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C’era una volta…e poi

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C’era una volta…e poi: le fiabe pittoriche di Massimo Fontanini sbarcano in Sardegna con nuovi soggetti

C’era una volta…e poi. Le fiabe viste con gli occhi di un artista. Questo il titolo dell’esposizione del pittore milanese Massimo Fontanini che, dal 17 febbraio al 19 marzo sarà ospitata in uno dei più interessanti musei italiani di arte contemporanea; l’EXMA di Cagliari (http://www.exmacagliari.com/2017/cera-una-volta-e-poi-le-fiabe-pittoriche-di-massimo-fontanini/).

Le tele di Massimo Fontanini, artista giovane ma dal lungo curriculum, costituiscono un ciclo dedicato ai protagonisti di alcune delle più famose favole per bambini visti, però, nella loro età matura e con i segni che la vita ha lasciato su loro e sulle loro storie. Il debutto di queste opere avvenne nel gennaio 2015 in Trentino nella personale dedicata all’artista, raro esempio di piccola mostra dal grande successo, ottenuto principalmente grazie al passaparola dei visitatori.

Fra le opere della mostra di Cagliari alcune sono esposte al pubblico per la prima volta e racconteranno ai visitatori cosa sia accaduto ai protagonisti di alcune delle fiabe più famose dopo il fatidico E vissero tutti felici e contenti, non sempre rispettato dallo scorrere della vita.

Si potrà ammirare la grande tela (160×140 cm) dedicata a Cappuccetto Rosso che, ritratta di spalle in un vestito ancora di colore vermiglio, guarda con nostalgia al bosco dove si è svolta la sua vicenda; o quella di dimensioni più piccole (50×70 cm) dedicata ad Hansel e Gretel che, finalmente grandi, si ricongiungono al padre in uno stretto abbraccio al contempo liberatorio e pacificatore. Altri protagonisti rappresentati nel ciclo ospitato nella mostra all’EXMA di Cagliari, sono Peter Pan, Alice nel Paese delle meraviglie, Cenerentola, La Sirenetta, La bella addormentata nel bosco, la piccola fiammiferaia, Biancaneve, il brutto anatroccolo.

VADEMECUM
DOVE: EXMA di Cagliari
QUANDO: dal 17 febbraio al 19 marzo; dal martedì alla domenica dalle ore 9 alle 13 e dalle ore 16 alle 20. Prezzi d’ingresso: 3 euro interi, 2 euro ridotti.

DESCRIZIONE DELLE OPERE
Cappuccetto Rosso, olio su tela cm. 160×140

Cappuccetto Rosso, olio su tela cm. 160x140

Cappuccetto Rosso, olio su tela cm. 160×140

Cappuccetto Rosso ormai è cresciuta, è una donna e deve staccarsi dal suo passato; lasciarsi alla spalle la storia da cui arriva e guardare al futuro portando dentro di se tutto ciò che ha imparato. In senso metaforico è arrivato il momento di uscire dal bosco e diventare adulta, ma prima di farlo si gira ancora una volta a guardarlo, quel bosco. In fondo lei sarà sempre Cappuccetto anche se adesso, ad essere rosso, è il velluto del suo meraviglioso abito da donna.

Peter Pan, olio su tela cm. 120×120

Peter Pan, olio su tela cm. 120x120

Peter Pan, olio su tela cm. 120×120

I tempi dell’ Isola che non c’è e dei bimbi sperduti sono finiti; anche Peter è cresciuto, ma non ha smesso di sognare e proprio per questo è diventato un pittore. Un pittore forse deluso dal mondo dei grandi e che proprio per quello cerca di non esserne parte fino in fondo e , nella mano sinistra, continua a stringere forte il suo cappello verde, per non dimenticare Trilli, John, Michael, Wendy e, soprattutto, per ricordare sempre a se stesso di non crescere troppo o troppo in fretta.

