Mood Town
Aromaterapia, alta cucina, accortezze eco-friendly al primo resort 100% ecologico delle Marche, nato dallo scrupoloso recupero di un progetto del 1400


05 luglio 2012
Cà Virginia nasce dallo scrupoloso recupero di un rustico padronale dei primi del 1400 situato nel cuore delle colline pesaresi, a metà strada tra il mare Adriatico e la dorsale appenninica che divide le Marche dalla Toscana.
Abbracciata dai pendii e dai calanchi tipici del paesaggio del Montefeltro, Cà Virginia Country House offre la propria ospitalità senza produrre nemmeno un grammo di CO2, alimentata da sistema fotovoltaico, impianto solare-termico e da impianto geotermico.
Le sue 24 camere intrigano l’ospite con i segreti dell’aromaterapia sprigionata dalle erbe del giardino botanico. Il ristorante propone i piatti del territorio, a base di ingredienti autentici e a km zero. Anche il wellness si rifà alla filosofia “natural”, con trattamenti attinti dagli antichi ricettari di bellezza e 450 mq dedicati al benessere incondizionato.
Una tenuta del 1400, immersa nei calanchi del Montefeltro, rinasce con un polmone tutto verde: un impianto fotovoltaico di 200 kwp e un sistema geotermico di 213 kw che le consentono di accogliere ospiti e appassionati gourmet senza produrre nemmeno un grammo di CO2.
Ha sempre avuto un cuore palpitante di vita, Cà Virginia. Braccianti e mercanti vorticavano operosi tra le sue mura quattrocentesche, in principio custodi dell’ “oro giallo” dei Montefeltro: i covoni di grano raccolti sui terreni dell’ampia distesa agricola appartenente al Ducato.
Poi fu l’epoca del tabacco da fiore: i campi della tenuta, segnati sul confine dal fiume Foglia e dalle sue maestose anse alberate, accoglievano distese di Nicotiana Tabacum, la cui coltivazione in Italia cominciò a diffondersi dal 1600.
Tutt’intorno calanchi e dolci colline proteggevano la zelante industriosità di Cà Virginia dall’andirivieni di trafficanti e briganti in cerca di fortuna. Questa dimensione agreste, fatta di natura, acqua, tabacco e duro lavoro, è rimasta pressoché inalterata per quattro secoli, finchè nel 2008 si è trasformata per volere della famiglia Rossi in un progetto architettonico di grande fascino e valorizzazione della cultura contadina marchigiana.
A Cà Virginia si alloggia in ambienti dove il wi-fi convive con arredi in arte povera, mura in sasso accolgono impianti di domotica, attrezzate sale congressuali attivano sistemi di controllo computerizzati.
Cà Virginia Country House non nasce, dunque, senza aver prima instaurato un dialogo profondo e rispettoso del contesto territoriale e culturale che la circonda. Per questo fonda l’intera opera di recupero sui principi di sostenibilità, risparmio energetico e salvaguardia dell’ambiente, a cominciare dalla scelta di utilizzare solo energia geotermica e solare, di impiegare materiali naturali e conservare le radici locali.
Tradotto, significa che ogni pietra, ogni legno, ogni trave è stata dapprima fotografata, poi rimossa, successivamente restaurata e infine ricollocata nella sede originaria dopo aver provveduto all’installazione di tecnologie d’avanguardia volte a garantire gli standard più elevati d’ospitalità.
A Cà Virginia si alloggia, dunque, in ambienti dove il wi-fi convive con arredi in arte povera, mura in sasso accolgono impianti di domotica, attrezzate sale congressuali attivano sistemi di controllo computerizzati.
In cucina apparecchiature e impianti firmati Inoxpiù vantano un’alimentazione completamente elettrica – gestita da un computer che razionalizza e distribuisce l’energia elettrica assorbita riducendo la disponibilità energetica e i consumi – garantendo un consumo medio di appena 35 Kw. Nell’ex fienile è invece ambientata una eco-Spa, mentre la sala meeting è capace di ospitare un centinaio di persone (a platea).
L’energia prodotta dall’impianto fotovoltaico da 200 kWp, associata a quella dell’impianto geotermico di 213 Kw e del solare termico che produce acqua calda sanitaria, rende Cà Virginia Country House completamente indipendente dal punto di vista energetico.
L’energia prodotta è utilizzata per alimentare il ristorante La Locanda, i 450 mq del centro benessere Il Fienile, e l’area congressuale. La parte di energia eccedente viene riceduta a Enel Distribuzione con i seguenti vantaggi: zero impatto ambientale, zero consumi, elevata sicurezza degli impianti.
Il sistema integrato di energie rinnovabili –studiato, progettato e installato da Energy Resources- raggiunge il massimo dell’efficienza grazie all’impiego di un sistema assolutamente innovativo che ha reso il geotermico meno costoso e più facile da impiantare.
Energy Resources ha infatti brevettato una sonda geotermica dalla particolare conformazione a spirale, che consente di avere la stessa superficie di scambio già a pochi metri di profondità nel terreno, anziché negli oltre cento dei modelli tradizionali a forma di “U”: tale sistema abbatte i costi di installazione del 50%.
