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Klara e il sole: Jenna Ortega e quell’adolescenza disconnessa

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Klara guarda il sole ogni mattina. Klara parla con il sole. È lui che le dà la vita, l’energia, che la fa muovere. E, secondo Klara, il sole, se glielo chiedi, è anche capace di esaudire i desideri. Klara e il sole (Klara And The Sun) è il nuovo film di Taika Waititi, tratto dal romanzo omonimo del grande Kazuo Ishiguro. Presentato alla Festa del Cinema di Roma, arriva al cinema dal 22 ottobre. Klara è un AA, o AF in lingua originale, un Amico Artificiale (Artficial Friend). È un robot che è stato creato appositamente per diventare un amico per gli adolescenti, che in un futuro prossimo venturo sono soli e disconnessi. Sì, nel mondo in cui cii troviamo non esiste internet. Era bellissimo, quando c’era. Ma noi lo abbiamo usato male, abbiamo fatto scoppiare la Terza Guerra Mondiale e così ce lo hanno tolto. Ce lo spiega la store manager del negozio che vende gli Amici Artificiali, un grande magazzino molto poco hi-tech, che vende anche dei modelli superati. Li mette in saldo, li mette in vetrina perché qualcuno li scelga. Tra loro c’è Klara. Una mattina, una ragazza, Josie (Mia Tharia), passa davanti alla vetrina e capisce che ha qualcosa di speciale. E la sceglie.

Inizia così questa bellissima storia, un doppio romanzo di formazione. Perché, stando vicine, sia Joyce che Klara crescono. Klara non è un robot connesso, non ha una memoria preesistente. Lei, e quelli come lei, sono come dei bambini: imparano man mano, vivendo e crescendo. Sono fatti per assecondare il loro amico reale, per cui non hanno una vera capacità di scegliere, di distinguere tra bene e male. Klara imparerà molto da Joyce. E anche Joyce che, scopriremo, ha grandi doti ma anche grandi problemi, avrà molto da imparare da Klara.

Un po’ manichini, un po’ Barbie a grandezza naturale, gli Amici Artificiali sono molto diversi dai robot che abbiamo visto finora al cinema. Non hanno la freddezza e il carattere, e neanche la forza e la pericolosità dei replicanti di Blade Runner, non hanno la perfezione e l’intelligenza degli automi di Westworld, la loro bellezza. Sono forse più vicini a David, il mecha di A.I. – Intelligenza Artificiale di Spielberg, più che altro per la loro funzione. Ma gli Amici Artificiali hanno coscienza del loro stato, del loro scopo. E anche del loro essere incompleti, imperfetti, limitati a un compito definito e preciso.

In comune con molte delle creature di cui abbiamo parlato hanno quell’umanità che finisce per essere realmente tale, in confronto agli umani, sempre meno umani presi da passioni, dolori, calcoli, ripicche, invidie. L’amore incondizionato, la fedeltà, la devozione di Klara a Joyce è qualcosa di davvero commovente. In un mondo individualista ed egoista come quello di oggi, vedere una persona dedicarsi totalmente all’altro è qualcosa di rivoluzionario, un atto potentissimo. Così come, in un mondo secolarizzato in cui la fede vacilla, è incredibile vedere qualcuno che crede ciecamente in qualcosa di trascendente e superiore. Klara parla con il sole, lo prega e crede che le sue preghiere possano avverarsi. È una metafora del nostro rapporto con Dio, quello che avevamo e forse non abbiamo più, presi come siamo dal mondo.

Jenna Ortega qui è bravissima ad uscire dai ruoli iconici per cui è diventata famosa, la Mercoledì Addams della serie a lei dedicata e la protagonista di Scream, e a disegnare un ritratto perfetto di Klara, Amica Artificiale. Gioca molto sul volto, dove le sue lentiggini rimangono al loro posto, ma gli occhi sono sempre spalancati, pieni allo stesso tempo di stupore e gratitudine. Ha un sorriso stampato sul volto, innaturale come deve esserlo quello di un essere che è artificiale, ma che man mano che la storia procede diventa sempre più naturale ed empatico. Gioca anche con il corpo, con movimenti a scatti, meccanici. Ed è bravissima a ricreare il ritratto di un essere artificiale, ma, a su modo, umano. Il film è tratto dalla penna di Kazuo Ishiguro, che aveva già trattato un tema simile nel bellissimo romanzo Non lasciarmi (anch’esso diventato un ottimo film), di cui questa storia è la naturale evoluzione. Stessi temi e stessa riflessione, ma legata a un’altra fascia d’età, l’adolescenza. Teen drama per taglio e personaggi, Klara e il sole è in realtà un film molto adulto. Parlando ai ragazzi, tocca temi come l’amicizia e la crescita, ma anche l’accettazione di sé, la malattia e la morte. È un film che possono, e devono vedere tutti.

di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

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