminosa faceva da base a una leggera ondulazione all’apparenza costruita solo con le mani.

Chiara Mastroianni
Colore più bello: quello sfoggiato da Chiara Mastroianni. Un castano cioccolato con sfumature berry, che risplendeva luminoso sull’acconciatura lunga a onde.
Rossetto rosa: quello sfoggiato da Suki Waterhouse per la première di ‘The Bad

Suki Waterhouse
Batch‘. Una tonalità tra il candy e il rosa antico, in perfetta armonia con l’abito, in lamé pink in stile retrò.

Gemma Arterton
Rossetto rosso: il bel red cherry sfoggiato dalla superba Gemma Arterton al party Jaeger-LeCoultre che spiccava sulla carnagione diafana.
Rossetto nude-beige: non poteva non indossarlo

Bianca Balti
Bianca Balti, splendidamente portato con un leggero velo di abbronzatura e zigomi scolpiti da un blush color caramello.

Rocìo Munoz
Rossetto scuro: la bella tonalità burgundy perfettamente indossata dalla spagnola Rocìo Munoz.
Fard: la tonalità pesca di Suki Waterhouse durante il photocall giornaliero del film

Suki Waterhouse
‘The Bad Batch‘. Perfetto perché intonato con il tono di carnagione e in pendant con il pesca dell’abito.

Lily Rose Depp
Smokey eyes: quello sontuoso con sfumature grigio fumo e taupe sfoggiato da Lily Rose Depp per la première di “Planetarium”. Splendidamente portato con un rossetto beige.
Ombretto: Emma Stone ha sfoggiato il trucco occhi più accattivante per il

Emma Stone
photocall, con ombretto rosa e per la première con un bianco ghiaccio iridescente.

