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1968. Un Anno

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Sabato 20 ottobre alle ore 11.00 apre allo CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma la mostra 1968. Un Anno, un grande racconto che si concentra, attraverso un taglio rigorosamente sincronico, su un anno chiave della storia del Novecento, restituito attraverso un’indagine all’interno dell’archivio dello CSAC, il cui primo nucleo nasce proprio nel 1968 e che oggi, a cinquant’anni di distanza, vanta una raccolta di oltre 12 milioni di materiali originali nell’ambito della comunicazione visiva e della ricerca artistica e progettuale italiana a partire dai primi decenni del XX secolo.

Attraverso idee, utopie, opere, progetti e oggetti datati o correlati all’anno 1968, individuati all’interno dei diversi fondi conservati allo CSAC, questa mostra vuole far emergere le trasformazioni nel sistema della comunicazione, i mutamenti socio-antropologici (i nuovi miti e i nuovi riti), e una nuova riflessione sul corpo e sull’ambiente, che esplosero in quell’anno. Ambiti e linguaggi differenti sono così affiancati per affrontare le contaminazioni e la coesistenza di diversificate culture.

Con la mostra 1968. Un Anno – a cinquant’anni esatti dall’esposizione dedicata a Concetto Pozzati, organizzata dall’Istituto di Storia dell’Arte dell’Università di Parma, che darà inizio al primo nucleo di opere della futura Sezione Arte dello CSAC – non si vuole suggerire uno sguardo

10. Achille e Pier Giacomo Castiglioni, Radioricevitore RR126, Progetto 1966, Produzione Brionvega 1966, plastica metallo e legno, cm 121 x 36,5 x 72

univoco, ma una serie di contraddizioni, confronti e nuove prospettive. Si intende proporre una riflessione sul tempo e sul concetto di sincronia che un grande archivio costituito da tracce di processi di ideazione, progettazione e realizzazione, è in grado di mettere in discussione.

L’ossatura della mostra all’interno del suggestivo spazio della Chiesa abbaziale di Valserena è costituita da una lunga timeline, composta da oggetti, immagini e cronache, affiancata da una sequenza di approfondimenti dedicati alla trasformazione del sistema delle immagini e delle differenti scale del progetto degli spazi e del territorio.

Emilio Vedova, Mario Schifano, Giosetta Fioroni, Mario Ceroli, Concetto Pozzati, Claudio Verna, Aldo Borgonzoni, Fabrizio Plessi, Rafael Canogar e William Xerra sono alcuni dei protagonisti di quella ricerca artistica che nel 1968 costituisce un punto di riferimento fondamentale per altri progetti legati all’immagine: come i reportage e le sperimentazioni fotografiche di Uliano Lucas, Nino Migliori, Mario Cresci, Carla Cerati, Ugo Mulas, a confronto con la cronaca registrata dalla agenzia Publifoto Roma; oppure le differenti strade del progetto grafico, pubblicitario e editoriale, che vede proprio nel 1968 la creazione del nuovo font Forma per la fonderia Nebiolo da parte di Aldo Novarese, affiancato da un team composto da Franco Grignani, Giancarlo Iliprandi, Bruno Munari, Ilio Negri, Till Neuburg, Luigi Oriani e Pino Tovaglia; o ancora l’esplosione della cultura beat e underground, con il progetto di Ettore Sottsass per la rivista “Pianeta Fresco”. Il linguaggio della satira sarà invece rappresentato da autori quali Renato Calligaro e Roberto Perini.

I molteplici canali della comunicazione televisiva sono raccontati attraverso i progetti di Armando Testa per Carosello, ma anche dai padiglioni RAI di Achille e Pier Giacomo Castiglioni e di Archizoom, oppure con la trasformazione degli apparecchi radio e TV prodotti da Brionvega.

La riflessione sul corpo è rappresentata a differenti scale: dal gioiello all’abito, dall’ideazione di nuovi luoghi della cultura giovanile alla ridefinizione della scena e alla riappropriazione dello spazio pubblico. Il confronto di molteplici sistemi di segni e iconografie avviene attraverso manifesti, progetti di abiti, rappresentazioni di gesti e reportage fotografici: dall’immaginario cinematografico e teatrale con i costumi provenienti dall’archivio della sartoria di Piero Farani (per i film Barbarella e Il cavaliere inesistente, per il teatro con Il Barone di Birbanza) alle sfilate happening ideate per Mare Moda Capri (Walter Albini) all’affermazione dell’uomo moda (Carlo Palazzi) e della maglieria (Albertina e Krizia).

