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12 luoghi terrificanti (veramente!) dove trascorrere Halloween in Europa

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La redazione internazionale di voli.idealo.it ha messo insieme qui una lista di luoghi davvero intrisi di morte e disperazione disseminati in Europa. Una topografia dell’orrore vero ad uso e consumo di chi cerca quello che gli Inglesi chiamano “the real thing”! Ne è nata un’infografica con 12 tra i luoghi più tetri e luttuosi d’Europa per una vera esplorazione urbana in stile horror. Ogni luogo ha una storia raccapricciante e, se prendete sul serio in considerazione l’idea di visitarne qualcuno per Ognissanti, preparatevi a ricevere un pugno nello stomaco.

#1 Finlandia: Lago Bodom, Espoo, ca. 22 km da Helsinki
Il 5 giugno del 1960, nei pressi del lago di Bodom, quattro giovani adolescenti si erano accampati con la loro tenda per trascorrervi la notte. Quella notte furono selvaggiamente aggrediti da un uomo con un coltello. Tre ragazzi morirono e uno degli amici rimase gravemente ferito. Esistono diverse teorie su chi possa essere l’assassino, dalla follia omicida dell’unico sopravvissuto (dramma della gelosia) al delirio psico-politico di un agente della Stasi, il servizio segreto della ex Germania Est. Il caso non è mai stato risolto. Gli appassionati del genere “death metal” conoscono questo terrificante episodio di cronaca per via del gruppo Children of Bodom il cui nome si riferisce proprio all’agghiacciante massacro avvenuto sulle sponde del lago finlandese.

#2 Estonia: Prigione sovietica di Patarei, Tallin
Dal 1820 prigione-fortezza sul mare, Patarei è diventato il luogo simbolo della repressione durante gli anni dell’occupazione sovietica in Estonia. Utilizzata come campo di concentramento e campo di lavoro forzato durante il periodo sovietico, l’ex prigione militare è rimasta in funzione fino al 2004, e porta con sè la memoria di un passato tragico e crudele. Solo dopo l’adesione del paese all’Ue, gli estoni hanno deciso di staccare la spina al complesso penitenziario bi-secolare. Avere un gulag alla periferia della capitale non è esattamente compatibile con i valori democratici europei. Almeno secondo gli standard di allora. Chi dice che i fantasmi dei detenuti continuino ancora a frequentare questi luoghi ha probabilmente ragione. Le prigioni abbandonate in Estonia sono dei cupi frammenti d’inferno.
halloween-infografica
#3 Germania: Beelitz, nei pressi di Berlino
L’antico sanatorio di Beelitz è un ex ospedale militare abbandonato nei pressi della cittadina omonima del Brandeburgo, a pochi chilometri dalla capitale tedesca. La clinica ha ospitato Adolf Hitler e Erich Honecker, incorniciando simbolicamente la parabola (e la patogenesi) del totalitarismo novecentesco. A partire dal 2000, l’edificio versa in uno stato di assoluto abbandono che in poco tempo ha trasformato l’antico nosocomio in un luogo lugubre e misterioso. La storia recente ha spalmato sulla Beelitz Heilstätten un uteriore strato di atrocità. Nel 1991 vi ebbe luogo infatti uno dei delitti più efferati del serial killer tedesco noto come “La Bestia di Beelitz”, mentre al 2008 risale un secondo omicidio a sfondo necrofilo per opera di un imitatore del mostro. Sono numerosi i racconti di visitatori della Beelitzer Heilstätten testimoni di attività paranormali all’interno del complesso, particolarmente concentrate intorno all’antica sala di Chirurgia. Urla disperate, improvvise escursioni termiche e shadow people.

#4 Gran Bretagna: Cimitero di Highgate, Londra
L’Highgate Cemetery è considerato uno dei luoghi più spiritici dell’Inghilterra e uno dei siti più raffinati di architettura funeraria britannica. Questo antico cimitero vittoriano è anche il luogo di sepoltura di Karl Marx… uno spettro si aggira ancora nel cuore della City! Ma anche dello storico Eric Hobsbawm e del romanziere Douglas Adams, autore di Guida galattica per gli autostoppisti. Il cimitero è noto per alcune apparizioni misteriose e fatti inquietanti che hanno turbato l’opinione pubblica e i media britannici per quasi dieci anni tra il 1969 e il 1977, non a caso forse proprio nel lasso di tempo che va dall’arrivo del Maggio ’68 in Gran Bretagna agli Anni di Piombo in tutta Europa. L’aura funeraria che ammanta questo luogo è alimentata da mitologie vampiriche, rituali satanici, isteria mediatica, profanazione di tombe, aggressioni e avvistamenti di fantasmi.

