Connect with us

Serie TV

Beverly Hills 90210: Come eravamo, com’era l’America negli anni Novanta

Published

on

Una grande villa nel verde. Un apparecchio che gracchia, continuamente “sveglia, sveglia, sveglia” e ha la forma di una testa di pantera appesa al muro. Uno stereo suona musica rock. E Brandon Walsh, che ha il volto di Jason Priestley, prova a svegliarsi. Ma è in una città nuova, in una casa nuova, ed è il primo giorno in una scuola nuova. Meglio restare a dormire. Nella stanza accanto la sua sorella gemella, Brenda, Shannen Doherty, è già sveglia e pronta per andare a scuola. Ma non sa cosa mettersi. Inizia così il primo episodio di Beverly Hills 90210, la serie con cui tutti siamo cresciuti negli anni Novanta, e finalmente arriva su Sky dal 3 aprile. Inizia così e non ce lo ricordavamo affatto. Forse perché allora andava in onda su Italia 1, e bisognava sintonizzarsi all’ora giusta, e poteva capitare di perdere alcune scene. O forse perché è una serie durata molti anni e poi non è tornata spesso in tv. Così, a differenza di altre, non è una di quelle serie che abbiamo visto più volte. Ora è l’occasione giusta per tornare indietro agli anni Novanta. E ai nostri vent’anni. Dal 3 aprile arrivano tutte le dieci stagioni di Beverly Hills 90210. Per la prima volta dal 2001 in Italia, l’intero cofanetto della serie che ha lanciato star internazionali come Jason Priestley, Jennie Garth e i compianti Shannen Doherty e Luke Perry sarà disponibile on demand, in alta definizione e nel formato 16:9. Dalla stessa data, la serie partirà in modalità maratona su Sky Collection, per l’occasione rinominato Sky Beverly Hills 90210. Inoltre, dal 9 aprile andrà tutti i giovedì alle 20:30 su Sky Serie (con tre episodi a settimana): la stessa collocazione che la serie aveva negli anni Novanta sulla tv generalista.

Il pilota di Beverly Hills 90210: non c’è Dylan

La famosa sigla scorre, con i nomi degli attori in sovraimpressione, e non ancora abbinati ai volti come nelle sigle storiche della serie. Nella sigla immagini che evocano il lusso e l’atmosfera di Beverly Hills, quartiere altolocato di Los Angeles. Il primo episodio della serie è molto diverso dagli altri. Come si usava un tempo, è infatti l’episodio pilota quello che viene girato per essere un test della serie. A volte non viene approvato. A volte sì, e diventa la prima di tante puntate. Nel “pilota” di Beverly Hills, i protagonisti infatti hanno pettinature diverse. Brandon ha i capelli molto lunghi sulla nuca. Brenda li porta pettinati da un lato. Torneranno – il resto degli episodi si gira parecchi mesi dopo il pilota – con i capelli corti sulla nuca e con la proverbiale frangetta sulla fronte. E poi, nel pilota, non c’è Dylan McKay, Luke Perry, che avrebbe segnato in modo indelebile la serie. Al momento di scriverlo e girarlo, quel personaggio non lo avevano ancora trovato.

Dal Minnesota a Beverly Hills: il grande salto

Come tutti sappiamo, Beverly Hills 90210 è la storia di Brandon e Brenda Walsh, due gemelli che si trasferiscono in California dal freddo Minnesota. Con il tempo alla loro provenienza si pensò di meno. I due ragazzi si sarebbero integrati e sarebbero diventati di fatto due ragazzi californiani. Ma nei primi episodi il contrasto tra il Minnesota e Los Angeles si sentiva tutto. I due gemelli Walsh appaiono spaesati di fronte alla grande città, e questo, pur con le debite proporzioni, è qualcosa in cui molti si possono identificare. All’inizio, la serie punta molto sul racconto dell’ambiente privilegiato, altolocato: i ragazzi che arrivano a scuola in macchine di lusso, con tanto di parcheggiatore dedicato, le ragazze in tubini e minigonne e look da modelle. Brandon e Brenda non hanno problemi economici, ma certo non sono al livello dei loro amici. E questo, almeno all’inizio, si sente.