A Cà Virginia sono inoltre stati installati, su una superficie di 3000 mq, 1152 moduli fotovoltaici, per una potenza di 200 kWp con una tariffa incentivante di 0,46 euro/kWh del primo Conto Energia. Le centrali termiche che li controllano garantiscono tre livelli di temperatura, adatti alle diverse destinazioni d’uso in hotel.
Ogni sistema è stato integrato in modo da garantire efficienza totale e da subentrare in caso di deficit prestazionale. Le prestazioni sono comunque costantemente monitorate da un impianto domotico che aggiorna in tempo reale il contributo apportato all’ambiente e l’ammontare delle emissioni di CO2 risparmiate.
24 camere, diverse una dall’altra, intrigano gli ospiti con i profumi del giardino aromatico. Lavanda per calmare emicranie e rasserenare dallo stress, rosmarino per lenire asma e tosse, verbena per debellare l’insonnia. La suite peperoncino, caratterizzata da effluvi afrodisiaci e ambientata tra antiche travi a vista e mura in sasso, funge da nido a giovani coppie in luna di miele
Sfruttano i benefici dell’aromaterapia le 24 camere della country house, mantenute architettonicamente affini a quelle originali quattrocentesche, e impreziosite di aromi provenienti direttamente dal giardino aromatico. Alloro, anice, basilico, calendula, genziana, ginepro, melissa, salvia e zenzero sprigionano proprietà fitoterapiche e offrono rimedi naturali per ritrovare l’energia e il benessere.
Emicrania e sensi affaticati trovano sollievo nella camera “lavanda”, mentre asma e bronchi infiammati vengono debellati da un sonno ristoratore nella camera “rosmarino”. La cannella, noto come potente afrodisiaco, agisce efficacemente sulla fame nervosa, placandola, e inducendo ad altri più appaganti appetiti.
Dalle finestre delle camere, arredate con mobili in arte povera e soffici piumini, si scorgono i piccoli borghi e le rocche medievali del territorio marchigiano. Travi in legno, pareti in pietra, pavimenti in cotto impreziositi da tappeti orientali rimandano immediatamente al fascino del passato.
C’è solo un angolo che forse si contende alle 24 stanze la preferenza degli ospiti:è quello delle chaise longue a bordo piscina. Tutt’intorno, distese di lavanda e parterre di gelsomino a loro volta circondati da una ricca vegetazione autoctona perpetra le armonie del Montefeltro, fornendo ottimi spunti per sessioni di teambuilding o eventi en plein air.
Crostate alla marmellata di mele cotogne (fatta in casa), ciambelloni alla liquirizia e miele degli alveari della tenuta inaugurano la giornata a Cà Virginia.
Il risveglio a Cà Virginia ha il profumo delle crostate alle mele cotogne e la fragranza dei biscotti alle mandorle appena tolti dal forno. Daniele e Valerio, i pasticceri di casa, si sono alzati di buon’ora, hanno montato le uova, impastato il burro, lo zucchero e la farina per accogliere gli ospiti del resort con i profumi della tradizione.
Ciambelloni alla liquirizia, bombolotti ripieni di crema pasticcera, torte al cioccolato e soffici brioche lievitate naturalmente schiudono al palato i sapori del territorio secondo le ricette tramandate dalle donne di famiglia. Sulle tovaglie in lino, fresche di appretto, scorrono le ceramiche bianche e i vassoi intarsiati in legno, per scandire i rituali ormai dimenticati di una colazione consumata lentamente, tra aromi sinceri e prodotti genuini.
Come il latte Montefeltro crudo, servito naturale, appena munto, mantenendo così intatte le vitamine e i fermenti lattici vivi in esso contenuti.
Come le confetture di mele cotogne o la marmellata di pere e bacche di rosa canina preparate in casa e dolcificate con il miele millefiori prodotto dagli stessi alveari della tenuta di Cà Virginia, da arnie di tipo marchigiano (un modello di arnia razionale che deriva dall’americana Langstroth, studiata appositamente per un tipo di apicoltura industrializzato e produttivo): simbolo di un legame, quello tra l’uomo e l’ape, rimasto immutato da secoli.
Le antiche mura in sasso, gli archi a volta e le travature originarie custodiscono le sale del ristorante Locanda Cà Virginia.. qui il vino, la carne, i salumi e i formaggi parlano il linguaggio del Montefeltro
Anche le “sfogline” sono al lavoro dalle prime ore del mattino: munite di mattarello e olio di gomito tirano la sfoglia per le tagliatelle all’uovo, preparano i passatelli all’urbinate, schiacciano le patate per gli gnocchi, amalgamano farina, acqua e lievito per sfornare focacce, piadina, schiacciate e grissini.
Accompagnano i piatti del territorio del Montefeltro, cucinati esclusivamente con ingredienti autentici e a chilometro zero. Come la costata marchigiana IGP, carne di assoluta qualità proveniente dalle zone pedemontane e allevata allo stato semibrado.
O il prosciutto di Carpegna D.O.P, il lonzino del Montefeltro, la casciotta di Urbino D.O.P, il formaggio di Fossa D.O.P, stagionato per tre mesi nelle fosse della Porta di Sotto. Tutte espressioni di una norcineria marchigiana e di una tradizione casearia dalle radici antiche, consolidate nei secoli, e oggi rigidamente regolamentate e certificate.