#5 Francia: Catacombe, Parigi
Un labirinto sotterraneo si sviluppa al di sotto della città di Parigi con i resti di circa 6 milioni di abitanti. Visitando l’ipogeo parigino, ci si sente un po’ come degli esploratori del sottosuolo dell’anima collettiva, capaci di leggere il futuro della città contemporanea nelle sue viscere. Se ci si perde nello stretto dedalo di cunicoli di quello che in Francia è ufficialmente noto con l’appellativo anodino di “ossario municipale” è probabile che non vi si trovi più l’uscita. Per avvalorare questa ipotesi qualcuno ha diffuso un video su YouTube girato – secondo la descrizione – tramite una telecamera ritrovata nelle catacombe di Parigi da altri visitatori. Il video, girato in soggettiva, restituisce il progressivo senso di panico e disorientamento di un uomo inoltratosi nell’intricato dedalo di cunicoli. Il video è ovviamente un fake, ma l’angoscia capace di restituire è simile a quella dei film horror a basso budget come il mitico Blair Witch Project.

#6 Repubblica Ceca: Ossario di Sedlec, Kutná Hora
L’Ossario di Sedlec conserva circa 40.000 scheletri umani, tra cui le ossa di circa 10.000 persone utilizzate per la lavorazione di oggetti decorativi e per la costruzione della chiesa di Tutti i Santi. Nell’anno del Signore 1400, i monaci della chiesa edificarono l’ossario nella cripta allo scopo di ospitare i resti dei cadaveri riesumati dal piccolo cimitero vicino per far posto alle nuove salme. Nel 1870, l’intagliatore František Rint ebbe l’incarico di lavorare le ossa conservate da secoli nella chiesa per dar vita ad opere d’arte fatte di ossa intarsiate e incise. Uno dei macabri capolavori che adornano gli interni della cappella è il candeliere fabbricato con teschi e ossa. L’ossario di Sedlec entra in un ambiguo rapporto di tensione, tra anticipazione e allegoria, con la vicina cittadina di Terezin e il campo di concentramento nazista.

#7 Spagna: Cava di Zugarramurdi, Navarra
È il sito del più grande processo alle streghe della storia. Oltre 7.000 donne furono accusate di stregoneria tra il 1609 e il 1614 dall’Inquisizione spagnola, 2.000 tra queste furono torturate, 11 morirono in prigione e 6 furono arse sul rogo. Le loro anime continuano ad abitare questo luogo e a ricordarci la follia del fanatismo religioso e della violenza sulle donne praticata nei secoli anche in Europa. Questa è anche la posizione del regista basco Álex De la Iglesia nella commedia horror Las brujas de Zugarramurdi (Le streghe son tornate, 2013). Ambientato nella cava di Zugarramurdi, il film imbastisce una critica spietata della società contemporanea e degli stereotipi di genere che ancora l’attraversano.

#8 Italia: Città fantasma di Consonno, Lecco
Una storia tristemente italiana quella di Consonno. Il piccolo comune in provincia di Lecco fu distrutto da una frana nel 1977 in seguito alla quale gli abitanti furono costretti ad abbandonare la città. Attualmente è una località fantasma, simbolo delle conseguenze omicide degli abusi edilizi compiuti in Italia, ma anche dell’abbandono e del degrado in cui versano ampie porzioni del Paese. Tra le tante leggende accumulatesi intorno alla città fantasma si narra, ad esempio, che in certe notti d’inverno, nella nebbia, appaia l’immagine di un uomo accompagnato da cani latranti. La cosa non sorprende visto che la città è divenuta negli anni una landa abitata da soli cani.

#9 Italia: Santa Maria Immacolata a via Veneto, Roma
La chiesa è nota in particolare per la cripta. Fino al 1870, vi sono stati conservati e lavorati artisticamente centinaia di scheletri a scopo ornamentale. Degno di nota, anche per questo ossario caratterizzato da una forma lugubre di art déco ante litteram, il lampadario che pende dal soffitto, realizzato interamente con ossa umane. Uno dei padri dell’architettura moderna, Adolf Loos, nel 1910 pubblicò un libretto dissacrante dal titolo “Ornamento e Delitto” in cui sosteneva la tesi secondo cui gli ornamenti in architettura non sono che futili orrori. Una visita presso la chiesa di Nostra Signora della Concezione dei Cappuccini può rappresentare un astuto cortocircuito per chi ama l’architettura e l’orrore.

