Mood Town
Le 10 spiagge più belle della Croazia
Dalla spiaggia Stiniva, sulla bellissima isola di Vis, nominata la “Spiaggia più Bella d’Europa nel 2016”, a Zlatni Rat sull’incantevole isola di Brac, dalla super gettonata Sakarun, sull’isola di Dugi Otok, a Lubenice sull’isola di Cres, ecco le dieci spiagge più belle della Croazia!
E’ finalmente arrivato il momento di prenotare le prossime vacanze estive!
E cos’altro si potrebbe desiderare se non meravigliose spiagge, acque cristalline e un clima perfetto? Famiglie con bambini, coppie o gruppi di amici, la Croazia ha una spiaggia proprio per tutti e vicinissime all’Italia. L’alta qualità e la bellezza delle spiagge croate è stata premiata ufficialmente: Stiniva, sull’isola di Vis, è la “Spiaggia più Bella d’Europa nel 2016” secondo l’ European Best Destinations*.
#01 Stiniva – Isola di Vis. Benvenuti in uno dei luoghi più paradisiaci della Croazia! La spiaggia di Stiniva, sull’isola di Vis, è una meta meravigliosa per l’estate: questo diamante nascosto della Croazia è stato recentemente proclamato la “Spiaggia più Bella d’Europa nel 2016” da European Best Destinations. Stiniva si trova nella parte meridionale di Vis, vicino al paesino di Žužec. Questa piccola baia semicircolare di ciottoli è nascosta tra due scogliere alte e strette e l’accesso al mare (largo solo cinque metri) è una stretta fessura nella roccia. Non ci sono strade che raggiungono la baia – ci si può solo arrivare solo a piedi attraverso un sentierino o via mare con uno dei battelli locali, prendendolo nella baia di Rukavac. Questa spiaggia, nascosta dalla natura e quasi inaccessibile, vale sicuramente la pena di essere visitata – un vero tesoro e il luogo ideale in cui passare dei momenti indimenticabili, godendosi il tramonto o semplicemente rilassandosi. Maggiori informazioni su Vis disponibili sul sito http://www.tz-vis.hr/Default.aspx?sifraStranica=19
#02 Zlatni Rat – Isola di Brac. La spiaggia di Zlatni Rat è un altro luogo degno di nota, un miracolo di Madre Natura e una tra le punte di diamante della costa croata, e si trova nei pressi di Bol, sull’i
ola di Brac. La lunga spiaggia di ghiaia dorata si estende nell’Adriatico come una mano che si protende. Grazie ai venti e alle onde, è il luogo perfetto per chi ama il surf e il kite-surf. L’assenza di sabbia e alghe sulla spiaggia la rendono anche un luogo ideale per lo snorkeling. La spiaggia di Zlatni Rat è anche l’ideale per adagiarsi su una sedia a sdraio e godersi il tramonto dietro le montagne, sorseggiando del buon vino croato. La spiaggia è raggiungibile in auto o a piedi da Bol in circa 20 minuti, ma nel periodo estivo ci sono anche servizi di trasporto via mare e treni turistici. Per ulteriori informazioni visitare http://www.bol.hr/.
#03 Sakarun – Isola di Dugi Otok. La spiaggia Sakarun si trova nella parte settentrionale dell’isola dalmata di Dugi Otok e con i suoi 800 m di lunghezza di spiaggia di sabbia bianca e acqua cristallina, merita sicuramente una visita. Sakarun è molto popolare tra le famiglie per l’ acqua poco profonda, che la rende una zona ideale per la balneazione anche per i bambini piccoli. Dietro la spiaggia, una pineta completa la bellezza del paesaggio con i suoi colori verde scuro che offrono riparo all’ombra nelle calde giornate estive. I ristoranti in spiaggia sono famosi per i loro deliziosi piatti locali e i cocktail bar completano alla perfezione il fascino del posto. Parola d’ordine: relax! E se il sole diventa troppo caldo, si può passeggiare nell’acqua cristallina o semplicemente passare una bella serata in compagnia intorno ai banchetti gastronomici locali. Per ulteriori informazioni su Dugi Otok e le sue attrazioni, visitare il sito http://www.dugiotok.hr/it.
