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Cile: 3700 Isole, differenti l’una dall’altra

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CILE: 3700 ISOLE, DIFFERENTI L’UNA DALL’ALTRA MA ACCOMUNATE DA NATURA INCONTAMINATA E CULTURE ANTICHISSIME. ALCUNE DISTANO MIGLIAIA DI CHILOMETRI DALLA COSTA, SPESSO SONO TEATRO DI LEGGENDE, OVUNQUE OSPITANO ISOLANI ORGOGLIOSI DELLE PROPRIE TRADIZIONI E DI FORMARE UN TUTT’UNO CON L’OCEANO

Si raggiunge quotidianamente da Santiago coi moderni Boeing 787-8 Dreamliner della compagnia di bandiera Latam, l’Isola di Pasqua. Si sale sull’aereo e si atterra in un luogo unico al mondo, remoto, sperduto in mezzo all’Oceano, ma carico di fascino e mitologia. Caratterizzato da spiagge rosa e rivoli di lava, vulcani e praterie, sculture in pietra e grotte decorate da geroglifici, fondali cristallini e onde da cavalcare. La cultura Rapa Nui lo intride di mistero e tradizione, gli abitanti polinesiani parlano tuttora la lingua nativa, si esibiscono in balli folkloristici, indossano abiti tradizionali e propongono una deliziosa gastronomia. Sparsi per tutta l’isola, per un totale di circa 1000 esemplari, si trovano i moai, imponenti figure scolpite nel tufo, che si ergono sugli ahu , altari cerimoniali e luogo di sepoltura dei defunti. L’Ahu Tongariki rappresenta più grande centro cerimoniale dell’isola, con almeno 15 moai in posizione eretta. Le loro dimensioni gigantesche, il loro profilo austero, il mistero che circonda il loro trasporto e posizionamento ne fanno un enigma tuttora irrisolto e impenetrabile. Poi ci sono il Parco Nazionale Rapa Nui o Te pito o te henua, che nell’antica lingua nativa significa Ombelico della Terra, oggi dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Chi cerca un’esperienza culturale intensa, visiti l’isola durante la festa Tapati, che si celebra tutti gli anni nella prima metà di febbraio, per due settimane. Durante il festival, i clan dell’isola si contendono la vittoria tra gare di musica, danza, cultura e sport, con individui dipinti nel corpo e abbigliati come i loro avi.

Anakena—Isla-de-Pascua

Anakena è un luogo da cartolina, forse il più ambito per trascorrere qualche ora dal relax paradisiaco. Vanta spiagge di sabbia bianca, acque calde, tranquille e turchesi, e palme per ripararsi dal sole. Sullo sfondo si trova l’ Ahu Nau Nau con sette moai allineati e completi di acconciature. Nei chioschi vicino al mare si possono gustare le empanadas di tonno e il tradizionale poe, un budino dolce a base di zucca e farina.
Ad Hanga Roa, nucleo della vita mondana dell’Isola di Pasqua, si susseguono hotel, ristoranti, bar e discoteche.
Passeggiando tra le sue stradine, ci si imbatte in qualche locale gastronomico o caratteristico negozio di artigianato. La Caleta Hanga Roa, il porto peschereccio di questo villaggio, è dominato dall’Ahu Tautira, una piattaforma cerimoniale con due superbi moai.
I solitari e gli amanti dell’estrema tranquillità, devono visitare Ovahe. Le sue spiagge dal colore rosa, nate dalla
mescolanza di detriti rossi di corallo e sabbia bianca, sorprendono i suoi visitatori. Che oltre a oziare sulla battigia
possono praticare immersioni e snorkeling nell’incredibile trasparenza di queste acque, in cui la visibilità arriva a
50 metri, in scarsità di fauna marina e abbondanza di coralli.

Rano Kau è il maggior cratere vulcanico dell’Isola di Pasqua. La sua spettacolare eruzione, avvenuta due milioni e mezzo di anni fa, fu artefice della creazione di questa magica isola situata in mezzo all’Oceano Pacifico. Con oltre un chilometro di diametro, questo impressionante cratere ospita una grande laguna di acqua dolce. Circondata di abbondante vegetazione, microfauna presente nell’acqua e tanto vapore, assomiglia a un gigantesco calderone.
Sul lato estremo ovest del vulcano sorge il villaggio cerimoniale Orongo: cinquantatré case costruite lungo il pendio con lastre di pietra sovrapposte in senso orizzontale e un tetto arcuato in pietra che danno l’idea di essere in parte sotterrate. Nel XVIII e XIX secolo questo villaggio fu oggetto di un culto, che venerava l’uomo uccello Tangata Manu e il dio Makemake, la grande divinità della cultura Rapa Nui. Petroglifi raffiguranti un uomo uccello
sono ben visibili su un gruppo di massi situati tra la sommità della scogliera e il bordo del cratere.