Lo stesso olio extravergine d’oliva di Cartoceto D.O.P, usato per condire ogni piatto, deriva da olive raccolte a mano negli uliveti di settanta olivicoltori distribuiti sui terreni di Cartoceto e sottoposte a molitura a freddo in soli quattro frantoi autorizzati dal disciplinare del consorzio.
Oltre che dall’olio, la pasta è insaporita da scaglie di tartufo bianco di Aqualagna, funghi porcini dell’ Appennino, ragout di capriolo degli alture al confine tra Marche e Toscana, zafferano del Montefeltro coltivato in zafferaneti per lo più a conduzione familiare, dove gli agricoltori scendono in campo fra la notte e l’alba per poter cogliere i fiori ancora in boccio.
Tra le mura in mattoni e i sassi facciavista del ristorante, caratterizzato anche da enormi travature del soffitto e archi a volta che collegano le diverse sale, alla Locanda Cà Virginia concludono il pasto deliziose creme brulèe alla lavanda o alla liquirizia, rinfrescanti sorbetti alla menta e basilico (raccolti nel giardino aromatico del resort), gelato allo zenzero o agli agrumi (anch’esso prodotto in casa), e un irresistibile ventaglio di pere al Visner con gelato allo yogurt magro.
Nessun problema per la linea, ogni piatto è infatti seguito, in carta, dall’indicazione dell’apporto calorico, fornendo così la possibilità di abbinare leggerezza e calcolo energetico alla sapidità dei piatti.
Scrub alla lavanda e massaggi all’olio e zafferano: al centro benessere Il Fienile anche il wellness è 100% naturale.
In più, una vasca idro-care con sali del Mar Morto e acqua a temperatura corporea introduce al relax incondizionato. Non mancano il percorso kneipp, le docce cromo-emozionali, la cascata di ghiaccio, la sauna e il bagno turco per un detox d’urto.
Dalla terra alla tavola e infine sul corpo. A Cà Virginia la filosofia “natural” abbraccia anche i trattamenti benessere in programma al centro benessere Il Fienile, ricavato, per l’appunto, negli alloggi dove un tempo riposavano i covoni di grano e tabacco.
Le ricette per la cura del viso e del corpo sono tratte dagli antichi ricettari di bellezza, in cui erboristeria, cosmesi e alchimia si fondevano in magici rituali. Lo scrub alla lavanda, ad esempio, sfrutta le virtù di ingredienti purissimi come il sale integrale marino, i fiori di lavanda essiccati, l’olio essenziale di lavanda, l’olio di mandorle dolci.
L’azione esfoliante del sale è energica e profonda, agisce sulle zone del corpo maggiormente soggette a ispessimenti, quali gomiti, ginocchia e piedi. I principi attivi dei fiori di lavanda riducono l’irritazione e stimolano la rigenerazione cutanea. L’olio di mandorle dolci ridona morbidezza ed elasticità ai tessuti, regalando la sensazione di una pelle levigata e rinnovata.
Lo zafferano del Montefeltro sprigiona invece tutte le proprietà racchiuse nei suoi pistilli dorati contro i dolori reumatici e le infiammazioni cutanee. Associato a un massaggio all’olio d’oliva, dalle proprietà nutrienti e idratanti, vanta un’azione antiossidante e anti-aging.
Il pieno relax si raggiunge poi nella piscina idro-care del centro benessere Il Fienile: la vasca, rivestita in preziose tessere di mosaico e arricchita di cascata cervicale, contiene sali del Mar Morto e acqua a temperatura corporea.
Il corpo fluttua in bilico tra la dimensione reale e quella onirica, abbandonando le tensioni e sciogliendo le contratture sotto il getto alternato dell’idromassaggio, che con programmi e temperature differenziate riattiva la microcircolazione lombare e degli arti inferiori.
Una copertura vetrata sovrasta la vasca mentre una parete vetrata proietta la vista sul giardino, introducendo l’ospite in un miraggio chiaro-scuro, illuminato soltanto dal colore naturale dell’acqua e dalle candele disseminate lungo il percorso.
Dopo un’immersione tra i suoi flutti, è bene approfittare delle gocce di vapore del bagno turco, che, alla temperatura di 45-48°C, pervadono il corpo senza affaticare le membra.
Una sosta all’interno della sauna finlandese allenta la tensione dei muscoli, mentre la freschezza della cascata di ghiaccio placa l’arsura della pelle e tonifica all’istante i tessuti. Infine, un po’ di riposo sui lettini dell’area relax, fornisce l’occasione per reidratare il corpo e rallentare i battiti del tempo. Almeno per qualche minuto.
100 ettari di straordinaria varietà: alternanza di radure, boschi, corsi d’acqua. Ambienti naturali incontaminati e rigeneranti, quanto di meglio si possa desiderare per organizzare corsi di formazione, teambuilding, eventi. La natura si scopre a cavallo, a piedi ma soprattutto in bicicletta. Mountain Bike, biciclette elettriche e biciclette vintage perfettamente restaurate accompagnano le escursioni tra i borghi e le rocche del Montefeltro
Nello spirito ecologico del resort, i percorsi alla scoperta del territorio si effettuano a piedi, in bicicletta elettrica, a cavallo. Prima tappa Urbino, culla della cultura umanistica rinascimentale, per ammirarne le opere di artisti come Piero della Francesca, Raffaello e Bramante.
