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Viaggia tra le pagine con Civitatis: ecco come sono le biblioteche più belle del mondo
Ogni 23 aprile il mondo celebra la Giornata Internazionale del Libro, un invito perfetto a scoprire alcune delle biblioteche più belle del mondo che, più che semplici spazi di consultazione, sono autentiche gemme architettoniche ed esperienze culturali uniche.
Indipendentemente dal genere, i libri sono una parte essenziale della nostra cultura. Le loro pagine hanno il potere di trasportarci in altre realtà e meritano spazi d’onore che li custodiscano. Per questo, Civitatis si unisce alla celebrazione della Giornata Internazionale del Libro, che si tiene ogni 23 aprile, con un viaggio alla scoperta di alcune delle biblioteche più belle del mondo — tra cui una in Italia— da visitare nel tuo prossimo viaggio.
Quali sono e dove si trovano le biblioteche più belle del mondo?
- Tianjin Binhai Library, la biblioteca futuristica che sembra un’opera d’arte
Situata a Tianjin, in Cina, la Tianjin Binhai Library è una delle biblioteche più spettacolari e iconiche al mondo. Progettata dallo studio MVRDV e inaugurata nel 2017, si distingue per il suo straordinario atrio centrale a forma di “occhio”, completamente avvolto da scaffali ondulati che si estendono dal pavimento al soffitto.
Con oltre 1,2 milioni di libri, questo spazio unisce funzione e design in modo rivoluzionario, trasformando la biblioteca in un’esperienza visiva immersiva. Il suo aspetto futuristico l’ha resa virale a livello globale, diventando una delle biblioteche più fotografate e condivise sui social media.
- Trinity College, un’università e un autentico museo di libri
Oltre quattro milioni di libri sono conservati in questo luogo iconico di Dublino che, dal 1801, riceve una copia di ogni pubblicazione di Gran Bretagna e Irlanda. E la cosa migliore: non è riservato solo agli studenti, ma offre visite guidate per scoprire la straordinaria Long Room, la sala più antica del complesso, con infinite scaffalature in legno, busti di marmo e scale da film.
Qui si trova anche il Book of Kells, un capolavoro del IX secolo famoso per le sue minuziose illustrazioni del Nuovo Testamento. È inoltre esposta l’arpa medievale che ha ispirato il simbolo ufficiale dell’Irlanda e persino il logo del Guinness World Records.
- Real Gabinete Português de Leitura, pura bellezza a Rio de Janeiro
Uno dei migliori esempi architettonici dello stile neomanuelino. Questo edificio, costruito tra la metà del XIX e l’inizio del XX secolo, riprende lo stile gotico-rinascimentale dell’epoca delle grandi scoperte portoghesi.
La ricca decorazione del Real Gabinete Português de Leitura rappresenta perfettamente questa estetica ed è considerato una delle biblioteche più belle del mondo. La collezione conta oltre 350.000 volumi, il più grande insieme di opere portoghesi fuori dal Portogallo.
- Abbazia di Admont, dove il barocco diventa biblioteca
Situata nelle Alpi austriache, a circa tre ore da Vienna, l’Abbazia di Admont ospita la più grande biblioteca monastica del mondo, con oltre 70.000 volumi. Fondata nel 1074, fu un importante centro culturale e spirituale del Medioevo.
Nel XVIII secolo venne realizzata la sua forma attuale, progettata da Joseph Hueber come una vera “cattedrale della luce”, dove la luce naturale entra attraverso 48 finestre creando un’atmosfera spettacolare.
- Università di Salamanca, autentica storia della Spagna
Conosciuta come Biblioteca Generale Storica di Salamanca, è la più antica biblioteca universitaria della Spagna. Fondata da Alfonso X il Saggio, ha cambiato sede più volte e ha attraversato momenti difficili, restando senza biblioteca per quasi un secolo dopo un crollo nel 1664.
La sede attuale risale al XVIII secolo e conserva scaffalature in pino e arredi originali, mentre il soffitto è decorato con rappresentazioni delle scienze dell’epoca.
- Biblioteca Apostolica Vaticana, il cuore del sapere mondiale
All’interno della Città del Vaticano si trova una delle istituzioni culturali più importanti e antiche del mondo: la Biblioteca Apostolica Vaticana. Fondata ufficialmente nel XV secolo, custodisce una delle collezioni di manoscritti e testi storici più preziose della storia dell’umanità.
