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California Surfing: 6 tappe imperdibili per i surf lovers
Il California Surfing Day (20 settembre 2025) è molto più di una data sul calendario: è una celebrazione dell’anima stessa del Golden State, dove il surf non è soltanto uno sport, ma un vero e proprio stile di vita. Dalla frizzante costa del Nord alla sofisticata San Diego, passando per le sorprendenti onde in alta quota di Big Bear Lake, ecco il meglio per vivere la cultura del surf… anche senza tavola.
Wipeout Bar & Grill, è il place to be a San Francisco per entrare nello spirito del California Surfing Day. Affacciato sul Pier 39, in questo il ristorante a tema surf la California del Nord incontra l’anima autentica della surf culture: pareti ricoperte di tavole, atmosfera rilassata, menu ispirato alla costa. Che siate surfisti esperti o semplicemente in cerca di quel beach town vibe, il patio all’aperto, i cocktail tropicali e i piatti generosi vi faranno sentire come se foste già in riva all’oceano. Per l’occasione, i maxi schermi trasmettono spettacolari riprese di surf, da godersi sorseggiando birre locali e assaporando i grandi classici californiani come fish tacos, clam chowder e burger. E, prima di andarvene, fate un salto a salutare i veri padroni di casa del molo: i simpatici leoni marini del Pier 39.
Pismo Beach – San Luis Obispo County
A Pismo Beach, nella contea di San Luis Obispo, la cultura del surf va oltre lo sport: è una filosofia di vita. Non importa se le onde siano perfette o imperfette, lisce come vetro o increspate dal vento: qui troverete surfisti tutto l’anno pronti a cavalcarle. Settembre è un mese speciale, in cui la città si anima di eventi iconici. Si comincia con il Corgi Nation Vacation (12-14 settembre), un raduno irresistibile per gli amanti dei corgi che trasforma Pismo in un concentrato di allegria. Il programma è un vero tributo a questi piccoli cani: venerdì al Vespera Resort, va in scena il Tiki Luau Pawty una festa in spiaggia a sud del molo mentre domenica il Brunch with your Corgi. Al Seacrest OceanFront Hotel, sabato appuntamento con la “Corg’cuterie & Pizza Pawty”, dove degustazioni di vino, pizza e taglieri incontrano zampe e sorrisi. A fine mese, il 28 e 29 settembre, arriva l’energia travolgente dello Still Frothy Surf Festival: due giorni di pura adrenalina con gare giovanili, spettacolari air show e sessioni di esibizione che richiamano surfisti locali e visitatori. L’autunno prosegue con uno degli appuntamenti più sentiti: il Surfing for Hope Longboard Classic (14-16 novembre), tappa di qualificazione WSL che porta con sé una missione più profonda. L’evento, infatti, sostiene le famiglie colpite dal cancro attraverso la Surfing for Hope Foundation, usando l’oceano non solo come arena sportiva, ma come strumento di guarigione e speranza. Chi vuole immergersi nella storia del surf deve assolutamente fare una sosta da Esteem Surf Co., dove un piccolo museo custodisce tavole d’epoca che rivestono pareti e soffitto, raccontando decenni di onde e di cultura californiana.E mentre la stagione avanza, lo sguardo è già rivolto al futuro: a gennaio 2026, Pismo Beach ospiterà lo SLO CAL Open (gara 3000-level della World Surf League’s Qualifying Series), una competizione che attirerà sulle sue rive alcuni dei migliori talenti del surf mondiale, confermando ancora una volta che qui, tra sole, mare e cultura locale, il surf è una questione di cuore.
