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Simone Monsi “New Blabs on Clouds and Planes”

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UNA presenta al pubblico la mostra personale di Simone Monsi: New Blabs on Clouds and Planes, secondo appuntamento del programma espositivo annuale in collaborazione con Spazio Leonardo, il nuovo contenitore di Leonardo Assicurazioni – Generali Milano Liberazione.
Il progetto site-specific sviluppato da Monsi per la Gallery di Spazio Leonardo parte dall’osservazione di fenomeni atmosferici anomali, causati dall’eccessivo inquinamento derivante dall’intervento umano sull’ambiente, e dalla loro percezione mediata da internet.

La mostra comprende un nuovo ciclo di Transparent Word Banner, lievi strutture in plexiglass colorato che riportano frasi tratte dal dibattito mediatico sulla modificazione climatica, e alcune sculture della serie Capitolo Finale, soffici totem-mano di stoffa tappezzate da immagini collezionate seguendo l’hashtag #sunsetporn, in cui compaiono tramonti tanto belli, quanto innaturali.
In occasione della mostra, verrà prodotto un catalogo con un testo critico di Rossella Farinotti e le installation view del progetto site-specific.

L’azione visiva di Simone Monsi rielabora messaggi diffusi e scovati su Internet. L’artista si riappropria di immagini di diverse tipologie, che raccoglie ossessivamente per una catalogazione personale, con un metodo quasi induttivo: dal generale al particolare. Monsi è attratto dal pensiero collettivo, che rende intimo, portandolo a sé e re-indicizzandolo come una pacata, quasi piacevole, denuncia critica. Questo avviene attraverso la messa in gioco di rielaborazioni visive puramente estetiche. Come rendere appetibile, chiaro e sintetico un pensiero buttato in rete e confuso tra gli altri, che, in realtà rappresenta qualcosa di tragico, denso e, di fatto, comune?

Simone Monsi, New Blabs on Clouds and Planes
opening su invito mercoledì 20 giugno 18:00 – 21:00

Quando: mostra 21 giugno – 14 settembre
orari: dal lunedì al venerdì, 10:00 – 18:00
dal 6 al 24 agosto la mostra osserverà i seguenti orari:
lunedì – giovedì 10:00-12:30 // 14:30-17:30 | 15 e 16 agosto chiuso

Dove: Spazio Leonardo
via della Liberazione 16/a, 20124 Milano
www.leonardoassicurazioni.it

Per informazioni: info@unagalleria.com | + 39 339 17 14 400 | + 39 349 35 66 535

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Eventi

Le icone di femminilità di Boldini nella mostra a Bottegantica

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Eterno Boldini. Mostre splendide su Boldini ed il suo rapporto privilegiato con il mondo della moda parigino della bella epoque in Italia ce ne sono già state e ce ne saranno tra il mood della eleganza e delle femminilità. Ma sicuramente una occasione inedita, per vedere autentici capolavori come sintesi di un mood sulla femminilità. è la mostra proposta a Milano presso la galleria d’arte Bottegantica che dal 14 ottobre 2022 al 3 Dicembre 2022, ad ingresso gratuito resta una occasione per un viaggio in quelle atmosfere “luccicanti”, che hanno fatto del lavoro di Boldini una sintesi apprezzatissima dall’alta borghesia del tempo a lui contemporanea creando vere e proprie icone di femminilità apprezzate anche ora, tra i collezionisti ed i galleristi (non si dimentichi che proprio ). Perchè tutti, in fondo, desiderano risplendere e prima dei tempo di Instangram, durante la bella epoque, sicuramente essere ritratti dal pittore ferrarese rappresentava una occasione per farlo.

Come recita il comunicato stampa infatti: “a quattro anni dall’ultima mostra Giovanni Boldini. Opere su carta, Bottegantica torna ad omaggiare il grande maestro ferrarese con un’esposizione monografica dedicata al fascino intramontabile della sua opera dal titolo Eterno Boldini. La mostra, a cura di Francesca Dini, massima esperta dell’artista e autrice del Catalogo ragionato dell’opera di Giovanni Boldini, ripercorre la carriera del pittore ferrarese dai primi anni parigini ai ritratti femminili di primo Novecento attraverso un accurato accostamento tra opere note e inedite. La mostra riunirà un’ampia ed accurata selezione di dipinti, acquerelli e disegni, con l’intento di mettere in luce la versatilità dell’artista, fine compositore delle sue opere, raffinato disegnatore e virtuoso pittore”. Un’occasione unica per fare un viaggio nella essenza di Boldini, tra il mood della eleganza tra gestualità ed attitudine appunto rappresentate con maestria e quello della femminilità attraverso le pose ammiccanti del portamento o nel sorriso vivace delle sue clienti-modelle slanciate a dismisura in tele enormi, lui che era un signore italiano davvero molto basso, in un mondo fatto di “stranieri” che volevano apparire in una immagine sempre più pubblica attraverso un ritratto tra i loro accessori alla moda, in particolare nei ritratti femminili dove i ventagli, le scarpe, oppure gioielli indossati in pose studiate ad hoc e quei cappellini tipici di quegli anni che nella sua rappresentazione dinamica , lo hanno reso cosi famoso proprio perchè creavano vere e proprie “icone” di femminilità.

