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Laura Gerlini, dove l’arte diventa esperienza

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Viviamo in un tempo in cui le immagini sono ovunque, ma raramente hanno davvero qualcosa da dire. Estetiche replicate, linguaggi omologati, bellezza veloce che scorre e si consuma in pochi secondi. In questo rumore visivo costante, riconoscere una voce autentica è sempre più raro. Laura Beatrice Gerlini è una di quelle presenze che si distinguono senza alzare il volume: il suo lavoro non rincorre le tendenze, le attraversa, costruendo un linguaggio visivo personale, sensibile e immediatamente riconoscibile.

Artista poliedrica, Laura non si muove all’interno di una sola grammatica espressiva. Olio su tela, acrilico, acquerello, inchiostro: ogni tecnica diventa per lei uno strumento di ricerca, mai un limite. Nel tempo ha affinato un segno che non chiede soltanto di essere guardato, ma di essere attraversato. Le sue opere non si impongono, non cercano l’effetto: instaurano un dialogo. Con lo spazio, con la materia, con chi osserva.

Nei suoi quadri le forme si intrecciano e i contorni si dissolvono in una tensione sottile tra figurazione e astrazione. È un equilibrio misurato, mai casuale, in cui il reale viene riletto attraverso una sensibilità più intima. I colori, morbidi e calibrati, accompagnano lo sguardo con naturalezza: non guidano, suggeriscono. La pittura diventa così esperienza visiva ed emotiva insieme, un territorio in cui la percezione si fa più lenta, più consapevole.

Molti dei suoi soggetti nascono da intuizioni maturate durante i viaggi, ma anche da una curiosità costante verso ciò che ancora non conosce. Non c’è mai ripetizione nel suo lavoro: ogni progetto è una possibilità nuova, un’occasione per sperimentare, per mettere in discussione la forma precedente, per ampliare il proprio vocabolario espressivo. È una ricerca che non si esaurisce nella superficie dell’immagine, ma lavora in profondità, tra memoria, sensazione e costruzione visiva.

Accanto alla pittura, Laura Beatrice Gerlini opera anche nel campo della grafica e della comunicazione visiva: loghi, identità personalizzate, contenuti per social media e siti web. Anche qui emerge la stessa cifra stilistica: uno sguardo pulito, raffinato, mai decorativo fine a se stesso. Attualmente lavora come social media manager per residenzeeasylife.com, dove affianca alla strategia digitale una sensibilità artistica capace di trasformare la comunicazione in racconto visivo.

Il suo percorso racconta una creatività capace di adattarsi senza perdere identità. Pittura, design, comunicazione: linguaggi diversi, un’unica coerenza di sguardo. Laura non costruisce immagini per riempire spazi, ma per creare relazioni. Ogni progetto, che sia una tela o un contenuto digitale, nasce con la stessa intenzione: offrire un’esperienza visiva che abbia senso, ritmo, profondità.

In un panorama in cui l’immagine rischia spesso di essere solo superficie, il lavoro di Laura Beatrice Gerlini sceglie un’altra strada. Non quella del rumore, ma quella della presenza. Non quella della replica, ma quella della ricerca. Un’estetica che non si consuma nello scorrere rapido, ma resta. Perché non chiede di essere semplicemente vista: chiede di essere abitata.

Info: ellevisualart.com

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I racconti del Bergamotto di Reggio Calabria: la nuova ricerca di Filippo Arillotta

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Il nuovo libro dello storico reggino è stato presentato l’8 settembre al Circolo Polimeni. Dieci testimonianze hanno raccontato due secoli di storia, tra viaggiatori, industria, scienza, politica e letteratura

Ci sono prodotti che appartengono a un territorio. E poi ci sono prodotti capaci di raccontare quel territorio al mondo. E, come documenta lo storico Filippo Arillotta il Bergamotto è passato anche da Firenze prima di arrivare a Reggio Calabria…..