Poi Mondaino, rocca malatestiana al confine con la contea di Rimini, per visitare le stanze che videro stipulare i (brevi) trattati di pace tra Sigismondo Malatesta e Federico da Montefeltro.
E ancora, su per i castelli di Novilara, Candelara, Ginestreto, Fiorenzuola di Focara, adagiati su bellissime terrazze panoramiche prescelte dalle nobili famiglie pesaresi del passato, ora asservite al Papato, ora ai duchi di Urbino.
Senza tralasciare Gradara, per rivivere il contrastato amore tra Paolo e Francesca, sorpresi e messi a morte dal marito Gianciotto Malatesta, così come ricordato nel V Canto dell’Inferno dantesco.
Un viaggio di nozze alla scoperta dell’entroterra pesarese e urbinate, tra i più suggestivi d’Italia, con pievi, abbazie e borghi storici perfettamente conservati, splendidi palazzi rinascimentali e fortezze inespugnabili.
Dove i sapori della tradizione restano intatti e annoverano i classici della cucina marinaresca come le ricette tipiche della cultura contadina. Dove le strade secondarie scorrono sotto i raggi di biciclette a pedalata assistita, dove i sentieri appenninici si schiudono agli zoccoli dei cavalli, e i torrenti si lasciano violare dai piedi scalzi desiderosi di acqua incontaminata.
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Weekend lungo a Tolosa: 2-3-4 giorni nella Ville Rose, per affrontare il rientro a ritmo dolce
Published
2 giorni agoon
25 Agosto 2026By
DailyMood.it
Itinerari di più giorni per un back-to rigenerante tra architetture iconiche, passeggiate lungo fiume, food tour e visite culturali
Settembre segna il ritorno alla routine, ma non necessariamente il momento di ripartire a tutta velocità. Per affrontare il rientro con qualche giorno di transizione, si può scegliere di regalarsi un weekend lungo in una destinazione che vibra a ritmo dolce. Ad esempio, Tolosa, la Ville rose occitana, è la meta ideale per un city break a settembre, invitando a riscoprire il piacere di passeggiare, mangiare bene e concedersi tempo prima di tornare alla piena operatività.
Spazio quindi a camminate tra le sue piazze e lungo le rive della Garonna o del Canal du Midi, scoprendo le sue architetture gotiche e romaniche, la sua frizzante scena culturale e immergendosi nei sapori della cucina locale: ogni momento a Tolosa è un invito a rallentare e lasciarsi sorprendere, anche se si ha a disposizione solo due, tre o quattro giorni.
48 ore a Tolosa: i grandi classici del centro storico e gli hub innovativi
Per chi ha a disposizione un weekend, la scoperta di Tolosa parte dagli scorci più caratteristici. Tra questi, passeggiando lungo le romantiche e vivaci sponde del fiume Garonna, che bagna la capitale occitana, si possono ammirare l’iconico Pont Neuf (il più antico tra i ponti tolosani, nonostante il nome), l’Hôtel-Dieu (il vecchio ospedale della città, ora centro amministrativo dell’ospedale universitario e Museo dedicato alla Medicina) e la basilica di Notre-Dame de la Daurade, dalla maestosa facciata classica, tutti a pochi passi l’uno dall’altro. Spostandosi invece nel cuore nevralgico del centro città, va sicuramente ammirata da vicino la monumentale “Place du Capitole”, dove si affaccia l’omonimo palazzo, oggi sede del Municipio. Immaginando poi un circuito ad anello, ci può spostare verso sud per restare a bocca aperta davanti all’affascinante organo sospeso a «nido di rondine» di inizi ‘600 custodito nella Cattedrale di Saint-Étienne. Risalendo, tappa al Convento dei Giacobini, capolavoro d’arte gotica meridionale che custodisce le spoglie di San Tommaso d’Aquino, per poi proseguire verso la Basilica Saint-Sernin, Patrimonio UNESCO tra i più grandi edifici romanici dell’Occidente.
Nel pomeriggio ci si può dedicare alla scoperta del Canal du Midi, maestosa opera ingegneristica del XVII secolo che unisce l’oceano Atlantico al Mar Mediterraneo e che proprio quest’anno celebra il 30° anniversario del suo riconoscimento come Patrimonio Mondiale UNESCO. Questo straordinario canale storico è ancora oggi uno dei simboli più riconoscibili del territorio ed è parte integrante della vita quotidiana tolosana: un luogo di passeggio, itinerario ideale per un giro in bicicletta lungo gli argini oppure per una crociera fluviale, a ritmo lento. Al calar della sera, una passeggiata in uno dei vari polmoni verdi della città (circa 170 parchi), come il Giardino Giapponese o il Jardin des Plantes, regala un momento di relax, prima di concludere la giornata con un aperitivo in una delle tante guinguettes lungo fiume, locali all’aperto stagionali che d’estate diventano il posto naturale per passare la serata.
