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Mattia Pajè. Fuori Terra

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Giovedì 12 maggio 2022 apre al pubblico Fuori Terra, mostra personale di Mattia Pajè a cura di Giovanni Rendina, ospitata nelle suggestive sale di Palazzo Vizzani, sede dell’associazione Alchemilla di Bologna. Promossa da Istituzione Bologna Musei | MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna e da Alchemilla, in collaborazione con Associazione BOCA e Gelateria Sogni di Ghiaccio, l’esposizione è parte del main program della decima edizione di ART CITY Bologna, il programma istituzionale di mostre, eventi e iniziative speciali promosso dal Comune di Bologna in collaborazione con BolognaFiere in concomitanza di Arte Fiera.

Fuori Terra è un gruppo scultoreo composto da figure umanoidi immerse in un ambiente installativo. Le sculture, modellate in resina bicomponente, sono organizzate in modo da formare diversi elementi aneddotici, leggibili come una cosmogonia creata dall’artista a partire da due alfabeti visivi: l’estetica new age e quella della televisione commerciale. Lo spazio nel quale sono installate è punteggiato da objet-trouvé, selezionati e dislocati dall’artista a seguito delle sue sperimentazioni su prodotti coinvolti nelle pratiche spirituali e pseudoscientifiche (con fini curativi, di crescita personale e di sviluppo di abilità paranormali), e di una serie di visite agli archivi televisivi che conservano allestimenti e scenografie. L’ambiente in cui gli oggetti sono inseriti è raccordato tramite l’utilizzo di argilla cruda che, applicata come isola di sostegno, permette ai nuclei scultorei di emergere da uno stesso indistinto strato grigio.

L’esposizione si sviluppa a partire dall’interesse dell’artista verso il concetto di verità. Il progetto volge uno sguardo particolare all’emersione di nuovi regimi di verità, rintracciabili a partire dai contenuti che popolano i social network, legati alla ripresa di tematiche “magiche” e teorie del complotto. Lo sgretolamento del fronte mainstream di informazione, che un tempo era animato principalmente da giornali e televisione, ha infatti lasciato posto sulle piattaforme online ad una molteplicità di teorie e forme di sapere esoteriche, spesso in antitesi rispetto al pensiero scientifico. Questo tipo di attenzione si incrocia con la pratica del disegno, che l’artista ha portato avanti durante i mesi di isolamento. La congiunzione che ne deriva, prende forma con l’opera installativa Fuori Terra, all’interno della quale l’artista presenta episodi mitici, riproducendo la pratica museale del diorama. Questa scelta espositiva è determinata dalla volontà di creare tensione tra l’aspetto educativo-scientifico e quello maggiormente legato all’intrattenimento. Il diorama, infatti, riproduce simbolicamente porzioni del mondo naturale sintetizzandone gli elementi e, pur ricalcando una prassi classificatoria e scientifica, presenta aspetti fortemente ludici e scenografici.

In occasione della mostra, sarà pubblicato un libro d’artista edito da Viaindustriae e realizzato grazie al supporto di Fondazione Del Monte

Giovedì 12 maggio alle ore 10.30, Mattia Pajè sarà uno dei quattro artisti protagonisti del ciclo ARTALK CITY. Incontri in Accademia con gli artisti del Main Program, promosso dall’Accademia di Belle Arti di Bologna in occasione di ART CITY Bologna 2022. L’artista dialogherà con Giovanni Rendina e Guido Molinari, in un incontro aperto al pubblico che si terrà in Aula Magna ad ingresso libero fino a esaurimento posti.

Alchemilla è un’associazione culturale che sostiene la ricerca, la sperimentazione e la produzione in ambito artistico, mettendo in relazione le figure professionali coinvolte, con particolare riguardo e cura verso i giovani talenti. Il suo spazio è pensato per ospitare artisti, curatori, performer e intellettuali, attraverso residenze e progetti espositivi. Ha sede a Palazzo Vizzani, tra gli edifici più significativi del Cinquecento bolognese, edificato fra il 1559 e il 1566 su iniziativa di Elisabetta Bianchini, vedova di Camillo Vizzani, poi ampliato nel 1732 dal Cardinale Lambertini, arcivescovo di Bologna e futuro Papa Benedetto XIV.

