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Venezia 83, l’ultimo valzer del glamour: il racconto dettagliato dell’incantevole notte di chiusura al Lido
C’è una grazia sottile, malinconica ed estremamente elettrizzante che avvolge il Lido di Venezia 83 nelle ore che precedono il verdetto finale. Mentre l’oscurità della sera comincia a posarsi sulla laguna e la Sala Grande si prepara ad accogliere il pubblico delle grandi occasioni per la consegna dei Leoni d’Oro, sul tappeto rosso va in scena l’ultimo, sfolgorante atto del grande teatro della moda.
È il momento in cui la tensione del concorso cinquantennale lascia spazio alla pura celebrazione estetica, trasformando la passerella in un compendio di creatività sartoriale, audacia visiva e fascino senza tempo. L’ottantatreesima edizione della Mostra Internazionale d’arte Cinematografica si congeda così, regalando agli occhi degli appassionati un’ultima notte di grande spettacolo.
Tra le dive che riaffermano con orgoglio la supremazia dell’iconico total black e chi, al contrario, sceglie di osare con scintillii metallici o tonalità inattese, il red carpet di chiusura ha saputo offrire una sintesi perfetta di ciò che il Festival rappresenta nell’immaginario collettivo: un’armoniosa fusione tra l’arte della recitazione e l’eccellenza della haute couture.
Greta Scarano: l’assoluta grazia della padrona di casa
Granitica certezza di tutta la manifestazione e impeccabile interprete dell’eleganza contemporanea, la madrina della Mostra, Greta Scarano ha sigillato la sua esperienza veneziana affidandosi alla maestria di Giorgio Armani Privé. Il suo abito a colonna in velluto nero, caratterizzato da una silhouette a sirena di sublime essenzialità, si è aperto sul davanti in una scollatura profonda e vertiginosa, impreziosita lungo i bordi da una pioggia di cristalli tono su tono. A completare un insieme da vera diva del cinema classico, un beauty look d’eccezione curato nei minimi dettagli. Un carré corto con punte ad arte spettinate e un make-up luminoso, dominato da labbra dall’effetto glossato estremamente contemporaneo.
Maggie Gyllenhaal: la maestria sartoriale di Prada e lo scintillio Bulgari
Presidente di giuria tra le più ammirate dell’intero decennio, Maggie Gyllenhaal ha confermato ancora una volta la sua inclinazione per un glamour concettuale e di grande impatto visivo. L’attrice e regista americana ha sfilato con una creazione lineare firmata Prada. La severità del lungo abito nero veniva alleggerita dalle maniche a sbuffo color azzurro cielo, impreziosite da delicati ricami di perle e cristalli.
Un piccolo fiocco sulla nuca aggiungeva al look una nota bon ton. A contrastarlo, il carattere deciso degli occhiali da sole extralarge. Protagonista assoluto dell’outfit era però il collier della collezione Serpenti di Bvlgari. Un vero fulcro di luce, capace di catalizzare lo sguardo e completare con forza l’intera mise.
Barbara Ronchi e Francesca Michielin: dettagli di stile e architetture di tessuto
Non è passata inosservata Barbara Ronchi, membro della giuria della sezione Orizzonti, che ha saputo spezzare la monotonia del nero tradizionale inserendo un tocco di verde acido sapientemente distribuito sulle pietre che ricamavano il suo vestito senza maniche. Il modello, anch’esso siglato Armani Privé, lasciava la schiena completamente scoperta, creando un gioco di vedo-non-vedo di rara raffinatezza.
Sulla stessa lunghezza d’onda, ma orientata verso una sobrietà più minimalista, la guest star musicale della serata finale, Francesca Michielin: per lei un abito monospalla scuro dotato di un fluido strascico laterale, sublimato da una parure di diamanti e smeraldi dal valore inestimabile.
