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Il 2025 della moda: l’anno in cui il fashion ha smesso di essere comodo
Se dovessimo raccontare il 2025 alla gente tra dieci anni, non lo faremmo con una lista di tendenze o “i colori della stagione”.
Lo racconteremmo con suspense e storia, come un anno in cui la moda ha iniziato a comportarsi come se il mondo fosse cambiato davvero — e in molti sensi lo era.
Nel 2025, la moda non ha solo sfilato: ha messo in scena il proprio lutto, ha rinegoziato i valori della bellezza, ha confessato le proprie ansie, e ha iniziato a guardare oltre se stessa. Questo è il racconto di quell’anno.
1. Il giorno in cui Armani è diventato storia (e Milano ha pianto)
Il 4 settembre 2025 qualcosa si è spezzato nell’anima stessa della moda italiana — e mondiale.
Quel giorno è morto Giorgio Armani, a 91 anni, nella sua casa di Milano, dopo una vita dedicata a costruire uno stile che non fosse solo estetico, ma etico e coerente fino all’ultimo giorno di lavoro.
Chi lo chiamava affettuosamente “Re Giorgio” lo ha visto scolpire un’idea di eleganza che non gridava, non urlava, ma comandava con sobrietà — una rarità in un mondo che vive di provocazioni immediate.
La moda ha reagito a quella notizia non come a un semplice lutto — ma come a un punto di svolta. Per la prima volta da anni, le passerelle sono sembrate vuote di un orizzonte di riferimento, e tutte le domande più profonde si sono affacciate insieme al vuoto lasciato da un maestro.
La Milano Fashion Week di settembre, appena dopo la sua morte, è stata dedicata a lui: un minuto di silenzio, applausi lunghi e commossi, riflessioni sulla sua visione e sul futuro del sistema moda.
2. Quando le collezioni hanno iniziato a parlare di tempo e identità
Se la moda prima del 2025 era un flusso continuo di “nuovo” e “prossimo”, quell’anno qualcosa è cambiato nelle sfilate principali.
Valentino e Alessandro Michele: l’eleganza tra memoria e identità
All’interno delle settimane della moda, alcune collezioni hanno raccontato non soltanto abiti, ma storie interiori.
La collezione prêt-à-porter di Valentino di Alessandro Michele, per esempio, ha giocato con la nozione di intimità e rappresentazione personale – tessuti stratificati, dettagli che sembravano mappe di segreti e richiami alle maschere che indossiamo ogni giorno.
Non era moda semplice da “guardare e comprare”: era moda da sentire.
Paris Fashion Week: corsa al contrasto e alla trasgressione
Paris Fashion Week Autunno/Inverno 2025/26 è stata un teatro di contrasti forti: da Schiaparelli, che ha giocato con maschile e femminile, austerità e stravaganza, a Coperni, che ha attinto alla nostalgia digitale e alle LAN party anni ’90 per parlare di futuro e memoria.
Queste non erano collezioni “pulite”: erano visioni.
3. Le passerelle non volevano più coccolare
Nel 2025 non è stato tutto bello come un look da red carpet — e forse è per questo che è stato così potente.
Non era moda comoda, non era moda rassicurante.
Era moda che tirava fuori qualcosa di vero.
Le sfilate sono diventate spazi che instillano presenza, non applausi automatici. Luci dure, scelte di palco audaci, silenzi lunghi come pause nella musica: chi guardava non doveva solo assorbire, doveva partecipare.
Questa trasformazione era nell’aria già da qualche tempo, ma il 2025 l’ha resa irreversibile.
4. Celebrità e moda: un rapporto che si è riscritto
Se fino a poco tempo fa i red carpet dominavano le narrazioni di stile con abiti perfettamente calibrati, il 2025 ha visto personaggi come Taylor Swift, Ariana Grande e Zendaya trasformare i look in esperienze iconiche, spesso stridenti, talvolta nostalgiche, sempre memorabili — dagli Oscar alla Met Gala.
Non erano solo abiti da guardare: erano messaggi visuali, che parlavano di identità, potere e presenza culturale.
5. Il fashion system che si ripensa: creatività oltre la viralità
Più che trend, il 2025 ha consegnato al pubblico una riflessione: cosa significa oggi creare moda?
Brand di lusso e maison storiche hanno iniziato ad abbracciare non più visibilità per visibilità, ma narrazione, artigianalità, profondità di significato nel loro marketing — allontanandosi dalla viralità effimera e puntando su storie che restano.