Mattia Pajè. Fuori Terra
A cura di: Giovanni Rendina
Periodo: 12 maggio | 12 giugno 2022
Sede: Alchemilla | Palazzo Vizzani, via Santo Stefano 43, Bologna
Promossa da: Istituzione Bologna Musei | MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna e Alchemilla
In collaborazione con: Associazione BOCA e Gelateria Sogni di Ghiaccio
Con il contributo di: Zunarelli – Studio Legale Associato e Z&C International s.r.l.
Ingresso: libero, contingentato durante ART CITY Bologna
Orari: sabato e domenica, h 16-20. Su appuntamento da lunedì a venerdì
Orari speciali per ART CITY Bologna (20-21-22-23 gennaio 2022):
Giovedì 12 (Inaugurazione), h 18 – 22
Venerdì 13, h 10-13 e 15-20
Sabato 14 , h 10-13 e 15-22
Domenica 15, h 10-13 e 15-20
Progetto grafico: Marco Casella

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Torna il mood del giappone ovvero il giapponismo della moda nel nuovo libro presentato a Milano

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Martedì scorso alle 18,30 è stato presentato nell’ atelier-museo di Flavio Lucchini Art presso lo spazio di Superstudiopiù (dalla forte personalità ed identità come spazio museale e tutto incentrato come Fashion Art Museum nella società attuale, ma che da anni si distingue con attività no profit e in questo periodo con un progetto di accoglienza al femminile come antidoto alla guerra in ucraina), un libro che è una sorta di vaso di pandora per chi si occupa di moda: il nuovo libro di Laura Dimitrio edito dalla casa editrice Skira.

Docente e studiosa di storia della moda, come recita il comunicato stampa “Laura Dimitrio ha compiuto studi specifici sul giapponismo e sulla moda italiana del Novecento. Tra le sue pubblicazioni vi sono saggi sul giapponismo italiano, sui costumi per la prima rappresentazione di Madama Butterfly e sulla condizione di lavoro delle sarte nel XX secolo“. Torna insomma quello che negli anni si è definito il “mood del Giappone” in questo bellissimo libro dal titolo evocativo “Non solo Kimono. Come il Giappone ha rivoluzionato la moda italiana” e che getta nuova luce non solo sulla moda italiana  da una prospettiva totalmente inedita (tra influenze e suggestioni orientali) ma anche innescando una sorta di racconto e flusso di evocazioni tra arte abbigliamento e stoffe, colori e tagli che rendono la moda di cui si occupa non solo oggetto di studio riguardo alla in
fluenza sul costume del Giappone nella moda italiana che ha generato, ma percorrendo ben  oltre quattro secoli di storia tra emozioni, episodi e retroscena da “dietro le quinte”  dagli anni 60 ad oggi. 50 anni di mood del Giappone come una sorta di cartina geografica che racconta curiosità ed aneddoti di stilisti di ieri e di oggi. Non a caso si è scelto Gisella Borioli, signora della editoria di moda in Italia (tra i tanti Vogue e Donna), per raccontare, declinando , questo viaggio; rendendo la coppia Borioli-Lucchini testimoni in modo diretto (come la realtà di Stuperstudiopiu dimostra da anni) , dei cambiamenti del mondo della fashion-art e dei suoi protagonisti in un mondo contemporaneo sempre più multi sfaccettato. Inoltre il volume vanta la prefazione di Akiko Fukai, direttrice e Curator Emeritus del Kyoto Costume Institute, insomma, massima esperta del giapponismo nella moda.