Huntington Beach – Orange County
A Huntington Beach, nella soleggiata Orange County, il California Surfing Day si celebra ogni giorno: non a caso questa è Surf City USA®, dove la cultura del surf è parte integrante della vita quotidiana. Qui, eventi iconici, luoghi simbolo e tradizioni locali raccontano le radici profonde di questo sport. A partire dall’International Surfing Museum, con le sue tavole d’epoca, cimeli e incontri della comunità, e dal molo di Huntington Beach, cuore pulsante del lineup per groms e professionisti. E ogni martedì sera, Surf City Nights trasforma il centro in una vivace fiera di strada post-surf. Anche la corsa diventa parte della festa con la Surf City 10, (13-14 settembre), l’evento che unisce il lifestyle costiero alla passione per il running: un percorso pianeggiante di 16 km lungo la leggendaria Pacific Coast Highway, tra panorami oceanici da cartolina e un ‘esperienza di corsa unica, perfetta per ogni atleta. Quest’anno la corsa ha un valore ancora più speciale grazie alla partnership con la Michael J. Fox Foundation: ogni partecipante corre per sé, ma anche per chi non può farlo.
Oceanside – San Diego County
A Oceanside, nella contea di San Diego, il mese di settembre segna molto più della fine dell’estate: è l’inizio del Surftember, una celebrazione lunga un mese dedicata al surf, all’arte e alla cultura costiera. Cuore dei festeggiamenti, il Super Girl Surf Pro (19-21 settembre) la più grande competizione femminile di surf del Nord America, che vede sfidarsi le migliori surfiste presso l’iconico molo di Oceanside Pier. L’evento, che si tiene dal 2013, è cresciuto fino a diventare un festival di tre giorni di empowerment femminile con un ricco programma di gare, lezioni e concerti gratuiti e iniziative per la comunità. All’Oceanside Museum of Art gli amanti dell’arte potranno partecipare ai workshop a tema oceano e surf del Plein Air Festival (6-13 settembre) tenuti da artisti di spicco e ammirare la mostra Surf Art: Exploring California’s Coastal Culture che inaugura proprio a settembre. Realizzata in collaborazione con il California Surf Museum, offre uno sguardo dinamico e unitario su come la cultura del surf abbia plasmato sia l’espressione artistica personale che l’identità culturale più ampia della California. Volete portarvi a casa un souvenir dell’esperienza e al contempo contribuire a preservare e condividere la storia del surf? Acquistate la T-shirt ufficiale del CA Surfing Day di Visit Oceanside, in edizione limitata, che riporta un’opera originale dell’artista Angie Samblotte presente nella mostra e i cui proventi vengono devoluti al California Surf Museum. Questi eventi non solo mettono in luce l’autentico patrimonio surfistico e la vivace scena artistica di Oceanside, ma ne confermano anche il crescente valore di hub culturale, a poca distanza dalla futura sede olimpica del surf a Trestles Beach.
San Diego
La cultura del surf si fonde con il lusso all’Omni San Diego Hotel: il pacchetto Signature Sun & Surf Experience invita gli ospiti a immergersi nello stile di vita costiero di San Diego, iniziando la giornata con una lezione privata di surf a Mission Beach della durata di 90 minuti, guidata da istruttori esperti. Dopo l’adrenalina, arriva il momento di stendersi al sole, avvolti nell’esclusivo telo firmato Omni, lasciandosi cullare dalla brezza oceanica. Al calar del sole, si cambia scenario e si parte per una crociera privata di tre ore nella baia di San Diego, tra drink rinfrescanti e viste mozzafiato sulla costa. Situato nel cuore del Gaslamp Quarter, con accesso esclusivo tramite skybridge al Petco Park, l’Omni San Diego è il perfetto equilibrio tra vibrazioni urbane e tranquillità da spiaggia.
Big Bear Lake
A Big Bear Lake il surf prende quota, letteralmente. A 2.100 metri d’altitudine, tra pini imponenti, cime frastagliate e aquile, si può praticare il wake surf scivolando sull’acqua di un lago alpino. Con Designated Wakesports si parte per l’avventura a bordo di wake boat di ultima generazione, con tutta l’attrezzatura necessaria per una giornata perfetta sull’acqua, mentre la Big Bear Watersports School offre lezioni personalizzate e sessioni guidate, ideali tanto per chi vuole provare il wakesurf per la prima volta quanto per chi padroneggia già le onde. Qui non si tratta solo di adrenalina: è il piacere di respirare aria pura di montagna, di lasciarsi cullare dal ritmo dell’acqua e di vivere una connessione autentica con la natura. A Big Bear, la cultura del surf si eleva, in tutti i sensi, per un’esperienza indimenticabile e squisitamente californiana.