Hansel e Gretel, olio su tela cm. 50×70

Hansel e Gretel, olio su tela cm. 50x70

Hansel e Gretel, olio su tela cm. 50×70

L’età spesso porta la maturità, anche quella di saper perdonare chi ci ha fatto male. È quello che accade ad Hansel e Gretel, che oggi, da adulti, riescono a spogliarsi di tutti gli orpelli del rancore e perdonare il torto più grande; quello che il padre gli ha fatto abbandonandoli nel bosco. Oggi riescono a capire la disperazione che può avere un genitore, portano via dal buio della colpa e del rimorso il loro padre e si stringono tutti e tre in un abbraccio liberatorio; un abbraccio nudo, che segna un nuovo inizio.

Alice nel Paese delle Meraviglie, olio su tela cm. 70×90

Alice nel Paese delle Meraviglie, olio su tela cm. 70x90

Alice nel Paese delle Meraviglie, olio su tela cm. 70×90

Chi lo ha detto che crescere vuole dire necessariamente diventare razionali? Alice era immersa in un mondo folle quando era bimba e non vuole abbandonarlo neanche da adulta. Il suo vestito, leggerissimo come la fantasia, continua a svolazzare e nella sua mente continuano ad affollarsi i personaggi che ama: Bianconiglio, il Cappellaio Matto e persino lei, la nemica di sempre, la Regina di cuori.

Cenerentola, olio su tela, olio su tela cm. 70×90

Cenerentola, olio su tela, olio su tela cm. 70x90

Cenerentola, olio su tela, olio su tela cm. 70×90

Colei che, per antonomasia, è il personaggio più rappresentativo di questo mondo fiabesco è dipinto nel modo più irriverente; non solo è nuda, cosa che in realtà racconta la purezza della sua anima, ma ha addirittura tinto i capelli di un rosa acceso e, orgogliosa e fiera, mostra a tutti il dono più bello che la sua storia le ha lasciato; aspetta una bimba che continuerà nel mondo il tragitto che Cenerentola e il Principe hanno tracciato; amarsi ad ogni costo, anche contro le regole, anche contro chi ti vorrebbe tenere per tutta la vita accanto alla cenere di un camino.

La Sirenetta, olio su tela 60×120

La Sirenetta, olio su tela 60x120

La Sirenetta, olio su tela 60×120

Quanti hanno il coraggio di rinunciare alle proprie certezze e a ciò che si ha per un sogno più grande? Magari quello di una vita diversa che ci conduca dove noi stessi non possiamo immaginare. Lei lo ha fatto. Ha rinunciato al suo mondo, ai suoi affetti e ha cambiato profondamente se stessa per qualcuno che amava, ma che oggi non ama più. Vorrebbe tornare indietro, ma quell’acqua che prima la accoglieva come una madre oggi la respinge e lei non è più in grado di esserne parte. Purtroppo, ogni tanto, essere adulti è anche non poter tornare indietro.

Rosa Rossa Rosa Bianca, olio su tela incollata su tavola cm. 70×90

Rosa Rossa Rosa Bianca, olio su tela incollata su tavola cm. 70x90

Rosa Rossa Rosa Bianca, olio su tela incollata su tavola cm. 70×90

Due sorelle, cresciute assieme, eppure diverse. Ma legate da un profondo affetto e da una grande sensibilità che continua a guidarle anche nella loro vita da adulte. Una vita difficile e complicata come solo quella dei grandi sa essere; dove tante altre volte incontreranno personaggi scorretti ed egoisti come il nano della loro storia; ma loro, con la forza del loro amore di sorelle continueranno a vincere, assieme.

La bella addormentata nel bosco, olio su tela 90×90

La bella addormentata nel bosco, olio su tela 90x90

La bella addormentata nel bosco, olio su tela 90×90

Aurora si è svegliata, ma quello che ha trovato non le è piaciuto. Il Principe azzurro l’ha delusa e il suo sogno è naufragato. È per quello che prova ad addormentarsi nuovamente, dimenticando il passato, ma il bosco brucia e non può più tornare indietro. Deve scontrarsi con la vita reale, una vita che forse non voleva e che la consuma.