Andare insomma oltre la moda, nel mood del Giappone, perchè, come recita il comunicato stampa che rende questo libro di Skira un piccolo capolavoro : “quando si considera l’abbigliamento giapponese, il pensiero corre subito al kimono, che ha riscosso uno straordinario successo in Europa e in Italia fin dal tardo Ottocento. Da allora il suo taglio e i suoi motivi decorativi sono diventati fonte di ispirazione per gli stilisti desiderosi di proporre abiti con forme e decorazioni sconosciute alla tradizione sartoriale occidentale. Ma il kimono non è stato l’unico aspetto della moda nipponica a rivoluzionare lo stile italiano. A partire dagli anni Settanta, i fashion designer giapponesi d’avanguardia (Kenzo Takada, Issey Miyake, Yohji Yamamoto e Rei Kawakubo) con i loro abiti informi e asimmetrici hanno sovvertito i tradizionali canoni estetici e sono diventati un punto di riferimento anche in Italia per i creatori di moda anticonformisti. Tra la fine del Novecento e l’inizio del nuovo millennio si sono poi diffuse in Italia le subculture giapponesi, dalla moda kawaii ai cosplayers, alle Lolita“. 

Un libro, quello edito da Skira Editore davvero molto ben fatto. A partire della ricchezza dell’apparato iconografico corredato da immagini di riviste di moda, ma anche di bozzetti e da bellissime fotografie. Il tutto proveniente da archivi di case di moda e da musei del settore.  
Torna il mood del Giappone ovvero il giapponismo della moda? Forse. Ed il nuovo libro presentato a Milano ne è il più valido esempio.di Cristina T. Chiochia per DailyMood.it

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Il mood dell’arte contemporanea come arte di prossimità al MiArt

