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C’era una volta…e poi

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C’era una volta…e poi: le fiabe pittoriche di Massimo Fontanini sbarcano in Sardegna con nuovi soggetti

C’era una volta…e poi. Le fiabe viste con gli occhi di un artista. Questo il titolo dell’esposizione del pittore milanese Massimo Fontanini che, dal 17 febbraio al 19 marzo sarà ospitata in uno dei più interessanti musei italiani di arte contemporanea; l’EXMA di Cagliari (http://www.exmacagliari.com/2017/cera-una-volta-e-poi-le-fiabe-pittoriche-di-massimo-fontanini/).

Le tele di Massimo Fontanini, artista giovane ma dal lungo curriculum, costituiscono un ciclo dedicato ai protagonisti di alcune delle più famose favole per bambini visti, però, nella loro età matura e con i segni che la vita ha lasciato su loro e sulle loro storie. Il debutto di queste opere avvenne nel gennaio 2015 in Trentino nella personale dedicata all’artista, raro esempio di piccola mostra dal grande successo, ottenuto principalmente grazie al passaparola dei visitatori.

Fra le opere della mostra di Cagliari alcune sono esposte al pubblico per la prima volta e racconteranno ai visitatori cosa sia accaduto ai protagonisti di alcune delle fiabe più famose dopo il fatidico E vissero tutti felici e contenti, non sempre rispettato dallo scorrere della vita.

Si potrà ammirare la grande tela (160×140 cm) dedicata a Cappuccetto Rosso che, ritratta di spalle in un vestito ancora di colore vermiglio, guarda con nostalgia al bosco dove si è svolta la sua vicenda; o quella di dimensioni più piccole (50×70 cm) dedicata ad Hansel e Gretel che, finalmente grandi, si ricongiungono al padre in uno stretto abbraccio al contempo liberatorio e pacificatore. Altri protagonisti rappresentati nel ciclo ospitato nella mostra all’EXMA di Cagliari, sono Peter Pan, Alice nel Paese delle meraviglie, Cenerentola, La Sirenetta, La bella addormentata nel bosco, la piccola fiammiferaia, Biancaneve, il brutto anatroccolo.

VADEMECUM
DOVE: EXMA di Cagliari
QUANDO: dal 17 febbraio al 19 marzo; dal martedì alla domenica dalle ore 9 alle 13 e dalle ore 16 alle 20. Prezzi d’ingresso: 3 euro interi, 2 euro ridotti.

DESCRIZIONE DELLE OPERE
Cappuccetto Rosso, olio su tela cm. 160×140

Cappuccetto Rosso, olio su tela cm. 160x140

Cappuccetto Rosso, olio su tela cm. 160×140

Cappuccetto Rosso ormai è cresciuta, è una donna e deve staccarsi dal suo passato; lasciarsi alla spalle la storia da cui arriva e guardare al futuro portando dentro di se tutto ciò che ha imparato. In senso metaforico è arrivato il momento di uscire dal bosco e diventare adulta, ma prima di farlo si gira ancora una volta a guardarlo, quel bosco. In fondo lei sarà sempre Cappuccetto anche se adesso, ad essere rosso, è il velluto del suo meraviglioso abito da donna.

Peter Pan, olio su tela cm. 120×120

Peter Pan, olio su tela cm. 120x120

Peter Pan, olio su tela cm. 120×120

I tempi dell’ Isola che non c’è e dei bimbi sperduti sono finiti; anche Peter è cresciuto, ma non ha smesso di sognare e proprio per questo è diventato un pittore. Un pittore forse deluso dal mondo dei grandi e che proprio per quello cerca di non esserne parte fino in fondo e , nella mano sinistra, continua a stringere forte il suo cappello verde, per non dimenticare Trilli, John, Michael, Wendy e, soprattutto, per ricordare sempre a se stesso di non crescere troppo o troppo in fretta.

Hansel e Gretel, olio su tela cm. 50×70

Hansel e Gretel, olio su tela cm. 50x70

Hansel e Gretel, olio su tela cm. 50×70

L’età spesso porta la maturità, anche quella di saper perdonare chi ci ha fatto male. È quello che accade ad Hansel e Gretel, che oggi, da adulti, riescono a spogliarsi di tutti gli orpelli del rancore e perdonare il torto più grande; quello che il padre gli ha fatto abbandonandoli nel bosco. Oggi riescono a capire la disperazione che può avere un genitore, portano via dal buio della colpa e del rimorso il loro padre e si stringono tutti e tre in un abbraccio liberatorio; un abbraccio nudo, che segna un nuovo inizio.

