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Valentino Notturno, il sogno oscuro di Alessandro Michele

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La notte non è mai stata così luminosa. Eppure, a guardarla da vicino, la notte di Valentino Notturno, la nuova campagna Cruise 2026 con cui Alessandro Michele inaugura il suo percorso creativo alla guida della maison, è densa di chiaroscuri, di bagliori soffusi e di una dolcezza che si rivela solo a chi accetta di restare a guardare. È un esordio che non urla, ma ipnotizza. Un debutto che avvolge, più che sedurre. E un manifesto estetico che ridefinisce l’immaginario Valentino senza tradirne l’essenza. Il punto di rottura è silenzioso, ma evidente: Michele abbandona la celebrazione dichiarata del glamour hollywoodiano a cui la maison ci aveva abituati e ci porta in un paesaggio intimo, quasi segreto. Le figure di Marisa Berenson, Dakota Johnson, nuova Global Ambassador Valentino, Tate McRae attraversano lo spazio come anime di passaggio. Notturno è un poema visivo costruito sul pudore, sul mistero, sulla delicatezza malinconica del nero, colore che da non-colore diventa universo. Nel linguaggio di Michele la notte non è un luogo di minaccia, ma uno spazio di immaginazione, dove i contorni si sciolgono e le identità fioriscono libere, irregolari, poetiche. “C’è un momento, che precede immediatamente la notte, in cui la coscienza si prepara alla resa. È un tempo di passaggio, in cui il confine tra la veglia e il sonno si fa poroso: le cose diventano morbide, le parole perdono peso, la luce smette di giudicare. In quella soglia sospesa, tutto si dispone a un lento abbandono”, spiega il designer romano in una nota. Le immagini si articolano come fotogrammi di un film mai girato: si percepisce un prima e un dopo, una narrazione sospesa che vive nelle pieghe dei tessuti e nelle espressioni trattenute dei protagonisti. Il regista è uno stilista che non disegna solo vestiti, ma mondi. La domanda era inevitabile: come si sarebbero incontrati l’immaginario riccamente ornamentale di Michele e l’eleganza scolpita e sofisticata di Valentino? Notturno offre la prima risposta ed è sorprendentemente armoniosa. I codici della maison si trasformano senza dissolversi: il romanticismo, cifra eterna del brand, rimane, ma assume una nuova densità emotiva. Le silhouette mantengono la loro aura aristocratica, ma vengono contaminate da una fragilità volutamente imperfetta, da una libertà quasi bohemien. La couture resta centrale: ricami, plissé, velluti e organze vengono immersi in un’atmosfera che li rende più narrativi che decorativi. Non sono più ornamenti, ma caratteri. In questo nuovo diktat estetico, ogni dettaglio è una virgola in un racconto più ampio. Il cast scelto da Michele non è un insieme di volti, ma una costellazione: personaggi prima che modelli, ciascuno portatore di una propria storia implicita. La bellezza non è mai uniforme, mai gridata: è una bellezza che si scopre rimanendo a distanza, poi avvicinandosi, lasciando agli occhi il tempo di aggiustarsi al buio. La fotografia privilegia il gesto più che la posa, la pelle più che l’abito, la presenza più che l’ostentazione. I modelli sembrano colti in un momento privato, come se la campagna fosse un frammento rubato a una loro notte personale. È il trionfo di un’estetica intima, in cui il pubblico non è spettatore ma confidente. Il vero protagonista, però, è il colore: quel nero drammatico e al tempo stesso morbido che attraversa la campagna come un’unica nota musicale. Non è un nero da lutto, né da rigore, ma un nero che accoglie, che protegge, che permette ai dettagli di brillare sottotraccia. Michele lo usa come un maestro usa il silenzio: per mettere in risalto tutto ciò che vive nelle pause, nei margini, nei vuoti. E, in questa notte, Valentino riscopre anche la potenza del contrasto: un rosso che non domina ma fa incursione, un bianco che sembra un sussurro, un oro che appare come l’ultimo raggio prima dell’alba. Con Notturno, la trasformazione di Valentino non si presenta come una rivoluzione, ma come un incantesimo. Michele non forza nulla: apre porte, solleva veli, aggiunge profondità. Il risultato è una campagna che parla tanto al presente quanto al futuro, un manifesto poetico che suggerisce ciò che sarà la Valentino di domani. Se questo è l’inizio, allora la notte è appena cominciata e promette di essere lunga, sensuale, stratificata. Una notte firmata Valentino, ma sognata da Alessandro Michele.