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Il diritto alla bellezza è realtà anche in Italia da molti anni oramai, a maggior ragione ora con l’entrata in vigore della legge n.22 del 2022 dello scorso Marzo. Ed è del fine dello scorso anno, al fine di incrementare il patrimonio pubblico di arte contemporanea, che il Ministero ha stanziato il PAC 2021 al fine di ampliare le collezioni di arte contemporanea in Italia. Forse per questo si fa sempre piu’ arte di “prossimità”, coinvolgendo sempre di più artisti, espositori del settore e collezionisti oltre che semplici appassionati o curiosi. Non è quindi un caso se il mood dell’arte contemporanea partecipa al bello della settimana milanese dell’ Art Week con un palinsesto di tutto rispetto e parallelo, rispetto alla fiera. Un vero e proprio “fuorisalone del bello nell’arte” che coinvolge  musei e luoghi della cultura e galleria,pubbliche e private, al fine di educare al bello i turisti ritornati a frequentare i palinsensti delle week milanesi e di creare progetti sempre più ampi, tra collettivi, collezioni e percorsi dedicati alla creatività contemporanea dal 28 Marzo al 3 Aprile 2022 presso Fieramilanocity e in tutta la città declinata totalmente in presenza, per la prima volta, dopo la pandemia accogliendo 21 paesie ben 150 espositori da tutto il mondo tra emergenti e grandi artisti e gallerie famose oltre che al grande evento di Gucci  C2CMLN shared by Gucci, dal 31 Marzo al 1 Aprile 2022. 
Un esempio sono stati tre appuntamenti nella zona sud di Milano presso Fondazione Prada di Milano, Fondazione ICA e Ordet che, durante l’art week milanese, inaugurando tre delle loro piu’ importanti mostre in seno al movimento di MAC ovvero la Milano Art Community che è uno dei collettivi piu’ interessanti di gallerie di arte contemporanea, fondazioni e spazi no profit di Milano aderendo alla Milano Art Week.  Prima tra tutte, la bella mostrache si concluderà il 22 Agosto dal titolo “USELESS BODIES?”  del duo di artisti Elmgreen & Dragset, che da molto segna anche “una delle indagini tematiche più estese mai realizzate da Fondazione Prada“. Come recita il comunicato stampa infatti: “Concepita per quattro spazi espositivi e il cortile della sede milanese, per un totale di oltre 3.000 m2, la mostra esplora la condizione del corpo nell’era post-industriale, in cui la nostra presenza fisica sembra avere perso la sua centralità tanto da risultare ormai superflua. Questo mutamento ha un impatto su ogni aspetto della nostra vita: dalle condizioni di lavoro alla salute fino alle relazioni interpersonali e al modo in cui registriamo le informazioni. Il progetto affronta anche le modalità con cui gli individui si adattano fisicamente a un mondo sempre più dominato da un immaginario bidimensionale, in particolare in riferimento dell’attuale pandemia“. Alla presenza dei due artisti, durante l’inaugurazione si è sottolineata appunto questa esigenza a detta degli stessi Elmgreen & Dragset:I nostri corpi non sono più i soggetti attivi delle nostre esistenze. Diversamente da quanto accadeva nell’era industriale, oggi non generano più valore all’interno degli avanzati meccanismi produttivi tipici della società contemporanea. Si potrebbe addirittura affermare che le nostre identità fisiche siano diventate più un ostacolo che un vantaggio. Nel 19° secolo il corpo produceva i beni di consumo, mentre nel secolo successivo ha assunto prevalentemente il ruolo di consumatore. Nel primo ventennio del 21° secolo il corpo detiene lo status di prodotto i cui dati vengono raccolti e venduti dalle Big Tech. In un’epoca in cui la mercificazione dei dati personali da parte delle aziende tecnologiche è di dominio pubblico – seppur inutilmente – e l’influenza di queste organizzazioni su ogni aspetto della nostra vita è sempre più dilagante, ci fa un po’ paura pensare al ruolo futuro dei nostri corpi.” Corpi che cercano aiuto. Che chiedono riscatto in un bilancio spesso impietoso seguendo proprio l’itinerario esterno del percorso espositivo. Basta guadare l’installazione di una semplice panchina o di una sala di attesa vuota aspettando un turno (ed unnumero…) che non arrivera’ mai che il pubblico incontra la propria solitudine.Lontano da tutto. Senza alba o colore. Dove il marmo si fa calco,al contrario dei capolavori di un tempo. Una pluralità di nulla, intenso come il tutto proprio perche’ piena di significati condivisi con chi guarda. Impietosamente,come nella realizzazione della piscina e del meteorite, o del volo (obliquo?), cercato senza pietà, in una caduta. Indagando , verificando. Esattaente come presso Fondazione ICA che, con la sua sede espositiva a pochi passi da Prada, incolpa il pubblico di guardare il dramma dei profughi come deportati alla morte. Con GEzeichnet, in mostra sino al 28 Maggio, l’artista svizzera Cahn Miriam porta il nucleo della vita nella morte inattesa che questi tempi hanno testimoniato con i morti del mediterraneo. Con una rappresentazione(anche qui del corpo) che tace e che parla, urla in particolari. Opere esposte con i colori della terra edel cielo, con la propria particolare versione del corpo umano e degli atti che lo caratterizza.Una mappa anche la mostra di Ordet. Lo spazio porta in scena il talento , per la prima volta in Italia di Afasta Nefasta sino al 28 Maggio , “la prima mostra personale in Italia dell’artista brasiliana Yuli Yamagata, incentrata su un gruppo di opere inedite all’interno di un allestimento che altera la configurazione dello spazio espositivo” recita il comunicato stampa che aggiunge: “traendo ispirazione dalla cultura di massa, le opere dell’artista si muovono al confine tra il reale e il visionario, invitando lo spettatore ad abbandonarsi alle possibilità del suo immaginario onirico. Un polpo, una lumaca, un paguro e un serpente – esseri tentacolari e morbidi che tuttavia portano dei segni della loro mutazione umana – popolano lo scheletro contorto delle stanze“. Quasi un combustibile in versione “anaerobica”, dove le creature di YAmagata  vengono tenute a bada dall’ambiente e dove la vera improvvisazione di impatto visivo per il pubblico, viene data dall’allestimento con una sorta di “gabbie” metalliche che abbattono il senso e la frustrazione del gia’ conosciuto tra scultura e pittura.
Un’ occasione quindi quella dei collettivi contemporanei che nella città milanese, hanno dato il via libera a un vero e proprio fuorisalone nel periodo in cui, il fuorisalone del mobile, sino a due anni fa, davvero c’era per un pubblico sempre piu’ eterogeneo e che getta uno sguardo tra le distanze dell’arte contemporanea che, inevitabilmente, in questo modo, vengono accorciate rendendola piu’ comprensibile, attettabile, prossima. Un’arte della prossimita’? Forse.

