Cine Mood
Il fascino magnetico del total black (e i colpi di colore d’autore) sul red carpet di Venezia 83
Il Lido di Venezia si tinge di un’eleganza d’altri tempi, profonda, drammatica e assolutamente ipnotica. Si apre così la seconda settimana dell’83esima Mostra Internazionale d’arte Cinematografica, tra la solennità di una leggenda del cinema come Ellen Burstyn, pronta a ritirare il suo Leone d’oro alla carriera, e la freschezza delle nuove proiezioni in passerella.
Il sesto red carpet della laguna diventa il palcoscenico ideale per celebrare il potere del total black: un rifugio stilistico sicuro, simbolo indiscusso di sartorialità ed enigma che sul tappeto rosso non delude mai. Eppure, in questa parata di sobrietà, non sono mancati improvvisi e folgoranti bagliori di luce, pennellate di colore inaspettate e scelte di stile d’autore capaci di spezzare la monotonia con pura personalità.
Le Regine della notte: il seducente mistero del nero
A guidare la parata di fascino della serata è Irina Shayk, che trasforma la semplicità in pura teatralità contemporanea. La supermodella incanta i fotografi con un abito nero dalla costruzione sartoriale impeccabile. La silhouette è definita da una profonda scollatura sulla schiena, drappeggi fluidi e maniche asimmetriche. A fare davvero la differenza, però, è l’attitudine effortless. Il make-up è quasi impercettibile, mentre i gioielli rigidi aggiungono carattere. Ai piedi arriva, infine, la sorpresa più cool: i camperos in maglia firmati Camper x Issey Miyake. Un contrasto inaspettato che rende il look ancora più contemporaneo. Non tutti quelli che fanno la differenza indossano una tuta da allenatore.
Il trionfo del classico: Valeria Bruni Tedeschi, Jasmine Trinca e Romana Maggiora Vergano
Valeria Bruni Tedeschi illumina il red carpet con un lungo tubino nero ricoperto da una pioggia di paillettes ton sur ton. A completare il look, un maxi collier con pietre rosa crea un raffinato punto luce. Al suo fianco, Jasmine Trinca punta invece su una raffinatezza misurata e senza tempo. Onde morbide e orecchini pendenti di brillanti completano un’immagine elegante e sofisticata.
Romana Maggiora Vergano sceglie, invece, l’alta moda d’altri tempi. L’attrice indossa una creazione Chanel Couture da sera, resa ancora più intensa dal rossetto rosso fuoco e dai gioielli preziosi.
Il dandy e il concettuale: l’universo maschile
Anche l’eleganza maschile risponde a colpi di sartorialità e dettagli ricchi di significato. Adriano Giannini ruba la scena con una classe innata. Il suo completo blu notte è completato da gemelli e papillon, in un’immagine che richiama inevitabilmente l’allure del padre Giancarlo. Più concettuale è invece il look del regista Paolo Strippoli. Sul suo outfit scuro spicca una spirale stampata sulla cravatta, un dettaglio dal forte valore simbolico e narrativo, legato al suo film The Spiral.
Infine, Riccardo Scamarcio gioca la carta della bellezza distratta. La camicia leggermente aperta completa un look disinvolto e sensuale, perfettamente coerente con il suo ruolo di “bello e impossibile”.
I colpi di scena: la rivoluzione dei toni chiari e delle sfumature pop
Non mancano, tuttavia, le star pronte a spezzare l’egemonia del nero con autentici colpi di luce. Greta Scarano, madrina del Festival, abbandona le tinte scure dei giorni precedenti e sceglie un completo color bianco panna. Il look è composto da pantaloni palazzo e giacca doppiopetto.
A illuminarlo ulteriormente sono una preziosa parure di smeraldi e uno chignon basso dall’effetto scultoreo. Il risultato è sofisticato, luminoso e decisamente scenografico. Pamela Anderson prosegue invece la sua celebre rivoluzione no make-up. Per l’occasione sceglie la delicatezza del glicine in un total look Carolina Herrera. Dettagli tartarugati e un’inedita pochette a ventaglio completano l’ensemble, confermandone l’attitudine elegante ma mai prevedibile.
