Eventi
Gianni Versace, il Re del barocco pop torna a Parigi
Parigi si prepara a rendere omaggio a uno dei creatori più influenti del XX secolo. Dal 5 giugno al 6 settembre 2026, il Museo Maillol nel cuore del 7° arrondissement di Parigi, sulla Rive Gauche, uno dei quartieri più eleganti e culturali della città, ospita “Gianni Versace Retrospective“, la prima grande mostra francese dedicata allo stilista italiano dal 1986. Un evento che non è soltanto una celebrazione della sua straordinaria carriera, ma anche un viaggio immersivo nell’universo creativo di un uomo che ha rivoluzionato per sempre il linguaggio della moda contemporanea. Quando si parla di moda come forma d’arte, pochi nomi evocano immagini potenti quanto quello di Gianni Versace. Visionario, provocatore, amante dell’eccesso e della bellezza, lo stilista calabrese ha costruito un’estetica immediatamente riconoscibile, fondata su sensualità, opulenza, riferimenti classici e un innato senso dello spettacolo. La mostra parigina arriva in un momento particolarmente simbolico: il 2027 segnerà infatti il trentesimo anniversario della sua tragica scomparsa, avvenuta a Miami nel luglio del 1997, mentre il 2026 coincide con quello che sarebbe stato il suo ottantesimo compleanno. Un doppio anniversario che rende questa esposizione ancora più significativa. Curata da Saskia Lubnow e Karl von der Ahé e allestita dalla celebre scenografa Nathalie Crinière, la retrospettiva riunisce circa quattrocentocinquanta opere eccezionali tra abiti originali, accessori, schizzi preparatori, oggetti decorativi, fotografie, filmati e interviste rare. L’esposizione accompagna il visitatore lungo l’intero percorso creativo dello stilista, dalle sue radici in Calabria fino all’affermazione internazionale. Nato a Reggio Calabria nel 1946, Gianni Versace mosse i primi passi nel laboratorio sartoriale della madre Francesca, esperienza che avrebbe influenzato profondamente la sua sensibilità estetica e la sua straordinaria capacità artigianale. Fin dagli esordi, il designer guardò oltre i confini della moda tradizionale, attingendo liberamente all’arte, alla storia e alla cultura popolare. La sua creatività si nutriva delle statue della Magna Grecia, delle decorazioni barocche del Sud Italia, dell’iconografia religiosa cattolica e dell’opera lirica italiana. Tutti elementi che sarebbero diventati codici distintivi del marchio Versace. Uno degli aspetti più affascinanti della mostra è il racconto del continuo dialogo tra la moda di Versace e il mondo dell’arte. Le sue creazioni entrano idealmente in conversazione con i capolavori di Sandro Botticelli, Antonio Canova e Pablo Picasso, ma anche con l’universo cromatico e provocatorio della Pop Art. In particolare, il rapporto creativo con Andy Warhol rappresenta uno dei capitoli più iconici della sua produzione. Le celebri stampe dedicate a Marilyn Monroe e James Dean trasformarono infatti le opere dell’artista americano in tessuti preziosi, anticipando una contaminazione tra arte e moda oggi ampiamente diffusa. Versace comprese prima di molti altri che la moda non era soltanto un prodotto da indossare, ma un linguaggio culturale capace di dialogare con cinema, musica, fotografia e arte contemporanea La mostra evidenzia anche il contributo fondamentale dei grandi fotografi che contribuirono a costruire il mito del marchio. Richard Avedon, Irving Penn, Helmut Newton, Patrick Demarchelier e Mario Testino immortalarono le sue creazioni attraverso immagini che hanno definito l’immaginario fashion degli Anni Ottanta e