La Bella e la Bestia – il dubbio (olio su tela 120×90)

La Bella e la Bestia - il dubbio (olio su tela 120x90)

La Bella e la Bestia – il dubbio (olio su tela 120×90)

Tornare alla normalità di una vita come quella di tutti gli altri o avere il coraggio di vivere in modo diverso, contrario alle regole non scritte della società, ma che ci rende felici? In questo quadro, La Bella è ritratta nel momento del dubbio, quando vestita di abiti eleganti come quelli che si convengono a una ragazza di costumi gentili, deve scegliere fra il principe e la Bestia. Il primo è un tutt’uno con il suo vestito e rappresenterebbe un mondo; il secondo, più timido, ma più vero è lontano, osserva, trepida in attesa che la sua amata compia la propria scelta; che coinvolgerà lei, ma anche lui e, soprattutto, il loro destino.

La Bella e la Bestia – la scelta (olio su tela 120×90)

La Bella e la Bestia - la scelta (olio su tela 120x90)

La Bella e la Bestia – la scelta (olio su tela 120×90)

I due protagonisti sono ritratti dopo un momento di intimità, in un’aura di oscurità che ne lascia indefiniti i contorni. Belle ha il capo chino, il principe è nuovamente Bestia e lei si interroga su quale sia, delle due nature del suo amante, quella che realmente l’ha fatta innamorare. Ma di sicuro ha scelto con quale delle due vorrà vivere la sua vita futura. Felice e contro le convenzioni.

Raperonzolo, La certezza delle illusioni (olio su tela 50×70)

Raperonzolo, La certezza delle illusioni (olio su tela 50x70)

Raperonzolo, La certezza delle illusioni (olio su tela 50×70)

Raperonzolo è tornata nella sua torre, sul letto sono rimaste due rose, segno di un amore forse svanito per sempre, lei ha deciso di riprendere a sognare e a rifugiarsi dentro quelle mura che un tempo le furono prigione, ma oggi la proteggono come un guscio che non scalfisce più le sue illusioni.

Il lupo e il cane (olio su tela 70×90)

Il lupo e il cane (olio su tela 70x90)

Il lupo e il cane (olio su tela 70×90)

Lascia quasi senza fiato lo sguardo del lupo protagonista della favola. Non si è fatto tentare dalle comodità di una vita al servizio di un padrone, la catena non fa per lui, anche se accettandola non avrebbe mai corso il rischio di morire di fame. La sua libertà è più importante e la fierezza dei suoi occhi lo fanno capire senza dubbi anche allo spettatore.

La principessa sul pisello – (olio su tela incollata su tavola 115×95) e La principessa sul pisello – bozzetto (olio su tela 60×60)

La principessa sul pisello - (olio su tela incollata su tavola 115x95)

La principessa sul pisello – (olio su tela incollata su tavola 115×95)

La sua bellezza di un tempo è svanita, la principessa si è lasciata andare ed è ritratta nuda e terribilmente ingrassata su una pila di materassi sfatti, dove forse ha consumato l’amore con qualche partner occasionale. Fra i molti materassi un piccolo puntino verde, acceso. È il ricordo del tempo che fu, ma anche la speranza da cui ripartire per non cedere a un destino nemico.

La Piccola Fiammiferaia (olio su tela, 60×60)

La Piccola Fiammiferaia (olio su tela, 60x60)

La Piccola Fiammiferaia (olio su tela, 60×60)

Il freddo è nel cuore della gente, il freddo ha ucciso la piccola fiammiferaia, ma in realtà a non consentirle di avere un futuro non è stato il gelo del clima, ma quello delle persone. E così di questa storia resta solo una ciotola, vuota, che riflette il vuoto, ma che è colorata, come la speranza che qualcosa cambi.

