Connect with us

Lifestyle

Dal progetto Design The Challenge di We.Do Holding nasce il Manifesto del futuro dell’abitare

Published

on

Il documento, realizzato da architetti, studenti e sportivi, ha preso forma durante un workshop legato alla personalizzazione di 02Ice, la pista coperta di pattinaggio su ghiaccio più grande di Milano. Il gruppo dell’arredo ha già sostenuto la Wizz Air Venicemarathon e la Eurospin Verona Run Marathon Giuseppe Bincoletto (CMO): «È il primo risultato di un percorso che punta a trasferire l’etica sportiva della performance, della disciplina e della resilienza nel design di ogni ambiente»

Nell’anno delle Olimpiadi Milano-Cortina, nasce un Manifesto del futuro dell’abitare ispirato dall’etica sportiva applicata al design e incentrato sui reali bisogni delle persone. È questo il primo risultato tangibile di Design The Challenge, il progetto di comunicazione legato ai temi dello sport e dei valori sportivi lanciato da We.Do Holding, gruppo industriale attivo nel settore dell’arredo d’alta gamma, dell’interior design e del contract. Un progetto che ha portato il gruppo a sottoscrivere una partnership per la personalizzazione di 02Ice, la pista di pattinaggio su ghiaccio coperta più grande di Milano, situata in Piazza Città di Lombardia (all’interno del Palazzo della Regione) e aperta fino al prossimo 18 gennaio.

Tra le iniziative inserite nel programma Design The Challenge, che lega il design e gli eventi sportivi fino al 2027, si è svolto un workshop promosso da We.Do Holding con Poli.Design (il polo di formazione e ricerca post-laurea nel design del Politecnico di Milano) e I’m Possible (associazione che racconta la storia e l’evoluzione del Movimento Paralimpico e mira a sensibilizzare sui diritti delle persone con disabilità) negli spazi del Talent Garden di Milano, proprio a ridosso della pista di pattinaggio 02Ice. L’evento, guidato dalla design coach Beatrice Costa, ha coinvolto architetti, studenti e sportivi nella progettazione di un Manifesto dell’abitare incentrato sul Future Thinking, concepito come atto fondativo di un più ampio movimento culturale e progettuale che punta a ridefinire l’abitare in funzione dei bisogni umani e dell’etica della performance.

Il workshop si è aperto con il racconto dei tre macro consumer-trend contemporanei: la condizione di Affection Deficit generata dal crescente utilizzo di tecnologie, app e servizi, di fronte a cui i brand devono scegliere se supportare gli ecosistemi digitali o valorizzare le connessioni reali; la collaborazione tra generazioni resa necessaria dal Life-long Wellness, che richiede prodotti e servizi flessibili e rilevanti per ogni età, accompagnati da strumenti pratici e comunicazioni basate su dati scientifici; il tema del Beyond Green, che evidenzia la crescente domanda di tracciabilità e trasparenza per entrare in contatto con l’origine e la provenienza dei prodotti.

L’incontro è proseguito con tre round di interviste ai partecipanti, che hanno potuto esporre sia valori e modi di vivere che ambizioni e visioni future sull’abitare, per poi dare forma alle loro proposte con un’attività di prototipazione basata sui valori di equilibrio, resilienza e disciplina. Il Manifesto parte dal concetto di sostenibilità, che richiede trasparenza etica, intenzionalità circolare per favorire la riparazione e il riuso, e riconnessione con la natura. Per quanto riguarda il benessere, il Manifesto rimarca l’importanza del ritmo rigenerativo e dello scambio intergenerazionale. Il tema delle connessioni infine impone la necessità di un nuovo umanesimo capace di rendere lo spazio un rifugio sicuro, di un design che invita a condividere esperienze reali e di un’integrazione digitale che deve supportare la presenza fisica ed emotiva. In conclusione, il Manifesto lancia una chiamata all’azione per chiunque abiti, un patto per passare dalla responsabilità individuale al vantaggio collettivo, secondo la logica della connessione Human To Human.