La moda negli anni Novanta

In Italia Beverly Hills 90210 arrivò nel 1992. In America andò in onda per la prima volta il 4 ottobre 1990. Gli anni Novanta erano proprio all’inizio. Ed è bello vedere gli abiti di allora. Kelly Taylor (Jeannie Garth) veste shorts di jeans con sotto pantaloncini da ciclista verdi fluo e una t-shirt arancione, o jeans a vita alta con cinturone e una camicetta bianca che lascia le spalle scoperte. Steve Sanders (Ian Ziering) si presenta ad una festa con una giacca nera da smoking indossata sopra una polo e un paio di pantaloncini bianchi. David Silver (Brian Austin Green) indossa sempre giacche molto ampie, dalle spalle larghe, ancora dal gusto anni Ottanta, su camice o magliette coloratissime. Ma, allora, non lo avevamo notato, porta una t-shirt dei New Order. E infatti il suo personaggio diventerà un deejay e un produttore. Brandon e Brenda, all’inizio, hanno ancora un altro stile. Jean e t-shirt molto semplici. Impareranno anche loro, soprattutto lei, il look californiano. Gli anni Ottanta erano finiti, il grunge e il nuovo punk non erano ancora arrivati. Il look è in un momento di passaggio. Non mancano i famosi maglioni di cotone e le giacche a due colori con le grandi lettere, da college. In generale, Beverly Hills vive di abiti coloratissimi: i verdi, gli arancio, i gialli, i viola. Eppure, non si ha mai l’impressione di vivere qualcosa di datato. Quello stile, quello delle high school americane, in qualche modo è rimasto ed è arrivato fino a noi. È un classico.

1990: gli ultimi anni di pace e prosperità

Ha qualcosa di particolare, di solare, Beverly Hills 90210. E non è solo la California. L’inizio degli anni Novanta era una sorta di età dell’oro, un’era idilliaca. Nel 1989 era caduto il Muro di Berlino ed era finita la Guerra Fredda. Al mondo intero si prospettava un lungo periodo di pace e prosperità. Non sarebbe durato: già poco dopo sarebbero scoppiate la Guerra del Golfo e quella nei Balcani. Ma allora chiunque ignorava tutto ciò. È forse quello che ricordiamo come l’ultimo periodo di serenità e di benessere economico.

L’America del 1990 e quella di Trump…

Vedere quell’America di allora e confrontarla con l’odierna America di Trump fa davvero colpo e lascia molta malinconia. Quella, e tutta quella del decennio precedente, era l’America che sognavamo, un mondo motivazionale, una continua ispirazione. Tutto quello che avveniva nel mondo avveniva prima là che da noi. Oggi dell’America i ragazzi non se ne curano: amano e sognano il Giappone e la Corea. E gli USA non sono più al centro della cultura e dei pensieri dei più giovani.

E alla fine arriva Luke Perry

E poi, un giorno arriva lui. Luke Perry, alias Dylan McKay. Entra in scena al minuto 8.20 dell’episodio 2. E salva un ragazzo da un atto di bullismo, connotandosi già come un eroe. “Forse è meglio se lo lasci stare”. Poche parole, ma dette in modo convincente. Dylan viene svelato lentamente. Prima arriva la voce. Poi viene inquadrato, in penombra, di spalle. E poi si gira, ed eccolo. Chiaramente ispirato a James Dean, è vestito in jeans, t-shirt bianca, e quei tipici giubbetti anni Cinquanta-Sessanta. È questo il mondo che vuole evocare. Anche i capelli, sparati in alto, ricordano proprio JD. È il “rebel without a cause”, un personaggio ben preciso, ben definito. Le Converse ai piedi e una Porsche vintage completano il quadro. Si chiama Dylan, come Bob Dylan, ma anche come il poeta Dylan Thomas, e di poesia se ne intende: tra un’uscita con il surf e l’altra legge Byron.

Aaron Spelling: “Luke Perry lo pago io”

Nel pilota di Beverly Hills Dylan McKay non c’era ancora. Ma, in quel primo episodio, si vedeva che mancava qualcosa. Nel bel documentario I Am Luke Perry, che trovate sempre su Sky e NOW, si racconta del suo arrivo nella serie. Serviva un personaggio particolare, un “bad guy”, un ragazzo problematico. E Dylan è stato costruito anche un po’ su Luke Perry. Aaron Spelling, il produttore, disse “lo pago io” alla Fox che non voleva investire in un altro ingaggio per un personaggio in più. Consci dell’asso che avevano nella manica, ecco l’ingresso in scena ad effetto di Dylan. Avrebbe fatto la fortuna della serie.

