Missoni è un atteggiamento, un modo di vivere e vestire seguendo l’istinto più che le regole. Questa stagione è il movimento a dare il timbro. Ci si veste on the go, aggiungendo o sottraendo secondo il momento, passando da un luogo all’altro senza pensare troppo a quel che si ha addosso. Un cappello dalle falde accartocciate ripara, le calze grosse avvolgono i piedi anche se i sandali hanno listini sottili.
È il ricordo, più che la geografia, a costruire un mondo fatto di associazioni libere. Nessun luogo preciso da evocare, nessun costume da ricostruire. I vestiti sembrano essersi incontrati quasi per caso. Forme lunghe e fluide convivono con pantaloni ampi raccolti alla caviglia, piccoli cardigan, giacche, top essenziali. Gli accessori sono quelli sbagliati, naturalmente.
La maglia registra lo stesso movimento. Chevron, righe e geometrie familiari cambiano densità, si allentano, si sfrangiano, quasi si dissolvono. Fili metallici e paillettes si impastano sulle superfici. Il prezioso non aspetta la sera: convive con qualcosa di ruvido, asciutto, vissuto. Luccica.
Sabbia, écru, tabacco, rosa polverosi, grigi e bruni costruiscono un fondo come scolorito dal sole, attraversato da apparizioni di rosso, giallo, azzurro, nero, oro e argento. Il colore affiora, scompare, ritorna.
È un guardaroba che non distingue troppo tra giorno e sera, utile e superfluo, povero e prezioso. Bisacce, grandi borse morbide e piccoli oggetti preziosi fanno parte del detour. Si parte con quello che si ha. Il resto si trova per strada.