Eventi
Siena Art Photo Travel Festival 2016, il festival della fotografia
Per oltre 30 giorni: mostre, workshop, photo tour e seminari con fotografi internazionali
Una finestra aperta sul mondo. È Siena, città della fotografia
Dal 29 ottobre al 30 novembre torna l’Art Photo Travel Festival: Il Festival si aprirà con la premiazione del Siena International Photography Awards: 45 mila gli scatti in concorso da 127 paesi del mondo.
• 29 ottobre 2016: inaugurazione del Festival e premiazione della seconda edizione del Siena International Photography Awards: 45 mila immagini in gara da 127 Paesi
• ‘Beyond the Lens’: ai Magazzini del Sale di Palazzo Pubblico in mostra per un mese le foto vincitrici del contest. Due le monografiche, per le categorie Il Vino e Storyboard
• Otto mostre personali di grandi nomi della fotografia internazionale, da Melissa Farlow a Francesco Cito
• 15 workshop, 24 photo tour, 2 conferenze e tanti eventi collaterali
Siena Art Photo Travel Festival 2016

Tre Cime – Dolomites, Italy – Natura – Thomas Crauwels
SIENA. Per oltre trenta giorni, dal 29 ottobre al 30 novembre 2016, la città di Siena accoglie la grande fotografia internazionale con la seconda edizione di Siena Art Photo Travel Festival, una finestra aperta sul mondo e meta d’incontro per centinaia di professionisti, appassionati e giovani talenti. Dopo il successo dello scorso anno, che ha richiamato nella città del Palio grandi nomi della fotografia internazionale, l’edizione 2016 del Festival si presenta ancora più ricca di iniziative e opportunità. Undici mostre tra esposizioni collettive e personali in altrettante suggestive location del centro storico di Siena saranno il cuore di un evento che propone anche decine di appuntamenti tra workshop, photo tour, conferenze e occasioni di incontro informale con autori e fotografi internazionali: da Melissa Farlow, premio Pulitzer e fotoreporter di National Geographic in giuria già dalla prima edizione del contest, a Timothy Allen, fotografo di fama mondiale e responsabile della serie TV Human Planet per la BBC, fino a Majid Saeedi, documentarista iraniano che ha dedicato al racconto del popolo afgano gli anni più recenti della propria attività professionale di fotografo. In occasione del Festival saranno presenti a Siena anche Randy Olson, Francesco Cito, Stefano Unterthiner, Luca Bracali e Marco Urso.
La premiazione del SIPAContest inaugura il Festival. Il Festival si aprirà ufficialmente sabato 29 ottobre con la cerimonia di premiazione del Siena International Photography Awards (SIPAContest), concorso fotografico internazionale che, per l’edizione 2016, vede la partecipazione di oltre 45 mila immagini opere di fotografi professionisti, dilettanti e amatori provenienti da 127 paesi del mondo. Ogni scatto andrà ad arricchire una delle nove categorie in gara: libero colore; libero bianconero; fotografia di viaggio; persone e ritratti; natura; wildlife; architettura, sport; il vino (novità 2016) e storyboard. A decretare il vincitore assoluto e i primi classificati per ogni categoria sarà una giuria composta da ventisei tra le firme più prestigiose della fotografia mondiale: Melissa Farlow, Beth Wald, Tomasz Tomaszewski – già in giuria nell’edizione 2015 del contest – saranno affiancati da professionisti quali Ami Vitale, Karen Kasmauski, Dave Black, Richard Olsenius e Stefano Unterthiner, solo per citarne alcuni. Sul sito del contest, nella sezione giuria, è disponibile l’elenco completo dei componenti, con i relativi profili. La cerimonia di premiazione si svolgerà alle ore 18 presso il Teatro dei Rozzi, dove la sfera di cristallo Pangea sarà consegnata al ‘Photographer of the Year SIPAContest 2016’ e ai vincitori di ogni categoria in gara. Alle 20.30, a due passi da Piazza del Campo, sotto le antiche colonne del Tartarugone di Piazza del Mercato, si svolgerà il Gran Galà.