La scala si amplia rispetto al progetto architettonico e territoriale: lo spazio dell’abitare è ridefinito da nuovi oggetti esito di sperimentazioni materiche (la poltroncina Jumbo di Alberto Rosselli) e da riflessioni metodologiche sul progetto di design come quelle di Enzo Mari. La città con le sue periferie cresce attraverso importanti interventi come il Gallaratese di Aymonino, o il quartiere Paolo VI di Taranto della Nizzoli Associati, mentre Gio Ponti riflette sulla forma del grattacielo. Le nuove infrastrutture che stanno trasformando l’Italia come i tratti autostradali con i suoi autogrill (come quello di Renzo Zavanella), o la modificazione delle coste con la creazione di insediamenti turistici (come la Costa Smeralda di Luigi Vietti e i villaggi Touring di Roberto Menghi), o con cui si vuole intervenire sul paesaggio come avviene con il concorso per il ponte sullo Stretto di Messina (qui rappresentato dalle proposte di Giuseppe Samonà e Pierluigi Nervi).

Anche la Sala delle Colonne dell’Abbazia di Valserena sarà parte del percorso espositivo, quale luogo di incontro tra archivi del territorio, con l’intento di suggerire confronti e connessioni. Qui si proporranno, a fianco di materiali degli archivi CSAC, alcuni approfondimenti su temi cruciali per questo anno. Grazie alla collaborazione con l’Archivio della Fondazione Teatro Due si documenteranno l’edizione del 1968 del Festival Internazionale del Teatro Universitario (Fondo FITU) e gli spettacoli realizzati dal Centro Teatrale Universitario (Fondo CUT). I rapporti solidali tra la città di Reggio Emilia e alcuni paesi dell’Africa australe, sviluppati proprio in quegli anni, saranno raccontati invece attraverso i materiali provenienti dall’Archivio Reggio Africa, prodotto dal Comune di Reggio Emilia e custodito e valorizzato da Istoreco (Istituto storico per la resistenza e la società contemporanea in Provincia di Reggio Emilia).

1968. Un Anno è curata da un gruppo di ricerca coordinato da Francesca Zanella e composto da Paolo Barbaro, Mariapia Branchi, Claudia Cavatorta, Giulia Daolio, Lucia Miodini, Paola Pagliari, Simona Riva (CSAC), Cristina Casero, Elena Fava, Roberta Pierangela Gandolfi, Sara Martin (Università di Parma), Chiara Torcianti (responsabile dell’archivio Reggio Africa per Istoreco – Istituto per la Storia della Resistenza e della Società contemporanea in provincia di Reggio Emilia), Giacomo Giuntini (Fondazione Teatro Due).

Grafica e allestimento della mostra sono a cura di Daniele Ledda (xycomm) ed Elisabetta Terragni (Studio Terragni Architetti).

VADEMECUM
Cosa: 1968. Un Anno
Dove:Abbazia di Valserena, Parma
Quando: 20 ottobre 2018 – 4 agosto 2019

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Eventi

Mostra “Io non sono roba tua”.

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Una mostra pensata per combattere gli stereotipi legati alla sessualità e ai rapporti tra i generi.

Valentina Angeloni, Adele Ceraudo, Paola Citterio, Claudia Ferrari, Pamela Giaroli

Siamo quotidianamente esposti a messaggi, immagini e video sessuali in qualche modo violenti o deviati e si parla di violenza in relazione al sistema culturale, al dibattito pubblico,alla propaganda politica e al mondo del web. Accettare come normali queste situazioni dissolve il limite tra oscenità e pudore e ci trasforma in spettatori passivi della brutalizzazione di un essere umano nei confronti di un altro presunto

diverso o, semplicemente, indifeso.
Per la mostra sono state scelte le opere di cinque artiste che interpretano il concetto di femminilità e ne rivelano le linee morbide, i confini fluidi e l’ unicità superando quella visione dualistica della società che ancora classifica le donne (e non solo) in categorie costruendo immagini tanto pervasive quanto limitate. Riconoscere che un individuo è un essere troppo complesso per essere rinchiuso in una sola narrazione ed essere classificato secondo genere o orientamento sessuale diventa un mezzo per creare empatia e cambiare il senso etico-estetico della società.
Ogni artista accoglie la propria e altrui specificità come risorsa indispensabile nell’ affermazione ed emancipazione dal proprio spazio interiore e si slega dalla dicotomia uomo/donna del prototipo femminista per essere riconosciuta come persona.
Nella pratica artistica di Adele Ceraudo il corpo è protagonista e si presta a diverse interpretazioni . La borsa di lana infeltrita secondo un gesto antico e squisitamente femminile da Paola Citterio ha un manico di ferro riciclato. Claudia Ferrari presenta un ritratto di donna dalle forme morbide e dagli occhi mascherati. La femminilità è molto liquida anche nei soggetti fotografati da Pamela Giaroli con scatti dai contorni sfumati. Infine la fotografia di Valentina Angeloni coglie la scritta “This is all about trust” in un loft di New York enunciando un concetto di vitale importanza.