di Lidia Pregnolto per Dailymood.it
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L’Ungheria più misteriosa: itinerari tra castelli, folklore e leggende
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Bentornato, autunno! 5 destinazioni dove fare rotta per un giorno di pioggia
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20 Ottobre 2026By
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I suggerimenti di eDreams per un viaggio alla scoperta delle mete che sanno conquistare anche quando il cielo è coperto
Se c’è un tempo per tutto, a questa regola non sfuggono nemmeno le condizioni meteo. E, se è vero che una giornata limpida è considerata l’ideale per andare alla scoperta di una città nuova, esistono però mete che sanno svelare il proprio lato più affascinante proprio quando piove, al di là del patrimonio artistico racchiuso nei musei e nelle gallerie d’arte. eDreams, tra le principali agenzie di viaggi online in Europa, suggerisce le destinazioni da visitare per un giorno di pioggia diverso dal solito.
Edimburgo, il gotico che diventa scintillante
Già nota per le storie di fantasmi, la località scozzese sotto un cielo plumbeo acquista un aspetto più insolito, anche grazie all’impronta medievale del centro storico. Passeggiare per i close, i vicoli della old town, in questo periodo permette di ammirare l’architettura gotica della città quando le sfumature scure del basalto dei suoi edifici diventano scintillanti sotto la pioggia, e nelle zone di Victoria Street e West Bow si accentuano i contrasti cromatici tra le facciate colorate e il selciato. Una visita al cimitero di Greyfriars Kirkyard è poi l’ideale per chi ama le atmosfere più misteriose.
Bruges con un riflesso diverso
Una delle numerose “Venezie del Nord” e certamente tra le più scenografiche, Bruges durante una giornata di pioggia è ancora più emozionante anche grazie ai riflessi dell’acqua dei suoi canali. I toni del grigio del cielo si mescolano con quelli dei mattoni e dell’arenaria degli edifici che vi si specchiano, e l’atmosfera diventa più raccolta e meno caotica. Oltre alla navigazione dei canali, un’altra esperienza da considerare può essere una visita al Parco del Lago dell’Amore, che avvolto dall’umidità e da una leggera nebbia risulterà ancora più romantico.
Lione, tra ocra e passaggi segreti
Una visita a Lione durante la stagione autunnale permette di apprezzare un percorso che alterna luoghi all’aperto e passaggi coperti grazie alla struttura urbana unica, che affonda le sue radici storiche e culturali nella tradizione della lavorazione della seta e nelle lotte per l’equità portate avanti dai suoi artigiani, i canut. Il centro storico in una giornata piovosa sfoggia ancora più chiaramente i suoi palazzi ocra, soprattutto nella zona di Place Bellecour, tra le piazze pedonali più grandi d’Europa. Una tonalità cromatica ancora più accesa si potrà osservare aggirandosi per il quartiere Vieux Lyon, dove all’epoca dell’artigianato della seta sono stati creati i traboule, caratteristici passaggi segreti che collegano edifici privati e strade, creando una sorta di rete pedonale parallela e a tratti al coperto, che permette di scoprire cortili nascosti.
Bergen, o la pioggia come abitudine
Più di 200 giorni all’anno di precipitazioni insegnano a vedere i cambiamenti del meteo come un’esperienza integrante del viaggio, oppure della quotidianità, a seconda del modo in cui si vive la destinazione. E amare il paesaggio di Bergen con la pioggia è un esercizio che risulterà facilissimo abbandonandosi alla bellezza delle case colorate del molo di Bryggen, che risulteranno ancora più sgargianti, oppure ammirando il bianco delle case in legno di Nordnes e Sandviken e la loro luce in contrasto con il cielo coperto.
