Connect with us

Cine Mood

Venezia 83, l’estetica del contrasto: da Serena Rossi in rosso diva al glunge di Rick Owens e Fiorello

Published

on

Serena Rossi al red carpet

C’è un momento preciso, quando la Mostra del Cinema entra nelle sue ultime ventiquattro ore, in cui sta per calare il sipario e la luce di Venezia smette di essere un semplice riflesso sulla laguna e si trasforma in un’atmosfera sospesa, intrisa di una malinconia bellissima. Alla vigilia del gran finale, il red carpet di Venezia 83 cessa di essere una semplice passerella per diventare un grande romanzo visivo al suo capitolo più intenso. Un susseguirsi di desideri, citazioni d’autore e audacie stilistiche di chi vuole lasciare un segno indelebile prima che i riflettori si spengano definitivamente.

Nella serata che ha visto intrecciarsi il documentario Be Brave dedicato a Renzo Rosso e la magia teatrale di Scherzetto firmato da Mario Martone, la moda ha celebrato la sua ultima, grande festa. Dalle icone del grande schermo alle provocazioni dell’avanguardia, il tappeto rosso ha regalato un mosaico di stile in cui la grande sartorialità si è fusa con la spontaneità del pop, donandoci immagini destinate a rimanere nell’immaginario di questa edizione che si appresta a chiudere i battenti.

La diva in rosso: la magia di Serena Rossi

A rubare ogni sguardo e a fermare il tempo in questi ultimi sprazzi di Mostra è stata Serena Rossi, protagonista assoluta della serata in occasione del conferimento del premio Campari Passion for Film. L’attrice ha sfilato in un abito rosso corsa firmato Vivienne Westwood dalla costruzione magistrale: la scollatura scultorea del bustino è un omaggio viscerale e bellissimo alla Sophia Loren che ballava il mambo in Pane, amore e…, un tributo alla carne e alla grazia del nostro cinema più autentico. Completavano la poesia una treccia morbida d’ispirazione romantica e gocce di diamante ai lobi. Semplicemente divina.

L’avanguardia d’autore: Rick Owens e Michèle Lamy

Di segno opposto, ma con la medesima carica magnetica, l’apparizione di Rick Owens e Michèle Lamy. La coppia simbolo della moda concettuale ha portato in Laguna una lezione pura di estetica dark-chic e glunge, trasformando il carpet serale in una pellicola distopica. Con volumi scultorei, texture materiche e un’attitudine sfrontatamente aliena, sono l’avanguardia fatta persona che sfida la solennità della chiusura del festival.

La nonchalance parigina: Chiara Mastroianni

Pura classe senza sforzo quella mostrata da Chiara Mastroianni per la première di Un Peu Avant Minuit. L’attrice racchiude in sé il meglio di due mondi: l’eleganza parigina e la grande eredità del cinema italiano. Il suo abito nero dritto, impreziosito sul fondo da maxi fiori tridimensionali in tessuto, abbinato a slingback con tacco medio e un hairstyle volutamente imperfetto, è il manifesto del “less is more” che non passa mai di moda.

Dal pop alla grande tradizione teatrale

Non sono mancati i tocchi d’irriverenza per alleggerire la tensione dei giorni finali, come la presenza di Rosario Fiorello e Susanna Biondo. La coppia ha sfoderato una versione casual e brillante firmata Diesel. Giacca grigio ghiaccio su t-shirt e occhiali arancioni per l’entertainer, toni caldi del malva e del marrone per la moglie. Una parentesi di freschezza democratica che dimostra come il denim possa varcare con allegria anche le soglie più austere.

Alta moda e rockstar: Natasha Poly e Achille Lauro

Sul fronte dell’alta moda d’impatto, Natasha Poly ha trasformato l’essenzialità di una canottiera in jersey in un capolavoro di couture. Il modello si prolunga in uno strascico scultoreo e candido, illuminato solo dai diamanti Damiani. Poco distante, Achille Lauro ha confermato il suo status di rockstar sofisticata. Ha scelto pantaloni neri da smoking con fascia e una camicia in raso scivolata. Immancabile l’occhiale da sole, a schermare uno sguardo sempre scenografico.