#10 Italia: Catacombe dei Cappuccini, Palermo
Nel quartiere Cuba di Palermo è situato questo fosco convento risalente al XVI secolo. Nel leggendario sotterraneo si trovano le famose Catacombe dei Cappuccini, ospitanti circa 8.000 mummie. Lo spettacolo è macabro e attira ogni anno migliaia di turisti intenti ad osservare la galleria di mummie perfettamente conservate, suddivise per sesso e ceto sociale. Uno degli aspetti più interessanti della visita sono le informazioni sul complesso processo di imbalsamazione e sul lato “forensic” e CSI dell’esposizione.

#11 Polonia: Castello di Czocha, nei pressi di Jelenia Góra
Nessun altro castello in Polonia vanta altrettante leggende su spiriti e fantasmi quante il Castello di Czocha. I visitatori raccontano, per lo più, di incontri con spiriti femminili, dall’infedele Ulrika alla dama bianca Gertruda. Ma non è certo questa inoffensiva leggenda acchiappa-turisti il lato più inquietante di questo luogo. Il vero abisso orrorifico in cui è implicato lo storico castello della Bassa Slesia è la recentemente inaugurazione del College of Witchcraft and Wizardry (ovvero Hogwarts in salsa polacca), per iniziativa di alcuni fan polacchi di Harry Potter e della Rowlings. Voglia di passare il weekend di Halloween in un castello polacco infestato da fantasmi, vestiti da apprendisti maghetti, insieme ad altri 100 adulti a giocare ad Harry Potter? Alcuni lo chiamano LARP (che sta per live-action role play, ovvero gioco di ruolo in azione dal vivo), altri lo chiamano semplicemente un weekend da incubo!

#12 Irlanda: Cimitero di Glasnevin, Dublino
Questo punto è il nostro unico cedimento al meme dei “luoghi terrificanti dove trascorrere Halloween”. Ormai tutti sanno che la festa di Halloween, almeno in origine, non è una americanata, ma risale alle celebrazioni di Samhain, una festività pagana gaelica nota anche come capodanno celtico. Con oltre 1,5 milioni di sepolture, Glasnevin è comunque il cimitero più grande d’Irlanda. Numerosi testimoni hanno spesso riferito di inquietanti avvistamenti riguardanti un uomo che si aggira tra le tombe in compagnia di un cane – altro topos ricorrente delle leggende intorno ad Halloween nella versione buzz contemporanea. Luogo artistico e letterario eccezionale, il cimitero di Glasnevin possiede tutti gli ingredienti per chi è alla ricerca di una piccola vacanza a Dublino con bambini amanti del macabro. Presso il Glasnevin Cemetery vengono organizzate ad Halloween visite guidate per bambini dai 6 ai 12 anni. D’obbligo il travestimento pauroso e lo spavento organizzato. I bambini devono essere accompagnati da un adulto.

Fonte: voli.idealo.it

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Weekend lungo a Tolosa: 2-3-4 giorni nella Ville Rose, per affrontare il rientro a ritmo dolce

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Itinerari di più giorni per un back-to rigenerante tra architetture iconiche, passeggiate lungo fiume, food tour e visite culturali

Settembre segna il ritorno alla routine, ma non necessariamente il momento di ripartire a tutta velocità. Per affrontare il rientro con qualche giorno di transizione, si può scegliere di regalarsi un weekend lungo in una destinazione che vibra a ritmo dolce. Ad esempio, Tolosa, la Ville rose occitana, è la meta ideale per un city break a settembre, invitando a riscoprire il piacere di passeggiare, mangiare bene e concedersi tempo prima di tornare alla piena operatività.

Spazio quindi a camminate tra le sue piazze e lungo le rive della Garonna o del Canal du Midi, scoprendo le sue architetture gotiche e romaniche, la sua frizzante scena culturale e immergendosi nei sapori della cucina locale: ogni momento a Tolosa è un invito a rallentare e lasciarsi sorprendere, anche se si ha a disposizione solo due, tre o quattro giorni.