Tuscany Dream (titolo) San Quirico d’Orcia, Toscana- Italy (luogo) – Natura (categoria) – Luca Benini (autore)
‘Beyond The Lens’: la mostra tributo delle foto vincitrici del SIPAContest. Si intitola ‘Beyond the Lens’ la rassegna fotografica collettiva che raccoglierà le immagini vincitrici del SIPAContest 2016 e una selezione delle più belle foto in concorso. Un omaggio all’attimo irripetibile immortalato dai fotografi di tutto il mondo che si sono guadagnati il podio del contest, che potrà essere ammirato in uno spazio unico: i Magazzini del Sale del Palazzo Pubblico di Siena, in Piazza del Campo, che conserva capolavori del periodo d’oro dell’arte senese, tra cui l’affresco dell’Allegoria ed effetti del Buono e del Cattivo Governo di Ambrogio Lorenzetti. Per tutta la durata del Festival sarà inoltre possibile ammirare una selezione d immagini in concorso per le categorie Il vino e Storyboard. La prima raccolta trova la giusta collocazione nelle splendide grotte a mattoni dell’Enoteca Italiana, all’interno della Fortezza Medicea, mentre la seconda sarà ospitata nella sede storica dell’Arciconfraternita di Misericordia con un reportage di immagini che raccontano aspetti diversi della cronaca, della natura e del territorio.
Otto mostre per otto autori di fama internazionale. Location uniche, nel cuore storico della città, ospiteranno per tutto il mese di novembre anche mostre personali di otto grandi fotografi che hanno scelto Siena e il suo Festival: Melissa Farlow, Randy Olson, Timothy Allen, Majid Saeedi, Melissa Farlow, Luca Bracali, Vittorio Guida, Francesco Cito e Marco Urso. Ad accogliere gli straordinari scatti immortalati da Timothy Allen durante i suoi reportage negli habitat più ostili del pianeta e raccolti nella rassegna ‘End of the road’ saranno le sale della Biblioteca degli Intronati, mentre l’Accademia dei Rozzi sarà la cornice della mostra ‘Duality’, omaggio a Melissa Farlow e Randy Olson, che presenteranno un abbinamento di fotografie provenienti da oltre 50 lavori effettuati per National Geographic in 48 paesi del mondo. L’atmosfera e le architetture trecentesche del complesso museale Santa Maria della Scala, in Piazza Duomo, faranno da sfondo alla mostra “Il Palio di Siena in B&W” di Francesco Cito, tra i più celebri reporter del mondo. Un incessante sussulto di emozioni, suggestioni e fascino per una raccolta di scatti realizzata nel corso di oltre 10 anni di attività e che è valsa a Cito il primo premio al World Press Photo del 1996. Le antiche sale del Santa Maria ospiteranno inoltre l’installazione di Vittorio Guida, ‘Where are we now?’, un tributo al mondo contemporaneo attraverso un linguaggio primitivo e digitale, fatto di proiezioni, paure e speranze. Alla biodiversità e alla natura saranno dedicate due mostre: ‘Pianeta Terra. Un mondo da salvare’ del fotoreporter Luca Bracali ospitata, presso l’Istituto d’Arte Duccio Buoninsegna e ‘Il signore dell’Artico, l’orso polare e il suo habitat’, di Marco Urso, allestita negli spazi seicenteschi del Museo di Storia Naturale dell’Accademia delle Scienze.

Gradually – Fotografia di Viaggio – Najeeb Albarwani
Un omaggio al Medio Oriente con la mostra di Majid Saeedi. In occasione dell’Art Photo Travel Festival sarà inaugurato a Siena un nuovo spazio espositivo nella parte Nord della città. Sarà infatti la Ex Distilleria dello Stellino, in Via Fiorentina, risalente alla prima metà del ‘900 e riqualificata in concomitanza del Festival, ad ospitare la mostra del documentarista iraniano Majid Saeedi. Il grande spazio, dal carattere industriale, è stato appositamente scelto per ospitare un’esposizione dedicata all’Afghanistan e alle immagini raccolte in questa terra di continui conflitti e occupazioni militari.