Maggie Gyllenhaal e il gioco dei volumi
Sullo sfondo, ma non certo per importanza, Maggie Gyllenhaal impartisce l’ennesima lezione di stile all’insegna dell’effortless chic. Radiosa e perfettamente padrona del suo ruolo di Presidente di Giuria, l’attrice e regista dimostra ancora una volta come bilanciare le proporzioni con maestria. Pur prediligendo una palette dai toni cupi, la Gyllenhaal illumina il red carpet indossando un seducente top burgundy, reso vibrante da un gioco architettonico di ruches e volant che dona dinamismo e romanticismo dark alla silhouette.
A contrastare questo volume scultoreo, un paio di rigorosi pantaloni neri svasati che slanciano la figura, fondendo formalità e un tocco squisitamente anni Settanta. A completare il quadro, gioielli in argento dai bagliori freddi e un paio di occhiali da sole da diva firmati Christian Dior, perfetti per aggiungere quel guizzo di mistero intellettuale che tanto la contraddistingue. Il risultato è un ensemble sofisticato, rilassato e profondamente contemporaneo.
Il caftano solare di Ellen Burstyn
Ma la vera regina della serata, capace di eclissare ogni moda passeggera, è la novantatreenne Ellen Burstyn. Per ritirare il suo Leone d’Oro alla Carriera, la divina attrice Premio Oscar sceglie un ensemble vitaminico giallo e arancione composto da un lungo caftano e un soprabito tempestato di strass. Un’esplosione di gioia, personalità e carisma che ricorda a tutti la regola aurea del glamour: lo stile più bello è quello che celebra la propria storia con il sorriso.
di Cristina Siciliano per DailyMood.it
Credit copertina: RED_CARPET_-_L_ESTRANEA__THE_SPIRAL__-_Actress_Jasmine_Trinca__Ph._Aleksander_Kalka_-_Courtesy_Archivio_Storico_La_Biennale_di_Venezia
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Cine Mood
Venezia 83: Oasis, Robert Pattinson e… Nanni Moretti. È l’ora dei divi
Published
20 ore agoon
7 Settembre 2026
Sabato 5 settembre a Venezia è stata la giornata delle star. Rockstar planetarie, come Noel e Liam Gallagher, gli Oasis. Robert Pattinson, divo amatissimo dai tempi di Twilight, e ormai lanciato verso percorsi autoriali lontanissimi dal vampiro Edward Cullen. E poi Nanni Moretti, la star dei registi di casa nostra, tornato a Venezia in concorso dopo 37 anni, quando, con Sogni d’oro, aveva vinto il Leone d’Argento, Otto anni dopo aveva presentato Palombella Rossa alla Settimana della Critica. E poi per lui c’è stato solo Cannes. Ora è il momento di tornare a casa.
Iniziamo da lui, da Robert Pattinson, divo, o ex divo, del nostro cinema di oggi, visto che sta privilegiando ruoli sempre più scomodi e sfaccettati. Pattinson è stato perfetto al Lido, in entrambe le vesti: quelle di protagonista sul red carpet, in un look total white di Dior, un abito gessato bianco con giacca a doppiopetto e una cravatta regimental bordeaux con righe bianche e azzurre. Di Dior anche gli occhiali. Perfetta, accanto a lui, anche la compagna Suki Waterhouse, attrice e musicista, in un abito di pizzo verde salvia di Saint Laurent. Pattinson non ha deluso neanche nell’altra veste, quella di protagonista del film Primetime di Lance Oppenheim, prima opera di finzione di un documentarista, la storia di un conduttore senza scrupoli di un reality show della NBC, To Catch A Predator, che provava ad attirare pedofili e smascherarli in diretta. C’è chi, vedendo il film, ha detto di aver provato un sincero fastidio per il personaggio e per la storia. E questo vuol dire che Robert Pattinson ha fatto un grande lavoro. Sì, perché è proprio questo che è stato Chris Hansen. E non è che l’ultimo della galleria dei personaggi ambigui che Pattinson sta portando sullo schermo. Abbiamo ancora negli occhi il viscido e disturbante Antinoo dell’Odissea di Nolan. E proprio l’attore, a Venezia, ha confessato la vicinanza tra i due personaggi. “C’è stato poco stacco tra i due film. Ogni tanto vedevo Antinoo e ci ritrovavo qualcosa di Hansen”.
