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Style & Luxury

12 consigli per essere più produttivi e vivere meglio

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Le relazioni non solo come strumenti di produttività ma come leve di benessere. Radici vive che ci tengono in relazione con ciò che siamo: corpo, mente e spirito. È nella relazione che si attiva la fiducia, che si costruisce il futuro, che si riconosce la bellezza dell’essere umano. Le buone relazioni permettono di sviluppare nuove idee, di creare business, di ridurre le possibilità di ammalarsi, di migliorare il nostro stato psicofisico, di costruire legami sociali per un ben vivere.

L’importanza di vivere buone relazioni umane si riflette in ogni ambito della nostra vita, non solo in quello privato o lavorativo. Relazioni sane, ambienti inclusivi e il confronto con persone affidabili e collaborative contribuiscono al benessere psicofisico di ogni individuo, favorendo migliori risultati e maggiore produttività in qualsiasi contesto. Alla base di ogni rapporto positivo, sia esso familiare, amicale, sociale o professionale, c’è una parola fondamentale: il rispetto reciproco tra le persone coinvolte.

L’Harvard Study of Adult Development, uno dei più autorevoli istituti di ricerca nel campo, monitora la vita degli individui già dal 1938. Su questo fronte le costanti ricerche dimostrano che le persone con relazioni strette e stabili tendono a sperimentare livelli di stress più bassi, hanno una migliore salute fisica e mentale e possono avere una speranza di vita più lunga. E il primo dei settori sui quali si sono applicate queste teorie è proprio quello del mondo del lavoro e del business.

Le ricerche, infatti, come dimostrato anche sull’Harvard Business Review, evidenziano che i capi e manager che danno priorità alle relazioni con i propri dipendenti e guidano con maggiore positività e gentilezza ottengono risultati migliori, promuovendo un maggiore benessere per i collaboratori. Quindi è fondamentale coltivare relazioni positive anche per “promuovere la felicità” sul posto di lavoro e in ogni altro luogo di socialità.

Abbiamo bisogno di tornare a guardarci negli occhi, di riconoscerci come esseri umani complessi fatti di un corpo, una mente e uno spirito, restituendo dignità alla nostra interezza. Dobbiamo smettere di vivere a compartimenti stagni e iniziare a relazionarci con noi stessi e con gli altri in modo autentico, profondo e generativo

Come evidenziato anche dal Work Institute, le aziende che mantengono buone relazioni con i dipendenti hanno più possibilità di trattenere i talenti, mitigando efficacemente gli elevati costi di reclutamento e inserimento di nuovi dipendenti. Quando i dipendenti si sentono apprezzati e rispettati è più probabile che si sentano maggiormente coinvolti, il che si traduce in un aumento della produttività e dell’innovazione. Questo produce anche un ambiente di lavoro più positivo e stimolante aumentando le possibilità di risultati e performance decisamente migliori.

Ma c’è di più. Secondo una nuova ricerca, le interazioni con amici, colleghi, conoscenti e familiari possono aiutarci a rimanere in salute perché rafforzano il nostro sistema immunitario e riducono il rischio di malattie cardiache, diabete di tipo 2 e ictus. La “scoperta” arriva direttamente dai ricercatori del Regno Unito e della Cina che sono giunti a questa conclusione dopo aver studiato le proteine presenti in campioni di sangue prelevati da oltre 42mila adulti reclutati dalla UK Biobank. I loro risultati sono pubblicati oggi sulla prestigiosa rivista specializzata del settore Nature Human Behaviour. Le relazioni sociali, infatti, svolgono un ruolo importantissimo per il generale benessere umano. Le evidenze raccolte dimostrano sempre più che sia l’isolamento sociale che la solitudine sono collegati a una salute più cagionevole con tutte le conseguenze ad essa correlate.

Ecco 12 suggerimenti di Fondazione Relazionésimo ETS, che ha l’obiettivo di valorizzare e promuove il capitale relazionale di imprese e istituzioni, partendo dalla centralità dell’essere umano, per coltivare relazioni autentiche nella vita privata e professionale per vivere in relazione con sé, con gli altri e con il mondo:

  1. Ascoltare profondamente

Non solo le parole, ma i silenzi. Non solo gli altri, ma anche sé stessi. L’ascolto è il primo gesto d’amore.