Con milioni di volumi, documenti e archivi, rappresenta un punto di riferimento assoluto per studiosi e ricercatori. Le sue sale, ricche di affreschi e decorazioni, riflettono il valore universale del sapere e della sua conservazione nei secoli.
- Biblioteca George Peabody, filantropia a Baltimora
Situata a Baltimora, questa biblioteca fu realizzata grazie a George Peabody, considerato il padre della filantropia moderna.
La sala principale, alta quasi 18 metri, è caratterizzata da balconate in ferro battuto e luce naturale, tanto da essere chiamata “la cattedrale dei libri”.
- Biblioteca Pubblica di Stoccarda, minimalismo allo stato puro Inaugurata nel 2011 e progettata da Eun Young Yi, questa biblioteca ridefinisce il concetto tradizionale di biblioteca con un design minimalista dominato dal bianco e dalla simmetria.
Con i suoi undici piani e oltre 20.000 metri quadrati, è spesso paragonata a un enorme cubo di Rubik minimalista.
- Biblioteca Nazionale d’Austria, gioiello barocco europeo
Situata nel complesso del Palazzo Imperiale di Vienna, è una delle biblioteche storiche più importanti d’Europa. La Sala Imperiale è il suo spazio più iconico, con affreschi monumentali e oltre 200.000 volumi storici conservati tra il 1500 e il 1850.
- Biblioteca Joanina: il tesoro del Portogallo
Costruita tra il 1717 e il 1728 per volere di re Giovanni V, si trova a Coimbra ed è uno dei gioielli dell’Università.
Il suo stile rococò, gli interni dorati e i soffitti affrescati la rendono simile a una cappella. Curiosità: una colonia di pipistrelli vive al suo interno e contribuisce alla conservazione dei libri eliminando insetti.
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L’Ungheria più misteriosa: itinerari tra castelli, folklore e leggende
Published
13 ore agoon
22 Ottobre 2026By
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Bentornato, autunno! 5 destinazioni dove fare rotta per un giorno di pioggia
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2 giorni agoon
20 Ottobre 2026By
DailyMood.it
I suggerimenti di eDreams per un viaggio alla scoperta delle mete che sanno conquistare anche quando il cielo è coperto
Se c’è un tempo per tutto, a questa regola non sfuggono nemmeno le condizioni meteo. E, se è vero che una giornata limpida è considerata l’ideale per andare alla scoperta di una città nuova, esistono però mete che sanno svelare il proprio lato più affascinante proprio quando piove, al di là del patrimonio artistico racchiuso nei musei e nelle gallerie d’arte. eDreams, tra le principali agenzie di viaggi online in Europa, suggerisce le destinazioni da visitare per un giorno di pioggia diverso dal solito.
Edimburgo, il gotico che diventa scintillante
Già nota per le storie di fantasmi, la località scozzese sotto un cielo plumbeo acquista un aspetto più insolito, anche grazie all’impronta medievale del centro storico. Passeggiare per i close, i vicoli della old town, in questo periodo permette di ammirare l’architettura gotica della città quando le sfumature scure del basalto dei suoi edifici diventano scintillanti sotto la pioggia, e nelle zone di Victoria Street e West Bow si accentuano i contrasti cromatici tra le facciate colorate e il selciato. Una visita al cimitero di Greyfriars Kirkyard è poi l’ideale per chi ama le atmosfere più misteriose.
Bruges con un riflesso diverso
Una delle numerose “Venezie del Nord” e certamente tra le più scenografiche, Bruges durante una giornata di pioggia è ancora più emozionante anche grazie ai riflessi dell’acqua dei suoi canali. I toni del grigio del cielo si mescolano con quelli dei mattoni e dell’arenaria degli edifici che vi si specchiano, e l’atmosfera diventa più raccolta e meno caotica. Oltre alla navigazione dei canali, un’altra esperienza da considerare può essere una visita al Parco del Lago dell’Amore, che avvolto dall’umidità e da una leggera nebbia risulterà ancora più romantico.