Divi e antidivi per antonomasia, rockstar con oltre 30 anni di carriera alle spalle, sono Liam e Noel Gallagher, fratelli coltelli, amici e nemici e poi di nuovo amici, artefici della storia di una delle band più di successo degli anni Novanta, poi sciolta e ricomposta nella famosa reunion con relativo tour mondiale. Oasis: Don’t Look Back In Anger è il film che racconta questa storia e che ha portato i fratelli Gallagher – loro in look total black, sneakers a parte – sul red carpet di Venezia. Il racconto della reunion inizia con le prove, dove i due fratelli arrivano con mood completamente diversi: Noel arriva subito giovale e saluta tutti, Liam arriva dopo due giorni scorbutico e nervoso. Qualcosa però cambia. Perché inizia a scorrere la musica ed è questa grande musica che, in questi anni, ha unito i fratelli. E, possiamo dirlo, ha unito anche noi che li abbiamo ascoltati a lungo. E poi il giorno del debutto sul palco, con Liam che prende la mano del fratello maggiore, davanti a tutti. Il racconto di questi due fratelli si intreccia con quello dei fan della band, con le storie private dei Gallagher e dei loro figli. È la loro storia. Ma è anche la nostra.
La star di casa nostra, invece, è lui. Nanni Moretti ha presentato, in concorso, il suo nuovo film, Succederà questa notte, ed è stato un grande successo. Il precedente film tratto da un libro di Eshkol Nevo, Tre piani, presentato qualche anno fa a Cannes, non era sembrato poi molto riuscito. Tratto dallo stesso autore, Succederà questa notte è un film che parla di amore, di attrazione, della nascita e del suo percorso negli anni. La storia, infatti, si snoda lungo tre città e lungo un arco temporale di diciassette anni. È un film meno intellettuale, e più emotivo, di quelli a cui siamo abituati. Nel cast ci sono Louis Garrell e Jasmine Trinca, gli alter ego del regista, e Laura Morante. Per Moretti, oggi, l’amore è “o tutto o niente”: è la storia dell’attrazione tra Matteo, libraio, e Greta, attrice. Si conoscono su un campo di tennis, si legano ad altri, coinvolgono altre persone nelle loro vite e nel loro amore. Dieci minuti di applausi, così si dice, applausi anche all’apparizione in sala stampa. “Anni fa avevo coniato una frase un po’ scema, ‘vorrei fare sempre lo stesso film, possibilmente sempre più bello’. Ecco, con il passare del tempo mi sono detto che non voglio fare sempre lo stesso film”. E, finalmente, Nanni Moretti ha fatto un film davvero diverso dal solito. C’è sempre la passione, l’alto livello della recitazione, i balletti. E le canzoni. Ascoltiamo Bruce Springsteen con Hungry Hearts e Because The Night (riprese durante un suo concerto a San Sebastian) e She’s Like The Rainbow dei Rolling Stones. Per citare una sua celebre frase: continuiamo così, facciamoci del bene. E dei bei film.
