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Nobody Wants This 3: Vieni a vivere con me, sai quante cose potremmo fare… Su Netflix

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“Vieni a vivere con me, sai quante cose potremmo fare…”. Lo cantava Luca Carboni in quel meraviglioso disco del 1987. E lo dicono, e lo vivono, i nostri Noah e Joanne, i protagonisti di Nobody Wants, la feelgood serie di Netflix arrivata alla stagione 3. “Viviamo insieme” “Viviamo insieme” “Viviamo insieme”. Se lo dicono di continuo i due innamorati mentre la stagione di apre con il solito montaggio veloce montato su una bella canzone. Sì, i due hanno fatto il grande passo. Sono ancora increduli, sono felici, sono spiazzati. Vivere insieme per chi si ama è un sogno. Ma è anche un lungo gioco di adattamento e di trattative.

Nobody Wants This 3, nei suoi primi episodi, racconta questo, quel momento in cui sei innamorato ma capisci che, semplicemente, il tuo partner è diverso di te e fa cose che ti sembrano assurde. Vedere Noah e Joanne alle prese con i difetti dell’altro è divertente e anche tenero. Perché dopo, due stagioni, vuoi loro bene, anzi li adori. E quindi la scoperta di quelle piccole cose che non ti vanno le guardi con dolcezza. Ti metti nei panni di entrambi e speri che siano cose di poco conto. Ma che fanno quei due di tanto strano? Joanne non chiude gli sportelli di armadi e pensili. Lascia i capelli sulle pareti del box della doccia. E Noah? Beh, le parla subito la mattina appena è sveglia, quando lei non ha ancora preso il caffè. Non può neanche leggere in pace le prime notizie. Poi c’è anche qualche problema a letto… cioè con le lenzuola.

Ma in Nobody Wants 3 si fondono privato e pubblico, cioè cuore e lavoro. E, come sappiamo, i due aspetti non riescono mai ad essere separati e uno sfocia nell’altro. Noah ha saputo che il rabbino capo del suo tempio, quello che ha avuto il ruolo che avrebbe dovuto ricoprire lui, non è molto amato, e cerca di avere finalmente quel posto. D’altra parte, Joanne nel suo podcast, da quando è in coppia è un po’ meno tagliente. E capita che, una volta che la sorella Morgan registra una puntata da sola, questa diventa un successo. Per una frase buttata lì a caso. Ma i social sono questo…

Nobody Wants This, se vi piace la rom com, è una serie perfetta, con una scrittura brillante, che ricorda a tratti qualcosa di Woody Allen, e un ritmo perfetto, con gli episodi da 30 minuti che si divorano letteralmente. Ma non sarebbe la stessa cosa senza i due protagonisti. Adrien Brody, che amiamo già dai tempi di The O.C., e Kristen Bell, scoperta ai tempi di Forgetting Sarah Marshall (in italiano Non mi scaricare) del 2008, sono sempre stati degli attori affascinanti. Ma non sono mai stati così sexy, e affiatati tra loro, come qui. Ma Nobody Wants This 3 vive anche dei corpi e dei volti degli attori non protagonisti. Tra tutti, spicca Justine Lupe, nei panni di Morgan, la sorella di Joanne, sempre più bella e sexy, anche se in un ruolo che spesso finisce per essere quello dell’antagonista. Timothy Simmons, nel ruolo di Sasha, il fratello di Noah, altissimo, allampanato e surreale, nella sua nuova vita sembra sempre più portato a fare danni e gaffe. E poi c’è Jackie Thon, nel ruolo di Esther, la moglie di Sasha, anche lei in vena di sorprese. Il suo personaggio, nato come petulante e antipatico, nell’arco di tre stagioni ha avuto un’evoluzione davvero interessante.

E quindi mentre assistiamo alle pene d’amor perdute de nostri due innamorati – dolori sempre lievi, perché di commedia si parla – e facciamo il tifo per loro, viaggiamo anche nel mondo della religione ebraica. È strano che, dopo anni in cui vediamo con piacere Nobody Wants This, ci abbiamo pensato solo adesso. Ma la serie è anche un viaggio prezioso nelle tradizioni ebraiche, viste più volte al cinema e in tivù. La cornice di Los Angeles – di questa comunità americana che racconta vizi e virtù di mondo, un modo di vivere una religione antichissima e interessante, e lo fa con leggerezza e ironia – ci permette di vivere questo mondo finalmente per quello che è. Lontani dalle strumentazioni politiche, dalle guerre, da tutto quello che inevitabilmente porta alla polarizzazione, riusciamo ad apprezzare una tradizione millenaria e tutte le sue sfaccettature. E non è cosa da poco.

di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

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