Rano Raraku è invece la cava in cui venivano creati e lavorati i moai , si trova all’interno del cratere del vulcano e assomiglia a un’officina primitiva, con 400 statue in fase di lavorazione, tuttora disposte alle pendici del vulcano Conoscere Chiloé significa addentrarsi in un mondo magico di sorprendente ricchezza culturale e naturale.
Incuriosiscono le sue architetture, a cominciare dalle pittoresche palafitos, le case colorate costruite sull’acqua, fino alle chiese, commistione unica al mondo di stile europeo ed elementi autoctoni. Tipica la cucina, con i cibi serviti nelle tejuelas, le scandole di legno, e il curanto, stufato a base di carne, frutti di mare, patate e ortaggi, cotto in buche per almeno due ore. Anche i chiloti, gli abitanti dell’isola, conferiscono con il loro carattere un tratto unico a questo arcipelago.
Per quanto riguarda le attrattive naturali quest’isola regala paesaggi da cinema, tra sentieri naturalistici, foreste buie e fitte, comunità native huilliche dai costumi ancestrali, spiagge battute da onde fragorose. L’ideale è percorrerla a piedi, a cavallo o in kayak, attraverso i suoi meravigliosi canali. Estesi i parchi nazionali: con una superficie di 430 kmq, il Parco Nazionale di Chiloé., si sviluppa dalla costa del Pacifico verso l’entroterra isolano, racchiudendo ampie distese di foresta indigena sempreverde. Percorrendolo, si possono avvistare oltre 110 varietà di uccelli, volpi e il pudù meridionale, il cervo più piccolo del mondo. Anche il Parque Tantauco rappresenta un ecosistema tra i più ricchi di biodiversità al mondo, e si estende su una superficie di 1180 kmq percorsa da oltre 130 km di sentieri.

Ancud merita una sosta per approfondire la storia dell’isola. Città un tempo prospera, ospitava palazzi eleganti, una ferrovia e un lungomare incantevole. Nel Museo Regional de Ancud sono esposti oggetti, reperti, fotografie che raccontano la vita quotidiana, la mitologia e l’artigianato a Chiloè. Indimenticabile la vista dal Fuerte Sant’Antonio, l’ultimo avamposto spagnolo in Cile, costruito agli inizi del XIX secolo.

Castro ha un’anima invece più internazionale, coniuga caratteristiche tipicamente chilote a un certo sviluppo edilizio e gusti più “alla moda”. Percorrere le strade che dipartono dalla piazza centrale, entrare nei suoi negozi di
artigianato e ammirare le colorate palafitte sul lungomare è semplicemente delizioso. La sua Iglesia San Francisco, una delle 16 chiese di Chiloè dichiarate Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, vanta una facciata gialla ornata da decorazioni viola e malva, all’interno una commistione di stile neogotico e classico. Anche l’Iglesia Nuestra Señora de Gracia de Nercón, edificata tra il 1887 e il 1888 in legno di cipresso e larice, conquista la vista con colori sgargianti e un’imponente torre di 25 metri.

A Dalcahue si va per acquisti: ogni domenica vi si tiene la fiera dell’artigianato, dove i turisti acquistano un ricordo locale come i classici maglioni, le sciarpe e i cappelli in oveja, lana tinta con pigmenti naturali ricavati da radici, foglie e fango ad alta percentuale ferrosa. Vanno forti anche i cesti decorati e i souvenir in legno intagliato.
Anche a Dalcahue svetta una delle chiese patrimonio Unesco, Nuestra Señora de Los Dolores, costruita nel 1849 dai gesuiti per convertire gli abitanti dell’isola.

Chonci-Cucao è invece un piccolo villaggio di pescatori, in tempi remoti spesso invaso da pirati e corsari di passaggio, prima tappa dei gesuiti che cominciarono a evangelizzare la zona più meridionale dell’Isla Grande, edificandovi la chiesa di San Carlos de Borromeo, anch’essa Patrimonio dell’umanità. In città si può inoltre visitare il Museo Vivente delle Tradizioni Chochinas e il Museo del Acordeon Chilote, vale la pena cimentarsi in un’escursione a cavallo seguendo le tracce di Darwin, fare un pic-nic o passeggiare nella baia di Cucao prima di addentrarsi nel Parco Nazionale di Chiloé.