Tra i film italiani ha diviso il pubblico, che ha risposto con applausi e fischi, La città dei vivi di Edoardo Gabbriellini, un passato da ottimo attore (era il protagonista di Ovosodo) e un presente da regista. La città dei vivi è tratto dal romanzo di Nicola Lagioia sull’omicidio di Luca Varani. Se il romanzo si concentrava sulla gratuità dell’omicidio e sulle polemiche successive, il film cambia prospettiva. Cerca di evitare la pornografia del dolore, il sensazionalismo, per raccontare quello che i media non avevano raccontato, cioè la vita della vittima prima del suo omicidio. Il regista lo chiama “un romanzo di formazione interrotto”, che però non vuole trovare le ragioni di quell’interruzione. Il protagonista è il giovane Emanuele Maria Di Stefano, e nel cast brilla, nel ruolo del padre, Valerio Mastandrea. Balcanica è l’opera prima di Nicola Sorcinelli, presentata alle Giornate degli Autori. Parla di un viaggio lungo la rotta balcanica – quel percorso dei migranti che non passa per il mare e non è mai visto – di un padre e un figlio che arrivano dall’Afghanistan quando la musica viene vietata. È un film importante per far sapere quello che accade e che troppo poco spesso ci viene raccontato. Ieri, a Venezia, è stato presentato in concorso anche The Echo Chamber di Andrea Pallaoro, di cui vi parleremo domani.
La giornata di ieri, al Lido, è stata anche quella dell’unica regista donna in concorso (in realtà si è aggiunta anche Rachel Szork, coautrice del film NAZA, che verrà presentato i prossimi giorni). È May el-Toukhy, regista danese di origini egiziane, che ha presentato Kvinde Ukedt (Woman Unknown). È la storia di un matrimonio minacciato da un’ombra nel passato. È un’opera importante dal punto di vista sociale e storico. Marie sta per sposare il ricco vedovo Christian, di cui è stata la tata della figlia. Ma siamo nel 1945, alla fine della guerra. E la donna porta con sé un segreto scomodo. Woman Unknown è un film che parla del disprezzo per il corpo delle donne, di indipendenza femminile, di differenza di classe, delle ferite che si portano dietro la guerra e i totalitarismi. È un film di cui si parla già di Leone d’Oro, o, almeno, di un posto nel palmares.
E al Leone d’Oro si candida anche un film in arrivo dall’Oriente, dalla fertile Corea. È Possible Love di Lee Chang-dong, uno dei più grandi autori coreani, Leone d’Argento a Venezia nel 2002 con Oasis, ispirato a uno dei capitoli del decalogo di Kieslowski. È la storia di un documentario che una donna ricca e borghese intende fare su un operaio che è stato licenziato. A farsi intervistare è la moglie, affascinata da quella differenza di classe che crede possa sparire, mentre il marito si trincera dietro un risentimento che non sembra poter sparire. È una storia commovente, che ha delle basi vere, uno sciopero represso con la violenza. L’autore coreano ci fa vedere questa storia da un altro punto di vista: l’amore che riesce a sconfiggere il potere. Segnate questo film. Perché ne sentiremo parlare a lungo.
Ci sono altri bei film che sono passati al Lido in questi giorni. 15/18 di Cedric Kahn è un viaggio dentro un ospedale psichiatrico per adolescenti (il titolo indica proprio l’età dei pazienti che si trovano lì). Seguiamo una serie di ragazzi e ragazze e le loro patologie, l tensioni, le crisi e le speranze. E i medici e infermieri che cercano di fare del loro meglio per aiutarli. Cedric Khan, che interpreta anche un ruolo, quello di uno dei medici, racconta questa comunità con empatia, provando a entrare nel mondo e nell’anima di questi ragazzi. Non vuole dare lezioni, né giudizi. Ma provando a cogliere la voglia di vita di questi giovani.
