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I racconti del Bergamotto di Reggio Calabria: la nuova ricerca di Filippo Arillotta

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Il nuovo libro dello storico reggino è stato presentato l’8 settembre al Circolo Polimeni. Dieci testimonianze hanno raccontato due secoli di storia, tra viaggiatori, industria, scienza, politica e letteratura

Ci sono prodotti che appartengono a un territorio. E poi ci sono prodotti capaci di raccontare quel territorio al mondo. E, come documenta lo storico Filippo Arillotta il Bergamotto è passato anche da Firenze prima di arrivare a Reggio Calabria…..

Il Bergamotto di Reggio Calabria appartiene certamente alla seconda categoria. Lo dimostra ancora una volta il professor Filippo Arillotta, storico e scrittore reggino, che è tornato a dedicare la propria capacità di ricerca a quella che è ormai diventata una delle grandi chiavi di lettura della storia economica, sociale e culturale della città dello Stretto.

Dopo il successo di Storia fantastica del Bergamotto di Reggio Calabria, pubblicato da Kaleidon Editrice e già approdato alla ristampa, Arillotta ha presentato il suo nuovo lavoro, “I racconti del Bergamotto di Reggio Calabria”, presentato l’8 settembre al Circolo del tennis “Rocco Polimeni” di Reggio Calabria.

Un nuovo libro che conferma una caratteristica fondamentale del lavoro dello storico reggino: la capacità di andare oltre la narrazione tradizionale per cercare, nei documenti e nelle testimonianze, quelle tracce apparentemente secondarie che finiscono invece per restituire una storia molto più grande.

Dieci testimonianze per raccontare una storia internazionale

Il volume è costruito attraverso dieci racconti, dieci testimonianze provenienti da epoche e contesti differenti, accomunate dall’incontro con il Bergamotto di Reggio Calabria.

Non è dunque soltanto la storia di un agrume e della sua essenza. È la storia di come quell’essenza abbia attraversato confini, professioni, mercati e culture, entrando nella vita quotidiana di popolazioni europee e mondiali e contribuendo, al tempo stesso, a proiettare Reggio Calabria in una dimensione internazionale.

Nel libro compaiono relazioni di viaggiatori arrivati a Reggio per conoscere direttamente i luoghi della coltivazione, indagini di mercato, analisi chimiche, relazioni industriali, documenti e riflessioni di carattere politico, fino ad arrivare alla letteratura.

È proprio questa pluralità di fonti a rendere particolarmente interessante la ricerca di Arillotta.

Lo storico non si limita infatti a raccontare ciò che è già noto, ma va alla ricerca di testimonianze capaci di ricomporre, tassello dopo tassello, un’immagine diversa e più ampia della città e del suo patrimonio.

E così il Bergamotto diventa un osservatorio privilegiato attraverso il quale guardare a duecento anni di storia.

La capacità di cercare dove la storia sembra nascondersi

La cifra distintiva di Filippo Arillotta è proprio questa: trasformare la ricerca storica in una scoperta.

Un documento commerciale può raccontare un mercato. Un’analisi chimica può testimoniare il livello raggiunto dalla ricerca scientifica. La relazione di un viaggiatore può restituire l’immagine di un territorio. Una testimonianza industriale può spiegare la nascita di una filiera. Un testo letterario può, infine, trasformare tutto questo in memoria collettiva.

Mettendo insieme queste tessere, Arillotta mostra quanto il Bergamotto di Reggio Calabria sia stato, per generazioni, molto più di una produzione agricola, ma è scienza, economia, industria, profumo, commercio, cultura e immaginario.

E soprattutto è stato un ponte tra Reggio Calabria e il mondo.

L’inedito incontro con Corrado Alvaro

Tra le pagine più sorprendenti del nuovo volume trova posto anche un testo di Corrado Alvaro, poco conosciuto al grande pubblico, nel quale il Bergamotto assume una funzione del tutto particolare: diventa strumento per leggere la realtà politica del proprio tempo.

È un finale che porta il libro su un piano quasi inatteso.