L’ultima grande città di Chiloé è Quell.n, estremità geografica dove termina la Panamericana, una delle più lunghe statali del mondo, che comincia a Fairbanks Alaska e attraversa tutto il continente americano. Qui si può visitare il Museo Inchin Cuivi An e conoscere più da vicino la cultura Huilinche, i suoi oggetti, le sue imbarcazioni e tasselli della sua storia.
Vi sono poi isole limitrofe dell’arcipelago di Chiloé, facilmente raggiungibili col traghetto, che meritano senz’altro una mezza giornata, se non altro per fare un tuffo in una dimensione autentica e lontana nel tempo. L’Isla Mechuque, distante 45 minuti di barca da Tenaún, è piccola ma splendida, come una piccola Chiloé miniaturizzata. L’Isla Quinchao, raggiungibile con una breve traversata in traghetto da Dalcahue, affascina con pascoli verdi e piccoli villaggi di campagna con case di legno e mulini ad acqua. Gli isolotti di Puňihuil rappresentano l’unico luogo al mondo dove convivono i pinguini di Humboldt e la razza magellanica, i tour marittimi avvicinano anche alle balene, ai castori, ai cormorani che hanno colonizzato l’isola. L’Isla de Lemuy esibisce splendide spiagge di sabbia sottile e chiese dichiarate Patrimonio dell’Umanità.

LE CHIESE DI CHILOÉ

Chiloè–Iglesia-Tena+¦n

Innalzate durante il XVII secolo per evangelizzare il nuovo mondo, mescolarono lo stile spagnolo con le tecniche e i materiali propri dell’isola. La loro struttura architettonica e l’impiego del legno locale hanno originato un unicum in America, caratterizzato da tetto spiovente, rivestimento in tavelle di legno, ingresso ad arco e un’alta torre sulla facciata. All’interno vantano ambienti sorprendenti e inconsueti, se paragonati agli edifici ecclesiastici europei o nordamericani. Delle oltre 150 chiese costruite in questo modo, 16 sono dichiarate Patrimonio dell’Umanità. dall’UNESCO e formano il “Percorso delle chiese di Chilo.”. Nove di esse si trovano nella costa orientale dell’Isola Grande, tre a Lemuy, due a Quinchao, una a Caguach e una a Chelin. Meno di 10 chilometri separano queste chiese, e possono essere comodamente percorsi in un solo giorno.

La Riserva Nazionale Pinguinos de Humboldt comprende le isole Chanaral, Damas e Choros. Si estende su una superficie e di 888 ettari e rappresenta una delle più belle escursioni naturalistiche del NORTE CHICO. Damas Island è celebre per le sue spiagge di sabbia bianca come la neve, lambite da acque cristalline. Sulla rocciosa Isla Choros nidificano branchi di pinguini di Humboldt, tenendosi a debita distanza dai leoni marini spiaggiati sulla costa. Branchi di delfini tursiopi si rincorrono nelle acque antistanti, mentre uccelli di moltissime varietà tra cui cormorani, gabbiani e sule approdano su queste isole in cerca di un nido sicuro. Nel periodo caldo, tra ottobre e aprile, scorrono dinanzi gli occhi anche gigantesche megattere, balene azzurre e balenottere.

Giunti alla fine del mondo c’è ancora spazio per emozioni imperdibili! L’Isola di Navarino conquista con scenari misteriosi e selvaggi, poca presenza umana e un vento forte che solca rocce, foreste, laghi. La costa si presta a essere esplorata in bicicletta, offre calette tranquille e tratti di foresta. 150 km di sentieri invitano al trekking, molto popolare il circuito de los Dientes de Navarino (54 km), che impegna chi vuole completarlo per almeno cinque giorni. Sull’isola anche negozi di artigianato che vendono libri nella lingua dei nativi yagan, gioielli e coltelli in osso di balena.

Per Informaizoni: http://www.chile.travel/

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Weekend lungo a Tolosa: 2-3-4 giorni nella Ville Rose, per affrontare il rientro a ritmo dolce

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Itinerari di più giorni per un back-to rigenerante tra architetture iconiche, passeggiate lungo fiume, food tour e visite culturali

Settembre segna il ritorno alla routine, ma non necessariamente il momento di ripartire a tutta velocità. Per affrontare il rientro con qualche giorno di transizione, si può scegliere di regalarsi un weekend lungo in una destinazione che vibra a ritmo dolce. Ad esempio, Tolosa, la Ville rose occitana, è la meta ideale per un city break a settembre, invitando a riscoprire il piacere di passeggiare, mangiare bene e concedersi tempo prima di tornare alla piena operatività.

Spazio quindi a camminate tra le sue piazze e lungo le rive della Garonna o del Canal du Midi, scoprendo le sue architetture gotiche e romaniche, la sua frizzante scena culturale e immergendosi nei sapori della cucina locale: ogni momento a Tolosa è un invito a rallentare e lasciarsi sorprendere, anche se si ha a disposizione solo due, tre o quattro giorni.

