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	<title>millennial &#8211; Daily Mood</title>
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	<description>Moda. Tendenze. Arte. Cinema. LifeStyle. Cultura</description>
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		<title>La notte: si ferma il mondo, ma solo per noi</title>
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				<pubDate>Tue, 05 Mar 2019 10:02:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gian Marco Ragusa]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>“Et iam nox umida caelo praecipitat suadentque cadentia sidera somnos” [Virgilio, Eneide] Era una notte del lontano milleottocentoventinove quando un pastore errante dell’Asia prese parola mirando la luna; si chiese cosa facesse, in cielo, così silenziosa. Le pose una domanda cui, ancora oggi, difficilmente troviamo risposta: Ove tende questo vagar mio breve? Dopo il tramonto [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><em>“Et iam nox umida caelo</em><br />
<em>praecipitat suadentque cadentia sidera somnos”</em><br />
<em>[Virgilio, Eneide]</em></p>
<p style="text-align: justify;">Era una notte del lontano milleottocentoventinove quando un pastore errante dell’Asia prese parola mirando la luna; si chiese cosa facesse, in cielo, così silenziosa. Le pose una domanda cui, ancora oggi, difficilmente troviamo risposta: Ove tende questo vagar mio breve?</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo il tramonto vediamo di meno, ma è in quel momento che cominciamo a cercare le risposte più celate. Leopardi aveva la luce di una candela a illuminare la mano e il foglio su cui dare forma ai suoi pensieri, oltre forse a qualche stella ferma o cadente che sia e quella silenziosa luna in cielo. Oggi è tutto artificiale, dalla lampadina ai fuochi. Uno scoppiettare d’onde elettromagnetiche create dall’uomo, di una lunghezza che cambia ogni secondo e che ne determina il colore che vediamo. Dopo il tramonto si accende la parte di noi che il sole ha tenuto calda e dormiente durante il dì. Si accendono le luci, i lampioni per strada, gli schermi dei nostri device ci proiettano nelle cornee il lavoro arretrato, il prossimo articolo, il messaggio di una persona cara. La notte è per molti l’unico momento libero della giornata; se si dormisse soltanto, se ne ridurrebbe il valore.</p>
<p style="text-align: justify;">Si ha il tempo di rassettare tutti quei pensieri che durante il giorno son rimasti sottosopra. C’è il tempo di fare i bilanci della giornata appena trascorsa, di programmare la successiva, consapevoli che ci sarà sempre qualcosa di nuovo a rovinarla, o raddrizzarla. La notte è il momento in cui la testa non riesce a staccare la spina, oppure la stacca del tutto. A volte c’è anche bisogno di uscire a guardarle, le stelle, ballarci sotto finché le gambe tremano e la testa gira, fino ad esaurire l’effimero residuo di energia che forse non sapevamo nemmeno di avere. S’è quindi pensato o si è smesso di farlo, più o meno presto, più o meno spesso; ed è il momento in cui la testa diventa, per il collo, un macigno, e le palpebre come saracinesche che dicono sia arrivato il momento di chiudere, almeno per qualche ora. È rimasto irrisolto il dubbio del pastore; nel frattempo è diventato anche il nostro. E resterà nostro e irrisolto probabilmente anche domani; ed è ora che se ne aggiunga un altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Val la pena che il sole si levi dal mare e la lunga giornata cominci? Se lo chiedeva un uomo solo proprio come il pastore, per mezzo della penna di Pavese. Un imprevisto è la sola speranza, avrebbe risposto Montale, a distanza. E non è poco, né forse l’unico motivo per cui la mattina ci alziamo, chi contento chi meno, per affrontare una nuova giornata? Come dietro ogni pagina si legge la successiva, curiosi di come va a finire. Come dopo ogni episodio, si guarda con ansia il prossimo, curiosi di ciò che accadrà. Come dopo ogni livello si gioca il più difficile, per recuperare i punti e portarsi in vantaggio. Starete già storcendo il naso, ma Montale ha pensato anche a voi. Un’imprevisto è la sola speranza, ma mi dicono che è una stoltezza dirselo, è il finale completo di quella poesia.<br />
Non s’è fatto in tempo a poggiare la testa; il mondo si è fermato, per noi soltanto. Si leverà il sole dal mare, comincerà la lunga giornata. Non resta quindi che pensarla un regalo prezioso, un tassello del puzzle che componiamo vagando a zonzo, con l’unico obiettivo di renderlo, alla fine, completo.</p>