Carolina Cavalli e Kaouther Ben Hania: abbaglianti riflessi rame e oro
A rompere con decisione l’egemonia del colore scuro sono state le personalità più eclettiche del panorama direttoriale. Carolina Cavalli, presidente della giuria per l’Opera Prima, si è distinta per una scelta sartoriale targata Giorgio Armani che non è certo passata inosservata. Un abito impreziosito da una fitta pioggia di paillettes color rame capace di sprigionare caldi riflessi a ogni passo, abbinato a calzature dalle sfumature metalliche. Analogamente, la regista tunisina Kaouther Ben Hania ha catturato i flash dei fotografi optando per un tessuto dorato altamente riflettente, capace di fasciare la figura con grande sensualità e di regalare alla passerella un momento di puro sfarzo scenografico.
Nicoletta Romanoff e Stephy Qi Wei: la trasparente delicatezza del satin
Il tappeto rosso ha celebrato anche la fluidità e la luminosità dei tessuti satinati. Tra le apparizioni più apprezzate, quella di Nicoletta Romanoff al fianco di Federico Alverà. L’attrice ha scelto un abito color pesca dalle linee morbide e scivolate. Il modello valorizzava la figura con discrezione, regalando al look una femminilità raffinata e naturale. La stessa eleganza eterea e scenografica ha caratterizzato l’outfit di Stephy Qi Wei. L’attrice e cantante cinese ha sfilato con un abito in raso grigio acciaio. A completare il look, una selezione di preziosi gioielli da sera, scelti per esaltare la sua carnagione porcellanata.
Nicolas Maupas: l’evoluzione contemporanea del completo scuro
Sul fronte maschile, invece, l’attenzione si è concentrata soprattutto su Nicolas Maupas, chiamato a condividere con Greta Scarano la conduzione della serata finale. Per l’occasione, il giovane attore ha mostrato un’interessante evoluzione rispetto al look esibito durante la giornata di apertura. Per il gran finale, infatti, Maupas ha scelto un completo scuro firmato Prada, caratterizzato da una giacca accollata a tre bottoni. Tuttavia, a rendere il look particolarmente interessante sono stati soprattutto i dettagli, capaci di introdurre un elemento di rottura all’interno di una costruzione sartoriale rigorosa.
Innanzitutto, l’attore ha rinunciato alla classica cravatta, optando invece per una camicia scura. Da quest’ultima emergevano poi inaspettati polsini rosa, ulteriormente messi in risalto da eleganti gemelli. Nel complesso, quindi, il look ha dimostrato come la sartorialità maschile possa rinnovarsi attraverso piccoli contrasti cromatici e scelte meno convenzionali, senza per questo perdere eleganza e solennità.
Riccardo Scamarcio e i maestri del cinema: l’impeccabile rigore dello smoking
Di segno diametralmente opposto la scelta di Riccardo Scamarcio, arrivato al Lido per presentare il suo ultimo progetto cinematografico. L’attore italiano ha preferito affidarsi ai codici più ferrei dell’eleganza tradizionale, sfoggiando uno smoking tagliato su misura dalla vestibilità impeccabile. Giacca ad un solo bottone, camicia bianca immacolata e un papillon dalle proporzioni perfette hanno conferito all’artista quel fascino maturo e carismatico che da sempre lo rende una delle presenze più fotografate e amate della passerella veneziana.
di Cristina Siciliano per DailyMood.it
Crediti copertina: Riccardo_Scamarcio__ph._Andrea_Avezz___-_Courtesy_Archivio_Storico_La_Biennale_di_Venezia
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Venezia 83, l’estetica del contrasto: da Serena Rossi in rosso diva al glunge di Rick Owens e Fiorello
Published
3 giorni agoon
11 Settembre 2026
C’è un momento preciso, quando la Mostra del Cinema entra nelle sue ultime ventiquattro ore, in cui sta per calare il sipario e la luce di Venezia smette di essere un semplice riflesso sulla laguna e si trasforma in un’atmosfera sospesa, intrisa di una malinconia bellissima. Alla vigilia del gran finale, il red carpet di Venezia 83 cessa di essere una semplice passerella per diventare un grande romanzo visivo al suo capitolo più intenso. Un susseguirsi di desideri, citazioni d’autore e audacie stilistiche di chi vuole lasciare un segno indelebile prima che i riflettori si spengano definitivamente.