Dalla terra e dagli agrumeti si arriva alla letteratura; dalla storia economica si approda alla dimensione politica e, infine, a quella simbolica.

Nella conclusione, infatti, il Bergamotto sembra quasi liberarsi dalla sua dimensione materiale per diventare profumo, atmosfera, memoria e immaginazione.

Un racconto nel quale la sua fragranza si inserisce in un’Europa attraversata dai venti di guerra, restituendo per un istante una dimensione quasi onirica: la potenza del profumo come possibilità di attenuare, almeno simbolicamente, le tensioni della storia.

Una presentazione che mette insieme storia, agricoltura e cucina

A dialogare con l’autore, nella serata dell’8 settembre, ci sono state personalità provenienti da mondi diversi ma profondamente legati al territorio.

Sono intervenuti Filippo Cogliandro, chef patron del ristorante L’Accademia Gourmet di Reggio Calabria; Rosario Previtera, agronomo e docente di Biotecnologie agrarie; Giuseppe Bombino, docente dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, Dipartimento di Agraria, e presidente del GAL “Area Grecanica”.

A moderare l’incontro è stato Luigi Caminiti, docente del Liceo Scientifico “Leonardo da Vinci” di Reggio Calabria.

Una scelta di relatori che ha restituito  perfettamente lo spirito del libro: il Bergamotto può essere studiato attraverso la storia, analizzato attraverso la scienza agraria, interpretato nella sua dimensione territoriale e culturale e, naturalmente, raccontato anche attraverso la cucina.

Ed è proprio quest’ultimo passaggio a rendere particolarmente significativo il contributo di uno chef come Filippo Cogliandro, da anni impegnato nella valorizzazione delle eccellenze identitarie della Calabria e nella trasformazione della materia prima del territorio in linguaggio gastronomico contemporaneo.

Reggio Calabria e quella dimensione internazionale spesso dimenticata

Il lavoro di Arillotta compie, in definitiva, un’operazione che va oltre il semplice racconto del Bergamotto.

Attraverso dieci testimonianze, restituisce alla città una parte della propria storia internazionale.

Una storia che spesso rimane nascosta dietro le immagini più conosciute di Reggio Calabria, ma che i documenti sono ancora capaci di raccontare: una città osservata da viaggiatori stranieri, studiata dalla scienza, attraversata dai commerci, collegata ai mercati internazionali e capace di lasciare una traccia persino nella letteratura.

È questo, forse, il risultato più interessante della ricerca di Filippo Arillotta: dimostrare che per comprendere la storia di un territorio non sempre bisogna cercare grandi eventi. A volte basta seguire il profumo di un agrume.

E quello del Bergamotto di Reggio Calabria, da oltre due secoli, ha viaggiato molto lontano.

“I racconti del Bergamotto di Reggio Calabria”, edito da Kaleidon, è stato presentato l’8 settembre al Circolo Polimeni di Reggio Calabria.

Il libro è disponibile online su https://www.kaleidoneditrice.it/shop/i-racconti-del-bergamotto-di-reggio-calabria/

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The Slander of Billy the Kid and the Abrams Tintypes — Frank Abrams

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rank Abrams parte da una fotografia. O meglio, da cinque vecchie tintype acquistate quasi per caso in un flea market della Carolina del Nord, senza sapere che quei piccoli ritratti avrebbero finito per condurlo dentro uno dei capitoli più affascinanti e controversi del West americano.

Da quella scoperta prende forma una ricerca durata anni, fatta di viaggi, documenti, archivi, confronti fotografici e incontri con persone esperte della storia di Billy the Kid. Il momento in cui Abrams riconosce in una delle fotografie quello che ritiene essere Pat Garrett, l’uomo legato alla morte di Billy, rappresenta la svolta dell’intera vicenda.

È questo il punto di forza di The Slander of Billy the Kid and the Abrams Tintypes: non racconta semplicemente Billy the Kid, ma racconta la ricerca di una possibile verità attraverso una fotografia.