<p><em><strong>di Gian Marco Ragusa per DailyMood.it</strong></em></p>
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		<title>Come nodi</title>
		<link>https://www.dailymood.it/2019/02/12/come-nodi/</link>
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				<pubDate>Tue, 12 Feb 2019 13:50:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gian Marco Ragusa]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>“Così fatti pensieri / quando fien, come fur, palesi al volgo, / e quell’orror che primo / contra l’empia natura / strinse i mortali in social catena, / fia ricondotto in parte / da verace saper, l’onesto e il retto / conversar cittadino, / e giustizia e pietade, altra radice / avranno allor che non [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><em>“Così fatti pensieri / quando fien, come fur, palesi al volgo, / e quell’orror che primo / contra l’empia natura / strinse i mortali in social catena, / fia ricondotto in parte / da verace saper, l’onesto e il retto / conversar cittadino, / e giustizia e pietade, altra radice / avranno allor che non superbe fole, / ove fondata proibità del volgo / così star suole in piede / quale star può chi ha in error la sede.”</em><br />
<em>(vv.145-157, La Ginestra, Leopardi)</em></p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto la nostra vita si possa semplificare su uno schermo, con una sinusoide spigolosa e qualche beep che indicano il numero dei battiti di un cuore che si gonfia e si spreme migliaia di volte al giorno, ci sarà sempre un filo appeso a qualcosa che da quando esiste uomo sulla faccia della terra nessuno sia riuscito a spiegare, che spinge ad alzare la testa ed aprire gli occhi ogni mattino. Quel filo si interseca con altri innumerevoli fili: nell’arco di una vita incontriamo un sacco di persone, basta contare gli sguardi incrociati: sull’autobus, al supermercato, a scuola, al lavoro, in auto. Intersecandosi il nostro filo diventa un gomitolo, che prende una forma diversa a seconda di quanti, di quali altri incontra, dell’ordine, del momento in cui li incontra. Interagendo con altri costruiamo la nostra vita. Pensate a quante parole, sorrisi, gesti hanno cambiato le giornate, inaspettatamente. Ogni nodo è una storia che resta. Con altri stipuliamo accordi, contratti, instauriamo rapporti. Condividiamo gran parte della nostra vita.<br />
Innegabile è il fatto che i segni che lasciamo sono diversi per ciascuno, a seconda del tipo di legame che ci unisce. Innegabile è anche che per quanti colpi di forbice si possano dare, per quanto i fili si possano tirare e infine rompere, restano quei nodi più in alto o più in basso del gap che si crea; anche la forza e perfino le lame possono poco di fronte ad essi. Sarà, come sempre, un caso il fatto che il verbo latino ‘ligare’ (da cui il nostro ‘legare’)si associa a ‘lygein’,dal greco antico, abbracciare; e che diamo poi a questi nodi il nome di ricordi.<br />
Quando ci si allontana per qualsiasi motivo, per scelta, per una lite o per morte che sia, resta questo. Restano vivi i nodi e le tensioni di quei fili, insieme alle abitudini, gli odori, i sorrisi e i malumori, il quotidiano tanto stretto che è difficile sfilarsi.<br />
Se è un giovane, poi, che si leva di torno, questo resta, senz’altro. C’è da fare i conti, però, con ciò he porta via con sé; il suo crescere, ogni giorno, e prender forma a seconda del vento che soffia intorno. I sogni a volte strampalati che solo nella sua testa possono avere una trama credibile. Lo sguardo di chi è sempre in buona fede perché a esser cattivo per davvero non ha ancora imparato. Non importa il filo che lascia dall’altra parte del nodo. Si porta via questo e si chiude di nuovo a destra e sinistra per dar forma al suo gomitolo.<br />
C’è da tenersi stretti, a chi legge decidere se interpretare metaforicamente o letteralmente. C’è da far tesoro del tempo che si trascorre con gli altri (che è la maggior parte, e non c’è il tasto per rivedere o rifare come con i film) c’è da prender tutto e setacciare, c’è soprattutto da mettersi in gioco e dare. C’è da esser consapevoli che da soli non si va da nessuna parte e che per ogni nodo, i lembi da legare, sono due.</p>
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		<title>L’importanza della prospettiva</title>