«Il nostro obiettivo come partner e promotori di questo percorso è chiaro: trasferire l’etica della performance, della disciplina e della resilienza, che troviamo nello sport, nel design di ogni ambiente, dove le persone devono esprimere le reali necessità dell’abitare e del lavorare – afferma Giuseppe Bincoletto, Chief Marketing Officer di We.Do Holding –. Il benessere negli spazi non è un accessorio, è il fondamento della performance umana. Con questo workshop abbiamo dimostrato che questa visione può essere costruita solo attraverso la collaborazione tra eccellenza accademica e l’esperienza di chi vive la sfida ogni giorno, come gli atleti».

Il workshop che ha generato il Manifesto si è svolto accanto alla pista di pattinaggio 02Ice, che presenta una personalizzazione curata da We.Do Holding e dai suoi brand coinvolti nel progetto Design The Challenge. Gli spazi accolgono due teche espositive con una selezione di arredi iconici Busnelli e la cucina outdoor Copatlife, mentre DVO e Sitland firmano l’allestimento del palco, della lounge dedicata ai talk e delle sedute dell’area cambio pattini. A completare l’atmosfera, due lampade Rotaliana illuminano il palco e la lounge con un segno di luce essenziale. Prima di approdare a Milano per 02Ice, il programma Design The Challenge aveva preso il via in Veneto, con la sponsorizzazione della Wizz Air Venicemarathon, lo scorso 26 ottobre, e della Eurospin Verona Run Marathon, il 16 novembre. E il progetto continua fino al 2027, con una campagna di comunicazione multimediale che raggiungerà numerose testate sportive.

«Il lavoro quotidiano di un gruppo come il nostro – continua Bincoletto – si rispecchia in valori come dedizione, passione, sacrificio e spirito di squadra; valori che ogni giorno spingono gli atleti a superare i propri limiti e tagliare nuovi traguardi. Con “Design the challenge” vogliamo testimoniare il legame tra sport, design e benessere, rafforzando il nostro contributo alla valorizzazione delle iniziative sportive sul territorio, come, ad esempio, le imminenti Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026».

 

0 Users (0 voti)
Criterion 10
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading
Advertisement
Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

7 + 1 =

Lifestyle

TASCHEN SALE: cinque giorni per perdersi tra arte, moda, fotografia e design

Published

on

Arriva il TASCHEN SALE, l’appuntamento che permette di scoprire – e collezionare – alcuni dei titoli più iconici della casa editrice tedesca a prezzi decisamente speciali.

Da mercoledì 2 a domenica 6 settembre, i TASCHEN Store ospiteranno cinque giorni di promozioni, mentre online, su taschen.com, il sale sarà attivo da giovedì 3 settembre. Un’occasione interessante per chi ama l’arte e la cultura visiva, ma anche per chi sta semplicemente cercando quel libro capace di trasformare una libreria in una dichiarazione di stile.

La selezione attraversa infatti mondi diversi: arte, fotografia, moda, architettura, design, cinema, lifestyle e cultura pop, con sconti che arrivano fino al 75%.

Il fascino del grande libro

Tra le proposte in saldo ci sono nomi e titoli che raccontano la varietà dell’universo TASCHEN: dall’architettura di Gio Ponti e Norman Foster alla fotografia e all’arte di David Hockney. 220 for 2020, passando per Hokusai, fino al cinema di Stanley Kubrick’s The Shining.

E ancora: Miyake. 2nd Edition, Secret Teachings of All Ages, Donald Duck e persino i celebri TASCHEN Bookstands.

Una selezione che rende evidente la filosofia della casa editrice: il libro non è soltanto un contenitore di contenuti, ma può diventare un oggetto da vivere, esporre, regalare e collezionare.

Ed è forse proprio questo il bello del TASCHEN SALE: non sapere necessariamente cosa si sta cercando prima di iniziare a sfogliare.

Si entra per un titolo e si finisce per scoprire un fotografo, un architetto, un artista o un universo visivo completamente diverso.

