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Style & Luxury

Irlanda protagonista dell’attesa seconda serie di Mercoledì 2

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Diverse contee irlandesi fanno da sfondo alla serie di Netflix che andrà in onda  il 6 agosto e il 3 settembre

Il mystery show, tra i titoli più attesi del 2025, è stato girato in varie località delle contee di Wicklow, Dublino e Offaly. I co-showrunner e produttori esecutivi Alfred Gough e Miles Millar hanno definito i luoghi delle riprese “davvero magici” e le ambientazioni irlandesi perfette per la serie.
“Aggiungono un senso di bellezza senza tempo, di meraviglia e di epica spettacolarità al mondo di Wednesday”, spiegano. “Non è un caso che l’autore di Dracula, Bram Stoker, provenisse da Dublino e che i suoi racconti fossero ispirati alle storie del folklore irlandese”.

Dublino e l’Ireland’s Ancient East danno spettacolo tra antiche dimore e boschi secolari

Gli spettacolari paesaggi irlandesi saranno visibili in tutta la serie e tra i luoghi più belli c’è sicuramente la tenuta Powerscourt Demesne a Enniskerry, nella contea di Wicklow, parte dell’Ireland’s Ancient East, con la sua splendida cascata e i suoi giardini, che sono apparsi più volte sullo schermo, in titoli popolari come Vikings e Disenchanted.

Il perimetro di questa antica nobile dimora ospita anche una distilleria, un apprezzato golf club e un raffinato cinque stelle Powerscourt Hotel, che è perfetto per trascorrere qualche giorno nella meraviglia della campagna irlandese, immergendosi totalmente nell’atmosfera della serie. La struttura mette a disposizione degli ospiti alcune biciclette e l’esplorazione a ritmi lenti della proprietà è davvero piacevole e riserva interessanti scoperte come la possibilità di avvistare qualche cervo in libertà.

Per il suo fascino gotico, altra location in evidenza Charleville Castle, nella contea di Offaly, altra area incantevole dell’Ireland’s Ancient East. Tra le particolarità di questa location apparsa anche in Becoming Jane e The Tudors è King Oak, gigantesco albero discendente dalle antiche foreste di querce un tempo diffuse in Irlanda, con un’età compresa tra i 400 e gli 800 anni.

Più scene sono state inoltre girate nel suggestivo cimitero di Deansgrange a Dublino, che è anche l’ultima dimora di noti personaggi irlandesi, tra cui la cantante Sinéad O’Connor, lo scrittore Flann O’Brien e l’ex Taoiseach (Primo Ministro) irlandese Seán Lemass.

“La prima stagione di Mercoledì è stata un’opera che ha fatto scuola, ma c’è ancora molto del suo mondo da scoprire ed è stato emozionante far crescere ancora la portata e la visione dello show in questa nuova stagione”, ha dichiarato il produttore esecutivo Alfred Gough. Concorde anche il co-creatore e co-showrunner Miles Millar che a sua volta ha commentato: “Abbiamo una tela ancora più ampia e più giocattoli con cui dilettarci. Il mondo di Nevermore è diventato molto più ampio e ci siamo divertiti molto a farlo”.

Jenna Ortega è ancora, naturalmente, la protagonista nel ruolo della detective soprannaturale Mercoledì Addams, insieme ai membri del cast della prima serie Isaac Ordonez (Pugsley), Catherine Zeta Jones (Morticia), Luis Guzmán (Gomez), Victor Dorobantu (Mano), Emma Myers (Enid Sinclair), Joy Sunday (Bianca Barclay), Moosa Mostafa (Eugene Ottinger), Georgie Farmer (Ajax), e Hunter Doohan (Tyler Galpin).

Tra i nuovi protagonisti figurano Steve Buscemi e Billie Piper e tra le apparizioni più attese ci sono quelle di Christopher Lloyd, Joanna Lumley e Thandiwe Newton. “Il nostro obiettivo per questa stagione era scoprire alcuni volti nuovi e invitare alcune leggende della recitazione che abbiamo sempre ammirato a unirsi a Jenna e alla banda di Nevermore”, hanno dichiarato Millar e Gough.

“In questa stagione, il viaggio di Mercoledì è più oscuro e complesso: dovrà fronteggiare famiglia, amici, nuovi misteri e vecchi avversari, che la spingeranno ad affrontare un altro anno a Nevermore”, hanno dichiarato Gough e Millar. Il conturbante mondo della seconda stagione di Mercoledì a cui l’Irlanda presta alcune sue perle architettoniche e naturalistiche è ancora opera di Tim Burton, regista e produttore esecutivo anche di questa nuova avventura. Il colosso MGM Television è lo studio dietro alla serie, che già aveva scelto la contea di Wicklow per Vikings e Vikings: Valhalla.