Alice nel Paese delle Meraviglie, olio su tela cm. 70×90

Alice nel Paese delle Meraviglie, olio su tela cm. 70x90

Alice nel Paese delle Meraviglie, olio su tela cm. 70×90

Chi lo ha detto che crescere vuole dire necessariamente diventare razionali? Alice era immersa in un mondo folle quando era bimba e non vuole abbandonarlo neanche da adulta. Il suo vestito, leggerissimo come la fantasia, continua a svolazzare e nella sua mente continuano ad affollarsi i personaggi che ama: Bianconiglio, il Cappellaio Matto e persino lei, la nemica di sempre, la Regina di cuori.

Cenerentola, olio su tela, olio su tela cm. 70×90

Cenerentola, olio su tela, olio su tela cm. 70x90

Cenerentola, olio su tela, olio su tela cm. 70×90

Colei che, per antonomasia, è il personaggio più rappresentativo di questo mondo fiabesco è dipinto nel modo più irriverente; non solo è nuda, cosa che in realtà racconta la purezza della sua anima, ma ha addirittura tinto i capelli di un rosa acceso e, orgogliosa e fiera, mostra a tutti il dono più bello che la sua storia le ha lasciato; aspetta una bimba che continuerà nel mondo il tragitto che Cenerentola e il Principe hanno tracciato; amarsi ad ogni costo, anche contro le regole, anche contro chi ti vorrebbe tenere per tutta la vita accanto alla cenere di un camino.

La Sirenetta, olio su tela 60×120

La Sirenetta, olio su tela 60x120

La Sirenetta, olio su tela 60×120

Quanti hanno il coraggio di rinunciare alle proprie certezze e a ciò che si ha per un sogno più grande? Magari quello di una vita diversa che ci conduca dove noi stessi non possiamo immaginare. Lei lo ha fatto. Ha rinunciato al suo mondo, ai suoi affetti e ha cambiato profondamente se stessa per qualcuno che amava, ma che oggi non ama più. Vorrebbe tornare indietro, ma quell’acqua che prima la accoglieva come una madre oggi la respinge e lei non è più in grado di esserne parte. Purtroppo, ogni tanto, essere adulti è anche non poter tornare indietro.

Rosa Rossa Rosa Bianca, olio su tela incollata su tavola cm. 70×90

Rosa Rossa Rosa Bianca, olio su tela incollata su tavola cm. 70x90

Rosa Rossa Rosa Bianca, olio su tela incollata su tavola cm. 70×90

Due sorelle, cresciute assieme, eppure diverse. Ma legate da un profondo affetto e da una grande sensibilità che continua a guidarle anche nella loro vita da adulte. Una vita difficile e complicata come solo quella dei grandi sa essere; dove tante altre volte incontreranno personaggi scorretti ed egoisti come il nano della loro storia; ma loro, con la forza del loro amore di sorelle continueranno a vincere, assieme.

La bella addormentata nel bosco, olio su tela 90×90

La bella addormentata nel bosco, olio su tela 90x90

La bella addormentata nel bosco, olio su tela 90×90

Aurora si è svegliata, ma quello che ha trovato non le è piaciuto. Il Principe azzurro l’ha delusa e il suo sogno è naufragato. È per quello che prova ad addormentarsi nuovamente, dimenticando il passato, ma il bosco brucia e non può più tornare indietro. Deve scontrarsi con la vita reale, una vita che forse non voleva e che la consuma.

La Bella e la Bestia – il dubbio (olio su tela 120×90)

La Bella e la Bestia - il dubbio (olio su tela 120x90)

La Bella e la Bestia – il dubbio (olio su tela 120×90)

Tornare alla normalità di una vita come quella di tutti gli altri o avere il coraggio di vivere in modo diverso, contrario alle regole non scritte della società, ma che ci rende felici? In questo quadro, La Bella è ritratta nel momento del dubbio, quando vestita di abiti eleganti come quelli che si convengono a una ragazza di costumi gentili, deve scegliere fra il principe e la Bestia. Il primo è un tutt’uno con il suo vestito e rappresenterebbe un mondo; il secondo, più timido, ma più vero è lontano, osserva, trepida in attesa che la sua amata compia la propria scelta; che coinvolgerà lei, ma anche lui e, soprattutto, il loro destino.

La Bella e la Bestia – la scelta (olio su tela 120×90)

La Bella e la Bestia - la scelta (olio su tela 120x90)

La Bella e la Bestia – la scelta (olio su tela 120×90)

I due protagonisti sono ritratti dopo un momento di intimità, in un’aura di oscurità che ne lascia indefiniti i contorni. Belle ha il capo chino, il principe è nuovamente Bestia e lei si interroga su quale sia, delle due nature del suo amante, quella che realmente l’ha fatta innamorare. Ma di sicuro ha scelto con quale delle due vorrà vivere la sua vita futura. Felice e contro le convenzioni.