  1. Accogliere la fragilità

Non come debolezza, ma come porta d’accesso alla verità. È lì che nasce la forza autentica.

  1. Coltivare la presenza

Essere dove si è. Con il corpo, con la mente, con lo spirito. Senza fuggire, senza distrarsi.

  1. Riconoscere il valore dell’altro

Ogni incontro è un’occasione per vedere l’unicità dell’altro e specchiarsi nella sua umanità.

  1. Agire con gentilezza

Non come gesto formale, ma come scelta radicale. La gentilezza trasforma gli ambienti, le relazioni, i destini.

  1. Onorare il tempo

Non correre. Non rincorrere. Ma abitare il tempo con rispetto, con ritmo, con senso.

  1. Prendersi cura del corpo

Non per estetica, ma per gratitudine. Il corpo è il tempio che ci permette di vivere, amare, creare.

  1. Nutrire la mente

Con pensieri puliti, con domande vere, con conoscenza che non divide ma unisce.

  1. Coltivare lo spirito

Non come dogma, ma come spazio sacro. Dove si abita il mistero, il senso, la connessione profonda.

  1. Vivere il lavoro come vocazione

Non solo come mestiere, ma come espressione di sé. Dove ciò che si fa è in armonia con ciò che si è.

  1. Generare bellezza

In ogni gesto, in ogni parola, in ogni relazione. La bellezza è il linguaggio dell’anima.

  1. Camminare insieme

Perché nessuno si salva da solo. E la vera evoluzione è collettiva, relazionale, condivisa.

di Lidia Pregnolato per DailyMood.it

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Fashion News

Un nuovo viaggio ha inizio per Pennyblack

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Nella Fall-Winter 2026, Pennyblack inaugura un nuovo capitolo della propria storia con un rebranding che rappresenta molto più di un’evoluzione estetica: una riaffermazione della propria identità più autentica, radicata nelle origini del marchio e proiettata verso il futuro.

Nato nel 1978, Pennyblack deve il proprio nome al Penny Black, il primo francobollo della storia: un simbolo di connessione, scoperta e movimento che, fin dalle origini, ha definito l’immaginario del brand. Oggi, quella stessa idea di viaggio torna al centro della narrazione di brand, riaffermandosi come elemento fondante di una nuova identità visiva.

Il rebranding segna infatti il ritorno di Pennyblack alla propria essenza, attraverso un linguaggio contemporaneo capace di reinterpretare i codici storici del brand con uno sguardo nuovo. Al centro di questa trasformazione si trova il nuovo logo, una reinterpretazione moderna del primo logo Pennyblack: un segno identitario che custodisce la memoria del marchio traducendola in una forma più essenziale e attuale.

Il tema del viaggio, da sempre parte integrante della costruzione dell’immagine e delle collezioni Pennyblack, ritrova oggi un ruolo da protagonista. Non più solo ispirazione narrativa, ma vero e proprio codice espressivo del brand. A raccontarlo è il nuovo timbro, elemento che richiama l’universo delle partenze e delle destinazioni. Al suo interno prende forma anche il nuovo monogram, introdotto per la prima volta come segno distintivo della nuova identità Pennyblack.

Questa evoluzione prende forma nel nuovo manifesto del brand, “An Authentic Journey”, un invito a vivere la moda come espressione personale e libera, capace di accompagnare ogni donna nel proprio percorso quotidiano. Un viaggio autentico, costruito attorno a uno stile essenziale, versatile e senza tempo.

La proposta stilistica rispecchia questa visione: attingendo dagli archivi, il brand propone un guardaroba contemporaneo di capi iconici e wardrobe staples, focalizzato su tailoring rilassato, capispalla distintivi e maglieria ricercata.