Workshop, photo tour, conferenze ed altri eventi. Siena Art Photo Travel Festival offrirà agli appassionati di fotografia, ma anche a fotografi professionisti, l’opportunità di partecipare a workshop fotografici e a corsi di postproduzione. Ad aprire il calendario degli eventi formativi sarà Melissa Farlow, fotografa di National Geographic, con il corso sulla fotografia documentaria che si terrà domenica 30 ottobre al Grand Hotel Continental. Una delle maggiori professioniste nel campo della fotografia digitale, Marianna Santoni, considerata un Guru di Photoshop, metterà a disposizione la propria competenza tenendo ben undici workshop tematici, dal 4 al 27 novembre. La cucina senese sposerà la passione per la fotografia con gli appuntamenti A cena con (Giorgio Bianchi; Fausto Podavini; Luca Bracali; Marco Urso), che si terranno in alcuni dei locali più apprezzati del centro storico.
Conferenze & Appuntamenti Siena Art Photo Travel

Happy and Worriless – Bali Indonesia – Fotografia di Viaggio – Min Tan
Tra le conferenze, due appuntamenti su tutti: il 29 ottobre, “Fotogiornalismo e Reportage nei paesi in guerra”, con Francesco Cito, e il 18 novembre, “Dalla passione alla professione. Come si diventa reporter”, con Luca Bracali. Entrambi gli incontri sono validi per l’assegnazione di 4 crediti formativi agli iscritti all’Ordine dei Giornalisti. Il calendario degli appuntamenti, tutti su prenotazione, è disponibile su www.artphototravel.it. Per tutta la durata dell’evento sarà inoltre possibile partecipare a photo tour guidati alla scoperta di Siena e della sua provincia che vanta la presenza di quattro siti patrimonio Unesco. La lista dei photo tour è disponibile sul sito, con possibilità di scelta tra 24 appuntamenti, dalla scoperta della Val d’Orcia con le luci dell’alba al percorso podistico tra i territori delle 17 contrade accompagnati dallo staff del Siena Urban Running&Walking. Per gli ospiti di tutto il mondo interessati a raggiungere la città in occasione del Festival, sarà possibile usufruire delle strutture convenzionate attraverso un voucher scaricabile dal sito web e accedere ai prezzi e agli sconti riservati da hotel, ristoranti e negozi partner dell’evento.
“Siamo orgogliosi – commenta Luca Venturi, ideatore e direttore artistico del Festival – di presentare al mondo una seconda edizione del Siena Art Photo Travel più matura, composita e ricca di appuntamenti. In due anni abbiamo creato un evento importante, che travalica i confini della città di Siena e porta in Italia centinaia di persone accomunate dalla passione per questa splendida arte che è la fotografia, per l’amore del bello in ogni sua forma. Credo che questo successo, che trova conferma nei numeri e nel rilievo dei professionisti di fama internazionale che hanno scelto di esserci e di scommettere sul nostro giovane progetto, ci pone oggi alla pari con i grandi Festival di fotografia del mondo. Siamo partiti da un sogno, che giorno dopo giorno ha trovato linfa per crescere nel sostegno e nell’entusiasmo dei partecipanti, delle istituzioni, dei partner che ci stanno accompagnando in questo percorso. A novembre Siena ‘parlerà’ con la fotografia e sarà uno spettacolo unico. Mi auguro che saranno in tanti a volerne godere perché partecipare, esserci e crederci, sarà il modo migliore per aiutarci a crescere ancora”.
Promotori. Siena Art Photo Travel Festival è promosso dall’associazione culturale Art Photo Travel con il patrocinio del Comune di Siena. Per informazioni sul Festival e sul concorso è possibile consultare i siti web www.artphototravel.it e www.sipacontest.com, la Pagina Facebook, il profilo Instagram e il canale Youtube, dove è disponibile anche l’Official Trailer 2016.