Raperonzolo, La certezza delle illusioni (olio su tela 50×70)

Raperonzolo, La certezza delle illusioni (olio su tela 50x70)

Raperonzolo, La certezza delle illusioni (olio su tela 50×70)

Raperonzolo è tornata nella sua torre, sul letto sono rimaste due rose, segno di un amore forse svanito per sempre, lei ha deciso di riprendere a sognare e a rifugiarsi dentro quelle mura che un tempo le furono prigione, ma oggi la proteggono come un guscio che non scalfisce più le sue illusioni.

Il lupo e il cane (olio su tela 70×90)

Il lupo e il cane (olio su tela 70x90)

Il lupo e il cane (olio su tela 70×90)

Lascia quasi senza fiato lo sguardo del lupo protagonista della favola. Non si è fatto tentare dalle comodità di una vita al servizio di un padrone, la catena non fa per lui, anche se accettandola non avrebbe mai corso il rischio di morire di fame. La sua libertà è più importante e la fierezza dei suoi occhi lo fanno capire senza dubbi anche allo spettatore.

La principessa sul pisello – (olio su tela incollata su tavola 115×95) e La principessa sul pisello – bozzetto (olio su tela 60×60)

La principessa sul pisello - (olio su tela incollata su tavola 115x95)

La principessa sul pisello – (olio su tela incollata su tavola 115×95)

La sua bellezza di un tempo è svanita, la principessa si è lasciata andare ed è ritratta nuda e terribilmente ingrassata su una pila di materassi sfatti, dove forse ha consumato l’amore con qualche partner occasionale. Fra i molti materassi un piccolo puntino verde, acceso. È il ricordo del tempo che fu, ma anche la speranza da cui ripartire per non cedere a un destino nemico.

La Piccola Fiammiferaia (olio su tela, 60×60)

La Piccola Fiammiferaia (olio su tela, 60x60)

La Piccola Fiammiferaia (olio su tela, 60×60)

Il freddo è nel cuore della gente, il freddo ha ucciso la piccola fiammiferaia, ma in realtà a non consentirle di avere un futuro non è stato il gelo del clima, ma quello delle persone. E così di questa storia resta solo una ciotola, vuota, che riflette il vuoto, ma che è colorata, come la speranza che qualcosa cambi.

Biancaneve olio su tela 160×160

Biancaneve olio su tela 160x160

Biancaneve olio su tela 160×160

L’opera, di grandi dimensioni, rappresenta un richiamo esplicito alla tela di Cappuccetto Rosso. In quella come in questa protagonista del quadro è anche il grande pavimento a quadri. Per Biancaneve, però, è quello di una stanza che ha già attraversato, un modo che ha avuto il coraggio di vivere e superare. Ora anche la mela non le fa più paura, non le farà male, non la avvelenerà. E lei la lascia incurante così, morsa e abbandonata sul pavimento di una stanza che non attraverserà più. Ormai è cresciuta, è padrona della sua vita che si appresta a vivere appieno.

Romeo & Giulietta olio su tela incollata su tavola 60×90

Romeo & Giulietta olio su tela incollata su tavola 60x90

Romeo & Giulietta olio su tela incollata su tavola 60×90

Gli amanti di Verona non sono un personaggio delle fiabe intese in modo classico, ma lo diventano nella poetica di Fontanini che rappresenta con due rose di colore giallo e rosso Romeo e Giulietta. Loro non ci sono più, ma il loro amore e il messaggio che esso può trasmettere continuano ad esistere. Un filo arancione, colore nato dall’unione di quelli delle rose li lega e sparge il suo colore sulla loro storia.

Il cavallo e la volpe olio su tela 90×90

Il cavallo e la volpe olio su tela 90x90

Il cavallo e la volpe olio su tela 90×90

Una favola poco conosciuta, ma molto bella quella del cavallo orgoglioso e della volpe che, in barba alla sua fama è l’unica che rischia la vita per aiutarlo. Qui Fontanini punta la sua attenzione sullo splendido occhio del cavallo, dove si legge la delusione per l’uomo che ha servito fedelmente per anni e che poi lo ah tradito, ma anche la gratitudine per la volpe, che nulla gli doveva, ma che per lui molto ha messo in gioco.

Dalle fiamme i fiori, olio su tela cm. 140×120

Dalle fiamme i fiori, olio su tela cm. 140x120

Dalle fiamme i fiori, olio su tela cm. 140×120

Il cambiamento spaventa l’uomo; lasciare le certezze lo sconforta, eppure è positivo. Dal fuoco della distruzione può nascere la bellezza dei fiori. Fiori forti, rossi, rigogliosi. Che segnano un nuovo inizio e che raccontano come tutto si evolve e come ogni momento va goduto, perché vivendolo appieno si cresce. Proprio come hanno fatto i protagonisti del ciclo C’era una volta…e poi.