		<link>https://www.dailymood.it/2018/08/07/limportanza-della-prospettiva/</link>
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				<pubDate>Tue, 07 Aug 2018 08:30:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gian Marco Ragusa]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>Nulla servirà ad evitare la fine, la propria o quella del mondo, né tantomeno servirà conoscere il pensiero dei filosofi, le correnti artistiche, le leggi della fisica. Serviranno forse, però, nel resto del tempo, per raggiungere un fine, magari il proprio. Sarà un caso che studiare significhi sollecitarsi, sforzarsi di fare, faticare per raggiungere un [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nulla servirà ad evitare la fine, la propria o quella del mondo, né tantomeno servirà conoscere il pensiero dei filosofi, le correnti artistiche, le leggi della fisica. Serviranno forse, però, nel resto del tempo, per raggiungere un fine, magari il proprio. Sarà un caso che studiare significhi sollecitarsi, sforzarsi di fare, faticare per raggiungere un obiettivo diverso dalla valutazione degli altri. Sapere – avere, dare sapore – è l’unico modo di essere liberi perché ogni materia, oltre alle varie competenze specifiche, ci offre un metodo per capire e affrontare situazioni anche completamente diverse. Viene utile, in questo caso, la matematica: nella stragrande maggioranza dei casi, in matematica come nella vita, per risolvere un problema bisogna semplificare la situazione di partenza, riscriverla, portarla ad una familiare, in modo tale da poter agire. Non essendo noi Adamo o Eva, non avendo scoperto noi il mondo e quindi visto ogni cosa per primi, per aver chiaro il maggior numero possibile di situazioni, dobbiamo sperimentarne la fatica, farne esperienza. E il modo più facile e rapido è fare tesoro di chi c’è stato prima, per averne un panorama completo.</p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>prospettiva</strong> è ampia tanto più si guarda da lontano. O forse, per capire meglio il senso, bisognerebbe dire che tanto più si guarda da lontano si allarga la prospettiva. C’è chi diceva, tenendo questa metafora, che siamo tutti nani sulle spalle di giganti; e di questi giganti, con la storia che hanno generato, di cui noi siamo figli, ce ne sono davvero molti. Non approfittare di questa altezza riduce di molto il campo visivo, in questa immagine come nelle nostre vite.</p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>prospettiva</strong> <img class="size-medium wp-image-130009 alignleft" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/tree-220664_1920-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/tree-220664_1920-300x225.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/08/tree-220664_1920.jpg 700w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> è uno strumento, e come la maggioranza degli strumenti è polifunzionale (ecco perché è importante studiare, adoperarsi: ogni situazione regala strumenti che possono essere usati in altre situazioni, e così via); oltre a poter definire lo spazio, infatti, il concetto può essere allargato anche al tempo. Quando si parla di guardare in prospettiva, ci si riferisce, in ogni caso, al futuro. E, se nel caso esperienziale sicuramente una persona anziana ha la meglio, prendendo in considerazione il futuro tutto si ribalta. Un giovane ha una percentuale di esperienze vissute minore rispetto a quella di ciò che ancora deve vivere. E per quanto i giganti sotto di sé siano importanti e da considerare per decidere (che è una parola bellissima, significa tagliar via; i falegnami di una volta, dicevano: “mille volte misurare, una sola tagliare”, perché tagliare implica conseguenze, cui bisogna essere in grado di rispondere) c’è da considerare anche il lungo termine; cosa, un domani, può tornare utile. E questo, in qualche modo, unisce il tempo allo spazio, e fa della prospettiva uno strumento fondamentale per tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisognerebbe essere come l’obiettivo delle macchine fotografiche: in grado di guardare il tutto da lontano, ma anche di saper cogliere analiticamente il dettaglio, poi poter tornare indietro e agguantarne subito un altro. Avere una consapevolezza del mondo che ci è intorno tale da poter vivere fino in fondo un’esperienza, poi un’altra e un’altra ancora. Poter affrontare la salita sicuri di essere nelle condizioni di gestire gli imprevisti, arrivare in cima e guardare tutto il percorso; respirando quell’aria di libertà, che solo il credere in sé stessi, che arriva solo una volta che il fardello che portiamo dietro è ben pieno, può dare.</p>