Siena International Photography Awards
Website: www.sipacontest.com
Facebook: sipacontest
Instagram: @sipacontest
Twitter: SIPAContest
Youtube: Siena International Photography Awards
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Eventi
FRANCESCO Mostra itinerante di Luciano Schifano in Casentino
Published
3 settimane agoon
4 Agosto 2026By
DailyMood.it
Francesco, la Sua esistenza, donata interamente all’amore, alla riconciliazione e alla fraternità, continua a parlare al cuore dell’umanità anche a ottocento anni dalla sua morte. Scoprire Francesco oggi significa lasciarsi coinvolgere da una storia che continua, silenziosa e forte, l’esortazione a vivere con la gente che, mostrando il mondo amato da Francesco, quello della campagna, gli animali, il silenzio, diventa un invito concreto ad accogliere il Vangelo nella vita quotidiana, a costruire ponti di dialogo con il creato.
Nel 2026 si concluderanno le celebrazioni del grande centenario francescano con gli ottocento anni dalla pasqua di Francesco (1226-2026) e l’artista Luciano Schifano fa suo il messaggio di Francesco, Il Cantico delle Creature, esprimendo il suo pensiero con discrezione, naturalezza, garbo, dedicando a Francesco tutta una serie di opere, che oggi compongono tre mostre telematiche, riunite in una mostra itinerante, organizzata a cura della scrittrice Lorena Fiorini, con il supporto dei Sindaci Luca Santini Pratovecchio Stia, Antonio Fani Castel San Niccolò, e con la direzione artistica della storica d’arte Alberta Piroci.
Il viaggio itinerante, che comprende 130 opere tra locandine, dipinti, retouchées e prove d’autore, creati negli anni che vanno dal 1965 al 2012, inizia dal Museo dell’Arte della lana, successivamente dal Casale di Pratovecchio Stia, prosegue al Castel San Niccolò, Strada in Casentino, Sala dell’Archivio storico Comunale, e ci auguriamo possa concludersi al Santuario della Verna.
Lo scritto più importante di San Francesco è universalmente riconosciuto nel Cantico delle Creature (o Cantico di Frate Sole). Composto nel 1224, è considerato il testo poetico più antico della letteratura italiana di cui si conosca l’autore. È un inno alla vita, a Dio e alla natura, fondamentale sia dal punto di vista più spirituale che linguistico perché scritto in volgare umbro (invece che in latino) per essere compreso da tutti. Una presenza forte che ci accompagna… come un seme che germoglia nella terra, la presenza di Francesco è luce e promessa per chiunque desideri camminare nella fraternità e nella speranza.
IL PERCORSO TRA SPIRITUALITA’ E ARTE
Direzione artistica della Storica d’Arte Alberta Piroci
E tutte le creature che sono sotto il cielo,
ciascuna secondo la sua natura,
servono e conoscono e obbediscono
al loro Creatore meglio di te, o uomo
(Fonti Francescane, Ammonimento V)
Ore 10,00 Stia-Museo dell’Arte della lana L’uomo e l’artista Luciano
Ore 12,00 Stia – Il Casale – Sala Conferenze Luciano Schifano
Le creature di Dio prive di ragione
Ore 18,00 Castel San Niccolò, Strada in Casentino
Sala dell’Archivio storico Comunale
I francescani costruttori di Chiese
Santuario della Verna
San Francesco e Sorella morte
ORGANIZZAZIONE: Lorena Fiorini
Già Presidente 2025/2026 Rotary Club Casentino
Presidente Associazione Culturale Scrivi la tua storia e Premio Letterario Donne tra Ricordi e Futuro
Sede operativa: Via Roma, 37-39 – 52017 – Pratovecchio Stia – (AR)
cell. 3473506000 – mail: info@scrivilatuastoria.com – info@lorenafiorini.it – www.lucianoschifano.it
COMUNICAZIONE WEB: Valentina Fiorini
TIPOGRAFIA: Marica Petti
UFFICIO STAMPA: Cristina Vannuzzi – mail:cristina.vannuzzi@gmail.com – cell 371 4640013
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Eventi
Steve MᶜQueen – Guggenheim Museum Bilbao
Published
4 settimane agoon
28 Luglio 2026By
DailyMood.it
9 ottobre 2026 – 21 febbraio 2027
Nel corso della storia dell’arte e nei diversi ambiti della creatività umana, alcune opere sono diventate un punto di riferimento e una fonte d’ispirazione per la nascita di nuove creazioni. In 66–76–26, il toccante tema musicale Wild Is the Wind costituisce il punto di partenza e l’elemento centrale dell’installazione che l’artista e regista britannico Steve McQueen presenta al Guggenheim Museum Bilbao.