Nella serata che ha visto intrecciarsi il documentario Be Brave dedicato a Renzo Rosso e la magia teatrale di Scherzetto firmato da Mario Martone, la moda ha celebrato la sua ultima, grande festa. Dalle icone del grande schermo alle provocazioni dell’avanguardia, il tappeto rosso ha regalato un mosaico di stile in cui la grande sartorialità si è fusa con la spontaneità del pop, donandoci immagini destinate a rimanere nell’immaginario di questa edizione che si appresta a chiudere i battenti.
La diva in rosso: la magia di Serena Rossi
A rubare ogni sguardo e a fermare il tempo in questi ultimi sprazzi di Mostra è stata Serena Rossi, protagonista assoluta della serata in occasione del conferimento del premio Campari Passion for Film. L’attrice ha sfilato in un abito rosso corsa firmato Vivienne Westwood dalla costruzione magistrale: la scollatura scultorea del bustino è un omaggio viscerale e bellissimo alla Sophia Loren che ballava il mambo in Pane, amore e…, un tributo alla carne e alla grazia del nostro cinema più autentico. Completavano la poesia una treccia morbida d’ispirazione romantica e gocce di diamante ai lobi. Semplicemente divina.
L’avanguardia d’autore: Rick Owens e Michèle Lamy
Di segno opposto, ma con la medesima carica magnetica, l’apparizione di Rick Owens e Michèle Lamy. La coppia simbolo della moda concettuale ha portato in Laguna una lezione pura di estetica dark-chic e glunge, trasformando il carpet serale in una pellicola distopica. Con volumi scultorei, texture materiche e un’attitudine sfrontatamente aliena, sono l’avanguardia fatta persona che sfida la solennità della chiusura del festival.
La nonchalance parigina: Chiara Mastroianni
Pura classe senza sforzo quella mostrata da Chiara Mastroianni per la première di Un Peu Avant Minuit. L’attrice racchiude in sé il meglio di due mondi: l’eleganza parigina e la grande eredità del cinema italiano. Il suo abito nero dritto, impreziosito sul fondo da maxi fiori tridimensionali in tessuto, abbinato a slingback con tacco medio e un hairstyle volutamente imperfetto, è il manifesto del “less is more” che non passa mai di moda.
Dal pop alla grande tradizione teatrale
Non sono mancati i tocchi d’irriverenza per alleggerire la tensione dei giorni finali, come la presenza di Rosario Fiorello e Susanna Biondo. La coppia ha sfoderato una versione casual e brillante firmata Diesel. Giacca grigio ghiaccio su t-shirt e occhiali arancioni per l’entertainer, toni caldi del malva e del marrone per la moglie. Una parentesi di freschezza democratica che dimostra come il denim possa varcare con allegria anche le soglie più austere.
Alta moda e rockstar: Natasha Poly e Achille Lauro
Sul fronte dell’alta moda d’impatto, Natasha Poly ha trasformato l’essenzialità di una canottiera in jersey in un capolavoro di couture. Il modello si prolunga in uno strascico scultoreo e candido, illuminato solo dai diamanti Damiani. Poco distante, Achille Lauro ha confermato il suo status di rockstar sofisticata. Ha scelto pantaloni neri da smoking con fascia e una camicia in raso scivolata. Immancabile l’occhiale da sole, a schermare uno sguardo sempre scenografico.
Il sipario sul glamour: Toni Servillo e le star della Tv
Infine, la chiusura tra teatro e pop culture che accompagna la Mostra verso la proclamazione dei vincitori di domani. Da un lato la maestosità di Toni Servillo, impeccabile nello smoking d’ordinanza al fianco di Manuela Lamanna in completo azzurro cielo; dall’altro un tuffo nella memoria con Katherine Kelly Lang e Ronn Moss. I due volti storici di Beautiful, tra abiti gioiello e smoking d’altri tempi, hanno ricordato a tutti che la seduzione, a Venezia, non ha mai data di scadenza.