A rafforzare questa nuova fase del brand contribuisce anche il lancio del nuovo sito pennyblack.com, online dalla fine di maggio. Pensata come estensione digitale della nuova identità visiva, la piattaforma traduce online l’universo di Pennyblack attraverso un’esperienza più immersiva e contemporanea, dove storytelling, contenuti editoriali e shopping convivono in un ecosistema coerente con il nuovo posizionamento del brand.

Questa identità si esprime anche nel nuovo retail concept. Il design punta su materiali materici e superfici texturizzate che diventano protagoniste, valorizzate da una palette calda con accenti cromatici inattesi. Gli ambienti sono progettati come una sequenza fluida di aree connesse, senza fratture visive. Il progetto, versatile per negozi e corner, debutterà a settembre 2026 con tre aperture a Lonato, Casalecchio e Assago.

Un nuovo viaggio ha inizio: Pennyblack evolve riscoprendo la forza delle proprie radici, trasformando il proprio heritage in una nuova visione del presente. Un percorso che celebra l’autenticità come valore fondante e il viaggio come metafora di uno stile personale, libero e consapevole.

 

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Cine Mood

Venezia 83, la moda va in scena sul red carpet: da Amal e George Clooney a Bianca Balti, tutti i look più belli da ricordare

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Amal e George Clooney

È finalmente arrivato settembre. E con lui, puntuale come ogni anno, anche il rito più glamour della Mostra del Cinema di Venezia 83: il red carpet. A Venezia si arriva in motoscafo, si scende in smoking e si sorride ai flash con l’aria di chi sa perfettamente che, da quel momento in poi, ogni dettaglio verrà osservato. Dall’abito ai gioielli, dalle scarpe all’acconciatura: per dieci giorni il Lido diventa il palcoscenico dove cinema e moda si incontrano, si corteggiano e, spesso, si contendono la scena.

Questa 83esima edizione parte all’insegna del glamour senza mezze misure. Smoking impeccabili e silhouette scultoree, velluto e satin, pizzo e trasparenze, cristalli e gioielli importanti: il red carpet riscopre il piacere di essere spettacolare. Ma senza tornare semplicemente al passato. Il glamour di oggi è più personale, più teatrale, a volte persino sfacciato.

Perché se Hollywood porta al Lido il suo consueto esercito di star, sono gli abiti a raccontare la storia prima ancora che inizi la proiezione. Il nero resta il grande classico, il velluto aggiunge profondità, il satin cattura la luce, il pizzo riscrive la sensualità e la sartorialità maschile si fa più morbida, libera, meno ingessata.

Il nero, naturalmente

A Venezia il nero non passa mai di moda. Cambia forma, però. Amal Clooney sceglie la via più sofisticata: un abito a colonna nero su misura di Tom Ford by Haider Ackermann. Essenziale solo in apparenza, è costruito attraverso drappeggi e spalline sottili.

Accanto a lei, George Clooney conferma la propria idea di tuxedo con uno smoking Giorgio Armani, impeccabile e senza tempo. Insieme dimostrano che il vero lusso, sul red carpet, è spesso una questione di misura.

Sul versante femminile, il nero torna anche con Matilde Gioli. L’attrice lo interpreta attraverso incroci, drappeggi e un gioco di trasparenze. Barbara Ronchi sceglie invece uno slip dress impreziosito dal pizzo.

Due declinazioni molto diverse della stessa idea: il minimalismo non è necessariamente minimal. Anche Alessandra Ambrosio punta sul total black. Il suo abito aderente ha una silhouette scolpita ed è accompagnato da una cascata di diamanti. È il linguaggio della diva hollywoodiana nella sua versione più classica: onde morbide, pelle luminosa e gioielli capaci di catturare la luce dei flash.

Il nuovo smoking maschile

Se c’è una tendenza che emerge con particolare chiarezza da questo primo capitolo veneziano è la trasformazione dello smoking. Jonathan Bailey, in Giorgio Armani, ne offre una delle interpretazioni più convincenti. Blu, volumi più morbidi e sovrapposizioni sostituiscono la rigidità del tuxedo tradizionale senza sacrificarne l’eleganza. È una sartorialità che non ha bisogno di ostentare la propria costruzione. Ancora più interessante è Nicholas Galitzine, in Emporio Armani, che arriva senza giacca e lascia alla camicia da smoking il compito di costruire il look.