Arte da sfogliare, anche a casa

Per chi ama costruire nel tempo una propria biblioteca personale, il sale rappresenta quindi un momento particolarmente interessante. Gli sconti fino al 75% permettono infatti di avvicinarsi a volumi spesso importanti anche dal punto di vista del formato e della qualità editoriale, trasformando un acquisto in un piccolo investimento sul proprio immaginario.

Un coffee table book può raccontare moltissimo di chi lo sceglie: una passione per la fotografia, un’ossessione per l’architettura, l’amore per la moda, la curiosità verso il cinema o semplicemente il piacere di avere in casa qualcosa di bello da aprire ogni tanto.

E, tra una copertina e l’altra, potrebbe anche nascondersi il prossimo libro preferito.

Quando

TASCHEN SALE
Nei TASCHEN Store: da mercoledì 2 a domenica 6 settembre
Online: da giovedì 3 settembre su taschen.com
Sconti: fino al 75%

Tra i titoli in promozione: Gio Ponti, Norman Foster, David Hockney. 220 for 2020, Hokusai, TASCHEN Bookstands, Donald Duck, Stanley Kubrick’s The Shining, Miyake. 2nd Edition e Secret Teachings of All Ages.

Il consiglio? Entrare senza una lista troppo rigida. Perché con TASCHEN il rischio più bello è sempre quello di uscire con un libro che non sapevi ancora di voler avere.

0 Users (0 voti)
Criterion 10
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading

Lifestyle

Benessere pet: 6 consigli per battere la loro “vacation fatigue” al rientro

Published

on

Il rientro dalle vacanze non pesa soltanto a chi deve tornare in ufficio, impostare la sveglia, accompagnare i bambini a scuola e ricominciare a fare i conti con il traffico. Anche per i cani settembre può rappresentare un cambiamento improvviso: finiscono le giornate trascorse sempre insieme, si accorciano le passeggiate, cambiano nuovamente gli orari e, spesso, tornano a passare molte ore a casa da soli.

Il fenomeno riguarda una platea ampia e dati recenti sul pet tourism confermano una crescita significativa in Italia, con un numero rilevante di famiglie che scelgono di partire in vacanza insieme al proprio cane o gatto (secondo i dati dell’indagine di Facile.it commissionata all’istituto di ricerca EMG, ben 4,6 milioni di italiani sono partiti per le vacanze in compagnia del proprio amico a quattro zampe). A questi si aggiungono tutti gli animali rimasti in pensione o affidati a qualcun altro: anche per loro l’estate è stata una parentesi fuori dalla routine. Tuttavia, il problema non è la vacanza in sé, ma la velocità con cui viene chiesto al cane di tornare da un giorno all’altro alla routine di prima.

“Durante le ferie cambiano tutto d’un tratto molti elementi della vita del cane: gli spazi, le persone, l’attività fisica e soprattutto il tempo trascorso insieme al proprietario”, spiega Iacopo Buccarelli, Brand Reputation, PR & Retention Manager di Kippy, specializzata nello sviluppo di dispositivi intelligenti per il monitoraggio e la sicurezza di cani e gatti.  “Molti pensano che, una volta tornati a casa, il cane ritrovi automaticamente le proprie abitudini. In realtà, ciò che lo aiuta maggiormente è la gradualità. Conoscere i suoi ritmi abituali e osservare come cambiano nei giorni del rientro permette di distinguere un normale periodo di adattamento da un segnale che merita maggiore attenzione”.

Ecco dunque sei accorgimenti per accompagnare il cane verso la routine di settembre senza trasformare il rientro in stress.

  1. Prevedere un piccolo “giorno cuscinetto”

Quando è possibile, il ritorno a casa non dovrebbe coincidere con la ripresa immediata del lavoro. Una giornata tranquilla permette al cane di ritrovare odori, spazi e cuccia prima che la famiglia riparta con i ritmi ordinari. Non serve riempirla di attività, dopo settimane di ambienti diversi e stimoli continui, anche qualche ora in cui non succede nulla ha un valore.