Biancaneve olio su tela 160×160

Biancaneve olio su tela 160x160

Biancaneve olio su tela 160×160

L’opera, di grandi dimensioni, rappresenta un richiamo esplicito alla tela di Cappuccetto Rosso. In quella come in questa protagonista del quadro è anche il grande pavimento a quadri. Per Biancaneve, però, è quello di una stanza che ha già attraversato, un modo che ha avuto il coraggio di vivere e superare. Ora anche la mela non le fa più paura, non le farà male, non la avvelenerà. E lei la lascia incurante così, morsa e abbandonata sul pavimento di una stanza che non attraverserà più. Ormai è cresciuta, è padrona della sua vita che si appresta a vivere appieno.

Romeo & Giulietta olio su tela incollata su tavola 60×90

Romeo & Giulietta olio su tela incollata su tavola 60x90

Romeo & Giulietta olio su tela incollata su tavola 60×90

Gli amanti di Verona non sono un personaggio delle fiabe intese in modo classico, ma lo diventano nella poetica di Fontanini che rappresenta con due rose di colore giallo e rosso Romeo e Giulietta. Loro non ci sono più, ma il loro amore e il messaggio che esso può trasmettere continuano ad esistere. Un filo arancione, colore nato dall’unione di quelli delle rose li lega e sparge il suo colore sulla loro storia.

Il cavallo e la volpe olio su tela 90×90

Il cavallo e la volpe olio su tela 90x90

Il cavallo e la volpe olio su tela 90×90

Una favola poco conosciuta, ma molto bella quella del cavallo orgoglioso e della volpe che, in barba alla sua fama è l’unica che rischia la vita per aiutarlo. Qui Fontanini punta la sua attenzione sullo splendido occhio del cavallo, dove si legge la delusione per l’uomo che ha servito fedelmente per anni e che poi lo ah tradito, ma anche la gratitudine per la volpe, che nulla gli doveva, ma che per lui molto ha messo in gioco.

Dalle fiamme i fiori, olio su tela cm. 140×120

Dalle fiamme i fiori, olio su tela cm. 140x120

Dalle fiamme i fiori, olio su tela cm. 140×120

Il cambiamento spaventa l’uomo; lasciare le certezze lo sconforta, eppure è positivo. Dal fuoco della distruzione può nascere la bellezza dei fiori. Fiori forti, rossi, rigogliosi. Che segnano un nuovo inizio e che raccontano come tutto si evolve e come ogni momento va goduto, perché vivendolo appieno si cresce. Proprio come hanno fatto i protagonisti del ciclo C’era una volta…e poi.

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Sonia Melt, il coraggio di rifiorire – Amore, rinascita e seconde possibilità in Cuore di loto

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Vincitrice del concorso Arkadia LOVER 2025, l’autrice veneziana racconta il romanzo nato da un percorso personale di trasformazione: una storia di ferite, verità nascoste e speranza.

Il fiore di loto affonda le radici nel fango, attraversa l’acqua e riesce comunque a schiudersi alla luce. Non è soltanto un’immagine poetica: è il cuore simbolico del nuovo romanzo di Sonia Melt e, in parte, anche della storia della sua autrice.

Sonia vive a Mira, in provincia di Venezia, insieme alla sua famiglia. Dopo alcune esperienze nella pubblicazione indipendente e un periodo particolarmente difficile, ha scelto di dedicarsi completamente alla scrittura. Da questo percorso è nato Cuore di loto, romanzo vincitore del concorso LOVER 2025 e pubblicato da Arkadia nel 2026.

Protagonista è Dafne, una giovane scrittrice segnata dalla tragica perdita dei genitori. Quando il suo manoscritto attira l’attenzione della Clyre House Publishing, incontra Noah Clyre, un editore affascinante e inaccessibile. Tra loro nasce un sentimento profondo, minacciato da una verità che lega la famiglia di Noah al passato della ragazza. Cuore di loto intreccia romance, suspense e segreti familiari, interrogandosi sulla possibilità di tornare ad amare quando la fiducia è stata spezzata.