Nelson-san, anata wa hito o koroshimashita ka, che vuol dire “Ha mai ucciso qualcuno, signor Nelson?”) di Shin’ya Tsukamoto è tratto dal libro autobiografico di Allan Nelson sul trauma per la guerra in Vietnam e il suo superamento. L’educazione a uccidere che si ha diventando un marine, i massacri che avvengono in ogni guerra, e il conseguente disagio provato al rientro dal Vietnam. Uno psichiatra, interpretato dall’empatico Geoffrey Rush, riesce a salvarlo. La morte, il sangue, le ferite appaiono negli incubi di Nelson, ed è una cosa per stomaci forti. Ma l’orrore della guerra è questo. Ed è giusto raccontarlo perché di guerre non ce ne siano più.
di Maurizio Ermisino per DailyMood.it
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Cine Mood
Sotto le luci del Lido: il grande racconto dei look sul red carpet di Venezia 83
Published
21 ore agoon
7 Settembre 2026
Tra l’allure del grande cinema internazionale, le atmosfere romantiche della Laguna e una pioggia di star, l’83esima Mostra del Cinema di Venezia entra nel vivo. Giorno dopo giorno, il red carpet si conferma uno degli appuntamenti più attesi anche per gli appassionati di moda. Sul tappeto rosso, infatti, attrici, attori e celebrity internazionali trasformano ogni uscita in una vera dichiarazione di stile. Abiti couture, smoking impeccabili e dettagli audaci si alternano così a look dal forte significato simbolico. In questa edizione di Venezia 83 non manca, inoltre, la voglia di sperimentare.
Accanto alla sartorialità più classica trovano spazio silhouette sensuali, contrasti cromatici e accessori capaci di catturare immediatamente l’attenzione. Allo stesso tempo, alcune star scelgono la moda come strumento per veicolare messaggi importanti. Il risultato è un red carpet vario e contemporaneo, dove glamour, personalità e impegno civile convivono. Ecco, quindi, alcuni dei look che hanno già conquistato i riflettori della Laguna.
Eleganza e sartorialità sul red carpet
Riflettori puntati sulla coppia più attesa della Laguna. Alicia Vikander e Michael Fassbender incantano il pubblico con una perfetta sintesi di romanticismo e sartorialità. L’attrice sfila con un abito celeste a bustier senza spalline. Il maxi fiocco scultoreo in vita definisce la silhouette e aggiunge volume al look. A completare l’insieme ci sono gioielli ridotti al minimo. La scelta lascia così protagonista la linea dell’abito. Al suo fianco, Michael Fassbender punta invece sull’impeccabilità del classico smoking doppiopetto nero. Il look è completato da un papillon strutturato. Inoltre, gli occhiali da sole scuri aggiungono un’attitudine tipicamente hollywoodiana. Anche Carolina Crescentini si conferma tra le presenze più raffinate di questa edizione. L’attrice indossa un abito a colonna dalla linea pulitissima. Il design gioca sul contrasto tra il bianco del davanti e il nero profondo del retro.
A fare la differenza sono soprattutto i dettagli. Una microsciarpa scura è annodata al collo, mentre ai piedi spiccano décolleté in raso di seta color giallo sole. Il risultato è sofisticato e, allo stesso tempo, sorprendente. Il dettaglio cromatico aggiunge infatti luce e personalità all’intero outfit. Anche Pilar Fogliati porta una nota di luminosità sul tappeto rosso. Il suo abito a bustier senza spalline, declinato nelle tonalità dell’oro freddo, cattura immediatamente la luce. Inoltre, il tessuto brillante viene valorizzato da gioielli di grande formato. Tra questi spiccano un importante anello cocktail e orecchini impreziositi da pietre rosa a contrasto.
Il glamour incontra l’impegno civile
Madrina e presenza costante di questa edizione della Mostra, Greta Scarano sceglie un’eleganza carica di significato. Sul red carpet si presenta con una creazione rosso intenso. Il look comprende una camicia velata e un’ampia gonna strutturata, che stringe la vita e valorizza la silhouette.
A rendere l’outfit ancora più significativo è, però, la scelta di rinunciare al maquillage tradizionale. Al suo posto compare il segno rosso sulla guancia, simbolo della campagna contro la violenza sulle donne. Infine, un rigido collier completa la mise con un tocco deciso.
Anche Susan Sarandon affida a un dettaglio il messaggio del suo look. L’icona del cinema internazionale sceglie un’eleganza minimalista e consapevole. Il suo abito nero d’ispirazione monacale presenta maniche lunghe e un elegante scollo a barca.