Dopo aver esplorato le radici più antiche della città, durante il secondo giorno si può esplorare l’anima più pioneristica di Tolosa, partendo da un tour della Halle de la Machine: un enorme spazio espositivo dove, grazie ai macchinisti-performer della compagnia teatrale La Machine, oltre 150 automi in legno e metallo prendono vita ogni giorno, come il gigantesco Minotauro Astérion, che passeggia attorno alla struttura trasportando sul dorso gruppi di visitatori. In questo contesto spettacolare, fino al 3 gennaio 2027 si inserisce la monumentale installazione “L’Aéroflorale II, retour d’expédition”, una straordinaria “serra volante” che comprende 1.300 piante, ideata come un simbolico organismo vivente in dialogo tra botanica e ingegneria.
A poca distanza dalla Halle, per gli appassionati di volo, c’è l’Envol des pionniers: il museo dove si ripercorrono le tappe dell’epopea dell’Aeropostale, la prima linea aerea transatlantica che univa la Francia al Sud America, inizialmente utilizzata per il trasporto della posta. Qui si celebra l’aeronautica e i suoi grandi pionieri, appunto, tra cui anche l’autore de Il Piccolo Principe, il pilota e scrittore Antoine de Saint-Exupéry. Di fronte al museo, è tuttora presente la pista dalla quale decollarono i primi aerei, oggi divenuta zona pedonale, che accoglie quotidianamente il famoso minotauro durante le sue passeggiate. Nel pomeriggio, si passa dagli aerei alle navicelle spaziali, con una visita immersiva alla Cité de l’Espace (Città dello spazio), area espositiva di divulgazione scientifica dedicata all’esplorazione spaziale unica in Europa: qui si può ad esempio entrare nella Stazione Spaziale sovietica Mir, osservare da vicino (e, addirittura, annusare!) un frammento di Luna, farsi trasportare dalle proiezioni nella sala IMAX® 3D o anche vivere in prima persona una missione lunare simulata con l’esperienza LuneXplorer.
72 ore a Tolosa: la dolce vita, tra food tour, mercati ed esperienze enogastronomiche
Con un terzo giorno a disposizione, l’itinerario si può arricchire con un viaggio sensoriale tra gli autentici sapori tolosani, partendo dal mercato Victor Hugo, il più antico emporio coperto di Francia e indirizzo perfetto per deliziare le proprie papille con le specialità locali, direttamente dal banco.
Sempre al mattino, si può anche prender parte a uno dei vari food tour nel cuore della città, ideale per scoprire le specialità locali come la fènetra, crostata di albicocche con limone candito e mandorle o, a fine mattinata, il foie gras. Si può scegliere tra varie proposte, come ad esempio: Toulouse Gourmet Tour, che accompagna tra i luoghi iconici con sette degustazioni, alcune preparate al momento grazie alla cargo-bike dello chef; Taste of Toulouse, con tre percorsi tematici (visita al Mercato Victor Hugo, tour enologico e itinerario dedicato ai dolci tra pasticcerie e cioccolaterie); e Farinettes & Compagnie, con tour di diverse tappe accompagnati da pause gastronomiche, per assaggiare i migliori prodotti locali.
Ulteriore consiglio per gli amanti del buon cibo è di fare un salto a Les Halles de la Cartoucherie, un’ex fabbrica di munizioni riconvertita in hub polifunzionale e oggi destinazione d’eccellenza per esplorare i sapori occitani. Un’ulteriore chicca in chiave (anche) golosa è la Maison de la Violette: bottega che dal 1993 trasforma il fiore simbolo di Tolosa, la violetta per l’appunto, in delizie gourmet, ma anche in cosmetici e profumatori. Inoltre, con la stagione autunnale alle porte, l’esperienza enogastronomica si arricchisce con una tappa al Domaine de Candie, il vigneto urbano di Tolosa: 12 ettari coltivati biologicamente all’interno di una tenuta comunale che ospita l’unico castello fortificato della città, risalente al XIII secolo.
La giornata può poi concludersi con una cena in uno dei numerosi ristoranti in giro per la città, capaci di soddisfare tutti i gusti o, per chi volesse continuare ad approfittare degli ultimi scampoli di estate, in una delle varie terrazze per mangiare all’aria aperta da prospettive nuove.
96 ore a Tolosa: capolavori d’arte, dinosauri e i giganti del cielo
Allungando ancora di 24 ore, la quarta giornata può essere dedicata a scoprire ancor più da vicino la vivace scena culturale della destinazione. A dare il via a questo tour è un gioello della città, riaperto da poco meno di un anno dopo importanti lavoro di restauro: si tratta del Musée des Augustins, il museo delle belle arti ospitato in un ex convento gotico del XIV secolo nel cuore del centro storico. Tra i più antichi musei di Francia, conserva una collezione che attraversa oltre dieci secoli di storia dell’arte, dal Medioevo al XX secolo, con opere di maestri come Perugino, Rubens, Delacroix, Ingres e Rodin accanto a importanti artisti locali
Un’altra gemma d’arte è poi la Fondation Bemberg, splendido museo situato nell’elegante cornice dell’Hôtel d’Assézat, che ospita l’eclettica collezione di Georges Bemberg, raffinato uomo di cultura che ha raccolto capolavori pittorici, sculture, mobili d’epoca e oggetti d’arte di varie epoche. Da non perdere anche il Museo des Abattoirs: ex mattatoio riconvertito in un vibrante polo d’arte contemporanea, espone installazioni immersive e visionarie di artisti emergenti accanto a capolavori di maestri come Pablo Picasso, Alberto Giacometti, Niki de Saint-Phalle e vari altri, e mostre temporanee come quella dedicata a Joan Miró che inaugurerà il 2 ottobre 2026.