Photo Courtesy of Valentino

di Elena Parmegiani per DailyMood.it

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Petra Stellam – F/W26 What Makes Everyone Tailored

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La sartoria è una ricerca di equilibrio tra struttura e fluidità, tradizione e innovazione. Ogni capo diventa un dialogo tra designer e chi lo indossa, in cui la precisione tecnica si armonizza con l’espressione personale.
La sua essenza risiede nel rapporto tra tessuto e corpo. Ogni taglio e ogni dettaglio costruttivo sono frutto di una scelta precisa, mentre livelli di maestria artigianale, spesso invisibili, concorrono a garantire integrità, libertà di movimento e carattere. Quando viene destrutturato, un capo sartoriale rivela un’ingegneria progettuale attenta e sofisticata, in cui ogni elemento contribuisce al suo equilibrio complessivo e alla sua identità.
Questa collezione reinterpreta la sartoria come una forma d’arte senza tempo. Portandone alla luce e reinterpretandone gli elementi essenziali, esplora il suo significato tanto personale quanto universale, trasformando la maestria artigianale in una manifestazione dell’individualità.
Cosa rende tutti sartoriali?

 

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Jimmy Choo | Pearls of Wisdom, a Capsule Celebrating 30 Years of Jimmy Choo

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Per trent’anni, la perla è stata intessuta nel tessuto di Jimmy Choo: dalle pareti in travertino alabastrino delle prime boutique alla tonalità iridescente del packaging color ostrica distintivo della maison. Le perle hanno fatto la loro comparsa su scarpe e accessori in ogni forma, dalla più delicata alla più audace. La perla non è un semplice motivo decorativo, è un codice della maison.
Per celebrare i tre decenni di Jimmy Choo, la Direttrice Creativa Sandra Choi riflette su questo simbolo intramontabile con Pearls of Wisdom: una capsule collection e una campagna che rendono omaggio alla perla in tutte le sue forme. Preziosa ma resistente, formatasi lentamente e affinata nel tempo, è emblematica di un trentesimo anniversario e una metafora appropriata di tutto ciò che la maison ha costruito.
«“Pearls of Wisdom” mi è sembrato il punto di partenza perfetto per celebrare i tre decenni di Jimmy Choo. Il traguardo dei 30 anni si allinea in modo naturale a questo motivo che amiamo da tempo. Per me, la perla racchiude una forza discreta e duratura: aggraziata, mai ostentata e sempre caratterizzata da un tocco di giocosa purezza. Per questa collezione, volevo che la perla apparisse naturale e istintiva, un’espressione sottile del nostro passato che continua a plasmare il nostro futuro». Sandra Choi
La campagna è immortalata attraverso uno sguardo di silenziosa reverenza. Dalle immagini still life agli scatti con le modelle e alle vignette, queste immagini dialogano tra loro; ogni inquadratura è studiata, lenta e precisa, con ritagli che guidano lo sguardo verso i dettagli finemente realizzati che definiscono questa collezione. Lo styling riflette la versatilità intrinseca della perla stessa: sicura di sé, senza età e libera da vincoli legati alle occasioni; può essere indossata nei momenti più festosi della vita oppure come elemento capace di elevare la quotidianità, sempre con un senso di freschezza e modernità. Realizzate sia a colori sia in bianco e nero, le immagini richiamano l’eterna attualità e il fascino della perla, insieme alla forza del femminile.
Nelle immagini in movimento della campagna, una grafica con il numero ’96, l’anno di fondazione di Jimmy Choo, viene reinterpretata come simbolo di un’eredità: le forme curve diventano una coppia di apostrofi, uno diritto e uno rovesciato. Sovrapposti in primo piano, incorniciano e scandiscono le immagini. Un’eco visiva delle citazioni, delle storie e dei momenti iconici accumulati nel corso di trent’anni fondamentali. Come la perla stessa, rappresentano un richiamo all’anno di fondazione della maison, il 1996.
Tra scarpe, borse e gioielli, ogni pezzo della capsule offre una propria interpretazione della perla.
La zeppa scultorea dorata ITHACA, che prende il nome da un’isola greca il cui paesaggio romantico è impreziosito dalla madreperla, presenta sul lato inferiore un trio di perle in resina. Il sandalo IRINA avvolge il piede con perle in resina e cristalli, come collane sovrapposte, mentre la INGRID FLAT reinventa una robusta scarpa Oxford con una fibbia in perla di resina trompe-l’œil. Corsage barocchi sbocciano sulle tre silhouette della famiglia INES, proposta nelle versioni décolleté, mule e ballerina.
La BON BON, che richiama i corsage di perle barocche della famiglia INES, si affianca alla TUBE MINI BAG e alla minaudière RAINDROPS, entrambe rifinite con una frangia di perle in resina ricadenti. La clutch CLOUD evoca conchiglie di ostrica e onde dorate, mentre la OYSTER è una clutch scultorea in plexiglas, un oggetto d’arte ispirato alla forma naturale di una perla barocca. Ogni pezzo è concepito come un futuro cimelio, pensando ai prossimi trent’anni.