Sicuramente un bel modo di visitare e vivere in presenza, il mood dell’arte contemporanea, tra MiArt , MAC e collettivi sparsi in città, al fine di godere di una straordinaria Milano ArtWeek22 internazionale finalmente,in presenza.

di Cristina T. Chiochia per DailyMood.it

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Il mood della moda nella mostra sulla donna nel cinquecento veneziano

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In cosa consiste la bellezza femminile? E come esaltarla? Da sempre la moda di ogni tempo e luogo, si è posta questa domanda. Per rispondere su cosa fosse nel cinquecento veneziano ci pensa la bella mostra in corso a Milano ed aperta sino al 5 Giugno, presso Palazzo Reale offrendo anche degli esempi reali di gioielli ed abiti del periodo, dalla fattura davvero straordinara.  Esempi unici provenienti da musei prestigiosi che, anche alla luce di quelle leggi suntuarie che erano “espedienti finanziari” noti nella Repubblica Marinara del tempo (ma spesso comuni nelle società di tutti i tempi, al fine di tassare il lusso e avvalorare la richiesta di prestito di preziosi allo stato in particolare l’oro), rendono la fruizione della mostra ancora più interessante alla luce dei capolavori che vi si trovano, da Tiziano a Giorgione. Con oltre 50 dipinti con soggetti femminili infatti, nella mostra a Palazzo Reale a Milano organizzata del Comune di Milano Cultura, Palazzo Reale e Skira Editore in collaborazione con Kunsthistorisches Museum di Vienna a cura di Sylvia Ferino dal titolo  “Tiziano e l’immagine della donna nel cinquecento veneziano“, vengono esposti anche dei gioielli e tutti originali del periodo . Ma non solo anche il celebre abito che lo stilista Capucci realizzò nel 1994 in onore di Isabella D’este, posto proprio accanto al celebre capolavoro dipinto da Tiziano. Un viaggio nel tempo dell’arte del gioiello e della moda unico quindi,  attraverso la sua rappresentazione  in pittura , in una mostra che, come recita il comunicato stampa: “apre il 2022 con una grande mostra dedicata all’immagine della donna nel Cinquecento nella pittura del grande maestro Tiziano e dei suoi celebri contemporanei quali Giorgione, Lotto, Palma il Vecchio, Veronese e Tintoretto, dal 23 febbraio al 5 giugno 2022.Circa un centinaio le opere esposte di cui 47 dipinti, 16 di Tiziano, molti dei quali in prestito dal Kunsthistorisches Museum di Vienna, cui si aggiungono sculture, oggetti di arte applicata come gioielli, una creazione omaggio di Roberto Capucci a Isabella d’Este (1994), libri e grafica. “L’esposizione – afferma la curatrice – aspira a riflettere sul ruolo dominante della donna nella pittura veneziana del XVI secolo, che non ha eguali nella storia della Repubblica o di altre aree della cultura europea del periodo. La struttura portante dell’esposizione affronta in otto sezioni un argomento eternamente valido ma anche completamente nuovo, presentando l’immagine femminile attraverso tutto l’ampio spettro delle tematiche possibili e nel contempo mettendo a confronto gli approcci artistici individuali tra Tiziano e gli altri pittori del tempo”. Ruolo dominante della donna, padrona forse più che in altre zone del mondo del suo destino per l’epoca, ma che è sicuramente esemplificazione del mood della moda cinquecentesca, espressa anche dal trucco e parrucco, non solo negli abiti dipinti sulle tele e nei gioielli originali esposti nella mostra. Un rimando  diretto ad una Venezia cinquecentesca nota per la severità delle sue leggi suntuarie (a solo titolo di esempio, riguardo alle perle orientali per l’ elevato valore) ovvero a quelle leggi che portavano a pene severissime se venivano usati o realizzati alcuni gioelli o