di Cristina Siciliano per DailyMood.it
Crediti copertina: RED_CARPET_-_SCHERZETTO__TRICK__-_Actress_Serena_Rossi__Ph._Aleksander_Kalka_-_Courtesy_Archivio_Storico_la_Biennale_di_Venezia
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Venezia 83: Toni Servillo è un nonno per Mario Martone, mentre al Lido irrompe la tragedia di Gaza
Published
3 giorni agoon
11 Settembre 2026
Da dove iniziare per raccontare la penultima giornata del Festival di Venezia? È stata una giornata di emozioni contrastanti. Da un lato c’è stato il piacere di rivedere un grande attore italiano, uno di quelli più amati, come Toni Servillo, nei panni di un nonno in Scherzetto di Mario Martone, tratto dal libro di Domenico Starnone. Un ruolo leggero, divertente, che gli ha fatto scoprire alcuni lati di sé. Dall’altro lo sconvolgente NAZA di Yuval Abraham e Rachel Szor, due degli autori di No Other Land, che racconta la tragedia di Gaza da un punto di vista inedito, che ha lasciato ammutoliti i giornalisti alla proiezione per la stampa e ha ottenuto 25 minuti di applausi alla proiezione ufficiale in Sala Grande.
Scherzetto è una storia piccola, intimista, girata tra quattro mura. E un balcone, il vuoto, le voci della strada che risalgono con la loro oscena vitalità, e poi la sfida tra un nonno e un nipotino. Il nonno, Daniele Mallarico (Toni Servillo), ha superato i settant’anni, è un noto illustratore che, ormai vedovo, vive da solo a Milano. Il nipote si chiama Mario, cinque anni, una peste che parla come un libro stampato, conosce tutto, sa fare tutto, spiega ogni cosa. I suoi genitori sono orgogliosissimi di lui. È stata proprio la figlia Betta a chiedere a Daniele di tornare a Napoli, nella casa di famiglia, per tenere per qualche giorno Mario mentre lei e il marito, Saverio, sono fuori per un convegno, ma certo non poteva immaginare… Tra quattro mura e un balcone, si consuma un vero e proprio duello che mette Daniele di fronte ai suoi fantasmi. Martone ha voluto fortemente dirigere questo film, che doveva essere affidato a un giovane regista, per quanto aveva amato il libro di Starnone. E ha voluto girarlo in una vera casa, e non ricostruire i set in studio, perché tutto fosse più reale e si sentisse il senso del luogo chiuso, un luogo che ha una storia, un passato, che spaventa. E poi il balcone, qualcosa che fa paura. “Io soffro di vertigini, come credo Mario Martone” ha raccontato Toni Servillo. “Trovo efficace la metafora del balcone come immagine della paura di fronte non tanto all’altezza, ma al vuoto. Il mio Daniele sente che è il vuoto che ha dentro di sé”. “Mi affascina che il mio personaggio si interroghi sul suo valore” ha aggiunto. “A un certo punto si domanda: io corrispondo alle cose che faccio? O mi sono costruito un’immagine di me sulla base del credito che gli altri mi hanno dato?”. Sono interrogativi che, se ci pensiamo, sono universali.
Si cambia completamente registro se si pensa a NAZA di Yuva Abraham e Rachel Szor, che, come si può immaginare, è un film che ha sconvolto Venezia e che probabilmente dirà la sua quando si tratterà di assegnare i premi. Il film è un documento importante e scomodo: sono state raccolte le testimonianze di 24 membri dei servizi segreti e dell’esercito israeliano che dopo il 7 ottobre del 2023 hanno partecipato alla distruzione di Gaza. Il documentario è breve (solo 80 minuti), freddo, incisivo e non arriva a conclusioni. Vuole solo raccontare come vengono sacrificati uomini, donne e bambini: NAZA è proprio l’acronimo che viene usato in Israele per definire i danni collaterali. Ecco cosa hanno spiegato gli autori nelle note di regia. “Molte delle rivelazioni contenute nel film sono state pubblicate quasi subito dopo che ne siamo venuti a conoscenza, nei mesi successivi agli attacchi del 7 ottobre, da The Guardian (tra i produttori di NAZA), in collaborazione con i partner d’inchiesta +972 Magazine e Local Call. Il film ci permette di esplorare qualcosa di più profondo rispetto al solo giornalismo d’inchiesta: non solo le parole pronunciate, ma anche quelle non dette, il silenzio. Spetta a tutti noi rompere quel silenzio”. Vedremo l’impatto che un film di questo tipo avrà tra i premi del Festival di Venezia.