Il sipario sul glamour: Toni Servillo e le star della Tv

Infine, la chiusura tra teatro e pop culture che accompagna la Mostra verso la proclamazione dei vincitori di domani. Da un lato la maestosità di Toni Servillo, impeccabile nello smoking d’ordinanza al fianco di Manuela Lamanna in completo azzurro cielo; dall’altro un tuffo nella memoria con Katherine Kelly Lang e Ronn Moss. I due volti storici di Beautiful, tra abiti gioiello e smoking d’altri tempi, hanno ricordato a tutti che la seduzione, a Venezia, non ha mai data di scadenza.

di Cristina Siciliano per DailyMood.it

Crediti copertina: RED_CARPET_-_SCHERZETTO__TRICK__-_Actress_Serena_Rossi__Ph._Aleksander_Kalka_-_Courtesy_Archivio_Storico_la_Biennale_di_Venezia

 

 

0 Users (0 voti)
Criterion 10
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading
Advertisement
Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

13 − 5 =

Cine Mood

Venezia 83: Toni Servillo è un nonno per Mario Martone, mentre al Lido irrompe la tragedia di Gaza

Published

on

Da dove iniziare per raccontare la penultima giornata del Festival di Venezia? È stata una giornata di emozioni contrastanti. Da un lato c’è stato il piacere di rivedere un grande attore italiano, uno di quelli più amati, come Toni Servillo, nei panni di un nonno in Scherzetto di Mario Martone, tratto dal libro di Domenico Starnone. Un ruolo leggero, divertente, che gli ha fatto scoprire alcuni lati di sé. Dall’altro lo sconvolgente NAZA di Yuval Abraham e Rachel Szor, due degli autori di No Other Land, che racconta la tragedia di Gaza da un punto di vista inedito, che ha lasciato ammutoliti i giornalisti alla proiezione per la stampa e ha ottenuto 25 minuti di applausi alla proiezione ufficiale in Sala Grande.

Scherzetto è una storia piccola, intimista, girata tra quattro mura.  E un balcone, il vuoto, le voci della strada che risalgono con la loro oscena vitalità, e poi la sfida tra un nonno e un nipotino. Il nonno, Daniele Mallarico (Toni Servillo), ha superato i settant’anni, è un noto illustratore che, ormai vedovo, vive da solo a Milano. Il nipote si chiama Mario, cinque anni, una peste che parla come un libro stampato, conosce tutto, sa fare tutto, spiega ogni cosa. I suoi genitori sono orgogliosissimi di lui. È stata proprio la figlia Betta a chiedere a Daniele di tornare a Napoli, nella casa di famiglia, per tenere per qualche giorno Mario mentre lei e il marito, Saverio, sono fuori per un convegno, ma certo non poteva immaginare… Tra quattro mura e un balcone, si consuma un vero e proprio duello che mette Daniele di fronte ai suoi fantasmi. Martone ha voluto fortemente dirigere questo film, che doveva essere affidato a un giovane regista, per quanto aveva amato il libro di Starnone. E ha voluto girarlo in una vera casa, e non ricostruire i set in studio, perché tutto fosse più reale e si sentisse il senso del luogo chiuso, un luogo che ha una storia, un passato, che spaventa. E poi il balcone, qualcosa che fa paura. “Io soffro di vertigini, come credo Mario Martone” ha raccontato Toni Servillo. “Trovo efficace la metafora del balcone come immagine della paura di fronte non tanto all’altezza, ma al vuoto. Il mio Daniele sente che è il vuoto che ha dentro di sé”. “Mi affascina che il mio personaggio si interroghi sul suo valore” ha aggiunto. “A un certo punto si domanda: io corrispondo alle cose che faccio? O mi sono costruito un’immagine di me sulla base del credito che gli altri mi hanno dato?”. Sono interrogativi che, se ci pensiamo, sono universali.