DAILYMOOD.IT: Ricordi il momento esatto in cui hai saputo che Cuore di loto aveva vinto il concorso Arkadia LOVER? Qual è stata la tua prima reazione?

SONIA MELT: È passato quasi un anno, ma ricordo ancora bene la telefonata di Giovanni Lucchese, direttore della collana Lover. Mi disse: “Sonia, senti questo rumore?”. Io pensavo si riferisse al mio cuore, che ormai viaggiava oltre i centocinquanta battiti al minuto. Poi aggiunse: “È il suono delle trombe, il rullo dei tamburi! Annunciano la tua vittoria al concorso”. Per qualche secondo sono rimasta senza parole. Poi ho urlato e subito dopo è arrivato un bel pianto liberatorio. Avrei voluto abbracciare qualcuno, ma in casa c’era solo il mio cane, che probabilmente non aveva mai ricevuto così tante attenzioni tutte insieme! Se Cuore di loto è arrivato fin qui, lo devo anche a Giovanni e ad Arkadia. A quella telefonata che, ancora oggi, quando ci penso, mi fa battere forte il cuore.

DM: Arrivavi da diverse esperienze come autrice indipendente. Che cosa ti ha spinta a presentare proprio questo romanzo al concorso e quanto credevi davvero nella possibilità di vincere?

SM: Venire dal mondo dell’autopubblicazione ti insegna una grande indipendenza, ma anche quanto possa essere faticoso fare tutto da sola. Cuore di loto è un romanzo viscerale, al quale ho affidato parti molto profonde di me. Sentivo che aveva raggiunto una maturità diversa rispetto ai miei lavori precedenti e che meritasse una casa editrice solida e prestigiosa come Arkadia. Quanto ci credevo? A dire il vero, non abbastanza da aspettarmi di vincere. Ma ci speravo con tutta me stessa.

DM: La scrittura è diventata centrale dopo un periodo difficile della tua vita. Senza entrare in ciò che preferisci custodire, che cosa ti ha dato la pagina bianca quando tutto il resto sembrava più fragile?

SM:La pagina bianca non giudica, non fa domande e non pretende nulla. È uno spazio sicuro in cui posso riversare il dolore, la confusione, le paure e tutte le emozioni che faccio fatica a esprimere, trasformandole in una storia. Leggere è sempre stato un rifugio, ma scrivere è la mia cura. Quando ho bisogno di mettere ordine dentro di me, lo faccio attraverso le parole.

DM: Il fiore di loto nasce in acque torbide, ma riesce a emergere e a rifiorire. Quando hai capito che sarebbe stato il simbolo e il titolo perfetto per questa storia?

SM: Quasi subito, mentre delineavo il percorso emotivo di Dafne. Il loto racchiude una metafora potentissima: la bellezza e la purezza non nascono dal nulla, ma possono emergere proprio dal fango, dalle esperienze dolorose e dalle difficoltà che ci segnano. Per me rappresentava perfettamente il viaggio dei personaggi: attraversare il buio più fitto senza rimanerne intrappolati, trovare la forza di risalire verso la luce e, infine… rifiorire.

DM: Dafne affronta il dolore rifugiandosi nella scrittura e sta lavorando, a sua volta, a un libro intitolato Cuore di loto. Quanto c’è di Sonia in lei e perché hai scelto questo gioco di specchi tra autrice, protagonista e romanzo?