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4 motivi per cui l’amicizia è la prima palestra del dating secondo gli esperti di hinge

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6 utenti su 10 sostengono che le amicizie solide aiutano a essere più consapevoli a  livello emotivo

L’amore richiede pratica, e le amicizie sono il luogo in cui iniziamo il nostro training. Secondo i dati di uno studio condotto da Hinge, l’app di dating pensata per essere cancellata, le persone che hanno amicizie solide riferiscono benefici concreti nel modo in cui vivono la ricerca di una nuova relazione: il 64% afferma infatti che queste amicizie aiutano a essere più consapevoli a livello emotivo, il 56% a sentirsi più sicure e il 56% a comunicare meglio. Moe Ari Brown, Love and Connection Expert di Hinge, spiega 4 motivi per cui le amicizie rappresentano davvero una palestra per il dating e le relazioni.

Consapevolezza emotiva
Per costruire un’amicizia solida, probabilmente abbiamo già affrontato un momento difficile con un’altra persona e poi abbiamo ricostruito il rapporto. È proprio questo processo di riparazione a rendere le persone più consapevoli a livello emotivo.

 Autostima
Le persone pensano che l’autostima sia semplicemente un’energia che si possiede, ma in realtà significa avere paura di mostrarsi autenticamente e scegliere di farlo comunque. È come per uno scrittore che condivide il proprio lavoro: si inizia da un diario, poi lo si mostra a una persona di fiducia, quindi si pubblica qualcosa perché chiunque possa leggerlo, aumentando gradualmente la propria capacità di tollerare l’esposizione davanti a un pubblico. L’amicizia fa la stessa cosa: ci prepara a un momento ad alta intensità emotiva, come il mostrarsi vulnerabili in una relazione.

 Capacità comunicative
Allenare la regolazione emotiva e l’empatia sviluppa anche ottime capacità comunicative. Tenere conto dei bisogni dell’altra persona, considerando allo stesso tempo i propri, aiuta a costruire una versione più integrata di noi stessi; più ci esercitiamo a farlo, meno ci sembrerà faticoso. Una buona comunicazione inizia così a diventare il nostro modo naturale di relazionarci, invece di qualcosa che dobbiamo mettere in scena.

L’ascolto attivo, poi, significa rivolgere il corpo verso l’altra persona, mantenere il contatto visivo e restituire ciò che abbiamo ascoltato, invece di spostare la conversazione su di noi. E quando ascoltiamo ed empatizziamo davvero, anziché formulare la nostra prossima risposta, comunichiamo più chiaramente perché non reagiamo in maniera impulsiva. Esercitandoci con le nostre amicizie, questo atteggiamento diventerà naturale durante un appuntamento, facendo la differenza tra chi affronta quel momento con curiosità e chi invece interpreta un ruolo.

 Le amicizie possono essere il nostro specchio
Le amicizie ci rimandano un’immagine di come ci si sente a stare in una relazione con noi. Ci aiutano a creare ritmi e abitudini insieme a un’altra persona, a uscire dalla nostra testa e a organizzarci anche intorno agli impegni di qualcun altro: tutti aspetti che il dating e le relazioni richiedono, e a cui normalmente non pensiamo. Le amicizie possono inoltre cogliere ciò che tendiamo a minimizzare, oppure individuare uno schema comportamentale che, essendo troppo vicini alla situazione, non riusciamo a vedere. La chiave per ricevere questo tipo di riflessione sincera da una persona amica dipende dal modo in cui la chiediamo. Possiamo individuare due categorie di domande da rivolgere agli amici: domande tattiche e domande orientate alla crescita. Una domanda tattica consiste nel chiedere alla persona di confermare un’ipotesi che abbiamo già formulato: «Ho torto a provare rabbia perché l*i non si è offert* di venirmi a prendere?» In realtà non è una vera domanda: è una richiesta di approvazione e rimane confinata al rapporto tra noi e la persona amica.

Una versione orientata alla crescita elimina completamente la narrativa tra ragione e torto e pone domande come: «Aiutami a vedere questa situazione da prospettive diverse» oppure «Aiutami a fare pratica su quello che voglio dire, così posso affrontare la situazione con curiosità invece che sulla difensiva». Il test da applicare è semplice: questa domanda mi avvicina all’altra persona oppure si limita a confermare una posizione che ho già assunto?