Scritta originariamente da Dimitri Tiomkin e Ned Washington per l’omonimo film del 1957, la canzone fu interpretata nella pellicola da Johnny Mathis e ottenne una candidatura all’Oscar. Da allora è stata riproposta in numerose versioni, tra cui spiccano quelle di Nina Simone, del 1966, e di David Bowie, del 1976. Lo stesso McQueen inserì il brano in una sequenza del suo film Widows del 2018.
Questa volta McQueen torna sulle due interpretazioni che lo affascinano da decenni, eliminando ogni accompagnamento strumentale e collocandole in uno spazio privo di altri suoni, immagini o stimoli che possano interferire con la percezione delle voci di Simone e Bowie. Nasce così una nuova opera, carica di emozione e sottigliezza. In linea con il costante interesse di McQueen per la creazione di condizioni capaci di favorire uno sguardo e un ascolto concentrati, il lavoro offre uno spazio in cui queste voci possono essere incontrate con un’intimità e un’attenzione fuori dal comune.
Per Occident è motivo di grande soddisfazione sostenere questo progetto sofisticato e capace di stimolare la riflessione. Mi auguro che possiate apprezzare una mostra che richiede un livello di attenzione e contemplazione al quale non siamo più abituati e nella quale la musica diventa l’essenza di un’esperienza intensa e profonda.
Hugo Serra Calderón
CEO di Occident
Steve McQueen: 66–76–26
Date: 9 ottobre 2026 – 21 febbraio 2027
Curatrice: Lekha Hileman
Sponsor: Occident
- Creata appositamente per il Guggenheim Museum Bilbao, 66–76–26 riunisce due iconiche registrazioni di Wild Is the Wind, presentate a cappella: l’interpretazione di Nina Simone del 1966 e la cover di David Bowie del 1976.
- In parte canzone d’amore, in parte lamento e in parte dichiarazione di desiderio, Wild Is the Wind accompagna Steve McQueen da oltre trent’anni, richiamandolo continuamente a sé grazie alla sua complessità emotiva.
- 66–76–26 è un’opera inedita in cui due voci artistiche distinte risuonano attraverso il tempo e lo spazio, entrando in dialogo con l’architettura mentre i visitatori attraversano la galleria.
Il Guggenheim Museum Bilbao è lieto di presentare 66–76–26, una nuova, importante installazione di Steve McQueen. Concepita appositamente per il Museo, l’opera riunisce due registrazioni iconiche di Wild Is the Wind: l’interpretazione del 1966 di Nina Simone della canzone composta da Dimitri Tiomkin e Ned Washington e la cover realizzata da David Bowie nel 1976.
Private dell’accompagnamento strumentale, le due versioni vengono presentate a cappella, con le voci separate nello spazio all’interno di una galleria immersa nella penombra. Due interpretazioni distanti dieci anni, ascoltate in una forma completamente nuova. La mostra è sponsorizzata dalla compagnia assicurativa Occident.
Da oltre trent’anni Wild Is the Wind occupa un posto importante nel lavoro di McQueen. Dopo avere ascoltato per la prima volta la registrazione di Bowie a metà degli anni Novanta e avere successivamente scoperto la versione di Simone, l’artista ha continuato a tornare alla canzone, attratto dalla sua complessità emotiva e dalla capacità di rivelare nuovi significati con il trascorrere del tempo.
Come ha osservato lo stesso McQueen, il brano non si lascia racchiudere in un’unica interpretazione. È allo stesso tempo una canzone d’amore, un lamento e una dichiarazione di desiderio, capace di continuare a provocare e interrogare chi l’ascolta.
In 66–76–26, McQueen riduce le registrazioni al loro elemento più essenziale: la voce umana. La voce di Simone emerge da un lato dello spazio, mentre quella di Bowie le risponde dal lato opposto. Muovendosi nella galleria, i visitatori sentono le due voci svilupparsi in un dialogo che attraversa l’architettura.