Pagina dopo pagina, Frank Abrams ricostruisce il mondo nel quale si muovono Billy, Garrett, Ash Upson e gli altri protagonisti, riportando lettere, documenti e testimonianze e soffermandosi anche sulla storia e sulle caratteristiche delle tintype, una particolare tecnica fotografica dell’Ottocento.

Il risultato è una lettura che unisce storia, fotografia e investigazione. La vicenda personale dell’autore rende il racconto particolarmente coinvolgente: quella che inizialmente sembrava soltanto una curiosità acquistata per pochi dollari diventa una ricerca sempre più importante, capace di portarlo a consultare centinaia di libri e documenti e a viaggiare in diversi luoghi legati alla storia del West.
Interessante anche il modo in cui il libro invita a guardare Billy the Kid oltre l’immagine del fuorilegge costruita nel tempo da libri, cinema e cultura popolare. Abrams mette continuamente a confronto la leggenda con le testimonianze e i documenti, proponendo al lettore una rilettura della figura di Billy e delle persone che gli furono accanto.

La parte più suggestiva rimane però quella dedicata alle fotografie: osservare quei volti attraverso gli occhi dell’autore significa entrare in una sorta di indagine sul passato, dove ogni dettaglio può diventare significativo.

The Slander of Billy the Kid and the Abrams Tintypes è quindi una lettura particolare e appassionata, soprattutto per chi ama la storia americana, il Vecchio West e le vicende in cui un documento apparentemente insignificante può aprire una porta sul passato.

Un libro nato da una fotografia e diventato una lunga ricerca alla ricerca di una verità. Perché, a volte, la storia può tornare a parlarci proprio attraverso un’immagine.

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20 anni di magia del Circo Nero di Leandro Bisenzi

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Un circo nuovo, moderno, affascinante

Qualche anno fa ho incontrato Leandro Bisenzi in un evento fuori dalla norma con una richiesta altrettanto fuori dalla norma…. l’assegnazione di un posto in prima fila in uno storico Teatro Fiorentino, nell’ambito di un evento destinato ai malati di Parkinson, e mi chiese un posto libero per se, in prima fila, cosa che ho fatto e successivamente gli ho chiesto il perché, a chi era stato assegnato pur lasciandolo vuoto….alla mia mamma, mi rispose, per me sempre presente ma la sto perdendo, come purtroppo si perde una persona afflitta da malattia neurovegetativa.

E allora ho capito quello che c’è d’importante dietro le persone, dietro atteggiamenti, parole, sguardi…dove dietro un’attività frenetica e irriverente, una scintillante follia come quella del Circo Nero creata da Leandro Bisenzi, in questi giorni in Italia dove ha ricevuto il Premio Dance Music Awards 2026 premio come miglior agenzia di spettacolo in Italia, si celano sommersi mondi onirici e concetti basati sulla leggerezza, ironia, gioia di vivere e allegria.

Il Circo Nero è una progetto di Leandro Bisenzi datato 2006 e nato a Firenze dall’amore per il magico struggente mondo del circo che conquista tutti sin da piccoli, che, crescendo, mantengono ricordi indimenticabili di quando un circo arrivava in città, normalmente a Natale, quando si presentava col suo enorme tendone e i colorati personaggi strampalati in una Firenze innevata portando calore e strappando sorrisi a grandi e piccini.

Il Progetto nasce dalla folgorazione per il film “Freaks” di Tod Browning del 1932, inno alla tolleranza ambientato nell’America della crisi dove i “diversi”, appunto i Freaks, venivano esposti e derisi per le loro fisiche “mostruosità”

Il Circo Nero fa della Tolleranza e dell’Allegria la sua bandiera rivisitando il mondo del circo in chiave di Stile, vestendo ogni suo personaggio con abiti creati da stilisti emergenti fiorentini e non, presentando i personaggi in particolari e preziosi outfit di grande glamour in quanto il progetto nasce in una città come Firenze, polo della moda, dello stile e della creatività riconosciuta a livello mondiale.

