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Style & Luxury

HARMONT & BLAINE Collezione Primavera/Estate 26 SUMMER DIARIES

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A mediterranean series of color and emotion

Onde che si infrangono, il rumore di una moka, risate al tramonto. L’attesa, la gioia e la malinconia, cucite insieme tra le righe, evocate nella sapienza artigianale, richiamate dal profumo di sale che resta sulla pelle.

Harmont & Blaine scrive i suoi “Summer Diaries” con una collezione che trasforma i ricordi dei mesi più luminosi in un viaggio emozionale e cromatico, concepito come una serie stilistica in diversi episodi sui diversi momenti dell’estate: dalle giornate ancora immerse nel ritmo urbano alle vacanze al sole, fino agli ultimi scampoli di agosto, quando lo spirito si fa più dinamico ed energico per il rientro in città.  In un mix di ispirazioni e influenze che catturano l’essenza della stagione estiva, ogni look è pensato per evocare il lifestyle mediterraneo, tra eleganza casual, sportività e un tocco di nostalgia retro.

Episodio 1
Sport Rewind
I capi prediligono pesi e tessuti interstagionali come la gabardina tinta indigo, il denim, la ciniglia, i cotoni e i lini, coniugando spirito urban cool e modo sportivo attraverso una palette di colori caldi e naturali che si lasciano l’inverno alle spalle – i blu, il sabbia e i verdi, spezzati dalla vivacità del mango e del rosso granato. Il richiamo agli anni ‘90 si muove tra riferimenti preppy e atmosfere spensierate che ci portano dai college alle spiagge degli Hamptons. Motivi di micro-jacquard arricchiscono la maglieria; le righe iconiche tratteggiano i mix & match sulla camiceria; le felpe presentano stampe ispirate al mondo del tennis, mentre la ricerca grafica reiventa i pattern geometrici ispirati alle carte da parati e alle illustrazioni vintage.

La capsule Re-Loved, in collaborazione con il brand italiano Re-Jàvu Milano, dona una nuova vita a capi di precedenti collezioni e a tessuti amati e mai dimenticati, riscoperti negli archivi e rivisitati nell’ottica della circolarità e del riciclo responsabile.

 Episodio 2
Colors of Joy
Allegra, vivace, senza filtri: l’estate mediterranea entra nel suo splendore ricordando la convivialità dei pranzi in terrazza, la leggerezza delle gite in Vespa e i colori artistici delle ceramiche artigianali della Costiera Amalfitana. La palette predilige il blu nautico, il fucsia, giallo sole, arancio agrume e rosso, stemperati con toni di bianco e beige. Le figure delle maioliche antiche sono reinterpretate con effetti schematici e geometrici, mentre le righe sono trattate in modo totalmente inedito, con clash di formati micro e macro, in modalità multicolor o con effetti pennellati, come nella nuova interpretazione della camicia Piazzetta.

La linea Sorbetto trasmette il gusto e la freschezza dei gelati alla frutta alternando le righe di diverse dimensioni e facendole riverberare di tinte forti e sature.

La capsule Artigianalità a Colori prosegue attraverso la collaborazione con produttori locali e laboratori specializzati, modellando i lini tinti in filo e i tessuti giro inglese grazie a tecniche di pregio e lavorazioni di altissima qualità, 100% Made in Italy.

Episodio 3
The Last Postcard
La fine delle vacanze è accompagnata da colori che sembrano sbiaditi dal sole, dal rosa palladio all’acquamarina, dal mandarino al sesamo, su linee essenziali e pulite, in tessuti di lino e cotone. Gli ultimi giorni di vacanza sono avvolti nelle pigmentazioni rarefatte delle tinture in capo, mentre i fiori e le righe convivono con i color-block e le miscele tie-dye.

La capsule Postcard è composta da t-shirt, costumi e abiti ispirati alle località iconiche dell’estate, con stampe all-over e immagini di cartoline spedite dalle destinazioni resort più amate di sempre, da Capri e Portofino a Ibiza e Miami.

Il tema Earth Dye prosegue nel suo impegno verso la sperimentazione e il contenimento dell’impatto ambientale, operando su tessuti tinti con i pigmenti naturali della terra, ora modulati nei toni dell’ocra, bruno cassel, verde nicosia e rosso pompeiano. Il progetto continua a sostenere la B Corp treedom.net, un’organizzazione italiana impegnata nella rigenerazione delle aree geografiche più a rischio, con cui Harmont & Blaine ha recentemente piantato la sua prima foresta in Ecuador, nell’ottica di un futuro più verde e sostenibile.