La spilla Art Déco aggiunge quel dettaglio prezioso che trasforma un outfit formale in un gesto di stile. Poi c’è Jack O’Connell, che sceglie una strada completamente diversa: giacca sartoriale e lunga sciarpa con frange. Il risultato è rilassato, teatrale, quasi bohémien, ma perfettamente calibrato per il Lido. È forse questa la vera evoluzione del red carpet maschile: non più l’obbligo di essere impeccabili, ma la possibilità di essere riconoscibili.

Guy Pearce, al contrario, sceglie la tradizione. Completo sartoriale, proporzioni classiche e quella sicurezza che arriva dopo decenni davanti alle macchine fotografiche. A Venezia, anche il tempo può diventare un accessorio.

Velluto, borgogna e il ritorno della diva

Tra le immagini più sofisticate di questa apertura c’è quella di Greta Scarano, che sceglie un abito Armani in velluto color borgogna. Bustier, scollatura a cuore drappeggiata e gioielli importanti: una silhouette profondamente cinematografica, ma senza nostalgia.

È una tonalità che sembra fatta per Venezia: più sensuale del nero, più adulta del rosso, perfetta quando la luce comincia a cambiare. Dall’altra parte dello spettro cromatico arriva Eugenia Silva, con un abito bianco argentato dalla struttura quasi floreale e una corona sulla fronte. Qui il red carpet diventa apertamente couture: il corpo scompare dietro la costruzione dell’abito e la figura si trasforma in un’immagine.

Quando il red carpet diventa spettacolo

C’è poi chi decide di non passare inosservato. Bianca Balti arriva con un abito bustier rosa confetto di Ilya Migmoon, caratterizzato da coppe strutturate, drappeggi e scenografiche ali che trasformano la silhouette in quella di una statua contemporanea. È uno di quei look che funzionano perché comprendono perfettamente il linguaggio del tappeto rosso: non basta essere eleganti, bisogna creare una fotografia memorabile.

Più sensuale è Paola Turani, che punta sul color cioccolato e su una profonda scollatura a V accompagnata da uno spacco deciso. Il beauty look, lasciato volutamente naturale, evita che l’abito diventi eccessivo e lascia alla silhouette il compito di parlare.

Claire Foy, invece, sceglie il rosso assoluto. Tubino Bottega Veneta, guanti lunghi e sandali con il tacco vertiginoso: una dichiarazione cromatica netta, quasi cinematografica, completata da gioielli Swarovski ed ear cuff importanti. Il rosso non è mai una scelta timida e, sul tappeto veneziano, acquista una teatralità ancora maggiore. Foy lo interpreta con un’attitudine sofisticata ma volutamente audace, trasformando il classico abito da sera in un’immagine più contemporanea.

E se il rosso rappresenta la spettacolarità, il verde sceglie invece la strada della profondità. Nina Dobrev arriva con una creazione Armani Privé verde bosco, un bustier ricoperto di paillettes luminose e una sopragonna leggera che accompagna il movimento. È un abito che vive soprattutto sotto i flash: a ogni passo la superficie cambia, catturando la luce e restituendola in modo quasi liquido.

Il ritorno del glamour

A Venezia il glamour non è mai veramente scomparso. Semplicemente, negli ultimi anni ha imparato a essere meno rumoroso. Laura Dern ne offre una delle interpretazioni più convincenti con un abito midi in mikado Prada. La silhouette è composta, quasi bon ton, e proprio per questo sorprende in un contesto nel quale il red carpet tende spesso alla spettacolarità. Le décolleté con kitten heel e il collier di diamanti e rubini aggiungono il necessario elemento prezioso senza compromettere l’equilibrio dell’insieme. \È una forma di lusso che non chiede attenzione, ma la ottiene comunque.