Icone fragili, quelle di Boldini, tra essere e rappresentazioni femminili.  Sguardi e volti di “come si vorrebbe essere” e di come ci si compiace di essere rappresentati e poi lui, il suo colore pastello, i suoi vortici di luce persi nel movimento. Eterno Boldini. Che nelle opere proposte a Bottegantica, offre una riflessione sui rapporti tra l’artista Boldini e ciò che ritrare: che si tratti di un paesaggio della laguna veneziana, un locus amoenus a sfondo settecentesco parigino o un suo tipico ritratto, dove la forma spesso diventa contenuto. Ma dove il contenuto si trasforma in contenitore, che è appunto spesso il soggetto femminile “di moda”. In un gioco allegro tra pittura come forma d’arte ma dove l’alta moda parigina, viene testimoniata in tutto il suo splendore, nella rappresentazione dei dettagli, tra colore, luci, ombre e parti anatomiche femminili che, in questo modo, risaltano ancora di più. La moda quindi non come vezzo ma come tratto del carattere borghese. Nei grandi ritratti proposti a Bottegantica lo sguardo si perde nei dettagli: tra le trame dei dipinti e degli abiti e dei gioielli indossati (ma anche gli altri preziosi rappresentati come gli arredamenti fino ai dettagli  della pelle di animali selvaggi stesi come tappeti) ed i sorrisi delle signore ritratte nel lusso. Cosi, tra pennellate, luci ed ombre,si concentra tutto quello che era il mondo di riferimento di questo pittore “così in voga” in quegli anni e dove accontentare il cliente era tutto. Eterno Boldini . Così la sua fama aumentava come l’immagine pubblica di chi ritraeva.

Scelte comunicative così attuali che fanno della mostra in questa galleria una perfetta sintesi della bravura di questo pittore. Che sapeva sfruttare appieno questa sua dote rendendo come la moda, le sue modelle vere e proprie icone di femminilità. Da visitare.

Copertina: Giovanni Boldini – Vecchia canzone, 1871-72, olio su tavola, 15×23 cm

di Cristina T. Chiochia per DailyMood.it

 

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Pierre et Gillest he Colours of Time 10 November–30December2022

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Galerie Templon has chosen the subtly engaged work of Pierre et Gilles to see out 2022 on the Rue du Grenier Saint-Lazare space in Paris. With The Colours of Time exhibition, the couple, famed for their portraits where painting and photography meet, unveil a series full of sensitivity, bearing witness to the contradictions of our time.

In a carefully designed layout, Pierre et Gilles present the works they have produced over the last three years. Their paintings, all unique, are meticulously executed in the intimacy of the studio, using life-size custom-built sets. Pierre directs the initial photo session, with Gilles then undertaking a slow process of hand-painting directly onto the canvas print. The result, an artisanal and ambiguous photographic painting, offers a vision of the world that is both enchanting and disturbing, a universe where the sensuality of colour transfigures each subject.

The exhibition opens with a short series in homage to Ukraine. The promise and The harvests of sorrow delicately depict young Ukrainians weeping for lost innocence and peace.
Opposite them, a masked self-portrait of the artists posing crouched like gopniks invites all of us together to watch over a world in full meltdown.

Their attentive, solemn and unconventional vision is then expressed through a vast gallery of portraits with contrasting atmospheres. Like a newspaper, the exhibition testifies to the turmoil of current events as well as the artists’ many encounters and their most visceral concerns. For example, references to studio movies sit alongside a nod to visual artist Hans- Peter Feldmann. They reinvent archetypal characters: the Jean Genet-inspired romantic prisoner, the homeless man with a big heart, the young drug dealer from the suburbs, angelic beggars and nostalgic sailors. Strangers discovered on Instagram rub shoulders with their friends and a few familiar faces, such as actors Fanny Ardant and Tahar Rahim.

In the basement, religious subjects inhabit an underwater climate, where plastic waste from the ocean accompanies the descent into hell of creatures of darkness. Discreetly, unobtrusively, Pierre et Gilles thus evoke many of the issues debated by today’s society, from questions of sexual identity to the phenomena of social exclusion, decriminalisation of soft drugs, religious tolerance and global warming. Neither unequivocal illustration nor manifesto, their work invites nuance, humour and questioning in an enchanted celebration of creativity and beauty.

Internationally renowned artists Pierre et Gilles have been producing works together since 1976, creating a world where painting and photography meet. Their art has been the focus of numerous major exhibitions, including a retrospective at the Maison européenne de la photographie in 1996, New York’s New Museum in 2000, the Museum of Contemporary Art in Shanghai in 2005, and Jeu de Paume in Paris in 2007. In 2017, a comprehensive retrospective entitled Clair-obscur was held at the Brussels Musée d’Ixelles before moving
to MuMa in Le Havre. In 2018, they exhibited at the K Museum of Contemporary Art in Seoul.
In 2019, two major exhibitions, La Fabrique des idoles at the Cité de la Musique – Philharmonie de Paris and Le goût du cinéma at the La Malmaison art centre in Cannes, met with spectacular public and critical success. Most recently, in 2022, their work was the subject of the Troubled Waters exhibition at the Spritmuseum in Stockholm.