48 ore a Tolosa: i grandi classici del centro storico e gli hub innovativi

Per chi ha a disposizione un weekend, la scoperta di Tolosa parte dagli scorci più caratteristici. Tra questi, passeggiando lungo le romantiche e vivaci sponde del fiume Garonna, che bagna la capitale occitana, si possono ammirare l’iconico Pont Neuf (il più antico tra i ponti tolosani, nonostante il nome), l’Hôtel-Dieu (il vecchio ospedale della città, ora centro amministrativo dell’ospedale universitario e Museo dedicato alla Medicina) e la basilica di Notre-Dame de la Daurade, dalla maestosa facciata classica, tutti a pochi passi l’uno dall’altro. Spostandosi invece nel cuore nevralgico del centro città, va sicuramente ammirata da vicino la monumentale “Place du Capitole”, dove si affaccia  l’omonimo palazzo, oggi sede del Municipio. Immaginando poi un circuito ad anello, ci può spostare verso sud per restare a bocca aperta davanti all’affascinante organo sospeso a «nido di rondine» di inizi ‘600 custodito nella Cattedrale di Saint-Étienne. Risalendo, tappa al Convento dei Giacobini, capolavoro d’arte gotica meridionale che custodisce le spoglie di San Tommaso d’Aquino, per poi proseguire verso la Basilica Saint-Sernin, Patrimonio UNESCO tra i più grandi edifici romanici dell’Occidente.

Nel pomeriggio ci si può dedicare alla scoperta del Canal du Midi, maestosa opera ingegneristica del XVII secolo che unisce l’oceano Atlantico al Mar Mediterraneo e che proprio quest’anno celebra il 30° anniversario del suo riconoscimento come Patrimonio Mondiale UNESCO. Questo straordinario canale storico è ancora oggi uno dei simboli più riconoscibili del territorio ed è parte integrante della vita quotidiana tolosana: un luogo di passeggio, itinerario ideale per un giro in bicicletta lungo gli argini oppure per una crociera fluviale, a ritmo lento. Al calar della sera, una passeggiata in uno dei vari polmoni verdi della città (circa 170 parchi), come il Giardino Giapponese o il Jardin des Plantes, regala un momento di relax, prima di concludere la giornata con un aperitivo in una delle tante guinguettes lungo fiume, locali all’aperto stagionali che d’estate diventano il posto naturale per passare la serata.

Dopo aver esplorato le radici più antiche della città, durante il secondo giorno si può esplorare l’anima più pioneristica di Tolosa, partendo da un tour della Halle de la Machine: un enorme spazio espositivo dove, grazie ai macchinisti-performer della compagnia teatrale La Machine, oltre 150 automi in legno e metallo prendono vita ogni giorno, come il gigantesco Minotauro Astérion, che passeggia attorno alla struttura trasportando sul dorso gruppi di visitatori. In questo contesto spettacolare, fino al 3 gennaio 2027 si inserisce la monumentale installazione “L’Aéroflorale II, retour d’expédition”, una straordinaria “serra volante” che comprende 1.300 piante, ideata come un simbolico organismo vivente in dialogo tra botanica e ingegneria.

A poca distanza dalla Halle, per gli appassionati di volo, c’è l’Envol des pionniers: il museo dove si ripercorrono le tappe dell’epopea dell’Aeropostale, la prima linea aerea transatlantica che univa la Francia al Sud America, inizialmente utilizzata per il trasporto della posta. Qui si celebra l’aeronautica e i suoi grandi pionieri, appunto, tra cui anche l’autore de Il Piccolo Principe, il pilota e scrittore Antoine de Saint-Exupéry. Di fronte al museo, è tuttora presente la pista dalla quale decollarono i primi aerei, oggi divenuta zona pedonale, che accoglie quotidianamente il famoso minotauro durante le sue passeggiate. Nel pomeriggio, si passa dagli aerei alle navicelle spaziali, con una visita immersiva alla Cité de l’Espace (Città dello spazio), area espositiva di divulgazione scientifica dedicata all’esplorazione spaziale unica in Europa: qui si può ad esempio entrare nella Stazione Spaziale sovietica Mir, osservare da vicino (e, addirittura, annusare!) un frammento di Luna, farsi trasportare dalle proiezioni nella sala IMAX® 3D o anche vivere in prima persona una missione lunare simulata con l’esperienza LuneXplorer.

72 ore a Tolosa: la dolce vita, tra food tour, mercati ed esperienze enogastronomiche

Con un terzo giorno a disposizione, l’itinerario si può arricchire con un viaggio sensoriale tra gli autentici sapori tolosani, partendo dal mercato Victor Hugo, il più antico emporio coperto di Francia e indirizzo perfetto per deliziare le proprie papille con le specialità locali, direttamente dal banco.

