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Glamour

Shiseido Parlour: petite pâtisserie di Shiseido

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C’era una volta e c’è ancora in Giappone, in uno dei quartieri più prestigiosi di Tokyo, un’azienda di nome Shiseido, un mondo magico dove l’eccellenza, la scienza e la bellezza della cosmetica si fondono con la raffinatezza, i sapori e i colori del food. Il nostro racconto inizia nel 1902, anno in cui fu inaugurato Shiseido Parlour, un grande palazzo nel cuore di Ginza, dove prestigiosi ristoranti, sale da tè e alta pasticceria offrono un’esperienza multisensoriale per la gioia degli occhi e del palato.
Eleganti cofanetti portagioie racchiudono la petite pâtisserie di Shiseido Parlour: Cheese Cake, Maquillage Chocolat, Hanatsubaki Biscuits, esposti come gioielli, raccontano una storia lunga più di 100 anni.
Benvenuti nel meraviglioso mondo di Shiseido Parlour…

Una storia…
… che non tutti conoscono e che ci riporta indietro nel tempo, al lontano 1902 quando Shiseido, la nota casa cosmetica giapponese, si avvicina al mondo occidentale e lo fa attraverso il food. Dapprima con un distributore di bevande gassate, poi con la vendita dei gelati, una rara prelibatezza per l’epoca, fino ad arrivare nel 1923 con la realizzazione dello Shiseido Parlour. Un luogo magico e lussuoso, ancora oggi tempio del sapore in cui poter degustare torte, biscotti e cioccolatini ispirati alle collezioni del momento. Tutto interamente realizzato dai laboratori Shiseido.

Oggi…
… quel magico mondo arriva in Italia e quello scrigno di sapori si concretizza in un’esperienza sensoriale di grande fascino. Leggera, delicata, raffinata, la celebrazione della bellezza è racchiusa in una piccola camelia friabile. Hanatsubaki Biscuits, questo il nome dei popolarissimi biscotti Shiseido, è un richiamo alle origini, un inno ai valori che da oltre 140 anni contraddistinguono il marchio nipponico. Per la prima volta in Europa questi pregiati biscotti racchiusi in preziose scatole di latta a forma di camelia potranno essere gustati e acquistati in Italia, a Milano. Shiseido ha scelto il prestigioso Excelsior Hotel Gallia, sede della sua lussuosa Spa, per deliziare gli occhi e il palato di chi vorrà assaporare la dolce sinfonia racchiusa in una magica camelia.

La Camelia
Il logo Hanatsubaki (camelia in giapponese) è stato disegnato per la prima volta nel 1915 da Shinzo Fukuhara, il primo Presidente di Shiseido.
Semplice, raffinata, bella, la camelia era il fiore perfetto per esprimere il fascino orientale , la perfezione racchiusa in poche semplici linee, l’equilibrio tra aspirazione e modestia.
Oggi la camelia è simbolo di prestigio e garanzia di alta qualità, la visione di un brand che fiorisce e cresce celebrando la bellezza in tutte le sue manifestazioni.

IN ESCLUSIVA
Per la prima volta in Europa, i biscotti Shiseido saranno disponibili pressol’Excelsior Hotel Gallia a Milano in quattro colori: oro, verde, bianco e rosso.

EXCELSIOR HOTEL GALLIA…
L’Excelsior Hotel Gallia riflette l’essenza scintillante del fascino di una città come Milano. Inaugurato originariamente nel 1932, l’hotel è stato completamente rinnovato dal celebre architetto milanese, Marco Piva. Partendo da un autentico gioiello dell’architettura della Belle Époque, Marco Piva ha saputo ricreare un luogo straordinario che riflette lo stile della capitale del design.
Ed è in questa splendida struttura che da poco Shiseido  ha inaugurato la Shiseido Spa Milan, 1000 mq di bellezza che ricrea il fashino della Ginza.
Un connubio, questo che celebra il lusso in maniera autentica e assoluta, anche nel gusto.

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Eventi

“My name is Francesca”- La socialita’ artistica alternativa ai tempi del lockdown

DailyMood.it

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“My name is Francesca” è il titolo della mostra curata da Francesca Interlenghi che porta in scena fino al 16 aprile “on line” la time-base art di Francesca Fini, Francesca Leoni e Francesca Lolli.