Le persone amiche possono essere anche ottimi interlocutori con cui confrontarsi sul proprio profilo, spesso perché vedono lati di noi che non mettiamo sempre in primo piano. Per esempio, il modo in cui ci comportiamo con le persone a cui vogliamo bene o un lato giocoso che non mostriamo sempre per primo. È qui che entra in gioco la funzione Friend’s Take di Hinge, che porta il punto di vista di una persona amica all’interno del proprio profilo senza permetterle di sostituire la propria voce. È anche per questo che il 69% delle persone che frequentano app di dating** e che hanno aggiunto un Friend’s Take afferma che questa funzione ha migliorato la capacità del proprio profilo di mostrare chi sono davvero.

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Intervista a Domenico Capponi- Il nuovo romanzo Tutto dice sì

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Storia di un no detto all’alba, e della vita che ne è venuta fuori

Un avvocato sale sul Monte Vettore all’alba di una mattina di giugno, arriva alla croce di ferro e urla. Poche ore dopo rifiuta la società nello studio legale dove ha lavorato per tre anni. Da quel rifiuto nasce un editore: dodici metri quadrati costruiti con le proprie mani, un mestiere imparato in una vecchia tipografia, i rifiuti collezionati, un tradimento, e ogni volta la decisione di ricominciare. In «Tutto dice sì» Domenico Capponi non spiega come si fanno i libri: racconta che cosa costa — e che cosa restituisce — seguire la voce interiore che conosce la nostra natura molto prima che la ragione se ne accorga. Lo abbiamo incontrato.

Il libro comincia con un’ascesa e un urlo: una mattina di giugno, da Forca di Presta fino alla croce di ferro del Vettore. Cosa è successo lassù, e perché quel grido è stato il vero inizio di tutto?

DC:   La montagna da sempre mi ha accolto, ogni volta che ho avuto un momento difficile non ho mai guardato la luna, ma la vetta di una montagna. Questo perché a momenti difficili spesso si associano pensieri insistenti, confusi, stati di incertezza allora, io cammino, o meglio io inizio a salire e, durante la salita, quei pensieri si fanno meno insistenti, la loro voce meno forte poi, pian piano svaniscono e arriva il vuoto. È in quel vuoto che riesco a entrare in contatto con me stesso, lassù, su quella vetta, è accaduto questo e da quel vuoto ho capito che era inutile oppormi alla vita, quella vera, quella che sentivo ma, dovevo accettare quel sentimento, quello che sentivo e cioè che dovevo cambiare.

Poche ore dopo, al telefono, rifiuti di entrare in società nello studio legale in cui avevi passato tre anni. Quanto è costato pronunciare quel no e quanto, invece, ti ha restituito?
DC: 
Quel no è in realtà il frutto del sì che avevo pronunciato in vetta. Non è stato difficile per me pronunciare quel no, ma, come ho detto, accettare il sì. È stato proprio quel sì a mettermi in connessione con me stesso e, in virtù di quel sì, nel momento in cui ho pronunciato quel no, ho avuto l’impressione di trovarmi dalla parte opposta di un ponte e di averlo fatto saltare dietro di me. Non sarei più tornato indietro, mi ero tolto ogni minima possibilità di tornare indietro. Solo così poteva essere fatta la scelta che ho fatto: in modo totale.

Scrivi che decidi di diventare Editore senza sapere nulla del mestiere. Da dove arriva una certezza così netta quando mancano tutte le competenze — e come si distingue la vocazione dal capriccio?
DC
: Il mio non era un capriccio, ma un atto di riconoscimento, un grazie, un atto dovuto nei confronti dei libri che mi hanno cambiato letteralmente la vita e nei confronti della mia natura intima, che ama le sfide. Tutto quello di cui avevo bisogno ero certo che lo avrei imparato

Ti sei costruito da solo una sede di dodici metri quadrati. Che cosa ti ha insegnato quello spazio minimo, e quanto conta cominciare da un luogo fatto con le proprie mani?
DC:   
È stato fondamentale, le difficoltà si affrontano con i pensieri ma anche con le mani. In quella prima sede sono stato per dodici anni, e ancora oggi, la tengo. Anzi ancora oggi a dire il vero ci vado, entro e mi siedo. Tutto è rimasto come prima, ogni cosa, questo perché devo ricordarmi da dove sono partito e quanto ho amato quel luogo. Qui sta la ricchezza di quello che sto dicendo, io non ho sofferto a stare lì, io ho amato ogni giorno quel piccolo spazio perché ero sicuro che pur stando lì avrei dato alla casa editrice una valenza nazionale. Cosa che ho fatto e, per essere sincero fino alla fine, ti dirò che, oltre all’amore, c’è stata sempre con me una convinzione che non mi ha mai e poi mai abbandonato: non ho mai dubitato che ci sarei riuscito, mai, nemmeno una volta. La mia fiducia nella mia intuizione iniziale è stata totale.