Per gli appassionati di scienza, invece, tappa d’obbligo al Muséum de Toulouse, secondo museo di storia naturale di Francia, che con i suoi oltre due milioni di reperti (tra scheletri di dinosauri, un elefante gigante e un dinosauro volante) affascina grandi e piccini. Oppure, nel comune di Blagnac, poco più a nord di Tolosa, il museo Aeroscopia celebra i giganti del cielo: si può salire a bordo dell’Airbus A380, partecipare a una sessione di pilotaggio di droni, provare un simulatore di volo, ammirare il leggendario Concorde (velivolo da trasporto supersonico non più attivo) e scoprire il curioso Super Guppy, aereo progettato per trasportare grandi parti di aeromobili. Qui, i fan di Star Wars possono persino ammirare l’iconico X-Wing, interamente costruito con mattoncini Lego a grandezza naturale.
Per maggiori informazioni: www.toulouse-tourisme.com/en
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Mood Town
Sfumature d’azzurro e brezza oceanica: le spiagge d’Irlanda per fuggire dal caldo. Dai paradisi del surf alle baie più remote, una mappa marina da abitare oltre i soliti itinerari
Published
1 mese agoon
27 Luglio 2026By
DailyMood.it
Mentre l’Europa continentale sperimenta estati torride e città sature di calore, l’isola d’Irlanda si rivela un rifugio climatico per chi desidera godersi il mare da un inedito punto di vista. I suoi 7.500 chilometri di costa, dove la terra si fonde drammaticamente con l’oceano, offrono l’essenza stessa della “coolcation”: un’alternativa di viaggio e una nuova filosofia di vacanza al fresco, sospesa tra l’adrenalina degli elementi e una profonda, rigenerante quiete.
Dalle ampie distese dorate e accarezzate dal vento lungo la Wild Atlantic Way, fino alle baie protette della costa orientale e ai litorali a ridosso dei centri urbani, l’isola vanta una geografia costiera di rara varietà. A testimonianza di un rigore che sposa la bellezza, ben novantacinque spiagge espongono la Bandiera Blu, lo standard globale per la purezza delle acque e la gestione ambientale. Eppure, al di là dei riconoscimenti ufficiali, la vera eccellenza risiede nel carattere unico, di ogni singola distesa di sabbia: luoghi da vivere intensamente e non solo da fotografare, dove, per esempio, l’oceano diventa un rito sociale collettivo – i punti di riferimento sono i portali ufficiali di Swim Ireland e la community di Me and the Water – attraverso il nuoto di gruppo in acque libere (wild swimming); uno spunto originale per trovare il coraggio di fare qualcosa di “forte” come bagnarsi nell’Atlantico e scoprire il magnifico effetto che fa.
Mappare questa costa significa dunque seguire un itinerario di opposti, dove la maestosità della natura si offre ora all’adrenalina dell’esplorazione, ora alla contemplazione più pura, a partire dai litorali visivamente più iconici dell’isola.
Estetica del paesaggio: le baie più fotogeniche
All’interno dell’ampio circuito delle spiagge Bandiera Blu si concentrano alcuni dei litorali visivamente più spettacolari dell’intera isola. Nella contea di Cork, l’immensa spiaggia di Inchydoney si distingue come scenario ideale per il surf o per lunghe passeggiate contemplative. Più a est, nella contea di Waterford, parte dell’Ireland’s Ancient East, la linearità di Clonea Beach offre una transizione fluida tra il mare e la Waterford Greenway, una delle infrastrutture ciclabili più eleganti della regione.
Sulla spettacolare Achill Island, nella contea di Mayo, Keel Beach attrae gli amanti degli sport acquatici grazie alla sua esposizione alle correnti. A soli dieci chilometri di distanza, la celebre Keem Bay, immortalata anche dal film “Gli spiriti dell’isola”, si rivela come un perfetto semicerchio di sabbia candida, protetto da scogliere imponenti che precipitano verso il mare, costeggiate da una strada panoramica d’altri tempi. Non è un caso che questo anfiteatro naturale sia stabilmente celebrato nelle classifiche internazionali tra cui le cinquanta migliori spiagge del mondo di Condé Nast Traveller.
La prossimità urbana: dal centro al mare
La felice scala geografica dell’Irlanda consente di combinare la dimensione culturale delle sue città con la purezza del paesaggio marino, rendendo un bagno rigenerante o una passeggiata al tramonto il perfetto complemento di un soggiorno urbano.
A breve distanza dalla capitale, nella contea di Dublino, la spiaggia Bandiera Blu Velvet Strand di Portmarnock si snoda per cinque miglia, offrendo una vista nitida sulle montagne di Dublino e sulla penisola di Howth. Con la stessa facilità logistica, Helen’s Bay, in Irlanda del Nord, offre un rifugio costiero a pochi minuti dal dinamismo di Belfast, mentre Silverstrand rappresenta una delle mete marine più eleganti e vicine alla città di Galway.