  1. Ripristinare gli orari poco per volta

In estate la giornata si ribalta: i proprietari, soprattutto con il caldo estremo di quest’estate, hanno limitato le passeggiate nelle ore calde spostandole all’alba o alla sera. Aspettare il rientro in ufficio per rimettere tutto a posto in una volta sola crea un passaggio troppo brusco. Negli ultimi tre o quattro giorni di ferie il consiglio è anticipare progressivamente sveglia, pasti e passeggiata mattutina di venti-trenta minuti al giorno, sono proprio questi appuntamenti prevedibili a restituire familiarità.

  1. Non passare da ventiquattr’ore insieme a otto ore di solitudine

Questo è tra i cambiamenti più difficili da assorbire per il cane, la solitudine va reintrodotta a piccole dosi già durante gli ultimi giorni di vacanza: prima mezz’ora di uscita senza il cane, poi un’ora, aumentando gradualmente. Meglio evitare le cerimonie di saluto e le feste al ritorno, che caricano di significato un momento che dovrebbe essere ordinario. Inoltre, trovare oggetti distrutti al rientro non è un dispetto né un capriccio, ma il comportamento tipico di un cane che si sente solo. Interpretarlo correttamente cambia la reazione, che in questi casi non dovrebbe essere il rimprovero.

  1. Evitare le compensazioni, di attività e di attenzioni

Dopo settimane di nuotate, sentieri e giochi con altri animali il cane può sembrare insofferente alle giornate tranquille, e la tentazione è concentrare tutto in una passeggiata molto intensa prima di uscire di casa. In media un cane ha bisogno di uscire 3-4 volte al giorno e l’ideale sarebbe un’uscita di circa 60 minuti. In questo contesto, funziona meglio un movimento regolare, che alterni camminate, esplorazione e attività mentali. Lo stesso principio vale per chi ha lasciato il cane in pensione: anche una struttura ben organizzata comporta rumori, animali e regole non scelti, e al rientro il rimedio non è un programma pieno di coccole e visite, ma uno spazio tranquillo con gli oggetti familiari e la possibilità di riposare. In entrambi i casi ciò che serve non è più affetto, è più prevedibilità.

  1. Controllare ciò che la vacanza ha lasciato addosso

Diversi effetti dell’estate si manifestano in ritardo, quando ormai il mare e la montagna sembrano un ricordo lontano. Il controllo al rientro è molto consigliato, soprattutto rispetto a questi tre punti.

Le zampe. Gli spazi interdigitali vanno ispezionati uno per uno per verificare che non si siano annidati corpi estranei, i forasacchi in primo luogo, che possono provocare infezioni anche gravi o parassiti come le zecche. La zampa del cane ha cinque cuscinetti digitali e un cuscinetto metacarpale, o metatarsale, più grande subito dietro: è tra questi che si nasconde ciò che sfugge a un’occhiata veloce.

Il naso e le orecchie. Sono gli altri punti, oltre alle ascelle e all’inguine, in cui i forasacchi si insinuano più spesso, e, soprattutto, il naso spesso è quello che si controlla meno. Le orecchie, inoltre, vanno asciugate accuratamente dopo ogni bagno: l’umidità che resta nel condotto è la prima causa delle otiti che compaiono a distanza di giorni dall’ultimo tuffo.

I parassiti. Le zecche restano attive fino all’autunno inoltrato, ma il rischio più rilevante di settembre è un altro: il flebotomo che trasmette la leishmaniosi è infettivo sopra i 19 gradi, il che rende la stagione a rischio estivo-autunnale, e i segni cutanei compaiono nella maggioranza dei casi ma con latenza. Un rientro senza sintomi, quindi, non è di per sé una garanzia.0

Un forasacco in un prato ad agosto può dare i primi segnali giorni dopo; le otiti da acqua compaiono a distanza dall’ultimo bagno; sale e sabbia rimasti tra i cuscinetti provocano irritazioni che si notano solo in città. Le zecche, inoltre, restano attive fino all’autunno inoltrato. Per questi motivi, un controllo accurato di orecchie, spazi in mezzo alle zampe, ascelle e inguine al rientro può essere molto utile.