SM: C’è molto di me in Dafne, soprattutto nel suo modo di elaborare il dolore attraverso le parole. Anche lei si rifugia nella scrittura quando la realtà fa troppo male e il fatto che, all’interno della storia, stia scrivendo un libro intitolato Cuore di loto crea un piccolo cortocircuito metaletterario che mi divertiva moltissimo. Come hai ben detto tu, è un gioco di specchi: io guardo lei, lei guarda me e, alla fine, nessuna delle due sa più davvero chi sia l’autrice e chi la protagonista. Volevo esplorare quel confine sottile tra realtà e finzione, e l’idea che la scrittura non sia soltanto un modo per evadere, ma anche uno specchio nel quale guardarsi e, forse, imparare ad accettarsi. In fondo, è stato il mio modo di stringere la mano a Dafne e dirle “Non sei sola. Ci sono io qui con te. E insieme rimetteremo a posto i pezzi”.

DM: Noah custodisce una verità capace di distruggere il rapporto con Dafne. Secondo te, l’amore può sopravvivere a qualsiasi segreto oppure esistono verità che arrivano troppo tardi per essere perdonate?

SM: Questa è una domanda molto difficile! No, secondo me l’amore non riesce a superare qualsiasi segreto. A fare la differenza non è solo ciò che viene nascosto, ma soprattutto perché lo si nasconde. Se Noah ha taciuto per paura di perdere Dafne, forse il suo silenzio nasce proprio dall’amore. Se invece lo ha fatto per proteggere sé stesso dalle conseguenze, allora diventa qualcosa di diverso, che forse non merita il perdono. (E qui mi fermo, senza fare spoiler!) Poi ci si dovrebbe porre la domanda fondamentale: quando una verità cambia tutto, quanto deve essere forte un amore per meritare una seconda possibilità? E forse è proprio qui che la storia lascia spazio a chi legge, perché non esiste mai una scelta giusta per tutti.

DM: Accanto alla storia d’amore troviamo il legame di Dafne con il fratello Jordan e con la nonna Susy. Quale idea di famiglia e di cura volevi raccontare attraverso questi personaggi?

SM:Per Dafne, Jordan e la nonna rappresentano la cura silenziosa, quella fatta di presenze stabili, di sguardi che comprendono senza giudicare e di radici profonde. Sono l’idea di una famiglia che non ha bisogno di grandi gesti per esserci, basta sapere che, nelle difficoltà, c’è qualcuno che resta. In particolare, Jordan sarà la vera bussola. È uno di quei personaggi che, mentre scrivi, smettono quasi di essere tuoi. A un certo punto ho avuto la sensazione che fosse lui a decidere cosa dovevo raccontare. E forse è proprio questo che amo dei personaggi, quando prendono la loro strada e ti sorprendono. Jordan, per me, è stato proprio così.

DM: Hai ambientato la vicenda tra Epsom, Londra e il mondo dell’editoria inglese, mescolando romance, mistero e segreti familiari. Che cosa ti affascinava di questo scenario e come hai lavorato sull’equilibrio tra sentimento e suspense?

SM: L’Inghilterra, con le sue atmosfere suggestive e a tratti malinconiche, era lo scenario perfetto per questa storia. Adoro il contrasto tra la quiete verde e protettiva di Epsom, il rifugio sicuro, e la vivacità di Londra, con le luci della città e quel mondo dell’editoria che mi affascina tanto. Ho cercato il giusto equilibrio tra le emozioni, la forza di un amore che nasce piano, e le ombre di una verità difficile da svelare. Ho voluto che la suspense crescesse poco alla volta, insieme ai segreti che vengono a galla, portando Dafne e Noah a confrontarsi con le proprie paure e con le conseguenze delle loro scelte.

DM: Che cosa è cambiato nel tuo modo di scrivere passando dalla pubblicazione indipendente al lavoro con Arkadia? E questa vittoria ti ha già indicato la direzione del prossimo progetto?