Proprio sullo scollo spicca una spilla con la colomba bianca e un messaggio dedicato alla pace. Il dettaglio si armonizza con un girocollo a catena in oro giallo. Inoltre, gli occhiali da sole dalla montatura brillante aggiungono un accento prezioso. Il risultato mette così in equilibrio rigore e glamour.
Audacia e codici contemporanei
Grande impatto visivo per Ricky Martin, che porta sul tappeto rosso un abbinamento ad alto rischio stilistico. Il look, curato da Tom Ford by Haider Ackermann, combina elementi classici e dettagli più disinvolti. Il cantante indossa una giacca doppiopetto bianca. La abbina a pantaloni scuri sartoriali e a una camicia lasciata aperta sul collo. L’ensemble mantiene quindi un’anima elegante, ma appare allo stesso tempo rilassato. Infine, gli occhiali da sole e il taglio cortissimo accentuano il carisma d’altri tempi dell’artista.
Sensualità e codici contemporanei, invece, per Irina Shayk. La supermodella russa riconferma la sua predilezione per le linee lingerie e i dettagli audaci. Per l’occasione sceglie un abito sottoveste in satin firmato Dolce&Gabbana. Il modello è caratterizzato da intrecci e lacci laterali lasciati a vista sulla lingerie coordinata. A completare l’insieme intervengono un gambaletto opaco al ginocchio e un imponente collare di diamanti. Il risultato è volutamente audace e mette in primo piano la sensualità della silhouette.
Lo stile bohémien
Fedele ai propri codici estetici, Luca Marinelli opta per un’eleganza rilassata e lontana dagli schemi più tradizionali. Il protagonista della serata indossa un completo con giacca doppiopetto dal taglio leggermente over. La abbina a una camicia scura, lasciata sbottonata sul collo.
Al posto della classica cravatta o del papillon, l’attore sceglie una bandana con motivi grafici bianchi. L’accessorio, annodato al collo, rende il completo più personale e informale. In questo modo, Marinelli interpreta la sartorialità attraverso una chiave bohémien.
Anche Alessandro Preziosi rivisita lo smoking Giorgio Armani in una chiave contemporanea. Sotto la giacca doppiopetto, l’attore sostituisce la camicia formale con una semplice T-shirt nera. Completa poi il look con mocassini in velluto, scelti al posto delle classiche calzature stringate. Infine, Orlando Bloom punta su una cifra stilistica più classica. L’attore sceglie il rigore cromatico del total black. Sfila con un completo monopetto nero e pantaloni dal taglio sartoriale affilato. La camicia scura e il papillon, quasi mimetizzato nella stessa tonalità, completano un look essenziale e impeccabile.
di Cristina Siciliano per DailyMood.it
Copertina crediti: 118651-RED_CARPET_-_THE_ECHO_CHAMBER_-_Film_Delegation__Ph._Jacopo_Salvi_-_Courtesy_Archivio_Storico_La_Biennale_di_Venezia___4_-2.jpg
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Venezia 83: George Clooney, Kate e Rooney Mara, John Malkovich, diversi modi di dire fascino
Published
4 giorni agoon
4 Settembre 2026
Bello, affascinante, elegante, colto, dall’eloquio intrigante. E con una moglie che sarebbe una perfetta first lady. Chi lo ha visto in smoking a Venezia mercoledì sera, dove ha ricevuto il Leone d’Oro alla Carriera dando il via all’edizione della Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia, lo ha detto: George Clooney sarebbe un perfetto Presidente degli Stati Uniti. Il presidente che tutti vorremmo, oggi che in carica c’è chi ci spaventa ogni giorno di più. Come ha detto Laura Dern, che lo ha introdotto al premio, è un Leone alla “mezza carriera” perché Clooney ha ancora tanti film e ruoli da regalarci. “Quando ricevi un premio alla carriera ci sono due cose che ti vengono in mente” ha scherzato l’attore. “La prima è: che onore incredibile. La seconda: ma sanno qualcosa che non so? Hanno parlato con i miei medici?”. Non farà il presidente, ma le parole giuste per raccontare il momento che stiamo vivendo le ha trovate. “Stiamo vivendo un momento in cui le persone al potere ci dicono di avere paura gli uni degli altri. Ma noi sappiamo che non è così, vero? La storia ci insegna qualcosa. Le prime persone che gli autoritari cercano di mettere a tacere non sono i politici. Sono i giornalisti che fanno domande. I film non fermano le guerre. Non fanno scendere l’inflazione. Non aggiustano le elezioni. Ma ci ricordano che uno sconosciuto non è mai davvero uno sconosciuto, e che potrebbe essere proprio l’eroe della storia di qualcun altro”.