preziosi. Ritratti pittorici quindi che nascondono risvolti inediti, che danno quindi informazioni sulle donne che rappresentano proprio dall’uso dei gioielli dipinti: se donne sposate per esempio, potevano indossare particolari ornamenti (le perle  per esempio, solo per i primi dieci anni di matrimonio poi diventavano suocere e non erano quindi più nella posizione di nuora) mentre se cortigiane non ne potevano indossarne altri (ma che potevano usare per esempio la madreperla o il vetro soffiato). Se infatti, furono molti i decreti cinquecenteschi dei Consigli dei Dieci sull’argomento uso delle perle o sul realizzare perle di vetro simili con pene severissime: tagli della mano destra e dieci anni di esilio dalla città). Ma non solo. Anche la cosmesi contribuiva e veniva riprodotta poi dai pittori. Come ben spiega il catalogo della mostra, edito da Skira, l’idea che sta alla base del percorso è spiegare in cosa consiste la bellezza femminile, fuori e dentro: “[…]in linea di principio si presumeva che la bellezza esteriore riflettesse le qualità interiori: quindi, in quest’ottica, come si debbono interpretare gli indizi erotici, quel “certo lascivetto” che Firenzuola ritiene giovi senz’altro alla bellezza? Sembra quasi che, in particolare nei “ritratti” delle “promesse spose” della Repubblica, i pittori della Serenissima – da Giovanni Bellini a Giorgione, da Tiziano a Palma il Vecchio e agli altri produttori di “belle donne” – abbiano adottato questo modo di abbellire l’effigiata seguendo canoni ideali. Certamente le operazioni cosmetiche cui si sottoponevano le donne – la decolorazione dei capelli e un’infinità di altri stratagemmi – contribuivano a soddisfare i criteri di bellezza che Petrarca aveva già chiaramente celebrato nelle sue canzoni e che poi apparvero in forma codificata nei trattati di umanisti come Firenzuola. Questi potevano comprendere riccioli biondi, fronte ampia e liscia, sopracciglia meravigliosamente simmetriche, sguardo luminoso, morbide guance“. Bellissimi ,per esempio in tal senso, i quadri della terza sala della mostra, dove vengono proposti in una intera sala capolavori dove le donne diventano muse ma non vengono più considerate come cortigiane ma come mogli devote che mostrano i seni, perfetti, come suggello nuziale.  Nella mostra, prodotta da Comune di Milano e Skira Editore con la partnership di Fondazione Bracco, si offre insomma al visitatore un vero percorso emozionale nel mood della moda femminile dell’epoca tra la bravura dei pittori che riescono ad imitare l’apparenza dei vari tessuti e la consistenza dell’incarnato delle modelle, sino ad una idea di chiaroscuro che lascia al posto dello sfumato il ritratto vero e proprio. Dove i colori si perdono tra le pieghe morbide dei corpetti ed i velluti, gli occhielli d’oro e particolari di grandi maniche a sbuffo. Ricami e catenine, perle e anelli d’oro su mani che non hanno pace tra quelle di amanti o mariti, chissà. La moda del cinquecento irrompe tra simboli e gioielli. Interessante per esempio e’ la presentaza dell’anello twist nella teca della quarta sala dietro cui si cela il valore apotropaico del simbolo. Ricerca ancestrale, quella della moda, che rievoca simboli di purezza e non, come il rubino, simbolo di fertilità, legato allo smeraldo, simbolo di castità (ma con anche poteri curativi). Un mood che si rinnova, la bellezza femminile e su come esprimerla, un mood della moda nella mostra sulla donna nel cinquecento veneziano attraverso i capolavori dei grandi artisti unico ed interessante, a partire da Tiziano che, allora come ora, sono perenne specchio dei tempi.

di Cristina T. Chiochia per DailyMood.it

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