Accessori
La collezione di borse ALO entra nel suo secondo capitolo
ALO, il brand di moda e lifestyle sinonimo di abbigliamento premium studio-to-street, ispirato al benessere di mente e corpo, prosegue il percorso avviato con la prima collezione di borse, introducendo nuove silhouette, dimensioni e materiali, insieme al lancio di una nuova collezione di small leather goods. Radicata nei valori dell’artigianalità, della progettualità e della versatilità quotidiana, questa espansione continua a definire la distintiva visione di ALO del lusso legato al wellness, con design pensati per ogni destinazione e funzionalità.
L’EVOLUZIONE DELLA COLLEZIONE DI BORSE ALO
Questa stagione introduce una nuova silhouette, la Unwind Cinch, insieme a una nuova lavorazione Leather Mesh per le iconiche Tranquility Tote e Voyage. Caratterizzata da un intricato motivo tagliato al laser, che richiama l’iconica rete sportiva, la lavorazione Leather Mesh combina processi ad alta tecnologia con la rinomata artigianalità italiana, dando vita a una texture distintiva e ariosa, dalla ricca tridimensionalità.
La Unwind Cinch debutta con una silhouette morbida e strutturata, che bilancia proporzioni scultoree e massima funzionalit. Questo modello è sviluppato nelle taglie Medium e Mini.
La Leather Mesh Shoulder Voyage reinterpreta l’iconica Voyage di ALO in una versione più compatta da portare a spalla, pensata per l’uso quotidiano.
La lavorazione Leather Mesh debutta questa stagione su tre modelli — Mini Unwind Bag, Shoulder Voyage e l’iconica Tranquility Tote, già presente nella collezione — aggiungendo una nuova texture ad alcune delle silhouette più versatili della collezione.
«Prendere qualcosa di sportivo e reinterpretarlo in chiave più sofisticata e ricercata è qualcosa di profondamente ALO. Ci siamo ispirati a una delle lavorazioni più distintive della nostra collezione, il mesh, e abbiamo voluto reinterpretarlo in pelle per creare qualcosa di completamente nuovo», afferma Abby Gordon, Chief Design & Merchandising Officer di ALO. «Porta l’energia e il dinamismo dell’universo performance all’interno di una lavorazione raffinata e contemporanea, creando un equilibrio tra sport e lusso che è autenticamente ALO».
L’ARTIGIANATO ITALIANO INCONTRA IL WELLNESS CALIFORNIANO
Progettata a Los Angeles e meticolosamente realizzata a mano a Firenze, la collezione Fall 2026 riflette il continuo investimento di ALO nell’artigianalità e nel design, studiato nei minimi dettagli. Ogni modello è realizzato in pelle italiana proveniente da fonti responsabili e rifinito con bordi dipinti a mano e accessori in metallo forgiati su misura.
Ad ogni borsa è abbinato a un ALO Intention Crystal, elemento distintivo della collezione che stagione introduce il Yellow Tiger’s Eye, simbolo di fiducia, coraggio e forza interiore, insieme allo Smoky Quartz, associato al radicamento e alla protezione. Più che semplici elementi decorativi, i cristalli riflettono la convinzione di ALO che il wellness rappresenti il lusso per eccellenza e possa essere integrato in ogni aspetto della vita contemporanea.
Nel cuore della collezione c’è la visione di ALO della gym bag: una borsa pensata per una vita che nasce dalla pratica, ma si estende ben oltre di essa. Raffinate quanto la pratica stessa, le silhouette combinano proporzioni senza tempo e funzionalità mirate, passando con naturalezza dal movimento mattutino ai viaggi, dal lavoro alle serate fuori, dai weekend fuori porta.
LA CAMPAGNA: IL RITORNO DI STEVEN MEISEL
Per dare vita al lancio, ALO rinnova la collaborazione con il leggendario fotografo di moda Steven Meisel per il secondo capitolo della sua collezione di borse. Sulla scia della partnership creativa avviata con la prima collezione, i nuovi scatti di Meisel riuniscono Amelia Gray, Candice Swanepoel e Daiane Sodré, affiancandole per la prima volta a Ming Xi e Natasha Poly nella campagna. Insieme, celebrano la sicurezza, l’individualità e il glamour disinvolto che continuano a definire l’interpretazione ALO del lusso legato al wellness.