#04 Vela plaža, Baška – Isola di Krk. L’isola di Krk è uno dei punti focali per il turismo in Croazia, tra le isole
del Quarnero. L’isola di Krk è famosa per essere un luogo splendido, pittoresco, ricco di spiagge di sabbia e di ciottoli, di baie naturali e coloratissimi paesaggi. La città di Baska è situata sulla costa meridionale dell’isola ed è particolarmente popolare per la spiaggia di Vela (Vela Plaza), premiata con la Bandiera Blu, simbolo di qualità e purezza. Questa spiaggia è uno dei luoghi preferiti da giovani, famiglie e bambini. Ci sono molti bar con musica, ristoranti e luoghi per rilassarsi e lasciarsi andare. Anche i più sportivi avranno numerose alternative tra cui scegliere: pedalò, beach volley, scivoli acquatici e molto altro. La spiaggia è lunga quasi 2 km e le parti sabbiose sono abbastanza spaziose, adatte ai bambini. Ulteriori informazioni sull’Isola di Krk e su Baska si possono trovare al sito http://www.krk.hr/en/the_island_of_Krk
#05 Lubenice – Isola di Cres. Il centro focale del turismo dell’Isola di Cres è la spiaggia mozzafiato situata sotto il paesino di Lubenice. Il panorama della spiaggia di sabbia bianca sulla ripida scogliera sembra preso da un libro illustrato. La spiaggia non è di facile accesso, si può essere raggiungere solo a piedi da Lubenice o in barca (i tour si possono prenotare presso la reception del Campeggio Slatina). La spiaggia è una vera perla nascosta e solitamente poco frequentata, il posto ideale per godersi la natura, rilassarsi, respirare a pieni polmoni e dimenticare la routine. Per ulteriori informazioni su Cres e Lubenice visitare http://www.tzg-cres.hr/it/
#06 Rajska plaža, Lopar – Isola di Rab. La spiaggia di Rajska (Rajska Plaza) sull’isola di Rab significa
letteralmente “Spiaggia del Paradiso”. Si estende per circa 2km, nella parte settentrionale dell’isola di Lopar e la sua sabbia bianca, l’acqua cristallina e la verde vegetazione che abbraccia la spiaggia di Rajska, sono state le ragioni per cui ha ottenuto la Bandiera Blu. Soprattutto famiglie e bambini amano questa spiaggia, perché sabbia, acqua bassa e scivoli d’acqua sono l’ideale per giocare e divertirsi. Le caffetterie, i ristoranti e i bar arricchiscono Paradise Beach di delizioso cibo e bevande locali, che favoriscono il senso di paradiso nel cuore della Croazia. Per saperne di più su Rab, l’isola felice, visitare http://www.rab-visit.com/it
#07 Spiaggia di Saplunara– Isola di Mljet. L’isola di Mljet è una tra le più rurali della Croazia ed è un vero gioiello naturale. La spiaggia di Saplunara si trova su una delle estremità dell’isola. Si estende per circa 1km ed è circondata da una fitta pineta. La spiaggia è divisa in due parti, la grande Saplunara e la piccola Saplunara. Non ci sono alberghi o ristoranti in spiaggia, solo alcuni banchetti che offrono piatti della cucina tipica croata, in particolare carne e pesce alla brace. Non ci sono traghetti diretti per la spiaggia, ma si può prendere un taxi o un autobus da Sobra. Di solito, non è così affollata ed è quindi perfetta per chi vuole prendersi una pausa dalla frenetica vita di città. Gli amanti dello sport e della vita attiva potranno affittare delle canoe, fare snorkeling, kayak, esplorare l’isola in bicicletta o fare una bella escursione. Per maggiori informazioni, visitare il sito dell’Ente del Turismo dell’isola di Mljet: http://www.mljet.hr/?l=ita
#08 Kraljičina Plaža/Spiaggia della Regina – città di Nin. La spiaggia di Nin sulla costa dalmata della Croazia
è conosciuta come Kraljičina Plaza, o spiaggia della Regina. Si tratta di una spiaggia di sabbia con vista sulle montagne e sembra una laguna con le sue acque poco profonde, le dune erbose e i banchi di sabbia che creano delle lingue di sabbia. Questa popolare spiaggia della Dalmazia è l’ideale per famiglie con bambini per l’acqua bassa del mare e le temperature miti. Qui si possono anche facilmente trovare Spa e trattamenti benessere, così come attività sportive come pallavolo, kite e wind surf e badminton. I numerosi bar e ristoranti lungo la spiaggia servono prelibati piatti regionali. Molte persone vengono a Nin in campeggio, lontane dal traffico e dalla folla, per godersi questo paradiso incontaminato. Non c’è da stupirsi che sia anche delle migliori destinazioni romantiche in Europa. Per ulteriori informazioni, http://www.nin.hr/en
#09 Spiaggia di CRICKVENICA. Una spiaggia che racchiude tutto. La sabbia e la ghiaia, l’ombra e le sedie a sdraio, i ristoranti e i bar, attività sportive e di svago, gli scivoli acquatici e un campo giochi. La spiaggia dista appena 200 metri dal centro di Crikvenica e si può raggiungere in automobile (il parcheggio è a pagamento). L’ingresso alla spiaggia è a pagamento, ma una volta entrati diventa chiaro il perché. La spiaggia è l’ideale per bambini e persone disabili e la sera si trasforma, con party che durano tutta la notte.
#10 Spiaggia di PRŽINA. Il nome Pržina significa sabbia, e dice tutto… La spiaggia è protetta a nord dai venti.