6. L’eredità di Armani: non silenzio ma spinta verso il futuro
In tanti si sono chiesti “e adesso?” dopo la morte di Armani. Ma la risposta non è stata né vuota né scontata. Milano, nel cuore del sistema moda, ha reagito con tributi veri e partecipazione collettiva: gente comune, appassionati, addetti ai lavori si sono riversati davanti alla sede di via Bergognone per rendere omaggio — una scena che ha unito popolo e industria nel ricordo di un uomo che ha modellato un’epoca.
E nelle settimane successive, mentre decine di celebrities e personaggi internazionali si sono radunati per celebrare la ultima collezione Armani e i 50 anni della casa di moda nel contesto della Milano Fashion Week, è parso chiaro che la sua eredità non è un capitolo chiuso, ma una spinta verso un nuovo tempo.
Perché il 2025 sarà ricordato
Perché non è stato un anno di bellezza facile.
È stato un anno di discussione, di senso, di collisioni tra passato e futuro, tra memoria e frammentazione.
Non ci sono stati solo abiti memorabili, ma momenti che hanno ridisegnato il modo in cui guardiamo alla moda: come linguaggio, come arte, come specchio dei tempi.
Il 2025 non ci ha dato moda per scrollare veloce.
Ci ha dato moda da pensare, da sentire, da attraversare.
E per una volta, più che fissarsi sui trend, quella è la vera eredità dell’anno che abbiamo vissuto.
di Emma Mariani
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Petra Stellam – F/W26 What Makes Everyone Tailored
Published
6 giorni agoon
16 Ottobre 2026By
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La sartoria è una ricerca di equilibrio tra struttura e fluidità, tradizione e innovazione. Ogni capo diventa un dialogo tra designer e chi lo indossa, in cui la precisione tecnica si armonizza con l’espressione personale.
La sua essenza risiede nel rapporto tra tessuto e corpo. Ogni taglio e ogni dettaglio costruttivo sono frutto di una scelta precisa, mentre livelli di maestria artigianale, spesso invisibili, concorrono a garantire integrità, libertà di movimento e carattere. Quando viene destrutturato, un capo sartoriale rivela un’ingegneria progettuale attenta e sofisticata, in cui ogni elemento contribuisce al suo equilibrio complessivo e alla sua identità.
Questa collezione reinterpreta la sartoria come una forma d’arte senza tempo. Portandone alla luce e reinterpretandone gli elementi essenziali, esplora il suo significato tanto personale quanto universale, trasformando la maestria artigianale in una manifestazione dell’individualità.
Cosa rende tutti sartoriali?
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Jimmy Choo | Pearls of Wisdom, a Capsule Celebrating 30 Years of Jimmy Choo
Published
2 settimane agoon
9 Ottobre 2026By
DailyMood.it
Per trent’anni, la perla è stata intessuta nel tessuto di Jimmy Choo: dalle pareti in travertino alabastrino delle prime boutique alla tonalità iridescente del packaging color ostrica distintivo della maison. Le perle hanno fatto la loro comparsa su scarpe e accessori in ogni forma, dalla più delicata alla più audace. La perla non è un semplice motivo decorativo, è un codice della maison.
Per celebrare i tre decenni di Jimmy Choo, la Direttrice Creativa Sandra Choi riflette su questo simbolo intramontabile con Pearls of Wisdom: una capsule collection e una campagna che rendono omaggio alla perla in tutte le sue forme. Preziosa ma resistente, formatasi lentamente e affinata nel tempo, è emblematica di un trentesimo anniversario e una metafora appropriata di tutto ciò che la maison ha costruito.
«“Pearls of Wisdom” mi è sembrato il punto di partenza perfetto per celebrare i tre decenni di Jimmy Choo. Il traguardo dei 30 anni si allinea in modo naturale a questo motivo che amiamo da tempo. Per me, la perla racchiude una forza discreta e duratura: aggraziata, mai ostentata e sempre caratterizzata da un tocco di giocosa purezza. Per questa collezione, volevo che la perla apparisse naturale e istintiva, un’espressione sottile del nostro passato che continua a plasmare il nostro futuro». Sandra Choi
La campagna è immortalata attraverso uno sguardo di silenziosa reverenza. Dalle immagini still life agli scatti con le modelle e alle vignette, queste immagini dialogano tra loro; ogni inquadratura è studiata, lenta e precisa, con ritagli che guidano lo sguardo verso i dettagli finemente realizzati che definiscono questa collezione. Lo styling riflette la versatilità intrinseca della perla stessa: sicura di sé, senza età e libera da vincoli legati alle occasioni; può essere indossata nei momenti più festosi della vita oppure come elemento capace di elevare la quotidianità, sempre con un senso di freschezza e modernità. Realizzate sia a colori sia in bianco e nero, le immagini richiamano l’eterna attualità e il fascino della perla, insieme alla forza del femminile.