Sempre al mattino, si può anche prender parte a uno dei vari food tour nel cuore della città, ideale per scoprire le specialità locali come la fènetra, crostata di albicocche con limone candito e mandorle o, a fine mattinata, il foie gras. Si può scegliere tra varie proposte, come ad esempio: Toulouse Gourmet Tour, che accompagna tra i luoghi iconici con sette degustazioni, alcune preparate al momento grazie alla cargo-bike dello chef; Taste of Toulouse, con tre percorsi tematici (visita al Mercato Victor Hugo, tour enologico e itinerario dedicato ai dolci tra pasticcerie e cioccolaterie); e Farinettes & Compagnie, con tour di diverse tappe accompagnati da pause gastronomiche, per assaggiare i migliori prodotti locali.

Ulteriore consiglio per gli amanti del buon cibo è di fare un salto a Les Halles de la Cartoucherie, un’ex fabbrica di munizioni riconvertita in hub polifunzionale e oggi destinazione d’eccellenza per esplorare i sapori occitani. Un’ulteriore chicca in chiave (anche) golosa è la Maison de la Violette: bottega che dal 1993 trasforma il fiore simbolo di Tolosa, la violetta per l’appunto, in delizie gourmet, ma anche in cosmetici e profumatori. Inoltre, con la stagione autunnale alle porte, l’esperienza enogastronomica si arricchisce con una tappa al Domaine de Candie, il vigneto urbano di Tolosa: 12 ettari coltivati biologicamente all’interno di una tenuta comunale che ospita l’unico castello fortificato della città, risalente al XIII secolo.

La giornata può poi concludersi con una cena in uno dei numerosi ristoranti in giro per la città, capaci di soddisfare tutti i gusti o, per chi volesse continuare ad approfittare degli ultimi scampoli di estate, in una delle varie terrazze per mangiare all’aria aperta da prospettive nuove.

96 ore a Tolosa: capolavori d’arte, dinosauri e i giganti del cielo

Allungando ancora di 24 ore, la quarta giornata può essere dedicata a scoprire ancor più da vicino la vivace scena culturale della destinazione. A dare il via a questo tour è un gioello della città, riaperto da poco meno di un anno dopo importanti lavoro di restauro: si tratta del Musée des Augustins, il museo delle belle arti ospitato in un ex convento gotico del XIV secolo nel cuore del centro storico. Tra i più antichi musei di Francia, conserva una collezione che attraversa oltre dieci secoli di storia dell’arte, dal Medioevo al XX secolo, con opere di maestri come Perugino, Rubens, Delacroix, Ingres e Rodin accanto a importanti artisti locali

Un’altra gemma d’arte è poi la Fondation Bemberg, splendido museo situato nell’elegante cornice dell’Hôtel d’Assézat, che ospita l’eclettica collezione di Georges Bemberg, raffinato uomo di cultura che ha raccolto capolavori pittorici, sculture, mobili d’epoca e oggetti d’arte di varie epoche. Da non perdere anche il Museo des Abattoirs: ex mattatoio riconvertito in un vibrante polo d’arte contemporanea, espone installazioni immersive e visionarie di artisti emergenti accanto a capolavori di maestri come Pablo Picasso, Alberto Giacometti, Niki de Saint-Phalle e vari altri, e mostre temporanee come quella dedicata a Joan Miró che inaugurerà il 2 ottobre 2026.

Per gli appassionati di scienza, invece, tappa d’obbligo al Muséum de Toulouse, secondo museo di storia naturale di Francia, che con i suoi oltre due milioni di reperti (tra scheletri di dinosauri, un elefante gigante e un dinosauro volante) affascina grandi e piccini. Oppure, nel comune di Blagnac, poco più a nord di Tolosa, il museo Aeroscopia celebra i giganti del cielo: si può salire a bordo dell’Airbus A380, partecipare a una sessione di pilotaggio di droni, provare un simulatore di volo, ammirare il leggendario Concorde (velivolo da trasporto supersonico non più attivo) e scoprire il curioso Super Guppy, aereo progettato per trasportare grandi parti di aeromobili. Qui, i fan di Star Wars possono persino ammirare l’iconico X-Wing, interamente costruito con mattoncini Lego a grandezza naturale.