<p><em><strong>di Gian Marco Ragusa per DailyMood.it</strong></em></p>
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		<title>Il fuoco, i social, la condivisione</title>
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				<pubDate>Mon, 16 Jul 2018 08:23:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gian Marco Ragusa]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>Nacque dal cielo, da scariche elettriche che si scagliavano al suolo e trovavano combustibile e comburente, la fonte di luce e calore più forte mai esistita. Imparammo a gestirla e a proteggerla, perché capimmo ch’era cosa utile; poi a crearla, sfregando pietre e rami secchi, quasi per caso, in gesti che i primi uomini facevano [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nacque dal cielo, da scariche elettriche che si scagliavano al suolo e trovavano combustibile e comburente, la fonte di luce e calore più forte mai esistita. Imparammo a gestirla e a proteggerla, perché capimmo ch’era cosa utile; poi a crearla, sfregando pietre e rami secchi, quasi per caso, in gesti che i primi uomini facevano ogni giorno. Infine la rendemmo a portata di tutti, anche tascabile, come tutte le cose diventano oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Da quando esiste il mondo esiste il fuoco: fu tanto importante la sua scoperta, che prima di imparare ad accenderlo, si proteggeva e venerava come fosse un dio: oltre a servire per scaldarsi, per illuminare le notti più delle stelle, teneva lontano le bestie, e l’uomo al sicuro. Non per niente focus (che viene a sua volta da foveo, e significa riscaldare) identificava il fuoco, ma anche il focolare delle case, che era posto nel luogo di ritrovo, quello che oggi chiameremmo salotto; esso era considerato il centro della casa, un luogo sacro; per questo, focus diventò la casa e la famiglia stessa.<br />
‹‹<em>Un tempo gli uomini, dopo una giornata di duro lavoro, sedevano insieme attorno a un fuoco che ardeva, immersi nel buio dell’esistenza, nel silenzio dei giorni, finché qualcuno, minacciato come gli altri dall’ululato dei lupi, dal fruscio di alberi antichi, da tutto il vuoto che si sente sotto i nodi di stelle, prendeva la parola e pronunciava la formula che lenisce la stanchezza, e, allo stesso modo di un “ti amo”, ferma il tempo: “c’era una volta”.›</em>› (<em>Alessandro D’Avenia, Ogni storia è una storia d’amore</em>)</p>
<p style="text-align: justify;">Se si è al caldo, al sicuro, se ci sono delle persone di cui ci fidiamo, vicino a noi, allora possiamo aprirci per condividere le nostre storie, i nostri stati d’animo. Il tempo si ferma, nel dire “<em>c’era una volta</em>”, perché nel tempo stesso in cui raccontiamo una storia essa può respirare ancora, e sopravvivere. Condividere (dividere insieme ad altri) una storia e una torta, è simile: si vuole che altri ne gustino una fetta, perché per quanto possa essere buona, se la si mangia da soli si arriva in fondo a forza, non la si assapora. Così, con le storie: ognuno riuscirà a coglierne un particolare, uno buono e uno cattivo, a dare un giudizio, un consiglio.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-129098 alignleft" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/07/341453-PA9899-181-4-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/07/341453-PA9899-181-4-300x200.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/07/341453-PA9899-181-4.jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Questa esigenza di far sapere agli altri cosa si è fatto, come si sta, non è tramontata, ma forse è amplificata dal fatto che l’opportunità di soddisfarla è nelle tasche di tutti. Gli <strong>smartphones, i social</strong> hanno sostituito i<strong>l fuoco</strong> attorno al quale ci si sedeva; <strong>le foto, gli status, le stories,</strong> il “<em><strong>c’era una volta</strong></em>”. La differenza sta forse nel fatto che raccontare un fatto a parole è necessariamente posteriore all’averlo vissuto, mentre il <strong>social network</strong> è in live, mischia i fatti con la narrazione. Si perde forse, in questo modo, il valore del momento, e del racconto. Allo stesso modo, però, si ferma veramente il tempo, perché ciò che si è pubblicato rimane impresso nelle memorie degli smartphones, dei database dei vari social, in qualche modo sarà sempre reperibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche se il fuoco ormai è superato, il cerchio di amici ormai virtuale, anche se perfino gli accendini accesi al momento della canzone preferita ai concerti sono stati sostituiti dalle luci artificiali, finché non rimarremo senza la scintilla che accende i cuori potremo vivere storie che sopravviveranno, in un modo o nell’altro. E con esse sopravviverà il nostro fuoco, sopravviveremo noi.</p>