La mostra sarà affiancata da un programma di interviste in streaming rilanciate dal canadese The Social Distancing Festival, diretto da Nick Green, un festival nato come aggregatore di eventi di “socialità alternativa” ai tempi del lockdown.

My name is Francesca” è la mostra che fino al 16 aprile raccoglie nello spazio di una galleria virtuale  mynameisfrancesca.com  – i lavori di tre artiste contemporanee: Francesca Fini, Francesca Leoni e Francesca Lolli. Una mostra inedita curata da Francesca Interlenghi, autrice, curatrice indipendente e docente di Storia del Costume e della Moda da sempre interessata alla contaminazione dei linguaggi espressivi che intende affermare anche una “socialità artistica alternativa”: il programma di interviste streaming (sempre alle ore 17) sarà rilanciato dal festival canadese The Social Distancing Festival.

Per tutto il tempo della durata della mostra, lo spettatore avrà libero accesso alla galleria e potrà immergersi in un percorso variegato e articolato che si presenta come un dialogo serratissimo tra le diverse tematiche care alle artiste: il delicato equilibrio tra pubblico e privato, tra uomo e donna, tra eterno ed effimero (Francesca Leoni), il conflitto di genere e la questione politica dell’arte (Francesca Lolli), la tecnologia come arma femminile, la distorsione della bellezza e il cyborg (Francesca Fini).

Tre donne. Tre storie di resilienza. Tre approcci vitalistici all’arte che però si muovono nel comune campo delle arti cosiddette time-based, ovvero la performance art e la video arte, forme espressive che utilizzano e manipolano il tempo, a differenza di quelle “senza tempo” come scultura e pittura. Un’espressione artistica questa, nella quale la presenza di protagoniste al femminile è sempre più fitta: là dove le attività si fanno più estrose e mobili, legate all’agilità della mente, il lavoro femminile infatti aumenta in presenza.

Il titolo della mostra “My name is Francesca – afferma Francesca Interlenghi – vuole giocare ironicamente  proprio sul tentativo surrealistico di suggerire un legame fatale tra il nome e la damnatio artistica delle tre protagoniste. Si può trovare una connessione ideale tra una generazione, quella ampia che negli anni 70 e 80 ha chiamato le figlie Francesca, e la diffusione capillare, soprattutto tra le donne artiste, delle arti time-based? Possiamo distillare tutto questo in una saporita metafora generazionale del nostro Paese?”

La risposta sta in una galleria virtuale suddivisa in 5 stanze tematiche (Femmineo – Identità – Archetipi – Grande Madre – Inediti) popolate e animate da video-installazioni, testi, suoni ed azioni performative in live streaming espressioni della natura ibrida dei lavori delle tre artiste.

Se si considera nel suo complesso il Novecento, ben raro è l’apporto delle donne nell’arte, non assenti ma comunque in netta minoranza. Ad andare in scena nella stanza del “Femmineo” così, è un nuovo femminismo che mira a scardinare il potere di genere. Quale il senso dell’Identità al tempo di una società liquida ? E’ la domanda cui  invece danno risposta le tre artiste nella seconda stanza.

Amore, altruismo, coraggio, valore trovano una audace stilizzazione visiva nella stanza dell’ “Archetipo”. La tensione creativa delle tre performer si sposta infine alla rappresentazione della Grande Madre (la grande forza generatrice che ricostruisce l’apparente molteplicità in Harmonia) e ad un serie di Inediti. L’ultima stanza.

Alla mostra sono affiancati cinque appuntamenti streaming su FB @mynameisfrancesca

Giovedì 26 marzo, ore 17 – La touch art al tempo del non contatto. Francesca Interlenghi intervista  le artiste Francesca Fini e Paola Michela Mineo.

Venerdì 27 marzo, ore 17 – Francesca Interlenghi intervista Francesca Lolli che presenta il suo film “Nostra Signora del Silenzio”. ll film liberato da password lo stesso giorno sarà fruibile in rete il 27-28-29 marzo.

Sabato 28 marzo, ore 17 – Francesca Interlenghi intervista in diretta streaming sulla pagina FB @mynameisfrancesca Francesca Lolli e Alice Spito, la sua attrice d’elezione.