Personaggi circensi, un collettivo di maschere, contorsionisti, funamboli e maghi, illusionisti, trucchi, gag, la donna cannone, clown e giocolieri, ma Persone, che, dietro le maschere che   indossano, celano il complesso conflitto tra l’io interiore e le aspettative della società per accettare il viaggio dentro noi stessi, primi attori di un format dove il diverso, il folle, l’irriverente, il solitario e un serie di personaggi e voci, ci permettono di esistere nell’intersezione che c’è fra esse.

Finisce lo spettacolo, si spengono le luci, ci allontaniamo con gli occhi pieni dei sogni che Leandro Bisenzi ci regala mentre proviamo a capire e a comprendere le relazioni che intercorrono tra questi personaggi fantastici,  interiori, ed è il modo migliore che abbiamo per scoprire davvero i nostri confini.

Writer: Cristina Vannuzzi

https://www.circonero.it

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Veronelli al rogo a un secolo dalla nascita di Luigi Veronelli, il seminario permanente ricorda l’editore e intellettuale di rottura

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Domenica 20 settembre al Chiostro di Voltorre una mattinata dedicata al pensiero di Veronelli, tra libertà di espressione, cultura del vino e valorizzazione dei territori. Al centro, il ricordo dell’ultimo rogo di censura a cui Veronelli assistette personalmente e una Master Class dedicata al Nebbiolo tra Piemonte e Lombardia.

C’è un luogo, a Varese, dove una parte della storia di Luigi Veronelli è passata attraverso il fuoco. È la corte della Questura di Varese, dove nella primavera del 1961 furono date alle fiamme le copie di Storielle, racconti e raccontini del marchese De Sade, pubblicato da Veronelli Editore alla fine degli anni Cinquanta. Veronelli fu personalmente presente a quel rogo, l’ultimo episodio di censura di cui fu diretto testimone.

A cento anni dalla sua nascita, questo episodio diventa il punto di partenza di “Veronelli al Rogo”, l’iniziativa organizzata dal Seminario Permanente Luigi Veronelli, in collaborazione con il Comune di Gavirate, in programma domenica 20 settembre 2026 al Chiostro di Voltorre, monumento nazionale e tra i più significativi esempi di architettura romanica lombarda.

Una scelta non casuale, perché proprio il territorio varesino permette di rileggere una figura che ha profondamente innovato il modo di raccontare il vino, la gastronomia e il mondo agricolo. Veronelli è stato un intellettuale di rottura, un editore anticonformista e un comunicatore capace di cambiare il linguaggio con cui si parlava di vino, portando al centro non soltanto il prodotto, ma le persone, le culture, i territori e le idee che gli stanno intorno.

La mattinata si aprirà alle 10.00 con la tavola rotonda “Luigi Veronelli editore e intellettuale di rottura”, che ripercorrerà la sua esperienza editoriale e culturale: non soltanto i testi fondamentali dedicati alla gastronomia, ma anche opere letterarie, filosofiche e politiche. Il rogo di Varese sarà così l’occasione per riflettere sul tema della censura e, soprattutto, sulla libertà di pensiero e di espressione che ha contraddistinto la vicenda umana e professionale di Veronelli.

Il racconto resterà ancorato alla vicenda storica e culturale del 1961, per poi collegarsi alla libertà con cui Veronelli ha interpretato e difeso il mondo del vino e dell’agricoltura. Per Veronelli, infatti, il vino non era soltanto una bevanda, ma uno strumento per leggere e raccontare la società, il lavoro, la cultura e il rapporto tra l’uomo e il territorio.

A condurre l’incontro sarà Aldo Tagliaferro, editorialista e Presidente del Seminario Permanente Luigi Veronelli, con la partecipazione di Alessio Fornasetti, imprenditore vitivinicolo, consigliere del Seminario e ideatore dell’iniziativa insieme al Comune di Gavirate, e di Pierre Ley, giornalista, critico gastronomico e comunicatore. Ad accompagnare il dialogo saranno Gigi Brozzoni e Marco Magnoli, critici enoici e curatori della Guida Oro I Vini di Veronelli, che contribuiranno a ricostruire il profilo culturale di Luigi Veronelli e accompagneranno il pubblico nel passaggio ideale dalla riflessione sul suo pensiero alla degustazione.