Novanta. Se oggi le sfilate sono veri e propri eventi mediatici globali, gran parte del merito va proprio a Gianni Versace. Fu lui a trasformare le modelle in autentiche superstar internazionali. Naomi Campbell, Cindy Crawford, Claudia Schiffer, Linda Evangelista, Karen Mulder e Carla Bruni non erano semplici indossatrici: diventavano protagoniste di una narrazione glamour che mescolava moda, celebrità e spettacolo. Indimenticabile resta la sfilata del 1991 in cui Campbell, Crawford, Schiffer ed Evangelista sfilarono insieme sulle note di “Freedom! ’90” di George Michael. Un momento che segnò simbolicamente la nascita dell’era delle supermodel. La mostra ricostruisce quell’epoca attraverso video d’archivio, immagini editoriali e documenti che restituiscono tutta l’energia di una stagione irripetibile della moda internazionale. La forza comunicativa dello stile Versace conquistò rapidamente anche il mondo dello spettacolo. Madonna, Elton John, Prince, Grace Jones e George Michael furono tra i suoi più fedeli sostenitori. Allo stesso modo, figure iconiche come la Principessa Diana ed Elizabeth Hurley contribuirono a trasformare le sue creazioni in simboli globali di eleganza e audacia. Chi potrebbe dimenticare il celebre “safety pin dress” indossato da Elizabeth Hurley nel 1994? Quel vestito nero, tenuto insieme da spille dorate, entrò immediatamente nella storia del costume contemporaneo, diventando una delle immagini più iconiche degli Anni Novanta. Versace aveva compreso che la moda non vive esclusivamente sulle passerelle: vive nella cultura popolare, nelle fotografie, nei videoclip, nei red carpet e nell’immaginario collettivo. Nonostante abbia contribuito a trasformare Milano nella capitale del prêt-à-porter di lusso, Gianni Versace considerava Parigi il centro simbolico della moda mondiale. Fu proprio nella capitale francese che nel 1989 lanciò Atelier Versace, la sua linea di alta moda. Le presentazioni organizzate presso l’Hotel Ritz di Place Vendôme divennero rapidamente leggendarie, attirando stampa internazionale, clienti facoltosi e celebrità da tutto il mondo. I suoi show non erano semplici sfilate, ma spettacoli totali, eventi in cui moda, musica, scenografia e celebrità si fondevano in una messa in scena grandiosa. Non a caso, l’allestimento del Museo Maillol prende ispirazione proprio dal concetto di passerella. Un lungo catwalk attraversa gran parte degli spazi espositivi, invitando i visitatori a ripercorrere il cammino creativo dello stilista e a rivivere l’atmosfera dei suoi leggendari défilé. A quasi trent’anni dalla sua scomparsa, l’influenza di Gianni Versace continua a essere evidente nella moda contemporanea. L’uso audace del colore, la celebrazione della sensualità, il dialogo tra lusso e cultura pop, la spettacolarizzazione delle sfilate e l’importanza delle celebrity come ambasciatrici di stile sono oggi pratiche consolidate nel settore. Prima di molti altri, Versace aveva intuito che il futuro della moda sarebbe passato attraverso l’intrattenimento, la comunicazione e la contaminazione culturale. La retrospettiva del Museo Maillol non è dunque soltanto una mostra dedicata a un grande couturier; è il racconto di un visionario che ha saputo trasformare la moda in un fenomeno culturale globale, lasciando un’eredità che continua a ispirare designer, artisti e creativi in tutto il mondo, perché, come amava dire lui stesso, “è nella mia opera che mi troverete”. E a Parigi, nell’estate del 2026, quell’opera torna finalmente a raccontarsi in tutta la sua straordinaria grandezza.