Sabato 4 aprile, ore 17 – Performance corale delle 3 artiste in diretta streaming su FB rilanciata anche dal canadese The Social Distancing Festival, diretto da Nick Green, un festival nato come aggregatore degli eventi di “socialità alternativa” organizzati in seguito alla pandemia Coronavirus. https://www.socialdistancingfestival.com/live-streams/art-my-name-is-francesca-500pm-gmt-1

Lunedì 6 aprile, ore 17 – La morte nera, il contagio, la metafora della pestilenza. Francesca Interlenghi intervista lo psicoterapeuta Enrico Pozzi

Giovedì 16 aprile, ore 17 – Finissage e prosecco streaming

 

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Eventi

Il mood degli scrittori: K come Kafka alla Fondazione Prada

T. Chiochia Cristina

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Dal 21 febbraio al 27 luglio 2020 ha luogo, presso la Fondazione Prada di Milano, la mostra “K”: un percorso emozionale tra arte, musica e cinema che va oltre il mood degli scrittori, celebrando Franz Kafka e la sua letteratura a 360 gradi.
Il curatore l’ha definita “trilogia della solitudine“, facendo riferimento ai suoi romanzi incompiuti.

Si tratta di una mostra che si apre con l’opera di Martin Kippenberger, dal titolo suggestivo The Happy End of Franz Kafka’s “Amerika”: un quadrilatero nello spazio del Podium allestito come se ci si trovasse dentro il libro “America, ovvero il Disperso“, romanzo giovanile dello scrittore, proprio durante il colloquio di lavoro presso il Teatro di Oklahoma, che offre lavoro a tutti. Una serie colorata e vivace di sedute, circondate da un’atmosfera surreale da capo sportivo americano, alla ricerca del colloquio di lavoro perfetto.

In sala Cinema invece, entra in gioco il libro “Il processo” attraverso il celebre film di Orson Welles The Trial con Anthony Perkins ed Elsa Martinelli. In questo concept cinematografico ritroviamo il vero senso del mood degli scrittori, ovvero far propria l’esperienza espositiva ed artistica attraverso un’opera cinematografica che ripropone la suggestione letteraria raccontando la storia mediante la pellicola.

Chiude il percorso, l’ascolto dell’album di musica elettronica The Castle dei Tangerine Dream presso la sala Cisterna. Una sorta di locus amoenus fatto di sedute colorate gonfiabili, sostanzialmente neutre rispetto all’esperienza artistica proposta a chi entra, in cui la musica diventa evento “luminoso” dal grado sostanzialmente dispersivo, grazie alle stanze illuminate solo da finestroni e feritoie. Qui l’infinitamente piccolo di chi entra viene comparato all’infinitamente grande del luogo che lo ospita, esattamente come nel libro “Il Castello” di Kafka perché, come diceva l’autore, “tra i contadini e il castello non c’è nessuna differenza “.

Udo Kittelmann compie un piccolo miracolo: attraverso la scelta di questa trilogia, il curatore indaga la natura della narrativa di Kafka, contemporanea e da sempre nemica di se stessa: “Velenosa” al suo stesso autore e nociva, ma viva e nuda più che mai, come la realtà che si racconta. Esplorare, attraverso l’arte, la musica e il cinema, questo nuovo “mood”, che chi scrive definisce “degli scrittori”, offre un innovativo punto di vista anche in questo contesto. Rende visibili e palpabili le sensazioni dei libri che racconta, non con allusioni fini a se stesse, ma attraverso interpretazioni che da soggettive, diventano universali, note, partecipate.

In particolare, l’installazione di Martin Kippenberger, artista tedesco morto nel 1997, The Happy End of Franz Kafka’s “Amerika” del 1994, riesce a mettere a nudo il mood stesso degli scrittori, tanto utilizzato in questo periodo, rendendolo davvero attuale e partecipato. Proponendo la suggestione del posto fisso nel “grande teatro del mondo”, attraverso una serie immaginaria di scrivanie e sedute per intervistato ed intervistatore del colloquio. È come se l’arte di Kippenberger entrasse nell’arte del mondo contemporaneo e la dilatasse grazie allo spazio del Podium presso Fondazione Prada. Tavoli e sedie diventano “umani”, significante e significato un tutt’uno e gli arredi una sorta di testimonianza diretta della precarietà del mondo di oggi.

di Cristina T. Chiochia per DailyMood.it

 

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Eventi

Se il vino fosse un uomo…..