di Maurizio Ermisino per DailyMood.it
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Venezia 83: Vanessa Scalera e Alba Rohrwacher protagoniste di due storie forti
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4 giorni agoon
10 Settembre 2026
Giornata di donne, ieri a Venezia, e anche di grandi autori. Le protagoniste della giornata di mercoledì 9 settembre al Lido sono state due attrici diversissime, Vanessa Scalera e Alba Rohrwacher. Così come sono due mondi diversi i registi che le hanno volute come protagoniste per i loro film: Edoardo De Angelis con Il fuoco che ti porti dentro e Stephane Brizé con Un bon petit soldat. Sono stati questi film, insieme a Dau del regista dissidente russo Il’ja Chržanovskij, ad animare il concorso di ieri. E sono stati tutti piuttosto apprezzati. Come è stata particolarmente apprezzata, sul red carpet, Alba Rohwacher per la sobria eleganza, nel suo completo composto da blusa bianca e gonna lunga nera di Prada, che cita un famoso look degli anni Novanta di Carolyn Bessette.
Il fuoco che ti porti dentro di Edoardo De Angelis è la storia di una madre autoritaria e invadente, interpretata da Vanessa Scalera, che da Napoli sale a Milano per passare le feste con il figlio (Lino Musella). Lui non ne è felice, non la sopporta, ma prova a contenersi in nome della moglie e dei figli. Ma lei è molto determinata, ha una buona parola per tutti, non molla di un millimetro. Così come non lascia un attimo di respiro la macchina da presa, sempre addosso agli attori per provare a scrutare dentro di loro mentre la regia li costringe in uno di quegli spazi chiusi dove le situazioni sono destinate ad esplodere. I riferimenti del film che sono stati fatti vanno da Parenti serpenti a Natale in casa Cupiello fino a Festen, ovviamente nello stile diverso e personale di De Angelis. Vanessa Scalera ha definito questo “il ruolo della vita”. “Io l’ho dovuto immaginare, perché non sono madre” ha aggiunto. “Il mio personaggio è una madre non madre, quasi sprovvista di empatia. Forse mi ha aiutata non avere figli. In lei c’è il godimento di dire parole altisonanti… è profondamente attrice, come scrive anche Franchini nel libro da cui è tratto il film”. Per l’attrice di Imma Tataranni è un passo avanti, una svolta nella carriera. “Se avessi continuato con quel personaggio non avrei incontrato questo” ha detto. “Ho cercato questa strada, dandomi un obiettivo circa la serialità: 5 anni. Poi mi sono buttata”.
Un bon petit soldat di Stephane Brizé è un discorso che continua ormai da molti film, un viaggio nell’alienante e crudele mondo del lavoro di oggi. Alba Rohrwacher è Carla, responsabile delle risorse umane in una società di assicurazioni guidata da un capo autoritario, interpretato da Vincent Lindon. Quella competitività è stata recepita in qualche modo da Carla, e lei cerca di trasmetterla al figlio, cosa che non piace al marito, separato. E Carla, a un certo punto, si trova davanti a una scelta che la farà riflettere su se stessa. “Il mio è un atto politico” ha raccontato. “Questa donna è parte di un sistema costruito su meccanismi di sopraffazione violenti a cui, senza neanche rendersene conto, ha aderito, al punto di replicarli nella vita privata con il figlio. Si trova a scendere a compromessi che mettono in discussione la sua integrità, la sua scala di valori”. La scelta difficile avviene quando esplode un caso di mobbing. E si deve confrontare con il suo capo, scaltro e spietato. “È un film politico e in qualche modo anche femminista” ha dichiarato l’attrice. “Ci dice che il sistema è malato e chi prova a preservare la propria integrità è destinato a soccombere”.
di Maurizio Ermisino per DailyMood.it
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