Il Bergamotto di Reggio Calabria appartiene certamente alla seconda categoria. Lo dimostra ancora una volta il professor Filippo Arillotta, storico e scrittore reggino, che è tornato a dedicare la propria capacità di ricerca a quella che è ormai diventata una delle grandi chiavi di lettura della storia economica, sociale e culturale della città dello Stretto.

Dopo il successo di Storia fantastica del Bergamotto di Reggio Calabria, pubblicato da Kaleidon Editrice e già approdato alla ristampa, Arillotta ha presentato il suo nuovo lavoro, “I racconti del Bergamotto di Reggio Calabria”, presentato l’8 settembre al Circolo del tennis “Rocco Polimeni” di Reggio Calabria.

Un nuovo libro che conferma una caratteristica fondamentale del lavoro dello storico reggino: la capacità di andare oltre la narrazione tradizionale per cercare, nei documenti e nelle testimonianze, quelle tracce apparentemente secondarie che finiscono invece per restituire una storia molto più grande.

Dieci testimonianze per raccontare una storia internazionale

Il volume è costruito attraverso dieci racconti, dieci testimonianze provenienti da epoche e contesti differenti, accomunate dall’incontro con il Bergamotto di Reggio Calabria.

Non è dunque soltanto la storia di un agrume e della sua essenza. È la storia di come quell’essenza abbia attraversato confini, professioni, mercati e culture, entrando nella vita quotidiana di popolazioni europee e mondiali e contribuendo, al tempo stesso, a proiettare Reggio Calabria in una dimensione internazionale.

Nel libro compaiono relazioni di viaggiatori arrivati a Reggio per conoscere direttamente i luoghi della coltivazione, indagini di mercato, analisi chimiche, relazioni industriali, documenti e riflessioni di carattere politico, fino ad arrivare alla letteratura.

È proprio questa pluralità di fonti a rendere particolarmente interessante la ricerca di Arillotta.

Lo storico non si limita infatti a raccontare ciò che è già noto, ma va alla ricerca di testimonianze capaci di ricomporre, tassello dopo tassello, un’immagine diversa e più ampia della città e del suo patrimonio.

E così il Bergamotto diventa un osservatorio privilegiato attraverso il quale guardare a duecento anni di storia.

La capacità di cercare dove la storia sembra nascondersi

La cifra distintiva di Filippo Arillotta è proprio questa: trasformare la ricerca storica in una scoperta.

Un documento commerciale può raccontare un mercato. Un’analisi chimica può testimoniare il livello raggiunto dalla ricerca scientifica. La relazione di un viaggiatore può restituire l’immagine di un territorio. Una testimonianza industriale può spiegare la nascita di una filiera. Un testo letterario può, infine, trasformare tutto questo in memoria collettiva.

Mettendo insieme queste tessere, Arillotta mostra quanto il Bergamotto di Reggio Calabria sia stato, per generazioni, molto più di una produzione agricola, ma è scienza, economia, industria, profumo, commercio, cultura e immaginario.

E soprattutto è stato un ponte tra Reggio Calabria e il mondo.

L’inedito incontro con Corrado Alvaro

Tra le pagine più sorprendenti del nuovo volume trova posto anche un testo di Corrado Alvaro, poco conosciuto al grande pubblico, nel quale il Bergamotto assume una funzione del tutto particolare: diventa strumento per leggere la realtà politica del proprio tempo.

È un finale che porta il libro su un piano quasi inatteso.

Dalla terra e dagli agrumeti si arriva alla letteratura; dalla storia economica si approda alla dimensione politica e, infine, a quella simbolica.

Nella conclusione, infatti, il Bergamotto sembra quasi liberarsi dalla sua dimensione materiale per diventare profumo, atmosfera, memoria e immaginazione.

Un racconto nel quale la sua fragranza si inserisce in un’Europa attraversata dai venti di guerra, restituendo per un istante una dimensione quasi onirica: la potenza del profumo come possibilità di attenuare, almeno simbolicamente, le tensioni della storia.

Una presentazione che mette insieme storia, agricoltura e cucina

A dialogare con l’autore, nella serata dell’8 settembre, ci sono state personalità provenienti da mondi diversi ma profondamente legati al territorio.