«Partendo dall’iconico linguaggio visivo della nostra prima campagna dedicata alle borse, abbiamo voluto far evolvere il racconto attraverso nuovi volti, elementi di scena inaspettati e un maggiore senso di movimento», afferma Summer Nacewicz, Executive Vice President of Marketing & Creative di ALO. «Steven ha portato agli scatti un’energia al tempo stesso sensuale e profondamente sportiva, catturando la sicurezza, il magnetismo e lo slancio che caratterizzano le donne che scelgono queste borse».
SMALL LEATHER GOODS
Realizzato artigianalmente in Italia utilizzando gli stessi materiali pregiati e la meticolosa cura costruttiva della collezione di borse, l’assortimento comprende Card Holder, Zip Card Holder, Zip Around Wallet, Passport Cover e Small Crescent Pouch, tutti pensati per completare la più ampia collezione di accessori. Nel loro insieme, questi essenziali rappresentano un ulteriore passo verso un ecosistema completo di accessori e aggiungono un tocco ricercato di cura e intenzionalità agli oggetti che fanno parte, ogni giorno, della nostra vita.
Per celebrare il lancio, ALO offrirà un servizio di personalizzazione gratuito con l’acquisto di un articolo della collezione Small Leather Goods presso una selezione di ALO Sanctuaries in tutto il mondo. L’esperienza sarà disponibile in location selezionate tra cui Beverly Hills, Rockefeller Center, Miami Design District, Dosan, Regent Street e altre. Tutti i dettagli sull’evento e le location aderenti sono disponibili su ALO.com/events.
La Fall 2026 Accessories Collection sarà disponibile in preordine dal 9 settembre 2026, mentre presso gli ALO Sanctuaries di tutto il mondo e su ALO.com dal prossimo 16 settembre.
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Accessori
Il lusso fuori dal Quadrilatero: Tiziano Reversi e il gioiello su misura dei Navigli
Published
15 ore agoon
9 Settembre 2026By
DailyMood.it
Cesellatore tra i pochi a portare avanti ancora oggi questa antica lavorazione, Tiziano Reversi crea a Milano gioielli unici partendo da oro, pietre, simboli e dalle storie di chi li indosserà.
Se state cercando un gioiello qualunque, non state cercando un gioiello Reversi.
A Milano il lusso non abita necessariamente nelle vie che ci si aspetta. Sui Navigli, lontano dalle vetrine del Quadrilatero, Tiziano Reversi ha costruito il proprio universo attorno a un’idea precisa: riportare il gioiello alla dimensione della bottega, del mestiere e dell’incontro tra chi lo crea e chi lo indosserà.
Nato a Trento nel 1973, Tiziano cresce in una famiglia in cui il lavoro manuale è parte della quotidianità. Dal padre cesellatore apprende la pazienza e la lavorazione del metallo, dalla madre sarta eredita il senso del dettaglio e una cura che ancora oggi attraversa il suo lavoro. Dopo il diploma al Liceo Artistico, approfondisce il proprio percorso tra arte, scultura e bottega, formandosi accanto a maestri come Luciano Barberi, Tino Paoli e lo scultore Othmar Winkler.
Il cesello è il cuore del linguaggio Reversi. Una tecnica antica, lenta e precisa, che richiede tempo, controllo e una conoscenza profonda della materia. Ogni superficie viene lavorata a mano, modellata, incisa e trasformata attraverso una successione di piccoli gesti. È proprio questa traccia manuale, impossibile da replicare in modo industriale, a rendere ogni creazione diversa dall’altra.
Per Tiziano il gioiello può partire da una pietra, da un simbolo, da un ricordo o da una storia personale. Il cliente entra nell’atelier, racconta la propria idea e il progetto prende forma attraverso un dialogo diretto con chi lo realizzerà. Non una semplice personalizzazione, ma una vera commissione creativa.