Lily Rose Depp
Eyeliner: quello leggermente a coda di Lily Rose Depp nel photocall giornaliero. Discreto e portato con un look very fresh.
Photo: ©Matteo Mignani per DailyMood.it
Photo: Red Carpet Nocturnal Animals Amy Adams la Biennale di Venezia foto ASAC
Photo: Award Winning L’Oreal Paris per il Cinema Matilde Gioli la Biennale di Venezia foto ASAC
Photo: Photocall The Bad Batch Suki Waterhouse la Biennale di Venezia foto ASAC
Photocall Planetarium Lily Rose Depp la Biennale di Venezia foto ASAC
Photocall On the Milky way Monica Bellucci la Biennale di Venezia foto ASAC
Awards Ceremony Red Carpet Kim Rossi Stuart Ilaria Spada la Biennale di Venezia foto ASAC
Awards Ceremony Red Carpet Chiara Mastroianni la Biennale di Venezia foto ASAC
di Maria Maccari per DailyMood.it
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Cine Mood
Digger: Tom Cruise irriconoscibile e da Oscar in un film che non vi toglierete dalla testa
Published
1 settimana agoon
2 Ottobre 2026
È come se Tom Cruise, una sorta di moderno Dorian Gray dall’eterna giovinezza, per girare Digger, il nuovo film di Alejandro González Iñárritu, abbia tirato fuori il suo ritratto, nel frattempo invecchiato. È una di quelle interpretazioni che potrebbero portarlo all’Oscar. Ma ogni aspetto di Digger, e il film stesso, sono da premio. Tom Cruise, trasformato come poche altre volte ha fatto in carriera (ricordiamo Nato il 4 di luglio e Tropic Thunder), è irriconoscibile, o quasi, per dare vita al ritratto caricaturale di un uomo d’affari americano, un petroliere, che non è semplicemente un personaggio, ma un simbolo. È la crasi tra il mondo degli affari senza scrupoli e gli uomini politici incuranti del resto del mondo come i George W. Bush e Donald Trump. Ma a colpire è il ritratto fisico che ne fa Cruise. È un uomo flaccido, con la pancia, con una carnagione pallida, biancastra. I capelli sono bianchi, lunghi e radi, pettinati da un lato in una sorta di riporto, ma in realtà incapaci di stare fermi, incontrollabili come chi li porta. Digger è un film che non vi resterà dentro solo per l’interpretazione di Cruise. Non vi lascerà mai più, dopo la visione, perché è un’accusa, a tutti quanti, anche a noi che guardiamo, per tutto quello che riguarda l’ambiente e il cambiamento climatico.
Digger Rockwell (Tom Cruise) è un miliardario americano a capo di un impero petrolifero. Un mattino gli arriva una terribile notizia. Un’esplosione in uno dei pozzi petroliferi in Groenlandia sta per causare un disastro ecologico. Un enorme iceberg si sta staccando e potrebbe raggiungere il nord dell’Europa, creare uno tsunami e inondare la Gran Bretagna e la Norvegia. Digger, così, convoca un vertice con il Presidente degli Stati Uniti (John Goodman) per risolvere la situazione.
È una storia che si svolge in America, che ritrae gli USA di oggi in modo caustico e spietato come solo chi non è americano forse oggi potrebbe fare. Da messicano, visto il probabile dente avvelenato con l’amministrazione USA per la questione dei muri e dell’immigrazione, Iñárritu mette in scena l’America dove “prima si bombarda poi si chiede” e che viene a dire a noi “l’America è stata al fianco dell’Europa nella sua ora più buia ed è pronta a farlo di nuovo”. È una frase che oggi suona ironica. Così come è ironico, e per nulla casuale, che al centro di tutto ci sia la Groenlandia, terra oggetto dei desideri di Trump.
Ma, attenzione, il j’accuse di Iñárritu non è rivolto solo all’America ma a tutti noi. Quando Digger parla davanti ai politici europei in realtà sta parlando a ogni singolo abitante del mondo. E ci mette davanti a una realtà inconfutabile e disarmante. “Perché non smetto di trivellare? Perché non volete che io smetta. Volete roba che non vi serve consegnata in due giorni. Volete la libertà di godervi il confort della vostra vita insostenibile”. Sta parlando a noi che ci siamo abituati agli acquisti su Amazon e facciamo sì che merci viaggino per tutto il mondo con un grande consumo di anidride carbonica. Noi che usiamo di continuo l’Intelligenza Artificiale consumando una quantità enorme di energia per alimentarne i server.
Come Don’t Look Up, la commedia con Leonardo Di Caprio in cui l’asteroide che colpiva la Terra e nessuno voleva vedere era una chiara metafora della crisi climatica, anche in Digger il tema dell’ambiente viene raccontato con toni non seri, ma solo apparentemente. Digger è satirico, grottesco, farsesco, ma durissimo. Continuiamo così, facciamoci del male, come diceva un famoso film. La crisi climatica e già qui. Quando ce ne accorgeremo sarà troppo tardi.
di Maurizio Ermisino per DailyMood.it
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Cine Mood
Heart Of The Beast: Brad Pitt into the wild con un cane dal cuore grande