Per maggiori informazioni: www.toulouse-tourisme.com/en

 

 

 

 

 

 

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Sfumature d’azzurro e brezza oceanica: le spiagge d’Irlanda per fuggire dal caldo. Dai paradisi del surf alle baie più remote, una mappa marina da abitare oltre i soliti itinerari

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Mentre l’Europa continentale sperimenta estati torride e città sature di calore, l’isola d’Irlanda si rivela un rifugio climatico per chi desidera godersi il mare da un inedito punto di vista. I suoi 7.500 chilometri di costa, dove la terra si fonde drammaticamente con l’oceano, offrono l’essenza stessa della “coolcation”: un’alternativa di viaggio e una nuova filosofia di vacanza al fresco, sospesa tra l’adrenalina degli elementi e una profonda, rigenerante quiete.

Dalle ampie distese dorate e accarezzate dal vento lungo la Wild Atlantic Way, fino alle baie protette della costa orientale e ai litorali a ridosso dei centri urbani, l’isola vanta una geografia costiera di rara varietà. A testimonianza di un rigore che sposa la bellezza, ben novantacinque spiagge espongono la Bandiera Blu, lo standard globale per la purezza delle acque e la gestione ambientale. Eppure, al di là dei riconoscimenti ufficiali, la vera eccellenza risiede nel carattere unico, di ogni singola distesa di sabbia: luoghi da vivere intensamente e non solo da fotografare, dove, per esempio, l’oceano diventa un rito sociale collettivo – i punti di riferimento sono i portali ufficiali di Swim Ireland e la community di Me and the Water – attraverso il nuoto di gruppo in acque libere (wild swimming); uno spunto originale per trovare il coraggio di fare qualcosa di “forte” come bagnarsi nell’Atlantico e scoprire il magnifico effetto che fa.

Mappare questa costa significa dunque seguire un itinerario di opposti, dove la maestosità della natura si offre ora all’adrenalina dell’esplorazione, ora alla contemplazione più pura, a partire dai litorali visivamente più iconici dell’isola.

Estetica del paesaggio: le baie più fotogeniche

 All’interno dell’ampio circuito delle spiagge Bandiera Blu si concentrano alcuni dei litorali visivamente più spettacolari dell’intera isola. Nella contea di Cork, l’immensa spiaggia di Inchydoney si distingue come scenario ideale per il surf o per lunghe passeggiate contemplative. Più a est, nella contea di Waterford, parte dell’Ireland’s Ancient East, la linearità di Clonea Beach offre una transizione fluida tra il mare e la Waterford Greenway, una delle infrastrutture ciclabili più eleganti della regione.

Sulla spettacolare Achill Island, nella contea di Mayo, Keel Beach attrae gli amanti degli sport acquatici grazie alla sua esposizione alle correnti. A soli dieci chilometri di distanza, la celebre Keem Bay, immortalata anche dal film “Gli spiriti dell’isola”, si rivela come un perfetto semicerchio di sabbia candida, protetto da scogliere imponenti che precipitano verso il mare, costeggiate da una strada panoramica d’altri tempi. Non è un caso che questo anfiteatro naturale sia stabilmente celebrato nelle classifiche internazionali tra cui le cinquanta migliori spiagge del mondo di Condé Nast Traveller.

 La prossimità urbana: dal centro al mare

 La felice scala geografica dell’Irlanda consente di combinare la dimensione culturale delle sue città con la purezza del paesaggio marino, rendendo un bagno rigenerante o una passeggiata al tramonto il perfetto complemento di un soggiorno urbano.

A breve distanza dalla capitale, nella contea di Dublino, la spiaggia Bandiera Blu Velvet Strand di Portmarnock si snoda per cinque miglia, offrendo una vista nitida sulle montagne di Dublino e sulla penisola di Howth. Con la stessa facilità logistica, Helen’s Bay, in Irlanda del Nord, offre un rifugio costiero a pochi minuti dal dinamismo di Belfast, mentre Silverstrand rappresenta una delle mete marine più eleganti e vicine alla città di Galway.

 I santuari del surf e l’estetica dell’oceano

 Lungo la Wild Atlantic Way, le mareggiate oceaniche hanno plasmato non solo la roccia, ma anche l’identità culturale dei centri costieri, dando vita a una cultura del surf raffinata e vibrante.

L’area di Bundoran, nella contea di Donegal, detiene lo status di capitale irlandese del surf e la sua spiaggia, anch’essa insignita della Bandiera Blu, convive con una cittadina vivace, intimamente legata ai ritmi del mare e ai festival stagionali. Poco più a nord, Rossnowlagh Beach unisce l’eccellenza tecnica per il surf e le attività acquatiche a un’accessibilità che la rende la meta prediletta dagli amanti del trekking costiero. Nella contea di Clare, la celebre baia di Lahinch accoglie surfisti di ogni livello, posizionandosi come elegante preludio visivo alle monumentali Scogliere di Moher.