Si cambia completamente registro se si pensa a NAZA di Yuva Abraham e Rachel Szor, che, come si può immaginare, è un film che ha sconvolto Venezia e che probabilmente dirà la sua quando si tratterà di assegnare i premi. Il film è un documento importante e scomodo: sono state raccolte le testimonianze di 24 membri dei servizi segreti e dell’esercito israeliano che dopo il 7 ottobre del 2023 hanno partecipato alla distruzione di Gaza. Il documentario è breve (solo 80 minuti), freddo, incisivo e non arriva a conclusioni. Vuole solo raccontare come vengono sacrificati uomini, donne e bambini: NAZA è proprio l’acronimo che viene usato in Israele per definire i danni collaterali. Ecco cosa hanno spiegato gli autori nelle note di regia. “Molte delle rivelazioni contenute nel film sono state pubblicate quasi subito dopo che ne siamo venuti a conoscenza, nei mesi successivi agli attacchi del 7 ottobre, da The Guardian (tra i produttori di NAZA), in collaborazione con i partner d’inchiesta +972 Magazine e Local Call. Il film ci permette di esplorare qualcosa di più profondo rispetto al solo giornalismo d’inchiesta: non solo le parole pronunciate, ma anche quelle non dette, il silenzio. Spetta a tutti noi rompere quel silenzio”. Vedremo l’impatto che un film di questo tipo avrà tra i premi del Festival di Venezia.

di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

0 Users (0 voti)
Criterion 10
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading

Cine Mood

Venezia 83: Vanessa Scalera e Alba Rohrwacher protagoniste di due storie forti

Published

on

Giornata di donne, ieri a Venezia, e anche di grandi autori. Le protagoniste della giornata di mercoledì 9 settembre al Lido sono state due attrici diversissime, Vanessa Scalera e Alba Rohrwacher. Così come sono due mondi diversi i registi che le hanno volute come protagoniste per i loro film: Edoardo De Angelis con Il fuoco che ti porti dentro e Stephane Brizé con Un bon petit soldat. Sono stati questi film, insieme a Dau del regista dissidente russo Il’ja Chržanovskij, ad animare il concorso di ieri. E sono stati tutti piuttosto apprezzati. Come è stata particolarmente apprezzata, sul red carpet, Alba Rohwacher per la sobria eleganza, nel suo completo composto da blusa bianca e gonna lunga nera di Prada, che cita un famoso look degli anni Novanta di Carolyn Bessette.

Il fuoco che ti porti dentro di Edoardo De Angelis è la storia di una madre autoritaria e invadente, interpretata da Vanessa Scalera, che da Napoli sale a Milano per passare le feste con il figlio (Lino Musella). Lui non ne è felice, non la sopporta, ma prova a contenersi in nome della moglie e dei figli. Ma lei è molto determinata, ha una buona parola per tutti, non molla di un millimetro. Così come non lascia un attimo di respiro la macchina da presa, sempre addosso agli attori per provare a scrutare dentro di loro mentre la regia li costringe in uno di quegli spazi chiusi dove le situazioni sono destinate ad esplodere. I riferimenti del film che sono stati fatti vanno da Parenti serpenti a Natale in casa Cupiello fino a Festen, ovviamente nello stile diverso e personale di De Angelis. Vanessa Scalera ha definito questo “il ruolo della vita”. “Io l’ho dovuto immaginare, perché non sono madre” ha aggiunto. “Il mio personaggio è una madre non madre, quasi sprovvista di empatia. Forse mi ha aiutata non avere figli. In lei c’è il godimento di dire parole altisonanti… è profondamente attrice, come scrive anche Franchini nel libro da cui è tratto il film”. Per l’attrice di Imma Tataranni è un passo avanti, una svolta nella carriera. “Se avessi continuato con quel personaggio non avrei incontrato questo” ha detto. “Ho cercato questa strada, dandomi un obiettivo circa la serialità: 5 anni. Poi mi sono buttata”.

Un bon petit soldat di Stephane Brizé è un discorso che continua ormai da molti film, un viaggio nell’alienante e crudele mondo del lavoro di oggi. Alba Rohrwacher è Carla, responsabile delle risorse umane in una società di assicurazioni guidata da un capo autoritario, interpretato da Vincent Lindon. Quella competitività è stata recepita in qualche modo da Carla, e lei cerca di trasmetterla al figlio, cosa che non piace al marito, separato. E Carla, a un certo punto, si trova davanti a una scelta che la farà riflettere su se stessa. “Il mio è un atto politico” ha raccontato. “Questa donna è parte di un sistema costruito su meccanismi di sopraffazione violenti a cui, senza neanche rendersene conto, ha aderito, al punto di replicarli nella vita privata con il figlio. Si trova a scendere a compromessi che mettono in discussione la sua integrità, la sua scala di valori”. La scelta difficile avviene quando esplode un caso di mobbing. E si deve confrontare con il suo capo, scaltro e spietato. “È un film politico e in qualche modo anche femminista” ha dichiarato l’attrice. “Ci dice che il sistema è malato e chi prova a preservare la propria integrità è destinato a soccombere”.