  1. Osservare i cambiamenti rispetto alla normalità del proprio cane

Non esiste una quantità corretta di movimento o di sonno valida per tutti: conta la variazione rispetto alle abitudini abituali di quel singolo animale. Dormire più del solito nei primi giorni è fisiologico e corrisponde a una fase di decompressione dopo settimane di stimoli. Il punto è la durata di questo periodo. Ecco perché in questo senso il monitoraggio dell’attività e del riposo attraverso strumenti come Kippy Dog permettono di confrontare le giornate del rientro con quelle precedenti senza affidarsi alle impressioni: una variazione di uno o due giorni rientra nell’adattamento, mentre un cambiamento marcato o che persiste oltre una settimana potrebbe essere un motivo per rivolgersi al veterinario.

di Lidia Pregnolato per DailyMood.it

0 Users (0 voti)
Criterion 10
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading

Lifestyle

Back to school: la scuola ricomincia, ma nessuno torna davvero uguale

Published

on

C’è un momento preciso, alla fine di agosto, in cui l’estate smette di sembrare infinita.

Non succede quando si guarda il calendario. Succede quando, improvvisamente, su TikTok iniziano a comparire video di zaini nuovi, «first day outfit», agende colorate, scrivanie da sistemare, capelli da cambiare e interminabili wishlist di cose che, fino a una settimana prima, sembravano assolutamente inutili.

La scuola non è ancora iniziata, ma nella testa è già cominciata.

E forse è proprio questo il bello del back to school: non è soltanto il ritorno tra i banchi. È una piccola ripartenza. Un momento sospeso in cui tutto sembra ancora possibile e, soprattutto, in cui ci si può concedere il lusso di immaginare una versione nuova di sé.
Nuovo anno, nuovo zaino. Nuovi jeans. Nuova playlist. Nuovi capelli, magari. Nuove amicizie, nuove crush, nuove storie da raccontare.
E, naturalmente, un nuovo modo di presentarsi al mondo.

Il primo giorno comincia molto prima del primo giorno
Per i ragazzi di oggi il back to school non comincia davanti al cancello della scuola.
Comincia sullo schermo.
TikTok è diventato una specie di termometro collettivo delle tendenze: basta scorrere qualche video per capire cosa sta arrivando, cosa è tornato e cosa, invece, è definitivamente finito nel dimenticatoio.
Ci sono i video di shopping, quelli in cui si mostra tutto quello che è finito nel carrello per settembre. Ci sono gli outfit preparati con una precisione quasi cinematografica. Ci sono i «get ready with me», le trasformazioni dei capelli, i consigli beauty, le idee per personalizzare lo zaino e persino le strategie per sopravvivere al primo giorno senza sembrare troppo emozionati.
Perché sì, il primo giorno conta.
Non necessariamente perché qualcuno debba essere perfetto. Anzi.
Conta perché rappresenta una possibilità.
Quella di entrare in classe e sentirsi, almeno per un giorno, esattamente come ci si era immaginati durante l’estate.

La moda? Sempre più personale
La cosa interessante è che le tendenze tra i più giovani non sembrano più seguire una sola direzione.
Non esiste un unico «look da scuola».
C’è chi sceglie il preppy, con gonne, polo, cardigan e dettagli college. Chi continua ad amare il mondo sporty, fatto di felpe oversize, sneakers e pantaloni comodi. Chi pesca direttamente dagli anni Novanta e Duemila, tra denim, t-shirt vintage e accessori che sembrano usciti da un vecchio album fotografico.
E poi ci sono i baggy jeans, le silhouette rilassate, le sneakers protagoniste, le borse portate in modo apparentemente casuale e quell’arte molto contemporanea di mescolare capi costosi e pezzi trovati chissà dove.
Perché la vera tendenza, forse, è proprio questa: non sembrare troppo costruiti.
Anche quando dietro a quell’«effortless» ci sono quaranta minuti davanti all’armadio.
La moda dei ragazzi è diventata un grande collage. Prende un po’ dal vintage, un po’ dallo streetwear, un po’ dalla cultura pop e moltissimo dai social. Ma soprattutto prende qualcosa dall’identità di chi la indossa.
Lo stesso paio di sneakers può raccontare storie completamente diverse.
Ed è questo che rende il back to school così interessante: ogni corridoio diventa una piccola passerella, ma nessuno sembra volerlo ammettere.

