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Christelle Kocher per Levi’s® Capsule

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l denim americano incontra il savoir-faire dell’alta moda francese in una collezione visionaria presentata durante la Haute Couture Week di Parigi.

Debutta questo luglio, durante la Haute Couture Week di Parigi, la capsule Christelle Kocher per Levi’s®, una collezione di dieci look che reinterpreta l’immaginario del denim americano attraverso la sensibilità e la precisione dell’haute couture francese.

Designer parigina, fondatrice di KOCHÉ e Direttrice Artistica della Maison Lemarié, uno dei Métiers d’Art di CHANEL, Christelle Kocher porta nell’universo Levi’s® la sua idea di Couture-à-Porter: una moda capace di unire artigianalità d’eccellenza, cultura contemporanea e vita quotidiana.

La collezione nasce da un lavoro ambizioso sulla materia, con il denim come punto di partenza e territorio di sperimentazione. I capi iconici Levi’s®, dal jeans 501® alla Type II Jacket, vengono trasformati in pezzi couture attraverso ricami a mano, lavorazioni in piume, dettagli scultorei, drappeggi plissé, applicazioni in pizzo, costruzioni floreali e frammenti di denim rivestiti in resina.

Il risultato è un dialogo sorprendente tra due mondi apparentemente lontani: da una parte l’autenticità del denim Levi’s®, simbolo universale di cultura, libertà e quotidianità; dall’altra il savoir-faire parigino, fatto di gesti lenti, lavorazioni preziose e ricerca artigianale.

Le silhouette si muovono tra struttura e fluidità. Il plissé in denim dà forma a bustier floreali astratti, le mantelle in piume degradé creano volumi scenografici, mentre ricami couture trasformano tank top, camicie e completi in denim in capi da sera dal carattere sofisticato. Tra i look più rappresentativi, un abito interamente lavorato con piume, abbinato a una mantella coordinata, combina denim, pizzo e resina in superfici texturizzate ispirate alle squame dei pesci.

Anche gli accessori partecipano al racconto couture della capsule. La Levi’s® Baby Brooklyn Bag viene reinterpretata come oggetto prezioso, mentre i copricapi in piume amplificano movimento, silhouette ed emozione, portando il denim verso una dimensione teatrale e profondamente contemporanea.

“È stato un privilegio far incontrare questi due team e vedere questa collezione prendere vita. Questa capsule riflette la mia vita tra Stati Uniti e Francia, due Paesi che alimentano la mia energia creativa”, racconta Christelle Kocher.

Per Levi’s®, la collaborazione segna un momento importante: l’ingresso del brand nel calendario simbolico dell’alta moda parigina. “Portare Levi’s alla Haute Couture di Parigi per la prima volta è un momento fondamentale per noi. Christelle Kocher porta una prospettiva distintamente parigina, con un taglio moderno che completa la nostra eredità nel denim”, afferma Mathilde Vaucheret, Vice President Europe Marketing & Brand Experience.

Le immagini della campagna, realizzate da Kayla Connors, mettono in scena il contrasto tra la natura grezza e autentica del denim e la raffinatezza delle tecniche couture. L’atmosfera è cinematografica ma intima, spontanea ma ricercata, con un’attenzione particolare ai dettagli ravvicinati, al movimento e alla ricchezza materica dei capi.

Grande parte del lavoro tessile è stata sviluppata presso il Levi’s® Eureka Lab, all’interno dell’headquarters globale del brand, dove sono state realizzate sperimentazioni specifiche per la capsule: costruzioni in piume, ricami a mano, volumi scultorei, texture in resina e manipolazioni del denim pensate per portare uno dei materiali più democratici della moda nel linguaggio dell’haute couture.

Presentata durante la Couture Week, la capsule Christelle Kocher per Levi’s® è insieme celebrazione dell’artigianalità e reinterpretazione radicale del denim. Una prova di come un materiale nato per accompagnare la vita quotidiana possa trasformarsi in superficie couture, senza perdere la propria identità culturale, autentica e profondamente contemporanea.