La spiaggia di Pržina è molto nota e visitata in estate, a volte è un po’ affollata; è la preferita dai turisti, ma anche dagli abitanti locali. Un chiosco sulla spiaggia offre drink e snack per uno spuntino, è si possono noleggiare ombrelloni e sedie sdraio. La spiaggia di Przina era una volta una spiaggia riservata al naturismo, ma oggi i naturisti si sono spostati in una parte rocciosa della baia di Przina, dove possono aver la propria privacy e godersi il mare cristallino. Nelle parti rocciose della spiaggia si può anche trovare riparo all’ombra dei pini circostanti e i tramonti da quella parte della spiaggia sono spettacolari. Nei pressi della spiaggia c’è un grande parcheggio, perciò è facilmente raggiungibile in auto.
*European Best Destinations (EBD) è un’organizzazione europea con sede a Bruxelles, creata per promuovere la cultura e il turismo in Europa. Dal 2009, EBD ha lavorato con gli uffici turistici più importanti in Europa, per premiare ed evidenziare le mete più visitate attraverso il suo sito web e i social network.
Sii il primo a lasciare una recensione.
Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.
You may like
-

Cure dentali in Croazia: opinioni, prezzi e confronto con l’Italia
-

Vendemmia si vive on the road: i percorsi vinicoli più belli d’Europa
-

Alla scoperta delle meraviglie del mare: 5 destinazioni top per fare snorkeling quest’estate secondo SamBoat
-

San Valentino, il suo segno zodiacale svela la crociera perfetta.
-

Ville Borghetto – Dove la vacanza da sogno diventa realtà
-

PiratinViaggio: 7 location spettacolari per non dimenticare il Trono di Spade
Mood Town
Viaggio alla scoperta dell’architettura sudafricana
Published
2 giorni agoon
9 Ottobre 2026
Il Sudafrica ha costruito nel tempo un paesaggio architettonico in cui convivono modernità internazionale e soluzioni profondamente legate ai luoghi: edifici Art Déco, infrastrutture minerarie, quartieri storici, spazi comunitari e nuove architetture che recuperano strutture industriali e le trasformano in luoghi per l’arte e la cultura.
È una combinazione che riflette la particolare storia urbana del Paese, ma anche la capacità di architetti e progettisti sudafricani di lavorare con ciò che esiste, dal riuso di edifici e materiali al rapporto diretto con il paesaggio e il clima.
Ne sono un esempio i magazzini trasformati in distretti creativi e le strutture contemporanee progettate per inserirsi nel territorio anziché dominarlo. Più che un semplice catalogo di stili, l’architettura sudafricana è quindi un patrimonio in continua evoluzione, dove il progetto diventa anche uno strumento per ripensare città, comunità e spazi pubblici.
La regione del Capo: architettura di recupero e integrazione del paesaggio
La penisola del Capo è uno dei luoghi in cui meglio si può osservare come l’architettura sudafricana abbia sviluppato un linguaggio proprio, capace di confrontarsi con il clima, la topografia e la storia sociale della città.
A Cape Town, uno dei fenomeni più interessanti è il riuso di strutture esistenti: dagli ex spazi industriali di Woodstock – dove si trova 66 Greatmore dei sudafricani Wolff Architects, vincitore dell’Africa International Design Awards 2026 – e Salt River ai vecchi edifici del centro, trasformati in luoghi per la cultura, l’ospitalità e il lavoro.
Nel centro Cape Town Bo-Kaap rimane un riferimento importante per comprendere la stratificazione culturale e urbanistica della città: le sue facciate colorate sono solo l’aspetto più immediato di un quartiere legato alla storia della comunità musulmana Cape Malay, discendente delle popolazioni precedentemente ridotte in schiavitù. Poco distante, il V&A Waterfront rappresenta un altro caso di trasformazione urbana: l’ex area portuale ospita un distretto dedicato a cultura, design e creatività, dove spicca lo Zeitz MOCAA, il museo d’arte contemporanea africana progettato da Thomas Heatherwick partendo dalla riconversione di un silo per cereali.
Tra gli sviluppi più recenti nel CBD rientra Longkloof Precinct, un progetto di rigenerazione durato 15 anni e completato nel 2025 che ha già ricevuto diversi riconoscimenti, tra cui un CIfA Award for Architecture: cinque edifici esistenti sono stati restaurati, riconfigurati e integrati con nuove strutture, trasformando un’area precedentemente frammentata e poco accessibile in un distretto pedonale con uffici, spazi commerciali, hotel e una nuova piazza pubblica.
Il rapporto con il territorio circostante è altrettanto centrale. In circa 20 minuti i auto si raggiunge Constantia, dove la Norval Foundation, progettata da dhk Architects, risulta esemplare proprio per il rapporto tra costruzione e paesaggio: il volume in cemento, legno, granito e vetro è organizzato lungo il margine di una zona umida riqualificata e orienta le gallerie verso i vigneti e le montagne del Western Cape. Pannelli fotovoltaici, sistemi di recupero dell’acqua, schermature solari e illuminazione naturale sono integrati nella struttura, rendendo possibile un passaggio graduale tra interno ed esterno.