48 ore a Tolosa: i grandi classici del centro storico e gli hub innovativi

Per chi ha a disposizione un weekend, la scoperta di Tolosa parte dagli scorci più caratteristici. Tra questi, passeggiando lungo le romantiche e vivaci sponde del fiume Garonna, che bagna la capitale occitana, si possono ammirare l’iconico Pont Neuf (il più antico tra i ponti tolosani, nonostante il nome), l’Hôtel-Dieu (il vecchio ospedale della città, ora centro amministrativo dell’ospedale universitario e Museo dedicato alla Medicina) e la basilica di Notre-Dame de la Daurade, dalla maestosa facciata classica, tutti a pochi passi l’uno dall’altro. Spostandosi invece nel cuore nevralgico del centro città, va sicuramente ammirata da vicino la monumentale “Place du Capitole”, dove si affaccia  l’omonimo palazzo, oggi sede del Municipio. Immaginando poi un circuito ad anello, ci può spostare verso sud per restare a bocca aperta davanti all’affascinante organo sospeso a «nido di rondine» di inizi ‘600 custodito nella Cattedrale di Saint-Étienne. Risalendo, tappa al Convento dei Giacobini, capolavoro d’arte gotica meridionale che custodisce le spoglie di San Tommaso d’Aquino, per poi proseguire verso la Basilica Saint-Sernin, Patrimonio UNESCO tra i più grandi edifici romanici dell’Occidente.

Nel pomeriggio ci si può dedicare alla scoperta del Canal du Midi, maestosa opera ingegneristica del XVII secolo che unisce l’oceano Atlantico al Mar Mediterraneo e che proprio quest’anno celebra il 30° anniversario del suo riconoscimento come Patrimonio Mondiale UNESCO. Questo straordinario canale storico è ancora oggi uno dei simboli più riconoscibili del territorio ed è parte integrante della vita quotidiana tolosana: un luogo di passeggio, itinerario ideale per un giro in bicicletta lungo gli argini oppure per una crociera fluviale, a ritmo lento. Al calar della sera, una passeggiata in uno dei vari polmoni verdi della città (circa 170 parchi), come il Giardino Giapponese o il Jardin des Plantes, regala un momento di relax, prima di concludere la giornata con un aperitivo in una delle tante guinguettes lungo fiume, locali all’aperto stagionali che d’estate diventano il posto naturale per passare la serata.

Dopo aver esplorato le radici più antiche della città, durante il secondo giorno si può esplorare l’anima più pioneristica di Tolosa, partendo da un tour della Halle de la Machine: un enorme spazio espositivo dove, grazie ai macchinisti-performer della compagnia teatrale La Machine, oltre 150 automi in legno e metallo prendono vita ogni giorno, come il gigantesco Minotauro Astérion, che passeggia attorno alla struttura trasportando sul dorso gruppi di visitatori. In questo contesto spettacolare, fino al 3 gennaio 2027 si inserisce la monumentale installazione “L’Aéroflorale II, retour d’expédition”, una straordinaria “serra volante” che comprende 1.300 piante, ideata come un simbolico organismo vivente in dialogo tra botanica e ingegneria.

A poca distanza dalla Halle, per gli appassionati di volo, c’è l’Envol des pionniers: il museo dove si ripercorrono le tappe dell’epopea dell’Aeropostale, la prima linea aerea transatlantica che univa la Francia al Sud America, inizialmente utilizzata per il trasporto della posta. Qui si celebra l’aeronautica e i suoi grandi pionieri, appunto, tra cui anche l’autore de Il Piccolo Principe, il pilota e scrittore Antoine de Saint-Exupéry. Di fronte al museo, è tuttora presente la pista dalla quale decollarono i primi aerei, oggi divenuta zona pedonale, che accoglie quotidianamente il famoso minotauro durante le sue passeggiate. Nel pomeriggio, si passa dagli aerei alle navicelle spaziali, con una visita immersiva alla Cité de l’Espace (Città dello spazio), area espositiva di divulgazione scientifica dedicata all’esplorazione spaziale unica in Europa: qui si può ad esempio entrare nella Stazione Spaziale sovietica Mir, osservare da vicino (e, addirittura, annusare!) un frammento di Luna, farsi trasportare dalle proiezioni nella sala IMAX® 3D o anche vivere in prima persona una missione lunare simulata con l’esperienza LuneXplorer.

72 ore a Tolosa: la dolce vita, tra food tour, mercati ed esperienze enogastronomiche

Con un terzo giorno a disposizione, l’itinerario si può arricchire con un viaggio sensoriale tra gli autentici sapori tolosani, partendo dal mercato Victor Hugo, il più antico emporio coperto di Francia e indirizzo perfetto per deliziare le proprie papille con le specialità locali, direttamente dal banco.

Sempre al mattino, si può anche prender parte a uno dei vari food tour nel cuore della città, ideale per scoprire le specialità locali come la fènetra, crostata di albicocche con limone candito e mandorle o, a fine mattinata, il foie gras. Si può scegliere tra varie proposte, come ad esempio: Toulouse Gourmet Tour, che accompagna tra i luoghi iconici con sette degustazioni, alcune preparate al momento grazie alla cargo-bike dello chef; Taste of Toulouse, con tre percorsi tematici (visita al Mercato Victor Hugo, tour enologico e itinerario dedicato ai dolci tra pasticcerie e cioccolaterie); e Farinettes & Compagnie, con tour di diverse tappe accompagnati da pause gastronomiche, per assaggiare i migliori prodotti locali.