Lione, tra ocra e passaggi segreti
Una visita a Lione durante la stagione autunnale permette di apprezzare un percorso che alterna luoghi all’aperto e passaggi coperti grazie alla struttura urbana unica, che affonda le sue radici storiche e culturali nella tradizione della lavorazione della seta e nelle lotte per l’equità portate avanti dai suoi artigiani, i canut. Il centro storico in una giornata piovosa sfoggia ancora più chiaramente i suoi palazzi ocra, soprattutto nella zona di Place Bellecour, tra le piazze pedonali più grandi d’Europa. Una tonalità cromatica ancora più accesa si potrà osservare aggirandosi per il quartiere Vieux Lyon, dove all’epoca dell’artigianato della seta sono stati creati i traboule, caratteristici passaggi segreti che collegano edifici privati e strade, creando una sorta di rete pedonale parallela e a tratti al coperto, che permette di scoprire cortili nascosti.
Bergen, o la pioggia come abitudine
Più di 200 giorni all’anno di precipitazioni insegnano a vedere i cambiamenti del meteo come un’esperienza integrante del viaggio, oppure della quotidianità, a seconda del modo in cui si vive la destinazione. E amare il paesaggio di Bergen con la pioggia è un esercizio che risulterà facilissimo abbandonandosi alla bellezza delle case colorate del molo di Bryggen, che risulteranno ancora più sgargianti, oppure ammirando il bianco delle case in legno di Nordnes e Sandviken e la loro luce in contrasto con il cielo coperto.
Kyoto, immergersi nel verde brillante
La fine dell’autunno nell’area di Kyoto può regalare giornate piovose che si alternano ad altre più serene. Un giorno di pioggia in questa città può essere l’occasione per osservare ancora meglio i contrasti cromatici del centro storico, tra le case in legno, la pietra delle strade, le insegne delle botteghe tradizionali. Anche gli elementi naturali, però, possono contribuire a dare uno sguardo diverso su questa meta iconica quando il meteo sembra sfavorevole. Un esempio concreto ne è la sfumatura cangiante della vegetazione, come nel caso del verde brillante dei giardini di muschio di Gio-Ji oppure di Saiho-ji.
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Viaggio alla scoperta dell’architettura sudafricana
Published
2 settimane agoon
9 Ottobre 2026
Il Sudafrica ha costruito nel tempo un paesaggio architettonico in cui convivono modernità internazionale e soluzioni profondamente legate ai luoghi: edifici Art Déco, infrastrutture minerarie, quartieri storici, spazi comunitari e nuove architetture che recuperano strutture industriali e le trasformano in luoghi per l’arte e la cultura.
È una combinazione che riflette la particolare storia urbana del Paese, ma anche la capacità di architetti e progettisti sudafricani di lavorare con ciò che esiste, dal riuso di edifici e materiali al rapporto diretto con il paesaggio e il clima.
Ne sono un esempio i magazzini trasformati in distretti creativi e le strutture contemporanee progettate per inserirsi nel territorio anziché dominarlo. Più che un semplice catalogo di stili, l’architettura sudafricana è quindi un patrimonio in continua evoluzione, dove il progetto diventa anche uno strumento per ripensare città, comunità e spazi pubblici.
La regione del Capo: architettura di recupero e integrazione del paesaggio
La penisola del Capo è uno dei luoghi in cui meglio si può osservare come l’architettura sudafricana abbia sviluppato un linguaggio proprio, capace di confrontarsi con il clima, la topografia e la storia sociale della città.
A Cape Town, uno dei fenomeni più interessanti è il riuso di strutture esistenti: dagli ex spazi industriali di Woodstock – dove si trova 66 Greatmore dei sudafricani Wolff Architects, vincitore dell’Africa International Design Awards 2026 – e Salt River ai vecchi edifici del centro, trasformati in luoghi per la cultura, l’ospitalità e il lavoro.
Nel centro Cape Town Bo-Kaap rimane un riferimento importante per comprendere la stratificazione culturale e urbanistica della città: le sue facciate colorate sono solo l’aspetto più immediato di un quartiere legato alla storia della comunità musulmana Cape Malay, discendente delle popolazioni precedentemente ridotte in schiavitù. Poco distante, il V&A Waterfront rappresenta un altro caso di trasformazione urbana: l’ex area portuale ospita un distretto dedicato a cultura, design e creatività, dove spicca lo Zeitz MOCAA, il museo d’arte contemporanea africana progettato da Thomas Heatherwick partendo dalla riconversione di un silo per cereali.
Tra gli sviluppi più recenti nel CBD rientra Longkloof Precinct, un progetto di rigenerazione durato 15 anni e completato nel 2025 che ha già ricevuto diversi riconoscimenti, tra cui un CIfA Award for Architecture: cinque edifici esistenti sono stati restaurati, riconfigurati e integrati con nuove strutture, trasformando un’area precedentemente frammentata e poco accessibile in un distretto pedonale con uffici, spazi commerciali, hotel e una nuova piazza pubblica.
