“Ho perso le parole. Ho un buco in mezzo al cuore. Qualcuno chiami un dottore. Un altro giorno muore”. Il timbro e il flow inconfondibili di Fabri Fibra, parole che cadono come bombe su una base rock e potente, aprono Adorazione, la serie young adult in 6 episodi liberamente tratta dall’omonimo romanzo di Alice Urciuolo, disponibile su Netflix dal 20 novembre 2024, dopo essere stata presenta ad Alice nella città, la sezione autonoma e parallela della Festa del cinema di Roma. È una serie acerba, come i suoi giovani protagonisti, ma avvolgente, ipnotica e intrigante. Sin dalle prime sequenze è impossibile non rimanerne invischiati.
L’estate è appena iniziata sulla costa dell’Agro Pontino quando la scomparsa della sedicenne Elena (Alice Lupparelli) getta un’ombra sulla piccola comunità. Data la sua natura ribelle, sia la polizia che i suoi amici pensano che si tratti dell’ennesimo tentativo di fuggire da una provincia soffocante… Ma si sbagliano. A restare sconvolta, più di ogni altro, è la sua migliore amica, Vanessa (Noemi Magagnini). Il suo non è solo dolore. Riflettere sull’amica, e su cosa le manca di lei, le fa capire molte cose su se stessa.
L’adattamento del romanzo Adorazione per la serialità è consistito in un cambiamento piuttosto netto. Come è stato raccontato ad Alice nella città, a Roma, quello che nel libro è il passato, che racconta le conseguenze dell’evento scatenante da cui parte l’intreccio un anno dopo, nel serial diventa il presente. Così Adorazione diventa un teen drama con delitto, un genere piuttosto amato e di successo sulle piattaforme di streaming, e a livello internazionale. Pensiamo al successo di Élite e, ancora prima, a quello di Riverdale.
Adorazione, però, è qualcosa di leggermente diverso. Se l’indagine sulla scomparsa o sul delitto nelle serie di cui sopra era piuttosto evidente, qui si muove accanto a un’altra indagine, che sembra essere preponderante rispetto all’altra. È quella sui desideri e sulle paure, sull’attrazione e le insicurezze, sulla crescita e sul cambiamento, sulle aspirazioni e i sogni infranti. Su quei buchi che si hanno nel cuore a sedici anni. È come se la scomparsa di Elena sia sì importante in sé, ma soprattutto perché capace di scatenare in ognuno una reazione, di tirare fuori a ciascuno le proprie contraddizioni, il non detto, l’inespresso. La scomparsa di Elena porta ogni personaggio a fare i conti con se stesso.
Ha dei difetti, Adorazione. Ma non è questo quello che conta. Quello che conta è che riesce a tirare fuori alcuni aspetti dell’adolescenza e della vita di provincia. In Adorazione si sente forte il senso del desiderio e l’impossibilità di frenarlo, quel dover essere sempre in continuo movimento, in una continua impazienza, quell’incapacità di stare fermi. È la vita che scorre dentro di noi ed è destinata ad uscire, anche se proviamo a controllarla.
Dall’altro lato si sente anche il senso di frustrazione che si prova, a quell’età, a vivere in provincia, ad essere in qualche modo confinati, senza prospettive. A vivere in un posto che si sente stretto, castrante. Ad avere un orizzonte limitato. Non è un caso che questa storia avvenga a Sabaudia, nell’Agro Pontino, come Prisma avveniva Latina. Entrambe sono storie nate dalla mente di Alice Urciuolo. L’autrice è bravissima a raccontare la vita di provincia, una provincia molto particolare, legata a dei valori arretrati, patriarcali, un luogo dove il conflitto tra apparenza e identità, tra esteriorità e desideri interiori è destinato ad esplodere.
Ed è proprio questa l’altra peculiarità di Alice Urciuolo. È eccezionale nel raccontare il viaggio della giovinezza, la formazione, il continuo movimento interiore, e anche quello esteriore che lo rispecchia. E anche le inevitabili insicurezze, paure, dubbi che ogni cambiamento porta con sé. Prisma, la bellissima serie Prime Video che non vedremo andare avanti (non è stata confermata per la terza stagione) parlava di identità in senso ampio, prima ancora che di identità di genere, e della ricerca di se stessi e del proprio posto nel mondo di un gruppo di ragazzi. Accade lo stesso anche in Adorazione. Anche se, rispetto a Prisma, è un racconto a tinte più forti. Ma questo permette anche di parlare di violenza e di relazioni tossiche. La parola “adorazione”, infatti, può avere un senso positivo, ma, vista dall’altro lato, spinta oltre un certo limite, può fare rima con “ossessione”.
A proposito di cambiamenti. È bellissima l’evoluzione che ha il personaggio di Vanessa, che, a un certo punto, finisce per somigliare fisicamente ad Elena, la sua amica scomparsa. Un modo per colmare quel vuoto, per ovviare a quella mancanza. Ma è qualcosa che avviene perché Vanessa forse non era quello che era stata finora. Elena, per ogni personaggio, aveva un significato. Una volta scomparsa, allora, diventa uno specchio in cui ognuno è costretto a guardarsi e capire davvero chi è. Come una Laura Palmer che, una volta morta, faceva venire fuori la vera natura di ognuno.
Un altro elemento importante di Adorazione è Stefano Mordini, autore nato come documentarista e passato alla regia della finzione già da vent’anni, con Provincia meccanica. Negli anni, da Acciaio (altro adattamento da un romanzo) a La scuola cattolica, ha sempre provato, con le sue immagini calde e fredde allo stesso tempo, e un approccio distaccato, ancora con l’animo del documentarista, a osservare i corpi, cogliendone l’essenza, ma senza mai voyeurismo. E a provare, quasi scientificamente, senza dare giudizi, a scandagliare l’anima dentro quei corpi.