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Cine Mood

Klara e il sole: Jenna Ortega e quell’adolescenza disconnessa

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Klara guarda il sole ogni mattina. Klara parla con il sole. È lui che le dà la vita, l’energia, che la fa muovere. E, secondo Klara, il sole, se glielo chiedi, è anche capace di esaudire i desideri. Klara e il sole (Klara And The Sun) è il nuovo film di Taika Waititi, tratto dal romanzo omonimo del grande Kazuo Ishiguro. Presentato alla Festa del Cinema di Roma, arriva al cinema dal 22 ottobre. Klara è un AA, o AF in lingua originale, un Amico Artificiale (Artficial Friend). È un robot che è stato creato appositamente per diventare un amico per gli adolescenti, che in un futuro prossimo venturo sono soli e disconnessi. Sì, nel mondo in cui cii troviamo non esiste internet. Era bellissimo, quando c’era. Ma noi lo abbiamo usato male, abbiamo fatto scoppiare la Terza Guerra Mondiale e così ce lo hanno tolto. Ce lo spiega la store manager del negozio che vende gli Amici Artificiali, un grande magazzino molto poco hi-tech, che vende anche dei modelli superati. Li mette in saldo, li mette in vetrina perché qualcuno li scelga. Tra loro c’è Klara. Una mattina, una ragazza, Josie (Mia Tharia), passa davanti alla vetrina e capisce che ha qualcosa di speciale. E la sceglie.

Inizia così questa bellissima storia, un doppio romanzo di formazione. Perché, stando vicine, sia Joyce che Klara crescono. Klara non è un robot connesso, non ha una memoria preesistente. Lei, e quelli come lei, sono come dei bambini: imparano man mano, vivendo e crescendo. Sono fatti per assecondare il loro amico reale, per cui non hanno una vera capacità di scegliere, di distinguere tra bene e male. Klara imparerà molto da Joyce. E anche Joyce che, scopriremo, ha grandi doti ma anche grandi problemi, avrà molto da imparare da Klara.

Un po’ manichini, un po’ Barbie a grandezza naturale, gli Amici Artificiali sono molto diversi dai robot che abbiamo visto finora al cinema. Non hanno la freddezza e il carattere, e neanche la forza e la pericolosità dei replicanti di Blade Runner, non hanno la perfezione e l’intelligenza degli automi di Westworld, la loro bellezza. Sono forse più vicini a David, il mecha di A.I. – Intelligenza Artificiale di Spielberg, più che altro per la loro funzione. Ma gli Amici Artificiali hanno coscienza del loro stato, del loro scopo. E anche del loro essere incompleti, imperfetti, limitati a un compito definito e preciso.

In comune con molte delle creature di cui abbiamo parlato hanno quell’umanità che finisce per essere realmente tale, in confronto agli umani, sempre meno umani presi da passioni, dolori, calcoli, ripicche, invidie. L’amore incondizionato, la fedeltà, la devozione di Klara a Joyce è qualcosa di davvero commovente. In un mondo individualista ed egoista come quello di oggi, vedere una persona dedicarsi totalmente all’altro è qualcosa di rivoluzionario, un atto potentissimo. Così come, in un mondo secolarizzato in cui la fede vacilla, è incredibile vedere qualcuno che crede ciecamente in qualcosa di trascendente e superiore. Klara parla con il sole, lo prega e crede che le sue preghiere possano avverarsi. È una metafora del nostro rapporto con Dio, quello che avevamo e forse non abbiamo più, presi come siamo dal mondo.

Jenna Ortega qui è bravissima ad uscire dai ruoli iconici per cui è diventata famosa, la Mercoledì Addams della serie a lei dedicata e la protagonista di Scream, e a disegnare un ritratto perfetto di Klara, Amica Artificiale. Gioca molto sul volto, dove le sue lentiggini rimangono al loro posto, ma gli occhi sono sempre spalancati, pieni allo stesso tempo di stupore e gratitudine. Ha un sorriso stampato sul volto, innaturale come deve esserlo quello di un essere che è artificiale, ma che man mano che la storia procede diventa sempre più naturale ed empatico. Gioca anche con il corpo, con movimenti a scatti, meccanici. Ed è bravissima a ricreare il ritratto di un essere artificiale, ma, a su modo, umano. Il film è tratto dalla penna di Kazuo Ishiguro, che aveva già trattato un tema simile nel bellissimo romanzo Non lasciarmi (anch’esso diventato un ottimo film), di cui questa storia è la naturale evoluzione. Stessi temi e stessa riflessione, ma legata a un’altra fascia d’età, l’adolescenza. Teen drama per taglio e personaggi, Klara e il sole è in realtà un film molto adulto. Parlando ai ragazzi, tocca temi come l’amicizia e la crescita, ma anche l’accettazione di sé, la malattia e la morte. È un film che possono, e devono vedere tutti.

di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

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Petra Stellam – F/W26 What Makes Everyone Tailored

