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Sfilate

ARTHUR ARBESSER_SS 25

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Perché continuare a ideare nuovi vestiti? È una domanda che ci poniamo continuamente in studio.
Il “problema” è che, attraverso i colori, le stampe e i tessuti, percepiamo una grande gioia, apparentemente infinita. Sarebbe quindi davvero molto di!cile rinunciare alle idee, smettere di creare nuove collezioni e storie.
Ci sembra invece più giusto lavorare su collezioni il più piccole e compatte possibile, immaginandole come un messaggio gentile, intimo e completamente svincolato da pensieri legati al marketing.
Essere una realtà piccola, ma indipendente, regala un impagabile senso di libertà e conferma la possibilità di mantenere il “fare vestiti” una passione-progetto, genuina e giocosa, che non danneggi o invada eccessivamente l’ambiente circostante.

Come sempre, ci sediamo insieme in studio e pensiamo a una storia.
Come spesso accade, l’ispirazione viene dalle persone che ci circondano. Questa volta le mani a”usolate ed espressive del nostro stagista Francesco sono diventate il punto di partenza. Le abbiamo fotografate e, successivamente, trasformate in una stampa.

Sono le mani l’elemento chiave della collezione Spring25. Le mani possono raccontare molto: attraverso la creazione e l’espressione, il contatto fisico, i piccoli gesti o gli atti di gentilezza, come regalare un fiore.

Le mani della Spring25 non si limitano a un semplice tessuto: vogliono rappresentare la capacità di plasmare attivamente il mondo.

Una classica grafica vichy, astratta e a spina di pesce, rimanda al più tradizionale degli immaginari domestici – ricorda forse un canovaccio da cucina o il parquet con intarsi in legno delle case dei nonni, ma attraverso giochi di trasparenze con il tulle, mussole di cotone increspate e minuscoli plissé sovrapposti, queste grafiche apparentemente conservatrici rinascono.
Il tffetà, dall’aspetto elegante e regale, viene utilizzato per piccoli top estivi, abiti a colonna in plissé o grandi gonne da ballo, rifinite però con una comoda fascia elastica in vita.

Il cotone giapponese gessato, in bianco e nero, rappresenta invece, all’interno dei colori e dei movimenti vivaci della collezione, una pausa piacevole e lineare.
Vecchie fiches da poker colorate sono diventate gioielli, mentre cappelli e scarpe sono stati realizzati con vecchi tessuti per tende.
Questi esperimenti, quelli del nostro laboratorio creativo e ingenuo, sono qualcosa che ci sta particolarmente a cuore.
La moda è ormai un’industria dove numeri e dimensioni sembrano essere ciò che più conta, ma per noi il piccolo è giusto, il piccolo è saggio.

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COLLINI MILANO PE27 NIGHT MOVES – By Gianluca Capannolo

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Nella vibrante atmosfera dello Studio 54, dove la trasgressione si intrecciava con l’eleganza, prende vita la nuova collezione Spring Summer 2027 di Collini Milano 1937. Un vero e proprio viaggio attraverso l’estetica scintillante di un’epoca iconica, in cui figure come Bianca Jagger e la super model somala Iman hanno lasciato un segno indelebile.
Tra i temi presentati si trova la stampa coccodrillo, simbolo di audacia e raffinatezza, declinata su eco-pelle, Georgette e voile di seta. Questa ricerca si radica nel DNA del marchio storico milanese di pelle e pellicceria, che ha sempre saputo coniugare glamour e innovazione.
La collezione si arricchisce di materiali come il tweed dorato effetto stuoia, lavorato a taglio vivo. La palette di colori, un mix vibrante di verde cachi, moka, fard, glicine, pervinca, cobalto, oro e argento, dipinge un quadro femminile, trasportando chi indossa questi capi in un’epoca di glamour senza tempo.
Gli abiti in georgette di seta, protagonisti in questa collezione, sono talvolta adornati da volants e balze e raccontano storie di femminilità attraverso affascinanti trasparenze.
Le silhouette sono sempre sensuali, ritraendo una donna fuori dagli schemi.
I caftani leggeri, decorati con dettagli di piume, evocano immagini di serate indimenticabili, dove ogni movimento è un’espressione di eleganza.
Imprescindibili sono i capi realizzati in vari tipi di paillettes: abiti, trench giacche gonne. Ogni pezzo è il risultato di un’accurata lavorazione artigianale, con materiali e tecniche completamente realizzati in Italia, sottolineando l’impegno per la qualità e l’unicità.
Firmata da Gianluca Capannolo, questa collezione è un tributo a un’epoca e a un ideale di libertà e creatività che continua a ispirare. Ogni abito e ogni dettaglio raccontano una storia di glamour e femminilità seducente, tipica del brand milanese fondato nel 1937.