Published
3 settimane agoon
22 Settembre 2026
Ormai lo diciamo ogni volta che vediamo un suo film. Brad Pitt porta con sé un’aura tale che è in grado di tenere in piedi un film da solo, grande o piccolo che sia. Stavolta, però, accade qualcosa di molto particolare. Che a tenere in piedi il film Heart Of The Beast, diretto da David Ayer, al cinema dal 24 settembre, siano in due. Brad Pitt e Odino, un magnifico cane lupo – in realtà sono in 4, in scena, a interpretarlo – di un’espressività e una sensibilità unica. I due, in scena, fanno grandi cose, interagiscono, si abbracciano, lottano insieme. Ma c’è una minuscola sequenza che ci fa capire la sintonia. Nel momento in cui, uscito dall’acqua, Odino fa quel tipico movimento per scrollare il corpo e la testa per asciugarsi, Brad Pitt lo segue con il suo capo, muovendolo come fanno i cani. È un gesto istintivo, probabilmente frutto dell’improvvisazione. Ma è da queste cose che si capisce la sintonia che si può sviluppare su un set tra due attori. Anche se sono un uomo e un cane. Se amate Brad Pitt – e come non amarlo? – Heart Of The Beast è il film che dovete vedere. Se amate i cani – e come non amarli? – questo è il film che dovete assolutamente vedere. Con un’avvertenza. Vi commuoverete fino alle lacrime.
Dopo un drammatico incidente aereo, l’ufficiale delle Forze Speciali James Belmont (Brad Pitt) si ritrova disperso nelle terre più remote e inospitali dell’Alaska. Al suo fianco c’è solo Odino, il fedele cane militare con cui ha condiviso missioni estreme e situazioni al limite. Circondati da una natura selvaggia e spietata, tra freddo estremo, predatori e ostacoli imprevedibili, James e Odin dovranno affidarsi l’uno all’altro per sopravvivere. Mentre ogni passo verso la salvezza si trasforma in una sfida, il loro legame verrà messo alla prova come mai prima d’ora.
I capelli rasati, come ne L’esercito delle 12 scimmie e Fight Club, la barba lunga ma non troppo, ben curata. Una serie di tatuaggi sul collo e le braccia per farlo entrare nel personaggio. Brad Pitt in Heart Of The Beast è in scena così, in maniera naturale, con pochissimi orpelli. Si porta con sé quelle rughe naturali, poche, che gli ha regalato il tempo, rendendolo ancora più interessante di quando era giovane. Come vi avevamo raccontato a proposito di F1 – Il film, oggi Brad Pitt ha bisogno di fare pochissimo per comunicare ogni suo personaggio, non ha bisogno di una recitazione plateale, di scene madri. E anche qui, in quello che è un film d’azione, che prevede un grande lavoro, una prova fisica, non è mai sopra le righe, è sempre credibile, sempre misurato. Oggi Brad Pitt è l’essenziale del cinema. Oltre ad essere, con Tom Cruise, forse l’ultima della star storiche di Hollywood ad essere ancora saldamente sul suo trono.
Brad Pitt è in grado di reggere da solo un film. Ma qui ha un co-protagonista eccezionale, Odino. Come abbiamo scritto, è interpretato da 4 cani diversi. Il suo personaggio è senza una zampa, ha i denti in titanio perché, in servizio, li ha persi. Come il suo padrone, anche Odino è un reduce di guerra, soffre di stress post traumatico, di notte ha gli incubi. La storia di Odino è quella di tanti cani impiegati nell’esercito, cani che salvano le vite, ma che pagano un prezzo altissimo. E che, a volte, riescono a iniziare una seconda vita. I cani che interpretano Odino sono espressivi, hanno uno sguardo fiero, intenso, un’empatia con l’attore in scena che è un vero punto di forza del film. C’è una cosa che Odino riesce a trasmettere più di ogni altra cosa. La preoccupazione di un cane per il suo padrone. E in questo è impagabile.
Sono 3mila i cani che sono stati impiegato dall’esercito americano negli ultimi 20 anni. Il film ci racconta questo. Ci racconta il rapporto tra l’uomo e il suo migliore amico. Ci racconta l’istinto di sopravvivenza che contraddistingue l’uomo e l’animale. È un film ad alto tasso di adrenalina, di tensione, e di commozione. È uno di quei film che non si fanno più, con gli animali addestrati (riguarda i cani, mentre altri animali sono realizzati in computer grafica per evidenti motivi), con pochi attori, poche parole, e girati in location reali, impervie. Perché solo così si può dare un senso di realismo a tutta la storia. È una sorta di Into The Wild che incontra The Revenant e Alpha – Un’amicizia forte come la vita, quel film che raccontava come è nata l’amicizia tra l’uomo e il lupo, dando vita al cane. Andate a vedere Heart Of The Beast. Ma preparate i fazzoletti.
di Maurizio Ermisino per DailyMood.it
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Cine Mood
Amori & incantesimi 2: Sandra Bullock e Nicole Kidman, stile da strega
Published
4 settimane agoon
15 Settembre 2026