Beverly Hills 90210 non è il solito teen drama: è una storia di figli senza padri

Alla fine di quel secondo episodio, intanto, si comincia a capire che Beverly Hills 90210 sarebbe stata sì una serie solare, positiva. Ma che avrebbe avuto qualcosa di diverso dai tanti teen drama, che fino allora erano stati soprattutto film, che erano stati fatti. In quella storia spunta una storia di alcolismo. E, nel corso della serie, si sarebbe parlato anche di droghe, Aids, malattie, povertà. Alla fine di quell’episodio 2 vediamo anche Dylan provare a parlare con il padre senza ottenere risposta. E Steve parlare con la madre, famosa attrice, ma vedendola solo in tv. Beverly Hills è soprattutto una storia di figli senza padri e senza madri. E, in questo senso, è molto amara.

di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

5 Users (1 voto)
Criterion 15
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading
Advertisement
Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

4 − 3 =

Serie TV

Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883: Quei favolosi anni Novanta

Published

on

Max Pezzali e Mauro Repetto stanno per girare un video, il loro primo, vero, videoclip. Sono in una sorta di hangar e Claudio Cecchetto ha chiamato un regista di grido e una dozzina di modelle tra le più affascinanti sulla scena. Per vestire i nostri eroi ha chiamato lo stilista dei Take That. I due sono vestiti con canotte di rete o di velo nero, trasparenti, hanno delle catene al collo, dei pantaloni larghi. È uno dei grandi momenti – ma ce ne sono tantissimi – di Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883, seconda stagione della serie di successo Hanno ucciso l’uomo ragno – La leggendaria storia degli 883, su Sky e NOW dal 9 ottobre con i primi due episodi e poi con un episodio alla settimana. Come è andata con quel video e quegli abiti? Max e Mauro hanno deciso di fare di testa loro. Sono andati dal loro negoziante di fiducia a Pavia e hanno scelto i loro costumi di scena. Un chiodo e una giacca più lunga, entrambi di pelle nera, portati sopra un t-shirt scura e una camicia bianca. Anche il regista, poi, avrebbe cambiato idea: nel video si sarebbero visti più loro e meno le modelle. Parliamo del video di Sei un mito. Ed è un modo per dire che, ancora più della prima, la seconda stagione della serie è un viaggio immersivo negli anni Novanta. Gli anni in cui c’erano i dischi in vinile e le cassettine, c’erano i programmi tivù e radio che allora, per noi, che non avevamo smartphone e social, erano molto più importanti di quanto lo sono oggi. Erano gli anni del Festivalbar, del Karaoke di Fiorello, di Radio Deejay e Claudio Cecchetto che non solo mandava in onda i dischi di successo, ma li produceva. Nord Sud Ovest Est è tutto questo. È tanta musica. Le canzoni degli 883, da Come mai a Rotta per casa di Dio. E tutta la musica di quegli anni e di quelli precedenti: Iggy Pop, Simple Minds, Duran Duran, Radiohead, INXS, Smashing Pumpkins. E poi tutta quella dance commerciale che allora ci faceva ballare.

Erano anni semplici, gli anni Novanta. Tutti noi, come Max e Mauro (Elia Nuzzolo e Matteo Oscar Giuggioli), guardavamo all’America e all’Inghilterra come modelli di ispirazione come oggi i ragazzi guardano alla Corea e a Giappone, perché quei mondi ormai li danno per scontati. Ci si vestiva in modo semplice eppure efficace. I chiodi e le giacche di pelle nera, portate sui jeans e una camicia bianca o rossa, per Max. Una camicia celeste o gialla, portata aperta sopra una t shirt bianca, e pronta a svolazzare durante i suoi balli, per Mauro. Ma anche semplici camicie di denim, chiaro o nero, o un gilet di pelle da portare sopra una camicia bianca. Le giacche ampie e colorate, portate sopra pantaloni e maglie nere di Fiorello, con gli immancabili capelli lunghi raccolti in una coda, come li avrebbero poi portati in quegli anni tanti ragazzi. Ma anche le ragazze vestivano in modo semplice. La nostra amata Silvia (Ludovica Barbarito) è spesso in jeans e maglietta. O con uno di quei leggeri vestiti scollati con sotto una t-shirt bianca, come suggeriva la moda americana del grunge e come li portavano le ragazze di Beverly Hills 90210. Eravamo molto semplici. Ma eravamo belli così.

Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883 inizia dove finiva Hanno ucciso l’uomo ragno. Con una musicassetta che suona un provino di Max. Quel provino, che Max ha intitolato e scritto a penna sulla cassetta con il titolo “Canzone per Silvia”, è Come mai, uno dei più grandi successi del duo. Mauro, però, lo ferma e chiede. “Max, ma io, questa, come la ballo?”. Max, a quel punto, sfonda la quarta parete e si rivolge a noi che lo stiamo guardando. “Tanto lo avrete capito. Questo potrebbe essere l’inizio della fine degli 883”.

La seconda stagione della leggendaria storia degli 883 sta alla prima come il secondo album, Nord Sud Ovest Est, sta al primo, Hanno ucciso l’Uomo Ragno. È più matura, più a fuoco, più universale. Ed espande l’immaginario degli 883. La seconda stagione non è solo la storia di due amici, ma quella di un mondo, una Pavia mitologica con vista su Milano e sullo star system, e uno sguardo ancora più in là, verso il sogno dell’America. Ma Nord Sud Ovest Est non è solo la storia di un sogno. È anche quella del suo rovescio, dei dubbi che assalgono chi ha raggiunto la vetta. Nord Sud Ovest Est, intesa come la canzone ma anche la serie, è la storia di una grande crisi d’identità, di qualcuno che “si è perso nella notte”. In quel “questa io come la ballo?”, in fondo, c’è un’altra domanda, che tutti prima o poi ci siamo posti nella vita: “io chi sono?” “Qual è il mio posto nel mondo?”. A chiederselo è Mauro, ma la domanda se la pongono entrami gli 883. Chi siamo? La risposta è: “non lo so”. E sono queste parole ad entrare nel testo di Nord Sud Ovest Est. E solo adesso capiamo che quell’allegra canzoncina in stile mariachi nascondeva tanta malinconia e disorientamento, perché “forse quel che cerco neanche c’è”.

Nord Sud Ovest Est ci fa vivere da vicino la storia di Sei un mito, quella dei “tappetini nuovi, Arbre Magique”, che era più prosaica di quello che pensavamo. Ci fa capire che la festa di Rotta per casa di Dio era anche piuttosto importante, e il viaggio è stato anche più avventuroso di quello che dice la canzone. Ci fa vivere la ricerca dei “pezzi della maturità”, che i nostri troveranno decidendosi a pubblicare Come mai. Anche se è un lento. Anche se Mauro non la potrà ballare. Anche se, probabilmente, questa cosa lo porterà lontano da Max e dagli 883.

Già, Mauro Repetto, quello che a lungo per noi è stato un mistero. Quello che, ingiustamente, era stato definito “il ballerino degli 883”. Ma che, come abbiamo imparato guardando le due stagioni della serie, era il motore, l’entusiasmo degli 883, oltre che il coautore delle canzoni. Ecco, Nord Sud Ovest Est diventa ancora più intensa quando prova a entrare in quel mistero, a raccontarci tutto quello che è successo da quando i due hanno vinto il Festivalbar e il Festival Italiano con Come mai fino a quando gi 883 sono ricomparsi con Tieni il tempo, ma c’era solo Max con un’altra band. L’uscita di scena di Mauro è avvenuta lontano dalla ribalta, e il finale di questa serie prova a raccontarla. Ed è un momento folle, romantico, dolceamaro. Una delle scene più belle è quella in cui la macchina da presa coglie lo sguardo di Mauro mentre Max canta Gli anni, che ha scritto da solo. È il segnale che Mauro ha assolto il suo compito, proteggere il suo amico. Max, ora, può farcela da solo. E Mauro è pronto per un nuovo ruolo, per una nuova avventura. Sydney Sibilia l’ha fatto di nuovo, ci ha raccontato ancora un’incredibile avventura, una leggendaria storia. Nord Sud Ovest Est è un’altra delle sue storie d’amicizia e di nostalgia, di sogni e di follia, un’irriverente e romantica storia di punk, di pirati e di cowboy. E, come ci insegna Max Pezzali, i cowboy non mollano mai.

di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

0 Users (0 voti)
Criterion 10
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading

Serie TV

Dark Matter: Taron Edgerton e Jennifer Connelly dentro a oscure materie. È la serie dell’anno?