Sono intervenuti Filippo Cogliandro, chef patron del ristorante L’Accademia Gourmet di Reggio Calabria; Rosario Previtera, agronomo e docente di Biotecnologie agrarie; Giuseppe Bombino, docente dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, Dipartimento di Agraria, e presidente del GAL “Area Grecanica”.

A moderare l’incontro è stato Luigi Caminiti, docente del Liceo Scientifico “Leonardo da Vinci” di Reggio Calabria.

Una scelta di relatori che ha restituito  perfettamente lo spirito del libro: il Bergamotto può essere studiato attraverso la storia, analizzato attraverso la scienza agraria, interpretato nella sua dimensione territoriale e culturale e, naturalmente, raccontato anche attraverso la cucina.

Ed è proprio quest’ultimo passaggio a rendere particolarmente significativo il contributo di uno chef come Filippo Cogliandro, da anni impegnato nella valorizzazione delle eccellenze identitarie della Calabria e nella trasformazione della materia prima del territorio in linguaggio gastronomico contemporaneo.

Reggio Calabria e quella dimensione internazionale spesso dimenticata

Il lavoro di Arillotta compie, in definitiva, un’operazione che va oltre il semplice racconto del Bergamotto.

Attraverso dieci testimonianze, restituisce alla città una parte della propria storia internazionale.

Una storia che spesso rimane nascosta dietro le immagini più conosciute di Reggio Calabria, ma che i documenti sono ancora capaci di raccontare: una città osservata da viaggiatori stranieri, studiata dalla scienza, attraversata dai commerci, collegata ai mercati internazionali e capace di lasciare una traccia persino nella letteratura.

È questo, forse, il risultato più interessante della ricerca di Filippo Arillotta: dimostrare che per comprendere la storia di un territorio non sempre bisogna cercare grandi eventi. A volte basta seguire il profumo di un agrume.

E quello del Bergamotto di Reggio Calabria, da oltre due secoli, ha viaggiato molto lontano.

“I racconti del Bergamotto di Reggio Calabria”, edito da Kaleidon, è stato presentato l’8 settembre al Circolo Polimeni di Reggio Calabria.

Il libro è disponibile online su https://www.kaleidoneditrice.it/shop/i-racconti-del-bergamotto-di-reggio-calabria/

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The Slander of Billy the Kid and the Abrams Tintypes — Frank Abrams

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rank Abrams parte da una fotografia. O meglio, da cinque vecchie tintype acquistate quasi per caso in un flea market della Carolina del Nord, senza sapere che quei piccoli ritratti avrebbero finito per condurlo dentro uno dei capitoli più affascinanti e controversi del West americano.

Da quella scoperta prende forma una ricerca durata anni, fatta di viaggi, documenti, archivi, confronti fotografici e incontri con persone esperte della storia di Billy the Kid. Il momento in cui Abrams riconosce in una delle fotografie quello che ritiene essere Pat Garrett, l’uomo legato alla morte di Billy, rappresenta la svolta dell’intera vicenda.

È questo il punto di forza di The Slander of Billy the Kid and the Abrams Tintypes: non racconta semplicemente Billy the Kid, ma racconta la ricerca di una possibile verità attraverso una fotografia.

Pagina dopo pagina, Frank Abrams ricostruisce il mondo nel quale si muovono Billy, Garrett, Ash Upson e gli altri protagonisti, riportando lettere, documenti e testimonianze e soffermandosi anche sulla storia e sulle caratteristiche delle tintype, una particolare tecnica fotografica dell’Ottocento.

Il risultato è una lettura che unisce storia, fotografia e investigazione. La vicenda personale dell’autore rende il racconto particolarmente coinvolgente: quella che inizialmente sembrava soltanto una curiosità acquistata per pochi dollari diventa una ricerca sempre più importante, capace di portarlo a consultare centinaia di libri e documenti e a viaggiare in diversi luoghi legati alla storia del West.
Interessante anche il modo in cui il libro invita a guardare Billy the Kid oltre l’immagine del fuorilegge costruita nel tempo da libri, cinema e cultura popolare. Abrams mette continuamente a confronto la leggenda con le testimonianze e i documenti, proponendo al lettore una rilettura della figura di Billy e delle persone che gli furono accanto.

