Le canzoni dell’appartamento è il titolo di un album di un noto cantautore italiano. La canzone dell’appartamento è la prima definizione che ci viene in mente per racchiudere il senso di The Echo Chamber, il nuovo film di Andrea Pallaoro interpretato da Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon, presentato in concorso a Venezia, che sarà nelle sale dal 10 settembre per 01 Distribution. The Echo Chamber è un film molto atteso. È infatti tratto dall’ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci, scritta con Ilaria Bernardini e Ludovica Rampoldi.
Una storia d’amore in cui i confini tra presenza e assenza, cura e dipendenza, desiderio e controllo si confondono fino a dissolversi. Leo e Anne si inseguono, si sfiorano, si perdono, si cercano. Non riescono a lasciarsi né a liberarsi. Tra le stanze risuona la voce di Ava che attraversa il tempo e lascia affiorare ciò che resiste, o che non può più essere trattenuto.
L’appartamento è uno dei protagonisti della storia, sullo stesso piano dei tre personaggi principali. Tutto quello che vediamo avviene lì dentro. Quello che avviene fuori è solo immaginato o evocato. E, mentre gli altri personaggi entrano ed escono di scena, l’appartamento è sempre lì, presente, solido, immutabile. È un personaggio non solo per questo, ma perché contribuisce al dialogo tra gli altri caratteri, li lega, li unisce. Dopo un primo fatto tragico che segna uno spartiacque nella storia, infatti, Leo e Anne cominciano a non vedersi più. Quando lui c’è lei non c’è. Quando lui esce lei entra per abitare quell’appartamento, cogliere e lasciare segnali, sentire delle parti di lui.
Leo è un Luca Marinelli che, dopo tante trasformazioni e ruoli sopra le righe, vediamo finalmente al naturale. O, almeno, con le variazioni minime di cui il personaggio ha bisogno. I capelli lunghi e lisci che vivono di vita propria, la barba folta e curata, gli occhi azzurri profondi e liquidi, quel sorriso buono, empatico. Il corpo atletico e tonico, ma senza quell’esibizione eccessiva di muscoli che vediamo in tanti attori oggi. Luca Marinelli, con il suo fare affabile, ci trascina dentro la storia.
Dolce, ritrosa e riservata ed empatica è anche Alicia Wikander nel ruolo di Anne. Il volto da bambina, semplice, pulito. Il corpo adolescenziale, minuto, nervoso, la rendono perfetta nel ruolo di un medico che inizia a curare Leo, alleviandogli prima il dolore fisico e poi un malessere esistenziale. Finendo per trasformare la cura in amore o in qualcosa di simile. Tra loro c’è Ava, Susan Sarandon. Non il terzo incomodo di un triangolo, ma piuttosto un ulteriore collante, un altro mezzo di comunicazione tra loro, la voce, una canzone per riunirli. Susan Sarandon, in una parola, è aura. È carisma, è i suoi occhi profondi, i suoi tratti inconfondibili. È una voce bassa, profonda. Che nei numeri musicali dà i brividi.
Perché Leo e Anne si avvicinano e si allontanano continuamente? È la parabola del porcospino. Quando è inverno, i porcospini si avvicinano sempre di più per stare al caldo. Ma, in questo modo, più si avvicinano più finiscono per ferirsi l’un l’altro. È così anche per Leo e Anne. Ma non è forse così per tutti? Così il loro rapporto è un continuo adattamento, un continuo chiedersi “sono troppo vicino? E adesso?”. Ma non è forse stato così per tutti noi in certi momenti della nostra vita?
Andrea Pallaoro riprende l’eredità di Bertolucci, e dei suoi tanti film girati tra 4 mura, e ne fa un film molto personale, lontano dallo stile del grande Maestro. Dove, nel cinema dell’autore di Ultimo tango a Parigi, tutto era passionale, intenso, qui è tutto raffreddato, tutto minimalista, intimista e giocato sulla sottrazione. The Echo Chamber (il titolo ha a che fare con la musica e quell’enorme stanza negli studi di registrazione usata per creare l’effetto dell’eco) è un film rarefatto, ipnotico, magnetico. In cui la passione è tenuta a freno, come del resto fanno i protagonisti, ma c’è. E in cui la musica, magnifica, è onnipresente e in primo piano. Ci ricorda che un appartamento, con i suoi oggetti, i suoi libri, i suoi strumenti, può lasciare un messaggio. Che una canzone, incisa appositamente, può essere una lettera d’amore. Call My Name. Chiama il mio nome.