I santuari del surf e l’estetica dell’oceano
Lungo la Wild Atlantic Way, le mareggiate oceaniche hanno plasmato non solo la roccia, ma anche l’identità culturale dei centri costieri, dando vita a una cultura del surf raffinata e vibrante.
L’area di Bundoran, nella contea di Donegal, detiene lo status di capitale irlandese del surf e la sua spiaggia, anch’essa insignita della Bandiera Blu, convive con una cittadina vivace, intimamente legata ai ritmi del mare e ai festival stagionali. Poco più a nord, Rossnowlagh Beach unisce l’eccellenza tecnica per il surf e le attività acquatiche a un’accessibilità che la rende la meta prediletta dagli amanti del trekking costiero. Nella contea di Clare, la celebre baia di Lahinch accoglie surfisti di ogni livello, posizionandosi come elegante preludio visivo alle monumentali Scogliere di Moher.
Gastronomia costiera e tradizioni equestri
La costa irlandese non è solo un panorama da osservare o da vivere in acqua, ma un’esperienza culturale integrata che valorizza l’artigianato e la storia locale. Lungo il litorale della contea di Sligo, parte della Wild Atlantic Way, la spiaggia di Strandhill diventa il punto di partenza per scoprire lo Sligo Picnic, un’iniziativa che celebra i piccoli produttori gastronomici della regione: grazie alla rete dello Sligo Food Trail, boutique gastronomiche, hotel storici e sofisticati food truck preparano menu d’asporto confezionati in modo sostenibile. Questi cestini d’autore utilizzano ingredienti freschissimi, offrendo un autentico viaggio nel gusto mentre si esplora l’orizzonte della contea.
Nella contea di Derry, in Irlanda del Nord, l’esperienza si fa ancora più evocativa: la visita alla bellissima Downhill Strand si unisce alla vista del Mussenden Temple, un tempietto settecentesco neoclassico sospeso sul filo della scogliera, nonché luogo iconico de “Il trono di spade”: la consistenza della sabbia permette di praticare l’escursionismo equestre, offrendo una delle immagini più classiche e aristocratiche della tradizione irlandese.
L’atlante del silenzio: le gemme nascoste
Per chi cerca l’isolamento e la purezza estetica, il frastagliato e lunghissimo perimetro di costa irlandese custodisce segreti di rara bellezza, lontani dalle rotte del turismo convenzionale. Silver Strand, a Malin Beg (contea di Donegal), è una baia nascosta, un anfiteatro di roccia a cui si accede superando una scenografica scalinata di 174 gradini.
Altre perle della Wild Atlantic Way includono Streedagh Strand, nella contea di Sligo, dove le dune sabbiose proteggono una flora e una fauna intatte, e Dog’s Bay, nella contea di Galway, celebre per la sua spiaggia abbagliante composta interamente da frammenti di conchiglie calcaree frantumate. Sulla costa opposta, la quiete di Ballyquin Beach, nella contea di Waterford, si presta a lunghe camminate solitarie.
Il vero distacco dai ritmi della contemporaneità si percepisce tuttavia a Fair Head, nella contea nordirlandese di Antrim, lungo la Causeway Coastal Route. Dal piccolo parcheggio, un sentiero ripido conduce alla costa rocciosa e alle insenature sabbiose di Murlough Bay, un luogo di straordinario incanto selvaggio dove gli unici compagni di viaggio sono, quasi sempre, foche e uccelli marini.
Un ritmo che dura tutto l’anno
Il potere attrattivo di questi luoghi non si esaurisce, tuttavia, con l’estate. La costa irlandese possiede una qualità senza tempo che si esprime in ogni stagione: dalle frizzanti passeggiate invernali ai bagni rigeneranti in acque fredde o in una calda tinozza con benefiche alghe, fino alle grandi onde autunnali e ai picnic estivi mitigati dalla brezza dell’oceano. Tra centinaia di opzioni, esiste sempre una spiaggia capace di rispondere ai desideri e all’immaginario di chiunque si metta in viaggio.
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Mood Town
Italiani campioni di libertà: sono i più inclini a preferire un viaggio in solitaria per potersi muovere in totale autonomia
Published
1 mese agoon
27 Luglio 2026By
DailyMood.it
eDreams, viaggiare da soli significa mettersi alla prova. Le donne sono più organizzate e in cerca di spazio per schiarirsi le idee, gli uomini non rinunciano alla comodità
Partire da soli non significa più semplicemente fare una vacanza senza compagni di viaggio al seguito, ma vivere questa esperienza come uno spazio di libertà, autonomia e scoperta personale. A raccontarlo è un sondaggio di eDreams, leader mondiale nel settore dei viaggi online, che ha analizzato abitudini, aspirazioni e come è cambiato il rapporto dei viaggiatori con questa scelta.
Infatti, se prima del Covid solo il 7% degli italiani si dichiarava pronta a partire per un viaggio in solitaria, oggi i viaggiatori del Belpaese si distinguono a livello internazionale per uno spiccato desiderio di libertà di movimento. Già qualche anno fa emergeva, inoltre, l’importanza dell’organizzazione, considerata fondamentale dal 33% degli intervistati nel 2023. Aspetti che nel 2026 si affiancano a una visione del viaggio che è ancheprova di autosufficienza e occasione per aprirsi a 360 gradi alla cultura locale.