Ulteriore consiglio per gli amanti del buon cibo è di fare un salto a Les Halles de la Cartoucherie, un’ex fabbrica di munizioni riconvertita in hub polifunzionale e oggi destinazione d’eccellenza per esplorare i sapori occitani. Un’ulteriore chicca in chiave (anche) golosa è la Maison de la Violette: bottega che dal 1993 trasforma il fiore simbolo di Tolosa, la violetta per l’appunto, in delizie gourmet, ma anche in cosmetici e profumatori. Inoltre, con la stagione autunnale alle porte, l’esperienza enogastronomica si arricchisce con una tappa al Domaine de Candie, il vigneto urbano di Tolosa: 12 ettari coltivati biologicamente all’interno di una tenuta comunale che ospita l’unico castello fortificato della città, risalente al XIII secolo.

La giornata può poi concludersi con una cena in uno dei numerosi ristoranti in giro per la città, capaci di soddisfare tutti i gusti o, per chi volesse continuare ad approfittare degli ultimi scampoli di estate, in una delle varie terrazze per mangiare all’aria aperta da prospettive nuove.

96 ore a Tolosa: capolavori d’arte, dinosauri e i giganti del cielo

Allungando ancora di 24 ore, la quarta giornata può essere dedicata a scoprire ancor più da vicino la vivace scena culturale della destinazione. A dare il via a questo tour è un gioello della città, riaperto da poco meno di un anno dopo importanti lavoro di restauro: si tratta del Musée des Augustins, il museo delle belle arti ospitato in un ex convento gotico del XIV secolo nel cuore del centro storico. Tra i più antichi musei di Francia, conserva una collezione che attraversa oltre dieci secoli di storia dell’arte, dal Medioevo al XX secolo, con opere di maestri come Perugino, Rubens, Delacroix, Ingres e Rodin accanto a importanti artisti locali

Un’altra gemma d’arte è poi la Fondation Bemberg, splendido museo situato nell’elegante cornice dell’Hôtel d’Assézat, che ospita l’eclettica collezione di Georges Bemberg, raffinato uomo di cultura che ha raccolto capolavori pittorici, sculture, mobili d’epoca e oggetti d’arte di varie epoche. Da non perdere anche il Museo des Abattoirs: ex mattatoio riconvertito in un vibrante polo d’arte contemporanea, espone installazioni immersive e visionarie di artisti emergenti accanto a capolavori di maestri come Pablo Picasso, Alberto Giacometti, Niki de Saint-Phalle e vari altri, e mostre temporanee come quella dedicata a Joan Miró che inaugurerà il 2 ottobre 2026.

Per gli appassionati di scienza, invece, tappa d’obbligo al Muséum de Toulouse, secondo museo di storia naturale di Francia, che con i suoi oltre due milioni di reperti (tra scheletri di dinosauri, un elefante gigante e un dinosauro volante) affascina grandi e piccini. Oppure, nel comune di Blagnac, poco più a nord di Tolosa, il museo Aeroscopia celebra i giganti del cielo: si può salire a bordo dell’Airbus A380, partecipare a una sessione di pilotaggio di droni, provare un simulatore di volo, ammirare il leggendario Concorde (velivolo da trasporto supersonico non più attivo) e scoprire il curioso Super Guppy, aereo progettato per trasportare grandi parti di aeromobili. Qui, i fan di Star Wars possono persino ammirare l’iconico X-Wing, interamente costruito con mattoncini Lego a grandezza naturale.

Per maggiori informazioni: www.toulouse-tourisme.com/en

 

 

 

 

 

 

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Sfumature d’azzurro e brezza oceanica: le spiagge d’Irlanda per fuggire dal caldo. Dai paradisi del surf alle baie più remote, una mappa marina da abitare oltre i soliti itinerari

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Mentre l’Europa continentale sperimenta estati torride e città sature di calore, l’isola d’Irlanda si rivela un rifugio climatico per chi desidera godersi il mare da un inedito punto di vista. I suoi 7.500 chilometri di costa, dove la terra si fonde drammaticamente con l’oceano, offrono l’essenza stessa della “coolcation”: un’alternativa di viaggio e una nuova filosofia di vacanza al fresco, sospesa tra l’adrenalina degli elementi e una profonda, rigenerante quiete.