Sempre in questo contesto, a meno di un’ora da Cape Town, è possibile ammirare l’architettura caratteristiche delle Winelands. A Stellenbosch e Franschhoek, edifici storici e cantine contemporanee convivono con progetti che cercano un rapporto diretto con il paesaggio, attraverso materiali come pietra, legno e cemento, grandi aperture e spazi pensati per incorniciare vigneti e montagne.
Per esplorare la zona senza dover guidare, il Franschhoek Wine Tram collega diverse tenute lungo itinerari dedicati alle degustazioni. Dal punto di vista progettistico, uno degli esempi più riconoscibili è la Bosjes Chapel, progettata nel 2016 da Steyn Studio nella Breede River Valley. La cappella è costruita attorno a un sottile guscio strutturale in calcestruzzo dalla forma ondulata, che riprende il profilo delle montagne; le ampie vetrate trasformano invece la valle, i vigneti e i giardini nel vero sfondo dell’edificio. L’interno, di soli 430 metri quadrati, è volutamente minimale, con pavimenti in terrazzo e una copertura bianca che modifica la percezione dello spazio al variare della luce durante la giornata. Il progetto ha ricevuto il premio Project of the Year agli Architizer A+Awards 2019.
Durban: art déco tropicale e nuovi progetti
Durban, affacciata sull’Oceano Indiano, offre una lettura dell’architettura sudafricana profondamente legata alla pluralità culturale della città e al suo clima subtropicale. Nel centro, il quartiere intorno a Grey Street – oggi Denis Hurley Street – conserva una delle espressioni più riconoscibili della comunità indiana di Durban: la Juma Masjid, una delle più grandi moschee dell’emisfero australe, il vicino Madressa Arcade e il Victoria Street Market formano un sistema urbano in cui architettura, commercio e vita comunitaria si sono sviluppati insieme. Il mercato, nato all’inizio del Novecento come Indian Market e ricostruito dopo un incendio nel 1973, continua ancora oggi a essere un punto di riferimento per le comunità indiane della città, con bancarelle di spezie, prodotti alimentari e artigianato, oltre che una tappa imperdibile per i viaggiatori.
Oltre alla moschea, Durban ospita templi hindu che nel corso del Novecento hanno sviluppato forme e decorazioni capaci di combinare tradizioni architettoniche indiane e contesto locale. Un altro stile distintivo è il Tropical Art Déco, particolarmente visibile sul lungomare e nel quartiere di Florida Road, dove edifici residenziali e commerciali degli anni Trenta presentano balconi arrotondati, linee orizzontali, superfici colorate e soluzioni pensate per il clima caldo e umido. La tradizione Art Déco è ancora oggetto di interventi di conservazione: nel 2025 la Durban Art Deco Society ha premiato, per esempio, il recupero di Janora Court, edificio all’angolo tra Ninth Avenue e Florida Road, per il lavoro di manutenzione e valorizzazione dei suoi elementi originali.
La città offre anche esempi più recenti di un’architettura che cerca un rapporto diretto con l’identità del KwaZulu-Natal. Sul waterfront, il Nelson Mandela Cruise Terminal, progettato da Elphick Proome Architecture con Vusa Collaborative, inaugurato nel 2022 e candidato agli ArchDaily Building of the Year nel 2026, utilizza colori, texture e motivi triangolari ispirati all’artigianato zulu. Durante la stagione senza crociere, la struttura di 6.400 metri quadrati può inoltre essere convertita in centro congressi. Un altro intervento recente è lo ZAI Precinct nel quartiere di Greyville: premiato ai SAIA-KZN Awards 2025 come esempio di rigenerazione urbana, combina ristorazione, musica e spazi pubblici.
Inserire Durban nell’itinerario è semplice: voli interni collegano quotidianamente la città a Cape Town in circa due ore. Una volta arrivati, il King Shaka International Airport si trova a nord della città e il centro è facilmente raggiungibile in auto. La combinazione tra waterfront, quartieri culturali e architettura religiosa e commerciale rende possibile leggere Durban attraverso le comunità che ne hanno costruito l’identità urbana, dalla tradizione indiana e hindu alla cultura zulu fino alla produzione architettonica contemporanea.
Gauteng: dove l’art déco incontra il neoclassicismo
A solo 1 ora e 10 minuti di volo da Durban, la provincia del Gauteng porta i viaggiatori nel cuore del Sudafrica contemporaneo. Johannesburg offre una lettura della città attraverso architettura, memoria e trasformazione urbana. Il centro conserva una delle più importanti concentrazioni di architettura Art Déco del Paese, sviluppatasi durante la rapida crescita della città legata all’industria mineraria all’inizio del XX secolo. Nei quartieri di Maboneng e Braamfontein, invece, edifici e spazi esistenti sono stati riconvertiti in luoghi dedicati ad arte, design, ristorazione e spettacolo, contribuendo al fiorire della scena culturale e creativa della città.