Hai imparato a fare libri in una vecchia tipografia. Che cosa si capisce dell’editoria quando la si impara dall’odore dell’inchiostro e dal peso della carta, e non dai manuali o dai master?
DC: 
Durante i miei anni di studio per mantenermi ho sempre lavorato, veramente ho iniziato a lavorare a dodici anni, non tanto per bisogno ma per necessità di indipendenza dai miei genitori, non volevo pesare sulle loro finanze. Poi ho continuato. Lavorare era per me stare nel mondo, vivere a contatto con tante realtà diverse. Questo mi ha aiutato perché poi quando ho intrapreso questa sfida imprenditoriale, mi è venuto facile partire dalla base, dall’inchiostro e dal rumore delle macchine.

Nel libro “collezioni rifiuti”. Come si tiene insieme una persona dopo il decimo, il ventesimo no? Esiste un modo sano di stare dentro il fallimento senza farne un’identità?
DC: 
 I no credo siano stati molti di più. Non ho una ricetta segreta. Quello che ha tenuto in piedi me, quello che mi ha fatto vivere con gioia anche i rifiuti, è stata la convinzione di stare seguendo la mia strada e che sarei riuscito a portare avanti la mia visione. Non ho mai accettato un rifiuto senza cercare di capire come migliorarmi, quale indicazione mi stesse dando, ma non ho mai permesso a un rifiuto di definirmi, mai. La mia visione era ed è più grande. In questi casi capita spesso che ci si avvicini a situazioni o persone per avere delle garanzie. Io non l’ho mai fatto. Quando ho deciso di aprire la casa editrice, mi dissi che avrebbe dovuto reggersi da sola, senza strani favori o appartenenze. Idee, studio, formazione, mercato, null’altro.

C’è una ferita precisa nel racconto: essere traditi da chi si credeva un compagno di viaggio. Che cosa ti ha tolto e che cosa, a distanza di tempo, ti ha lasciato?
DC
: Non mi ha tolto nulla, anzi mi ha insegnato tanto. Innanzitutto mi ha messo di fronte a una scelta: continuare a fidarmi delle persone oppure smettere e pensare che tutti, nessuno escluso, visto quello che era successo, potessero essere dei potenziali nemici. Io ho scelto di continuare a fidarmi. Vivo quindi fidandomi delle persone che mi circondano e di quelle con cui stabilisco dei rapporti.

L’altra cosa, ancora più importante, è che, nella situazione in cui ero, ma anche oggi, non potevo permettermi di dedicare tempo ed energie alla negatività, al rancore, all’odio. Sono sentimenti che chi gestisce un’azienda che si muove in base al flusso delle energie non può permettersi, sì, perché le idee sono, a mio avviso, energia.

Fai editoria in una città di provincia, lontano dai circuiti che contano, e talvolta regali il tuo lavoro a chi non può pagarlo. È una scelta romantica o una strategia — e quanto è sostenibile oggi restare indipendenti?
DC
:  Noi siamo una casa editrice non a pagamento, lavoriamo in tutta Italia e collaboriamo con il più grande distributore nazionale. La logistica si trova a Milano e la promozione a Bologna. Io vivo qui, ad Ascoli Piceno, salutando le persone per strada, fermandomi a parlare con il mio edicolante di sempre, prendendo il caffè immerso nella bellezza rinascimentale di Piazza del Popolo. E faccio vivere le stesse emozioni ai miei collaboratori.
Non è mai stata una scelta strategica, ma il frutto di una precisa visione romantica. Restare indipendenti oggi è molto complesso, perché i nostri partner sono molto grandi e seguono le logiche delle società quotate in Borsa. Ma è possibile, avendo un pensiero trasversale e creativo e, soprattutto, lavorando con tanta immaginazione. In fondo, l’editore dovrebbe fare proprio questo, con i suoi autori e con se stesso: vivere nel mondo delle possibilità e del possibile. Le possibilità dobbiamo cercarle noi, mentre il possibile deve quasi sempre scontrarsi con quella voce comune che direbbe: “È impossibile”. Allora va tutto bene.