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Jimmy Choo | Pearls of Wisdom, a Capsule Celebrating 30 Years of Jimmy Choo

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Per trent’anni, la perla è stata intessuta nel tessuto di Jimmy Choo: dalle pareti in travertino alabastrino delle prime boutique alla tonalità iridescente del packaging color ostrica distintivo della maison. Le perle hanno fatto la loro comparsa su scarpe e accessori in ogni forma, dalla più delicata alla più audace. La perla non è un semplice motivo decorativo, è un codice della maison.
Per celebrare i tre decenni di Jimmy Choo, la Direttrice Creativa Sandra Choi riflette su questo simbolo intramontabile con Pearls of Wisdom: una capsule collection e una campagna che rendono omaggio alla perla in tutte le sue forme. Preziosa ma resistente, formatasi lentamente e affinata nel tempo, è emblematica di un trentesimo anniversario e una metafora appropriata di tutto ciò che la maison ha costruito.
«“Pearls of Wisdom” mi è sembrato il punto di partenza perfetto per celebrare i tre decenni di Jimmy Choo. Il traguardo dei 30 anni si allinea in modo naturale a questo motivo che amiamo da tempo. Per me, la perla racchiude una forza discreta e duratura: aggraziata, mai ostentata e sempre caratterizzata da un tocco di giocosa purezza. Per questa collezione, volevo che la perla apparisse naturale e istintiva, un’espressione sottile del nostro passato che continua a plasmare il nostro futuro». Sandra Choi
La campagna è immortalata attraverso uno sguardo di silenziosa reverenza. Dalle immagini still life agli scatti con le modelle e alle vignette, queste immagini dialogano tra loro; ogni inquadratura è studiata, lenta e precisa, con ritagli che guidano lo sguardo verso i dettagli finemente realizzati che definiscono questa collezione. Lo styling riflette la versatilità intrinseca della perla stessa: sicura di sé, senza età e libera da vincoli legati alle occasioni; può essere indossata nei momenti più festosi della vita oppure come elemento capace di elevare la quotidianità, sempre con un senso di freschezza e modernità. Realizzate sia a colori sia in bianco e nero, le immagini richiamano l’eterna attualità e il fascino della perla, insieme alla forza del femminile.
Nelle immagini in movimento della campagna, una grafica con il numero ’96, l’anno di fondazione di Jimmy Choo, viene reinterpretata come simbolo di un’eredità: le forme curve diventano una coppia di apostrofi, uno diritto e uno rovesciato. Sovrapposti in primo piano, incorniciano e scandiscono le immagini. Un’eco visiva delle citazioni, delle storie e dei momenti iconici accumulati nel corso di trent’anni fondamentali. Come la perla stessa, rappresentano un richiamo all’anno di fondazione della maison, il 1996.
Tra scarpe, borse e gioielli, ogni pezzo della capsule offre una propria interpretazione della perla.
La zeppa scultorea dorata ITHACA, che prende il nome da un’isola greca il cui paesaggio romantico è impreziosito dalla madreperla, presenta sul lato inferiore un trio di perle in resina. Il sandalo IRINA avvolge il piede con perle in resina e cristalli, come collane sovrapposte, mentre la INGRID FLAT reinventa una robusta scarpa Oxford con una fibbia in perla di resina trompe-l’œil. Corsage barocchi sbocciano sulle tre silhouette della famiglia INES, proposta nelle versioni décolleté, mule e ballerina.
La BON BON, che richiama i corsage di perle barocche della famiglia INES, si affianca alla TUBE MINI BAG e alla minaudière RAINDROPS, entrambe rifinite con una frangia di perle in resina ricadenti. La clutch CLOUD evoca conchiglie di ostrica e onde dorate, mentre la OYSTER è una clutch scultorea in plexiglas, un oggetto d’arte ispirato alla forma naturale di una perla barocca. Ogni pezzo è concepito come un futuro cimelio, pensando ai prossimi trent’anni.

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Alexander McQueen sostiene Tate Britain The 90s: Art and Fashion

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Alexander McQueen è onorato di sostenere The 90s: Art and Fashion, una mostra di rilievo alla Tate Britain, curata da Edward Enninful OBE, la cui prospettiva unica esamina un’epoca che ha trasformato l’arte, la moda e la cultura contemporanea.