 

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McQueen Spring Summer 2027

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«Questa collezione è una celebrazione del potere incessantemente stimolante e trascendente di Londra. McQueen è una maison nata a Londra e l’atteggiamento intransigente e lo spirito sovversivo della città sono nel cuore stesso della maison.»

Seán McGirr, Direttore Creativo

LA COLLEZIONE

Londra: le sue strade, la sua sovversione, la sua energia e il suo atteggiamento. Le sue tensioni intrinseche: modernità e storicismo che convivono fianco a fianco. L’opportunità che si cela nell’ombra.

Un’euforia divina, dove il sacro e il mondo underground trovano una nuova sintonia. L’etereo e l’urbano: la palette della ritrattistica religiosa e i neon scoloriti dei rave underground.

Tulle delicatamente fumé e stampe floreali acide su organza di vetro riflettente. Purezza e trasgressione: raso laccato e luminoso e imbracature in pelle. Preziosi ornamenti metallici per il corpo realizzati dal maestro gioielliere Shaun Leane.

Una sartoria progettata con estrema precisione che sovverte le tradizioni di Savile Row, una pratica profondamente radicata nelle fondamenta della maison, muovendosi continuamente tra formalità e controcultura.

La sartoria scultorea con «ali d’angelo» entra in contrasto con completi rigorosi e slanciati. Tre silhouette maschili bespoke, concepite in collaborazione con Huntsman, sono realizzate in autentici tessuti di lana britannici.

L’abbigliamento da sera viene elevato attraverso l’arte trascendente dell’atelier. Ricami intricati ed essenziali. Jacquard notturni che sfumano nella trasparenza dell’organza.

Una bellezza autorevole e capace di trasportare altrove, come angeli nell’oscurità.

CREDITI
MASTER JEWELLER
SHAUN LEANE FOR ALEXANDER McQUEEN

Maestro gioielliere londinese e collaboratore di lunga data della maison. Formatosi nell’arte tradizionale dell’oreficeria nei laboratori di Hatton Garden, Leane ha sviluppato una pratica innovativa che supera i confini della gioielleria d’alta gamma, estendendosi all’arte attraverso creazioni visionarie uniche.

La sua prima collaborazione con McQueen risale al 1995.

Per la Primavera Estate 2027, Leane ha creato una speciale imbracatura in metallo prezioso, realizzata artigianalmente in argento riciclato, presentata nell’ambito del suo nuovo atelier, «12».

La collezione ripropone inoltre due pezzi d’archivio di McQueen firmati Shaun Leane: le sculture per il capo dell’Autunno Inverno 1998 «Joan», per gentile concessione di Barrett Barrera Projects, e dell’Autunno Inverno 2004 «Pantheon ad Lucem».

HUNTSMAN
SAVILE ROW FOR ALEXANDER McQUEEN

Con 177 anni di tradizione sartoriale e artigianalità bespoke, Huntsman riveste un ruolo fondamentale nella reputazione internazionale di Savile Row come destinazione per una sartoria caratterizzata da rigore e precisione senza pari.

Huntsman aveva già collaborato con McQueen in due occasioni, nel 2002 e nel 2012.

La Primavera Estate 2027 segna la terza collaborazione tra le due maison: Huntsman realizza tre look bespoke, ciascuno caratterizzato da una silhouette allungata, spalle esagerate e vita alta e stretta.

TEAM CREATIVO

Creative Director — Seán McGirr
Styling — Camille Bidault-Waddington
Casting — Julia Lange
Hair — Anthony Turner
Makeup — Daniel Sallstrom
Nails — Ama Quashie
Concept & Production Design — Tom Scutt
Art Director — SJ Todd
Music — A. G. Cook
Choir — Shard Voices
Movement Director — Ryan Chappell
Production — La Mode en Images & Farago Projects
Lighting Design — Matt Daw
Venue — The Undercroft, Lincoln’s Inn Chapel

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Il ritorno della grande couture: Fendi riscrive il dialogo tra moda e cultura