Hai raccontato Ascoli Piceno, il Piceno, Meletti, Scandolara, Offida: storie di pietra, di persone e di travertino. Che cosa cambia quando l’editore smette di custodire le storie degli altri e mette in pagina la propria?
DC:
Scrivere le storie di grandi aziende è un lavoro molto complesso e arricchente per me. Per farlo seguo delle regole molto rigide. In primo luogo scrivo solo quando con l’azienda o con i fondatori sento un’affinità, non sarei in grado di scrivere a comando, non l’ho mai fatto. Questo è il prerequisito fondamentale affinché io accetti di scrivere la storia di qualcun altro. Quando questa scintilla accade allora scrivere diventa uno scambio e anche io mi arricchisco perché, in realtà, dentro quelle storie fatte di coraggio, visione o difficoltà rivedo sempre qualcosa di me.

«Non esiste il giro perfetto, esiste il giocatore migliore»: è forse la frase più esposta del libro. A chi oggi ha un no da pronunciare e non trova il coraggio, che cosa diresti — senza dargli una lezione, visto che il libro dichiara di non volerne dare?
DC:
Non voglio dare lezioni, non mi rispecchio in questo. La mia è solo una condivisione, nella speranza che questo libro possa essere di aiuto a chiunque, anche fosse una sola persona che si trova nella difficile condizione di dover trovare la propria strada.
Vedi, nel libro dico che c’è una fase in cui si condivide, in cui si parla con gli amici, ci si confronta, ci si prende o si viene tenuti per mano, ma poi, alla fine, si arriva a un punto preciso della propria vita in cui si deve saltare e, in quel momento preciso, in quell’atto specifico, si è soli e non può essere altrimenti. Si salta da soli.
Molti, in quello specifico punto, ci rimangono giorni, anni, o per sempre, e poi finiscono per vivere di rimpianti, per lamentarsi di tutto. Quindi la risposta esatta non c’è, credo che ognuno debba trovarla dentro di sé.

Dalla quarta di copertina

«La nostra missione è quella di fiorire qui e ora, su questa terra, senza se e senza ma, con il giro di carte che ci è capitato in sorte: non esiste il giro perfetto, esiste il giocatore migliore. È con quelle carte che dobbiamo diventare quello che siamo destinati a essere, dando seguito e vita alla nostra essenza più vera».

«Era di questo che avevo bisogno, volevo il mare aperto, le rotte e le direzioni non le conoscevo, ma le onde non mi facevano paura. Avevo scelto l’ignoto, l’inquietudine, l’insicurezza, il pericolo e la caduta certa, l’errore e il fallimento».

Tutto dice sì – Disponibile dal 25 settembre

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I racconti del Bergamotto di Reggio Calabria: la nuova ricerca di Filippo Arillotta

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Il nuovo libro dello storico reggino è stato presentato l’8 settembre al Circolo Polimeni. Dieci testimonianze hanno raccontato due secoli di storia, tra viaggiatori, industria, scienza, politica e letteratura

Ci sono prodotti che appartengono a un territorio. E poi ci sono prodotti capaci di raccontare quel territorio al mondo. E, come documenta lo storico Filippo Arillotta il Bergamotto è passato anche da Firenze prima di arrivare a Reggio Calabria…..

Il Bergamotto di Reggio Calabria appartiene certamente alla seconda categoria. Lo dimostra ancora una volta il professor Filippo Arillotta, storico e scrittore reggino, che è tornato a dedicare la propria capacità di ricerca a quella che è ormai diventata una delle grandi chiavi di lettura della storia economica, sociale e culturale della città dello Stretto.

Dopo il successo di Storia fantastica del Bergamotto di Reggio Calabria, pubblicato da Kaleidon Editrice e già approdato alla ristampa, Arillotta ha presentato il suo nuovo lavoro, “I racconti del Bergamotto di Reggio Calabria”, presentato l’8 settembre al Circolo del tennis “Rocco Polimeni” di Reggio Calabria.

Un nuovo libro che conferma una caratteristica fondamentale del lavoro dello storico reggino: la capacità di andare oltre la narrazione tradizionale per cercare, nei documenti e nelle testimonianze, quelle tracce apparentemente secondarie che finiscono invece per restituire una storia molto più grande.

Dieci testimonianze per raccontare una storia internazionale

Il volume è costruito attraverso dieci racconti, dieci testimonianze provenienti da epoche e contesti differenti, accomunate dall’incontro con il Bergamotto di Reggio Calabria.

Non è dunque soltanto la storia di un agrume e della sua essenza. È la storia di come quell’essenza abbia attraversato confini, professioni, mercati e culture, entrando nella vita quotidiana di popolazioni europee e mondiali e contribuendo, al tempo stesso, a proiettare Reggio Calabria in una dimensione internazionale.

Nel libro compaiono relazioni di viaggiatori arrivati a Reggio per conoscere direttamente i luoghi della coltivazione, indagini di mercato, analisi chimiche, relazioni industriali, documenti e riflessioni di carattere politico, fino ad arrivare alla letteratura.