 Gastronomia costiera e tradizioni equestri

 La costa irlandese non è solo un panorama da osservare o da vivere in acqua, ma un’esperienza culturale integrata che valorizza l’artigianato e la storia locale. Lungo il litorale della contea di Sligo, parte della Wild Atlantic Way, la spiaggia di Strandhill diventa il punto di partenza per scoprire lo Sligo Picnic, un’iniziativa che celebra i piccoli produttori gastronomici della regione: grazie alla rete dello Sligo Food Trail, boutique gastronomiche, hotel storici e sofisticati food truck preparano menu d’asporto confezionati in modo sostenibile. Questi cestini d’autore utilizzano ingredienti freschissimi, offrendo un autentico viaggio nel gusto mentre si esplora l’orizzonte della contea.

Nella contea di Derry, in Irlanda del Nord, l’esperienza si fa ancora più evocativa: la visita alla bellissima Downhill Strand si unisce alla vista del Mussenden Temple, un tempietto settecentesco neoclassico sospeso sul filo della scogliera, nonché luogo iconico de “Il trono di spade”: la consistenza della sabbia permette di praticare l’escursionismo equestre, offrendo una delle immagini più classiche e aristocratiche della tradizione irlandese.

 L’atlante del silenzio: le gemme nascoste

 Per chi cerca l’isolamento e la purezza estetica, il frastagliato e lunghissimo perimetro di costa irlandese custodisce segreti di rara bellezza, lontani dalle rotte del turismo convenzionale. Silver Strand, a Malin Beg (contea di Donegal), è una baia nascosta, un anfiteatro di roccia a cui si accede superando una scenografica scalinata di 174 gradini.

Altre perle della Wild Atlantic Way includono Streedagh Strand, nella contea di Sligo, dove le dune sabbiose proteggono una flora e una fauna intatte, e Dog’s Bay, nella contea di Galway, celebre per la sua spiaggia abbagliante composta interamente da frammenti di conchiglie calcaree frantumate. Sulla costa opposta, la quiete di Ballyquin Beach, nella contea di Waterford, si presta a lunghe camminate solitarie.

Il vero distacco dai ritmi della contemporaneità si percepisce tuttavia a Fair Head, nella contea nordirlandese di Antrim, lungo la Causeway Coastal Route. Dal piccolo parcheggio, un sentiero ripido conduce alla costa rocciosa e alle insenature sabbiose di Murlough Bay, un luogo di straordinario incanto selvaggio dove gli unici compagni di viaggio sono, quasi sempre, foche e uccelli marini.

 Un ritmo che dura tutto l’anno

 Il potere attrattivo di questi luoghi non si esaurisce, tuttavia, con l’estate. La costa irlandese possiede una qualità senza tempo che si esprime in ogni stagione: dalle frizzanti passeggiate invernali ai bagni rigeneranti in acque fredde o in una calda tinozza con benefiche alghe, fino alle grandi onde autunnali e ai picnic estivi mitigati dalla brezza dell’oceano. Tra centinaia di opzioni, esiste sempre una spiaggia capace di rispondere ai desideri e all’immaginario di chiunque si metta in viaggio.

www.irlanda.com

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Italiani campioni di libertà: sono i più inclini a preferire un viaggio in solitaria per potersi muovere in totale autonomia

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eDreams, viaggiare da soli significa mettersi alla prova. Le donne sono più organizzate e in cerca di spazio per schiarirsi le idee, gli uomini non rinunciano alla comodità

Partire da soli non significa più semplicemente fare una vacanza senza compagni di viaggio al seguito, ma vivere questa esperienza come uno spazio di libertà, autonomia e scoperta personale. A raccontarlo è un sondaggio di eDreams, leader mondiale nel settore dei viaggi online, che ha analizzato abitudini, aspirazioni e come è cambiato il rapporto dei viaggiatori con questa scelta.
Infatti, se prima del Covid solo il 7% degli italiani si dichiarava pronta a partire per un viaggio in solitaria, oggi i viaggiatori del Belpaese si distinguono a livello internazionale per uno spiccato desiderio di libertà di movimento. Già qualche anno fa emergeva, inoltre, l’importanza dell’organizzazione, considerata fondamentale dal 33% degli intervistati nel 2023. Aspetti che nel 2026 si affiancano a una visione del viaggio che è ancheprova di autosufficienza e occasione per aprirsi a 360 gradi alla cultura locale.