Kyoto, immergersi nel verde brillante
La fine dell’autunno nell’area di Kyoto può regalare giornate piovose che si alternano ad altre più serene. Un giorno di pioggia in questa città può essere l’occasione per osservare ancora meglio i contrasti cromatici del centro storico, tra le case in legno, la pietra delle strade, le insegne delle botteghe tradizionali. Anche gli elementi naturali, però, possono contribuire a dare uno sguardo diverso su questa meta iconica quando il meteo sembra sfavorevole. Un esempio concreto ne è la sfumatura cangiante della vegetazione, come nel caso del verde brillante dei giardini di muschio di Gio-Ji oppure di Saiho-ji.
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Viaggio alla scoperta dell’architettura sudafricana
Published
2 settimane agoon
9 Ottobre 2026
Il Sudafrica ha costruito nel tempo un paesaggio architettonico in cui convivono modernità internazionale e soluzioni profondamente legate ai luoghi: edifici Art Déco, infrastrutture minerarie, quartieri storici, spazi comunitari e nuove architetture che recuperano strutture industriali e le trasformano in luoghi per l’arte e la cultura.
È una combinazione che riflette la particolare storia urbana del Paese, ma anche la capacità di architetti e progettisti sudafricani di lavorare con ciò che esiste, dal riuso di edifici e materiali al rapporto diretto con il paesaggio e il clima.
Ne sono un esempio i magazzini trasformati in distretti creativi e le strutture contemporanee progettate per inserirsi nel territorio anziché dominarlo. Più che un semplice catalogo di stili, l’architettura sudafricana è quindi un patrimonio in continua evoluzione, dove il progetto diventa anche uno strumento per ripensare città, comunità e spazi pubblici.
La regione del Capo: architettura di recupero e integrazione del paesaggio
La penisola del Capo è uno dei luoghi in cui meglio si può osservare come l’architettura sudafricana abbia sviluppato un linguaggio proprio, capace di confrontarsi con il clima, la topografia e la storia sociale della città.
A Cape Town, uno dei fenomeni più interessanti è il riuso di strutture esistenti: dagli ex spazi industriali di Woodstock – dove si trova 66 Greatmore dei sudafricani Wolff Architects, vincitore dell’Africa International Design Awards 2026 – e Salt River ai vecchi edifici del centro, trasformati in luoghi per la cultura, l’ospitalità e il lavoro.
Nel centro Cape Town Bo-Kaap rimane un riferimento importante per comprendere la stratificazione culturale e urbanistica della città: le sue facciate colorate sono solo l’aspetto più immediato di un quartiere legato alla storia della comunità musulmana Cape Malay, discendente delle popolazioni precedentemente ridotte in schiavitù. Poco distante, il V&A Waterfront rappresenta un altro caso di trasformazione urbana: l’ex area portuale ospita un distretto dedicato a cultura, design e creatività, dove spicca lo Zeitz MOCAA, il museo d’arte contemporanea africana progettato da Thomas Heatherwick partendo dalla riconversione di un silo per cereali.
Tra gli sviluppi più recenti nel CBD rientra Longkloof Precinct, un progetto di rigenerazione durato 15 anni e completato nel 2025 che ha già ricevuto diversi riconoscimenti, tra cui un CIfA Award for Architecture: cinque edifici esistenti sono stati restaurati, riconfigurati e integrati con nuove strutture, trasformando un’area precedentemente frammentata e poco accessibile in un distretto pedonale con uffici, spazi commerciali, hotel e una nuova piazza pubblica.
Il rapporto con il territorio circostante è altrettanto centrale. In circa 20 minuti i auto si raggiunge Constantia, dove la Norval Foundation, progettata da dhk Architects, risulta esemplare proprio per il rapporto tra costruzione e paesaggio: il volume in cemento, legno, granito e vetro è organizzato lungo il margine di una zona umida riqualificata e orienta le gallerie verso i vigneti e le montagne del Western Cape. Pannelli fotovoltaici, sistemi di recupero dell’acqua, schermature solari e illuminazione naturale sono integrati nella struttura, rendendo possibile un passaggio graduale tra interno ed esterno.