Il beauty come dichiarazione d’identità
Anche beauty e capelli seguono la stessa regola.
Il trucco non è necessariamente lì per «farsi belle». Può essere un modo per giocare, sperimentare, cambiare.
Un eyeliner diverso. Un gloss. Un dettaglio luminoso. Un’acconciatura nuova. Una frangia pensata per settimane e poi tagliata in un pomeriggio.
E soprattutto i capelli.
Cambiarli prima di settembre è quasi un rito di passaggio.
Perché c’è qualcosa di profondamente simbolico nel presentarsi a scuola con un dettaglio che prima dell’estate non esisteva.
Come dire: «Sì, sono sempre io. Però vediamo cosa succede quest’anno».

Il ritorno porta con sé anche un po’ di ansia

Naturalmente il back to school non è tutto entusiasmo.
C’è anche quella piccola inquietudine che arriva quando le vacanze stanno finendo.
La paura di non essere abbastanza. Di non sapere con chi sedersi. Di ritrovare persone con cui qualcosa è cambiato. Di arrivare in una classe nuova. Di sentirsi fuori posto.
E qui i social possono essere contemporaneamente una compagnia e una trappola.
Da una parte raccontano che tutti stanno vivendo la stessa cosa. Dall’altra mostrano continuamente persone apparentemente perfette, organizzate, bellissime, circondate da amici e già pronte per il loro «new era».
Ma la verità è molto meno patinata.
Il primo giorno può andare male.
L’outfit può non convincere più appena si esce di casa. I capelli possono decidere autonomamente di avere una pessima giornata. Si può sbagliare aula. Si può mangiare da soli. Si può ridere nel momento sbagliato.
E va bene così.
Perché nessuno ricomincia davvero da zero.

La cosa più bella? Sentirsi diversi senza doverlo dimostrare
Forse è proprio questa la parte più interessante del nuovo back to school.
I ragazzi non cercano soltanto cose nuove.
Cercano sensazioni nuove.
Vogliono sentirsi più indipendenti, più sicuri, più liberi di scegliere chi essere.
E allora lo zaino nuovo diventa quasi secondario. Lo stesso vale per il paio di sneakers desiderato per tutta l’estate.
Quello che conta davvero è la sensazione di entrare in classe e pensare: «Quest’anno sarà diverso».
Anche se non sappiamo ancora perché.
Anche se magari non lo sarà affatto.
Ma settembre ha questa magia: permette di crederci.

E allora, che cosa vedremo nei corridoi?
Probabilmente un po’ di tutto.
Outfit sporty e look preppy. Jeans larghi e silhouette più ordinate. Sneakers protagoniste, accessori vintage, borse oversize e dettagli personalizzati. Beauty sempre più naturale alternato a momenti di sperimentazione. Capelli nuovi, soprattutto.
Ma soprattutto vedremo ragazzi che provano a raccontare qualcosa di sé.
Con un paio di scarpe.
Con una felpa.
Con un colore.
Con una playlist.
Con il modo in cui entrano in classe.
Perché il back to school non è mai soltanto «si torna a scuola».
È quel piccolo momento dell’anno in cui ci guardiamo allo specchio e decidiamo, anche solo per gioco, chi vogliamo essere nei prossimi mesi.
E forse è proprio per questo che, ogni settembre, ricominciamo tutti un po’ da capo.
Con lo zaino sulle spalle, il telefono in mano e quella strana, bellissima sensazione che qualcosa stia per succedere.
Anche se non sappiamo ancora cosa.

di Redazione

0 Users (0 voti)
Criterion 10
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading

Trending