A pochi minuti dal centro, Constitution Hill rappresenta un esempio di architettura della memoria: l’ex complesso carcerario, oggi sede della Corte Costituzionale, luogo simbolo della nascita della democrazia sudafricana e istituzione che tutela i diritti umani nel Paese, comprende anche spazi culturali, con gli edifici storici integrati con nuovi interventi e materiali recuperati dalle strutture originarie. Un altro luogo significativo è l’Apartheid Museum, progettato come un vero e proprio percorso architettonico attraverso la storia del Sudafrica: l’ingresso è scandito da sette pilastri che rappresentano i valori della nuova Costituzione, mentre edifici, spazi aperti e paesaggio accompagnano il visitatore in un percorso istruttivo e toccante.
A Johannesburg, anche la memoria culturale trova una traduzione nello spazio pubblico: il Masekela Memorial Pavilion, progettato nel 2019 da Adjaye Architects e dedicato al musicista jazz e attivista sudafricano Hugh Masekela, prevede una struttura in cemento con pietre provenienti da diverse aree del continente legate alla vita di Masekela che riprende la forma del lekgotla, tradizionale luogo di incontro e confronto, e la reinterpreta in chiave contemporanea come spazio aperto alla riunione e alla riflessione. L’elemento più riconoscibile è la copertura traforata appoggiata su quattro pilastri e ispirata alla flora sudafricana, lasciando filtrare la luce così da creare sul pavimento un gioco di ombre che cambia durante la giornata.
Nella vicina Pretoria, conosciuta anche come Tshwane in lingua tswana, gli imponenti Union Buildings, struttura neoclassica in arenaria rosa dalla caratteristica forma a mezzaluna, costruita nel 1910 su progetto di Sir Herbert Baker, dominano la città e i suoi giardini terrazzati. Più recente è invece il Javett Art Centre, progettato nel 2019 da Mathews + Associates Architects all’interno del campus dell’Università di Pretoria e dedicato all’arte africana. Il progetto, composto da una struttura in cemento ispirata alla montagna di Mapungubwe con facciata schermata da pannelli traforati che riprendono i motivi del tessuto in cotone Shweshwe, comprende gallerie, auditorium e spazi pubblici, oltre a una bridge gallery che attraversa una strada del campus e collega due parti dell’università.
Per spostarsi tra Johannesburg e Pretoria, un modo affascinante è salire sul Gautrain, un moderno e sicuro treno espresso regionale che collega direttamente l’O.R. Tambo International Airport ai principali punti di interesse della provincia.
Oltre ai suoi paesaggi naturali, l’architettura e i monumenti del Sudafrica raccontano la storia di una terra ricca di storia, patrimonio multiculturale e diversità, che si svela da una metropoli all’altra. Per conoscerla in modo approfondito, è possibile affidarsi ad esempio a Quality Group, che propone un tour giornaliero completo di Johannesburg, e a Big Mama, il cui itinerario in self-drive unisce storia, cultura, arte e natura di Cape Town e Durban.
Per maggiori info: www.southafrica.net/it
di Lidia Pregnolato per DailyMood.it
Sii il primo a lasciare una recensione.
Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.
Mood Town
Che sapore ha la Giamaica? Sandals Resorts porta la cultura dell’isola a tavola
Published
4 giorni agoon
7 Ottobre 2026By
DailyMood.it
Tre resort completamente rinnovati, nuovi ristoranti, bar e concept gastronomici: dal comfort food giamaicano ai rum bar, dalla cucina open-fire al celebre Blue Mountain Coffee.
Il food & beverage diventa uno dei protagonisti dell’esperienza Sandals Resorts sull’isola.
Oggi una vacanza ai Caraibi non significa più soltanto mare, spiagge e una suite con vista sull’oceano. Sempre più viaggiatori vogliono entrare in contatto con la destinazione anche attraverso la sua cultura, le sue tradizioni. E i suoi sapori.
È da questa idea che prende forma Sandals 2.0, un nuovo modo di vivere l’ospitalità che il brand ha già iniziato a sperimentare in strutture come il Sandals Dunn’s River (Giamaica), il Sandals Saint Vincent and the Grenadines (Saint Vincent) e il Sandals Royal Curaçao (Curaçao) e che oggi trova una nuova espressione nei tre resort in fase di rinnovamento in Giamaica: Sandals Montego Bay, Sandals South Coast e Sandals Caribbean Cay.
Qui il cibo diventa parte del racconto della destinazione: dai piatti da condividere alla cucina sul fuoco, dal pescato locale al Jamaica Blue Mountain Coffee, fino alla cultura del rum. Ogni esperienza gastronomica porta in tavola un frammento della Giamaica, magari davanti al mare e al tramonto.
La Giamaica in tavola
Uno dei nuovi concept che meglio interpreta questo approccio è Suppa, il ristorante del Sandals Caribbean Cay dedicato alla tradizione del pranzo domenicale giamaicano. Qui il cibo diventa soprattutto un momento di incontro: il menu propone piatti pensati per essere condivisi, mentre gli ambienti richiamano quelli di una moderna casa giamaicana, creando un’atmosfera informale e conviviale.