La libertà di manovra guida il desiderio di viaggiare da soli, battendo la voglia di conoscere sé stessi e anche gli altri

In Italia, oggi, il primo motivo per cui si sceglierebbe di viaggiare da soli è la libertà di movimento: lo afferma il 42% degli intervistati, il dato più alto a livello internazionale. Seguono il desiderio di conoscersi meglio e la mancanza di disponibilità di amici o familiari, entrambi al 25%, mentre il 21% partirebbe da solo per incontrare nuove persone e il 18% per sperimentare qualcosa di nuovo. Quando si tratta di preparare il viaggio, gli italiani dimostrano concretezza: il 36% considera essenziale pianificare in anticipo, tra GPS, mappe, biglietti acquistati prima della partenza e app per le varie attività. Il 28% dei connazionali mette invece al primo posto la sicurezza, assicurandosi di non dimenticare marsupio porta soldi, kit di primo soccorso e contatti di emergenza a portata di mano, mentre il 21% privilegia il comfort. Guardando ai benefici, il 38% degli intervistati ritieneche viaggiare da soli possa migliorare l’autosufficienza, il 32% associa questa scelta a una maggiore apertura verso nuove culture e modi di pensare, il 27% alla possibilità di schiarirsi le idee e a una visione più chiara dei propri obiettivi personali, e il 23% all’entrare più in sintonia con il mondo.

Le donne sono pianificatrici, i maschi italiani cercano il comfort

I dati sulle preferenze di genere raccontano due modi diversi di interpretare il viaggio in solitaria. Gli uomini, infatti, sono più propensi a partire da soli per godere della massima libertà di movimento (45% delle risposte rispetto al 39% delle viaggiatrici) e mostrano una maggiore inclinazione a considerare questa esperienza un’occasione per conoscere persone nuove (23% delle preferenze rispetto al 18% delle donne). Le viaggiatrici italiane, invece, si distinguono per una maggiore attenzione alla dimensione personale del viaggio: il 20% lo sceglierebbe per sperimentare, contro il 17% degli uomini, e il 41% ritiene che possa rafforzare l’autosufficienza, rispetto al 36% della controparte maschile. Le donne sono inoltre più orientate a partire da sole per schiarirsi le idee (28% contro il 25% del campione maschile). Nella scelta di questo tipo di esperienza le donne sono più attente alla sicurezza (il 32% lo considera una priorità rispetto al 23% dei viaggiatori) ma non solo, sono infatti anche più portate alla pianificazione (37% rispetto al 35% degli uomini). Dal canto loro, gli uomini italiani sono più sensibili al comfort, tra le priorità per il 23% del campione maschile contro il 19% di quello femminile, e associano più spesso il viaggio in solitaria all’allenamento dell’empatia e allo sviluppo di una connessione più profonda con il mondo, con il 27% contro il 20%.

I giovani attenti alla sicurezza, Millennial in cerca di apertura mentale e riflessione

Anche l’età incide sul modo di concepire una partenza in solitaria. Tra i 18 e i 24 anni, il 74% dei viaggiatori ritiene che sia un’occasione per scoprire di stare bene con sé stessi e di saper gestire ogni situazione. I piùgiovani, inoltre, sono anche i più sensibili agli aspetti legati alla sicurezza (43%), e i più inclini ad associare il viaggio in solitaria allo sviluppo del senso di empatia (39%). Per la fascia 25-34 anni, invece, il 43% considerala pianificazione la conditio sine qua non per un viaggio da soli, mentre il 41% vede in questa esperienza un’occasione per diventare più aperto e flessibile, e il 38% per tornare con le idee più chiare sui propri obiettivi. Tra i35-44enni e i 45-54enni cresce il peso del comfort nella preparazione al viaggio, indicato dal 26% in entrambe le fasce.

Considerando l’appartenenza generazionale, la Gen Z attribuisce al viaggio in solitaria soprattutto il valore dell’autosufficienza, indicata dal 59% dei rispondenti. I Millennial associano più spesso il viaggio all’apertura verso culture e modi di pensare diversi (38%) oltre che alla riflessione (34%).

Negli Stati Uniti si viaggia da soli per sperimentare e conoscersi, i britannici partono per sentirsi più autosufficienti

A livello internazionale, gli italiani emergono come i più entusiasti della libertà di movimento, con il 42% delle preferenze rispetto alla media globale del 38%. Gli statunitensi si distinguono invece per una maggiore vogliadi sperimentare (37%), di conoscersi meglio (36%) e di conoscere persone nuove (34%), mentre britannici e tedeschi sono i più propensi a partire da soli quando amici e familiari non sono disponibili (30%). Quando si tratta di preparativi di viaggio, i portoghesi mettono al top la pianificazione (45%), i britannici puntano sugli strumenti di sicurezza (40%), mentre spagnoli e tedeschi sono i più sensibili al comfort (27%). Tra i maggiori prodel partire da soli, i britannici indicano l’autosufficienza (47%), mentre chiarezza mentale (43%) e apertura al mondo (35%) sono tra i vantaggi più menzionati dagli statunitensi.

 

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