di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

0 Users (0 voti)
Criterion 10
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading

Cine Mood

Venezia 83, la notte del minimalismo e dell’oro liquido: da Pamela Anderson ad Alba Rohrwacher, il trionfo dell’eleganza al Lido

Published

on

Venezia 83

C’è un momento preciso, sul far del tramonto al Lido, in cui la luce della Laguna incontra la magia pura del grande schermo. L’ottava serata dell’83esima Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia abbandona le vertigini spudorate del glamour hollywoodiano per immergersi in un’eleganza più intima, cerebrale e sfacciatamente sofisticata. È la notte delle produzioni d’autore, d’Oltralpe e di casa nostra. Dal rigore civile di Un bon petit soldat di Stéphane Brizé alla passione viscerale de Il fuoco che ti porti dentro di Edoardo De Angelis. Sul tappeto rosso non sfilano semplici abiti, ma vere e proprie dichiarazioni d’intenti stilistiche.

Tra palette vibranti che catturano i flash, silhouette scultoree e una sensualità che scommette sull’understatement e sulla perfezione dei dettagli, la moda tesse la sua trama più seducente al servizio della settima arte.

Le regine della serata: eleganza rétro e minimalismo d’autore

La regina indiscutibile del Lido è senza dubbio Pamela Anderson. Nel pomeriggio, in occasione della proiezione di Place to Be, la star canadese ha regalato una vera sferzata di energia vitaminica. Dopo aver incantato nei giorni scorsi in un arancione firmato Calvin Klein, l’attrice ha scelto un acceso giallo sole. L’abito, in raso effetto oro liquido, è una splendida creazione vintage di Carolina Herrera.

Lo scollo a bustier valorizza le spalle, mentre le maniche morbide e vaporose aggiungono movimento alla silhouette. Dalla schiena parte poi uno strascico fluido, che accompagna con eleganza ogni passo. Ad impreziosire il décolleté spicca una ricca creazione Pandora, abbinata a stiletto affilati. Il raccolto ondulato completa il look con un’allure brillantemente rétro. Il tocco finale resta la scelta di non indossare make-up. Una dichiarazione di libertà ormai iconica, capace di esaltare ancora di più la sua bellezza autentica. Sul fronte opposto della ricerca stilistica, Alba Rohrwacher conferma la cifra del suo stile discreto, intellettuale e impeccabile. Protagonista di Un bon petit soldat accanto a Vincent Lindon, l’attrice sceglie un outfit firmato Prada.

La mise accosta una classica camicia bianca in cotone Oxford a una lunga gonna a tubino in raso tech nero. La silhouette è pulita, essenziale e slanciata. A renderla ancora più sofisticata sono alcuni dettagli sartoriali, come il cinturino che sale in vita e il colletto chiuso sulla nuca. Completano il look orecchini chandelier, sandali brillanti e l’immancabile tocco di rossetto rosso. A portare sul red carpet una lezione di stile senza tempo è anche Marina Abramović, performer nel cast dell’opera-mondo DAU di Ilya Khrzhanovsky.

L’artista declina ancora una volta il suo amatissimo nero attraverso un completo pantaloni fluido, abbinato a un lungo soprabito. Il tutto viene indossato con la consueta disinvoltura, insieme a stringate basse in pelle e a una pochette coordinata. L’unico punto di colore è il suo iconico rossetto rosso. Tra le protagoniste della serata si distingue infine Laura Barth. Per il red carpet sceglie un abito a sirena finemente lavorato di Peter Langner, capace di valorizzarne la silhouette con eleganza.  A completare il look è una preziosa parure, dominata da un collier rigido con motivo floreale. Un dettaglio luminoso che incornicia il volto e aggiunge ulteriore raffinatezza alla mise.