La parte più suggestiva rimane però quella dedicata alle fotografie: osservare quei volti attraverso gli occhi dell’autore significa entrare in una sorta di indagine sul passato, dove ogni dettaglio può diventare significativo.

The Slander of Billy the Kid and the Abrams Tintypes è quindi una lettura particolare e appassionata, soprattutto per chi ama la storia americana, il Vecchio West e le vicende in cui un documento apparentemente insignificante può aprire una porta sul passato.

Un libro nato da una fotografia e diventato una lunga ricerca alla ricerca di una verità. Perché, a volte, la storia può tornare a parlarci proprio attraverso un’immagine.

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20 anni di magia del Circo Nero di Leandro Bisenzi

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Un circo nuovo, moderno, affascinante

Qualche anno fa ho incontrato Leandro Bisenzi in un evento fuori dalla norma con una richiesta altrettanto fuori dalla norma…. l’assegnazione di un posto in prima fila in uno storico Teatro Fiorentino, nell’ambito di un evento destinato ai malati di Parkinson, e mi chiese un posto libero per se, in prima fila, cosa che ho fatto e successivamente gli ho chiesto il perché, a chi era stato assegnato pur lasciandolo vuoto….alla mia mamma, mi rispose, per me sempre presente ma la sto perdendo, come purtroppo si perde una persona afflitta da malattia neurovegetativa.

E allora ho capito quello che c’è d’importante dietro le persone, dietro atteggiamenti, parole, sguardi…dove dietro un’attività frenetica e irriverente, una scintillante follia come quella del Circo Nero creata da Leandro Bisenzi, in questi giorni in Italia dove ha ricevuto il Premio Dance Music Awards 2026 premio come miglior agenzia di spettacolo in Italia, si celano sommersi mondi onirici e concetti basati sulla leggerezza, ironia, gioia di vivere e allegria.

Il Circo Nero è una progetto di Leandro Bisenzi datato 2006 e nato a Firenze dall’amore per il magico struggente mondo del circo che conquista tutti sin da piccoli, che, crescendo, mantengono ricordi indimenticabili di quando un circo arrivava in città, normalmente a Natale, quando si presentava col suo enorme tendone e i colorati personaggi strampalati in una Firenze innevata portando calore e strappando sorrisi a grandi e piccini.

Il Progetto nasce dalla folgorazione per il film “Freaks” di Tod Browning del 1932, inno alla tolleranza ambientato nell’America della crisi dove i “diversi”, appunto i Freaks, venivano esposti e derisi per le loro fisiche “mostruosità”

Il Circo Nero fa della Tolleranza e dell’Allegria la sua bandiera rivisitando il mondo del circo in chiave di Stile, vestendo ogni suo personaggio con abiti creati da stilisti emergenti fiorentini e non, presentando i personaggi in particolari e preziosi outfit di grande glamour in quanto il progetto nasce in una città come Firenze, polo della moda, dello stile e della creatività riconosciuta a livello mondiale.

Personaggi circensi, un collettivo di maschere, contorsionisti, funamboli e maghi, illusionisti, trucchi, gag, la donna cannone, clown e giocolieri, ma Persone, che, dietro le maschere che   indossano, celano il complesso conflitto tra l’io interiore e le aspettative della società per accettare il viaggio dentro noi stessi, primi attori di un format dove il diverso, il folle, l’irriverente, il solitario e un serie di personaggi e voci, ci permettono di esistere nell’intersezione che c’è fra esse.

Finisce lo spettacolo, si spengono le luci, ci allontaniamo con gli occhi pieni dei sogni che Leandro Bisenzi ci regala mentre proviamo a capire e a comprendere le relazioni che intercorrono tra questi personaggi fantastici,  interiori, ed è il modo migliore che abbiamo per scoprire davvero i nostri confini.

Writer: Cristina Vannuzzi

https://www.circonero.it

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