Valentina Angeloni incomincia a fotografare finestre nell’estate del 2003, mentre studia Interior Design alla Parsons School di New York. Nel 2006 si laurea in Lettere Moderne a Milano con una tesi sui loft americani come spazi della produzione artistica. Dal 2006 al 2010 vive e lavora a New York, continuando a fotografare. Ispirato alle neo-avanguardie americane ed alla ricerca artistica di Ugo Mulas, questo progetto si concentra su realtà e interpretazione, sul confine tra interno ed esterno, creando immagini allegoriche con soggetti trovati. Tornata a Milano si specializza in fotografia d’arte e di interni lavorando per artisti, architetti e riviste di settore. Le sue fotografie sono state esposte a partire dal 2011 in Italia, Germania e Inghilterra. valentinaangeloni.com

Adele Ceraudo nata a Cosenza è conosciuta al pubblico come LADY BIC grazie alla sua capacità di rappresentare la bellezza e la forza della donna, interamente, con la penna BIC. Il suo lavoro è riconosciuto in Italia e all’estero. Pubblicata ed invitata da Accademie di Belle Arti ed Università, Adele ha recentemente avuto la sua prima retrospettiva al Pan di Napoli

Paola Citterio, dopo una laurea al Naba di Milano e una carriera nel interior design e nelle scenografie teatrali, si trasferisce a New York dove si dedica alla famiglia e alla creazone di sculture. Paola trova il suo equilibrio estetico mescolando la tecnica di assemblaggio di ferro riciclato a quella tramandata dalle donne della sua familgia di cucire e lavorare la lana. www.paolacitterio.com

Claudia Ferrari pittrice informale stende colori a olio su diversi supporti precedentemente preparati con cera a freddo. La base trattata e gli spessi strati di colore applicati con le spatole creano una tela bidimensionale.
I suoi lavori nascono da un atto spontaneo e imprevedibile che si manifesta solo dopo un lungo e spesso sofferto processo di introspezione. Claudia, dopo aver partecipato ad una residenza artistica alla TbsMilano, si è trasferita a Napoli dove si sta specializzando in arte terapia
anatomyofmylike.com

Pamela Giaroli è una fotografa italiana che, dopo aver studiato a Londra, si trasferisce a New York dove lavora per diversi anni come assistente dell’ artista americano Chuk Close. I soggetti delle sue fotografie sono persone reali incontrate nella vita. Ambientazioni urbane o d’ interni svelano protagonisti colti in un momento spontaneo, quotidiano.
Negli ultimi anni oltre che alla fotografia Pamela si dedica a progetti di artigianato e collabora con varie produzioni teatrali.

Tbs è un loft espositivo dedicato alla promozione dell’ arte contemporanea situato nel quartiere di San Cristoforo a Milano. Concepito come uno spazio interdisciplinare in continua evoluzione, ha all’attivo la curatela di mostre e l’ organizzazione di eventi e residenze per artisti. Ogni progetto partecipa al dibattito culturale e sociale facendo di Tbs un interessante hub nel contesto artistico milanese.

MOSTRA “IO NON SONO ROBA TUA”
28 marzo -18 aprile presso TbsMilano via Pestalozzi 4
Vernissage: giovedì 28 marzo 19.00-21.00

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FILIPPO MINELLI @ Spazio Leonardo ACROSS THE BORDER a cura di UNA

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UNA è lieta di annunciare per l’anno 2019 la prosecuzione della collaborazione con Spazio Leonardo, il nuovo contenitore di Leonardo Assicurazioni – Generali Milano Liberazione, con sede in Porta Nuova.

La programmazione a cura di UNA prevede una serie di tre mostre personali di artisti italiani che presentano un progetto site-specific per la gallery di Spazio Leonardo: Filippo Minelli (febbraio – aprile 2019); Elia Cantori (in collaborazione con la galleria CarDrde di Bologna, maggio-settembre 2019); Stefano Serretta (ottobre – dicembre 2019).

Per il primo appuntamento UNA porta a Milano il progetto Across the Border di Filippo Minelli (Brescia 1983), già presentato nel 2018 all’interno del programma di Manifesta 12, biennale europea d’arte contemporanea, a Palazzo Ajutamicristo a Palermo.