Il rapporto con il territorio circostante è altrettanto centrale. In circa 20 minuti i auto si raggiunge Constantia, dove la Norval Foundation, progettata da dhk Architects, risulta esemplare proprio per il rapporto tra costruzione e paesaggio: il volume in cemento, legno, granito e vetro è organizzato lungo il margine di una zona umida riqualificata e orienta le gallerie verso i vigneti e le montagne del Western Cape. Pannelli fotovoltaici, sistemi di recupero dell’acqua, schermature solari e illuminazione naturale sono integrati nella struttura, rendendo possibile un passaggio graduale tra interno ed esterno.
Sempre in questo contesto, a meno di un’ora da Cape Town, è possibile ammirare l’architettura caratteristiche delle Winelands. A Stellenbosch e Franschhoek, edifici storici e cantine contemporanee convivono con progetti che cercano un rapporto diretto con il paesaggio, attraverso materiali come pietra, legno e cemento, grandi aperture e spazi pensati per incorniciare vigneti e montagne.
Per esplorare la zona senza dover guidare, il Franschhoek Wine Tram collega diverse tenute lungo itinerari dedicati alle degustazioni. Dal punto di vista progettistico, uno degli esempi più riconoscibili è la Bosjes Chapel, progettata nel 2016 da Steyn Studio nella Breede River Valley. La cappella è costruita attorno a un sottile guscio strutturale in calcestruzzo dalla forma ondulata, che riprende il profilo delle montagne; le ampie vetrate trasformano invece la valle, i vigneti e i giardini nel vero sfondo dell’edificio. L’interno, di soli 430 metri quadrati, è volutamente minimale, con pavimenti in terrazzo e una copertura bianca che modifica la percezione dello spazio al variare della luce durante la giornata. Il progetto ha ricevuto il premio Project of the Year agli Architizer A+Awards 2019.
Durban: art déco tropicale e nuovi progetti
Durban, affacciata sull’Oceano Indiano, offre una lettura dell’architettura sudafricana profondamente legata alla pluralità culturale della città e al suo clima subtropicale. Nel centro, il quartiere intorno a Grey Street – oggi Denis Hurley Street – conserva una delle espressioni più riconoscibili della comunità indiana di Durban: la Juma Masjid, una delle più grandi moschee dell’emisfero australe, il vicino Madressa Arcade e il Victoria Street Market formano un sistema urbano in cui architettura, commercio e vita comunitaria si sono sviluppati insieme. Il mercato, nato all’inizio del Novecento come Indian Market e ricostruito dopo un incendio nel 1973, continua ancora oggi a essere un punto di riferimento per le comunità indiane della città, con bancarelle di spezie, prodotti alimentari e artigianato, oltre che una tappa imperdibile per i viaggiatori.
Oltre alla moschea, Durban ospita templi hindu che nel corso del Novecento hanno sviluppato forme e decorazioni capaci di combinare tradizioni architettoniche indiane e contesto locale. Un altro stile distintivo è il Tropical Art Déco, particolarmente visibile sul lungomare e nel quartiere di Florida Road, dove edifici residenziali e commerciali degli anni Trenta presentano balconi arrotondati, linee orizzontali, superfici colorate e soluzioni pensate per il clima caldo e umido. La tradizione Art Déco è ancora oggetto di interventi di conservazione: nel 2025 la Durban Art Deco Society ha premiato, per esempio, il recupero di Janora Court, edificio all’angolo tra Ninth Avenue e Florida Road, per il lavoro di manutenzione e valorizzazione dei suoi elementi originali.
La città offre anche esempi più recenti di un’architettura che cerca un rapporto diretto con l’identità del KwaZulu-Natal. Sul waterfront, il Nelson Mandela Cruise Terminal, progettato da Elphick Proome Architecture con Vusa Collaborative, inaugurato nel 2022 e candidato agli ArchDaily Building of the Year nel 2026, utilizza colori, texture e motivi triangolari ispirati all’artigianato zulu. Durante la stagione senza crociere, la struttura di 6.400 metri quadrati può inoltre essere convertita in centro congressi. Un altro intervento recente è lo ZAI Precinct nel quartiere di Greyville: premiato ai SAIA-KZN Awards 2025 come esempio di rigenerazione urbana, combina ristorazione, musica e spazi pubblici.