Published

on

Che cosa accadrebbe se la polizia vi fermasse e vi chiedesse spiegazioni sul fatto che sono stati trovati tredici cadaveri con il vostro volto e il vostro stesso Dna? Sarebbe difficile da spiegare. È così che inizia la stagione 2 di Dark Matter, su Apple Tv con episodi settimanali. È una serie di cui si parla poco, nel mare magnum dello streaming di oggi, forse perché è su Apple Tv, un servizio che hanno in pochi, forse perché non è una novità ma è alla seconda stagione. Ecco, Dark Matter è una delle serie (e non è l’unica) che vale già da sola l’abbonamento. È una delle migliori serie degli ultimi anni. È una serie che si avvicina molto a Lost e Westworld. Il senso del mistero, il coinvolgimento allo stesso tempo intellettuale ed emotivo, la spinta a continuare la visione e a volerne sempre di più sono le stesse. Come è lo stesso il livello di qualità, cinema trasportato nella serialità.

Ma torniamo un attimo indietro, alla prima stagione, per spiegarvi di cosa si tratta. Dark Matters è la storia di un uomo che si trova in una versione alternativa della sua vita. E non ce n’è solo una, ma una serie di vite che avrebbe potuto vivere. Secondo una teoria della fisica quantistica le nostre scelte possono scatenare ogni volta infinite vite parallele, infiniti mondi. Se non fossero teorici ma reali e qualcuno trovasse il modo per muoversi tra questi mondi, ecco che succederebbe quello che vediamo qui. Al centro della storia c’è una scatola, un cubo nero imponente come il monolite di Kubrick ed enigmatico come il cubo di Rubik.

Avevamo lasciato Jason, il nostro protagonista, arrivato finalmente nel suo mondo, accanto alla moglie e al figlio. A casa sua, in un porto sicuro. Il problema è che, nel suo mondo, si muove anche Jason 2, arrivato da un altro mondo, anche lui innamorato di sua moglie al punto da volersi prendere la sua vita. Lei, una sera, quando Jason 2 si presenta e si fa insistente, gli spara. Quando la polizia li scopre, Jason e la sua famiglia non hanno scelta. Scappare, entrare nel cubo, pensare positivo e trovare un nuovo mondo. Se non un mondo perfetto, quello migliore dove vivere una vita tranquilla. Sembrano trovarlo. Ma, come sappiamo, fino a che il cubo resta aperto e attivo può succedere di tutto.

Dark Matter è una serie incredibilmente magnetica, misteriosa, oscura. È un racconto che vive di una tensione palpabile e costante, di un senso di incertezza e pericolo che si percepisce a ogni sequenza. In questa seconda stagione lo schema è quello di Alfred Hitchcock e degli innocenti in fuga di tanti suoi film. Ma, man mano che la visione prosegue, in Dark Matter pensiamo sempre più a Steven Spielberg. In questa storia c’è la sua gestione della tensione e del mistero, la capacità di tenere lo spettatore sulla corda, ma anche la sua proverbiale attenzione all’umano. Una delle chiavi che rende appassionante questa storia sono i due protagonisti principali, Taron Edgerton e Jennifer Connelly, attraenti e carismatici, ma anche molto affiatati tra di loro. L’empatia con i personaggi è immediata ed è questo che ci tira dentro alla storia.

In questa seconda stagione ci sono poi degli spunti interessanti. Dark Matter sembra voler rispondere a quella suggestione a cui pensiamo in tanti e sempre più spesso. Cioè a come sarebbe davvero un mondo senza internet e senza connessione. In uno dei mondi possibili, infatti, l’uomo non è andato sulla Luna e questo ha fermato tutta un’idea di progresso. È romantico vedere i ragazzi ascoltare dischi e vedere i film in vhs, andare sullo skateboard e duplicarsi la musica. Anche se in questo mondo non si conoscono i Nirvana. Questo mondo, ve lo diciamo, ci piace molto. E piace anche ai protagonisti Ma, in quella che tutti gli effetti un’Odissea, è Itaca, l’approdo finale, la casa, o è solo un’isola in un continuo errare? Lo scopriremo solo vivendo.