To accompany the exhibition, Editions Galerie Templon is publishing a catalogue with a text by Paul B. Preciado and interview with Edouard Louis.

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Il mood della moda pop di Andy Warhol a Milano

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Arriva il “Pop” a Milano. Torna il mood del “pop” come arte popolare ma anche come mood della moda pop di quegli anni come provocazione espressiva sulla bellezza e la sensualità delle donne, sia che si trattasse di Marylin Monroe o la Gioconda di Leonardo da Vinci.

La moda pop come sintesi espressiva di quel “Very Popular Art”, insomma.
Così si  è inaugurata ieri presso la Fabbrica del Vapore di Milano la bella mostra che già dal titolo parla del suo grande protagonista, Andy Warhol e la sua arte.
Con ” Andy Warhol: la pubblicità della forma”il mood del pop incontra il concetto inedito della pubblicità di quegli anni. Grazie a ben oltre 300 opere, tutte suddivise in aree tematiche (ben sette e dislocate su due piani), svolge il suo racconto in ben 13 sezioni.
Dal suo essere un illustratore commerciale, insomma, al suo essere il re della pop art.
La parabola comunicativa di Warhol in un vero e proprio mood che racconta anche il suo amore per la moda, espresso appunto in modo pubblicitario.
Accanto alle iconiche immagini di dive, celebrità femminili del cinema e della politica, sono i famosi abiti di carta a colpire nella mostra, La mostra , promossa dal Comune di Milano e da Navigare e che sarò aperta sino al 26 Marzo 2023, vanta poi la curatela di Achille Boniyo Oliva e per ARt Motors, Edoardo Falcioni che con passione, ha fatto da “navigatore” ai giornalisti durante la preview. nel mondo Wahrol.
Partner poi anche BMW , in mostra, infatti, anche la storica Bmw auto dipinta da Warhol nel 1979 con il video originale che racconta l’impresa artistica.
Tanti gli oggetti in mostra, si diceva, sicuramente da segnalare alcuni abiti pubblicitari tra cui quelli della famosa “Souper Dress” . 
Anni ruggenti nel mood della pop art quelli degli anni 1960 che segnano l’interesse involutivo per il mondo della moda come veicolo pubblicitario.
In particolare è interessante quindi la sala che la mostra dedica alla moda pubblicitaria per compendere il rapporto di Wahrol e la moda.
Abiti di carta o cellulosa, fino al cotone e poi le celebri scarpe , illustrazioni che “bucavano” la pagina per colori e le posizioni utilizzate:  In mostra a Milano, quello che colpisce del suo rapporto con la moda è che le riflessioni pubblicitarie partono dalla lunga esperienza dell’illustratore nei quasi 40 anni e che lo portarono a collaborare con piu’ di 300 testate giornalistiche. Gli abiti esposti non sono indossabili forse, ma comunicano cosa sia un approccio inedito all’arte del vestire. Certo, una mera interpretazione artistica ma che sul manichino, diventa forma, rappresentazione del mood della moda pubblicitaria di quegli anni.
A titolo di esempio, un abito in carta, cellulosa e cotone con il motivo la celebre lattina della zuppa che viene appunto sequenziata ripetutamente e stampata come una sorta di serigrafia (Souper DRess) in una techa.
Ma non solo.
Abiti ed ancora abiti tra il fashion e il provocatorio con il celebre vestito Brillo su un manichino. 
Linee dritte e volutamente “di carta”, che confermavano come il mood della moda pubblicitaria evocasse il classico abito delle tuniche. Un evento dove la moda pop della pubblciità di quegli anni, diventa qualcosa di differente come si evince anche dalle parole del suo curatore Bonito Oliva che lo definisce: “il Raffaello della società di massa americana che dà superficie ad ogni profondità dell’immagine rendendola in tal modo immediatamente fruibile, pronta al consumo come ogni prodotto che affolla il nostro vivere quotidiano. In tal modo sviluppa un’inedita classicità nella sua trasformazione estetica. Così la pubblicità della forma crea l’epifania, cioè l’apparizione, dell’immagine”. Da segnalare anche la presenza nella curatela di Eugenio Falcioni che come recita il comunicato stampa è : “Responsabile di Art Motors oltre che tra i principali collezionisti e prestatori è Eugenio Falcioni, tra i massimi esperti di Andy Warhol. Dopo il successo della Mostra di Roma nel 2018 al Complesso del Vittoriano, oggi Falcioni vuole omaggiare la sua città adottiva Milano con una esposizione esaustiva, per la maggior parte di opere unicheMolte provenienti dall’Estate Andy Warhol, due di Keith Haring e di altre prestigiose collezioni private”. Da visitare.
di Cristina T. Chiochia per DailyMood.it

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