Mariani Emma

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Contest di Elisabetta Rogai – EnoArte con Le Regge di Greve in Chianti 3a edizione de L’Uomo di…Vino

Struttura, consistenza, limpidezza e morbidezza, ma anche uno strumento di seduzione, corteggiamento, poesia, passione, arte, un approccio complice e sensuale per avvicinarsi sia al vino che alle persone …..le caratteristiche di un vino – il Chianti Classico DOCG 2016 Le Regge di Greve in Chianti – da individuare in un uomo, peculiarità che una giuria formata esclusivamente da donne ha cercato in un gruppo di contendenti del premio de “L’uomo di… Vino 2020”, la 3a edizione del contest ideato dall’artista fiorentina Elisabetta Rogai, ispirato ad esaltare i valori del nostro territorio, consapevoli della sua bellezza, recuperando una secolare cultura radicata in questi luoghi, un’armonia che, attraverso la sua tecnica EnoArte, diventa arte pura, usando per la sua performance live un vino del territorio toscano.

La giuria, competente e agguerrita di giornaliste, blogger e opinion leader, presiedute da Elisabetta Rogai, con il supporto tecnico di Antonella D’Isanto e la presenza di Alessia Bettini, assessore ai Lavori pubblici, manutenzione e decoro urbano del Comune di Firenze, si è riunita al Ristorante Cipiglio e, sorseggiando un bicchiere di ottimo Chianti Classico Le Regge, sono riuscite ad individuare l’uomo che rispondeva alle particolarità del vino degustato.

I vincitori de L’Uomo di Vino 2020:
1°premio ad Alessandro Cioni Odontoiatra L’uomo Di…Vino edizione 2020, quello che meglio ha rappresentato l’anima del Chianti Classico DOCG Le Regge di Greve in Chianti, interpretando l’annata 2016 e “comunicandola” in maniera ironica e divertente e pari merito il Premio Vieri Bufalari a Filippo Mancini imprenditore Resort I Barronci San Casciano Val di Pesa
I vincitori del primo premio e del premio dedicato a Vieri Bufalari verranno utilizzati come modelli per i quadri wine made realizzati da Elisabetta Rogai con la sua tecnica EnoArte domenica 8 marzo ore 17,00, durante la performance live dell’artista al Dome, il locale di tendenza delle notti fiorentine.

Nota su le Regge di Greve in Chianti.
SUPERFICIE AZIENDALE : 18.17ha
ALTIMETRIA :300 metri s.l.m
OLIVETO: 3,69 ha
VIGNETO: 8,52 ha
DENSITA’ VIGNETI : 5000-5500 ceppi /ha
ETA’ DELLA VIGNA : 20-60 anni

AZIENDA AGRICOLA LE REGGE di Barbara Ferruzzi
Via Case Sparse, 47 50022 Greve in Chianti (FI)

Tel : +39 055 8544720
Fax : +39 055 8543361
info@leregge.it commerciale@leregge.it www.leregge.it

Immersa nel suggestivo paesaggio di vigne, cipressi, ville e boschi , nel cuore del Chianti Classico, l’Azienda Agricola Le Regge si erge sulla prima collina a Sud Est di Greve in Chianti. La proprietà è dal 1989 della Famiglia Ferruzzi, storici Artigiani Pellettieri di accessori di lusso. In passato questa tenuta faceva parte dei poderi del Castello di Uzzano, tra cui uno storico vigneto terrazzato che risale al 1800 dove dimorano le vigne piu’ vecchie dell’Azienda che hanno circa 60 anni di vita. La produzione dei vini ( con la collaborazione dell’enologa Barbara Tamburini ) si concentra soprattutto sui vini rossi conosciuti ed apprezzati per la loro complessità ed eleganza anche oltreoceano. Le denominazioni prodotte sono Chianti Classico, Chianti Classico Riserva e Igt Toscana Rosso oltre ad un ottimo rosato chiamato Nymphaea.
Chianti Classico Docg 2016
Riferimento ATS-10708
Cantina / produttore: Le Regge
Uve: Sangiovese 85%, Merlot 10%, Canaiolo 5%
Gradazione Alcolica: 14% Vol
Temperatura di Servizio: 16-18°C
Abbinamenti Gastronomici: tutti i piatti di carne, formaggi di media stagionatura

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