<p><em><strong>di Gian Marco Ragusa per DailyMood.it</strong></em></p>
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		<title>Fuga di cervelli: cercare radici altrove</title>
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				<pubDate>Tue, 03 Jul 2018 09:06:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gian Marco Ragusa]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>Un albero cresce alto e imponente soltanto se vengono soddisfatte due condizioni fondamentali: se le radici sono salde nel terreno, e se queste trovano nutrimento; più l’albero cresce, più le sue radici dovranno districarsi nella terra, in profondità, per cercarsi da vivere, per alimentare tronco, rami e foglie che nel corso degli anni son diventati [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Un albero cresce alto e imponente soltanto se vengono soddisfatte due condizioni fondamentali: se le radici sono salde nel terreno, e se queste trovano nutrimento; più l’albero cresce, più le sue radici dovranno districarsi nella terra, in profondità, per cercarsi da vivere, per alimentare tronco, rami e foglie che nel corso degli anni son diventati belli e maestosi. Perché senza nutrirsi, l’albero muore; perché se le radici non sono ben profonde, l’altezza crea instabilità, e l’albero cade.</p>
<p><img class="alignleft wp-image-128453 " src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/07/OCNVQ40-1-300x270.jpg" alt="" width="224" height="202" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/07/OCNVQ40-1-300x270.jpg 300w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/07/OCNVQ40-1.jpg 600w" sizes="(max-width: 224px) 100vw, 224px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Sembrerà forse bizzarro, ma anche l’uomo, per crescere, in ogni aspetto, ha bisogno delle stesse condizioni. Le radici devono essere ben salde nel terreno, perché anche noi abbiamo bisogno di stabilità, nelle no</p>
<p style="text-align: justify;">stre vite; e perché allo stesso tempo abbiamo bisogno di costruire, lasciare un segno della nostra presenza. “E se quest’anno poi passasse in un istante, vedi amico mio, come diventa importante che in questo istante ci sia anche io”, cantava Dalla; è quello che tutti desiderano, che sia importante la propria presenza, il proprio contributo. Per questo è indispensabile costruire, edificare: delle competenze, un titolo di studio, un lavoro e una famiglia. Se si poggia su una base che è in bilico, è tutto più difficile; al minimo soffio di vento, tutto rischia di crollare. Non si può vivere ogni giorno sperando che domani non capiti nulla perché non si è in grado di agire, ma soprattutto di reagire.</p>
<p style="text-align: justify;">Le radici degli alberi devono andare in profondità per non infrangere le leggi della fisica e restare in piedi, ma, abbiamo detto, anche per cercare nutrimento; e questa è una caratteristica che le nostre teste hanno in comune con le piante. Una mente che non si muove, che resta in superficie, resta sterile; se è sterile, non edifica, non ci permette di lasciare quel segno per cui sentiamo che valga la pena ricominciare ogni giorno.</p>
<p style="text-align: justify;">La differenza fondamentale, però, tra un uomo e un vegetale, sta nel fatto che il seco<img class="size-medium wp-image-128454 alignright" src="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/07/334997-P9WNHY-850-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" srcset="https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/07/334997-P9WNHY-850-200x300.jpg 200w, https://www.dailymood.it/wp-content/uploads/2018/07/334997-P9WNHY-850.jpg 534w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" />ndo, dove nasce, rimane; l’uomo, invece, se non trova terreno fertile, può decidere di piantare le proprie radici altrove. Questo