Al Sandals Montego Bay arriva invece Buccan, che porta per la prima volta in un resort Sandals giamaicano il concept già presente in altre proprietà del brand. Protagonista è la cucina open-fire, con ingredienti e ricette che richiamano diverse aree dell’isola e la tradizione della cottura sulla fiamma viva. Un modo diretto per trasformare una tecnica culinaria in un racconto della cultura e dei sapori giamaicani.
Sempre a Montego Bay debutta Scrimshaw, nuovo ristorante dedicato ai prodotti del mare, dove la cucina incontra una posizione privilegiata sul Mar dei Caraibi. A completare l’offerta c’è Heart & Sol, pensato per chi cerca durante la giornata proposte fresche e contemporanee, tra succhi preparati al momento, sandwich e nutrient bowls.
Quando il rum racconta la storia dell’isola
Se c’è un prodotto capace di raccontare la Giamaica attraverso un gusto inconfondibile, è il rum, e nei nuovi concept Sandals il distillato diventa anche una chiave per riscoprire la storia dei luoghi e il legame dell’isola con la musica.
Al Sandals Montego Bay nasce il Bay Roc Rum Bar, che prende ispirazione dalla storia della struttura, un tempo conosciuta come Bay Roc Hotel & Villas. Murales realizzati a mano, memorabilia e una selezione musicale dedicata alle decadi che hanno segnato la cultura giamaicana accompagnano una proposta di rum caraibici e cocktail d’autore.
Al Sandals Caribbean Cay, il Keynote Rum Bar ricrea invece l’atmosfera raccolta di un salotto di casa, dove degustare rum caraibici e accompagnarli con piccoli assaggi prima o dopo la cena al Suppa.
Il viaggio nel mondo del rum continua anche al Sandals South Coast, dove all’inizio del 2027 aprirà il B-Side Rum Bar. Il concept si ispira al lato B di un disco in vinile e combina lounge, piccoli piatti, snack e cocktail in un ambiente pensato per vivere la serata con ritmi più rilassati.
Quando la cucina incontra il mare
La posizione sul mare, elemento distintivo dei resort Sandals, diventa parte integrante anche dell’esperienza gastronomica. I nuovi Parisol Beach Clubs, al Sandals Montego Bay e sull’isola privata del Sandals Caribbean Cay, permettono di vivere la giornata direttamente sulla spiaggia, dalla colazione all’aperitivo fino alla cena, tra proposte gastronomiche, cocktail e vista sul mare. A completare l’esperienza, al Sandals Caribbean Cay debutta The Strand, il beach-grill concept di Sandals, con pizza preparata al momento e un’atmosfera informale direttamente sulla spiaggia.
Dal Blue Mountain Coffee alla pausa pomeridiana
La cultura gastronomica di un’isola non passa soltanto dai grandi piatti o dai cocktail. Anche un rito quotidiano come quello del caffè può diventare un modo per entrare in contatto con il territorio.
In tutti e tre i resort sarà presente BLŪM, dedicato al celebre Jamaica Blue Mountain Coffee, uno dei prodotti agricoli più conosciuti dell’isola. Il concept abbina il caffè a prodotti da forno e pasticceria, creando uno spazio dove fermarsi durante la giornata e vivere con maggiore lentezza uno dei rituali più semplici del viaggio.
L’offerta gastronomica dei resort si completa inoltre con concept già affermati e nuove proposte internazionali, dalla cucina italiana a quella panasiatica, dal sushi alla carne e al pesce, insieme a ristoranti e format già apprezzati dagli ospiti Sandals.
Sii il primo a lasciare una recensione.
Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.
Mood Town
In Polonia alla scoperta di Gdynia, nuovo sito UNESCO, e non solo
Published
2 settimane agoon
28 Settembre 2026By
DailyMood.it
Lo scorso 26 luglio, il centro modernista di Gdynia, città contemporanea affacciata sul Mar Baltico, è entrato a far parte del Patrimonio Mondiale UNESCO. Un riconoscimento che celebra un esempio di particolare valore architettonico e urbanistico, nato tra gli anni Venti e Trenta del Novecento, quando un piccolo villaggio affacciato sul mare si trasformò – in poco più di un decennio – in una moderna città portuale.
Una trasformazione sorprendentemente veloce: Gdynia divenne uno dei simboli della nuova Polonia e un laboratorio dell’architettura moderna. Nel suo centro, strade e isolati progettati tra le due guerre racchiudono ancora oggi numerosi edifici, ville e abitazioni moderniste, caratterizzati da linee essenziali, forme geometriche e un forte rapporto con il mare. Il sito UNESCO (ndr. la denominazione ufficiale è ‘Gdynia Modernist City Centre’) comprende proprio il cuore di questa trasformazione urbana.