Anche Maggie Gyllenhaal sceglie un’eleganza più intellettuale. Il suo abito nero Celine, con scollatura incrociata, dialoga con il collier Serpenti di Bulgari, creando una silhouette rétro ma assolutamente contemporanea. È il genere di look che non sembra costruito per i social, ma per durare nella memoria.

Il pizzo, le trasparenze, la nuova sensualità

La sensualità di questa Venezia non passa necessariamente attraverso spacchi vertiginosi o scollature profonde. Molto più spesso si nasconde nei materiali. Barbara Ronchi sceglie uno slip dress nero con inserti di pizzo, illuminato da un collier con una grande gemma verde. È una combinazione delicata e sofisticata, dove il romanticismo del pizzo viene bilanciato dalla severità del nero.

Levante, invece, porta sul tappeto rosso una versione più eterea della stessa tendenza. L’abito Giorgio Armani, decorato con motivi floreali, gioca con trasparenze e aperture che lasciano intravedere le gambe. I guanti di velo e le scarpe a punta aggiungono un elemento rétro, quasi da diva d’altri tempi.

È interessante come, in questa edizione della Mostra, la trasparenza non sembri più voler provocare. È diventata un elemento di costruzione dell’abito, una superficie attraverso cui giocare con la luce e con il movimento.

L’oro e l’animalier

Poi c’è chi sceglie di brillare senza compromessi. Kaouther Ben Hania arriva con un abito da sera color oro, prezioso e strutturato, completato da una borsa a mano coordinata. Il risultato è opulento, quasi scultoreo, e ricorda che il red carpet veneziano può ancora concedersi una dose generosa di magnificenza.

Ancora più audace Jewel, che porta l’animalier in una dimensione completamente diversa. Il suo abito fasciante, interamente ricoperto di cristalli, trasforma una stampa tradizionalmente aggressiva in qualcosa di prezioso e quasi gioiello. Il bob liscio e l’atteggiamento sicuro completano un’immagine precisa, senza elementi superflui.

Le modelle tornano protagoniste

Come da tradizione, Venezia è anche il territorio naturale delle top model. Alessandra Ambrosio interpreta il glamour attraverso un abito nero aderente, con top sagomato e una gonna caratterizzata da morbide arricciature. Onde da diva e diamanti completano un’immagine che conosce perfettamente il funzionamento del red carpet.

Alana Champion sceglie invece un abito nero dalla gonna ampia e dalle tasche, una silhouette più rilassata illuminata da un importante collier con pendente. I capelli lasciati naturalmente mossi evitano che l’insieme diventi troppo costruito.

E poi c’è Eugenia Silva, che con il suo abito bianco argentato sembra quasi appartenere a un’altra epoca. Il bustier si apre come un fiore, mentre una corona sulla fronte porta il look verso un territorio apertamente couture. Non è semplicemente un abito da red carpet: è una dichiarazione.

La nuova eleganza maschile

Se il glamour femminile cambia attraverso tessuti e silhouette, quello maschile passa soprattutto dalla proporzione. Jonathan Bailey in Giorgio Armani è forse l’esempio più evidente. Le tonalità di blu, le linee più morbide e le sovrapposizioni rendono la sartorialità meno rigida, più contemporanea. È l’eleganza di chi non ha bisogno di dimostrare di essere elegante.

Nicholas Galitzine, in Emporio Armani, sceglie invece di rinunciare alla giacca e lasciare protagonista la camicia da smoking, impreziosita da una spilla Art Déco. Una scelta apparentemente semplice, ma sufficiente a rompere la prevedibilità del classico completo da sera.

Jack O’Connell percorre una strada ancora più personale con la lunga sciarpa dalle frange, portata sopra la giacca. È un dettaglio capace di cambiare completamente la percezione dello smoking: meno formale, più cinematografico, quasi rock. Guy Pearce, al contrario, rimane fedele alla tradizione con un completo sartoriale impeccabile. Nessun esperimento necessario quando il taglio è perfetto e l’attitudine fa il resto.