fenomeno è diffusissimo tra i giovani italiani: lo chiamano <strong>fuga di cervelli</strong>. Se il nome italiano già ha un certo effetto, quello inglese anche un po’ di più:<strong> human capital flight,</strong> letteralmente ‘<strong>volo di capitale umano’</strong>. Il termine capitale, preso in prestito dall’ambito economico, collocato vicino all’aggettivo umano, denota un qualcosa di molto importante, che vola via, che va perso. L’esigenza che i giovani hanno di volare via, sta nel fatto che dove si trovano non riescono a crearsi una base che permetta loro di costruirsi un futuro all’altezza dei propri sogni. Così, presa con sé la cassettiera dei sogni (dire cassetto, forse, è riduttivo), e quel fardello di esperienze che si sono creati, volano via, che sia per un dottorato, una laurea, un posto di lavoro, l’amore della vita. E volano via come solo gli uomini, liberi, possono fare. Del resto desiderare significa togliere lo sguardo dalle stelle per qualcosa che manca; solo volando le stesse stelle si possono andare a toccare; solo se si hanno radici salde e profonde, si può crescere bene, e infine, fiorire.</p>
<p><em><strong>di Gian Marco Ragusa per DailyMood.it</strong></em></p>
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		<title>Millenial apre i battenti</title>
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				<pubDate>Mon, 04 Jun 2018 08:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gian Marco Ragusa]]></dc:creator>
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								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Rubrica</strong> era in origine la terra di color rossastro (simile a quella dei campi da tennis, per intenderci), sulla quale, passo dopo passo, si poteva costruire una maratona, una strada, un progetto. Essa prendeva il nome dal proprio colore – ruber, “rosso”, colore di una pietra chiamata rubino, e, nei testi antichi, dei titoli delle parti in cui un libro era ripartito. Quei titoli, allo stesso modo della terra prendevano il nome dal colore; e, della terra, prendevano la propria denominazione. In questo caso il libro s&#8217;intitola <strong>Dailymood</strong>: racconta di tutto ciò che è <strong>mood,</strong> che letteralmente significa umore, stato d&#8217;animo, ma è utilizzato in lingua anche per distinguere un clima sociale. E lo fa tutti i giorni, perché ogni giorno con un soffio di vento cambia il clima, e con esso, l’umore e le tendenze delle persone. Questa rubrica è solo la prossima pagina di un libro ormai letto e affermato.<br />
Una pagina nuova; e se andiamo a cercare nella profondità anche di questo aggettivo troviamo che in latino, il termine novus aveva, tra le altre, un&#8217;accezione particolarmente positiva: “straordinario”, inteso come extra-ordinario, fuori da ciò che è comune a tutti; leggerete qualcosa di diverso: la voce di un giovane che narra dei giovani di ieri e di oggi, di ciò che riguarda loro, dell&#8217;aria che tira tra loro.<br />
Il nome rubrica, in questo caso, conterrà al suo interno entrambi i significati originali di cui abbiamo parlato: sarà per prima cosa la terra rossastra su cui poter costruire qualcosa di bello, e questa è la prima tappa; un antico proverbio diceva che tutte le maratone si corrono passo per passo; poi, sarà una delle partizioni del libro, una piccola stanza di questa grande casa. La sfida sta nel renderla ricca di particolari, arredata e luminosa; se questo avverrà, sarà grazie ai padroni di casa, e soprattutto a chi verrà a trovarci.<br />
«Non ci sono più i giovani di una volta» è una provocazione sentita e recitata, da chi giovane lo è e da chi lo è stato; sembra ripetersi di generazione in generazione, come se tutti pensiamo di esser migliori di chi viene dopo, di aver dato il massimo possibile, o ancora di più. Forse lo pensiamo, ma con niente in mano, senza analizzare i tempi che cambiano, e soprattutto che noi e il nostro prossimo cambiamo con essi. Scriveremo di questo, scriveremo di noi.<br />
Millenial sarà il titolo della rubrica e ne sarà anche il soggetto. Sarà accompagnato dai <strong>suoi vizi e dalle sue virtù, dalle sue tendenze e dalle sue peculiarità. Millenial</strong> sarà il nome sul campanello che aspetta solo voi. Le porte sono aperte: prendete, e leggetene tutti.</p>
<p><em><strong>di Gian Marco ragusa per DailyMood.it</strong></em></p>
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