Geometrie, trasparenze e audacia: la passerella serale

Non sono mancati i cambi d’immagine capaci di sorprendere, come quello di Anna Foglietta. Abbandonata la chioma bionda e morbida dei giorni scorsi, l’attrice sfoggia un’acconciatura più rigorosa che ben si adatta all’abito scultura viola intenso firmato Balenciaga da Pierpaolo Piccioli, caratterizzato da drappeggi magistrali e linee architettoniche.

Greta Scarano, nel suo ruolo di madrina della Mostra, si conferma infatigabile e impeccabile, regalando ad ogni apparizione una sfaccettatura diversa. Per la sfilata del 9 settembre sceglie una tunica plissettata nero notte, velata e leggermente see-through, con volumi generosi sui fianchi che accompagnano il movimento. I capelli raccolti e i preziosi gioielli Cartier dalle forme rettililinee completano un look estremamente sinuoso.

Tra le presenze più originali spicca Barbara Ronchi, membro della giuria della sezione Orizzonti, che porta sul red carpet una creazione argento ritmata da frange oscillanti. L’hairstyling con treccia bassa e volutamente scompigliata d’arte completa un abbinamento dal sapore bohémien ma perfetto per il gran galà. Per la première di Il fuoco che ti porti dentro, Elena Radonicich opta invece per un vestito scultura color giallo burro dallo scollo squadrato, abbinato alle deliziose pumps di Roger Vivier curate da Gherardo Felloni e impreziosite da un bocciolo fiorito sulla punta.

Infine, il pizzo ha trovato due interpretazioni opposte ma ugualmente affascinanti. Aurora Ruffino ha scelto la via del romanticismo seducente con un abito di merletto chiaro che esalta l’incarnato di porcellana, mentre Mitsuki Kimura, nota anche come Koki, ha preferito un pizzo nero ultra-aderente a maniche lunghe con trasparenze audaci calibrate sulla lingerie in tinta.

Le sfumature del pomeriggio e lo stile maschile

La sfilata pomeridiana ha visto protagonista la numerosa delegazione del film in Concorso DAU, che ha proposto un’eleganza corale fondata su toni scuri e profondi. Victoriia Skytska si è distinta con uno slip dress rosa cipria abbinato a un blazer bianco e sandali alti, un abbinamento perfetto per la luce del giorno. Radmila Shchogolieva ha optato per la praticità raffinata di una tuta blu notte, mentre Maria Nafpliotou ha scelto un abito verde bosco impreziosito da un nodo frontale. A completare il gruppo, Ekaterina Andreeva ha mostrato una grazia d’altri tempi con un essenziale abito scuro accompagnato da una borsa a mano in tinta. Fuori dal gruppo del film, Cristina Chiabotto ha sfilato con un essenziale black dress in satin con spacco laterale, abbinato a sandali dal tacco basso e gioielli Damiani.

Anche il panorama maschile ha offerto spunti d’interesse sul tappeto rosso del Lido. Il cast e la regia di Place to Be hanno mostrato due visioni differenti dell’eleganza: se Taika Waititi si è confermato attento e ironico nel vestire proponendo uno spezzato impeccabile guidato da un blazer blu, il regista ungherese Kornél Mundruczó ha preferito la via della tradizione con un completo scuro e cravatta.

Infine, l’attore australiano Murray Bartlett ha conquistato gli obiettivi durante i photocall con una combinazione da giorno disinvolta, dove il mix tra i toni della terra e una camicia azzurra ha dimostrato come anche l’informale possa trasformarsi in una scelta di grande classe.

di Cristina Siciliano per DailyMood.it

Crediti copertina: RED_CARPET_-_UN_BON_PETIT_SOLDAT_-__Actress_Alba_Rohrwacher__Ph._Jacopo_Salvi_-_Courtesy_Archivio_Storico_La_BIennale_di_Venezia___

0 Users (0 voti)
Criterion 10
What people say... Leave your rating
Ordina per:

Sii il primo a lasciare una recensione.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Di Più
{{ pageNumber+1 }}
Leave your rating

Il tuo browser non supporta il caricamento delle immagini. Scegline uno più moderno.

Continue Reading

Trending