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La sartoria è una ricerca di equilibrio tra struttura e fluidità, tradizione e innovazione. Ogni capo diventa un dialogo tra designer e chi lo indossa, in cui la precisione tecnica si armonizza con l’espressione personale.
La sua essenza risiede nel rapporto tra tessuto e corpo. Ogni taglio e ogni dettaglio costruttivo sono frutto di una scelta precisa, mentre livelli di maestria artigianale, spesso invisibili, concorrono a garantire integrità, libertà di movimento e carattere. Quando viene destrutturato, un capo sartoriale rivela un’ingegneria progettuale attenta e sofisticata, in cui ogni elemento contribuisce al suo equilibrio complessivo e alla sua identità.
Questa collezione reinterpreta la sartoria come una forma d’arte senza tempo. Portandone alla luce e reinterpretandone gli elementi essenziali, esplora il suo significato tanto personale quanto universale, trasformando la maestria artigianale in una manifestazione dell’individualità.
Cosa rende tutti sartoriali?

 

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Fashion News

Jimmy Choo | Pearls of Wisdom, a Capsule Celebrating 30 Years of Jimmy Choo

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Per trent’anni, la perla è stata intessuta nel tessuto di Jimmy Choo: dalle pareti in travertino alabastrino delle prime boutique alla tonalità iridescente del packaging color ostrica distintivo della maison. Le perle hanno fatto la loro comparsa su scarpe e accessori in ogni forma, dalla più delicata alla più audace. La perla non è un semplice motivo decorativo, è un codice della maison.
Per celebrare i tre decenni di Jimmy Choo, la Direttrice Creativa Sandra Choi riflette su questo simbolo intramontabile con Pearls of Wisdom: una capsule collection e una campagna che rendono omaggio alla perla in tutte le sue forme. Preziosa ma resistente, formatasi lentamente e affinata nel tempo, è emblematica di un trentesimo anniversario e una metafora appropriata di tutto ciò che la maison ha costruito.
«“Pearls of Wisdom” mi è sembrato il punto di partenza perfetto per celebrare i tre decenni di Jimmy Choo. Il traguardo dei 30 anni si allinea in modo naturale a questo motivo che amiamo da tempo. Per me, la perla racchiude una forza discreta e duratura: aggraziata, mai ostentata e sempre caratterizzata da un tocco di giocosa purezza. Per questa collezione, volevo che la perla apparisse naturale e istintiva, un’espressione sottile del nostro passato che continua a plasmare il nostro futuro». Sandra Choi
La campagna è immortalata attraverso uno sguardo di silenziosa reverenza. Dalle immagini still life agli scatti con le modelle e alle vignette, queste immagini dialogano tra loro; ogni inquadratura è studiata, lenta e precisa, con ritagli che guidano lo sguardo verso i dettagli finemente realizzati che definiscono questa collezione. Lo styling riflette la versatilità intrinseca della perla stessa: sicura di sé, senza età e libera da vincoli legati alle occasioni; può essere indossata nei momenti più festosi della vita oppure come elemento capace di elevare la quotidianità, sempre con un senso di freschezza e modernità. Realizzate sia a colori sia in bianco e nero, le immagini richiamano l’eterna attualità e il fascino della perla, insieme alla forza del femminile.
Nelle immagini in movimento della campagna, una grafica con il numero ’96, l’anno di fondazione di Jimmy Choo, viene reinterpretata come simbolo di un’eredità: le forme curve diventano una coppia di apostrofi, uno diritto e uno rovesciato. Sovrapposti in primo piano, incorniciano e scandiscono le immagini. Un’eco visiva delle citazioni, delle storie e dei momenti iconici accumulati nel corso di trent’anni fondamentali. Come la perla stessa, rappresentano un richiamo all’anno di fondazione della maison, il 1996.
Tra scarpe, borse e gioielli, ogni pezzo della capsule offre una propria interpretazione della perla.
La zeppa scultorea dorata ITHACA, che prende il nome da un’isola greca il cui paesaggio romantico è impreziosito dalla madreperla, presenta sul lato inferiore un trio di perle in resina. Il sandalo IRINA avvolge il piede con perle in resina e cristalli, come collane sovrapposte, mentre la INGRID FLAT reinventa una robusta scarpa Oxford con una fibbia in perla di resina trompe-l’œil. Corsage barocchi sbocciano sulle tre silhouette della famiglia INES, proposta nelle versioni décolleté, mule e ballerina.
La BON BON, che richiama i corsage di perle barocche della famiglia INES, si affianca alla TUBE MINI BAG e alla minaudière RAINDROPS, entrambe rifinite con una frangia di perle in resina ricadenti. La clutch CLOUD evoca conchiglie di ostrica e onde dorate, mentre la OYSTER è una clutch scultorea in plexiglas, un oggetto d’arte ispirato alla forma naturale di una perla barocca. Ogni pezzo è concepito come un futuro cimelio, pensando ai prossimi trent’anni.

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