È proprio questa pluralità di fonti a rendere particolarmente interessante la ricerca di Arillotta.

Lo storico non si limita infatti a raccontare ciò che è già noto, ma va alla ricerca di testimonianze capaci di ricomporre, tassello dopo tassello, un’immagine diversa e più ampia della città e del suo patrimonio.

E così il Bergamotto diventa un osservatorio privilegiato attraverso il quale guardare a duecento anni di storia.

La capacità di cercare dove la storia sembra nascondersi

La cifra distintiva di Filippo Arillotta è proprio questa: trasformare la ricerca storica in una scoperta.

Un documento commerciale può raccontare un mercato. Un’analisi chimica può testimoniare il livello raggiunto dalla ricerca scientifica. La relazione di un viaggiatore può restituire l’immagine di un territorio. Una testimonianza industriale può spiegare la nascita di una filiera. Un testo letterario può, infine, trasformare tutto questo in memoria collettiva.

Mettendo insieme queste tessere, Arillotta mostra quanto il Bergamotto di Reggio Calabria sia stato, per generazioni, molto più di una produzione agricola, ma è scienza, economia, industria, profumo, commercio, cultura e immaginario.

E soprattutto è stato un ponte tra Reggio Calabria e il mondo.

L’inedito incontro con Corrado Alvaro

Tra le pagine più sorprendenti del nuovo volume trova posto anche un testo di Corrado Alvaro, poco conosciuto al grande pubblico, nel quale il Bergamotto assume una funzione del tutto particolare: diventa strumento per leggere la realtà politica del proprio tempo.

È un finale che porta il libro su un piano quasi inatteso.

Dalla terra e dagli agrumeti si arriva alla letteratura; dalla storia economica si approda alla dimensione politica e, infine, a quella simbolica.

Nella conclusione, infatti, il Bergamotto sembra quasi liberarsi dalla sua dimensione materiale per diventare profumo, atmosfera, memoria e immaginazione.

Un racconto nel quale la sua fragranza si inserisce in un’Europa attraversata dai venti di guerra, restituendo per un istante una dimensione quasi onirica: la potenza del profumo come possibilità di attenuare, almeno simbolicamente, le tensioni della storia.

Una presentazione che mette insieme storia, agricoltura e cucina

A dialogare con l’autore, nella serata dell’8 settembre, ci sono state personalità provenienti da mondi diversi ma profondamente legati al territorio.

Sono intervenuti Filippo Cogliandro, chef patron del ristorante L’Accademia Gourmet di Reggio Calabria; Rosario Previtera, agronomo e docente di Biotecnologie agrarie; Giuseppe Bombino, docente dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, Dipartimento di Agraria, e presidente del GAL “Area Grecanica”.

A moderare l’incontro è stato Luigi Caminiti, docente del Liceo Scientifico “Leonardo da Vinci” di Reggio Calabria.

Una scelta di relatori che ha restituito  perfettamente lo spirito del libro: il Bergamotto può essere studiato attraverso la storia, analizzato attraverso la scienza agraria, interpretato nella sua dimensione territoriale e culturale e, naturalmente, raccontato anche attraverso la cucina.

Ed è proprio quest’ultimo passaggio a rendere particolarmente significativo il contributo di uno chef come Filippo Cogliandro, da anni impegnato nella valorizzazione delle eccellenze identitarie della Calabria e nella trasformazione della materia prima del territorio in linguaggio gastronomico contemporaneo.

Reggio Calabria e quella dimensione internazionale spesso dimenticata

Il lavoro di Arillotta compie, in definitiva, un’operazione che va oltre il semplice racconto del Bergamotto.

Attraverso dieci testimonianze, restituisce alla città una parte della propria storia internazionale.

Una storia che spesso rimane nascosta dietro le immagini più conosciute di Reggio Calabria, ma che i documenti sono ancora capaci di raccontare: una città osservata da viaggiatori stranieri, studiata dalla scienza, attraversata dai commerci, collegata ai mercati internazionali e capace di lasciare una traccia persino nella letteratura.

È questo, forse, il risultato più interessante della ricerca di Filippo Arillotta: dimostrare che per comprendere la storia di un territorio non sempre bisogna cercare grandi eventi. A volte basta seguire il profumo di un agrume.

E quello del Bergamotto di Reggio Calabria, da oltre due secoli, ha viaggiato molto lontano.

“I racconti del Bergamotto di Reggio Calabria”, edito da Kaleidon, è stato presentato l’8 settembre al Circolo Polimeni di Reggio Calabria.

Il libro è disponibile online su https://www.kaleidoneditrice.it/shop/i-racconti-del-bergamotto-di-reggio-calabria/

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