“Che c’è? È il XXI secolo. Un uomo può fare un lavoro da donne”. È una delle battute che sentiamo in Amori & incantesimi 2, il sequel del film del 1998 con Sandra Bullock e Nicole Kidman, che tornano nei loro ruoli di Sally e Gillian Owens 28 anni dopo. A pronunciarla è il professor Ian Wright, improvviso alleato, di fatto uno stregone, uno che fa magia, che è sempre sembrata appannaggio delle streghe. Lo scambio dei ruoli tra maschile e femminile avrebbe potuto essere un punto interessante, nella nostra era, da cui partire per riportare questa storia sullo schermo. Ma è uno spunto che rimane sullo sfondo, un gancio non sfruttato. I temi del film, piuttosto, sono altri. Amori & incantesimi 2 si chiede che cosa sia giusto rivelare ai nostri figli se sia giusto nascondere delle cose per proteggerli o se sia meglio far sapere loro tutto. E anche se sia giusto dimenticare chi si è davvero e nascondere la propria natura e i propri talenti in un cassetto, o se sia meglio provare ad essere se stessi.
Negli anni che sono passati tra le due storie, infatti Sally (Sandra Bullock), dopo la morte del primo e del secondo marito, ha deciso di rinunciare alla magia, di non raccontare mai niente della maledizione alle due figlie, e di non legarsi più a nessuno. Gillian (Nicole Kidman), da sempre è stata restia ai legami. Non ha rinunciato alla magia. Ed è tornata nella casa delle zie, nel Massachusetts. Una delle figlie di Sally ha conosciuto qualcuno e forse è innamorata. La maledizione, lo sapete, fa sì che ogni volta che qualcuno della famiglia si innamora di una persona, questa muore.
Come il primo film, Anche Amori & incantesimi 2 gioca sul contrasto tra le due attrici e i due personaggi. Sorelle diverse, sia fisicamente che nell’indole. Sandra Bullock è la donna con la testa a posto, riflessiva, quella che si innamorava e si sposava, e ora è madre. Nicole Kidman è la scapestrata, la libertina, l’irrequieta e l’emancipata. Quella che sceglieva storie travolgenti, a volte con gli uomini sbagliati, ma che non si innamorava. E che, ancora, non si innamora. Il contrasto, come detto, è anche fisico. Una donna ha i capelli corvini, dai profondi occhi neri come il carbone, dai tratti decisi del volto, e un corpo tonico e giovanile. Un’altra ha i capelli rossi e ricci, un’aura da bellezza preraffaellita, la carnagione bianco latte, il fisico esile e longilineo. Due elementi opposti che, come in chimica, si attraggono e danno vita a un composto potente.
Nicole Kidman è in scena con un perfetto look da strega, una sorta di witch-grunge-chic che riprende un abbigliamento vintage, lo mescola con un po’ di grunge e detta la linea di quella che potrebbe essere una nuova moda. Lunghe gonne scozzesi, a quadri, portate con t-shirt bianche. Abiti leggeri e setosi abbinati a quelle camicie di pizzo a collo alto che si usavano un tempo, con giacche di tessuto broccato o maglioni. O ancora, come usa la giovane strega, figlia di Sally (interpretata da Joey King), sottovesti abbinate a camice di flanella, giacche di pelle, con gli anfibi ai piedi. Sandra Bullock è la strega che ha deciso di rinunciare ai poteri, di diventare una donna normale. E questo si riflette anche nel suo look, fatto di jeans e camicie bianche, golfini e magliette nere, leggins neri portati con le ballerine.
Amori & incantesimi 2 ha in parte gli stessi difetti del primo film, in parte altri, qualcuno lo risolve e qualcuno no. Il primo film aveva un tono davvero troppo leggero e una trama esile ed incerta, con un finale che lasciava la storia in sospeso. Il secondo film prosegue per gran parte sulla falsariga del primo, leggero e impalpabile, per poi lanciarsi, nella seconda parte, in una trama più articolata, ma anche forzata. E a un finale tra il fantasy, l’action e l’horror che, se giustifica la presenza di due streghe nella storia, cambia anche bruscamente il tono del film. Le scene d’azione non sono all’altezza di questo genere di film. Di meglio, rispetto al primo film, ha alcune battute che suscitano qualche sorriso in più.
Alla regia c’è Susanne Bier, la regista danese di Dopo il matrimonio e Noi due sconosciuti (Things We Lost In The Fire), nata con il Dogma e Lars Von Trier. La Bier oggi lavora soprattutto negli Stati Uniti dove è diventata una regista di film d’azione e di serie ad alta tensione. Aveva già lavorato con Sandra Bullock in Bird Box e con Nicole Kidman nella serie The Undoing. In quello che è chiaramente un film su commissione, Susanne Bier prova a portare il suo senso per i rapporti familiari, per i segreti e le cose non dette, per i rapporti tra genitori e figli. Che non sono facili quando si parla di streghe. Ma che, in fondo, non sono facili in ogni caso.
di Maurizio Ermisino per DailyMood.it
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