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Alexander McQueen sostiene Tate Britain The 90s: Art and Fashion

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Alexander McQueen è onorato di sostenere The 90s: Art and Fashion, una mostra di rilievo alla Tate Britain, curata da Edward Enninful OBE, la cui prospettiva unica esamina un’epoca che ha trasformato l’arte, la moda e la cultura contemporanea.

Alexander McQueen, fondato da Lee Alexander McQueen a Londra nel 1992, emerse durante questo decennio determinante per la moda e la cultura britanniche. Dopo essersi formato nella londinese Savile Row e alla Central Saint Martins, McQueen unì la precisione della sartoria e dell’artigianato britannici a una visione creativa sovversiva e senza compromessi. Il suo lavoro sfidò le convenzioni e ebbe una risonanza ben oltre la moda, riflettendo il ricco dialogo tra arte, cultura ed espressione creativa che caratterizzò gli anni Novanta.

Nell’ambito del suo sostegno alla mostra, Alexander McQueen ha concesso in prestito una selezione di look d’archivio provenienti dalle sue fondamentali sfilate degli anni Novanta. Presentati in dialogo con opere d’arte e voci culturali influenti, questi pezzi offrono una rara opportunità di vivere il lavoro degli esordi della maison all’interno del più ampio panorama creativo di un decennio che ha plasmato la storia della moda.

The 90s: Art and Fashion
8 ottobre 2026 – 14 febbraio 2027
Tate Britain, Londra

LOOK IN MOSTRA

Alexander McQueen Autunno Inverno 1998 ‘Joan’
Abito con cappuccio con base in tulle e perline tubolari in vetro rosso distribuite su tutta la superficie.

Alexander McQueen Autunno Inverno 1998 ‘Joan’
Armatura in metallo di alluminio, realizzata da Sarah Harmarnee per Alexander McQueen.

Alexander McQueen Autunno Inverno 1997 ‘It’s a Jungle Out There’
Giacca sartoriale in pelle di vitello con corna di impala.

Alexander McQueen Autunno Inverno 1999 ‘The Overlook’
Corsetto a spirale in metallo di alluminio, realizzato da Shaun Leane per Alexander McQueen.

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