di Elena Parmegiani per DailyMood.it
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Eventi
Il suono del colore: se Kandinsky sale in passerella
Published
6 giorni agoon
5 Ottobre 2026
A distanza di venticinque anni dall’ultima grande monografica romana, la Capitale torna a celebrare l’uomo che ha scardinato la figurazione per dare una forma visibile all’invisibile. Presso Palazzo Bonaparte, la mostra prodotta da Arthemisia in collaborazione con il Centre Pompidou di Parigi mette in scena oltre settanta capolavori di Vassily Kandinsky. Curata da Angela Lampe, l’esposizione, visitabile fino al 14 febbraio 2027, attraversa l’intera parabola umana e intellettuale del maestro russo. Si spazia dagli esordi figurativi impregnati di folklore rurale fino alle vette geometriche del periodo Bauhaus, passando per l’intensità lirica del movimento Der Blaue Reiter. Ma per chi osserva il mondo attraverso la lente della moda, le sale del palazzo romano non raccontano solo una rivoluzione pittorica, ma svelano la matrice di un alfabeto estetico che i designer continuano a saccheggiare per dare ritmo, movimento e urgenza emotiva agli abiti. Il nucleo profondo dell’arte di Kandinsky risiede nella sinestesia: la capacità, o meglio la necessità, di fondere i sensi. Per il pittore, un punto geometrico sulla tela era un accordo di pianoforte, una linea diagonale il graffio di un violino, e i colori possedevano precise risonanze spirituali. Il giallo era inteso come squillo di tromba, (il colore caldo, eccentrico e carico di aggressività visiva per eccellenza), mentre il blu rappresentava la profondità di un violoncello, la forza fredda e centripeta capace di calmarlo. Quando la moda incontra Kandinsky compie l’operazione inversa, ma complementare: prende quella partitura visiva e la trasforma in materia tridimensionale capace di muoversi nello spazio sul corpo. Non si tratta mai di una mera riproduzione bidimensionale – un errore grossolano per qualsiasi couturier – ma di un dialogo strutturale. Un parallelismo magistrale è rintracciabile nell’approccio di Karl Lagerfeld. Il kaiser della moda ne aveva tradotto la poetica nella celebre collezione Chanel Haute Couture. Lagerfeld destrutturò il rigore della maison ricreando abiti la cui silhouette fluttuante richiamava la celebre tela “Quadri con cerchi concentrici”. I cerchi, privati del loro peso geometrico, diventavano oblò di tessuto, stratificazioni di organza e ricami capaci di vibrare a ogni passo, incarnando quel dinamismo teorizzato dal pittore. Camminando tra le sale di Palazzo Bonaparte, l’attenzione viene catturata da capolavori iconici come Gelb-Rot-Blau (Giallo, rosso, blu) del 1925. È il periodo d’oro del Bauhaus, la scuola in cui Kandinsky ridefinì i confini tra arte visiva, artigianato e design. Nelle tele di quegli anni, le linee rette, i triangoli e i vettori creano tensioni dinamiche instabili. Per l’artista, ogni forma geometrica è carica di un preciso significato emotivo: il triangolo incarna l’energia e l’azione, mentre il cerchio rappresenta la calma suprema e la perfezione spirituale.
Questa specifica tensione geometrica è la stessa che muove lo stilista giapponese Junya Watanabe. Per la sua acclamata sfilata Spring/Summer 2015, il designer (pupillo di Rei Kawakubo) ha attinto direttamente alla teoria dei colori e delle forme di Kandinsky. Watanabe ha portato in passerella copricapi e abiti scultura tridimensionali composti da pannelli di PVC rigido, cerchi intrecciati e triangoli accostati secondo i pesi cromatici del maestro russo. I modelli fluttuavano intorno al corpo come se le geometrie si fossero improvvisamente liberate dalla prigione della tela per abitare lo spazio reale. Mentre le interpretazioni tradizionali della moda si dividono spesso tra il rigore geometrico del Bauhaus e il lirismo espressionista degli esordi, l’occhio colto del custom luxury contemporaneo riesce a rintracciare strade più complesse. È il caso del brand italiano Luluredgrove, fondato dalla designer Giuliana Civello, che nel suo mini abito della collezione autunno/inverno 2027 compie un’operazione interpretativa profonda, quasi da architetto dello spazio sartoriale. Il brand si ispira esplicitamente a una delle fasi più affascinanti e stratificate del maestro: quella di opere come “Yellow Painting”. Questo periodo tardo è celebre