Prendere come spunto i luoghi in cui è stata girata Mercoledì è un’intrigante fonte di ispirazione per un viaggio che può partire da Dublino e proseguire anche con il treno o l’autobus verso il vicino Ireland’s Ancient East: nei mesi estivi in cui esce la serie rivela il suo lato più solare e in quelli in cui le giornate si accorciano, con la lieve nebbia autunnale fa ogni tanto capolino, sembra proprio di poter aprire la del fantastico mondo di Nevermore.

www.irlanda.com

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Cine Mood

Klara e il sole: Jenna Ortega e quell’adolescenza disconnessa

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Klara guarda il sole ogni mattina. Klara parla con il sole. È lui che le dà la vita, l’energia, che la fa muovere. E, secondo Klara, il sole, se glielo chiedi, è anche capace di esaudire i desideri. Klara e il sole (Klara And The Sun) è il nuovo film di Taika Waititi, tratto dal romanzo omonimo del grande Kazuo Ishiguro. Presentato alla Festa del Cinema di Roma, arriva al cinema dal 22 ottobre. Klara è un AA, o AF in lingua originale, un Amico Artificiale (Artficial Friend). È un robot che è stato creato appositamente per diventare un amico per gli adolescenti, che in un futuro prossimo venturo sono soli e disconnessi. Sì, nel mondo in cui cii troviamo non esiste internet. Era bellissimo, quando c’era. Ma noi lo abbiamo usato male, abbiamo fatto scoppiare la Terza Guerra Mondiale e così ce lo hanno tolto. Ce lo spiega la store manager del negozio che vende gli Amici Artificiali, un grande magazzino molto poco hi-tech, che vende anche dei modelli superati. Li mette in saldo, li mette in vetrina perché qualcuno li scelga. Tra loro c’è Klara. Una mattina, una ragazza, Josie (Mia Tharia), passa davanti alla vetrina e capisce che ha qualcosa di speciale. E la sceglie.

Inizia così questa bellissima storia, un doppio romanzo di formazione. Perché, stando vicine, sia Joyce che Klara crescono. Klara non è un robot connesso, non ha una memoria preesistente. Lei, e quelli come lei, sono come dei bambini: imparano man mano, vivendo e crescendo. Sono fatti per assecondare il loro amico reale, per cui non hanno una vera capacità di scegliere, di distinguere tra bene e male. Klara imparerà molto da Joyce. E anche Joyce che, scopriremo, ha grandi doti ma anche grandi problemi, avrà molto da imparare da Klara.

Un po’ manichini, un po’ Barbie a grandezza naturale, gli Amici Artificiali sono molto diversi dai robot che abbiamo visto finora al cinema. Non hanno la freddezza e il carattere, e neanche la forza e la pericolosità dei replicanti di Blade Runner, non hanno la perfezione e l’intelligenza degli automi di Westworld, la loro bellezza. Sono forse più vicini a David, il mecha di A.I. – Intelligenza Artificiale di Spielberg, più che altro per la loro funzione. Ma gli Amici Artificiali hanno coscienza del loro stato, del loro scopo. E anche del loro essere incompleti, imperfetti, limitati a un compito definito e preciso.

In comune con molte delle creature di cui abbiamo parlato hanno quell’umanità che finisce per essere realmente tale, in confronto agli umani, sempre meno umani presi da passioni, dolori, calcoli, ripicche, invidie. L’amore incondizionato, la fedeltà, la devozione di Klara a Joyce è qualcosa di davvero commovente. In un mondo individualista ed egoista come quello di oggi, vedere una persona dedicarsi totalmente all’altro è qualcosa di rivoluzionario, un atto potentissimo. Così come, in un mondo secolarizzato in cui la fede vacilla, è incredibile vedere qualcuno che crede ciecamente in qualcosa di trascendente e superiore. Klara parla con il sole, lo prega e crede che le sue preghiere possano avverarsi. È una metafora del nostro rapporto con Dio, quello che avevamo e forse non abbiamo più, presi come siamo dal mondo.

Jenna Ortega qui è bravissima ad uscire dai ruoli iconici per cui è diventata famosa, la Mercoledì Addams della serie a lei dedicata e la protagonista di Scream, e a disegnare un ritratto perfetto di Klara, Amica Artificiale. Gioca molto sul volto, dove le sue lentiggini rimangono al loro posto, ma gli occhi sono sempre spalancati, pieni allo stesso tempo di stupore e gratitudine. Ha un sorriso stampato sul volto, innaturale come deve esserlo quello di un essere che è artificiale, ma che man mano che la storia procede diventa sempre più naturale ed empatico. Gioca anche con il corpo, con movimenti a scatti, meccanici. Ed è bravissima a ricreare il ritratto di un essere artificiale, ma, a su modo, umano. Il film è tratto dalla penna di Kazuo Ishiguro, che aveva già trattato un tema simile nel bellissimo romanzo Non lasciarmi (anch’esso diventato un ottimo film), di cui questa storia è la naturale evoluzione. Stessi temi e stessa riflessione, ma legata a un’altra fascia d’età, l’adolescenza. Teen drama per taglio e personaggi, Klara e il sole è in realtà un film molto adulto. Parlando ai ragazzi, tocca temi come l’amicizia e la crescita, ma anche l’accettazione di sé, la malattia e la morte. È un film che possono, e devono vedere tutti.