SM: Il passaggio a una casa editrice strutturata come Arkadia è stato sicuramente un’esperienza preziosa. Ho trovato non solo professionalità e competenza, ma anche una grande famiglia, fatta di persone con cui confrontarmi, crescere e sentirmi accompagnata in questo nuovo percorso. Mi ha fatto scoprire il bello di costruire un libro insieme, senza perdere la parte più personale della storia. Quanto al prossimo progetto, questa vittoria mi ha dato sicuramente una grande dose di fiducia. Mi ha confermato che voglio continuare a raccontare storie intense ed emotive, in cui i sentimenti complessi, le fragilità dei personaggi e il percorso di rinascita personale restino sempre al centro.

DM: Hai detto di desiderare che Cuore di loto possa raggiungere soprattutto chi sta attraversando un momento difficile. Quale speranza vorresti lasciare a quella persona quando chiuderà l’ultima pagina?

SM: Vorrei soprattutto che il lettore chiudesse il libro con un po’ più di speranza di quando lo ha aperto. Con la certezza che, per quanto ci si possa sentire spezzati e persi, non è mai troppo tardi per rialzarsi. Il dolore non definisce chi siamo, è solo una parte del nostro viaggio. Dafne e Noah, in fondo, ci ricordano proprio questo, a volte bisogna perdersi per ritrovarsi, soprattutto per ritrovare la strada verso se stessi. Se Cuore di loto riuscirà a lasciare questa consapevolezza in chi lo leggerà, allora sentirò di aver raccontato qualcosa che va oltre la mia storia.

Redazione DailyMood.it

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Il 19 agosto 1883 nasceva Coco Chanel: White Star le dedica un nuovo volume

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Questo volume non racchiude solo la storia di una maison leggendaria. È il racconto di una donna che ha riscritto le regole della moda con la sua filosofia. Gabrielle “Coco” Chanel ha cambiato per sempre il modo in cui le donne si vestono, si muovono e percepiscono sé stesse. Indipendente, rivoluzionaria e audace, ha creato uno stile senza tempo, dando vita a capi e accessori diventati vere e proprie icone. Chanel Philosophy va oltre la moda: esplora la visione innovativa della stilista nel campo degli accessori, dei bijoux e della gioielleria, ambiti in cui ha osato più dei gioiellieri tradizionali. Attraverso materiali d’archivio, modelli storici e interviste esclusive, il libro svela il segreto di un lusso che non è solo esclusività, ma anche eleganza pratica e senza tempo.

Chanel Philosophy di Mara Cappelletti

White Star
240 pagine
27 x 31 cm
ISBN 9788854064225
€ 50,00

www.whitestar.it

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La trappola dell’iperconnessione di Barbara Fabbroni

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Nasce un nuovo movimento: gli anarchici digitali. Non un ritorno al medioevo, ma una ribellione psicologica contro il capitalismo della sorveglianza.

C’è un momento preciso, nella vita di un adolescente iperconnesso, in cui il pollice si ferma. Non per stanchezza fisica, ma per una specie di saturazione interiore: lo schermo continua a offrire stimoli, ma qualcosa dentro non risponde più. È lì, in quella micro-pausa, che psicologicamente nasce la ribellione.

L’intelligenza artificiale e gli algoritmi predittivi hanno spostato il confine dell’anarchia digitale: non più assenza di regole, ma eccesso di potere invisibile. Piattaforme che sanno cosa desidereremo prima di noi, sistemi di raccomandazione costruiti sui bias della dopamina, un disordine informativo che genera ansia cronica più che libertà. In questo scenario di sorveglianza soft, dove ogni clic diventa dato e ogni dato diventa profitto, cresce un contro movimento silenzioso: i cosiddetti anarchici digitali.

Non sono luddisti. Non spaccano server, non demonizzano la tecnologia in sé. La loro è una rivolta psicologica prima ancora che ideologica: il rifiuto di un sistema di ricompense variabili — lo stesso meccanismo neurobiologico delle slot machine — che tiene agganciata l’attenzione attraverso il rilascio intermittente di dopamina. Skinner lo aveva già dimostrato negli anni Trenta con i suoi esperimenti sul rinforzo intermittente: è la ricompensa incerta, non quella certa, a generare dipendenza comportamentale. I social network ne sono l’applicazione perfetta.