Sempre in questo contesto, a meno di un’ora da Cape Town, è possibile ammirare l’architettura caratteristiche delle Winelands. A Stellenbosch e Franschhoek, edifici storici e cantine contemporanee convivono con progetti che cercano un rapporto diretto con il paesaggio, attraverso materiali come pietra, legno e cemento, grandi aperture e spazi pensati per incorniciare vigneti e montagne.
Per esplorare la zona senza dover guidare, il Franschhoek Wine Tram collega diverse tenute lungo itinerari dedicati alle degustazioni. Dal punto di vista progettistico, uno degli esempi più riconoscibili è la Bosjes Chapel, progettata nel 2016 da Steyn Studio nella Breede River Valley. La cappella è costruita attorno a un sottile guscio strutturale in calcestruzzo dalla forma ondulata, che riprende il profilo delle montagne; le ampie vetrate trasformano invece la valle, i vigneti e i giardini nel vero sfondo dell’edificio. L’interno, di soli 430 metri quadrati, è volutamente minimale, con pavimenti in terrazzo e una copertura bianca che modifica la percezione dello spazio al variare della luce durante la giornata. Il progetto ha ricevuto il premio Project of the Year agli Architizer A+Awards 2019.
Durban: art déco tropicale e nuovi progetti
Durban, affacciata sull’Oceano Indiano, offre una lettura dell’architettura sudafricana profondamente legata alla pluralità culturale della città e al suo clima subtropicale. Nel centro, il quartiere intorno a Grey Street – oggi Denis Hurley Street – conserva una delle espressioni più riconoscibili della comunità indiana di Durban: la Juma Masjid, una delle più grandi moschee dell’emisfero australe, il vicino Madressa Arcade e il Victoria Street Market formano un sistema urbano in cui architettura, commercio e vita comunitaria si sono sviluppati insieme. Il mercato, nato all’inizio del Novecento come Indian Market e ricostruito dopo un incendio nel 1973, continua ancora oggi a essere un punto di riferimento per le comunità indiane della città, con bancarelle di spezie, prodotti alimentari e artigianato, oltre che una tappa imperdibile per i viaggiatori.
Oltre alla moschea, Durban ospita templi hindu che nel corso del Novecento hanno sviluppato forme e decorazioni capaci di combinare tradizioni architettoniche indiane e contesto locale. Un altro stile distintivo è il Tropical Art Déco, particolarmente visibile sul lungomare e nel quartiere di Florida Road, dove edifici residenziali e commerciali degli anni Trenta presentano balconi arrotondati, linee orizzontali, superfici colorate e soluzioni pensate per il clima caldo e umido. La tradizione Art Déco è ancora oggetto di interventi di conservazione: nel 2025 la Durban Art Deco Society ha premiato, per esempio, il recupero di Janora Court, edificio all’angolo tra Ninth Avenue e Florida Road, per il lavoro di manutenzione e valorizzazione dei suoi elementi originali.
La città offre anche esempi più recenti di un’architettura che cerca un rapporto diretto con l’identità del KwaZulu-Natal. Sul waterfront, il Nelson Mandela Cruise Terminal, progettato da Elphick Proome Architecture con Vusa Collaborative, inaugurato nel 2022 e candidato agli ArchDaily Building of the Year nel 2026, utilizza colori, texture e motivi triangolari ispirati all’artigianato zulu. Durante la stagione senza crociere, la struttura di 6.400 metri quadrati può inoltre essere convertita in centro congressi. Un altro intervento recente è lo ZAI Precinct nel quartiere di Greyville: premiato ai SAIA-KZN Awards 2025 come esempio di rigenerazione urbana, combina ristorazione, musica e spazi pubblici.
Inserire Durban nell’itinerario è semplice: voli interni collegano quotidianamente la città a Cape Town in circa due ore. Una volta arrivati, il King Shaka International Airport si trova a nord della città e il centro è facilmente raggiungibile in auto. La combinazione tra waterfront, quartieri culturali e architettura religiosa e commerciale rende possibile leggere Durban attraverso le comunità che ne hanno costruito l’identità urbana, dalla tradizione indiana e hindu alla cultura zulu fino alla produzione architettonica contemporanea.