A proposito di giornalisti e di giornali, e di storie, il Festival di Venezia si è aperto con Ink, il nuovo film di Danny Boyle, che racconta l’arrivo del magnate australiano Rupert Murdoch a Londra e il suo ingresso nel business dei giornali. Parliamo del Sun, acquistato nel 1969, e fatto diventare il più noto tabloid inglese. Ink nasce da una pièce teatrale, che diventa però altro al cinema, grazie a un montaggio ritmato, a inquadrature ricercate e a cambi di prospettiva, che dannò al film un grande senso di movimento. Impeccabile a livello formale, Ink porta con sé anche una serie di dubbi morali. Perché il rischio è una sorta di “santificazione” della figura di Ruper Murdoch, interpretato da un bravo Guy Pearce. Accanto a lui, Claire Foy e Jack O’Connell.
Un altro modo di dire fascino ha due nomi e lo stesso cognome. Rooney Mara e Kate Mara. Sorelle, entrambe lanciate da anni nello star system (Rooney è stata la Lisbeth Salander nella versione americana di Millennium – Uomini che odiano le donne, Kate la Zoe Barnes di House Of Cards), ma mai insieme sullo schermo. Werner Herzog le ha scelte per interpretare due gemelle, due personaggi realmente esistiti, Freda e Greta Chaplin, nessuna parentela con Charli Chaplin, ma una vita singolare vissuta insieme. Che è al centro di Bucking Fastard. Nate nel 1943 a New York, erano due gemelle identiche che parlavano all’unisono, si vestivano allo stesso modo, facevano gli stessi gesti e amavano le stesse cose. Anche lo stesso uomo, Ken Iverson (interpretato da Orlando Bloom), che diventa oggetto delle loro ossessioni. Il film è una favola surreale, visionaria, poetica, ispirata. Per capire di che cosa stiamo parlando, Werner Herzog ha dedicato il suo film a David Lynch. È a lui che avrebbe voluto far vedere il film per primo. E già questo basta a far venire la voglia di vederlo. Eteree, sensuali, espressive, le due sorelle star sono perfette per portarci in un viaggio pieno di sorprese.
E provate a dire che non ha fascino John Malkovich, che a Venezia ha presentato Wild Horse Nine di Martin McDonagh, uno di quei film farseschi e divertenti che sembrano fatti apposta per far risaltare le sue doti istrioniche. La storia è ambientata poco prima del colpo di Stato avvenuto in Cile a opera di Pinochet nel 1973. Malkovich e Sam Rockwell, altro funambolo della recitazione, sono due agenti della CIA che lasciano Santiago del Cile per l’Isola di Pasqua. Wild Horse Nine è una commedia dark, che alla proiezione veneziana ha suscitato grandi risate. Malkovich azzecca un’interpretazione straordinaria, forse anche da Oscar, nei panni di un vecchio svagato che sembra lasciarsi sfuggire le cose, tra cui i tanti segreti che conosce. E, con ironia, McDonagh riesce a parlare anche degli Stati Uniti e della loro natura imperialista. E così torniamo al punto da cui siamo partiti. A quell’America che oggi avrebbe bisogno di un nuovo presidente.
di Maurizio Ermisino per DailyMood.it
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