Nelle immagini in movimento della campagna, una grafica con il numero ’96, l’anno di fondazione di Jimmy Choo, viene reinterpretata come simbolo di un’eredità: le forme curve diventano una coppia di apostrofi, uno diritto e uno rovesciato. Sovrapposti in primo piano, incorniciano e scandiscono le immagini. Un’eco visiva delle citazioni, delle storie e dei momenti iconici accumulati nel corso di trent’anni fondamentali. Come la perla stessa, rappresentano un richiamo all’anno di fondazione della maison, il 1996.
Tra scarpe, borse e gioielli, ogni pezzo della capsule offre una propria interpretazione della perla.
La zeppa scultorea dorata ITHACA, che prende il nome da un’isola greca il cui paesaggio romantico è impreziosito dalla madreperla, presenta sul lato inferiore un trio di perle in resina. Il sandalo IRINA avvolge il piede con perle in resina e cristalli, come collane sovrapposte, mentre la INGRID FLAT reinventa una robusta scarpa Oxford con una fibbia in perla di resina trompe-l’œil. Corsage barocchi sbocciano sulle tre silhouette della famiglia INES, proposta nelle versioni décolleté, mule e ballerina.
La BON BON, che richiama i corsage di perle barocche della famiglia INES, si affianca alla TUBE MINI BAG e alla minaudière RAINDROPS, entrambe rifinite con una frangia di perle in resina ricadenti. La clutch CLOUD evoca conchiglie di ostrica e onde dorate, mentre la OYSTER è una clutch scultorea in plexiglas, un oggetto d’arte ispirato alla forma naturale di una perla barocca. Ogni pezzo è concepito come un futuro cimelio, pensando ai prossimi trent’anni.
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Alexander McQueen sostiene Tate Britain The 90s: Art and Fashion
Published
2 settimane agoon
8 Ottobre 2026By
DailyMood.it
Alexander McQueen è onorato di sostenere The 90s: Art and Fashion, una mostra di rilievo alla Tate Britain, curata da Edward Enninful OBE, la cui prospettiva unica esamina un’epoca che ha trasformato l’arte, la moda e la cultura contemporanea.
Alexander McQueen, fondato da Lee Alexander McQueen a Londra nel 1992, emerse durante questo decennio determinante per la moda e la cultura britanniche. Dopo essersi formato nella londinese Savile Row e alla Central Saint Martins, McQueen unì la precisione della sartoria e dell’artigianato britannici a una visione creativa sovversiva e senza compromessi. Il suo lavoro sfidò le convenzioni e ebbe una risonanza ben oltre la moda, riflettendo il ricco dialogo tra arte, cultura ed espressione creativa che caratterizzò gli anni Novanta.
Nell’ambito del suo sostegno alla mostra, Alexander McQueen ha concesso in prestito una selezione di look d’archivio provenienti dalle sue fondamentali sfilate degli anni Novanta. Presentati in dialogo con opere d’arte e voci culturali influenti, questi pezzi offrono una rara opportunità di vivere il lavoro degli esordi della maison all’interno del più ampio panorama creativo di un decennio che ha plasmato la storia della moda.
The 90s: Art and Fashion
8 ottobre 2026 – 14 febbraio 2027
Tate Britain, Londra
LOOK IN MOSTRA
Alexander McQueen Autunno Inverno 1998 ‘Joan’
Abito con cappuccio con base in tulle e perline tubolari in vetro rosso distribuite su tutta la superficie.
Alexander McQueen Autunno Inverno 1998 ‘Joan’
Armatura in metallo di alluminio, realizzata da Sarah Harmarnee per Alexander McQueen.
Alexander McQueen Autunno Inverno 1997 ‘It’s a Jungle Out There’
Giacca sartoriale in pelle di vitello con corna di impala.
Alexander McQueen Autunno Inverno 1999 ‘The Overlook’
Corsetto a spirale in metallo di alluminio, realizzato da Shaun Leane per Alexander McQueen.
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