Gauteng: dove l’art déco incontra il neoclassicismo
A solo 1 ora e 10 minuti di volo da Durban, la provincia del Gauteng porta i viaggiatori nel cuore del Sudafrica contemporaneo. Johannesburg offre una lettura della città attraverso architettura, memoria e trasformazione urbana. Il centro conserva una delle più importanti concentrazioni di architettura Art Déco del Paese, sviluppatasi durante la rapida crescita della città legata all’industria mineraria all’inizio del XX secolo. Nei quartieri di Maboneng e Braamfontein, invece, edifici e spazi esistenti sono stati riconvertiti in luoghi dedicati ad arte, design, ristorazione e spettacolo, contribuendo al fiorire della scena culturale e creativa della città.
A pochi minuti dal centro, Constitution Hill rappresenta un esempio di architettura della memoria: l’ex complesso carcerario, oggi sede della Corte Costituzionale, luogo simbolo della nascita della democrazia sudafricana e istituzione che tutela i diritti umani nel Paese, comprende anche spazi culturali, con gli edifici storici integrati con nuovi interventi e materiali recuperati dalle strutture originarie. Un altro luogo significativo è l’Apartheid Museum, progettato come un vero e proprio percorso architettonico attraverso la storia del Sudafrica: l’ingresso è scandito da sette pilastri che rappresentano i valori della nuova Costituzione, mentre edifici, spazi aperti e paesaggio accompagnano il visitatore in un percorso istruttivo e toccante.
A Johannesburg, anche la memoria culturale trova una traduzione nello spazio pubblico: il Masekela Memorial Pavilion, progettato nel 2019 da Adjaye Architects e dedicato al musicista jazz e attivista sudafricano Hugh Masekela, prevede una struttura in cemento con pietre provenienti da diverse aree del continente legate alla vita di Masekela che riprende la forma del lekgotla, tradizionale luogo di incontro e confronto, e la reinterpreta in chiave contemporanea come spazio aperto alla riunione e alla riflessione. L’elemento più riconoscibile è la copertura traforata appoggiata su quattro pilastri e ispirata alla flora sudafricana, lasciando filtrare la luce così da creare sul pavimento un gioco di ombre che cambia durante la giornata.
Nella vicina Pretoria, conosciuta anche come Tshwane in lingua tswana, gli imponenti Union Buildings, struttura neoclassica in arenaria rosa dalla caratteristica forma a mezzaluna, costruita nel 1910 su progetto di Sir Herbert Baker, dominano la città e i suoi giardini terrazzati. Più recente è invece il Javett Art Centre, progettato nel 2019 da Mathews + Associates Architects all’interno del campus dell’Università di Pretoria e dedicato all’arte africana. Il progetto, composto da una struttura in cemento ispirata alla montagna di Mapungubwe con facciata schermata da pannelli traforati che riprendono i motivi del tessuto in cotone Shweshwe, comprende gallerie, auditorium e spazi pubblici, oltre a una bridge gallery che attraversa una strada del campus e collega due parti dell’università.
Per spostarsi tra Johannesburg e Pretoria, un modo affascinante è salire sul Gautrain, un moderno e sicuro treno espresso regionale che collega direttamente l’O.R. Tambo International Airport ai principali punti di interesse della provincia.
Oltre ai suoi paesaggi naturali, l’architettura e i monumenti del Sudafrica raccontano la storia di una terra ricca di storia, patrimonio multiculturale e diversità, che si svela da una metropoli all’altra. Per conoscerla in modo approfondito, è possibile affidarsi ad esempio a Quality Group, che propone un tour giornaliero completo di Johannesburg, e a Big Mama, il cui itinerario in self-drive unisce storia, cultura, arte e natura di Cape Town e Durban.
Per maggiori info: www.southafrica.net/it
di Lidia Pregnolato per DailyMood.it
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