Ciò che nasce non è né un confronto né una riconciliazione, bensì un’opera nuova, nella quale due voci artistiche distinte risuonano attraverso il tempo e lo spazio.
Il titolo richiama gli anni in cui Simone e Bowie registrarono le rispettive versioni della canzone, oltre all’anno della mostra. Riunendo due interpretazioni separate da un decennio e presentandole cinquant’anni e sessant’anni dopo, McQueen crea un incontro capace di annullare la distanza storica.
L’opera invita a riflettere non soltanto sulla forza duratura della canzone, ma anche sui contesti sociali e politici che hanno accompagnato il percorso delle due registrazioni. Nate in periodi segnati da sconvolgimenti, incertezza e trasformazioni – il movimento per i diritti civili, la guerra del Vietnam e lo scandalo Watergate – queste interpretazioni parlano con particolare intensità anche al nostro presente.
In opere recenti come Bass (2024), Untitled (2025) e Atlas (2026), McQueen si è orientato sempre più verso il suono, la luce e la percezione, utilizzandoli come materiali primari. Invece di costruire narrazioni attraverso le immagini in movimento, questi lavori esplorano il modo in cui fenomeni immateriali possano influenzare l’esperienza corporea e l’attenzione collettiva.
66–76–26 prosegue questo percorso, ampliando la ricerca di McQueen sulle possibilità dell’opera d’arte di agire oltre i confini della cornice.
L’installazione trasforma la galleria in un ambiente essenziale e immerso nella penombra, studiato per amplificare la consapevolezza acustica. Privati delle distrazioni visive, fatta eccezione per la sorgente sonora, i visitatori diventano intensamente consapevoli del suono, del silenzio, del respiro e della durata.
Come ha spiegato McQueen, l’opera nasce da una concezione del silenzio come materiale attivo, un’idea che l’artista associa all’interesse di Miles Davis per gli spazi tra le note, nei quali il significato emerge non soltanto da ciò che è presente, ma anche da ciò che viene trattenuto.
Questo principio determina la struttura di 66–76–26, dove le pause, i respiri, l’attesa e gli intervalli assumono la stessa importanza delle voci.
Questa riduzione non è un semplice esercizio di minimalismo, ma un tentativo di raggiungere l’essenziale. McQueen ha raccontato di voler eliminare il rumore e concentrarsi sugli elementi fondamentali, per chiedersi che cosa rimanga quando tutto ciò che è superfluo viene rimosso e se quello che resta sia abbastanza forte da sostenere l’opera.
Al centro di questa domanda si trovano due voci che si intrecciano e l’intensità che entrambe racchiudono.
«L’amore è l’unica cosa per cui valga la pena vivere e morire», ha dichiarato McQueen parlando del desiderio che percepisce in entrambe le interpretazioni. «Nonostante tutto ciò che accadeva nel mondo, alla fine tutto si riduce a questo. È l’unica cosa.»
La mostra è accompagnata da un catalogo completamente illustrato, progettato dall’acclamata graphic designer olandese Irma Boom. Concepita come un’estensione dell’installazione e non come una sua semplice documentazione, la pubblicazione riunisce materiali d’archivio e fotografici dedicati a Nina Simone e David Bowie, insieme a testi commissionati appositamente.
Tra questi figurano una conversazione tra McQueen e la curatrice Lekha Hileman, dedicata alla realizzazione dell’opera, al fascino duraturo della canzone e al percorso di una ricerca artistica che ha sempre messo alla prova i confini di ciò che l’arte può chiedere allo spettatore, oltre a un nuovo saggio della storica dell’arte e artista Cora Gilroy-Ware, che esplora l’eredità culturale e artistica di Simone e Bowie.
Il catalogo propone un dialogo tra immagine e suono, presenza e assenza, intimità e performance, interrogandosi sul modo in cui due artisti così unici continuino a risuonare attraverso le generazioni.
Parallelamente alla mostra, il Museo presenterà una rassegna dedicata all’opera cinematografica di McQueen, offrendo al pubblico l’opportunità di riflettere sul rapporto tra il suo lavoro per il cinema e quello destinato agli spazi espositivi.