È questa una delle caratteristiche più forti del mondo Reversi: il valore del gioiello risiede soprattutto nel processo che porta alla sua nascita. In un momento in cui il lusso tende spesso alla serialità e alla riconoscibilità immediata, Tiziano sceglie una strada diversa.
La scelta dei Navigli racconta bene il suo posizionamento.
Nel 2009 apre qui il suo primo spazio, e nel 2023 il progetto si amplia con una seconda boutique, sempre nello stesso quartiere. Un luogo dove bottega, creatività e vita della città continuano a convivere. Reversi si pone così prima di tutto: un artigiano di Milano, lontano dai codici del lusso.
Le sue creazioni riflettono questa stessa identità. I volumi sono importanti, le superfici materiche, le pietre naturali diventano elementi narrativi e non semplici ornamenti. È il caso di Virtus, una delle creazioni più emblematiche del brand, all’interno della quale sono incise le quattro virtù cardinali: Prudentia, Fortitudo, Iustitia e Temperantia. Prudenza, fortezza, giustizia e temperanza diventano parte fisica del gioiello, custodite a contatto con chi lo indossa.
Nella versione King Virtus, l’oro giallo 18 kt incontra uno smeraldo naturale e diamanti bianchi naturali F-G. Altre varianti scelgono l’oro rosa, la profondità cangiante della labradorite o uno zaffiro stellato nero, sempre accompagnati da diamanti naturali.
Con Double Ares, invece, il rubino naturale diventa protagonista di una costruzione scultorea, mentre Of Life and Death porta il linguaggio Reversi verso una dimensione ancora più simbolica, mettendo in dialogo vita, morte e spiritualità.
Ogni pezzo nasce come un oggetto da indossare, ma anche da interpretare. Più che semplici ornamenti, talismani contemporanei.
Ed è forse proprio questa la forma di lusso che Reversi vuole raccontare: poter entrare in una bottega nel cuore di Milano, incontrare l’artigiano che realizzerà il proprio gioiello e uscire con qualcosa che prima non esisteva.
Perché il valore sta anche nel sapere chi ha fatto il tuo gioiello, nel conoscere la sua mano e nel sapere che quel pezzo è nato per te.
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Accessori
Proposta tendenze occhiali Genny
Published
2 settimane agoon
28 Agosto 2026By
DailyMood.it
La nuova proposta occhiali Genny parte da un’idea precisa: che la montatura non sia un accessorio ma un’affermazione. Le forme si muovono tra estremi calibrati — dall’acetato nude dalle proporzioni morbide al cat-eye rosso con applicazioni in cristallo, passando per il metallo brunito delle montature tonde, le silhouette quadrate in tartaruga, i rettangolari fumé che bilanciano sportività ed eleganza.
Il filo comune non è il colore né la forma: è il carattere. Ogni pezzo ha una personalità definita, quasi ostinata. C’è l’occhiale che si appoggia sul viso senza chiedere attenzione e quello che non fa altro. C’è la montatura dorata pieghevole che porta con sé il tempo, e quella nera, spessa, geometrica, che non giustifica nulla.
Quello che Genny propone per questa stagione è una collezione che restituisce all’occhiale il suo ruolo più antico — non proteggere lo sguardo, ma definirlo.
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Accessori
Occhiali da vista: da dispositivo medico ad accessorio di stile
Published
3 mesi agoon
17 Giugno 2026By
DailyMood.it
Come una conquista tecnica, prima ancora che culturale, ha trasformato un dispositivo medico nell’accessorio più personale del nostro stile
Approfondimento a cura del team di Ottica Giulia
Per capire perché per decenni indossare gli occhiali sia stato vissuto quasi come un disagio, bisogna partire da un dettaglio tecnico spesso dimenticato: fino a buona parte del Novecento le lenti erano di vetro, pesanti, e per le correzioni più importanti diventavano inevitabilmente spesse, dando vita al cosiddetto effetto “fondo di bottiglia” che tanto ha alimentato lo stereotipo del personaggio occhialuto, goffo e poco attraente. Il pregiudizio, insomma, nasceva anche da un limite materiale concreto, non solo da una questione di gusto.