Dalle ampie distese dorate e accarezzate dal vento lungo la Wild Atlantic Way, fino alle baie protette della costa orientale e ai litorali a ridosso dei centri urbani, l’isola vanta una geografia costiera di rara varietà. A testimonianza di un rigore che sposa la bellezza, ben novantacinque spiagge espongono la Bandiera Blu, lo standard globale per la purezza delle acque e la gestione ambientale. Eppure, al di là dei riconoscimenti ufficiali, la vera eccellenza risiede nel carattere unico, di ogni singola distesa di sabbia: luoghi da vivere intensamente e non solo da fotografare, dove, per esempio, l’oceano diventa un rito sociale collettivo – i punti di riferimento sono i portali ufficiali di Swim Ireland e la community di Me and the Water – attraverso il nuoto di gruppo in acque libere (wild swimming); uno spunto originale per trovare il coraggio di fare qualcosa di “forte” come bagnarsi nell’Atlantico e scoprire il magnifico effetto che fa.

Mappare questa costa significa dunque seguire un itinerario di opposti, dove la maestosità della natura si offre ora all’adrenalina dell’esplorazione, ora alla contemplazione più pura, a partire dai litorali visivamente più iconici dell’isola.

Estetica del paesaggio: le baie più fotogeniche

 All’interno dell’ampio circuito delle spiagge Bandiera Blu si concentrano alcuni dei litorali visivamente più spettacolari dell’intera isola. Nella contea di Cork, l’immensa spiaggia di Inchydoney si distingue come scenario ideale per il surf o per lunghe passeggiate contemplative. Più a est, nella contea di Waterford, parte dell’Ireland’s Ancient East, la linearità di Clonea Beach offre una transizione fluida tra il mare e la Waterford Greenway, una delle infrastrutture ciclabili più eleganti della regione.

Sulla spettacolare Achill Island, nella contea di Mayo, Keel Beach attrae gli amanti degli sport acquatici grazie alla sua esposizione alle correnti. A soli dieci chilometri di distanza, la celebre Keem Bay, immortalata anche dal film “Gli spiriti dell’isola”, si rivela come un perfetto semicerchio di sabbia candida, protetto da scogliere imponenti che precipitano verso il mare, costeggiate da una strada panoramica d’altri tempi. Non è un caso che questo anfiteatro naturale sia stabilmente celebrato nelle classifiche internazionali tra cui le cinquanta migliori spiagge del mondo di Condé Nast Traveller.

 La prossimità urbana: dal centro al mare

 La felice scala geografica dell’Irlanda consente di combinare la dimensione culturale delle sue città con la purezza del paesaggio marino, rendendo un bagno rigenerante o una passeggiata al tramonto il perfetto complemento di un soggiorno urbano.

A breve distanza dalla capitale, nella contea di Dublino, la spiaggia Bandiera Blu Velvet Strand di Portmarnock si snoda per cinque miglia, offrendo una vista nitida sulle montagne di Dublino e sulla penisola di Howth. Con la stessa facilità logistica, Helen’s Bay, in Irlanda del Nord, offre un rifugio costiero a pochi minuti dal dinamismo di Belfast, mentre Silverstrand rappresenta una delle mete marine più eleganti e vicine alla città di Galway.

 I santuari del surf e l’estetica dell’oceano

 Lungo la Wild Atlantic Way, le mareggiate oceaniche hanno plasmato non solo la roccia, ma anche l’identità culturale dei centri costieri, dando vita a una cultura del surf raffinata e vibrante.

L’area di Bundoran, nella contea di Donegal, detiene lo status di capitale irlandese del surf e la sua spiaggia, anch’essa insignita della Bandiera Blu, convive con una cittadina vivace, intimamente legata ai ritmi del mare e ai festival stagionali. Poco più a nord, Rossnowlagh Beach unisce l’eccellenza tecnica per il surf e le attività acquatiche a un’accessibilità che la rende la meta prediletta dagli amanti del trekking costiero. Nella contea di Clare, la celebre baia di Lahinch accoglie surfisti di ogni livello, posizionandosi come elegante preludio visivo alle monumentali Scogliere di Moher.