– Il lavoro di Filippo Minelli si inserisce in molteplici nuclei di ricerca che riguardano in primo luogo la classica tematica seicentesca del paesaggio, ampliata, attualizzata e ricondotta in termini in cui coincide un discorso politico e storico. A questa si somma l’indagine sui modelli partecipativi che ha portato l’artista a viaggiare per dieci anni incontrando persone e intessendo un network casuale di performers, producendo e mettendo in circolazione 44 bandiere, che formano appunto il progetto in mostra Across the Border.
L’artista definisce la propria ricerca “Estetica Transnazionale”, in grado di connettere la periferia al globale. Questa permette una creazione di simboli e “parole iconiche” per nuove ipotetiche nazioni pensate da una generazione che vive i confini non più in maniera tradizionale, ma che abita il mondo in forma fluida. Questa nuova estetica si manifesta su bandiere – per antonomasia i terreni ideali per l’identificazione e la segnalazione – che diventano medium per epifanici messaggi e neologismi: IODINE, medicinale per prevenire il cancro alla tiroide urlato su una bandiera di una piccola cittadina belga vicina a una centrale nucleare; BELEAF, da Mumbai, scritta con le foglie di un albero abbattuto che significa resurrezione, speranza della rinascita di una natura ormai addomesticata; HORMONES che diventa invece un gioco di parole con “HOR-MONES”, quindi “orrore”, specchio, secondo l’attivista libanese, degli orrori della classe dirigente del paese. –

Valentina Rossi

Filippo Minelli
Across the Border, a cura di UNA
opening su invito martedì 19 febbraio 18:30 – 21:00
mostra 20 febbraio – 4 maggio 2019
orari: dal lunedì al venerdì, 10:00 – 18:00

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Fruit Exhibition Settima Edizione

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Torna a Bologna Fruit Exhibition, il market internazionale dell’editoria d’arte indipendente che raccoglie le più interessanti pubblicazioni cartacee e digitali che includono libri d’artista, cataloghi, progetti grafici, riviste, cartotecnica e zine.

La settima edizione di Fruit Exhibition sarà ospitata per la prima volta nella sede dello storico Palazzo Isolani, che si affaccia sulla suggestiva piazza Santo Stefano nota per le sue Sette Chiese. L’evento aperto al pubblico con una selezione di oltre 100 tra i migliori editori indipendenti italiani e stranieri, presenta un programma di conferenze, workshop, mostre e installazioni.

Created with GIMP

Fruit Exhibition, che nelle tre giornate della scorsa edizione ha attirato un pubblico di oltre 6.000 visitatori, si svolge anche quest’anno in concomitanza con Arte Fiera e Art City, nel fine settimana che ogni anno Bologna dedica all’arte contemporanea, garantendo un importante afflusso di appassionati di linguaggi visivi contemporanei.

Come omaggio alla capacità di sorridere degli imprevisti e dei piccoli e grandi paradossi della vita quotidiana, Fruit Exhibition dedica il focus di questa edizione allo humor. Perché in Italia per occuparsi di cultura (e di editoria) è sempre necessario un po’ di buon-umore, perché c’è bisogno di leggerezza, di colori shock, di stupore, di ironia, di satira e anche di humor nella sua accezione viscerale di fluido corporale, forza vitale che trascina al di là della forma e degli stili.

Novità di quest’anno, il premio FIP – Fruit Indie Publishing, promosso da Fruit Exhibition in collaborazione con la storica cartiera Favini, e rivolto ai migliori prototipi di libro artistico, progetti editoriali indipendenti e zines. Il concorso è gratuito e rivolto a tutti gli artisti e editori che presenteranno entro il 15 marzo 2019 un progetto editoriale inedito, in formato digitale, che indaghi il tema dello humor e si distingua per la ricerca tecnica e formale in relazione ai contenuti. Scopo del concorso è far emergere la diversità e la vivacità espressiva del settore editoriale indipendente, per incoraggiare e omaggiare tutti gli artisti e creativi che hanno scelto il libro o la rivista come forma d’espressione, in quanto media e oggetto d’arte tradizionale e al contempo d’avanguardia.

Cronòtopo la narrazione della biblioteca attraverso l’arte è invece il progetto che l’artista Cosimo Veneziano ha concepito per l’anniversario di Salaborsa, a partire da una sua residenza nella città di Bologna che l’ha portato a creare manifesti e segnalibri per la storica biblioteca bolognese e realizzare infine, una mostra che si terrà nei giorni di Fruit Exhibition. Le opere che verranno esposte in biblioteca sono l’esito del lavoro che l’artista ha fatto sul luogo, conservando un forte legame con esso e con la sua memoria collettiva.

Tra le attività a cui si potrà aderire nei giorni del festival non mancano i workshop, come Indie Paper con Edizioni del Frisco e Francesco Ciaponi incentrato sul fenomeno della rinascita dei magazine indipendenti per concludere con la progettazione e realizzazione di una zine o un magazine a tema libero e rigorosamente analogico; oppure Art Tattoo Shop con Erik Kessels e Chantal Rens dove i due artisti danesi inviteranno i partecipanti a creare e giocare con immagini e collage.

Per Informazioni: www.fruitexhibition.com

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