La svolta arriva nel 1947, quando l’azienda californiana Armorlite Lens Company lancia le prime lenti in plastica CR-39: pesano circa la metà di quelle in vetro, mantenendo una buona qualità ottica. È un primo passo, ma il vero cambio di passo arriva negli anni ’70, quando la Gentex Corporation introduce le lenti in policarbonato, materiale nato per le visiere di sicurezza e poi adottato in massa, negli anni ’80, per la sua leggerezza e resistenza agli urti. Negli ultimi decenni, infine, lo sviluppo delle lenti ad alto indice di rifrazione ha permesso di ottenere spessori sempre più ridotti anche per le correzioni più elevate. Solo a quel punto, liberate dal peso e dal volume, le montature hanno potuto restringersi, alleggerirsi e finalmente diventare oggetto di design.
È su questa base tecnica che si costruisce la rivoluzione culturale. Un esempio significativo arriva nel 1977, con “Io e Annie” di Woody Allen: il look proposto da Diane Keaton nei panni di Annie Hall, fatto di blazer oversize, gilet e cravatte presi in prestito dal guardaroba maschile, includeva anche un paio di occhiali importanti, parte di un’estetica androgina che mise in discussione l’idea che certi accessori — gli occhiali compresi — appartenessero a un genere piuttosto che a un altro. Il film diventò un fenomeno di moda capace di influenzare il guardaroba femminile per anni, e ancora oggi viene citato come riferimento di stile.
Un secondo ribaltamento arriva con il boom della tecnologia, tra gli anni ’90 e i 2000. Le montature rotonde diventano, quasi per osmosi, un tratto distintivo dei protagonisti della rivoluzione digitale: l’immaginario del fondatore di startup, brillante e un po’ fuori dagli schemi, sostituisce gradualmente quello del secchione imbranato. Per la prima volta gli occhiali smettono di segnalare una mancanza e cominciano a comunicare competenza, curiosità, persino successo: nasce così quello che oggi chiamiamo “nerd chic”, l’estetica da intellettuale rivalutata in chiave positiva.
Negli anni più recenti la rivoluzione si è completata sul piano del mercato: ai pochi grandi gruppi storici si sono affiancate decine di marchi indipendenti, spesso nati online, che trattano la montatura esattamente come un capo di abbigliamento stagionale, con collezioni rinnovate spesso e collaborazioni con stilisti e artisti. Sui social network, dove ogni dettaglio
del look viene fotografato e condiviso, l’occhiale da vista è diventato un elemento di personal branding al pari di una borsa o di un orologio — al punto che è nato anche un mercato di montature “a vista zero”, scelte da chi non ha alcuna necessità correttiva ma vuole comunque quel dettaglio sul viso. Le forme, inoltre, non rispettano quasi più confini di genere: la stessa montatura oversize o squadrata compare indifferentemente nelle collezioni uomo e donna, scelta in base al viso e alla personalità più che a una convenzione.
Il percorso compiuto in meno di un secolo è quindi duplice: da un lato la tecnica ha reso possibile alleggerire e rimpicciolire le lenti, eliminando il limite fisico che per anni aveva penalizzato chi aveva una vista debole; dall’altro la cultura ha imparato a leggere l’occhiale non più come la prova di un difetto, ma come uno strumento di espressione personale, capace di raccontare chi siamo tanto quanto un capo di vestiario scelto con cura. Chi entra oggi in un negozio di ottica non cerca più semplicemente “la montatura più discreta possibile”, come capitava spesso una generazione fa, ma una forma che valorizzi i propri tratti e rifletta il proprio gusto, proprio come farebbe scegliendo un paio di occhiali da sole o un accessorio di moda. Un cambiamento lento, cominciato in un laboratorio chimico più che su una passerella, ma probabilmente definitivo.
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