 Gastronomia costiera e tradizioni equestri

 La costa irlandese non è solo un panorama da osservare o da vivere in acqua, ma un’esperienza culturale integrata che valorizza l’artigianato e la storia locale. Lungo il litorale della contea di Sligo, parte della Wild Atlantic Way, la spiaggia di Strandhill diventa il punto di partenza per scoprire lo Sligo Picnic, un’iniziativa che celebra i piccoli produttori gastronomici della regione: grazie alla rete dello Sligo Food Trail, boutique gastronomiche, hotel storici e sofisticati food truck preparano menu d’asporto confezionati in modo sostenibile. Questi cestini d’autore utilizzano ingredienti freschissimi, offrendo un autentico viaggio nel gusto mentre si esplora l’orizzonte della contea.

Nella contea di Derry, in Irlanda del Nord, l’esperienza si fa ancora più evocativa: la visita alla bellissima Downhill Strand si unisce alla vista del Mussenden Temple, un tempietto settecentesco neoclassico sospeso sul filo della scogliera, nonché luogo iconico de “Il trono di spade”: la consistenza della sabbia permette di praticare l’escursionismo equestre, offrendo una delle immagini più classiche e aristocratiche della tradizione irlandese.

 L’atlante del silenzio: le gemme nascoste

 Per chi cerca l’isolamento e la purezza estetica, il frastagliato e lunghissimo perimetro di costa irlandese custodisce segreti di rara bellezza, lontani dalle rotte del turismo convenzionale. Silver Strand, a Malin Beg (contea di Donegal), è una baia nascosta, un anfiteatro di roccia a cui si accede superando una scenografica scalinata di 174 gradini.

Altre perle della Wild Atlantic Way includono Streedagh Strand, nella contea di Sligo, dove le dune sabbiose proteggono una flora e una fauna intatte, e Dog’s Bay, nella contea di Galway, celebre per la sua spiaggia abbagliante composta interamente da frammenti di conchiglie calcaree frantumate. Sulla costa opposta, la quiete di Ballyquin Beach, nella contea di Waterford, si presta a lunghe camminate solitarie.

Il vero distacco dai ritmi della contemporaneità si percepisce tuttavia a Fair Head, nella contea nordirlandese di Antrim, lungo la Causeway Coastal Route. Dal piccolo parcheggio, un sentiero ripido conduce alla costa rocciosa e alle insenature sabbiose di Murlough Bay, un luogo di straordinario incanto selvaggio dove gli unici compagni di viaggio sono, quasi sempre, foche e uccelli marini.

 Un ritmo che dura tutto l’anno

 Il potere attrattivo di questi luoghi non si esaurisce, tuttavia, con l’estate. La costa irlandese possiede una qualità senza tempo che si esprime in ogni stagione: dalle frizzanti passeggiate invernali ai bagni rigeneranti in acque fredde o in una calda tinozza con benefiche alghe, fino alle grandi onde autunnali e ai picnic estivi mitigati dalla brezza dell’oceano. Tra centinaia di opzioni, esiste sempre una spiaggia capace di rispondere ai desideri e all’immaginario di chiunque si metta in viaggio.

www.irlanda.com

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Italiani campioni di libertà: sono i più inclini a preferire un viaggio in solitaria per potersi muovere in totale autonomia

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eDreams, viaggiare da soli significa mettersi alla prova. Le donne sono più organizzate e in cerca di spazio per schiarirsi le idee, gli uomini non rinunciano alla comodità

Partire da soli non significa più semplicemente fare una vacanza senza compagni di viaggio al seguito, ma vivere questa esperienza come uno spazio di libertà, autonomia e scoperta personale. A raccontarlo è un sondaggio di eDreams, leader mondiale nel settore dei viaggi online, che ha analizzato abitudini, aspirazioni e come è cambiato il rapporto dei viaggiatori con questa scelta.
Infatti, se prima del Covid solo il 7% degli italiani si dichiarava pronta a partire per un viaggio in solitaria, oggi i viaggiatori del Belpaese si distinguono a livello internazionale per uno spiccato desiderio di libertà di movimento. Già qualche anno fa emergeva, inoltre, l’importanza dell’organizzazione, considerata fondamentale dal 33% degli intervistati nel 2023. Aspetti che nel 2026 si affiancano a una visione del viaggio che è ancheprova di autosufficienza e occasione per aprirsi a 360 gradi alla cultura locale.