Dal pensiero al bicchiere: il viaggio del Nebbiolo tra Piemonte e Lombardia. Il filo conduttore tra cultura e vino proseguirà alle 11.30 con la Master Class “Nebbiolo”, una vera e propria Lectio Eno Comparata proposta dal Seminario Permanente Luigi Veronelli e condotta da Gigi Brozzoni, con la collaborazione di Marco Magnoli.

Saranno messe a confronto le migliori espressioni del Nebbiolo di Langa, Alto Novarese, Valtellina e delle Colline Moreniche del Varesotto, attraverso una degustazione comparata che metterà in relazione vini, terroir e culture vitivinicole. Un viaggio tra interpretazioni e identità, dalle aree storicamente vocate del Piemonte alla Valtellina e alle Alpi lombarde, fino al territorio varesino. La Master Class permetterà di approfondire le diverse modalità con cui il Nebbiolo interpreta paesaggi, suoli e tradizioni, nel segno del metodo di degustazione e dell’approccio culturale che da sempre contraddistinguono il lavoro del Seminario Veronelli.

In questo itinerario fra terroir vocati al Nebbiolo trovano spazio le vigne e la cantina di Alessio Fornasetti, a Torre San Quirico, espressione di eccellenza vitivinicola del territorio varesino chiamata al confronto. Un modo per leggere il vino attraverso i luoghi da cui nasce, e le differenti identità che il Nebbiolo assume nel suo percorso tra Piemonte e Lombardia.

La mattinata si concluderà con i saluti e un buffet conviviale, nel segno di quella dimensione di incontro, confronto e convivialità che rappresenta uno degli elementi distintivi della cultura del vino.

Con “Veronelli al Rogo”, il Seminario Permanente Luigi Veronelli celebra il centenario della nascita tornando in un territorio che custodisce una pagina significativa della sua storia. Non soltanto il titolo di un evento, ma il richiamo a una vicenda che racconta il coraggio di un editore e la forza di un pensiero che continua ancora oggi a interrogare il mondo del vino, della cultura e della società.

INFORMAZIONI UTILI

Veronelli al Rogo
Domenica 20 settembre 2026
Chiostro di Voltorre – Gavirate (VA)

Programma

  • 9.30 – Benvenuto e saluti istituzionali del Sindaco e dell’Assessore
  • 10.00 – 11.00 – Tavola rotonda “Luigi Veronelli editore e intellettuale di rottura”
  • 11.30 – Master Class “Nebbiolo”: Lectio di enologia comparata a cura del Seminario Permanente Luigi Veronelli
  • A seguire – Saluti conclusivi e buffet conviviale

Tavola rotonda: partecipazione libera e gratuita.
Master Class: €50 a persona, riservata a maggiorenni, a numero chiuso (massimo 40 partecipanti) e con prenotazione obbligatoria a questo link https://www.seminarioveronelli.com/prodotto/veronelli-rogo-2026/

Vini in degustazione (la degustazione sarà curata da Gigi Brozzoni e Marco Magnoli, curatori della Guida Oro I Vini di Veronelli):

  • Valtellina Superiore Prestigio 2018 — Triacca
  • Gattinara Riserva 2018 — Torraccia del Piantavigna
  • Boca Riserva Vigna Cristiana 2017 — Poderi ai Valloni
  • Barbaresco Roncaglie Tenuta Roncaglia 2018 — Poderi Colla
  • Barolo Bricco delle Viole 2018 — G.D. Vajra
  • Barolo Riserva Bricco Boschis Vigna San Giuseppe 2018 — Cavallotto
  • Barolo Riserva Vignarionda 2018 — Oddero
  • Sommoclivo 2018 — Torre San Quirico

Biglietti e prenotazioni: informazioni e iscrizioni sul sito del Seminario Permanente Luigi Veronelli: seminarioveronelli.com

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