Giornata di donne, ieri a Venezia, e anche di grandi autori. Le protagoniste della giornata di mercoledì 9 settembre al Lido sono state due attrici diversissime, Vanessa Scalera e Alba Rohrwacher. Così come sono due mondi diversi i registi che le hanno volute come protagoniste per i loro film: Edoardo De Angelis con Il fuoco che ti porti dentro e Stephane Brizé con Un bon petit soldat. Sono stati questi film, insieme a Dau del regista dissidente russo Il’ja Chržanovskij, ad animare il concorso di ieri. E sono stati tutti piuttosto apprezzati. Come è stata particolarmente apprezzata, sul red carpet, Alba Rohwacher per la sobria eleganza, nel suo completo composto da blusa bianca e gonna lunga nera di Prada, che cita un famoso look degli anni Novanta di Carolyn Bessette.
Il fuoco che ti porti dentro di Edoardo De Angelis è la storia di una madre autoritaria e invadente, interpretata da Vanessa Scalera, che da Napoli sale a Milano per passare le feste con il figlio (Lino Musella). Lui non ne è felice, non la sopporta, ma prova a contenersi in nome della moglie e dei figli. Ma lei è molto determinata, ha una buona parola per tutti, non molla di un millimetro. Così come non lascia un attimo di respiro la macchina da presa, sempre addosso agli attori per provare a scrutare dentro di loro mentre la regia li costringe in uno di quegli spazi chiusi dove le situazioni sono destinate ad esplodere. I riferimenti del film che sono stati fatti vanno da Parenti serpenti a Natale in casa Cupiello fino a Festen, ovviamente nello stile diverso e personale di De Angelis. Vanessa Scalera ha definito questo “il ruolo della vita”. “Io l’ho dovuto immaginare, perché non sono madre” ha aggiunto. “Il mio personaggio è una madre non madre, quasi sprovvista di empatia. Forse mi ha aiutata non avere figli. In lei c’è il godimento di dire parole altisonanti… è profondamente attrice, come scrive anche Franchini nel libro da cui è tratto il film”. Per l’attrice di Imma Tataranni è un passo avanti, una svolta nella carriera. “Se avessi continuato con quel personaggio non avrei incontrato questo” ha detto. “Ho cercato questa strada, dandomi un obiettivo circa la serialità: 5 anni. Poi mi sono buttata”.
Un bon petit soldat di Stephane Brizé è un discorso che continua ormai da molti film, un viaggio nell’alienante e crudele mondo del lavoro di oggi. Alba Rohrwacher è Carla, responsabile delle risorse umane in una società di assicurazioni guidata da un capo autoritario, interpretato da Vincent Lindon. Quella competitività è stata recepita in qualche modo da Carla, e lei cerca di trasmetterla al figlio, cosa che non piace al marito, separato. E Carla, a un certo punto, si trova davanti a una scelta che la farà riflettere su se stessa. “Il mio è un atto politico” ha raccontato. “Questa donna è parte di un sistema costruito su meccanismi di sopraffazione violenti a cui, senza neanche rendersene conto, ha aderito, al punto di replicarli nella vita privata con il figlio. Si trova a scendere a compromessi che mettono in discussione la sua integrità, la sua scala di valori”. La scelta difficile avviene quando esplode un caso di mobbing. E si deve confrontare con il suo capo, scaltro e spietato. “È un film politico e in qualche modo anche femminista” ha dichiarato l’attrice. “Ci dice che il sistema è malato e chi prova a preservare la propria integrità è destinato a soccombere”.