di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

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Petra Stellam – F/W26 What Makes Everyone Tailored

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La sartoria è una ricerca di equilibrio tra struttura e fluidità, tradizione e innovazione. Ogni capo diventa un dialogo tra designer e chi lo indossa, in cui la precisione tecnica si armonizza con l’espressione personale.
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Cosa rende tutti sartoriali?

 

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Jimmy Choo | Pearls of Wisdom, a Capsule Celebrating 30 Years of Jimmy Choo

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Per trent’anni, la perla è stata intessuta nel tessuto di Jimmy Choo: dalle pareti in travertino alabastrino delle prime boutique alla tonalità iridescente del packaging color ostrica distintivo della maison. Le perle hanno fatto la loro comparsa su scarpe e accessori in ogni forma, dalla più delicata alla più audace. La perla non è un semplice motivo decorativo, è un codice della maison.
Per celebrare i tre decenni di Jimmy Choo, la Direttrice Creativa Sandra Choi riflette su questo simbolo intramontabile con Pearls of Wisdom: una capsule collection e una campagna che rendono omaggio alla perla in tutte le sue forme. Preziosa ma resistente, formatasi lentamente e affinata nel tempo, è emblematica di un trentesimo anniversario e una metafora appropriata di tutto ciò che la maison ha costruito.
«“Pearls of Wisdom” mi è sembrato il punto di partenza perfetto per celebrare i tre decenni di Jimmy Choo. Il traguardo dei 30 anni si allinea in modo naturale a questo motivo che amiamo da tempo. Per me, la perla racchiude una forza discreta e duratura: aggraziata, mai ostentata e sempre caratterizzata da un tocco di giocosa purezza. Per questa collezione, volevo che la perla apparisse naturale e istintiva, un’espressione sottile del nostro passato che continua a plasmare il nostro futuro». Sandra Choi
La campagna è immortalata attraverso uno sguardo di silenziosa reverenza. Dalle immagini still life agli scatti con le modelle e alle vignette, queste immagini dialogano tra loro; ogni inquadratura è studiata, lenta e precisa, con ritagli che guidano lo sguardo verso i dettagli finemente realizzati che definiscono questa collezione. Lo styling riflette la versatilità intrinseca della perla stessa: sicura di sé, senza età e libera da vincoli legati alle occasioni; può essere indossata nei momenti più festosi della vita oppure come elemento capace di elevare la quotidianità, sempre con un senso di freschezza e modernità. Realizzate sia a colori sia in bianco e nero, le immagini richiamano l’eterna attualità e il fascino della perla, insieme alla forza del femminile.
Nelle immagini in movimento della campagna, una grafica con il numero ’96, l’anno di fondazione di Jimmy Choo, viene reinterpretata come simbolo di un’eredità: le forme curve diventano una coppia di apostrofi, uno diritto e uno rovesciato. Sovrapposti in primo piano, incorniciano e scandiscono le immagini. Un’eco visiva delle citazioni, delle storie e dei momenti iconici accumulati nel corso di trent’anni fondamentali. Come la perla stessa, rappresentano un richiamo all’anno di fondazione della maison, il 1996.
Tra scarpe, borse e gioielli, ogni pezzo della capsule offre una propria interpretazione della perla.
La zeppa scultorea dorata ITHACA, che prende il nome da un’isola greca il cui paesaggio romantico è impreziosito dalla madreperla, presenta sul lato inferiore un trio di perle in resina. Il sandalo IRINA avvolge il piede con perle in resina e cristalli, come collane sovrapposte, mentre la INGRID FLAT reinventa una robusta scarpa Oxford con una fibbia in perla di resina trompe-l’œil. Corsage barocchi sbocciano sulle tre silhouette della famiglia INES, proposta nelle versioni décolleté, mule e ballerina.
La BON BON, che richiama i corsage di perle barocche della famiglia INES, si affianca alla TUBE MINI BAG e alla minaudière RAINDROPS, entrambe rifinite con una frangia di perle in resina ricadenti. La clutch CLOUD evoca conchiglie di ostrica e onde dorate, mentre la OYSTER è una clutch scultorea in plexiglas, un oggetto d’arte ispirato alla forma naturale di una perla barocca. Ogni pezzo è concepito come un futuro cimelio, pensando ai prossimi trent’anni.

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