Venezia, ancora una volta

Alla fine, il fascino dei look veneziani sta proprio nella loro varietà. C’è chi sceglie il nero e chi il rosso, chi preferisce il velluto e chi i cristalli, chi riscopre il pizzo e chi invece punta tutto sulla sartorialità. Ma il filo conduttore è uno: la voglia di tornare a vestirsi per un’occasione. Dopo stagioni di minimalismo, quiet luxury e guardaroba sempre più informali, il red carpet della Mostra sembra voler ricordare che esiste ancora un piacere quasi cinematografico nel costruire un’apparizione. Un abito può essere spettacolare, un gioiello può essere esagerato, uno smoking può avere una silhouette inattesa.

di Cristina Siciliano per DailyMood.it

Copertina crediti: 115045-RED_CARPET_-_George_and_Amal_Clooney__Ph._Jacopo_Salvi_-_Courtesy_Archivio_Storico_La_Biennale_di_Venezia___8_-2.jpg

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Lifestyle

TASCHEN SALE: cinque giorni per perdersi tra arte, moda, fotografia e design

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Arriva il TASCHEN SALE, l’appuntamento che permette di scoprire – e collezionare – alcuni dei titoli più iconici della casa editrice tedesca a prezzi decisamente speciali.

Da mercoledì 2 a domenica 6 settembre, i TASCHEN Store ospiteranno cinque giorni di promozioni, mentre online, su taschen.com, il sale sarà attivo da giovedì 3 settembre. Un’occasione interessante per chi ama l’arte e la cultura visiva, ma anche per chi sta semplicemente cercando quel libro capace di trasformare una libreria in una dichiarazione di stile.

La selezione attraversa infatti mondi diversi: arte, fotografia, moda, architettura, design, cinema, lifestyle e cultura pop, con sconti che arrivano fino al 75%.

Il fascino del grande libro

Tra le proposte in saldo ci sono nomi e titoli che raccontano la varietà dell’universo TASCHEN: dall’architettura di Gio Ponti e Norman Foster alla fotografia e all’arte di David Hockney. 220 for 2020, passando per Hokusai, fino al cinema di Stanley Kubrick’s The Shining.

E ancora: Miyake. 2nd Edition, Secret Teachings of All Ages, Donald Duck e persino i celebri TASCHEN Bookstands.

Una selezione che rende evidente la filosofia della casa editrice: il libro non è soltanto un contenitore di contenuti, ma può diventare un oggetto da vivere, esporre, regalare e collezionare.

Ed è forse proprio questo il bello del TASCHEN SALE: non sapere necessariamente cosa si sta cercando prima di iniziare a sfogliare.

Si entra per un titolo e si finisce per scoprire un fotografo, un architetto, un artista o un universo visivo completamente diverso.

Arte da sfogliare, anche a casa

Per chi ama costruire nel tempo una propria biblioteca personale, il sale rappresenta quindi un momento particolarmente interessante. Gli sconti fino al 75% permettono infatti di avvicinarsi a volumi spesso importanti anche dal punto di vista del formato e della qualità editoriale, trasformando un acquisto in un piccolo investimento sul proprio immaginario.

Un coffee table book può raccontare moltissimo di chi lo sceglie: una passione per la fotografia, un’ossessione per l’architettura, l’amore per la moda, la curiosità verso il cinema o semplicemente il piacere di avere in casa qualcosa di bello da aprire ogni tanto.

E, tra una copertina e l’altra, potrebbe anche nascondersi il prossimo libro preferito.

Quando

TASCHEN SALE
Nei TASCHEN Store: da mercoledì 2 a domenica 6 settembre
Online: da giovedì 3 settembre su taschen.com
Sconti: fino al 75%

Tra i titoli in promozione: Gio Ponti, Norman Foster, David Hockney. 220 for 2020, Hokusai, TASCHEN Bookstands, Donald Duck, Stanley Kubrick’s The Shining, Miyake. 2nd Edition e Secret Teachings of All Ages.

Il consiglio? Entrare senza una lista troppo rigida. Perché con TASCHEN il rischio più bello è sempre quello di uscire con un libro che non sapevi ancora di voler avere.

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