Ma in questa seconda stagione Dark Matter diventa sempre più anche una riflessione sulla scienza, e sui confini e i limiti che deve avere l’iniziativa dell’uomo. Lo scienziato deve solo scoprire, innovare, o deve porsi delle domande sull’uso e gli effetti che potrebbe avere la propria scoperta? La risposta che si dicono i personaggi, in un flashback, è che se una cosa può essere fatta, va fatta. L’uomo non si deve fermare.

di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

 

0 Users (0 voti)
Criterion 10
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading

Serie TV

Brothers: Matthew McConaughey e Woody Harrelson sono Fratelli? Su Apple TV

Published

on

Uno è da anni uno dei “bellissimi” di Hollywood. L’altro è considerato un duro, un’affascinante canaglia. Sono due modi diversi di essere attraenti. Eppure, se li vedete uno vicino all’altro nelle loro foto da bambini e da ragazzi, Matthew McConaughey e Woody Harrelson si somigliano parecchio. Non è solo un fatto di tratti somatici. È proprio un modo di porsi, di sorridere, di guardare. E se fossero fratelli? È da questo spunto, e da quello che a quanto pare è uno dei rumour più affascinanti di Hollywood, che nasce Brothers, la nuova serie comedy dal 23 settembre su Apple TV. La serie segue McConaughey e Harrelson, che interpretano versioni romanzate di sé stessi, nel momento in cui la cui amicizia viene sconvolta quando scoprono un segreto custodito da decenni: potrebbero essere davvero fratelli.

Dopo che il matrimonio della figlia di Woody va in pezzi, l’attore decide di caricare tutta la famiglia e trasferirsi temporaneamente ad Austin, per trascorrere un lungo periodo nel ranch di Matthew. Quella che inizialmente sembra una vacanza rigenerante prende però una piega inaspettata quando Ma Mac, la madre di Matthew (Holland Taylor), lascia accidentalmente trapelare un segreto sepolto da anni: i due amici potrebbero essere in realtà fratelli.

L’autofiction è sempre interessante. È quel tipo di racconto in cui un personaggio famoso mette in scena se stesso, mettendoci il proprio nome, il proprio carattere, la propria personalità. Quel personaggio non è proprio lui, è “scritto”, è costruito ad arte. Ma è chiaro che porta sullo schermo qualcosa di sé, qualcosa di vero. Un esempio che abbiamo visto di recente è la serie tv Vita da Carlo, con Verdone che recitava in una versione verosimile di se stesso. Anche qui i due attori americani fanno qualcosa di simile: mettono in scena se stessi, esagerando pregi e difetti, vizi e virtù.

L’ultima volta che li avevamo visti insieme erano in una storia dalle tinte completamente diverse. Era la prima stagione di True Detective, serie capolavoro, che li vedeva insieme sfiancati, devastati dal peso del loro lavoro, dai loro fantasmi, da una vita che con loro era stata molto dura. Qui il clima è completamente diverso, solare, divertito e divertente.

Il fatto che, in Brothers, si mescoli realtà e finzione, fa sì che la serie abbia un tono particolarissimo, così come il ritmo. Non sono quelli che troveremmo in un film, ma neanche in una serie convenzionale. È un tono sospeso, giocoso, con i personaggi principali, e i loro attori, liberi di esprimersi, con una recitazione naturale e non effettata. I due ironizzano su alcuni lati del loro carattere e, in fondo, del maschio medio americano di mezza età. E così vediamo le bevute, il rodeo, le battute di caccia. Alla storyline principale, quella dell’amicizia e del segreto che unisce i due, ce n’è un’altra, che vede McConaughey in procinto di candidarsi a governatore. Brothers è la storia di un’amicizia virile, o una “bromance” come si direbbe oggi. Lo avremmo chiamato un buddy movie: per il suo formato la possiamo chiamare buddy serie. Ti amo poi ti odio poi ti amo poi ti odio poi ti amo, come diceva la famosa canzone. Tra i due funziona così.

Brothers parla di due uomini sui cinquant’anni, realizzati ma in qualche modo anche irrisolti. E anche dei rapporti con le loro famiglie, con le mogli e con i figli. Anche con le madri e con i padri, anche con chi non c’è più ma fa sentire la sua presenza. È una storia che gioca con le citazioni, come quella sulla serie Friday Night Lights, o come l’autocitazione in cui McConaughey rifà il famoso rituale che faceva in The Wolf Of Wall Street. Ha momenti molto particolari, come il funerale di un cervo, che è romantico e grottesco allo stesso tempo. Tutto raccontato in un fluire naturale, come la vita. D’altra parte, dobbiamo credere che qui Matthew McConaughey e Woody Harrelson siano davvero loro.

di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

0 Users (0 voti)
Criterion 10
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading

Trending