Non ci si confronta più con i pari reali, ma con versioni curate e algoritmicamente premiate dell’esistenza altrui.

Il prezzo psichico di questa architettura si vede nei numeri clinici che arrivano dagli studi sui giovani: aumento dei disturbi d’ansia, fenomeni di ritiro sociale che in Giappone hanno un nome preciso, hikikomori, e che oggi si osservano anche nei contesti occidentali con forme più sfumate ma altrettanto preoccupanti. Il confronto sociale continuo, teorizzato già da Festinger negli anni Cinquanta come meccanismo naturale dell’identità, trova online un’amplificazione patogena. Il risultato è un vissuto cronico di inadeguatezza che la letteratura definisce comparazione sociale ascendente disfunzionale.

A questo si aggiunge il vamping, la veglia digitale notturna che frammenta il sonno REM proprio nella fascia di età in cui la consolidazione mnestica e la regolazione emotiva dipendono in modo critico dal riposo. Non stupisce che irritabilità, difficoltà attentive e labilità dell’umore siano tra i sintomi più frequenti riportati nei colloqui clinici con adolescenti fortemente esposti.

Il rifiuto del diktat algoritmico

Notifiche disattivate, dumbphone, il passaggio dalla FOMO alla JOMO. È riappropriazione del locus of control: lo spostamento dell’origine percepita delle proprie azioni dall’algoritmo alla scelta consapevole.

La tutela radicale della privacy

Sistemi crittografati, browser anonimi, rifiuto della mercificazione del sé digitale. Sottrarsi al tracciamento come forma di autodeterminazione.

 Comunità alternative

Micro-comunità orizzontali, non mediate da logiche di monetizzazione della rabbia. Un ritorno a quello che Winnicott chiamava spazio transizionale.

Non è un movimento nostalgico. È una risposta adattiva a un ambiente che, nel tentativo di connettere tutti, ha finito per isolare i singoli dentro bolle di validazione artificiale. E forse la domanda più interessante non è se questi giovani abbiano ragione a disconnettersi, ma cosa ci dice della nostra epoca il fatto che disconnettersi sia oggi percepito come un atto di coraggio.

La disconnessione come atto clinico

Forse è qui che dobbiamo tornare a quel pollice fermo sullo schermo. Non è resa, non è sconfitta della tecnologia sull’attenzione: è il primo gesto di un organismo che si difende. In termini clinici, potremmo chiamarlo un tentativo di riregolazione — il sistema nervoso che, esausto da uno stato di allerta perenne, cerca la via più semplice per tornare a uno stato di quiete: interrompere lo stimolo.

I ribelli digitali non stanno inventando nulla che la psicologia non sapesse già. Stanno semplicemente agendo, su scala generazionale, un principio che ogni terapeuta conosce bene: quando un ambiente diventa strutturalmente incapace di rispettare i bisogni di chi lo abita, l’unica risposta sana è ridefinire i confini. Non è patologia il ritiro — è patologico, semmai, il sistema che lo rende necessario.

C’è però un rischio da non ignorare, ed è forse la nota più scomoda di questa analisi: la disconnessione volontaria, per essere davvero liberatoria, richiede risorse. Tempo, consapevolezza, un contesto familiare e sociale che sostenga la scelta invece di isolarla ulteriormente. Chi non ha gli strumenti per teorizzare la propria ribellione rischia di restare semplicemente intrappolato, senza nemmeno il lessico per nominare la propria sofferenza. L’anarchia digitale, in questo senso, è anche una questione di classe psicologica: chi può permettersi di disconnettersi, e chi no.

Resta la domanda che chiude davvero il cerchio, quella che il pezzo pone nel finale: se il coraggio, oggi, si misura nella capacità di spegnere una notifica, forse non è la generazione che va analizzata. È l’architettura che l’ha costretta a considerare la quiete come un atto di resistenza.

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