per la sua capacità di fondere i tre grandi vocabolari della vita dell’artista: la griglia geometrica rigida del periodo Bauhaus (la scacchiera), la totale libertà cromatica degli anni di Monaco e le nuove forme organiche o biomorfiche scoperte durante l’esilio a Parigi. L’abito di Luluredgrove – realizzato in crepe stretch di seta tripla A stampata ad alta risoluzione a Como, con maniche in georgette di seta – traduce questa complessa evoluzione storica in un pezzo d’alta sartoria. La composizione ruota attorno a un giallo ocra/senape dominante, che per Kandinsky rappresenta il picco dell’energia vitale, bilanciato e placato da tocchi di blu profondo, rosso/ruggine e crema. È la stessa identica combinazione calda-fredda che dà energia visiva sia al quadro che al tessuto. Se Kandinsky costruiva l’opera per piani geometrici giustapposti, quasi come un collage di forme che si incastrano, l’abito ne assimila la logica strutturale attraverso la stampa: bande verticali spezzano la superficie tessile in pannelli alternati (dove si avvicendano motivi floreali pieni, trasparenze e righe), creando un ritmo segmentato e musicale. Ed è proprio qui che emerge la variazione più interessante rispetto al rigore nudo del Bauhaus: la creazione mette in scena un dialogo serrato tra organico e geometrico. Esattamente come in “Yellow Painting”, dove gocce, forme biomorfiche e archi sinuosi si sovrappongono a una scacchiera di fondo, nell’abito i motivi floreali fluttuanti sono incorniciati ed enfatizzati da rigide righe verticali. Questa transizione si riflette persino nell’architettura tridimensionale del capo, che stempera la severità del pattern grafico attraverso la morbidezza delle maniche e il movimento fluttuante della gonna a pieghe. Una dimostrazione di come le forme, pur geometriche, possano farsi fluide, organiche e squisitamente sartoriali. Si ispira a Kandinsky anche il couturier Vittorio Camaiani per l’abito grigio della collezione triangolo del 2009 che fa parte di una serie di pezzi dedicati proprio al celebre maestro russo. La creazione si trasforma avvicinandosi alla silhouette femminile senza perdere la forma geometrica e crea volumi diversi a seconda di come si indossa. Se la moda franco-giapponese ha celebrato il Kandinsky più grafico, il prêt-à-porter italiano ne ha sposato da tempo la componente più intima e materica. Consuelo Castiglioni, durante la sua storica direzione creativa per Marni, ha più volte utilizzato l’astrattismo organico come firma stilistica del brand. Nella collezione Fall/Winter 2016, le sovrapposizioni asimmetriche, i cappotti oversize dai tagli netti e le bluse dalle stampe dissonanti richiamavano le famose “Improvvisazioni” kandinskiane. Marni ha assimilato la lezione più importante del pittore: il rifiuto della simmetria rassicurante a favore di un’armonia nuova, cerebrale, basata su accostamenti cromatici apparentemente azzardati. I feltri pesanti e le sete stampate convivevano nello stesso outfit proprio come i tratti densi di pigmento e le linee a matita sulle tele del maestro. La mostra romana di Palazzo Bonaparte ci ricorda che l’astrattismo non è una fuga dalla realtà, ma un viaggio verso la sua essenza emotiva. Curiosamente la moda fa esattamente lo stesso: usa il tessuto non solo per coprire il corpo, ma per proiettare all’esterno un’identità, uno stato d’animo, una vibrazione interiore. Oggi, mentre osserviamo i settanta capolavori esposti a Roma, comprendiamo perché i grandi designer e realtà couture come Luluredgrove e Vittorio Camaiani continuino a guardare a Kandinsky. Le sue opere non sono passate di moda perché non sono mai state ancorate al tempo oggettivo. Finché la moda cercherà il movimento, il ritmo e la capacità di emozionare attraverso un solo accostamento di colore, la passerella rimarrà, intrinsecamente, la tela preferita di Vassily Kandinsky.
Courtesy Photo of Press Office
Di Elena Parmegiani per DailyMood.it
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Eventi
KIKO MILANO fa rivivere il PLASTIC per una notte indimenticabile
Published
2 settimane agoon
25 Settembre 2026By
DailyMood.it
In occasione della Milano Fashion Week, KIKO MILANO ha presentato Club K by KIKO MILANO, la nuova collezione make-up dedicata al colore e alla libera espressione di sé, con una serata speciale in collaborazione con Vogue Italia.