La libertà di manovra guida il desiderio di viaggiare da soli, battendo la voglia di conoscere sé stessi e anche gli altri

In Italia, oggi, il primo motivo per cui si sceglierebbe di viaggiare da soli è la libertà di movimento: lo afferma il 42% degli intervistati, il dato più alto a livello internazionale. Seguono il desiderio di conoscersi meglio e la mancanza di disponibilità di amici o familiari, entrambi al 25%, mentre il 21% partirebbe da solo per incontrare nuove persone e il 18% per sperimentare qualcosa di nuovo. Quando si tratta di preparare il viaggio, gli italiani dimostrano concretezza: il 36% considera essenziale pianificare in anticipo, tra GPS, mappe, biglietti acquistati prima della partenza e app per le varie attività. Il 28% dei connazionali mette invece al primo posto la sicurezza, assicurandosi di non dimenticare marsupio porta soldi, kit di primo soccorso e contatti di emergenza a portata di mano, mentre il 21% privilegia il comfort. Guardando ai benefici, il 38% degli intervistati ritieneche viaggiare da soli possa migliorare l’autosufficienza, il 32% associa questa scelta a una maggiore apertura verso nuove culture e modi di pensare, il 27% alla possibilità di schiarirsi le idee e a una visione più chiara dei propri obiettivi personali, e il 23% all’entrare più in sintonia con il mondo.

Le donne sono pianificatrici, i maschi italiani cercano il comfort

I dati sulle preferenze di genere raccontano due modi diversi di interpretare il viaggio in solitaria. Gli uomini, infatti, sono più propensi a partire da soli per godere della massima libertà di movimento (45% delle risposte rispetto al 39% delle viaggiatrici) e mostrano una maggiore inclinazione a considerare questa esperienza un’occasione per conoscere persone nuove (23% delle preferenze rispetto al 18% delle donne). Le viaggiatrici italiane, invece, si distinguono per una maggiore attenzione alla dimensione personale del viaggio: il 20% lo sceglierebbe per sperimentare, contro il 17% degli uomini, e il 41% ritiene che possa rafforzare l’autosufficienza, rispetto al 36% della controparte maschile. Le donne sono inoltre più orientate a partire da sole per schiarirsi le idee (28% contro il 25% del campione maschile). Nella scelta di questo tipo di esperienza le donne sono più attente alla sicurezza (il 32% lo considera una priorità rispetto al 23% dei viaggiatori) ma non solo, sono infatti anche più portate alla pianificazione (37% rispetto al 35% degli uomini). Dal canto loro, gli uomini italiani sono più sensibili al comfort, tra le priorità per il 23% del campione maschile contro il 19% di quello femminile, e associano più spesso il viaggio in solitaria all’allenamento dell’empatia e allo sviluppo di una connessione più profonda con il mondo, con il 27% contro il 20%.

I giovani attenti alla sicurezza, Millennial in cerca di apertura mentale e riflessione

Anche l’età incide sul modo di concepire una partenza in solitaria. Tra i 18 e i 24 anni, il 74% dei viaggiatori ritiene che sia un’occasione per scoprire di stare bene con sé stessi e di saper gestire ogni situazione. I piùgiovani, inoltre, sono anche i più sensibili agli aspetti legati alla sicurezza (43%), e i più inclini ad associare il viaggio in solitaria allo sviluppo del senso di empatia (39%). Per la fascia 25-34 anni, invece, il 43% considerala pianificazione la conditio sine qua non per un viaggio da soli, mentre il 41% vede in questa esperienza un’occasione per diventare più aperto e flessibile, e il 38% per tornare con le idee più chiare sui propri obiettivi. Tra i35-44enni e i 45-54enni cresce il peso del comfort nella preparazione al viaggio, indicato dal 26% in entrambe le fasce.

Considerando l’appartenenza generazionale, la Gen Z attribuisce al viaggio in solitaria soprattutto il valore dell’autosufficienza, indicata dal 59% dei rispondenti. I Millennial associano più spesso il viaggio all’apertura verso culture e modi di pensare diversi (38%) oltre che alla riflessione (34%).

Negli Stati Uniti si viaggia da soli per sperimentare e conoscersi, i britannici partono per sentirsi più autosufficienti

A livello internazionale, gli italiani emergono come i più entusiasti della libertà di movimento, con il 42% delle preferenze rispetto alla media globale del 38%. Gli statunitensi si distinguono invece per una maggiore vogliadi sperimentare (37%), di conoscersi meglio (36%) e di conoscere persone nuove (34%), mentre britannici e tedeschi sono i più propensi a partire da soli quando amici e familiari non sono disponibili (30%). Quando si tratta di preparativi di viaggio, i portoghesi mettono al top la pianificazione (45%), i britannici puntano sugli strumenti di sicurezza (40%), mentre spagnoli e tedeschi sono i più sensibili al comfort (27%). Tra i maggiori prodel partire da soli, i britannici indicano l’autosufficienza (47%), mentre chiarezza mentale (43%) e apertura al mondo (35%) sono tra i vantaggi più menzionati dagli statunitensi.

 

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