Gdynia, insieme alla storica Danzica e alla vivace Sopot, forma la famosa “Tripla Città” (Trójmiasto), ma vanta un’identità unica e sorprendente. Nata negli anni ’20 come un piccolo villaggio di pescatori, si è trasformata in pochissimo tempo in una vibrante città portuale. Gdynia è una boccata d’aria fresca: qui l’eleganza delle linee geometriche anni ’30 incontra l’energia del vento baltico, spiagge sabbiose e una cultura gastronomica legata al pesce fresco.
Passeggiando per le vie del centro, in particolare lungo la centralissima via Świętojańska, noterete subito palazzi dalle forme insolite. Il modernismo di Gdynia non è austero: molti edifici interbellici sono stati progettati con angoli curvi, grandi vetrate e terrazze che ricordano i ponti di comando e le sagome delle grandi navi da crociera dell’epoca.
Questa straordinaria “città del futuro” costruita quasi interamente in un solo secolo offre un percorso urbano unico, dove ogni facciata racconta la spinta innovativa della Polonia degli anni ’20 e ’30.
Per respirare la vera essenza della città, consigliamo di strutturare il vostro itinerario partendo dal cuore marittimo per poi spostarsi verso la natura incontaminata della costa. Skwer KościuszkiÈ il centro nevralgico della città. Una passeggiata monumentale che si estende direttamente dentro il mare, circondata da caffè e ristoranti. Tra le Navi Museo leggendarie ormeggiate lungo il molo troverai due gioielli storici: la Dar Pomorza (una splendida e imponente nave a palo centenaria soprannominata la “Signora Bianca”) e la ORP Błyskawica, il cacciatorpediniere più antico del mondo ancora galleggiante.
Dietro il centro si alza una collina residenziale ricca di lussuose ville moderniste. Potete salirci a piedi o prendendo una comoda funicolare gratuita. Dalla cima godrete della vista più bella sulla marina, sul porto e sullo skyline cittadino.
Se cercate un posto dove rilassarvi, prendete un treno locale o fate una passeggiata verso sud fino al quartiere di Orłowo. Qui troverete un’atmosfera completamente diversa: un romantico molo in legno (più intimo di quello della vicina Sopot) e soprattutto la spettacolare scogliera di Orłowo (Klif Orłowski). Si tratta di una falesia selvaggia a picco sul Baltico, circondata da boschi protetti dove i sentieri naturalistici si fondono con spiagge sabbiose e silenziose. Non lasciate la città senza aver provato il pesce fresco del Baltico (come il merluzzo o l’aringa) in una delle storiche friggitorie vicino al porto o a Orłowo.
Gli altri siti UNESCO della Polonia
Con Gdynia, i siti UNESCO della Polonia salgono a 18, andando ad offrire un motivo in più per lasciarsi sorprendere da un patrimonio di storia, natura, architettura e ingegno umano, che cambia volto ad ogni tappa e offre ogni volta un nuovo punto di partenza per conoscerlo.
Il viaggio inizia da Cracovia, antica capitale della Polonia, luoghi simbolo del Paese. Nel cuore del centro storico si apre il Rynek Glowny, la grande Piazza del Mercato, dominata dalla Basilica di Santa Maria. Ogni ora dalla sua torre risuona l’Hejnal Mariacki, una breve melodia di tromba che si interrompe bruscamente. Secondo la tradizione, il segnale ricorda il trombettiere che nel Medioevo diede l’allarme alla città durante un’incursione mongola e venne colpito prima di poter terminare la melodia.
A Varsavia, invece, il patrimonio UNESCO racconta una storia di distruzione e rinascita. Il centro storico fu quasi completamente devastato durante la Seconda Guerra Mondiale e ricostruito sulla base di documenti, dipinti e vedute della città precedente alla distruzione. L’accuratezza dell’opera è diventata essa stessa parte del valore universale del sito: Varsavia è infatti un caso eccezionale di ricostruzione storica di un centro urbano.
Il viaggio nelle città storiche prosegue con Torun, città medievale legata a Niccolò Copernico; Zamosc, progettata nel Rinascimento secondo il modello della città ideale; il Castello dell’Ordine Teutonico di Malbork, imponente complesso fortificato medievale; e la Sala del Centenario di Breslavia, capolavoro dell’architettura del primo Novecento e uno dei più importanti esempi di costruzione in cemento armato della sua epoca.
Per scoprire una Polonia completamente diversa basta lasciare le città e addentrarsi nella Foresta di Bialowieza, nella Regione Podlaskie. Qui il paesaggio conserva ancora le caratteristiche delle grandi foreste primordiali europee, con alberi secolari, zone umide, prati e corsi d’acqua dove i processi naturali continuano a svolgersi indisturbati, oltre ad essere il regno del bisonte europeo, il più grande mammifero terrestre d’Europa e il suo abitante più iconico.