Ispirandosi alla creatività che anima Club K by KIKO MILANO, Via Sammartini 76 si è trasformata per una notte in un omaggio al leggendario Plastic, accogliendo oltre 1.000 ospiti protagonisti delle community fashion e beauty.
La performance di SKIN e LADYFAG, accompagnata da makeup look vibranti e da un’espressione di sé libera da convenzioni, ha dato vita all’essenza di Club K by KIKO MILANO: uno spazio dedicato alla sperimentazione, al colore e all’espressione della propria individualità.
Tra gli ospiti che hanno partecipato alla serata:
Skin
Ladyfag
Mariacarla Boscono
Benedetta Porcaroli
Tina Kunakey
Alton Mason
Bella Thorne
Tessa Brooks
Arisa
Ana Mena
Gala Gonzalez
Natalia Paragoni
Bianca Atzei
Club K by KIKO MILANO
COLOUR. CREATE. REPEAT.
Il colore non chiede il permesso. Tu nemmeno.
Club K by KIKO MILANO è la linea pensata per chi cambia look con la stessa naturalezza con cui cambia playlist.
Per chi sperimenta, mixa, osa e ricomincia, ogni volta che ne ha voglia.
Formule ad alte prestazioni, nuance che lasciano il segno e prezzi che ti invitano a provare ancora.
Energia tutta italiana.
Colore ad alto impatto.
Lip combo a meno di 10€. Welcome to the Klub.
Formule super pigmentate per occhi e labbra che si fanno notare.
Un’ampia selezione di shade: dai nude ai rossi intensi, fino ai colori più audaci.
Matite cremose e scorrevoli e ombretti dal comfort estremo.
Rossetti e lipgloss con efficacia idratante* testata.
Mascara 3-in-1: effetto volume, lunghezza e curvatura.
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Eventi
Pleats Please Issey Miyake “Azure Colors” Pop-up da 10 Corso Como
Published
4 settimane agoon
14 Settembre 2026By
DailyMood.it
10·Corso·Como Pop-Up
10 settembre – 11 ottobre 2026
PLEATS PLEASE ISSEY MIYAKE ha inaugurato il primo pop-up store a Milano da 10.Corso.Como. In occasione del lancio della nuova serie “Azure Colors”, il brand avrà un suo spazio dedicato in 10.Corso.Como, dal 10 settembre all’11 ottobre 2026.
Presentando un’installazione immersiva ispirata ai colori in continuo mutamento del cielo, lo spazio offre al pubblico una nuova opportunità per entrare in contatto con l’universo distintivo di PLEATS PLEASE ISSEY MIYAKE, dove tecniche innovative di plissettatura, libertà di movimento e un vivace approccio al colore si incontrano in capi pensati per la quotidianità contemporanea.
Concepito come un ambiente immersivo, il pop-up trae ispirazione dal cielo e dalle sue continue trasformazioni. Sfumature di blu, una sensazione di leggerezza e il delicato movimento delle nuvole si traducono in un allestimento tridimensionale, dando vita a uno spazio che sembra fluttuare tra colore, luce e aria.
AZURE COLORS
È una serie speciale sviluppata in sei tonalità di blu. Ispirata ai delicati mutamenti del cielo e delle nuvole, la serie spazia dalle sfumature più tenui dell’azzurro chiarissimo fino all’intensità del celeste, del blu profondo e del blu navy.
La gradazione cromatica si sviluppa attraverso una selezione di top, abiti, gonne, pantaloni e stole. Quando le pieghe si riempiono d’aria e assecondano i movimenti del corpo, i capi evocano la serenità e mutevole di un cielo in continua trasformazione. Caratterizzati da silhouette essenziali e da una leggerezza quasi impalpabile, possono essere indossati singolarmente oppure abbinati nelle diverse tonalità, dando vita a composizioni cromatiche personali e giocose.
Attraverso il dialogo tra la collezione e l’installazione spaziale, il pop-up milanese invita i visitatori a scoprire il colore, il movimento e la leggerezza che costituiscono l’essenza di PLEATS PLEASE ISSEY MIYAKE.
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