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Roma non è soltanto la scenografia della nuova Haute Couture di Fendi, ma ne è la protagonista assoluta. Nello scenario monumentale della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, la Maison romana ha trasformato uno dei luoghi simbolo della cultura italiana in un teatro dove moda e arte hanno parlato la stessa lingua. Una dichiarazione d’identità, prima ancora che di stile. Quella andata in scena il 9 luglio rappresenta molto più del debutto couture di Maria Grazia Chiuri alla guida creativa della Maison. È un ritorno alle origini, una riflessione sul patrimonio di Fendi e sulla capacità della moda italiana di raccontare sé stessa senza rincorrere tendenze effimere. Dopo gli anni trascorsi alla direzione creativa di Dior, Chiuri torna nella sua Roma e sceglie di farlo proprio là dove il dialogo tra creatività contemporanea e storia dell’arte diventa naturale. L’ingresso in passerella è preceduto da un cortometraggio ispirato a Histoire d’Eau, il film commissionato da Karl Lagerfeld nel 1977, reinterpretato per l’occasione dalla regista Valeria Golino. Un omaggio raffinato che prepara lo spettatore a una collezione costruita sulla memoria più che sulla nostalgia. La memoria, infatti, non guarda indietro: diventa materia viva, capace di generare nuove forme. La collezione si sviluppa attraverso una palette essenziale, dominata da bianco, nero, avorio e sfumature cipria. La silhouette è fluida, quasi liquida. Gli abiti sembrano sospesi nello spazio, mentre i cappotti couture rivelano un lavoro sartoriale minuzioso. La costruzione è rigorosa ma mai rigida; la femminilità emerge attraverso la leggerezza e non attraverso l’ostentazione. Si percepisce immediatamente il dialogo con Karl Lagerfeld, figura imprescindibile nella storia di Fendi. Chiuri non tenta di replicarne il linguaggio, ma ne recupera alcuni codici visivi, reinterpretandoli con sensibilità contemporanea. Le geometrie ispirate alla Secessione Viennese, i riferimenti all’universo artistico di Gustav Klimt e l’attenzione quasi architettonica alle proporzioni restituiscono una couture colta, costruita su riferimenti culturali profondi anziché su effetti spettacolari. Anche il luogo scelto amplifica il messaggio. La Galleria Nazionale d’Arte Moderna non è soltanto una location prestigiosa: diventa parte integrante del racconto. Le opere custodite nelle sale dialogano con gli abiti come fossero installazioni contemporanee, confermando quanto il confine tra arte e moda sia ormai sempre più sottile. Non è un caso che proprio negli spazi della GNAM venga inaugurata anche la mostra ”After-Un percorso di lavoro. Fendi/Karl Lagerfeld 1985” dedicata al lavoro di Lagerfeld per Fendi, un progetto fortemente voluto da Maria Grazia Chiuri, visitabile fino al 25 ottobre 2026, proprio la stessa mostra che la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea ospitò nel 1985. La scelta evidenzia una precisa volontà culturale: restituire alla moda il riconoscimento di disciplina artistica, tema sul quale la stilista si è espressa apertamente sottolineando come l’Italia, a differenza di altri Paesi, abbia ancora margini di crescita nel valorizzare il patrimonio creativo della moda all’interno delle istituzioni culturali. Sul front row il parterre è quello delle grandi occasioni: Sarah Jessica Parker, Monica Bellucci, Valeria Bruni Tedeschi, Eleonora Abbagnato, la famiglia Fendi e numerosi protagonisti del cinema e della cultura internazionale confermano il peso simbolico dell’evento. Ma, diversamente da molte sfilate contemporanee, le celebrities non oscurano la collezione: restano spettatrici di un racconto che appartiene innanzitutto agli abiti. Tra i dettagli più interessanti emerge la straordinaria qualità dell’artigianato italiano. Ricami quasi invisibili, lavorazioni tridimensionali, piume trattate come pennellate, pellicce reinterpretate con un approccio contemporaneo e sostenibile dimostrano come la couture di Fendi continui a fondarsi sulla maestria degli atelier romani. Questa sfilata assume inoltre un valore strategico per la Maison. Fendi sceglie infatti di riportare la couture nella propria città d’origine, riaffermando un’identità profondamente romana in un momento in cui il lusso globale tende spesso ad uniformare linguaggi e immaginari. Roma non viene rappresentata attraverso i suoi cliché monumentali, ma come laboratorio creativo, città dell’arte e della manifattura. Il risultato è una collezione che evita ogni eccesso. Non cerca il colpo di scena virale né l’immagine destinata esclusivamente ai social network. Punta invece sulla costruzione di un immaginario destinato a durare, nel quale ogni abito racconta una storia fatta di cultura, memoria e ricerca estetica. Più che una sfilata, Fendi ha costruito un manifesto. Un invito a rallentare lo sguardo, ad osservare il lavoro delle mani, a riconoscere nella couture un patrimonio culturale prima ancora che commerciale. In un’epoca dominata dalla velocità delle immagini, Maria Grazia Chiuri sceglie il tempo lungo dell’eleganza. E forse è proprio questa la lezione più preziosa lasciata dalla serata romana: il vero lusso oggi non consiste nell’eccesso, ma nella capacità di creare bellezza destinata a rimanere.

Courtesy photo of Fendi

di Elena Parmegiani per DailyMood.it

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