Ma la natura UNESCO della Polonia non si esaurisce qui. Nel sud-est del Paese, nei Monti Bieszczady, si trovano alcune delle aree polacche comprese nel sito transnazionale delle Antiche faggete primordiali dei Carpazi e di altre regioni d’Europa. Qui le faggete raccontano la capacità delle foreste di adattarsi e svilupparsi nel corso di migliaia di anni, seguendo i propri cicli naturali. E c’è anche un modo diverso di incontrare la natura: quello progettato dall’uomo. Il Parco Muzakowski è infatti uno dei più imponenti progetti verdi d’Europa fondato nell’Ottocento dal principe Hermann von Puckler-Muskau. È proprio questa fusione tra natura e intervento umano ad avergli valso il riconoscimento UNESCO.
Nel cuore della terra
Sotto le città e i paesaggi della Polonia si nasconde un patrimonio altrettanto sorprendente: quello delle miniere, dove il lavoro dell’uomo ha trasformato il sottosuolo in luoghi di straordinario interesse storico, artistico e scientifico.
La più celebre è la Miniera di Sale di Wieliczka, alle porte di Cracovia, dove per secoli l’estrazione del sale ha dato vita a una vera e propria città sotterranea.
Poco distante si trova Bochnia, la più antica miniera di sale della Polonia, la cui attività è documentata a partire dal 1248. Meno conosciuta rispetto a Wieliczka, conserva un articolato mondo sotterraneo fatto di antichi scavi, corridoi, camere e cappelle. Wieliczka e Bochnia sono oggi comprese in un unico sito UNESCO, a testimonianza dell’importanza che l’estrazione del sale ha avuto nella storia della regione.
Il paesaggio sotterraneo cambia a Tarnowskie Gory, in Slesia dove a circa 40 metri di profondità si sviluppa un complesso storico legato all’estrazione di piombo, argento e zinco.
E per andare ancora più indietro nel tempo bisogna raggiungere Krzemionki, nella regione di Santacroce. Qui non si cercano più sale o metalli, ma selce, utilizzata dalle comunità preistoriche per realizzare soprattutto utensili e asce.
Tra spiritualità e memoria
Il patrimonio UNESCO della Polonia si esprime anche attraverso l’architettura, da grandi chiese costruite in condizioni tutt’altro che semplici a piccoli edifici in legno immersi nei paesaggi rurali dell’Europa centrale.
Tra gli esempi più sorprendenti ci sono le Chiese della Pace di Jawor e Swidnica, due imponenti edifici religiosi in legno costruiti nel XVII secolo. A colpire è soprattutto il contrasto tra l’aspetto esterno, semplice e quasi austero, e gli interni ampi e riccamente decorati.
Un’altra storia è quella delle chiese in legno della Malopolska meridionale, piccoli edifici religiosi costruiti tra il Medioevo e l’epoca moderna utilizzando tecniche tramandate di generazione in generazione. Immerse nei villaggi e nei paesaggi rurali, conservano decorazioni, dipinti e arredi che permettono di leggere la vita religiosa delle comunità locali.
Il patrimonio spirituale comprende anche Kalwaria Zebrzydowska, importante luogo di pellegrinaggio della Malopolska. Il santuario è inserito in un paesaggio di colline e vallate nel quale cappelle, sentieri e architetture riproducono simbolicamente i luoghi della Passione di Cristo. Ancora oggi il complesso è meta di pellegrinaggi, soprattutto durante la Settimana Santa.
Accanto a questi luoghi, il patrimonio UNESCO custodisce anche una delle pagine più dolorose della storia europea. Auschwitz-Birkenau, il più grande complesso concentrazionario e di sterminio realizzato dalla Germania nazista nella Polonia occupata, è oggi un luogo di memoria che conserva le tracce della persecuzione e dello sterminio di milioni di persone.
Per maggiori info: www.polonia.travel/it
Sii il primo a lasciare una recensione.
Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Jimmy Choo | Pearls of Wisdom, a Capsule Celebrating 30 Years of Jimmy Choo

Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883: Quei favolosi anni Novanta

Viaggio alla scoperta dell’architettura sudafricana
Newsletter
Trending
-
Beauty3 settimane agoLe CC cream per la pelle matura che uniformano l’incarnato e cancellano le discromie
-
Cine Mood3 settimane agoHeart Of The Beast: Brad Pitt into the wild con un cane dal cuore grande
-
Beauty3 settimane agoEffetto seconda pelle: le unghie fondotinta sono l’ode al lusso discreto dell’autunno 2026
-
Mood Your Say2 settimane agoIntervista a Domenico Capponi- Il nuovo romanzo Tutto dice sì
-
Resort & SPA2 settimane agoAutunno rigenerante e detox: i retreat da programmare ora
-
Sfilate3 settimane agoMcQueen Spring Summer 2027
-
Sfilate1 settimana agoMilano torna ad osare: la nuova stagione tra gonne, memoria e desiderio
-
Beauty2 settimane agoIl Natale ha un nuovo Beauty Dress Code – Gift box, make-up, skincare e haircare secondo Diego dalla Palma Milano





























