Sebbene i film di McQueen abbiano ottenuto riconoscimenti internazionali – tra questi 12 Years a Slave, vincitore dell’Oscar – 66–76–26 porta in primo piano i temi che da sempre animano la sua pratica artistica: la percezione, la dimensione corporea, la memoria, la durata e la capacità dell’arte di creare spazi di riflessione e incontro.
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Eventi
After –Un percorso di lavoro. Fendi Karl Lagerfeld, la mostra alla Galleria d’Arte moderna
Published
1 mese agoon
22 Luglio 2026
Nel 1985 la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea a Roma ospitò la mostra che celebrava i vent’anni di lavoro di Karl Lagerfeld per Fendi. Oggi, dopo più di trent’anni, Maria Grazia Chiuri, attuale direttrice creativa di Fendi, rievoca questa esposizione, ma soprattutto la figura di Lagerfeld, guida della Maison romana. In esposizione ci sono schizzi, tele, carte, tavolette che riproducono prove di lavorazione ideate da Fendi nell’arco di venti anni di attività. Fino al 25 ottobre 2026, infatti, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea sarà possibile ammirare After Un percorso di lavoro. Fendi / Karl Lagerfeld 1985, che ripropone la mostra inaugurata nel 1985. La rassegna, curata da Maria Luisa Frisa, è stata inaugurata in occasione della sfilata di Fendi Couture, che è stata ospitata nelle sale dedicate alle opere del Novecento della GNAMC. L’esposizione odierna segue il più fedelmente possibile le orme dell’esposizione del 1985, nello stesso museo, ma in spazi diversi. Concepita per illustrare i diversi passaggi che conducono dall’ideazione alla progettazione e alla produzione del capo, si articola nelle sezioni: Tavolette, Caleidoscopio, Matrici Progettuali, Teatro, Pettine, Video, Schizzi e Computer, attraverso una sequenza narrativa basata su quella studiata dallo stesso Lagerfeld quarant’anni fa. La retrospettiva si configura come un percorso illustrato delle tappe di lavoro che si affrontano dall’idea iniziale prima di una collezione alla realizzazione finale dei capi che la costituiscono. Nel percorso c’è la rappresentazione della creatività di Lagerfeld , ma anche quella di chi inventa nuovi modelli e differenti tecniche di lavorazione, di un’equipe che realizza i capi secondo criteri antichi, ma anche sperimentali. “Ieri è trascorso-Oggi va passando- Non resta che domani- Solo l’avvenire mi interessa e mi intriga-La curiosità dell’ignoto è la più stimolante tra quelle della mia vita professionale che è la mia vita tout court”, dichiara Lagerfeld a proposito della sua mostra nel 1985 all’epoca una delle prime dedicate a un brand di moda ospitate in un museo. L’idea di Maria Grazia Chiuri di replicarla permette di andare oltre il racconto della sua concezione. Renderla fruibile oggi significa ricreare la presenza fisica dell’esposizione e generare una nuova iterazione con il pubblico. Al titolo originale della retrospettiva è stata anteposta la parola After, che comunica la ricontestualizzazione di oggetti e immagini finalizzata ad ottenere qualcosa di nuovo dopo la mostra originaria. Ricreare un’esposizione del passato è sempre un’operazione critica. Il tentativo di riproporre le sezioni, l’impianto allestivo e gli oggetti originari, nello stesso museo, ma in spazi diversi, ha posto diverse questioni, sia per quanto riguarda l’allestimento sia per i pezzi esposti, essendo recuperabili solo una parte di quelli del 1985. Tele e pellicce sono state sostituite da heritage reproductions. Tra le novità l’allestimento di una vastissima rassegna stampa che, attraverso illustri critici, documenta la discussione, allora generata dalla retrospettiva, sull’opportunità di portare la moda dentro un museo d’arte. Un gesto che ancora oggi fa riflettere sui problemi irrisolti della museologia della moda in Italia.
“Fendi / Karl Lagerfeld 1985. After Steps Through Work”, courtesy photo of Fendi Giorgio Benni
di Elena Parmegiani per DailyMood.it
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