Alexander McQueen, fondato da Lee Alexander McQueen a Londra nel 1992, emerse durante questo decennio determinante per la moda e la cultura britanniche. Dopo essersi formato nella londinese Savile Row e alla Central Saint Martins, McQueen unì la precisione della sartoria e dell’artigianato britannici a una visione creativa sovversiva e senza compromessi. Il suo lavoro sfidò le convenzioni e ebbe una risonanza ben oltre la moda, riflettendo il ricco dialogo tra arte, cultura ed espressione creativa che caratterizzò gli anni Novanta.

Nell’ambito del suo sostegno alla mostra, Alexander McQueen ha concesso in prestito una selezione di look d’archivio provenienti dalle sue fondamentali sfilate degli anni Novanta. Presentati in dialogo con opere d’arte e voci culturali influenti, questi pezzi offrono una rara opportunità di vivere il lavoro degli esordi della maison all’interno del più ampio panorama creativo di un decennio che ha plasmato la storia della moda.

The 90s: Art and Fashion
8 ottobre 2026 – 14 febbraio 2027
Tate Britain, Londra

LOOK IN MOSTRA

Alexander McQueen Autunno Inverno 1998 ‘Joan’
Abito con cappuccio con base in tulle e perline tubolari in vetro rosso distribuite su tutta la superficie.

Alexander McQueen Autunno Inverno 1998 ‘Joan’
Armatura in metallo di alluminio, realizzata da Sarah Harmarnee per Alexander McQueen.

Alexander McQueen Autunno Inverno 1997 ‘It’s a Jungle Out There’
Giacca sartoriale in pelle di vitello con corna di impala.

Alexander McQueen Autunno Inverno 1999 ‘The Overlook’
Corsetto a spirale in metallo di alluminio, realizzato da Shaun Leane per Alexander McQueen.

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Genny, Too Chic to S-pook: il dark glamour dell’autunno-inverno 2026/27

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C’è un modo molto sofisticato di essere dark. Non ha bisogno di Halloween, di eccessi gotici o di atmosfere dichiaratamente cupe: basta un abito nero, una silhouette costruita alla perfezione e quel tocco di mistero che trasforma la seduzione in qualcosa di irresistibilmente contemporaneo.

È questa la direzione di Genny per l’Autunno-Inverno 2026/27, racchiusa già nel titolo della collezione, “Too Chic to Spook”. Un gioco di parole che racconta perfettamente l’attitudine della maison: prendere l’immaginario dark e renderlo glamour, sofisticato, femminile.

Il nero domina la collezione e diventa una materia da scolpire. Abiti aderenti, corpetti, gonne a sirena, volumi drappeggiati e dettagli costruiti sul corpo disegnano una femminilità intensa, mai urlata. La sensualità passa attraverso la silhouette: spalle importanti, vita segnata, scolli profondi e lunghezze che sfiorano il pavimento.

Ma il nero di Genny non è mai semplicemente nero. Cambia consistenza, riflette la luce, si arricchisce di trasparenze, piume, ricami e lavorazioni tridimensionali. È velluto, pizzo, tessuto tecnico, superficie lucida e materia quasi scultorea.

Accanto agli abiti più spettacolari compaiono capi dalla vocazione più quotidiana, ma sempre con una precisa impronta couture: giacche strutturate, top preziosi, pantaloni morbidi e silhouette minimali vengono attraversati da dettagli teatrali che impediscono al look di diventare prevedibile.

E poi ci sono gli accessori, fondamentali per completare questo universo: décolleté dal gusto rétro, pochette compatte, stampe animalier e gioielli che seguono il corpo come una seconda pelle. Anche qui il lusso non ha bisogno di esagerare. Un dettaglio basta.
La palette si apre occasionalmente a tonalità profonde e sofisticate, con incursioni di verde e superfici preziose, ma è il nero a rimanere il vero protagonista. Un nero sensuale, aristocratico, contemporaneo.

“Too Chic to Spook” gioca dunque con l’estetica gotica senza lasciarsene ingabbiare. Genny prende l’idea della donna misteriosa, della femme fatale, della notte e la porta in una dimensione più elegante e sofisticata.

Perché essere dark, questa stagione, non significa necessariamente fare paura.

Significa farsi ricordare.

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