La libertà di manovra guida il desiderio di viaggiare da soli, battendo la voglia di conoscere sé stessi e anche gli altri
In Italia, oggi, il primo motivo per cui si sceglierebbe di viaggiare da soli è la libertà di movimento: lo afferma il 42% degli intervistati, il dato più alto a livello internazionale. Seguono il desiderio di conoscersi meglio e la mancanza di disponibilità di amici o familiari, entrambi al 25%, mentre il 21% partirebbe da solo per incontrare nuove persone e il 18% per sperimentare qualcosa di nuovo. Quando si tratta di preparare il viaggio, gli italiani dimostrano concretezza: il 36% considera essenziale pianificare in anticipo, tra GPS, mappe, biglietti acquistati prima della partenza e app per le varie attività. Il 28% dei connazionali mette invece al primo posto la sicurezza, assicurandosi di non dimenticare marsupio porta soldi, kit di primo soccorso e contatti di emergenza a portata di mano, mentre il 21% privilegia il comfort. Guardando ai benefici, il 38% degli intervistati ritieneche viaggiare da soli possa migliorare l’autosufficienza, il 32% associa questa scelta a una maggiore apertura verso nuove culture e modi di pensare, il 27% alla possibilità di schiarirsi le idee e a una visione più chiara dei propri obiettivi personali, e il 23% all’entrare più in sintonia con il mondo.
Le donne sono pianificatrici, i maschi italiani cercano il comfort
I dati sulle preferenze di genere raccontano due modi diversi di interpretare il viaggio in solitaria. Gli uomini, infatti, sono più propensi a partire da soli per godere della massima libertà di movimento (45% delle risposte rispetto al 39% delle viaggiatrici) e mostrano una maggiore inclinazione a considerare questa esperienza un’occasione per conoscere persone nuove (23% delle preferenze rispetto al 18% delle donne). Le viaggiatrici italiane, invece, si distinguono per una maggiore attenzione alla dimensione personale del viaggio: il 20% lo sceglierebbe per sperimentare, contro il 17% degli uomini, e il 41% ritiene che possa rafforzare l’autosufficienza, rispetto al 36% della controparte maschile. Le donne sono inoltre più orientate a partire da sole per schiarirsi le idee (28% contro il 25% del campione maschile). Nella scelta di questo tipo di esperienza le donne sono più attente alla sicurezza (il 32% lo considera una priorità rispetto al 23% dei viaggiatori) ma non solo, sono infatti anche più portate alla pianificazione (37% rispetto al 35% degli uomini). Dal canto loro, gli uomini italiani sono più sensibili al comfort, tra le priorità per il 23% del campione maschile contro il 19% di quello femminile, e associano più spesso il viaggio in solitaria all’allenamento dell’empatia e allo sviluppo di una connessione più profonda con il mondo, con il 27% contro il 20%.
I giovani attenti alla sicurezza, Millennial in cerca di apertura mentale e riflessione
Anche l’età incide sul modo di concepire una partenza in solitaria. Tra i 18 e i 24 anni, il 74% dei viaggiatori ritiene che sia un’occasione per scoprire di stare bene con sé stessi e di saper gestire ogni situazione. I piùgiovani, inoltre, sono anche i più sensibili agli aspetti legati alla sicurezza (43%), e i più inclini ad associare il viaggio in solitaria allo sviluppo del senso di empatia (39%). Per la fascia 25-34 anni, invece, il 43% considerala pianificazione la conditio sine qua non per un viaggio da soli, mentre il 41% vede in questa esperienza un’occasione per diventare più aperto e flessibile, e il 38% per tornare con le idee più chiare sui propri obiettivi. Tra i35-44enni e i 45-54enni cresce il peso del comfort nella preparazione al viaggio, indicato dal 26% in entrambe le fasce.
Considerando l’appartenenza generazionale, la Gen Z attribuisce al viaggio in solitaria soprattutto il valore dell’autosufficienza, indicata dal 59% dei rispondenti. I Millennial associano più spesso il viaggio all’apertura verso culture e modi di pensare diversi (38%) oltre che alla riflessione (34%).
Negli Stati Uniti si viaggia da soli per sperimentare e conoscersi, i britannici partono per sentirsi più autosufficienti
A livello internazionale, gli italiani emergono come i più entusiasti della libertà di movimento, con il 42% delle preferenze rispetto alla media globale del 38%. Gli statunitensi si distinguono invece per una maggiore vogliadi sperimentare (37%), di conoscersi meglio (36%) e di conoscere persone nuove (34%), mentre britannici e tedeschi sono i più propensi a partire da soli quando amici e familiari non sono disponibili (30%). Quando si tratta di preparativi di viaggio, i portoghesi mettono al top la pianificazione (45%), i britannici puntano sugli strumenti di sicurezza (40%), mentre spagnoli e tedeschi sono i più sensibili al comfort (27%). Tra i maggiori prodel partire da soli, i britannici indicano l’autosufficienza (47%), mentre chiarezza mentale (43%) e apertura al mondo (35%) sono tra i vantaggi più menzionati dagli statunitensi.
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