Inserire Durban nell’itinerario è semplice: voli interni collegano quotidianamente la città a Cape Town in circa due ore. Una volta arrivati, il King Shaka International Airport si trova a nord della città e il centro è facilmente raggiungibile in auto. La combinazione tra waterfront, quartieri culturali e architettura religiosa e commerciale rende possibile leggere Durban attraverso le comunità che ne hanno costruito l’identità urbana, dalla tradizione indiana e hindu alla cultura zulu fino alla produzione architettonica contemporanea.
Gauteng: dove l’art déco incontra il neoclassicismo
A solo 1 ora e 10 minuti di volo da Durban, la provincia del Gauteng porta i viaggiatori nel cuore del Sudafrica contemporaneo. Johannesburg offre una lettura della città attraverso architettura, memoria e trasformazione urbana. Il centro conserva una delle più importanti concentrazioni di architettura Art Déco del Paese, sviluppatasi durante la rapida crescita della città legata all’industria mineraria all’inizio del XX secolo. Nei quartieri di Maboneng e Braamfontein, invece, edifici e spazi esistenti sono stati riconvertiti in luoghi dedicati ad arte, design, ristorazione e spettacolo, contribuendo al fiorire della scena culturale e creativa della città.
A pochi minuti dal centro, Constitution Hill rappresenta un esempio di architettura della memoria: l’ex complesso carcerario, oggi sede della Corte Costituzionale, luogo simbolo della nascita della democrazia sudafricana e istituzione che tutela i diritti umani nel Paese, comprende anche spazi culturali, con gli edifici storici integrati con nuovi interventi e materiali recuperati dalle strutture originarie. Un altro luogo significativo è l’Apartheid Museum, progettato come un vero e proprio percorso architettonico attraverso la storia del Sudafrica: l’ingresso è scandito da sette pilastri che rappresentano i valori della nuova Costituzione, mentre edifici, spazi aperti e paesaggio accompagnano il visitatore in un percorso istruttivo e toccante.
A Johannesburg, anche la memoria culturale trova una traduzione nello spazio pubblico: il Masekela Memorial Pavilion, progettato nel 2019 da Adjaye Architects e dedicato al musicista jazz e attivista sudafricano Hugh Masekela, prevede una struttura in cemento con pietre provenienti da diverse aree del continente legate alla vita di Masekela che riprende la forma del lekgotla, tradizionale luogo di incontro e confronto, e la reinterpreta in chiave contemporanea come spazio aperto alla riunione e alla riflessione. L’elemento più riconoscibile è la copertura traforata appoggiata su quattro pilastri e ispirata alla flora sudafricana, lasciando filtrare la luce così da creare sul pavimento un gioco di ombre che cambia durante la giornata.
Nella vicina Pretoria, conosciuta anche come Tshwane in lingua tswana, gli imponenti Union Buildings, struttura neoclassica in arenaria rosa dalla caratteristica forma a mezzaluna, costruita nel 1910 su progetto di Sir Herbert Baker, dominano la città e i suoi giardini terrazzati. Più recente è invece il Javett Art Centre, progettato nel 2019 da Mathews + Associates Architects all’interno del campus dell’Università di Pretoria e dedicato all’arte africana. Il progetto, composto da una struttura in cemento ispirata alla montagna di Mapungubwe con facciata schermata da pannelli traforati che riprendono i motivi del tessuto in cotone Shweshwe, comprende gallerie, auditorium e spazi pubblici, oltre a una bridge gallery che attraversa una strada del campus e collega due parti dell’università.
Per spostarsi tra Johannesburg e Pretoria, un modo affascinante è salire sul Gautrain, un moderno e sicuro treno espresso regionale che collega direttamente l’O.R. Tambo International Airport ai principali punti di interesse della provincia.
Oltre ai suoi paesaggi naturali, l’architettura e i monumenti del Sudafrica raccontano la storia di una terra ricca di storia, patrimonio multiculturale e diversità, che si svela da una metropoli all’altra. Per conoscerla in modo approfondito, è possibile affidarsi ad esempio a Quality Group, che propone un tour giornaliero completo di Johannesburg, e a Big Mama, il cui itinerario in self-drive unisce storia, cultura, arte e natura di Cape Town e Durban.
Per maggiori info: www.southafrica.net/it
di Lidia Pregnolato per DailyMood.it
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